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14-09 Rete di Verona – settembre 2014

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Settembre 2014

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, non è facile riprendere un discorso di solidarietà in questo momento, per moltissime ragioni, personali da una parte, perché la vita cambia ed alcune cose non corrispondono più a quelle di una consuetudine familiare e sociale. Ma anche e soprattutto perché le crisi che attraversano l’Italia e il mondo in questo 2014 pongono grandi interrogativi e perplessità che non riescono a trovare voci chiare e autorevoli di lettura profetica. Negli anni 60 ci fu la guerra in Vietnam, che fece capire molte cose a chi cercava giustizia e libertà, per gli altri e per sé stessi, ed il Concilio aiutò a rimettere in discussione molte logiche morali e spirituali che sembravano immutabili; negli anni 70 le dittature in America Latina fecero prendere posizione chiara in molti di noi, e l’11 settembre significa per la Rete il Cile del 1973 e non New York del 2011, con il golpe militare di Pinochet, l’assalto alla Moneda di Santiago e l’assassinio di Salvador Allende e i tanti desaparecidos (Missing!); gli anni 80 hanno indicato una chiara presa di posizione a favore dei popoli che cercavano l’autodeterminazione e l’autonomia, ma apparivano evidenti le differenze enormi fra paesi e paesi, in Asia e in Africa, con popoli che non riuscivano a togliersi l’oppressione delle multinazionali, le corporation, e così è continuato negli anni successivi, dove si è constatato che il capitale è sempre di più saldamente in mano ad una minoranza, che non accetta spartizioni, nemmeno minime. Il 20% della popolazione si pappa l’80 % delle risorse, diceva Alex Zanotelli, ma ora forse le percentuali sono peggiorate. Per noi della Rete in tutti questi anni è rimasta chiara l’oppressione che la Palestina subisce da Israele, Radié Resch continua a morire, un intero stato non riesce a riscattarsi da una politica di cantonizzazione, di colonialismo, di cancellazione (le 3 c di cui ci parlò in un Convegno Barghouti). Ed anche ora, dopo questa ultima violentissima guerra di distruzione a Gaza, tutte le iniziative si bloccano davanti ai nuovi coloni, quasi fossero dei coltivatori intelligenti di un territorio prima desertico, e non invece feroci guardiani armati di confini che permettono di rapinare tutte le risorse a un popolo, che si indica sempre come terrorista ed estremista islamico, per poter perseguitarlo impunemente, ignorando tranquillamente qualsiasi risoluzione dell’ONU. Oggi stiamo attraversando due crisi enormi che ci opprimono, la crisi economica e finanziaria, che mina le relazioni interpersonali e la dignità del lavoro (viene da ripensare all’Arbeit macht frei sui cancelli dei lager, quando si lavorava gratis e fino alla morte per l’oppressore, mentre oggi non serve nemmeno quel lavoro, non ce n’è bisogno, si trova tutto con la tecnologia e l’oppressione di popoli più deboli); e la crisi politica e diplomatica, che fa intravedere guerre e distruzioni nel prossimo futuro, in scenari molto vicini a noi, nel Mediterraneo, sul Mar Nero (la Crimea è vicina all’Italia, ci andarono a morire i bersaglieri tra le guerre d’indipendenza, prima del Regno d’Italia), e in Mesopotamia, la zona tra il Tigri e l’Eufrate, dove i confini sono stati tracciati col righello nel 1919, dai vincitori della Grande Guerra, separando regioni e etnie senza alcun riguardo (non c’era ancora il petrolio!). E ci sono guerre distruttive anche in Africa, dove spesso gli stati del Nord, Nato, Russia e Israele, portano armi ed esperti, con distruzioni enormi in paesi che cercano disperatamente di guadagnare qualche autonomia e di ottenere qualche sviluppo. In questo scenario così desolato e disperato, quali possono essere i segni di speranza ? come possiamo contribuire con la nostra solidarietà? In realtà ci sono segni di speranza, per quanto limitati: ad esempio i migranti dalla costa sud del Mediterraneo, dalla Libia, sui barconi non vengono più rigettati o lasciati morire, ma vengono accolti con alcune prospettive positive, sia pure limitate. Si è infine rigettata la vecchia legge di rigetto, la famosa “Bossi-Fini”, che tanti di noi ha fatto inorridire, e siamo in un’altra prospettiva: ma quanto durerà?  Si chiuderà quest’esperienza perché non ci sono più soldi, e l’Europa non si assume responsabilità? Difficile trovare parole profetiche e di speranza, con tutti questi aspetti negativi. L’ONU sembra davvero fallita, a Gaza, non ha concluso niente, e negli altri luoghi di guerra non sembra esistere. E la crisi finanziaria ci costringe a considerare solo (o quasi) i nostri enormi problemi locali, col lavoro che non c’è, la qualità della vita che scende, lo sviluppo che non procede, la povertà sempre più diffusa, scenari tutti molto negativi, e così sono presentati dai media, che in queste cose ci sguazzano. La Rete prosegue con fatica le sue operazioni, ci sono anche voci nuove di speranza, vedasi la circolare nazionale, di questo nuovo gruppo locale di Rete ligure. Ma occorre tenere aperti gli occhi e osservare ciò che succede, prendere posizione. Credo che le tre parole della Rivoluzione francese di fine Settecento siano tuttora attualissime, libertà, uguaglianza, fratellanza, ma chi ha troppi soldi difficilmente riesce a percepirle ed a farsi interpellare da qualsiasi anelito di utopia, di uguaglianza, libertà, fratellanza. Al riguardo vorrei proporvi un testo ricevuto pochi giorni fa da un amico della Rete di Verona, amico da moltissimi punti di vista, che sintetizza la sua e nostra posizione in relazione alla recente ennesima guerra a Gaza. Mi scrive per la circolare e per il nuovo conto corrente su cui versare il nostro contributo di restituzione, e aggiunge: relativamente alla destinazione della colletta, se possibile, desidererei destinare la mia agli immani problemi di Gaza. Mi sembra che questa restituzione sovrasti tutti gli altri nostri impegni. In assoluto. Solo dei criminali potevano distruggere un’intera città. Uccisi bambini e le loro famiglie. Quando leggevo: “è stato ucciso un bambino israeliano” (sic), pensavo come il mondo potesse accettare un simile oltraggio all’informazione. E’ da sempre che il mio forte disagio ed anche tristezza è rivolto soprattutto alla schiavitù’ e all’oppressione del popolo palestinese. Questa è la sensibilità della Rete, di Verona e nazionale. Di questo dobbiamo parlare e su è necessario confrontarci. Vi invito perciò ad un prossimo incontro locale, prima del Coordinamento nazionale che sarà a Sezano il 4 e 5 ottobre (segnatevi la data, un giro al Coordinamento è sempre un’occasione positiva). Il nostro incontro di Verona l’abbiamo fissato per venerdì 19 settembre prossimo alle 21 a casa Pettenella Picotti, in via Marsala 12a. Oltre alla situazione mondiale, che sta sempre al centro delle nostre riflessioni e del nostro impegno solidale, parleremo delle due operazioni che seguiamo noi di Verona, e cioè l’operazione borse di studio a Joao Pessoa (c’è da decidere come ripartire la colletta di luglio e agosto, riportata qui sotto) e la nuova operazione in Guatemala, che abbiamo proposto al Coordinamento di giugno ma è stata rimandata al prossimo Coordinamento, che è quello di Sezano, al Monastero del Bene Comune, che tutti noi di Verona conosciamo molto bene. E parleremo anche della Rete di Verona, dei nuovi appuntamenti da programmare per il 2015 e di cosa significa ancora solidarietà per noi oggi. Domenica 21 settembre a Firenze si svolgerà una Marcia per la Pace, o meglio contro la guerra, che la Rete RR ha promosso con altre associazioni. In nome esatto è Manifestazione nazionale contro le guerre, una iniziativa di grande attualità, che segue la marcia di Quarrata di sabato 13, domani quando scrivo. Si parte da Piazzale Michelangelo alle 11, per terminare alle 16. Allora arrivederci al 19.9, ore 21 casa Pettenella Picotti, e poi a Sezano, il 4.10 sabato dalle ore 17, e il 5.10 domenica dalle 9 alle 12.30.

Un carissimo saluto da

Dino e Silvana

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