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14-10 Rete di Verona – ottobre 2014

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Verona – Ottobre 2014

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona,

l’incontro del nostro gruppo a casa Pettenella, del 19.9, ha permesso di riflettere realmente su come fare associazione ed essere solidali in questo tempo, ed ha rilanciato il nostro impegno, sia dal punto di vista dell’approfondimento dei fatti, che rappresenta l’aspetto più politico, sia dal punto di vista pratico ed operativo, del che fare e di come contribuire ad una maggior giustizia in questo mondo così diviso e pervaso da ingiustizie. Gli incontri successivi, il Coordinamento Nazionale a Sezano ed il primo martedì di Nigrizia, hanno confermato questa necessità di ripensare il nostro impegno di solidarietà internazionale, per capire insieme cosa succede e impegnarsi concretamente come singoli e come gruppo per una maggior giustizia.

In casa Pettenella si è parlato soprattutto del nostro programma annuale, di quando e come ritrovarsi, con quale regolarità e su quali temi. Si è parlato di Palestina, della guerra a Gaza e delle le sue conseguenze disastrose, della paura di Israele delle conseguenze del boicottaggio dei suoi prodotti, che sta continuando soprattutto per i prodotti farmaceutici Teva e su Soda Stream; si è parlato delle notizie vere, difficili da reperire, perché i media sono condizionati da USA e da Israele, ed ora sono tutti focalizzati sulle notizie dello stato islamico ISIS e della relativa guerra, con violenze davvero inumane. L’ultimo numero di Bocche scucite ha citato il discorso di accusa di Abu Mazen all’ONU sulle distruzioni a Ghaza, ma di esso i giornali italiani non hanno proprio parlato. Chi volesse saperne di più, mi contatti che gli farò avere i riferimenti diretti.

Uno dei nostri prossimi incontri potrebbe essere proprio sulla Palestina, sul Medio Oriente e sulle nostre operazioni, cioè le operazioni che seguiamo noi della Rete di Verona, che sono le borse di studio a Joao Pessoa, gestite dall’Opera Mazziana, l’operazione Marco Picotti; e le operazioni in Guatemala, che ormai da una ventina d’anni guidiamo noi di Verona, con stretti rapporti anche personali con i referenti locali guatemaltechi, mentre invece la parte finanziaria di questa è curata dalla Rete Nazionale.

Si è parlato di come suddividere le collette veronesi, che ora confluiscono sul nuovo conto di Banca Etica, perché le indicazioni di chi versa sono sempre molto generiche, rimandano ad una discrezione collegiale: già negli scorsi anni si era discusso se chiudere l’operazione di Joao Pessoa, intitolata a Marco Picotti, perché il Brasile è profondamente cambiato rispetto all’inizio di questa operazione, che la Rete di Verona cura interamente, cioè raccoglie e manda tutti i denari necessari, mentre per quasi tutte le altre operazioni è la Rete nazionale a raccogliere genericamente il denaro delle collette ed a distribuirlo tra le varie operazioni. Si è deciso di mantenere l’operazione, ma per interpretare la “discrezione” si è deciso di destinare non più di 8.000 € l’anno (se ci si arriva), e non più del 50% di ogni raccolta mensile; gli altri vanno alla Rete nazionale, per tutte le altre operazioni. Si è così privilegiata la collegialità del gruppo/associazione, che raccoglie e interpreta la volontà espressa dai singoli con la loro intenzione del versamento nella colletta di restituzione.

Uno dei prossimi incontri sarà certamente sulla Finanza Internazionale, seguendo ciò che la Rete Nazionale vuol fare con una apposita Commissione, per capire meglio cosa succede e boicottare la finanza criminale, che non è solo quella legata alla mafia del Sud Italia. Stiamo pensando ad un relatore autorevole da far venire a Verona (Andrea Baranes ?), per avere da lui informazioni approfondite; poi ci sarà lo specifico Seminario nazionale: il Convegno Nazionale per la Rete è negli anni pari, negli anni dispari si fanno dei seminari di studio su argomenti di interesse, solitamente divisi per territorio, due anni or sono –ricorderete- ci siamo trovati ad Isola Vicentina ed abbiamo ascoltato Michele Nardelli sull’Osservatorio Balcani, e poi abbiamo chiamato lo stesso Nardelli anche a Verona, data la sua preparazione e la sua capacità di dare adeguate informazioni, superando ciò che ci danno i media. Occorre oggi molta controinformazione, come quando noi, ancora giovani, si parlava di guerra in Vietnam o di strategia della tensione, piazza Fontana anarchici eccetera.

Il Coordinamento Nazionale ha iniziato i suoi lavori a Sezano focalizzando l’attenzione sui migranti (già usare questo nome invece di extra-comunitari mi sembra un grande passo avanti per l’accoglienza); i problemi nel merito sono gravi oltre che difficili). Si sta studiando uno specifico progetto sui migranti, partendo da quelli che sono già qui (meglio allora chiamarli migrati o immigrati) per arrivare a quelli che stanno per partire, per migrare, per scappare da guerre, da carestie, da situazioni disastrose. Olivia è un’immigrata ghanese, è a Verona da 20 anni, ci ha parlato di come i villaggi non possono più coltivare la terra intorno, perché è occupata per estrarre l’oro, o i diamanti, o il petrolio, e le scuole non funzionano. È una classica situazione che la Rete affronta e sostiene con le sue operazioni, quando qualcuno là si assume l’onere del Progetto e ci chiede aiuto. Il problema c’è e continua ad aumentare, in ogni luogo della terra, come ci hanno denunciato anche i mapuche cileni che non riescono ad avere le terre che hanno sempre abitato, non hanno i “documenti di proprietà”!

Ma il primo problema dei migranti qui è essere accolti; i Comuni e le associazioni non riescono a gestire decentemente il problema, e l’Europa ancora non ha affrontato seriamente il problema. Sarà l’argomento per un possibile nuovo incontro anche a Verona, anche perché Olivia, la bella signora nera ghanese (minuta, umile e semplice, ma elegantissima in viola e nero) abita proprio a Verona e vorrebbe attivare un progetto concreto sui migranti. Olivia va a casa dei genitori in Ghana in marzo aprile 2015, invita possibili accompagnatori a viaggiare con lei.

Un ultimo argomento è l’ISIS, di cui s’è parlato anche nel nostro incontro veronese, ma soprattutto nel martedì di Nigrizia, dove ha parlato un grande esperto, giornalista e di origini arabe, Moustafà El Ajoubi. Il titolo era “Chi sostiene il califfato?”, nella sala Africa c’erano più di 200 persone, non si riusciva ad entrare; nel pomeriggio del 7.10 Mustafà aveva parlato in interviste ai giornali locali, ed il suo discorso è stato registrato e messo in youtube, disponibile a questo indirizzo: http://www.nigrizia.it/notizia/chi-sostiene-il-califfato/notizie . Moustafa ha cercato di chiarire un tema complesso e articolato, indicando le responsabilità Usa nel far sorgere Al-Qaida contro i russi in Afganistan 20 anni fa, poi nelle campagne contro l’Iran, contro Saddam Hussein in Iraq, ora anche contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina; ha indicato anche le responsabilità dell’Arabia Saudita e del Qatar nel sostenere un movimento sciita contro i sunniti, perché tutto il Medio Oriente diventi a stretta obbedienza religiosa, la sharìa, togliendo di mezzo gli stati laici, come erano Egitto, Libia, Siria. L’Europa non riesce a prendere una sua posizione, ci sono delle forti tensioni internazionali nel merito, che corrispondono poi ai movimenti dei capitali nelle borse internazionali, e come sempre succede sono i deboli a farne le spese, in questo caso ad esempio i cristiani siriani e di altre regioni.

Anche l’informazione ne risente, perché tutti i nostri media parlano solo di ISIS e del punto di vista USA. L’ONU e i governi occidentali di solito difendono le minoranze, ma stavolta non hanno preso posizione ed hanno lasciato ammazzare; ora la Turchia a sua volta assiste tranquillamente alle stragi operate dall’ISIS a pochi chilometri dai suoi confini, tanto muoiono i curdi. I curdi per loro sono un’organizzazione terrorista, perché vuole costruire un suo territorio indipendente prendendo un grande territorio in Turchia. Il prossimo paese coinvolto in questo assalto ISIS sarà probabilmente la Libia, in questo momento nel caos più totale; la Libia è molto più vicina a noi del Medioriente, non solo ai siciliani, anche a noi veronesi, perché la base militare dell’Africa Command statunitense è stata spostata dalla Germania all’aeroporto di Vicenza, praticamente a casa nostra. E l’Italia non ha detto niente: doveva far eleggere la Mogherini Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza.

Argomenti complessi e da me mal riassunti, in fretta e troppo schematicamente. Vi consiglio di vedere la registrazione o di leggere il prossimo numero di Nigrizia che ne parlerà diffusamente: Mustafà cura da anni una sua rubrica su Nigrizia. Il prossimo Martedì Del Mondo di Nigrizia è il 4 novembre, arrivederci là numerosi.

I dati della colletta nel prossimo mese, bimensili come s’è stabilito.

Un carissimo saluto da

Dino e Silvana

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