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15-07 Rete di Quarrata – luglio 2015

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Quarrata – Luglio/Agosto 2015

Carissima, carissimo, “il Brasile é un paese ancora molto diviso: quello dei Signori e quello dei Servi. Non é ancora una Nazione di cittadini. Per la stragrande maggioranza dei cittadini i diritti sono favori concessi loro dai signori”. Così esordiva Waldemar Boff, referente del progetto della Rete, che opera nelle favelas della Baixada Fluminense, una vasta distesa di case povere, popolata da quattro milioni di abitanti. Dove vivono coloro che non sono riusciti, causa la propria povertà, ad abitare a Rio, durante una nostra conversazione. Mentre noi, ci interessiamo dei servi, degli schiavi, del mondo degli oppressi e degli esclusi, di coloro che non sono contabilizzati, perché non hanno un reddito. La massa degli esclusi che sovrabbonda ancora le campagne e le città, costituisce, a suo vedere, la materia prima di un nuovo ordine sociale, fatto di cittadini e di fratelli. Sono loro che costituiscono la promessa di un futuro più umano. Oggi la trasformazione sociale è possibile non con la violenza ma, con la persuasione interiore. Oggi necessita una rivoluzione molecolare, nello svegliarsi delle coscienze, nel riscatto della nostra profonda umanità, attraverso il gesto dell’accoglienza, della parola che illumina, del cuore che si apre alla compassione. Oggi gli esclusi vanno educati dolcemente. Parliamo mentre stiamo arrivando a Pedro do Rio-Vila Leopoldina, dove il compianto, ma sempre vivo in me, Guerino D’Amico di Pescara, che sento al mio fianco con la sua voce grave, gli occhi lucidi e le mani pronte a frugarsi in tasca per distribuire ai bambini che lo circondavano, i reais che conteneva. Piangendo a dirotto. In questo quartiere, grazie alla sua generosità, è stato costruito un asilo dedicato a ricordo di suo figlio Gianfranco. Adesso il Comune l’ha ristrutturato e ampliato, ci sono 90 bambini che dalle 7 alle 16 hanno la possibilità di crescere in serenità, lasciando a casa sofferenza, fame e preoccupazioni. Pedro do Rio è un insieme di casupole di pochi mattoni, lamiere per tetto, terra rossa argillosa umida ovunque, che si attacca alle scarpe. E’ una striscia sopra il fiume dove, un tempo passava la ferrovia. Centinaia di panni stesi fanno da corona, mentre una decina di cani ci fanno da scorta. Nonna Neide ci invita a vedere la sua “casa”, pitturata da poco, pulita, in ordine. Ci dice che sognava una casa così da 50 anni. Trenta metri quadri che condivide con il marito e un figlio. Entrati ci offre un bel “sorriso” e un caffe; facendo attenzione che ognuno abbia il suo cucchiaino. E’ una donna di una dolcezza infinita, dimostra molti anni tante sono le rughe che le hanno scavato il volto. Ne ha 59! Arrivati all’asilo ci viene incontro Dorinha, la direttrice. Sui muri cartelli e disegni che richiamano l’importanza dell’ecologia, del pianeta Terra, disegni e collage. Mi colpisce un manifesto con su scritto: “Amministrare ricchezze del mondo per il bene comune significa che tutti possono avere da mangiare, una casa, l’accesso alla salute e un lavoro. Cose basilari che danno dignità”. Credo che la volontà di giustizia degli educatori insieme ai bambini rendano sublime la vita che c’è in loro. Gli educatori incoraggiano i bambini sottolineandone le qualità. Pranziamo con loro, il mangiare é ottimo, si ride, mentre i loro occhi sono concentrati su di noi. Improvvisamente arriva un giovane scalzo e impolverato, il suo nome è Joao. Dorinha lo inviata a sedersi e a mangiare con noi. Preso il suo piatto, si siede al tavolo a lato, teme di impolverarci… Stando con questi bambini credo che dobbiamo creare la possibilità di fare fiorire nuove forme di vita, di creare forme nuove di fraternità, di introdurre qualità inedite di giustizia e di pace. Incontrando gli impoveriti emerge, sale dentro di noi la consapevolezza che è solo attraverso l’uomo e il mondo che la vita si manifesta. E’ l’esperienza che ti fa uscire da te stesso facendoti penetrare la realtà, creando gioia, presa di coscienza ma anche sofferenza e lotta. Perché l’incontro è sempre arricchimento, solo chi lo sperimenta può capire e comunicarlo, dandogli autorità. L’esperienza è spogliarsi dai preconcetti e da idee precostituite. E’ il modo in cui si interiorizza la realtà e la forma che troviamo per situarci nel mondo insieme agli altri. Come non ricordare in questo luogo, ancora una volta l’amico-fratello Guerino per le emozioni e i giudizi di valore che lo accompagnavano, nell’ottica della liberazione o dell’oppressione, dell’inclusione o dell’esclusione. Guerino vedeva, sentiva la liberazione di questi bambini come un orizzonte prossimo. In questi luoghi si fa presto a pensare al volontariato come ad un momento di crescita interiore, morale ed etica. Penso a gruppi di persone semplici che si incontrano, che si impegnano per cercare di essere in concreto quella piccola goccia nel deserto di un mondo che soffre le ingiustizie provocate dalla nostra società egoista, che opprime, che ruba ai poveri per dare ai ricchi, che schiavizza, usufruendo del benessere rubato ai più.

Petropolis, luglio 2015

Antonio

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