HomeCircolari Locali14-07 Rete di Macerata – luglio 2014

14-07 Rete di Macerata – luglio 2014

RETE RADIE’ RESH
Lettera locale di luglio dalla rete di Macerata

Internet è il nemico (dall’omonimo libro di Julian Assange)
Ho letto con interesse il libro che mi ha regalato l’amica Daniela sullo stereotipo in cui spesso cadiamo pensando che Internet sia libera, democratica, gratuita, trasparente, imparziale, rivoluzionaria,capace di favorire la partecipazione popolare rovesciando le gerarchie prestabilite. Dice Assange:”Tanti autori si sono interrogati su quello che significa Internet per la civiltà globale, ma si sbagliano. Si sbagliano perché non hanno la giusta prospettiva frutto dell’esperienza diretta. Si sbagliano perché non hanno mai conosciuto il nemico. Nessuna descrizione del mondo sopravvive al primo contatto con il nemico. Noi abbiamo conosciuto il nemico.”
Julian Assange lancia un allarme a ciascuno di noi, navigatori quotidiani, felici utenti dei social network, amanti dello shopping online. Noi che crediamo di essere liberi e non lo siamo.Noi sorvegliati speciali, intrappolati in una rete che consideriamo democratica, ma dietro cui si celano poteri nascosti che in ogni istante decidono per noi e spesso contro di noi. Siamo vittime di una guerra di nuovo tipo e non lo sappiamo: una ‟crittoguerra” in cui la posta in gioco è l’accesso all’informazione, la tracciabilità dei comportamenti, il riorientamento delle nostre più intime abitudini di vita. Una crittoguerra in cui i più forti sanno rendere inaccessibili le informazioni che li riguardano, e i più deboli si ritrovano nudi, completamente esposti agli strumenti che vagliano senza sosta quell’immensa banca dati che è il web, nato come grande promessa di democratizzazione e divenuto implacabile strumento di controllo. Ecco perché Internet è diventato il nemico, come Julian Assange denuncia nelle sue pagine
firmando un testo che è già un libro di culto, nato durante la detenzione a seguito dello scandalo WikiLeaks. E se ormai tutti gli stati, gli eserciti, le multinazionali si stanno attrezzando a combattere un nuovo tipo di conflitto, condotto sulla rete da veri e propri ‟ciberguerrieri”, una strategia di resistenza dovrà ricorrere a strumenti analoghi nel tentativo di ribaltare la situazione. Dovrà sottrarre il cittadino all’incessante radiografia informatica dei suoi comportamenti, e sottoporre a verifica pubblica la miriade di operazioni con cui un pugno di attori sposta in un clic capitali e informazioni, progetta guerre o occulta notizie, crea ricchezza o miseria ai quattro angoli del pianeta. Julian Assange è il fondatore di Wikileaks, il sito giornalistico che riceve da fonti anonime e rende disponibili al pubblico documenti catalogati come confidenziali o segreti da governi, organizzazioni internazionali, imprese multinazionali. Ha ricevuto il premio Amnesty International per i Nuovi Media nel 2009, la medaglia d’oro della Sydney Peace Foundation, il premio Walkley per il Giornalismo e il Premio Martha Gellhorn nel 2011. Internet è il nemico. Conversazione con Jacob Appelbaum, Andy Müller-Maguhn e Jérémie Zimmermann (Feltrinelli, 2013) è il suo primo libro, a cui ha consegnato la sua radicale, visionaria lettura del nostro tempo. Le celebri carte di Wikileaks imbarazzano e colpiscono i potenti di tutto il mondo, da Silvio Berlusconi a Barack Obama. Julian Assange, porta alla luce fatti e rivelazioni in un libro che è puro giornalismo d’inchiesta. Wikileaks contro il mondo firmato dallo stesso Assange è una raccolta delle pubblicazioni con cui il giornalista ha ribaltato tutte le carte dello scacchiere internazionale, rivelando situazioni e soprattutto verità di cui il cittadino rimane spesso o sempre all’oscuro. E’ stato un avventato atto di terrorismo il suo che ha così messo in pericolo la diplomazia e gli equilibri tra stati oppure un atto doveroso e coscienzioso di giornalismo? Le carte su Guantanamo sulle atroci morti e torture che avvengono nel carcere in cui sono rinchiusi i terroristi, il traffico legalizzato di rifiuti tossici o gli omicidi extragiudiziari in Kenya fanno pensare che troppe cose rimangono oscure e che i tg e le pagine dei giornali riportinosolo un infinitesimale parte di verità. E in un Paese, come il nostro, dove il giornalismo dinchiesta non ha spazio nei quotidiani, la parola di Assange sconvolge, sconvolge soprattutto quando racconta la realtà del cittadino trattato come un burattino nelle mani del suo atroce e indifferente burattinaio che è sempre il potere. La Casa Bianca ha definito Wikileaks pericoloso per aver rivelato importanti documenti della diplomazia americana e per aver pubblicato alla fine del 2010, in collaborazione con cinque quotidiani, messaggi interni e accordi tra gli Stati Uniti e i suoi rappresentanti e interlocutori in giro per il mondo. Assange diventa così una nuova entità nel panorama mediatico: esiste il potere, i quotidiani, le tv, le radio, internet e poi esiste Julian Assange e il suo scomodo modo di fare infor- mazione; con lui si fa strada una sorta di giustizia internazionale, di riequilibrio di forze e di risorse perché se qualcuno o qualcosa è coinvolto in affari loschi e immorali prima o poi potrà essere scoperto. Julian Assange diventa così una sorta di eroe, di tulipano nero dei nostri tempi amari.
Afferma Assange “lo stato di sorveglianza ha già eroso buona parte delle libertà che avevamo venti anni fa”, il problema è che la consapevolezza dei pericoli della Rete e della sua libertà futura rimarrà appannaggio di un’élite di tecnici. Un’élite di chyperpun. Il libro è un atto di accusa verso i rischi cui Internet può esporre chiunque la utilizzi a qualsiasi livello quando, da strumento straordinario di comunicazione e interazione, si trasforma in una macchina di censura e oppressione di enorme potenza. Le ragioni di questo cambiamento, che per gli autori del libro è in atto, sono chiare e vanno trovate nella crescita esponenziale di alcuni fenomeni come la sorveglianza digitale e la sua commercializzazione, la mancanza di consapevolezza degli utenti sulle tecnologie che utilizzano, la censura e la costante “militarizzazione del ciberspazio”, nuovo campo di battaglia. Secondo gli autori, la Primavera araba e le battaglie contro i tentativi di censura della Rete hanno dimostrato come il Web sia diventato un nuovo terreno in cui, nella società digitale, le libertà fondamentali sono messe in discussione. Internet può essere un canale di organizzazione e condivisione senza precedenti e, allo stesso tempo, la più efficace arma di oppressione quando messa nelle mani dei governi autoritari. Ma non solo.
A detta di Assange, infatti, i medesimi pericoli sono ora in atto anche nelle democrazie a causa del costante sviluppo dell’industria della sorveglianza digitale e al suo utilizzo sempre più massiccio da parte dei governi e delle corporation o in collaborazione tra di loro.. Una sorveglianza a cui chiunque, anche semplicemente stando su Facebook, sarebbe esposto. E in particolari contesti come la Libia o la Siria la sorveglianza, per i risultati dittatoriali, diventerebbe un'”arma” a tutti gli effetti.
La mancanza di consapevolezza nei confronti della tecnologia da parte degli utenti stessi insieme all’incapacità di intervenire su di essa, poi, porrebbe gli internauti in nuovi pericoli. Fino all’estremodi un moderno smartphone che, a detta di Assange, sarebbe “un device di tracciamento…che fa anche telefonate”.

Auguro a tutti gli amici e amiche della nostra Rete (molto meno pericolosa di quella di cui sopra) una buona estate di riposo e serenità.

Maria Cristina Angeletti

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