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16-04 Rete di Quarrata – aprile 2016

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Quarrata – Aprile 2016

Carissima, carissimo, da pochi giorni siamo rientrati dal Convegno della Rete a Trevi dove abbiamo dato la parola ai nostri amici profughi e migranti, evidenziare che è stato meraviglioso è poca cosa in rapporto a ciò che abbiamo ascoltato, vissuto. Un’umanità nuova in cammino verso ognuno di noi, verso ogni comunità, verso ogni Stato per sentirsi insieme: mondo. Siamo nel pieno dell’anno della Misericordia, al convegno abbiamo compreso che ha mille strade, mille modalità, che la solidarietà si esprime in mille modi, che è un aspetto essenziale della misericordia. Che offrire misericordia non può essere un peso o una noia da cui liberarci in fretta. Il bisognoso, la vedova, lo straniero, l’orfano: Dio vuole che guardiamo a questi nostri fratelli. Vuole metterci alla prova se siamo capaci di fermarci a guardare negli occhi la persona che mi sta chiedendo aiuto? Sono capace? Oggi dobbiamo amare le persone in modo che esse siano libere di amare gli altri più di noi, perché è il volersi bene che fa sentire le persone uguali. Oggi facciamo i conti con il caos, con male, con i disastri della natura, con le violenze, con le guerre, con le ingiustizie, con la sopraffazione di un popolo sull’altro. Oggi il male è così invadente da poter pensare che forse l’uomo, prima ancora di essere colpevole, ne è vittima. Oggi gli errori, l’imperfezione, il limite sono quindi insiti nella storia, ma sono anche la chiave del progresso. I momenti più caotici, e noi probabilmente ne stiamo attraversando uno, sono però spesso anche quelli che danno origine ad una nuova coscienza, ad un salto di qualità, alla capacità di un radicamento più interiore, ad una maggior crescita umana. L’Europa ha chiuso le frontiere sulla rotta dei Balcani percorsa dai profughi, lo ha annunciato come una vittoria. Un volto, quello dell’Europa, senza vergogna. Doveva organizzare la distribuzione dei profughi, siamo ancora al caos, peggio, si ergono muri ovunque, in questi giorni anche l’Austria, governata dalla sinistra, ma presto chiamata al voto, per paura di perdere le prossime elezioni, ha iniziato a costruire un muro al Brennero, e sta pensando di ergerlo anche con la Slovenia. I ventotto paesi hanno siglato l’accordo ma nessuno è interessato a metterlo in pratica. Dove sono l’umanità, la solidarietà, la compassione. Una vittoria dei ciechi egoismi, del cinismo e dell’indifferenza, sbandierata proprio da una istituzione che vanta nel proprio curriculum un “immeritato” Premio Nobel per la Pace nel 2012. Le frontiere chiuse a migliaia di profughi senza documenti regolari in fuga dai conflitti in Siria, in Afghanistan e in Iraq, dal terrorismo nel Pakistan, dalla siccità, dalla fame e dai regimi dittatoriali dell’Africa sub-sahariana. Sono porte sbattute in faccia a famiglie intere, a madri e bambini. Ad Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia, sono bloccati 14 mila migranti e rifugiati, in condizioni drammatiche. Ho ricevuto notizie tragiche dagli amici preti di Ambivere (BG) che avevano eretto nel tempo di Quaresima una tenda e vi avevano preso posto, che sono andati ad incontrarli. Ma allo stesso tempo quanta voglia di vita, quanta creatività ci fatto conoscere attraverso l’invio di notizie e grossi murales fatti con i bambini. Ad ogni loro movimento ricevono, contro ogni legge internazionale vigente, lanci di lacrimogeni, proiettili di gomma e acqua gelida con gli idranti. Stiamo assistendo alla crudeltà dell’umanità nel fango! Dove è finita l’Europa della democrazia e dei diritti? Ma soprattutto dove ha smarrito la sua umanità di fronte al genocidio in atto nel Mediterraneo, mare di sangue, che ha falcidiato dal 1988 oltre 28 mila vite? Ma questi non sono numeri, come ci hanno insegnato padre Zanotelli e don Ciotti, questi non sono numeri, sono volti, vite, quante volte dovremmo ancora ripeterlo? Che ne è rimasta della commozione di tutto il mondo davanti alla foto del piccolo Aylan sulla spiaggia turca? 330 bambini inghiottiti solo dall’inizio dell’anno da un mare più nero dell’inferno senza una lacrima versata, se non il dolore eterno, di cui non sapremo mai, delle madri. E se fossero stati bambini italiani, annegati durante una crociera sul Mediterraneo? Solo questo è un orrore impronunciabile, vero? Chi li avrà sulla coscienza quando tra venti o trent’anni si leggerà sui libri di storia di un genocidio mai riconosciuto, mai affrontato con soluzioni possibili e praticabili, come quella dei corridoi umanitari? Continuiamo a voltare tutti gli occhi da un’altra parte, continuiamo a far finta di non vedere. C’è da vergognarsi di essere europei. Punto e basta. Ci domandiamo quali sono i motivi dei conflitti, chi li determina, chi li arma, quali interessi economico e geopolitici ci sono dietro, e a vantaggio di chi? Chiudo ricordando che, seicentomila italiani ricevono la pensione ogni anno grazie ai contributi versati dai lavoratori emigrati, che hanno versato all’Inps contributi per circa 8 miliardi di euro.

Antonio

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