HomeCircolari Locali14-12 Rete di Macerata – dicembre 2014

14-12 Rete di Macerata – dicembre 2014

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale 

Radiè Resch di Macerata – Dicembre 2014

L’umanità di oggi ha bisogno di “ponti, non di muri”;

tutti i muri devono cadere!

(Papa Francesco)

da Maria Cristina Angeletti

Cari amici,

con la caduta del muro di Berlino il 9 novembre di 25 anni fa, si pensava che una pietra miliare fosse stata piantata contro le divisioni e le separazioni, invece ancora oggi almeno 8.000 chilometri di pareti esistono nel nostro pianeta e migliaia di altre sono previste. C’è, ovviamente, un rapporto diretto fra guerre e muri e Israele, avamposto dell’Occidente in Medioriente, ne è l’emblema. Nel 2002 il Governo israeliano ha progettato il “fence”, parola anglosassone che vuol dire, fra l’altro, “siepe”. In realtà più di 700 chilometri di cemento, elettrificazioni, sensori, cellule foto-elettriche intorno alla Cisgiordania e a Gaza costruito con la scusa di far cessare gli attacchi kamikaze della “seconda Intifada” e garantire sicurezza agli abitanti di Israele. Per i Palestinesi “muro di apartheid” con cui il nemico ha inglobato una fetta di Territori palestinesi, sigillando la Striscia dal lato dell’Egitto e pattugliandola dalla parte del mare, dove è impossibile costruire muri. I miliziani, bloccati da cielo, terra e mare, hanno escogitato di scavare tunnel nel sottosuolo (motivo dell’ultima guerra l’estate scorsa) per far arrivare beni di prima necessità, medicine e anche armi con cui difendersi e anche attaccare gli invasori israeliani. Forse sono drastica, ma ho visto il muro e le quotidiane file interminabili di uomini e donne palestinesi che da Betlemme entrano a Gerusalemme per lavorare! Anche i Turchi hanno piazzato chilometri di filo spinato fra Turchia e Grecia, e dato nuovo impulso al progetto di 900 chilometri di muro lungo il confine con la Siria per fermare i fondamentalisti Isis, Ben prima delle incursioni del califfo, l’Iraq aveva conosciuto le steli di cemento di George Bush e le cinture intorno alle ambasciate occidentali di Bagdad e al quartiere sciita di Sadr City. Il Mediterraneo è un altro muro e una tomba per migliaia di clandestini, nonostante i soccorsi di Mare Nostrum. E che dire dell’enclave di Ceuta e Melilla voluta dalla Spagna per avere la porta d’ingresso nel Magreb? Passando all’Europa troviamo in Irlanda del Nord ben 99 muri che dividono cattolici da protestanti. Il record appartiene alla frontiera fra India e Bangladesh, oltre 3.000 chilometri già alzati e un altro migliaio previsto, e seguitando le guerre fra poveri quello fra India e Pakistan di più di 3.000 chilometri e quello fra Pakistan e Afganistan dei talebani di 2.400 chilometri, nonostante la comunanza etnica. Muri, muri, ancora muri fra Bulgaria e Turchia, Uzbekistan e Tagikistan, fra Arabia Saudita e Yemen, fra Oman ed Emirati Arabi, fra Kuwait e Iraq, per non parlare dei 2.700 chilometri nel Sahara voluti dal Marocco. L’Africa fa anch’essa a gara con la barriera elettrificata tra Botswana e Zimbabwe: gli animali selvatici sono il pretesto, i profughi dal secondo al primo paese sono il vero movente. Affacciandoci in America, ecco il muro fra Stati Uniti e Messico avviato da Clinton nel 1994 e poi ampliato per dividere il sud cencioso dal nord opulento! Ma è nei paesi Brics, dove è più larga la forbice fra ricchi e poveri, che vediamo le città divise in quartieri ben distinti, come a San Paolo del Brasile dove 60 chilometri di muro proteggono i signori dal popolo delle favelas. Il muro più vecchio è quello fra la Corea del Nord e quella del Sud: ha 61 anni e si sviluppa in 246 chilometri. Ma anch’esso ha come tutti gli altri un destino segnato: ogni muro nasce per garantire la sopravvivenza degli Stati, costretti, però, a blindare i propri cittadini facendoli vivere da prigionieri inconsapevoli nell’incubo di essere continuamente attaccati dall’esterno.

AUGURI di Buon Natale!

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Coord. Calambrone 29
14-12 Rete di Quarra
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