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15-02 Rete di Roma – febbraio 2015

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Roma – Febbraio 2015

Carissimi amiche e amici, sembra che nessuno ascolti le parole di papa Francesco che quasi ogni giorno – con amore e saggezza che ricordano l’altro grande Pastore del nostro tempo, papa Giovanni –   indica al mondo, non solo ai cattolici, la via da seguire per conquistare pace e giustizia, ponendo fine alla violenza generata dall’odio, dalla vendetta, dalla sopraffazione, dalla smisurata voglia di potere e ricchezza dei potenti; il tutto complicato dai vari fondamentalismi di matrice islamica, capaci di attirare perfino elementi fanatici occidentali. Perché l’umanità non dà peso alle sue ispirate esortazioni? Non possiamo certo illuderci che un bel giorno regni sul pianeta la pace universale, né che le parole di un papa, per quanto sagge e portatrici di speranza, possano mutare il corso della storia. I romani dicevano Historia magistra vitae, ma quel motto – usato spesso con faciloneria e fuori luogo –  va inteso nel giusto senso: non che gli avvenimenti del passato, lontano e recente, possano insegnarci a non ripetere gli errori compiuti, bensì che possono aiutarci a interpretare i fatti di oggi e a regolarci di conseguenza. Pochi tengono conto di questo insegnamento, e sbagliano; sordi, per egoismo e disinteresse per le sorti altrui. A loro preme soltanto il proprio benessere e (neppur sempre) quello dei loro cari o dei loro servitori, detti fedelissimi. Stragi di innocenti, obbrobri di ogni genere e distruzioni immani sono oggi sotto gli occhi di tutti, al punto che molti diventano indifferenti, pensano che le cose siano sempre andate così e che non si possa porvi rimedio. Sicuro! La storia ci dice che periodi di vera pace non sono mai esistiti, in nessun luogo, ma questo non deve indurre l’uomo a rassegnarsi all’ineluttabile e a chiudersi in casa trascurando il mondo esterno. Inoltre è ragionevole immaginare che il continuo ripetersi delle visioni catastrofiche causate dalle guerre e dal terrorismo, offerteci con dovizia dai media, creino non solo assuefazione ma convincano i più che si tratta di avvenimenti lontani qui impossibili da verificarsi; così allontaniamo con noncuranza lo spettro del peggio. Ci manca la percezione diretta dei disastri bellici. Un ricordo personale – probabilmente vivo anche negli amici della mia generazione, sia romani che residenti in altre grandi città – impossibile da cancellare. Dopo il primo bombardamento di Roma, del 19 luglio 1943, mi recai con mio padre al quartiere S. Lorenzo, il più colpito e dove si ebbe il maggior numero di vittime e distruzioni. Alla vista delle immani rovine e al pensiero delle persone, popolani per lo più, che vi erano perite o rimaste ferite mi pervase uno sgomento indicibile. Palazzi crollati, la vicina basilica di S. Paolo fuori le Mura distrutta, l’attiguo cimitero del Verano rimasto sconvolto, mentre lo scalo ferroviario locale aveva ricevuto pochi danni benché fosse l’obiettivo dichiarato dell’incursione. Simili scenari e ancor peggiori, data la maggior potenza distruttiva dei moderni strumenti bellici, sono spettacolo frequente per tante popolazioni coinvolte in guerre non dichiarate e non da loro volute. Esodi di massa e insufficienza dei soccorsi sono aspetti frequentissimi che noi in Europa, dopo il 1945, non abbiamo conosciuto, a eccezione dell’ex Jugoslavia. Così il quadro disperato di popoli interi e di etnie perseguitate per fanatismo o xenofobia è completo. Riflettiamoci, e non occasionalmente. Il recente film-documentario “Il sale della terra”, di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado (che traccia l’itinerario artistico e umano del grande fotografo brasiliano, dedicatosi anche a ritrarre volti e situazioni dei Sem Terra brasiliani) illustra con efficacia più che commovente le drammatiche condizioni di vita delle popolazioni in diversi continenti: guerre, guerriglie, deportazioni, sfruttamento dei lavoratori, esodi, carestie. Si tratta di un’opera sullo splendore del mondo e sull’irragionevolezza umana che rischia di spegnerlo, ma che si conclude però con un soffio di speranza mostrando la possibilità di ripristinare la foresta amazzonica (e altro sarebbe fattibile), tornando all’antico fulgore. Purché l’uomo lo voglia, prendendo coscienza dei suoi obblighi inderogabili; perché il tempo stringe e occorre riscoprire, o scoprire, lo spirito di fratellanza, non estraneo alla salvezza del creato. Conflitti che possono estendersi, in Europa, in Medio Oriente, in Africa, sono ora in atto e le vie diplomatiche per comporli appaiono evanescenti. Nel Mediterraneo continua l’ecatombe di chi fugge per salvarsi e i sopravvissuti trovano un’accoglienza spesso indegna di questo nome. Della condizione politica e sociale del nostro paese è meglio tacere: tutti la conosciamo e ne siamo sconfortati. L’unico dato consolante è forse l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, dal quale ci attendiamo saggezza e imparzialità. Per noi che ci occupiamo di solidarietà internazionale (talvolta nazionale) non è lecito scindere il nostro lavoro dalla politica, dalla continua attenzione ai riflessi della seconda sulla prima. Perciò ci manteniamo vigili sugli avvenimenti che contano Quali che siano le nostre convinzioni politiche, evitiamo distrazioni dannose, interveniamo per quanto ci è consentito, evitiamo l’astensione alle elezioni quando vi fossimo tentati. Siamo cittadini votati alla solidarietà e non dobbiamo mai dimenticarlo. Un dato negativo ci viene però dal bilancio del 2014. Il tesoriere nazionale Silvestro (alias Silvio) Profico ci comunica che le entrate generali della Rete sono passate dai 269.377 euro del 2013 ai 224.036 euro del 2014 e che la rete di Roma è scesa nello stesso periodo da 9.650 a 4.470 euro, un dato molto scoraggiante. Non replico appelli di sorta; vi chiedo solo di meditare e, a chi non fosse più interessato alla Rete, per qualsiasi motivo, di darmene cenno, come altri hanno fatto cortesemente in passato. Vi informo con l’occasione che l’encomiabile amico Profico, dopo 33 anni, lascia l’incarico e che gli subentra l’amica di Castelfranco Veneto Marta Bergamini in Corletto. A entrambi va il nostro sentito “grazie”. Al coordinamento romano di fine gennaio è stato deciso, tra l’altro, che il 9 o il 10 maggio si terrà a Salerno il seminario del Centro-Sud sulla “Finanza criminale”, con ottimi relatori. I particolari in seguito. Un saluto affettuoso e arrivederci presto.

Mauro Gentilini

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