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14-03 Rete di Macerata – marzo 2014

RETE RADIE’ RESCH
LETTERA DI MARZO DELLA RETE DI MACERATA
LA CITTA’ INTELLIGENTE

” Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.” (Italo Calvino)
Prima l’ufficio, poi la cameretta, dopo la casa, la città e infine il mondo intero. E’ più o meno questo il cursus honorum dell’informatica dagli anni ’60-’70 a oggi. Prima servì ad automatizzare il
lavoro nei grandi uffici di mezzo mondo, poi fece il suo ingresso in casa, passando dalla camera dei ragazzi agli altri ambienti domestici, per impadronirsene totalmente con la domotica. Ora si punta all’informatizzazione del sistema città con l’affermazione dei principi delle cosiddette smart city, ovvero le città intelligenti. L’amministrazione cittadina, per far sì che la sua città possa essere considerata “intelligente”, non deve solamente integrare tutti i mezzi comunicativi a disposizione ma saperli utilizzare nel miglior modo possibile.
L’espressione città intelligente (dall’inglese smart city) indica, in senso lato, un ambiente urbano in grado di agire attivamente per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini. La città intelligente riesce a conciliare e soddisfare le esigenze dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni, grazie anche all’impiego diffuso e innovativo nei campi della comunicazione, della mobilità,
dell’ambiente e dell’efficienza energetica. Questo, almeno, è quanto teorizza e mette in pratica Boyd Cohen, uno dei maggiori esperti al mondo in fatto di smart city. Cohen ha anche teorizzato la cosiddetta Ruota delle smart city, dove tutte le caratteristiche principali che rendono smart una città vengono prima divise in spicchi e poi raggruppate in sei aree tematiche: Smart Mobility, Smart People, Smart Economy, Smart Environment, Smart Government, Smart Living.
A partire da questa ruota Cohen ha anche sviluppato un progetto-base articolato in tre fasi che può essere applicato a (quasi) tutte le realtà urbane del mondo. Il primo passo consiste nel coinvolgere la cittadinanza all’interno del progetto, rendendola parte integrante del processo decisionale. Per fare questo, l’amministrazione dovrà dare vita a un progetto di comunicazione integrata, dove siano coinvolti tutti i canali a sua disposizione. È esemplificativo di questa strategia CivicPlus, una suite di programmi e app per smartphone che permettono dicoinvolgere i cittadini nei progetti smart e di conoscere in tempo reale le loro opinioni. Il secondo passaggio prevede la realizzazione di un piano strategico dettagliato, nel quale deve essere descritto
analiticamente lo stato attuale delle cose e poi individuare, elencare e specificare gli obiettivi parziali e finali. In questa fase, bisognerà valutare tutti i possibili progetti e scegliere gli indicatori
in base ai quali misurare i progressi fatti. Il terzo e ultimo step è iniziare con il piede giusto e procedere con la giusta andatura. Non vale la pena tentare di ottenere tutto e subito: sarà necessario procedere per piccoli passi prima di poter raggiungere gli obiettivi più ambiziosi. Cohen porta ad esempio di questa strategia quelle che lui considera le migliori smart city al mondo. In testa a tutti troviamo Vienna, seguita da Toronto e Parigi. Dietro a questo terzetto si posizionano le città e le capitali dei Paesi industrializzati, New York, Londra, Tokyo, Berlino, Copenaghen, Hong Kong e Barcellona. Restano fuori altri progetti “intelligenti” ma non all’altezza come ad esempio Amsterdam, Santander e Dubai.
In Europa solo di recente si è iniziato a parlare in termini di “Smart” (2010). L’Unione Europea prevede un investimento totale che si aggira tra i 10 ed i 12 miliardi di Euro in un arco di tempo che si estende fino al 2020. Gli investimenti in conto sono volti a finanziare (o quantomeno stimolare) i progetti delle città europee che ambiscono a divenire “Smart”. Tali progetti sono rivolti
all’ecosostenibilità dello sviluppo urbano, alla diminuzione di sprechi energetici ed alla riduzione drastica dell’inquinamento grazie anche ad un miglioramento della pianificazione urbanistica e dei trasporti. Per spiegare tale azione europea consideriamo che le città consumano il 70% dell’energia dell’UE, perciò, se le Smart Cities possano fornire soluzioni integrate e sostenibili in grado di offrire energia pulita a prezzi accessibili per tutti, questo enorme risparmio energetico permetterà di ridurre del 20% le emissioni entro il 2020 e al contempo sviluppare un’economia low carbon entro il 2050. In particolare, la sfida è rivolta alle realtà urbane di medie dimensioni, che uno studio condotto nel 2007 dal Politecnico di Vienna, dall’Università di Lubiana e dal Politecnico di Delft, stima in circa 600 (ospitando quasi il 40 % di tutta la popolazione europea urbana). Tra le prime iniziative, vi è il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors), un’iniziativa autonoma dei Comuni Europei che ha come obiettivo la riduzione delle emissioni di CO 2 entro il 2020 del 20%. Ad oggi sono 4200 i Comuni aderenti di cui la metà italiani. Il firmatario del PdS non ha nessuna risorsa finanziata direttamente, ma può accedere a tutta una serie di programmi e strumenti finanziari in grado di sostenerlo quali : la Banca Europea per gli Investimenti, i fondi strutturali 2007-2013 o altri strumenti finanziari e progettuali specifici (da menzionare il Piano strategico per le tecnologie energetiche o SET plan che traccia il quadro logico per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2020).
Nel 2011 la Commissione Europea ha anche lanciato l’iniziativa “Smart Cities and Communities European Innovation Partnership” che, per il primo anno (2012), è stata finanziata con 81 milioni di Euro destinati ai settori dell’energia e dei trasporti. Per il 2013 il budget è stato portato a 365 milioni di Euro e ha finanziato progetti relativi a: – Edifici intelligenti e progetti di quartiere- Approvvigionamento intelligente e progetti al servizio della domanda- Progetti di mobilità urbana- Infrastrutture digitali intelligenti e sostenibili. Sempre a livello europeo, sono stati inoltre lanciati ulteriori bandi di ricerca per 9 miliardi di Euro a conclusione del Settimo Programma Quadro 2007- 2013; per 80 miliardi di Euro con il nuovo programma comunitario Horizon 2020 (nuovo Programma Quadro di Ricerca e Innovazione 2014-2020).
A livello italiano individuiamo due bandi, uno a marzo 2012 per 200 milioni di euro per le città del Sud, accompagnato da 40 milioni di euro per giovani (< 30 anni) nelle 4 regioni convergenza
(Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), mentre a luglio dello stesso anno 655,5 milioni di euro destinati a giovani con meno di 30 anni che vogliano presentare “progetti di innovazione sociale”.

Nel 2013 Trento si colloca al primo posto nel Paese e al 45° posto in Europa. Si parte dal libretto sanitario elettronico per le ricette mediche on line e il telemonitoraggio dei pazienti
cronici, alla mobilità senza barriere per i disabili grazie a una piattaforma geospaziale con la mappa dell’intero territorio e una App gratuita con l’indicazione dei luoghi accessibili; dalla
raccolta differenziata porta a porta con isole ecologiche interrate nel centro storico che smistano i rifiuti in base alla tipologia ai trasporti pubblici organizzati e gestiti in collaborazione fra web, poli universitari e istituti di ricerca di eccellenza. Trento e Bologna sono ai primi due posti: erano sul podio anche lo scorso anno, ma in posizioni diverse (Trento sale dal terzo al primo posto e Bologna scende dal primo al secondo posto), dopo di queste, ben distaccato (di quasi trenta punti), un gruppone nutrito di inseguitrici tutte racchiuse in dieci punti con Milano, Ravenna, Parma, Padova, Firenze, Reggio Emilia, Torino e Venezia. Torino, ex capitale dell’automobile, sta costruendo la sua nuova identità basata su una rete di trasporti che riduce la necessità dell’auto privata e sul riutilizzo degli spazi industriali abbandonati. Un esempio è dato dai mezzi di trasporto, come la metropolitana a basso impatto ambientale o l’utilizzo di bus elettrici nel centro storico della città. Nell’aprile 2012 inoltre è stata inaugurata una delle prime forme di cabina telefonica intelligente a servizio del cittadino. Il primo esemplare di cabina intelligente è stato collocato, non a caso, di fronte al Politecnico per sottolineare il ruolo che ha avuto e che tuttora detiene l’università come fulcro di sviluppo e ricerca tecnologica. Il recupero di aree industriali è obiettivo anche a Bologna con una nuova edilizia destinata a giovani ed anziani ai quali sono riservati anche corsi avanzati di informatica. Ravenna si segnala per l’attenzione al welfare, all’associazionismo e al volontariato, mentre Milano, nell’ambito di progetti smart city, punta sulla mobilità sostenibile -car e bike shering – e sulle isole digitali, servizi ad alto tasso di innovazione, in preparazione della grande sfida dell’expo 2015. Bisogna arrivare al 47esimo posto, invece, per incontrare la prima città del Sud che, come lo scorso anno, è Cagliari, seguita da Lecce (52esima) e Bari (59esima). Fanalino di coda della classifica generale sono, ancora una volta, Siracusa, Crotone, Enna e Caltanissetta.
Nei prossimi sette anni arriveranno sulle nostre città almeno cinque miliardi di finanziamenti per l’innovazione: circa un miliardo è stato già stanziato dai tre successivi bandi per le smart city; la programmazione europea 2014-2020 prevede che circa il 5% dei 30 miliardi che sono previsti per l’Italia vada alle città, cifra che raddoppia con il cofinanziamento nazionale; almeno un altro
miliardo arriverà dai bandi per l’efficientamento energetico, per i trasporti e la logistica. Si tratta di una grande opportunità, che però rischia di trasformarsi in un’occasione persa se le città non
sapranno progettare bene le azioni su cui investire questi finanziamenti.
Per questo il progetto ICity Rate è da considerarsi uno strumento di programmazione indispensabile a disposizione delle città: tutti gli indicatori utilizzati sono disponibili sulla piattaforma di Open Data Management realizzata da FORUM PA e accessibile all’indirizzowww.icitylab.it. La piattaforma permette di elaborare i dati presenti, creare report e utilizzare sofisticate funzioni di analisi e confronto tra le diverse realtà urbane (benchmarking, check up, gap.etc). Conoscere per programmare è la parola d’ordine di ICity Rate. L’analisi ha riguardato 103 Comuni capoluogo e circa 100 indicatori aggiornati, utili a descrivere la situazione delle città in sei diverse dimensioni: economia, ambiente, mobilità, governance, qualità della vita e capitale socia. A seguire riassumo la situazione delle nostre città rispetto agli indicatori di cui sopra:
ECONOMIA: Milano, Pisa e Firenze sempre in testa
AMBIENTE: Trento, Verbania e Pordenone le città più verdi
MOBILITA’: Milano, Venezia e Bologna mantengono la loro car sharingGOVERNANCE: la PA più smart è a Torino, seguita da Genova e Bologna
QUALITA’ DELLA VITA (LIVING): quest’anno Trento sale sul podio
CAPITALE SOCIALE (PEOPLE): Trento e Bolzano scalzano Bologna e Modena
ICity Rate ci aiuta quindi a capire quali sono in questo momento i punti di forza e di debolezza per ogni territorio, offrendo un quadro di riferimento utile a programmare i prossimi interventi.
In conclusione si può affermare che a causa della congiuntura attuale e della crisi che sta affrontando il nostro Paese, l’analisi e il monitoraggio continuo dei territori è da considerarsi un’azione indispensabile per orientare le politiche degli enti locali. In questo senso ICity Rate non intende fare un elenco di promossi e bocciati, ma capire come aiutare le nostre città a progredire pensando strategicamente alle città in chiave di riqualificazione, sicurezza e sostenibilità ambientale.

Maria Cristina Angeletti

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