HomeCircolari Locali16-06 Rete di Macerata – giugno 2016

16-06 Rete di Macerata – giugno 2016

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Macerata – Giugno 2016

Il Laboratorio della decrescita a Macerata

Il gruppo della Decrescita Felice a Macerata è nato grazie all’ interesse di alcuni partecipanti del gruppo di acquisto locale e di altre persone interessate che hanno iniziato a riunirsi regolarmente dal marzo 2011. Ma cos’è il movimento della Decrescita? La parola, a un primo impatto, suona in maniera strana. Innanzitutto non siamo abituati ad usarla, tantomeno a vederla accostata ossimoricamente all’ aggettivo “felice”. Vediamo brevemente come nasce il movimento in Italia e lasciamo poi la parola ai protagonisti di questa associazione. Il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) è un movimento italiano nato e cresciuto informalmente nel 2000 sui temi della demitizzazione dello sviluppo fine a se stesso, e successivamente sfociato in un’associazione fondata da Maurizio Pallante, esperto di risparmio energetico. Il movimento, chiaramente ispirato alla decrescita teorizzata da Nicholas Georgescu-Roegen, fondatore della bioeconomia, ed in linea con il pensiero di Serge Latouche, parte dal presupposto che la correlazione tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva, ma che esistano situazioni frequenti in cui ad un aumento del Prodotto interno lordo (PIL) si riscontra una diminuzione della qualità della vita.(Wikipedia) Concetti ripresi anche da moderni economisti quali, ad esempio Angus Deaton, premio Nobel 2015 per l’Economia di cui ho già scritto. Macerata accetta la sfida e si costituisce “Il Laboratorio della Decrescita”. Allora per capire meglio quali sono i loro ideali, come vivono la decrescita nella vita di ogni giorno e quanto tengono al concetto del “Saper Fare”, ho deciso di far parlare proprio loro! Una famiglia decresciuta: “Più che altro siamo una famiglia che ha intrapreso questo percorso e ancora tanto c’è da fare. All’inizio ci siamo chiesti come potevamo evitare gli sprechi con la limitazione del vivere in città, in una casa in affitto (no indipendenza energetica, pannelli solari ecc. no orto per un autosufficienza alimentare). Eppure le cose che si possono fare sono tante. Per primo abbiamo eliminato la macchina a benzina e ne abbiamo presa una usata a metano, ma il grosso dello spreco in una famiglia è l’alimentazione. Abbiamo puntato sull’autoproduzione e sulla qualità dei prodotti. Siamo iscritti al Gas di Macerata (Gruppo d’ acquisto solidale) e acquistiamo quindi prodotti biologici direttamente da produttori locali, la famosa filiera corta. Io ho cominciato a fare in casa tutto quello che potevo autoprodurre: pane, pasta, pizza, rustici, torte, marmellate (ogni volta che gli amici mi portavano della frutta). Tra le autoproduzioni non alimentari abbiamo fatto anche il sapone, con buoni risultati. Insomma tra gas e autoproduzioni al supermercato ci vado pochissimo. Per i detersivi ne ho ridotto l’uso (detersivi piatti e lavatrice che sono biologici eco-sostenibili e concorrenziali a livello economico con quelli dei supermercati). Ho abolito l’uso dell’ammorbidente e per il resto uso aceto e sapone di marsiglia. E’ chiaro che questo è avvenuto nel tempo, è un percorso anche personale che va fatto gradualmente e senza stress. Vorrei spendere due parole sull’alimentazione dei bambini partendo dalla mia esperienza personale. Oggi le mie figlie non mi chiedono quasi più merendine, patatine ecc. (che io non ho mai negato, ancora oggi se me le chiedono io le compro), preferiscono fare merenda con torte o pane e marmellata, pomodoro, miele o, come la piccola, con pane e olio. Ho sempre cucinato, un po’ per eredità ricevuta un po’ per passione e anche perché è “buono”, in tutti i sensi! Insomma loro hanno mangiato da subito verdure, legumi, zuppe; sono state educate al gusto semplice degli alimenti. Penso che se da piccoli si comincia con gli alimenti industriali il bambino si adegua ad un gusto artefatto e diventa quasi impossibile fargli apprezzare il sapore semplice di una verdura con l’olio o di un minestrone. Va fatta sin da piccoli un’educazione al gusto. Per quanto riguarda gli elettrodomestici (in particolare lavatrice e forno) mi sono organizzata per utilizzarli nelle fasce orarie più economiche. Sabato e domenica, la sera dopo le 19.00 e la mattina fino alle 8.00. La bolletta è diminuita sensibilmente! Tornando agli sprechi altre parole chiave sono state SCAMBIO e DONO. Dall’abbigliamento al computer. RICICLO-RIUSO (scatole di cartone e cassette della frutta decorate e utilizzate come contenitori per giocattoli, porta vasi, porta tutto). Abbiamo provato quest’estate, con molta partecipazione ed entusiasmo, a fare l’orto sul balcone con buoni risultati. C’è stata poi l’esperienza della costruzione e uso di forni solari che per tutta l’estate ci ha deliziato con ottimi pranzetti a costo energetico zero. La nostra vita non solo è migliorata qualitativamente ma abbiamo più tempo e più soldi per noi che in parte abbiamo investito per le cose che ci piacciono. Abbiamo pensato di nutrire anche il nostro ”spirito”, perché la decrescita non vuol dire “privazione” ma la ricerca di una migliore qualità della vita. Una paesaggista e tenace, avversaria del consumismo, appassionata di Eco-Design e prodotti naturali (è stata lei a tenere il workshop sul sapone fatto in casa), lavora anche in un agriturismo a conduzione familiare. Quando nasce la tua passione per il verde? Guardandoti all’ interno della cornice del tuo meraviglioso agriturismo sembra quasi sia stato un imprinting naturale. Qual è un sogno che vorresti realizzare? “La mia non può essere definita una “passione”, piuttosto direi che mi sento parte integrante della nostra casa, della Terra, e della Natura. Fino a poco tempo fa questa era soltanto una mia sensazione, ma l’incontro con la Decrescita e poi con le Transition Town mi hanno spinto verso un desiderio di divulgazione. Ho capito che la consapevolezza è la chiave di lettura della nostra presenza, per un vivere basato sul rispetto. Siamo tutti vettori, come il vento per la riproduzione delle piante. Sta a noi decidere cosa trasportare. Quindi se vogliamo parlare di sogni mi viene in mente la prima scena del film “Il pianeta verde”, un incontro, un’umanità cosciente, unita da un solo obiettivo: l’amore. Andrea e Alice partecipano al Laboratorio delle Decrescita fin dalla sua nascita, sempre presenti e attivi anche nei vari laboratori che si organizzano per incrementare il cosiddetto “Saper Fare”, concetto molto caro ai decresciuti; Andrea ti va di parlarci del laboratorio sulla carta che si è svolto poco tempo fa? “I vari laboratori organizzati nei mesi scorsi sono stati ispirati alla facilità di utilizzo di un materiale come il cartone, per poter realizzare qualcosa che oltre alla spirito dell’autoproduzione, ha appagato una nuova forma di cooperazione che rispecchia alcuni principi della decrescita. Si potrebbe sintetizzare dicendo che abbiamo usato il cartone per fare insieme quello che abbiamo perso … la capacità di poter creare qualcosa con le nostre mani. Soddisfatti di aver creato forni solari, sedie, sgabelli e tavoli, è sembrato naturale il passaggio ad un approfondimento sul materiale “carta”. Nella splendida cornice dei monti vicino Amandola, N. K. e la sua splenda famiglia, hanno ospitato il nostro gruppo all’interno del loro laboratorio. La trasformazione della materia prima, ricavata da scarti vegetali o carta riciclata è l’inizio di un processo che ci ha permesso di capire l’origine di un materiale che grazie alla chimica ed un pizzico di “magia” può dar origine a piccole opere che appagano la voglia di creare. Abbiamo creato “carta”, la stessa che ogni giorno ignoriamo e releghiamo nei cassetti delle nostre stampanti.” G. R.– artista, strenua coltivatrice e molto altro – è una veterana delle Decrescita, da anni è in prima linea per la difesa dell’idea di sostenibilità. Ha collaborato fin da subito alla creazione del Laboratorio della Decrescita a Macerata. Quali sono le linee guida che ti portano a vivere una vita consapevole nella Decrescita? “Rilocalizzare le attività e conseguentemente l’economia è uno dei primi passi da fare. Una situazione complessa necessita di risposte creative, articolate e comuni. Dobbiamo riapprendere a lavorare in gruppi e comunità allargate, a partire dagli stessi luoghi nei quali viviamo, per giungere a soluzioni per la produzione di beni e servizi nei settori energia, salute, educazione, economia e agricoltura. Produco quello che non guadagno. L’autoproduzione di cibo, cosmetici, oggetti di uso quotidiano mi rifornisce di beni eco-sostenibili nella completa padronanza della filiera, dalla materia prima al bene d’uso. Quello che ottengo economicamente da collaborazioni e prestazioni lavorative esterne nei settori educativo/agricolo/artistico/culturale sono di certo di minor valore economico di quello che auto produco e scambio. Inoltre questa dimensione fattiva e pratica va a riequilibrare la mia indole/formazione altrimenti tendente a speculazioni astratte, alla ricerca del bello (se pur non decorativo) e dell’espressione. Scambio e autoproduzione alimentare. Preparo a casa latte da legumi e cereali, formaggio vegan, estrazione del glutine dal grano (seitan), conserve, composte, succhi di verdure e frutta, torte. Raccolgo molto da prati/cespugli/alberi/boschi, e scambio eccedenze di verdura e frutta in una rete informale che si è creata tra amici e vicini. Scopro sempre più il valore di coltivare le piante, per vivere in diretta lo scambio energetico con il sistema naturale, nella programmazione e gestione di un orto giardino si attivano risorse speculative-astratte, fisiche, creative.” R. B. – ingegnere e padre di una numerosa prole – è un antesignano della Decrescita. Quando ancora non si parlava di forni solari, ne aveva già costruito uno di notevole efficacia, tuttora funzionante; ma Roberto è un vero e proprio appassionato dell’invenzione e dell’arte, nonché propulsore di numerose attività. “Quello della Decrescita è per me un modo di agire quotidiano, delle piccole azioni che portano poi a un risultato vistoso. Usare una strategia non è facile, nel tempo ho capito che la linea guida più importante è quella di evitare lo Spreco. Una domanda che spesso mi pongo è “Perché la gente guarda a questa attitudine come a un obbligo? Perché non lo si fa a priori? Perché lo si vede come un peso?”. Una cosa che noto molto oggi è che si ha una gran paura del concetto di “povertà”, ovvero si ha paura di essere privi dei beni che la società giudica necessari… Io credo che un valore molto più importante e di gran lunga maggiore sia quello della dignità. Parlo un po’ di me: ho vissuto tutti gli anni ’80 e parte dei ’90 in Messico, ho quindi “saltato” la grande ricerca al benessere europea di quegli anni, vivendo invece a contatto con gente che, pur avendo poco o niente, viveva alla grande e soprattutto era felice. Nei miei rari viaggi in Italia notavo questo grande abisso: il benessere provocava malessere. Sono tornato definitivamente nel settembre del 1996 e mi sono installato a Macerata. L’esperienza in Messico mi ha portato ad apprezzare le tecnologie semplici ed utili, nel vero senso del termine. Alcuni degli accessori che ho elaborato e costruito in questi anni sono: Una pompa a pedali (costruita con materiali di riciclo del luogo) per irrigare piccoli appezzamenti (in Messico); Pannelli solari termici, per il riscaldamento dell’ acqua sanitaria (a bassissimo costo); Idraulica applicata alla permacultura, mi sono costruito un piccolo orto in balcone (consigliato a chi non ama zappare); Un sistema solare di riciclaggio della plastica e tanti altri strumenti che ora non sto qui ad elencare. Diciamo che in Italia mi sono trovato avvantaggiato perché in realtà non ero mai “cresciuto”, venivo da posti in cui la Crescita Economica non c’era mai stata. Vorrei ricordare che il risultato di questo agire non è solo materiale, ma anche interiore, perché si imparano ad apprezzare le persone per quello che sono e non per quello che hanno.”

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