HomeCircolari Locali14-09 Rete di Roma – settembre 2014

14-09 Rete di Roma – settembre 2014

Lettera circolare della Rete di solidarietà internaziona

Radiè Resch di Roma – Settembre 2014

Carissimi amiche e amici,

mi sembra indiscutibile: questa estate ha presentato un mondo in pieno subbuglio. Non v’è angolo del pianeta in cui non siano avvenuti e continuino ad avvenire fatti atroci, a danno di singoli, di gruppi, di intere etnie o comunità religiose, si tratti di singoli assassinii, di massacri, di veri e propri genocidi. Le motivazioni sono le più diverse ed è perfino inutile cercarle in quanto in genere prive di logiche accettabili, la qual cosa accresce l’orrore e suscita la domanda: fino a che punto dovremo assistere a tali misfatti, causati volta a volta dall’odio, dalla volontà di dominio, dalla sete di potere, dallo smodato desiderio di ricchezza o – motivazione terribile – dal fanatismo religioso? Papa Francesco, sgomento, ha parlato di una terza guerra mondiale frammentata e molti altri hanno già ripreso questo concetto. In effetti la varietà ed efferatezza dei crimini, il numero delle vittime e le immani distruzioni prodotte richiamano alla mente il secondo conflitto mondiale, un evento che mai avrebbe dovuto ripetersi. L’istituzione dell’Onu avrebbe dovuto garantire la pace mediante interventi appropriati e concordati ogni qual volta se ne fosse ravvisata la necessità. Ma le Nazioni Unite erano partite col piede sbagliato, con la creazione di un Consiglio di sicurezza composto da poche potenze dotate ciascuna del diritto di veto, sì da rendere inutili, tra l’altro, le deliberazioni dell’Assemblea generale (della riforma dell’ONU si parla da lungo tempo ed è facile prevedere che mai sarà realizzata). No, non è possibile che l’umanità continui a restare indifferente di fronte alle sofferenze inflitte a tanta gente innocente. Se i governi e le istituzioni internazionali non sono capaci di intervenire per ripristinare un minimo di convivenza civile tra i popoli e porre fine ai massacri, con le armi della diplomazia o con la forza quando fosse davvero indispensabile (ma limitandone l’intervento a pochi casi eccezionali), allora dovranno essere le popolazioni non coinvolte direttamente, le persone di buona volontà, i samaritani – e ve ne sono tante e tanti, sparse ovunque ma che non appaiono – a mobilitarsi, spingendo i rispettivi governi, l’associazionismo umanitario, le chiese di appartenenza in tutti i modi possibili e immaginabili  perché mettano in campo tutti gli  strumenti a loro disposizione affinché la situazione cambi radicalmente e cessino le sofferenze di tanti milioni di uomini, donne e bambini e venga loro consentito il ritorno a una vita degna, libera dal terrore. Utopia? Sogni irrealizzabili? Nessuno di noi ha la forza di cambiare il corso degli avvenimenti? Se pensiamo così ci condanneremo all’inazione e in definitiva all’indifferenza. Continueremo ad essere spettatori rassegnati di orrori destinati a ripetersi e a moltiplicarsi, tacitando la nostra coscienza col pensiero che siamo troppo piccoli per agire, che spetti a “chi può” prendere le necessarie iniziative. Invece è ora di dire basta. Certo, nessuno possiede mezzi o idee miracolosi in grado di invertire la tendenza. Però possiamo e dobbiamo mobilitarci, ciascuno nel proprio ambito, promuovere o partecipare a manifestazioni di piazza, firmare petizioni, mostrare in ogni modo possibile la nostra indignazione di fronte ai silenzi di chi ci governa; e scrivere (oggi ci sono tanti modi per far sentire la nostra voce), ai giornali e agli altri media, ai partiti che abbiamo votato, a chiunque possa ascoltarci. Molti già sono su questa linea, giovani e meno giovani, anche facenti parte della nostra associazione. Occorre che il loro esempio venga seguito e che si inventino nuovi strumenti per un fine che riguarda tutti, noi compresi. Un concetto dobbiamo sempre ricordare e diffondere: con le guerre non si risolvono i problemi, semmai se ne creano altri, in una sequenza senza fine. Non ho citato Paesi e luoghi dove sono in corso guerre e devastazioni perché tutti noi li conosciamo, ne abbiamo più o meno vasta cognizione. Né mi sono azzardato a fare il grillo parlante con suggerimenti precisi, ben sapendo di non averne la capacità. Ho tentato soltanto, in tutta modestia, di sottolineare la triste situazione attuale e il nostro dovere, mi pare proprio un dovere, di muoverci anche di poco perché le cose migliorino. Contento, così facendo, se sarò riuscito semplicemente a stimolare un poco la vostra riflessione. Della condizione presente della nostra Italia non è il caso di parlarne; si aggiungerebbe tristezza a tristezza, tanto più che non rientriamo nel novero delle nazioni che contano, e nulla abbiamo da poter suggerire dopo che diversi governi succedutisi negli ultimi anni (o decenni) hanno ridotto il Belpaese a un rango poco degno di considerazione. Finché durerà infatti il dominio incontrastato sul Parlamento della triade composta dagli inquilini di palazzo Chigi, del palazzo del Quirinale e della villa di Arcore (l’ordine di importanza lo lascio a voi) non ci saranno speranze per la (ri)nascita della buona politica e per una rigenerazione delle istituzioni. Tanto meno potrebbero quindi trovare ascolto fuori dei nostri confini suggerimenti o proposte – del resto improbabili –  di parte italiana.

Un saluto affettuoso e un vivo augurio di buon lavoro.

Mauro Gentilini

FOLLOW US ON:
14-09 Circolare nazi
14-08 Rete di Padova
Rate This Article:
NO COMMENTS

LEAVE A COMMENT