HomeCircolari Locali16-07 Rete di Verona – Luglio 2016

16-07 Rete di Verona – Luglio 2016

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Verona – Luglio/Agosto 2016

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, dal Coordinamento di metà giugno a Sezano è uscita la nuova Segreteria, formata da una amica di Torino, di cui ora non ricordo il nome (lo manderò con la prossima comunicazione), da Pier Pertino di Varazze e da Angelo Ciprari di Roma, Auguri ai nuovi incaricati, che resteranno in carica 2 anni, fino al prossimo Convegno del 2018. Ci sono molti argomenti in discussione nel panorama italiano e mondiale, alcuni dei quali ci coinvolgono e interpellano anche come Rete. Ne dò solo qualche cenno. La Marcia della Pace ci ha visti molte volte protagonisti da Perugia ad Assisi, da soli o in gruppo, anche con striscioni della Rete. Ci sono molte polemiche sulla gestione di questa marcia, e molte volte alcuni nostri rappresentanti, Antonio Vermigli o Marco Lacchin, o per noi di Verona anche Mao Valpiana col Movimento Nonviolento, hanno manifestato perplessità in merito a molte modalità di organizzazione e presa di posizione del Tavolo della Pace. Quest’anno s’è deciso di dar mandato a Silvestro Profico, già tesoriere nazionale per anni della Rete, di partecipare agli incontri organizzativi e poi di favorire per quanto possibile la partecipazione alla marcia della Rete Radié Resch, come organizzazione, come reti locali e come singoli. La marcia si svolgerà domenica 9 ottobre, partendo da Perugia, stazione, ed arrivando alla fortezza di Assisi, sulla cima del monte. Seguiranno comunicazioni specifiche e ovviamente osservazioni critiche. Il dibattito è aperto sulla lista postale della Rete già da qualche tempo, con molte note critiche al riguardo per i molti aspetti ambigui o decisamente negativi dell’organizzazione, prima Tavolo della Pace, ora Rete per la Pace, chi è interessato mandi la sua adesione alla lista rrr@liste.retelilliput.org per ricevere quelle comunicazioni e partecipare al dibattito. Molte sono le notizie che riceviamo dalla Palestina, con grande discussione sul boicottaggio BDS e tutti gli eventi collegati, ivi compresi sugli atti di violenza anche da parte di palestinesi, che non si possono semplicemente approvare senza una discussione critica sul caso. La violenza di Israele non si discute, c’è, è continua, ma anche vittime israeliane di violenza armata non si possono giustificare. Israele sta ora conducendo una grande campagna di amicizia con i paesi dell’Europa e dell’Occidente, sfruttando anche la sua partecipazione ad Expo 2015 a Milano. Ora cerca di far piantare olivi della pace in Israele da parte di tutti i visitatori all’Expo, come se potesse esserci pace in Israele con questa politica di occupazione di violenza, di Apartheid e di muri. Come dice Marwan Bargouti il primo giorno di pace in Palestina (e in Israele) sarà l’ultimo giorno di occupazione, e questo slogan sarà al centro della Giornata ONU per i diritti dei palestinesi, fissata al 26 novembre 2016, e per l’Italia si svolgerà a Zugliano di Udine. Ora la delegazione del Movimento 5 stelle è stata respinta da Gaza, e ancora una volta si avverte che non è facile far politica estera e solidarietà con i palestinesi con questo Israele. Bocche Scucite ricorda anche il gravissimo problema dell’acqua nelle colonie (cosiddette), perché tutta l’acqua è requisita dai (cosiddetti) coloni di Israele, sempre illegali e condannati dall’ONU nei loro insediamenti, ma nessuno fa niente, e tanto meno Israele fa niente per tornare alla normalità ed ai diritti di tutti gli abitanti, gli altri (i diversi da Israele) sono tutti terroristi e quindi non hanno diritti, tanto meno diritto all’acqua. E Israele vende l’acqua ai palestinesi dopo avergliela rubata, e ai richiami ONU non risponde, dice che i palestinesi se la rubano l’un l’altro. Le argomentazioni sono molte e complesse, come capite, e Israele ha già formalizzato delle risposte ufficiali. Chi volesse saperne di più, può far riferimento a Padre Nandino Capovilla, chiedendo di ricevere la rivista Bocche Scucite, che arriva solo via email, o vada sul sito www.bocchescucite.org. Sui migranti i problemi continuano, ora in Europa sono bloccati, ma i barconi continuano ad arrivare, e sarà così per tutta estate. Ne sappiamo di più dopo il Convegno di Trevi, dopo gli interventi di padre Zerai e dell’eurodeputata Kienge. Ma l’ultima tragedia del nigeriano ammazzato per difendere la moglie a Fermo è un modello di come l’Italia vive questo problema enorme. Al riguardo è emblematico il caso di Padova, dove la prefetto (che si chiama Lega!) agisce in opposizione al sindaco (della Lega) per distribuire i migranti nei vari paesi, poche unità per paese, e assicurare loro una vita decente di sopravvivenza, cercando di attivare l’ospitalità dei sindaci, che invece fanno obiezione di coscienza alla legge nazionale! E i migranti, i rifugiati vengono ospitati (sono rifugiati) in una caserma isolata, fuori mano, come da noi a Verona a Prada o a Costagrande, perché l’ospitalità distribuita dei comuni non si apre. Ah, i veneti! Altri sono gli eventi che nel mondo richiamano al nostra attenzione per i diritti fondamentali, ne faccio solo un cenno. Gli ammazzati a Dacca, 9 italiani; il conflitto fra la polizia USA e gli afroamericani, sembra che Martin Luther King non sia vissuto e ammazzato là 50 anni fa, e si sia dimenticato il suo sogno, il suo impegno per i diritti dei neri. Ma vorrei concentrarmi su uno dei temi che era emerso chiaramente al Convegno, e cioè quali elementi di speranza possiamo percepire nelle società attuale, italiana e mondiale. La speranza sembra solo nei giovani, nei poveri, nei migranti, in chi cerca di costruirsi una vita in mezzo a molte difficoltà, perché loro dovranno-sapranno trovare nuove forme di distribuzione delle risorse e di allargamento dei diritti. Invece nella nostra società continua ad allargarsi la distanza fra chi ha risorse, anche molte, e chi ne ha poche, e ha difficoltà anche a sopravvivere. Il nostro impegno come Rete è quello della solidarietà, di metterci insieme ai fratelli, agli amici, ai bisognosi di tutto il mondo per costruire un mondo migliore, dove tutti possano vivere una vita piena godendo dei diritti fondamentali della vita. Ma non è facile identificare al giorno d’oggi i modi per poter realizzare questa nostra aspirazione, e si trovano quotidianamente chiusure e delimitazioni, zone in cui abbondano ricchezze e beni, e altre zone in cui invece ciò non si verifica, e in mezzo ogni sorta di violenza e prevaricazione, ogni criminalità, per poter disporre di risorse senza preoccuparsi di distribuirle a tutti, ma anzi cercando il più possibile di approfittare ed accaparrarsi ogni sorta di ricchezze, di denaro e privilegi. Ma ci sono speranze di ottenere una società più equilibrata? In questo nostro mondo di persone molto anziane, perché questa è l’Italia e in buona parte l’occidente ricco, più che la speranza in un mondo più giusto e partecipato, prevale la paura di perdere ciò che si ha, che ci si è costruiti in tempi ormai lontani, in cui quando eravamo più giovani cercavamo una società più ricca di diritti e di opportunità per tutti, rivendicando allora una ricchezza più distribuita. Allora in Italia c’era più speranze, perché c’erano meno risorse e meno diritti, si era un po’ più poveri, ci si accontentava di più e si cercava un futuro con una forte classe media, legata al lavoro, con meno avere e più essere. Quante discussioni, quante ricerche, ma ora questa ricerca sembra ferma. Solo i popoli giovani hanno speranze, e sono quelli i portatori del futuro, e chi ha figli vede in loro questa speranza, ma i figli sono pochi, e sembra prevalere anche per essi il mantenimento di privilegi, più che la distribuzione delle risorse. Il nostro impegno concreto di Rete forse è una grande possibilità di riflettere su queste cose, perché i nostri piccoli progetti di liberazione, di un nuovo futuro, le nostre operazioni, vorrebbero proprio portare un nuovo mondo in luoghi dove c’è povertà e ci sono molti bambini o giovani. Sostenere una scuola per le ragazze in Ghana ci fa conoscere problemi diversi, speranze diverse, e ci fa prendere posizione in un certo modo, riservare alcuni dei nostri soldini per rispondere alla richiesta di speranza di persone tanto lontane. È come se avessimo dei figli o dei parenti lontani, per i quali destiniamo una piccola parte delle nostre risorse, perché possano costruire una società più giusta a casa loro, cercando di agire perché i condizionamenti del Nord ricco, dell’Occidente, non impediscano la ricerca libera del loro futuro, senza multinazionali e finanza che determinino ogni loro possibilità, all’interno di logiche solo di prevalenza del potere. La speranza per un nuovo mondo viene solo da chi cerca libertà e autonomia senza condizionamenti e violenze. La strategia di sostenere piccoli progetti di solidarietà è una grande occasione di riflessione e di speranza, ma i condizionamenti sono enormi, chi ha le risorse non accetta decisioni diverse, e tra le reazioni c’è sempre quella della violenza e del terrorismo, che non portano a niente di positivo, ma anzi peggiorano la situazione, aumentando la repressione di chi comanda. Ma il mondo cambia, i popoli poveri e giovani sono più numerosi, e la tecnologia permette a tutti di acquisire conoscenze che un tempo erano riservate solo a chi deteneva il potere e le risorse, oggi non più. Come sarà il mondo fra 50 anni? Quali speranze abbiamo in Occidente? Pare che le prospettive non siano così felici per noi, ma fra 50 anni come sarà la società italiana? Quanti italiani ed europei ci saranno? Quanti abitanti? L’unica speranza è nei popoli giovani che vengono qui come immigrati; ma quale contrasto enorme è in atto in Europa, per rifiutare il diverso. Fra 50 anni non saranno più diversi, perché mancherà il primo termine di paragone, scomparso per cause naturali. Credono i pochi eredi di poter opporsi a chi entrerà a cercare una sua sopravvivenza? O si accolgono come immigrati, cercando l’integrazione, nelle nostre scuole, con la nostra lingua, con le nostre leggi, o arriveranno come invasori, a prendersi i ruderi delle nostre città, senza più abitanti, senza bimbi che giocano, senza lingue locali, basta dialetti, si parlerà solo inglese! O no?

Un caro saluto a tutti, buona estate, ciao.

Dino con Silvana

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