HomeCircolari Locali15-07 Rete di Macerata – luglio 2015

15-07 Rete di Macerata – luglio 2015

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Macerata – Luglio/Agosto 2015

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

(Francesco D’Assisi – Il Cantico delle Creature)

Cari amici,  in un piccolo paese della provincia di Macerata, Ripe San Ginesio, appena 800 abitanti, si può vedere realizzata la sostenibilità ambientale, sociale ed economica con un impianto fotovoltaico che produce più della metà del fabbisogno energetico del comune, una scuola elementare ad alta efficienza energetica, oltre 80% di raccolta differenziata, un impianto termico a energia solare che produce acqua calda per la palestra e l’asilo, un anfiteatro all’aperto recuperato da una vecchia cava; un paese, quindi,  a  impatto ambientale  zero, un borgo sostenibile e innovativo, protetto, ma connesso.  Fra le tante iniziative di questo borgo c’è nel mese di luglio un Festival intitolato “Borgofuturo Festival” che dal 2010 immagina una prospettiva di sviluppo per il piccolo centro. Il Festival, negli anni, è diventato il motore del territorio e della comunità ed è stato capace di innescare l’ideazione di un progetto molto più ampio. Scelte precise da parte dell’amministrazione comunale e dell’associazione Borgofuturo hanno avvicinato lo spazio fisico Ripe San Ginesio al luogo simbolico definito dal festival e dalla comunità che lo anima. Partendo da questa scintilla, Borgofuturo si è fatto teatro di un crescente fermento culturale, che ha visto negli ultimi anni una maturazione di relazioni, connessioni e nuove progettualità in ambito creativo e di sostenibilità. Una rete attiva, intrecciata con molte realtà regionali e nazionali che si muovono sugli stessi temi. Una cittadinanza ideale, appunto, che si è mossa nel tentativo di far corrispondere un luogo simbolico ad un luogo reale. Visti i risultati ottenuti, altri obiettivi sono stati fissati, quali: realizzare un borgo sempre più accogliente e solidale, volto all’inclusione sociale; un borgo che sostenga l’economia locale rivolta anche a giovani imprenditori; un borgo che punta sulla cultura arricchendo la Pinacoteca comunale e ospitando manifestazioni culturali; un borgo che tutela territorio e ambiente; un borgo che promuove un turismo sostenibile basato sulle produzioni locali.

Quest’anno uno degli ospiti è stato Serge Latouche che ha parlato della “Decrescita Felice” di cui è fautore insieme a diversi altri pensatori fra filosofi ed economisti. Latouche ha iniziato il suo intervento chiarendo che la parola “decrescita” è uno slogan da contrapporre all’altro slogan “crescita” per far capire con un paradosso quanto sia assurdo pensare di crescere all’infinito in un mondo finito! Il vero senso della “decrescita” sta nell’introdurre nella nostra mentalità un concetto di austerità, di non spreco, di sostenibilità. Il filosofo francese parla di “truffa” degli economisti che hanno trasformato l’economia in un organismo vivente pur sapendo che essa è una scienza astratta; per gli organismi che fra l’altro sono mortali, è opportuno parlare di crescita che, tuttavia, non va avanti all’infinito e ad un certo punto si ferma. Altro “imbroglio” secondo Latouche, è che il capitalismo che prometteva di portare miglioramenti per tutti, di fatto si è allontanato da quegli obiettivi facendo arricchire pochi e impoverire tanti a causa dell’avidità e del profitto sfrenato e che la crescita invece di far aumentare i posti di lavoro, come prometteva, li ha fatti diminuire arrecando, purtroppo, gravi danni alle nuove generazioni. “Tutto ciò ci ha fatto perdere il senso della vita contemplativa e siamo come atrofizzati nella nostra indifferenza.” Tutti possiamo auspicare la crescita, ma in senso biologico non economico. La società consumistica di crescita è destinata a finire come ogni organismo, anch’essa morirà. E se non avremo predisposto un pensiero alternativo come faremo? Altro meccanismo perverso riguarda il sistema bancario europeo nel quale mentre la Banca Centrale Europea eroga prestiti alle banche private a tassi bassissimi, prossimi allo 0%, queste ultime prestano agli Stati a tassi di mercato, quindi molto più alti. Infine Latouche ha portato un esempio di austerità tutta italiana, parlando di un precursore della decrescita, Enrico Berlinguer che parlava di una “terza via” immaginando una possibilità diversa fra comunismo e statalismo, terza via in cui ognuno, uomo o danna, poteva realizzarsi come persona non essendo più un numero come nel sistema statalista. “Decrescita è triste come termine, ma funziona come slogan provocatorio!” dice Latouche – La ricetta che lui propone si riassume nei seguenti concetti: più sociale, giusta concorrenza, no al gioco al massacro firmato globalizzazione, lavoro per tutti (magari a salari e stipendi più bassi e meno ore di lavoro pro capite, pur di lavorare tutti), riorganizzazione dei consumi, localizzazione vietando la delocalizzazione alle imprese, riduzione degli sprechi, riconversione verso fonti rinnovabili, graduale abbandono del petrolio  come fonte energetica, abbandono dei pesticidi e concimi chimici in agricoltura per convertirsi alla green economy, implementazione delle tratte ferroviarie locali e interne  invece di pensare all’alta velocità, acqua e aria pulita.

“Di fronte alla globalizzazione (…) bisogna concepire e volere una società nella quale i valori economici non siano più centrali (o unici). L’economia dev’essere rimessa al suo posto come semplice mezzo della vita umana e non come fine ultimo. (…) Ciò non è solo necessario per evitare la distruzione definitiva delle condizioni di vita sulla Terra ma anche e soprattutto per fare uscire l’umanità dalla miseria psichica e morale in cui si dibatte.”

Serge Latouche

Maria Cristina Angeletti

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