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15-02 Rete di Verona – febbraio 2015

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Febbraio 2015

Cari amici della Rete di Verona, è difficile parlare di solidarietà internazionale in questo mondo che cambia così velocemente e tragicamente, in cui contano sempre di meno i singoli stati e le loro leggi, mentre le aziende multinazionali impongono le loro logiche assolute di denaro e di capitali finanziari che travolgono qualsiasi difesa, le ideologie fondamentaliste infrangono ogni diritto alla vita o alla libertà, e venti di guerra sempre più minacciosi e paurosi si sentono spirare anche in Europa, oltre che in Africa, in Asia, in America Latina, dove i gruppi armati della droga e della criminalità mantengono situazioni di belligeranza, sopra ogni polizia e stato. Gli esuli, gli sfollati, i fuggitivi sono ormai milioni, in campi profughi dove l’ONU mantiene un minimo di vita dignitosa con aiuti alimentari e sanitari limitati ma presenti, ma non si può rimanere profughi per anni, decenni, si cerca di fuggire e trovare un’altra vita, anche salendo su barconi destinati a naufragi disumani. E nel mondo civile la crisi provocata da una finanza che distrugge i bilanci statali ed impone il taglio delle spese sociali, impedisce la crescita di una classe media che potrebbe equilibrare i diritti delle popolazioni, e invece i ricchi sono sempre più ricchi, pieni di risorse e di privilegi, ed i poveri sono sempre più miserabili, fuori da ogni possibilità di crescita. Come evitare che la classe media precipiti nella povertà e che gli stati perdano tutto il loro potere di gestione dei servizi sociali, scuole e sanità anzitutto? Quali possono essere forme efficaci di solidarietà? Per capire meglio come una certa finanza, chiamata criminale, influisce su questi scenari così disastrosi e si oppone alla democrazia, impedendo la fruizione di diritti da parte di tutti i cittadini, stiamo impostando dei seminari di approfondimento per noi della Rete, come già si era indicato nelle precedenti circolari. Il Coordinamento di Roma di fine gennaio ha fissato di attivare 3 o 4 seminari macro regionali sul tema della finanza criminale, secondo una prassi ormai consolidata. Si pensa ad una data intorno a inizio maggio, che potrebbe essere domenica 10 maggio; per noi del Nord Est si pensa all’ottima sede dell’incontro del 2012, a Isola Vicentina, dalla mattina al pomeriggio, con il pranzo insieme. Il programma non è ancora definitivo, relatori e argomenti; si pensa di preparare i seminari con l’invio di materiali informativi opportuni, ricorrendo soprattutto a schede di Banca Etica o della Fondazione Basso, che tanto ha collaborato con la Rete in anni passati. Anche noi di Verona siamo passati l’anno scorso a Banca Etica nella gestione delle donazioni della colletta, dei nostri contributi di solidarietà, utili per le nostre operazioni di liberazione, seguendo proprio le indicazioni di Banca Etica ed evitando altre banche, più grandi ed efficienti, ma spesso legate a operazioni finanziarie dubbie, al commercio di armamenti, o altro. Anche la Rete nazionale gestirà i denari delle collette in Banca Etica, con modalità ancora allo studio, approfittando del cambio di tesoriere: Silvestro Profico ha chiuso la sua attività di tesoriere ufficiale, e al suo posto si è resa disponibile Marta Bergamin Corletto di Castelfranco che ora è la tesoriera della Rete, secondo le decisioni del Coordinamento di Roma. Il prossimo Coordinamento nazionale sarà verso fine marzo, il 21 e 22, sabato e domenica a Varazze, vicino a Savona. Noi di Verona siamo quasi sempre presenti numerosi ai Coordinamenti, che sono molto importanti per capire come funzionano certi meccanismi internazionali e come possono procedere gli aiuti solidali in paesi spesso difficili, dove le ingiustizie sono di casa ed i diritti delle popolazioni sono difficili da sostenere. L’esortazione a tutti quelli che ricevono la presente circolare è di partecipare a qualche coordinamento, che di solito inizia nel pomeriggio del sabato, verso le 17, e termina dopo il pranzo della domenica, non oltre le 14. Stiamo preparando il prossimo incontro di rete locale, veronese, che vorremmo fare all’Istituto don Mazza, in via San Carlo 5, dove la Rete è nata ed ha tenuto molti dei suoi incontri, presso l’Opera mazziana che da tempo sosteniamo con le borse di studio a Joao Pessoa, nel Nord Est del Brasile. Appena don Domenico Romani ci darà una data ve la comunicheremo per la convocazione, anche fuori dalla circolare, ora che quasi tutti ricevono in posta elettronica (e-mail, electronic mail), con rapidità, senza problemi di copie, di buste e di francobolli, senza spese. Ma il panorama internazionale che vediamo, come accennavo a inizio circolare, non tutto è negativo. Una notizia mi ha riempito di gioia, che il Papa Francesco sta per proclamare beato il vescovo martire Oscar Arnulfo Romero, che noi abbiamo sempre salutato come San Romero d’America. Sono finite le opposizioni ed i blocchi contro questo martire ammazzato sull’altare il 24 marzo 1980, per aver ordinato ai soldati di non sparare più sulla gente e sulle manifestazioni pacifiche della popolazione di quel piccolo paese centroamericano, emblema delle lotte di liberazione di quei lontani anni, ancora oggi in situazione difficile, soprattutto per il traffico dei narcos che passa per quelle strade. Il governo è però cambiato, ora il vescovo Romero è per loro il rappresentante di tutto un popolo che vuole trovare la sua via di libertà. Abbiamo visitato nel nostro ultimo viaggio in Guatemala, in novembre 2012, la tomba di Romero nella cripta della Cattedrale Metropolitana di San Salvador, una bella tomba nuova di marmo nero, costruita in Italia, ed abbiamo visitato anche la chiesetta dell’ospedale, di architettura modernissima, dove il vescovo fu ammazzato durante l’elevazione, con un colpo sparato da fuori della chiesa dal militare maggiore D’Aubisson, il capo dei famigerati squadroni della morte, mai condannato nonostante l’evidenza della colpa. Ora finalmente la figura di Romero arriverà alla gloria della santità formale della Chiesa cattolica, ma era già santo per tutti i salvadoregni e per tutti noi. Ettore Masina scrisse un bel libro per ricordarlo, e da allora è sempre un riferimento per chiunque cerchi la libertà e la giustizia. Per ricordare un aspetto del Salvador di allora e della repressione violenta contro quella popolazione, indico che in Salvador non ci sono più le donne vestite con colori sgargianti e disegni brillanti come in Guatemala, con gli huipiles (i vestiti) tipici della regione e della tradizione, come ci sono ancora tra i maya e nei mercati del paese dei vulcani, il Guatemala, che pure confina col Salvador. Una delle azioni repressive dell’esercito salvadoregno consisteva nel distruggere i telai delle donne nei villaggi e nel vietare di portare i vestiti tradizionali, per cui quelle tradizioni oggi non esistono più se non nei musei. E non fu permesso ad un vescovo mite ma fermo nella sua denuncia, nonostante le minacce, di alzare la voce per chiedere di fermare la repressione violenta e gli ammazzamenti. Chi si opponeva veniva ammazzato, e così fu per Romero, anche se era sull’altare a celebrare la messa. Che San Romero d’America sia un riferimento efficace nel cammino di liberazione dei popoli latino americani e di tutto il mondo, che noi vogliamo sostenere come se facessero parte della nostra famiglia, di ciascuno di noi.

Un cordiale saluto solidale da Dino.

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