HomeCircolari Locali14-09 Rete di Macerata – settembre 2014

14-09 Rete di Macerata – settembre 2014

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radié Resch di Macerata – Settembre 2014

«Da quando ho visto i bambini morire sotto le bombe più nessuna pietra per me ha importanza: né quella del Santo Sepolcro, né quella del Muro del Pianto, né quelle di tutte le moschee. Conta solo l’immane sofferenza dei piccoli della terra, siano essi ebrei, musulmani, cristiani, buddisti o comunisti, neri o bianchi o gialli. Tutti coloro per cui Cristo è morto.”

“Vorrei arrivare all’ultimo giorno della mia vita con la gioia del testimone e poter dire: ho vissuto, ho parlato e ho salvato l’anima mia”. (il profeta dei poveri Paul Gauthier “Jésus, l’Eglise et les pauvres”)

Da anni senza pace: Somalia dove il gruppo islamista di al Shabab, vicino ad al Qaeda, è una minaccia sia per la Somalia sia per il Kenya, dopo che quest’ultimo è intervenuto in difesa del governo somalo, sostenuto dall’ONU. (ricordo la strage allo shopping center di Nairobi); Nigeria dove  quest’anno sono state uccise più di 2000 persone dal gruppo terroristico Boko Haram, tradotto “L’istruzione occidentale è peccato” , Nigeria in cui Boko Haram è solo l’ultima espressione di un conflitto che insanguina il Paese dal 1999, con più di 10 mila morti fra i Cristiani a Sud e i Musulmani a Nord; Algeria e Mali dove nel deserto del Maghreb si annida una formazione di al Qaeda che vuole creare uno stato islamico fra Maghreb, Libia, Mauritania e Mali; Congo dove i conflitti si sono succeduti dal 1996 con più di 5 milioni di morti fra fazioni contrapposte del Movimento M23 e miliziani ugandesi, che attirati  dalle ricchezze minerarie,  reclutano bambini soldati, abusano delle donne e attaccano le Missioni ONU; Afghanistan dove il numero dei civili morti e feriti supera i 5 mila solo nel 2013, a causa del conflitto tra governo sostenuto dagli americani e dagli occidentali, e dall’altra i talebani e loro alleati; Libia dove la guerra civile culminata con l’uccisione di Gheddafi nel 2011, ha portato la Libia più volte al voto, per, poi, ripiombare sistematicamente nel caos per il controllo del petrolio di cui è ricca la Cirenaica; Iraq  dove gli iracheni non sono riusciti a riconciliare le due anime musulmane: gli sciiti, sostenuti dall’Iran e i sunniti,  colpevoli di averli discriminati quando erano al potere con Saddam. A tutto questo si sono aggiunti gli Jihadisti dell’Isis che stanno spargendo il terrore nel Paese conquistando, distruggendo, facendo esecuzioni di gruppo, stupri, arruolando bambini, uccidendo   Cristiani e  Jazidi  e chiunque altro non voglia convertirsi all’Islam, così crudeli da inimicarsi al Qaeda; Siria dove la guerra civile è iniziata nel 2011 con le proteste di piazza, che chiedevano più democrazia e più libertà al dittatore Assad, resosi  responsabile di stragi, forte dell’alleanza con l’Iran; nel fallimento delle mediazioni della Lega Araba si è fatto avanti un terzo attore: di nuovo gli Jihadisti dell’Isis; Ucraina: da una parte i filorussi, forti nelle regioni di confini e nel Sud, dall’altra i filieuropei, concentrati nella capitale Kiev e nell’Ovest; a nulla sono serviti gli inviti al cessate il fuoco da parte della Comunità Europea, con Putin criticato per il sostegno fornito, politicamente e forse anche militarmente ai secessionisti; è questo lo scenario in cui il 17 luglio è stato abbattuto l’aereo civile della Malaysia Airlines, probabilmente da un missile sparato dai separatisti, provocando 298 vittime; Palestina: stavolta la scintilla è partita  a giugno con  l’uccisione di tre  giovani israeliani, da parte  probabilmente di una tribù vicina al movimento palestinese Hamas; pochi giorni dopo dei nazionalisti israeliani hanno bruciato vivo un sedicenne palestinese e mentre Hamas lanciava razzi verso Israele, il primo ministro Netanyahu dava l’avvio l’8 luglio a “ Margine protettivo” che ha fatto più di 2000 vittime tra i palestinesi (per la gran parte civili) e una cinquantina tra gli israeliani (rapporto uno a quaranta !!!), ultima dizione di una guerra che va avanti dal 1948 con vari titoli, ma sempre con lo stesso scopo: cancellare dalla cartina geografica la Palestina; è come se i discendenti delle vittime dei ghetti cercassero di trasformare la striscia di Gaza in un ghetto che sfiora la perfezione ( accesso bloccato per entrare e per uscire, povertà, limitazioni di ogni genere); per non dimenticare il Messico con più di 150 mila morti dal 2006 a oggi fra governo e cartelli della droga; la Colombia dove fra il governo e  i rivoluzionari delle Farc il conflitto va avanti dal 1964 con oltre 200mila vittime;  India e Pakistan che si contendono il Kashmir e le cui relazioni sono tese, nonostante gli sforzi della diplomazia  (ricordo l’attacco terroristico a Mumbai nel 2008 compiuto da un gruppo pakistano). Mi sembra opportuno concludere con una serie di pensieri: L’accordo Sykes- Picot avvenuto in piena prima guerra mondiale, il 16 maggio 1916, definito “Asia Minor Agreement”, tenuto segreto anche all’ufficiale britannico che guidava le tribù del deserto contro gli ottomani T.E. Lawrence, è sempre stato percepito giustamente dal mondo arabo come lo specchio dell’imperialismo occidentale. Infatti con la caduta dell’Impero Ottomano, Francia e Regno Unito disegnarono le rispettive aree di influenza in Medio Oriente all’insaputa delle popolazioni locali, dividendo i territori in cinque zone: Libano, parte della Turchia, parte della Siria e Iraq sotto l’influenza francese, mentre Kuwait, Siria del Sud, Giordania e  Palestina sotto quella inglese. Queste invenzioni geografiche rispettose più di meridiani e paralleli, hanno portato alla serie di conflitti di cui oggi vediamo gli strascichi tra etnie, fedi, e la scoperta dell’oro nero. Nessun rispetto della parola data, e tanto meno delle aspirazioni di indipendenza dei popoli arabi. Sono queste le frontiere che l’Isis afferma di non riconoscere, così come l’accordo Sykes-Picot, cercando di superare quella fase storica con la creazione del Califfato.   D’altro lato l’Occidente riservò la sua miopia colonialista a tutto il continente africano, separando popoli fratelli e mettendo insieme atavici nemici;  basta osservare una cartina  dell’Africa per renderci conto di come i confini fra Stati siano stati tracciati con un righello, senza tenere conto né dell’aspetto geografico, né delle diverse etnie (si pensi ad esempio agli eccidi spaventosi fra Tutsi e Hutu in Ruanda e Burundi e alle ultime notizie sull’uccisione in Burundi di tre suore missionarie saveriane italiane, una anche decapitata).

Non stiamo per caso vivendo la terza guerra mondiale?

Maria Cristina Angeletti

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