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16-03 Rete di Verona – marzo 2016

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Marzo 2016

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, dopo l’incontro del 3 febbraio, di cui vi ha riferito Dino nella scorsa circolare, non ci siamo più ritrovati come gruppo Rete di Verona, abbiamo però collaborato attivamente nell’organizzazione di una serie di incontri dedicati ad un tema a noi sempre molto caro, la Palestina. Il 9 dicembre è stato nostro gradito ospite il rabbino Jeremy Milgrom, membro fondatore del movimento Rabbini per i Diritti Umani, che abbiamo ascoltato in Sala Africa dai Comboniani. E’ stato molto interessante sentire la sua esperienza: nato in una famiglia ebrea americana, a 15 anni si trasferisce in Israele, studia e diventa rabbino, si arruola nell’esercito convinto di dover compiere il proprio dovere a difesa del paese in cui ha scelto di vivere, ma a poco a poco si rende conto che proprio questo paese lo delude perché è dominato da una violenza che supera ogni sua aspettativa e discrimina pesantemente chi non è ebreo. Pioniere nel dialogo interreligioso con palestinesi musulmani e cristiani, lavora a lungo col suo movimento per i beduini, ma finisce col sentirsi isolato persino tra gli ebrei difensori dei diritti umani perché non condivide più gli ideali sionisti che permeano anche le parti più sane della società israeliana. L’incontro con Jeremy è stato per noi una sorta di prologo ad una serie di serate dedicate alla Palestina presso il monastero di Sezano: alcuni amici del monastero, reduci da un pellegrinaggio di giustizia in Israele e Territori Palestinesi Occupati, ci hanno invitato a collaborare al loro progetto di sensibilizzare l’opinione pubblica veronese sulle pesanti conseguenze dell’occupazione israeliana delle terre palestinesi. Insieme siamo riusciti ad ottenere la disponibilità di alcuni preziosi testimoni e a rendere piacevolmente conviviali le serate grazie a Fulvio, docente dell’istituto professionale alberghiero degli Stimmatini, autodefinitosi ormai lo chef dei Beni Comuni. Il 22 gennaio è stata la voce di suor Alicia, comboniana, ad offrire ai numerosissimi presenti una chiara introduzione storica alle vicende palestinesi, dando così a tutti modo di comprendere come si sia giunti all’intricatissima situazione odierna di occupazione israeliana illegale delle terre di un altro popolo. Alicia ci ha poi aperto gli occhi sulle paradossali conseguenze della costruzione del muro dell’apartheid a Betania, dove per vari anni ha operato con alcune consorelle: il cortile del loro asilo per bambini palestinesi è stato letteralmente rinchiuso dal muro, ai bambini ne è stato precluso l’accesso; non vi sono proteste che tengano, prevale il sopruso del più forte. Ma per condividere il destino dei più deboli Alicia e una consorella “scavalcano” il muro e vanno a vivere al di là, tra i palestinesi. Infine Alicia ci ha condotto col racconto e con le immagini a conoscere alcuni villaggi di beduini del deserto di Giuda dove lei si è attivata per aiutare ad aprire e a gestire asili e per offrire alle donne occasioni di formazione e di lavoro. Il 15 febbraio abbiamo ascoltato con grande partecipazione l’esperienza di Pietro, un giovane volontario dell’Operazione Colomba, attiva nel territorio palestinese a sud di Hebron a sostegno dei piccoli villaggi resistenti rimasti. Essi da anni subiscono le angherie dei coloni ebrei israeliani che vivono negli insediamenti sviluppatisi illegalmente nella zona. I racconti e i filmati di Pietro ci fanno provare una rabbia impotente di fronte alle violenze perpetrate sui pastori e i loro animali, sui contadini, i loro poveri campi e gli ulivi, sui bambini che camminano per chilometri per raggiungere la scuola. Pietro ci ha spiegato quanto sia difficile “allenarsi” alla nonviolenza per opporsi a tali soprusi e ci ha condotti a condividere la sua profonda ammirazione per i palestinesi che qui resistono con metodi coraggiosamente nonviolenti nonostante arresti e demolizioni di case. La loro forza è l’unità: uomini, donne e bambini lottano insieme da anni, decisi a non abbandonare le loro terre all’esercito occupante, e per il loro coraggio hanno ottenuto l’importante sostegno dei giovani volontari internazionali come Pietro e di attivisti ebrei israeliani per i diritti umani. Aggiungo un breve cenno all’incontro Oltre il terrore – Voce alle donne musulmane cui alcuni di noi hanno partecipato martedì 2 marzo in Sala Africa. Mi sembra un bel modo di augurare a tutti un buon 8 Marzo, dato che la protagonisa della serata era Souheir Katkhouda, una donna siriana di fede musulmana, sposata e madre di 7 figli, da quasi 40 anni stabilitasi in Italia, presidente dell’Associazione Donne Musulmane d’Italia. Parlandoci con molta semplicità ma anche grande determinazione dei problemi affrontati nella sua esperienza personale di immigrata, Souheir ci ha fatto riflettere sull’importanza della conoscenza reciproca, che sola può abbattere muri e far crollare pregiudizi, e ci ha chiesto di non accomunare mai gli attentati terroristici compiuti da folli fondamentalisti con il messaggio dell’Islam né di allargare ad intere comunità musulmane le condanne degli odiosi atti criminali perpetrati da pochi fanatici. Dopo gli attentati di Parigi le donne musulmane della sua associazione scese in piazza hanno scritto sui loro cartelli no al terrorismo e sì alle moschee: per loro chiedere luoghi di culto, comprare una casa, aprire macellerie musulmane, mandare i propri figli a scuola, collaborare allo sviluppo dell’Italia, rispettarne le leggi sono segni di un forte desiderio di stabilità e di integrazione. Souheir sta ora lavorando con la sua associazione al Progetto Aisha, finalizzato all’educazione all’affettività degli adolescenti musulmani, perché la violenza sulle donne non ha religione, accomuna purtroppo musulmane, cristiane e non credenti, perciò è bene che tutte lavorino per prevenirla. Concludo ricordandovi l’importante appuntamento del Convegno Nazionale, che quest’anno si svolgerà dall’8 al 10 aprile nella cittadina umbra di Trevi sul tema Migranti oltre l’accoglienza – donne e uomini in cammino verso l’inedito (per trovare tutte le informazioni relative al convegno e per compilare la scheda di iscrizione, andate sul sito reterr.it). Siamo stati lungimiranti nella scelta del tema, perché anche se qualcuno osava ancora definire i flussi migratori un’emergenza, ora è ben chiaro che essi sono in realtà il fenomeno che maggiormente caratterizza il nostro tempo ed è destinato a manifestarsi ancora molto a lungo. Ciò che particolarmente ci scandalizza e ci rattrista è assistere allo sfacelo degli ideali europeisti nel momento in cui ci troviamo ad affrontarlo: se ancora coltivavamo l’illusione che Unione Europea significasse non solo fine di ogni guerra nel nostro continente, moneta unica per molti dei suoi paesi, confini aperti per il libero scambio di persone e merci, ma anche grande costruzione politica portatrice di un messaggio di civiltà, di pacificazione, di solidarietà per tutto il pianeta, ora quest’illusione sta crollando man mano che ergiamo muri e fili spinati per bloccare anziché accogliere, per escludere anziché includere, per “fregarcene” anziché “prendercene cura”. Noi della Rete Radié Resch però non vogliamo adeguarci, vogliamo “restare umani”: ecco perché l’invito a partecipare al convegno, dove ci diremo che un’altra Europa è possibile, diventa così significativo. Ma per la Rete di Verona c’è ancora un appuntamento prima del convegno: ci troviamo martedì 8 marzo alle ore 21 presso la sede di Combonifem in via Cesiolo 46 per parlare delle nostre operazioni e delle prossime iniziative. Come vedete dalla locandina allegata, poi, siamo tutti invitati anche il 16 marzo al terzo incontro palestinese presso il Monastero di Sezano per ascoltare la testimonianza di Marco Ramazzotti Stockel della Rete Italiana ECO (Ebrei Contro l’Occupazione).

Francesca Gonzato

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