HomeCircolari Locali15-06 Rete di Verona – giugno 2015

15-06 Rete di Verona – giugno 2015

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Giugno 2015

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, questa lettera è l’occasione periodica di riflessione e discussione sui grandi temi che ci coinvolgono, come scelta personale e spirituale, temi legati alla giustizia e alla responsabilità, in attesa di una vera discussione, possibile solo quando ci possiamo incontrare di persona, nei nostri incontri periodici o anche nell’incontro festoso di fine anno sociale. Quest’anno quell’incontro di festa sarà sabato 13 giugno prossimo, nei Giardini Pettenella Picotti, di via Marsala 12 A. E questo è l’invito di questa comunicazione. Ci vediamo la sera del 13.6, alle 20 circa. E subito dopo questa notizia gioiosa, un’altra comunicazione lieta: è stato proclamato santo il vescovo Romero, come da tempo tutti aspettavamo, salutato come santo da tutti fin dalla sua morte, il 24 maggio 1980. Un vescovo che viene ammazzato durante la messa perché invoca di non uccidere, quanto doveva aspettare per vedere proclamata la sua santità, il suo coraggio, il suo eroismo? Ma forse è stato meglio attendere tanto, perché tutti ormai chiedevano con ansia questa dichiarazione. Molti ricorderanno che un piccola delegazione veronese si è recata in Guatemala nel novembre 2012, 2 anni e mezzo fa, ad incontrare i nostri referenti dell’operazione da noi sostenuta in quel bellissimo e sfortunato paese, operazione che avevamo dedicato al vescovo Gerardi: Juan Conedera Gerardi era il vescovo di Città di Guatemala, ammazzato il 27 aprile 1998 per aver denunciato nel libro “Guatemala Nunca Mas” i nomi di chi aveva ammazzato migliaia di contadini indigeni, mentre dovevano rimanere segreti, e quel libro fu scritto con l’aiuto dei preti e delle parrocchie, che raccolsero le testimonianze. Nel nostro viaggio abbiamo cercato di visitare la tomba di Gerardi nella cripta della Cattedrale della capitale del Guatemala, ma non è ancora aperta.  Per fortuna in quello stesso viaggio abbiamo poi visitato la tomba del vescovo Romero, a San Salvador, nella cripta di quella cattedrale. Oggi governo e popolo salvadoregno lo ricordano come patrono nazionale, come martire del Salvador, ed anche noi lo ricordiamo tale, San Romero d’America, come già aveva indicato il Papa Francesco. L’argomento fondamentale della proposta di questo mese di giugno è una riflessione su quanto è emerso nel Seminario di Isola Vicentina, sulla Finanza criminale che sta uccidendo la democrazia ed i diritti delle persone. E’ il tema che la Rete mette in evidenza quest’anno, con 5 Seminari della Rete distribuiti in tutta Italia; ora si riprenderanno quei temi in una giornata di studio a Camaiore, con tutta la Commissione Finanza, quella che aveva preparato i seminari. A Isola Vicentina eravamo quasi una ventina da Verona, ed ora andremo in 4 a Camaiore per approfondire alcuni di quei temi. La relazione centrale è stata di Marco Bersani, uno dei fondatori della Rete ATTAC, l’Associazione che cerca di tassare le transazioni finanziarie, che ora invece avvengono in assoluta libertà, a solo profitto di chi detiene il denaro, impedendo invece ogni diritto di chi il denaro non ce l’ha, cioè la grande maggioranza della popolazione dei vari stati, e specialmente degli stati poveri, chiamati spesso con sarcasmo e disprezzo “in via di sviluppo”. Non valgono più i diritti dei popoli, delle persone in quanto tali, ma solo i diritti di chi ha il denaro, di chi è un soggetto economico, singoli, associazioni, banche, società, e più grandi sono più potere (e diritti) hanno. La denuncia di Bersani, e di tanti altri nel panorama politico internazionale, è chiara e preoccupatissima. La nuova formula è ormai “più capitale e meno diritti”, che riprende la precedente che sembrava più accettabile “meno stato e più mercato”; pare anche che il nuovo trattato atlantico a favore delle multinazionali (le famose Corporations, prevalentemente nordamericane), il TTIP, sarà approvato dall’Unione Europea a fine anno, peggiorando ancor di più la situazione. Sono argomenti molto complessi e dove è facilissimo imbrogliarsi, perché questa è la volontà continua delle Corporation, fare confusione, imbrogliare e fare affari senza intoppi. Sono invece argomenti che vanno approfonditi e discussi, a tutti i livelli, cercando sintesi semplici e abbastanza facili alle quali attenersi nelle nostre azioni e nelle nostre scelte, anche di solidarietà. Provo ora a proporvi una mia analisi semplificata, soprattutto per innescare la discussione e la possibile necessaria “resistenza” a queste ingiustizie. A mio parere le crisi sono 2, e non una sola. E non sono crisi temporanee, passate le quali torneremo all’equilibrio precedente, ad una vita tollerabile, ma sono crisi che cambieranno completamente la situazione, sono crisi di sistema. La prima crisi è in nome di uno sviluppo uniforme: tutti gli stati devono uniformarsi alle nuove tecnologie, tutti devono avere reti di comunicazioni televisive, telefoniche e di internet simili e omogenee, avere autostrade, servizi di trasporto su rotaie, su gomma e aeree, simili e compatibili. Questo è lo sviluppo, il livello cui tutti devono aspirare e che tutti devono possedere, i diritti di cui tutti devono godere; non esiste più l’andare a piedi, l’aspettare, ed anche nella produzione tutto deve essere industrializzato, perché così si produce di più e le merci sono a disposizione di tutti, senza troppi controlli sulle merci, senza fermarsi a pensare che occorrono denari per godere di quei beni e di quelle merci, e i poveri non ne potranno mai disporre, di un’auto, dell’energia elettrica in casa, eccetera. E così una diga e una centrale elettrica è un’esigenza primaria, nessuno vi si può opporre, perché altrimenti si oppone al progresso, allo sviluppo, si oppone alla vita migliore di tutti (di tutti chi?). Non conta il piccolo, l’esperienza locale, la coltivazione casalinga, le foreste dell’Amazzonia, vanno sostituite con coltivazioni più efficienti, più “economiche”. In America Latina sono molte le popolazioni che si oppongono da tempo a queste scelte che non passano attraverso la discussione con i rappresentanti indigeni. Ma la resistenza pare avvenire solo nei paesi diversi da Usa e Europa, dai paesi più avanzati industrialmente, dal G8, cui ora si aggiungono i nuovi paesi ricchi, i BRICS, Brasile Russia India Cina Sudafrica. Ho visto fotografie recenti delle città cinesi di oggi, città storiche e artistiche, dove accanto alle vecchie case di legno, decorate artisticamente, con vecchie tegole di bambù, spesso patrimonio dell’umanità, nascono a centinaia case nuove tutte uguali, casermoni in cemento armato, con tutti i servizi, l’energia elettrica, l’acqua potabile, le linee telefoniche e a fibra ottica, le fogne. E le vecchie case saranno presto abbandonate, come a Pechino, le vecchie case attorno a piazza Tien An Men. E si costruiscono enormi dighe sui fiumi, si inondano territori immensi, si fanno centrali nucleari vicine al mare, pensando di poter tenere tutto sotto controllo ed opporsi a qualsiasi pericolo o incidente. Tutto viene cementificato, tutto deve essere uguale, lo sviluppo è un obbligo, chi vi si oppone non fa il bene della gente, della città, della zona. E l’abbiamo visto bene l’esempio del Guatemala, ricordate il film “El oro o la vida” che ha introdotto il Convegno della Rete del 2012; dell’oro, del petrolio, dell’energia c’è bisogno, non ci si può opporre al progresso. E si deve scegliere, l’oro o la vita, o l’una o l’altra, sono cose in antitesi. E non scelgono le persone, le istituzioni elette, solo i governi e le banche. I diritti delle persone non contano, contano solo i diritti di chi ha il denaro. La seconda crisi è più feroce, più distruttiva, è la crisi del debito e della schiavitù perpetua, perché per realizzare quello sviluppo gli stati devono acquistare infrastrutture, macchine, tecnologie, e per far questo devono indebitarsi in modo irreparabile. I funzionari ed i politici che decidono queste nuove realizzazioni vengono tranquillamente corrotti, chi si oppone viene semplicemente eliminato, o con un incidente d’auto, o con un assassinio, o con un golpe militare (Marco Bersani ha citato Allende in Cile, o Arbenz in Guatemala, o Mossadeq in Iran); e gli stati si trovano sulle spalle debiti enormi, che non riescono a saldare, non ci riusciranno mai, e diventano così schiavi di chi vende quelle attrezzature, e devono anche votare all’ONU dalla parte di chi li sta impoverendo, depauperizzando. Il libro di Jhon Perkins è chiarissimo nel merito, “Confessioni di un sicario dell’economia”. Perkins era uno di quei sicari; l’economia che viene ammazzata dalla finanza e dalla violenza significa tutti i servizi e i beni comuni che gli stati, le comunità, dovrebbero assicurare ai loro cittadini, scuola sanità servizi. Tutto viene distrutto e sacrificato al debito, imposto e impossibile da togliere. La Grecia ad esempio ne sta diventando la nuova schiava, non se lo toglieranno mai, e l’Italia fra un po’ ne potrebbe seguirne le orme, anche se le sue dimensioni e la sua storia forse impediscono una procedura così drastica. Tutti gli stati poveri dovranno lavorare solo per pagare i debiti, debiti che non hanno voluto. Bersani ha indicato però come nello Statuto dell’ONU si possono (si devono!) rifiutare e non pagare i debiti illegittimi e odiosi, quelli che tolgono il cibo o le cure ai bambini e alle popolazioni, e ha indicato che l’Ecuador è stato uno dei primi stati che ha ridiscusso il suo debito, riducendolo enormemente. Anche Padre Zanotelli l’ha ripetuto con forza: questi debiti odiosi, che tolgono i beni comuni alle popolazioni, vanno eliminati proprio perché odiosi. Questa mi pare la situazione che ci opprime oggi e che potrebbe opprimerci sempre più nel futuro, soprattutto i paesi poveri, i più vulnerabili, anche ai disastri ecologici. Per quale futuro dobbiamo impegnarci? come resistere a queste ingiustizie e ridare i diritti e le risorse per il futuro, ai nostri figli ed ai popoli poveri, che sono un po’ i nostri figli, il nostro futuro? Non può davvero esistere un mondo futuro con le risorse in mano solo ad una minoranza di ricchi, che se le mantengono con ogni mezzo, anche con la violenza. Questo – più o meno – è lo stato delle cose, la prospettiva di sviluppo obbligato e di debiti incombenti. Quale rivoluzione si preparerà? La faranno certamente i popoli poveri, i ricchi non vogliono cambiare e difficilmente cercheranno cambiamenti possibili. Ma anche da noi ci sono ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. Anche da noi ci si deve ribellare. E poi ci si meraviglia di tanti migranti, di tanta gente che fugge dall’Africa, dal Medio Oriente, dalla Tailandia, da guerre e dalla miseria, da una situazione che non assicura niente ai loro figli. Quando si è alla disperazione si fugge, disposti a tutti, non si ha nulla da perdere. Era così anche in Italia, dal 1830 al 1950, rileggiamoci quei racconti di emigrazione e di disperazione. Bisogna cambiare le cose là, certamente, ma come? Chi lo dice, in realtà non vuole spendere nemmeno un cent per cambiare la situazione nei paesi poveri, figuriamoci se è disposto a impegnarsi in un’azione politica. Noi con la Rete abbiamo preso un piccolo impegno in questo senso, di assistere concretamente i loro progetti di liberazione, anche piccoli ma reali. Ricordiamo le parole di Paul Gauthier a Ettore Masina “Non venite qui ad aiutarci, cambiate le situazioni di schiavitù e asservimento nei vostri paesi”. Non è cambiato niente, se non in peggio. Il movimento mondiale per l’acqua è il primo movimento che si è mosso concretamente per opporsi, perché l’acqua non è una merce, è un bene primario, una necessità per la vita. Ma c’è invece un movimento globale per rendere private anche queste aziende, tutto privato, in mano a poche aziende controllate dal capitale, con movimenti enormi per acquisire clienti, per concentrare il capitale in mano ad alcune aziende più grandi e più forti che determinano ogni aspetto nel settore. Adesso si vuole concentrare anche le aziende di servizi: ha telefonato a casa nostra l’azienda di Milano A2A, per togliere clienti alla nostra AGSM. Se ci sarà un guasto arriveranno i tecnici da Milano? O non è meglio tenerci i nostri e fare più attenzione al territorio, ai nostri diritti, ai beni comuni? nostri e di tutte le persone umane? Sono argomenti enormi e complessi, e saranno quelli in discussione nei prossimi anni, di fronte ai cataclismi ecologici che potrebbero distruggere l’umanità nei prossimi 10-20 anni. Avremo molte occasioni per riflettere e discutere, iniziamo ora. E il primo incontro  sarà sabato 13 prossimo, vi aspettiamo. Un caro saluto da

Silvana e Dino

FOLLOW US ON:
15-06 Rete di Roma -
15-06 Circolare nazi
Rate This Article:
NO COMMENTS

LEAVE A COMMENT