HomeCircolari Locali15-09 Rete di Roma – settembre 2015

15-09 Rete di Roma – settembre 2015

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Roma – Settembre 2015

Carissimi amiche e amici, oggi ricorre l’anniversario dell’armistizio del 1943, equivoca conclusione per l’Italia di una guerra ingloriosa, una guerra fascista e disastrosa. Ma che segnò anche l’inizio della Resistenza (con i combattimenti a Porta S. Paolo a Roma), l’avvenimento destinato a rigenerare il nostro Paese in modo insperato, frutto dell’eroico impegno di migliaia di cittadini di ogni estrazione sociale, sparsi in tutte le regioni, guidati molto spesso da uomini e donne che miracolosamente si erano mantenuti immuni dal contagio del regime, coltivando con cura i princìpi della democrazia liberale e della lezione gramsciana. Lo straordinario esito finale fu – come ben sappiamo – l’approvazione di una Costituzione repubblicana da molti Stati invidiataci, poi a più riprese insidiata dai nemici della democrazia e ancor oggi attaccata da molti politicanti che ammorbano la nostra vita quotidiana tentando di riportare in auge vecchie forme di politica reazionaria. Se non si difende quanto di meglio si riuscì a conquistare allora con sacrificio e non si mantengono saldi i princìpi che regolano il nostro vivere civile e le istituzioni a esso preposte non si potrà fronteggiare neppure il problema che oggi assilla il vecchio continente: quello dei migranti, siano essi rifugiati o semplici fuggitivi dalla miseria più nera (aboliamo definitivamente l’infame termine di “clandestini”). Uno dopo l’altro tutti gli Stati europei vengono coinvolti e disputano sul da farsi, a volte senza vergogna per le posizioni assunte, con qualche recente resipiscenza (Germania, Austria). Infatti quell’Unione Europea sognata a Ventotene da Spinelli, Colorni e Rossi non è in realtà mai nata e prima o poi le conseguenze si sarebbero presentate in forma drammatica. Le migrazioni dei popoli fanno parte della storia. Ora assistiamo a quella dei disperati dell’Africa e dell’Asia che fuggono da guerre civili crudelissime, da carestie senza speranza, dalle barbarie indicibili dei fondamentalismi religiosi. L’Occidente ha molte responsabilità in tutto questo, antiche e recenti, e non può esimersi dall’affrontare con spirito di giustizia e molta misericordia la sorte dei fuggitivi, già provati da esperienze dolorose inclusa la perdita in viaggi avventurosi di molti dei loro cari, di frequente in tenera età. Assurdamente molti continuano a definire “emergenza” il fenomeno, come se potesse essere superato in breve e tornare alla tranquillità (perfino il Pentagono ha parlato di una durata di vent’anni). Cecilia Strada ha scritto su Emergency di giugno: “Ci chiediamo come si possa sempre chiamare “emergenza” un fenomeno che è costante, strutturale, un fenomeno che – a ben guardare – esiste da che esiste il mondo, perché la storia dell’uomo è la storia delle sue migrazioni. Ci chiediamo come si possa parlare di “invasione” per i numeri delle persone che raggiungono l’Europa, quando sappiamo che la maggior parte dei rifugiati nel mondo (…) sta nei Paesi circostanti a quelli da cui scappano, non certo in Europa”. E più avanti: “Ci chiediamo se chi soffia sul fuoco della paura, della disinformazione e del razzismo abbia mai guardato in faccia chi sbarca”. Parole da condividere. E sappiamo quel che fa Emergency in tanti luoghi diversi, tra cui il nostro sud. Due giorni fa il papa ha invitato con decisione vescovadi, parrocchie e istituti religiosi ad accogliere i rifugiati, richiamandosi all’accoglienza evangelica. Lo si ascolti. Al nostro prossimo coordinamento nazionale (Quarrata, 19-20 settembre) si discuterà ampiamente del tema su cui la Rete ha fermato la sua attenzione negli ultimi tempi, un problema condizionante – senza timore di esagerare – le politiche mondiali e che non potevamo eludere: quello della “finanza criminale”. Dopo che se ne è trattato nella apposita “commissione finanza” e nei seguenti seminari interregionali, è giunto il momento di tirare le somme con la presentazione di un questionario per la partecipazione della Rete alla sessione del TPP (Tribunale Permanente dei Popoli) sulla finanza criminale, nonché di un documento sulle proposte dei seminari a cura della commissione finanza. Il dibattito si prevede ricco e si spera fruttuoso. Nell’o.d.g. ci sono altri punti ragguardevoli (sede, data e tema del prossimo Convegno nazionale e relativo gruppo preparatorio; i coordinamenti prossimi; gli estensori delle circolari nazionali fino al giugno del ’16). Ma l’attenzione cadrà inevitabilmente sul tema principale. Si deve riconoscenza a coloro che con passione, fossero esperti di economia o non esperti dedicatisi alla disciplina per l’occasione con tanta buona volontà, vi si sono prodigati generosamente. “La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia. Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana. Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura. La crisi finanziaria del 2007-2008 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale” (dal paragrafo 189 dell’enciclica “Laudato si’“ di papa Francesco). Quale miglior viatico, questa autorevole citazione, al prossimo dibattito di Quarrata? Intanto le reti locali continuano a curare i loro progetti (e ce ne informano) relativi a Brasile, Palestina, Haiti, Guatemala, popolo Mapuche ecc. e altri ne propongono. La nostra Rete è viva e vitale. Senza esaltarcene (la solidarietà non lo consente), ne siamo felici. Un abbraccio affettuoso, come sempre col pensiero rivolto a Ettore e Clotilde, cui dobbiamo moltissimo.

Mauro Gentilini

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