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14-03 Num. 103 Erri De Luca

Sofferenza … dolore …

Erri De Luca

Non ho fede nell’alto dei cieli, ma conosco piccole fedi in terra. Una di queste insiste che nessuno sangue versato è stato e va sprecato: da quello di Abele fino all’ultimo che sempre chiede di essere l’ultimo. Nessuna vita uccisa si perde muta e scompare nella polvere.

È scritto: “Voce dei sangui di tuo fratello sono gridanti verso di me dal suolo”. Lo dice la divinità a Caino, primo degli assassini. Il verbo sta al participio presente, “sono gridanti”, perché quei sangui gridano e continuano a gridare, all’infinito e a oltranza.

Quella storia racconta pure che assassino e vittima sono fratelli, perché di questa parentela biologica stringente è fatta l’umanità.

Credo nella desolazione di Caino, nella sua espulsione da ogni focolare, credo nella sua insonnia che non è frutto di recinti e sbarre, ma grido che lo accompagna ovunque.

Credo ai sangui di Abele, alla loro formula chimica che arrossa il mondo e lo denuncia. Credo alla terra che non può assorbirli perché non può nasconderne la voce. Nel suo libro sacro Giobbe grida: “Terra non coprirai il mio sangue e non ci sarà luogo per il mio grido”: nessun luogo basterà a contenerlo.

Giobbe, rispettato e ricco, perde tutti i suoi beni, i figli e la salute. Sua moglie disperata gli dice di maledire la divinità e morire. Lui non maledice, però chiede conto del suo dolore a quella divinità. Dal fondo della pena e delle piaghe sventola puzzolente il suo “perché?”. In lui resiste l’ostinata richiesta di giustizia. Senza di quella non c’è pace dentro una persona e non ce n’è dentro una comunità. Giustizia, contrappeso di torto e ragione, misura di equità, è la premessa di ogni convivenza. Ci vuole garanzia che nessun vantaggio venga da una prepotenza. Che il sangue fatto versare dalle mafie sia senza profitto per loro e indelebile per noi. Che il nome dei mafiosi sia vergogna, e sia permesso ai figli di ripudiarlo e cambiarlo. Che le celle in cui scontano condanna siano ricoperte di immagini delle persone uccise da loro, che penetrino fin dentro i loro sonni.

Credo a queste fedi terrestri e credo nel risarcimento di Giobbe, scritto in fondo al suo libro.

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