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16-09 Rete di Roma- Settembre 2016

RETE RADIE’ RESCH

Associazione di solidarietà internazionale

circolare della rete di Roma – settembre 2016

Roma, 5 settembre 2016

Carissimi amiche e amici,

questa estate ai consueti sconvolgimenti mondiali si è aggiunto il disastro del terremoto nell’Italia centrale a rendere più tristi le nostre giornate. Con determinazione reagiamo alle sventure con la fede nell’uomo che abbiamo sempre avuto, avvalendoci da un lato delle esortazioni di papa Francesco, dall’altro delle parole contenute nei bellissimi e direi commoventi resoconti dei coniugi Corletto di Castelfranco Veneto in Africa e di Giorgio Gallo e Toni Peratoner in America Latina, scritti corredati dai lodativi commenti di vari amici.

Richiamiamo le parole di Bergoglio nel viaggio in Polonia di fine luglio: “Quando io parlo di guerra, parlo di guerra sul serio, non di guerra di religione, no. C’è guerra di interessi, c’è guerra per i soldi, c’è guerra per le risorse della natura, c’è guerra per il dominio dei popoli: questa è la guerra. Qualcuno può pensare: “Sta parlando di guerra di religione”. No. Tutte le religioni vogliono la pace. La guerra la vogliono gli altri. Capito?”. Ancora più dolente quanto disse sulla Siria all’Angelus del 7 agosto: “Purtroppo dalla Siria continuano ad arrivare notizie di vittime civili della guerra, in particolare da Aleppo. E’ inaccettabile che tante persone inermi, anche tanti bambini, debbano pagare il prezzo della chiusura del cuore e della mancanza di volontà di pace dei potenti”. Sono espressioni semplici, convinte, sulle quali non tutti purtroppo riflettono, degne del Giubileo della Misericordia che stiamo percorrendo con attenzione insufficiente, cristiani e agnostici, perché anch’essi dovrebbero porgervi ascolto.

La pace, questo inestimabile bene che preme alla stragrande maggioranza dell’umanità, ma che in una infinità di luoghi viene meno – per lo spirito malvagio di minoranze o singoli individui che conosciamo bene – producendo lutti, rovine e il fenomeno, mai così disperato, delle migrazioni di massa.

Non da oggi ormai si è sviluppato il fenomeno dello stragismo mediante l’impiego dei kamikaze, al quale sempre si attribuisce una finalità religiosa (“morte agli infedeli” è il pazzo scopo proclamato dagli stessi assassini-suicidi). Ci si è appropriati di un termine che all’origine ebbe un altro significato: come si sa, i kamikaze (“vento divino”) erano i piloti suicidi nipponici destinati a colpire le navi nemiche nell’ultima fase della guerra del Pacifico (per Tokyo già perduta), dirigendo i loro aerei carichi di esplosivo sull’obiettivo col sacrificio della propria vita. Si dubita assai che il loro suicidio fosse spontaneo e mosso da amor di patria, anche se qualche esaltato non manca mai; gli ordini dei pazzi criminali militari non si discutevano, pena la morte. Tuttavia, sapendo quanto la mentalità orientale differisca dalla nostra, è notevole apprendere senza stupirsene che i kamikaze che per diversi motivi non poterono compiere il loro gesto suicida furono nel dopoguerra malvisti dalla popolazione, tanto era prevalsa la mentalità guerresca diffusa (inoculata) dal militarismo e dall’imperatore. (Ho potuto servirmi per i particolari esposti di una fonte giapponese attendibile di Tokyo)

Gli attuali cosiddetti “kamikaze” non hanno nulla a che vedere con i giapponesi del 1945. Il loro movente è solo l’odio per lo straniero e i suoi fedeli alleati, quasi sempre ammantato da ragioni religiose, di solito inesistenti o distorte dai loro mandanti. Qui ci soccorrono alcune frasi del famoso regista inglese Ken Loach per andare alla radice della questione. Interrogato sul terrorismo, parla di rabbia estrema. “Se analizziamo a fondo la Storia, ci mettiamo un secondo a ricordare che quanto noi oggi chiamiamo Medio Oriente era parte di un impero europeo, un territorio suddiviso fra il dominio francese e quello britannico e successivamente americano. L’Occidente ha sfruttato, ha imposto decisioni, ha governato quei territori per secoli. La rabbia che hanno maturato ora si esprime in molte forme. Nessuno vuole giustificare gli atti terroristici…, ma per sconfiggerli è necessario andare all’origine, e lì troviamo la responsabilità della nostra Storia…(dal Fatto del 12 agosto). Non è l’uovo di Colombo, ma per quanti?

Si approssima la “Perugia – Assisi”, voluta molti anni fa da Aldo Capitini proprio un anno prima che scoppiasse la crisi di Cuba del ‘62, che rischiò di portare il mondo alla guerra nucleare. Da allora si ripete con varie pause, ma sempre con motivazioni indubbiamente valide; e si può dire che oggi manifestare per la pace è oltremodo necessario. Mi piace ricordare qui il pensiero sulla pace di Margherita Hack, una donna che ha significato molto nella vita italiana: “Cerchiamo di vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pelle, la nostra lingua e le nostre tradizioni. Impariamo a tollerare e ad apprezzare le differenze. Rigettiamo con forza ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali è la guerra”.

Si è parlato anche fra noi di una certa crisi in cui versa la marcia della pace, o meglio la Tavola della Pace che la organizza, di persone interessate a monopolizzarla o altro. E’ stato chiesto ad Alex Zanotelli se l’universo pacifista è in crisi e lui l’ha confermato, perché è passato il messaggio della guerra “venduta”, come normale fatto politico; e poi perché “siamo spezzati tra mille rivoli, per motivi ideologici e altro. Dovremmo metterli tutti da parte. L’occasione può essere la Marcia della Pace del prossimo 9 ottobre. Che sia un momento unitario”.

Che sia ascoltato l’auspicio di Alex. La nostra Rete, con le sue limitate possibilità, è pienamente d’accordo e farà quanto le è possibile per contribuire alla distensione degli animi.

(per la rete di Roma, Mauro Gentilini)

 

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