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15-06 Rete di Roma – giugno 2015

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Roma – Giugno 2015

Carissimi amiche e amici, alcune considerazioni su temi diversi.

Finanza speculativa

Da molti mesi la nostra Rete, avvertendo l’estrema importanza dello strapotere della finanza internazionale nel mondo globalizzato, tale da condizionare la politica dei governi e, di riflesso, di influenzare negativamente le condizioni dei popoli del Sud del pianeta, dove tentiamo di concretizzare la nostra solidarietà, ha deciso di affrontare l’argomento. Si è costituita una Commissione finanza che dopo un egregio lavoro ha fornito elementi di indirizzo per la discussione in cinque seminari interregionali (a quello di Salerno non è potuto andare alcuno di Roma, purtroppo). In autunno si terrà un seminario nazionale dove verranno tratte le conclusioni del lavoro svolto. Da notare che “Finanza speculativa” è sinonimo di “Finanza criminale”, termine probabilmente più adatto per indicare le finalità dei potentati finanziari volti a sottomettere tutto e tutti ai loro voleri. Ricordo che parecchi decenni addietro il nostro Ettore ci parlò in alcune sue circolari della “Trilaterale”, dandone un giudizio negativo in quanto rappresentava, in certo modo, una istituzione tendente a distorcere le normali intese politico-economiche tra gli Stati. Oggi il problema è molto più preoccupante.

Islamismo e mondo arabo

L’arretratezza di tutto il mondo arabo, innegabile, in gran parte dovuta alle divisioni tra le diverse correnti religiose dell’islamismo (perdonate la non proprietà del mio linguaggio al riguardo) in lotta spesso feroce tra loro, hanno prima causato il tramonto delle speranze suscitate dalle cosiddette “primavere arabe” e poi generato comportamenti pazzeschi, come stragi di innocenti, decapitazioni e altre crudeltà fomentati dall’ISIS e attuati in Africa, Medio Oriente, Europa. In Occidente si tende per lo più ad attribuire simili barbarie al fondamentalismo islamico e al dettato coranico spinto alle estreme conseguenze. Non è così; in questa materia non si può cedere al semplicismo. L’autore marocchino Tahar Ben Jelloun, poeta, romanziere e giornalista, Premio Goncourt nel 1987, nel suo libro E’ questo l’Islam che fa paura, edito in Italia da Bompiani, cerca di sfatare luoghi comuni diffusi. A proposito di autori di crimini commessi in Francia da figli di immigrati scrive: “Per la schiacciante maggioranza dei musulmani, sono degli ignoranti e dei criminali che si servono dell’islam come copertura per realizzare i propri programmi. Non c’è nulla di peggio dell’ignoranza accresciuta dall’arroganza. Va detto però che, anche se si dimostra…che sono dei cattivi musulmani, per la maggior parte della gente è questo il volto orribile dell’islam che resta impresso. Ci vorrà molto lavoro da parte dei media, molta pedagogia nelle scuole per cancellare questa immagine” (pag.29). Più avanti l’autore cita il prof.Henry Laurens, insegnante di storia contemporanea del mondo arabo e musulmano al Collège de France (Le Figaro, 15 gennaio 2015): “Penso che la prima causa dell’islamofobia derivi da certi musulmani che incitano all’odio…”. Per poi proseguire: “Quando si legge con intelligenza il Corano, ci si rende conto che è un testo di grande bellezza, pieno di poesia e di umanità. Ma appena si mettono gli occhiali della lettura letterale, quando si interpreta in modo ristretto, si può fargli dire quello che si vuole” (pagg.54 e 55). E’ qui che noi dobbiamo riflettere prima di lanciare facili condanne. La conclusione del nostro scrittore è la seguente: “Non è l’islam che va cambiato, sono i musulmani. Per questo vanno previste e intraprese azioni educative che coinvolgano diverse generazioni” (pag.78). Ci sarà il tempo necessario affinché si realizzi un così lungo percorso? Lo speriamo vivamente.

Fraternità, uno dei tre princìpi del 1989

Padre Ernesto Balducci citava frequentemente i tre sacri princìpi della Rivoluzione francese, tenendoli in gran conto e attribuendo loro un valore universale e permanente. Non sono però tutti egualmente rispettati. Ricordiamo intanto che fraternità e fratellanza sono sinonimi. Lo scrittore belga David van Reybrouck, vincitore dell’ultimo premio letterario internazionale Tiziano Terzani, nota che mentre il Diciannovesimo secolo è stato il secolo dell’uguaglianza e il Ventesimo quello della libertà, il Ventunesimo dovrebbe essere quello della fraternità. In realtà gli ostacoli appaiono consistenti: nel Trattato di Lisbona – osserva lo scrittore – la parola ‘libertà’ ricorre 38 volte; la parola ‘uguaglianza’ 26 volte; la parola ‘fraternità o fratellanza non appare mai. Forse perché la “fraternité” è un valore fastidioso. Desumo tutto questo da un articolo apparso su il Fatto Quotidiano dell’8 maggio scorso dal titolo significativo “Abbiamo perso la fratellanza”, ricco di molte altre riflessioni attinenti al tema. Sapete, amici, quante volte ho menzionato la fratellanza universale quale astro da raggiungere per la pacificazione del genere umano, e aldilà della realizzabilità del sogno. Per quanto mi riguarda continuerò a “sognare” e a sostenerlo essendomi convinto della sua sacralità, insieme alla compagna di una vita, poco a poco, nel volgere degli ultimi decenni. Lo affermo in tutte le occasioni, parlandone con chiunque sia disposto ad ascoltarmi, senza timore di apparire un illuso o un ingenuo. E convinto di essere sulla strada giusta.

Medici Contro la Tortura

L’associazione MCT che seguiamo da un ventennio, oltre che a proseguire sul suo cammino recando benefici consistenti a un numero sempre elevato di vittime di tortura, ha intrapreso un rinnovamento significativo della sua strutturazione per adeguarla ai tempi cambiati, allo scopo di renderla sempre più efficiente. Sono stato presente a due assemblee indette a tal fine e sono rimasto ammirato dalla rinnovata passione di tutti i partecipanti, ampliatisi con nuove adesioni, e dal realismo con cui stanno affrontando il loro compito. In Italia manca tuttora una seria legge contro la tortura; quella messa in cantiere dopo la reprimenda di Strasburgo è largamente incompleta e, inoltre, si basa sugli avvenimenti della Diaz del 2001, mentre avrebbe dovuto puntare, a mio parere, in presenza o meno di una denuncia specifica, sui fatti di Bolzaneto. Alla Diaz si trattò di un massacro (una “macelleria messicana”, come la definì un vicequestore); alla caserma di Bolzaneto si verificarono invece torture vere e proprie, prolungate e differenziate. La storia si incaricherà di ristabilire la verità. Sarebbe interessante un parere dei nostri amici medici.

La Convenzione sociale

Alla recente due giorni della convenzione svoltasi a Roma ho potuto affacciarmi solo il primo giorno, ma Serena l’ha seguita tutta. Chi legge i giornali – i tg sono in genere ancor più inattendibili – può essersi reso conto, in specie leggendo il Fatto, del tenore della discussione ricca di interventi, tra i quali assai significativi quelli di Landini, Rodotà, Carlassare. C’è ancora tanto lavoro da fare per creare questo nuovo soggetto politico-sociale, non partitico ma in grado di condizionare i vecchi partiti e di orientare i cittadini a impegnarsi in prima persona, con un lavoro sul territorio, per creare nuove prospettive di partecipazione e rinnovamento. Secondo me la partecipazione al progetto di associazioni come Libera di don Ciotti e tante altre simili è garanzia di serietà e volontà di essere costruttivi. Calunnie e derisioni della politica corrotta non sfiorano minimamente i promotori e gli aderenti all’iniziativa. E’ chiaro che occorrerà un certo tempo per definirne i contorni e per vedere i primi risultati. Giorni prima ero stato all’assemblea di “Libertà e Giustizia”, a Testaccio, dove sono stati trattati i temi politici del momento. Ho apprezzato assai gli interventi di Paul Ginsburg, di Stefano Rodotà e di Maurizio Landini, in certo modo anticipatori della convenzione del 6 e 7. La voglia di fare, di cambiare, ma sul serio, non manca; la folta folla intervenuta e gli applausi insistiti lo attestano.

Unione Europea, migranti, Italia

La questione dei migranti sta diventando incandescente. Del dare soccorso ai disperati che fuggono da condizioni di vita inumane e dalla morte si occupano davvero solo i soccorritori in mare e pochi altri sulla terraferma. La UE, l’ONU, molti e civili Paesi europei se ne disinteressano o fingono di fare qualcosa. Il nostro Paese non riesce a farsi ascoltare in Europa e vediamo che l’insofferenza verso gli ultimi della Terra cresce di giorno in giorno, non solo a opera dei fascisti cavernicoli della Lega e dei loro simili, ma di buona parte dell’opinione pubblica, priva di un minimo di umanità. Quindi: nessuna conclusione alle viste. C’è da chiedersi se l’Europa, nata male e proseguita peggio (vedi il caso Grecia) avrà un futuro. Barbara Spinelli sostiene in sostanza che c’è del marcio nella nascita dell’euro: si unificano le monete senza una unità politica fra europei e una vera costituzione democratica. Ecco, dico io, le meraviglie del liberismo e dei cosiddetti mercati. Papa Francesco, quasi in solitudine, dà esempi di buona volontà accogliendo un po’ di senza tetto e predicando misericordia. Basta? Gli si presta ascolto? Non cediamo allo sgomento. Chi può prosegua in quanto di buono, di altruistico, sta facendo; sarà di esempio.

Un saluto più di sempre fraterno.

Mauro Gentilini

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