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14-10 Rete di Roma – ottobre 2014

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Roma – Ottobre 2014

Carissimi amiche e amici,

lo spettacolo deprimente che ci offrono il mondo e l’Italia in questo nostro tempo possono indurre alla ripulsa, a non voler più seguire ciò che di vituperevole accade, per il semplice motivo che viene meno la speranza di cambiamenti che, per merito di chi , avendo fede nelle sorti dell’uomo, e l’autorità necessaria per farlo, possano avverarsi in tempi ragionevoli.

Ma chi opera da tanto tempo per la solidarietà non può demordere. La nostra Rete fa parte, con molti altri, di questo universo (usiamo per una volta questo termine grandioso) che intende resistere alla tentazione di tirarsi indietro, di non più offrire la sua opera affinché resti accesa la fiammella del miraggio di riuscire a mitigare le condizioni paurose in cui vivono, loro malgrado, tanti popoli derelitti. Si dirà che una goccia nel mare non può cambiare granché tali condizioni, ma è facile obiettare che in fondo è ciò che abbiamo sempre fatto in periodi non molto migliori di questo, arrecando benefici non trascurabili a singoli o gruppi (pensiamo un momento a quanto si è conseguito al tempo delle dittature in America Latina) avendone in cambio, oltre la gratitudine, preziosi insegnamenti utilissimi per noi occidentali abituati al nostro tranquillo benessere.

Teniamo duro, dunque, e proseguiamo nel nostro lavoro senza appagarci di aver raggiunto i cinquanta anni di vita. Segni di vitalità non mancano nel dopo convegno: nel recente coordinamento di Sezano è stato approvato un progetto della rete di Trento a favore dei migranti, problema sempre più scottante nel nostro paese; e questo malgrado lo stato poco brillante del nostro bilancio nazionale.

C’è poi una voce che oggi ci ricorda incessantemente i doveri dell’umanità, voce meritevole di attenzione da parte di credenti (in ogni fede) e non credenti: quella di papa Francesco, capace, per chi sa ascoltarla, di incoraggiare i volonterosi e tener lontano lo scoramento.

Un tema sta a cuore alla Rete da molti anni, quello della tortura, per cui diamo appoggio da tempo ai “Medici Contro la Tortura”. Secondo Amnesty International la tortura è stata praticata dal 2009 al 2014 in 141 paesi, ma il numero è senza dubbio più alto; nel 2014 sono già 79 i paesi che l’hanno messa in atto. Papa Bergoglio in occasione del Corpus Domini ha ricordato che il 26 giugno ricorreva la Giornata delle Nazioni Unite per le vittime della tortura: “in questa circostanza ribadisco la ferma condanna di ogni forma di tortura e invito i cristiani ad impegnarsi per collaborare alla sua abolizione e sostenere le vittime e i loro familiari. Torturare le persone è un peccato mortale! Un peccato molto grave!”. Parole importanti e da condividere.

Gli interventi papali sono molto frequenti. Non si limita, ad esempio, a condannare i massacri e le efferate esecuzioni che vanno moltiplicandosi in Africa e in Medio Oriente, ma esorta a usare pietà e a comprendere le ragioni dei diversi contendenti. E non si limita a esecrare le uccisioni dei cristiani, in Nigeria e altrove, ma esprime riprovazione per tutti i delitti commessi contro qualsiasi gruppo etnico. Ascoltiamo dunque questa voce e diffondiamola per quanto possiamo.

Mauro Gentilini

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