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Convegno nazionale 2008

Una sintesi del 22° Convegno nazionale della Rete Radie’ Resch
Rimini, 11-13 aprile 2008

A cura della Rete di Trento.

‘’Tessere reti: restituire, ricostruire, resistere’’

Il convegno si e’ aperto venerdi’ 11 aprile alle 17.30 con l’introduzione a cura della segreteria: Fernanda Bredariol e Gianni Pettenella. Quindi e’ stato presentato il nuovo libretto dei Progetti della Rete, curato da Sara della Rete di Bergamo-Nembro. Alcune Reti hanno approfondito il senso dei loro progetti: Peratoner di Udine ha parlato del progetto Remigio Colombo (Scuola agricola in brasile, referenti Giovanni e Vera Baroni); Agnese Manca di Roma del progetto Case Verdi in Palestina (orti coltivati sui tetti delle case); Mauro Gentilini di Roma del progetto Dario Canale (assistenza alle vittime della tortura); la Rete di Noto del progetto Mesa Campesina in Argentina; Giuliana Cioccoli di Macerata del progetto Yanamayo in Peru’ (solidarieta’ ai prigionieri politici).

Alle 21 la prima relazione, quella di Antonietta Potente, teologa domenicana italiana che dal 1994 vive in Bolivia, dove insegna teologia all’universita’ e porta avanti un’esperienza di condivisione e ricerca con le famiglie di etnia india. Antonietta ha esaminato il titolo del convegno per metterlo in discussione, premettendo che la sua chiave di lettura e’ filosofica, cioe’ basata sulla continua ricerca e sulla condivisioni delle inquietudini. Sui verbi restituire, ricostruire, resistere, si e’ chiesta se non esistano altri gesti, sottolineando che oggi le risposte ai problemi non possono essere solo economiche. ‘’O si restituisce l’anima all’economia e alla politica, o le risposte non possono solo economiche o politiche’’. La relatrice ha mostrato un video in cui un ballerino di flamenco esegue una danza. Il flamenco (‘’fenicottero’’ in spagnolo) si basa sui gesti, la voce e il ritmo (che non e’ solo tempo): ‘’nel ritmo entra il grido. La storia e’ sempre stata fatta da persone che dal profondo gridano’’. I movimenti del danzatore di flamenco sono tentativi di volare. La voglia di tentare di nuovo nella realta’. Di spingere le persone, specie le piu’ giovani, a tentare. La storia non e’ data dai risultati, ma dai tentativi. Antonietta si e’ chiesta se anche noi siamo complici con questi gridi storici. Il termine ‘’rete’’ ricorda uno strumento che serve per catturare. L’unica rete che mi piace – ha detto – e’ quella del ragno. Anch’essa serve a catturare ma e’ bella perche’ e’ sospesa nel vuoto. La rete significa lanciarci per avvicinarci ad un’altra realta’. E’ uno stiramento verso l’ignoto. Una ricerca nella realta’ complessa. Le reti evocano la bellezza plurale. Le contraddizioni della storia sono preziosissime. La teoria della perfezione, in cui siamo caduti, e’ contro la pluralita’. La sapienza e’ plurale. La logica economica ci sta affondando tutti. Siamo tutti intrappolati nel linguaggio economico. Anche noi che cerchiamo l’aspetto alternativo finiamo per pensare che c’e’ solo una risposta economica. Lungo la storia tante persone hanno cercato di uscire dalla logica ‘’tu mi dai, io restituisco’’. In Bolivia e’ molto usato il verbo ‘’prestare’’, bellissimo perche’ viene prima che esista qualcosa. Si prestano idee, si presta lo spirito, non solo cose. Noi siamo caduti nella rete del calcolo. Le nostre mentalita’ sono calcolatrici anche quando restituiamo. Anche in questo momento storico stiamo calcolando le risorse naturali: chi le deve gestire, ecc. Nessuno parla all’acqua. Noi quantifichiamo. Ma prima di restituire, c’e’ qualcuno che presta o che chiede in prestito. Riusciamo a restituire se anche noi abbiamo capito che cosa vuol dire prestare. In Bolivia il verbo ‘’prestare’’ e’ molto presente. ‘’Prestare’’ e’ il verbo della dignita’. Sono gli altri che in questo momento storico ci vogliono restituire qualcosa. Non siamo noi. Lo so, ci sono le multinazionali che prendono le loro risorse. Ma anche la gente del sud vuole restituire.
‘’Io non ho soluzioni, ma inquietudini – ha concluso Antonietta Potente -. E’ vero che ci sono urgenze, ma non possono passare sopra i dettagli della storia’’.

Sabato 12
Al mattino i lavori sono ripresi con la lettura di una lettera del popolo Mapuche.
Marianita di Padova ha poi presentato Dadoue Elane Printemps, fondatrice della scuola Dofine’ ad Haiti ed animatrice di comunita’ rurali, e la sua collaboratrice Janette Louis, madre di cinque figli, che si occupa della cooperativa delle donne.
Dadoue ha ringraziato a nome dei bambini della scuola e dei contadini per la solidarieta’ della Rete. ‘’Stiamo bene perche’ viviamo con dei sogni’’, ha detto.
Dadoue ha poi raccontato della situazione ad Haiti, dove dal 2004 c’e’ un contingente Onu per garantire la sicurezza. Ma secondo alcuni serve a poco. Anzi i soldati si sono resi responsabili anche di violazioni di diritti umani e di stupri. Nonostante le ripetute richieste all’Onu di punire i responsabili, non si riesce a ottenere giustizia. Nelle bidonville del paese la violenza regna sovrana. Almeno 3.000 persone sono state uccise a Port au Prince negli ultimi anni. Ma il popolo haitiano non e’ un popolo violento. La violenza ha radici economiche: una minoranza possiede da sola la stragrande maggioranza della ricchezza del paese. E la violenza politica e’ finalizzata a mantenere questo squilibrio. La corruzione e’ diffusissima e nasconde traffici di armi e di droga. La sicurezza sociale e’ inesistente, sono in aumento le malattie psichiche e chi ha studiato fugge all’estero. La confinante Repubblica Dominicana ha molto turismo, mentre ad Haiti non viene nessuno per problemi di sicurezza. Gli ultimi due anni sono stati di peggioramento anche per le donne. In una societa’ maschilista la donna e’ oggetto di violenze efferate. Infelicita’ e morte e’ il suo destino. Le varie convenzioni restano sulla carta. Nonostante tutto, ha concluso Dadoue, siamo determinate e decise piu’ che mai ad andare avanti per raggiungere una situazione di giustizia.
Janette Louis ha eseguito un canto di lotta delle donne dei campi, in lingua creola. Ha poi spiegato come funziona la cooperativa agricola delle donne, che vendono i loro prodotti al mercato, lontano ore di strada a piedi dal loro villaggio. C’e’ poi un forno per il pane e un ambulatorio per il controllo della salute, perche’ nella zona non c’e’ alcun servizio sanitario. Tutte queste attivita’ hanno cambiato la vita delle donne, ha concluso Janette che ha ringraziato per l’aiuto della Rete.

E’ seguita la presentazione di Luisa Alfaro, contadina argentina del progetto Mesa Campesina, seguito dalla Rete di Noto, Avola e Pozzallo. Il progetto e’ nato nel 2006 per aiutare i contadini Mapuche e criolli di questa zona della Patagonia, dediti all’allevamento su terreni aridi che pero’ fanno gola alle industrie petrolifere e minerarie. Nonostante la riforma agraria preveda la distribuzione delle terre a chi le lavora, i grandi proprietari recintano le terre migliori e lasciano ai contadini le terre peggiori. Il progetto della rete paga un avvocato che li aiuta e corsi di formazione.

Sabato pomeriggio la sala del Convegno si e’ trasformata in un angolo d’Africa. Tessuti colorati, tamburi, musiche senegalesi hanno accolto l’ingresso di Coumba Mbaye, testimone proveniente dal Senegal, vestita del coloratissimo costume da festa della sua etnia. La Rete di Savona, che segue il progetto, ha offerto a tutti un karkade’ africano. Assieme a Coumba avrebbe dovuto esserci anche Flore Kerehane, maestra della Repubblica Centroafricana, che gestisce un laboratorio di cucito. Le autorita’ del suo paese hanno negato il visto per raggiungere Rimini. Flore ha mandato una lettera, in cui spiega che da anni il suo paese e’ dominato dalla guerriglia. Quest’anno i guerriglieri hanno fatto saltare i ponti che collegano il suo paese e questo ha reso ancora piu’ difficile per lei ottenere il visto in tempo.
Coumba ha parlato del progetto di microfinanza col quale aiuta le donne del suo paese. Ha spiegato che li’ convivono musulmani e cristiani ma che non c’e’ problema di dialogo interreligioso. Quando finisce il Ramadan, i musulmani dividono con tutti le pecore sacrificate e quando un cattolico fa la prima comunione si festeggia con tutto il quartiere, compresi i musulmani. Coumba raccoglie poi fondi per consentire ai musulmani poveri di fare il pellegrinaggio alla Mecca e ai cristiani poveri di fare un pellegrinaggio a Roma.

Mustafa’ Qossoqsi, psicologo palestinese-israeliano, ha parlato della sua esperienza di cura di traumi di guerra dei bambini e adolescenti. Ha avviato una iniziativa di dialogo tra adolescenti israeliani e palestinesi tenuta a Verona, in un contesto lontano da quello del conflitto. Ragazzi e ragazze non si conoscevano se non attraverso gli stereotipi del nemico. Vivendo insieme per alcune settimane, raccontandosi, ascoltandosi empaticamente e cercando di riconoscersi come umani, questi ragazzi possono fare un primo passo fuori dal trauma, ha detto lo psicologo. Lo scopo e’ quello di attivare un’idea di futuro. Finora sono stati coinvolti 140 ragazzi e ragazze, cioe 140 famiglie. ‘’Siamo condannati alla speranza’’ ha concluso Qossoqsi.
Nel dibattito, Qossoqsi ha detto che ‘’i palestinesi sono la cosa migliore che poteva capitare agli israeliani negli ultimi 60 anni: perche’ li costringono ad allenarsi continuamente alla democrazia e fanno da paravento alle loro tensioni interne. Israele infatti e’ uno Stato non omogeneo, con persone provenienti da tutto il mondo, con culture e tradizioni assolutamente diverse’’.

L’ultima testimonianza del sabato e’ stata quella di Eufrosine Messina, rappresentante del Presidio No Dalmolin di Vicenza, che ha presentato un filmato sulla lotta dei vicentini contro l’ampliamento della base militare americana e ha parlato dell’esperienza unificante di oltre un anno di resistenza popolare contro lil progetto.

Serata per gli 80 anni di Ettore Masina
Sabato dopo cena, la rete ha organizzato una festa per gli 80 anni del suo fondatore, Ettore Masina (in realta’ li compira’ in settembre). Introdotta da Franca Gaspa che al pianoforte ha eseguito alcuni brani classici e inframmezzata dai canti di montagna di un coro improvvisato, diretto da Dino Poli, la festa si e’ imperniata sui ricordi di alcuni amici di Ettore della prima ora: Tonino Gargiulo, Umberto Allegretti, la nostra Carla Grandi, Giorgio Gallo, Silvestro Profico, Mauro Gentilini, Gabriella Bentivoglio e Elvio Beraldin, che ha letto una lettera di Armida Garbin di Padova (purtroppo la sua ultima lettera: e’ morta infatti pochi giorni dopo il convegno). Durante la festa e’ stato mostrato un video che ritraeva vari momenti della vita di Ettore, dal suo matrimonio con Clotilde alla sua attivita’ di giornalista, dai convegni della Rete alla sua esperienza politico-parlamentare.. La serata si e’ conclusa con un recital di Roberto Carusi che, insieme a Ercole Ongaro, ha letto brani delle piu’ belle lettere di Masina.

Domenica 13
Il convegno si e’ concluso domenica mattina con la relazione di Mario Tronti, filosofo della politica, presidente del Centro per la riforma dello Stato.
Di fronte alla crisi odierna, il relatore ha parlato del concetto di crisi come di un fatto positivo, di una messa in discussione dello stato delle cose. ‘’Solo la crisi permette la trasformazione e il cambiamento. In Italia c’e’ un concetto positico di societa’ civile in contrapposizione alla politica. In realta’ e’ la societa’ civile che produce una politica a sua immagine e somiglianza’’. Tronti ha concluso che la sua generazione e’ uscita dalle rovine del piu’ grande tentativo di liberazione e di giustizia sociale che sia mai stato fatto nella storia (marxismo). Ma la sostanza dell’analisi di Marx rimane e i rapporti sono sempre tra chi comanda e chi ubbidisce. Se non si rovescia questo rapporto di forza non ci sara’ nulla di nuovo. Non credo che tra il vero asceta e il vero rivoluzionario ci sia molta differenza. Bisogna modificare le forme della lotta, ha concluso Tronti: non piu’ avanguardie che guidano dall’alto, ma orientare seguendo, camminare condividendo.

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