HomeCircolari Locali16-10 Rete di Padova – Ottobre 2016

16-10 Rete di Padova – Ottobre 2016

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale
Radiè Resch di Padova Ottobre 2016
www.reterr.it

Chi lotta e soffre su una zolla di terra
lotta e soffre per tutta la terra.
Siro Politi, prete operaio

Care amiche, cari amici,
questa nostra lettera ci porta purtroppo notizie molto preoccupanti da Haiti. Cominciamo con le parole di Dadoue Printemps nel suo intervento al Convegno nazionale della Rete Radié Resch del 2008; riferendosi alla situazione socio politica del suo paese, colpito periodicamente da uragani devastanti, così diceva: “Malgrado tutte queste peripezie nella storia del nostro paese, noi siamo determinati e decisi più che mai ad andare avanti insieme, lavorando per costruire una società fondata sui diritti e la giustizia”. Più volte ci ha scritto della desolazione delle campagne inondate, le case scoperchiate, le persone senza riparo… Poi c’è stato il terremoto del 2010: “Il grande terremoto che ci ha sconvolto… – scriveva il 6 aprile del 2010 – noi che eravamo già talmente poveri: questo disastro ha moltiplicato la grandezza della nostra miseria”.E’ l’eterno ricominciare di Haiti: le ferite del terremoto sono ancora aperte, la situazione politica estremamente instabile, quella economica in crisi crescente ed ecco l’uragano Mathieu a mettere in ginocchio un paese che lotta ogni giorno per la sua sopravvivenza.
Poche le notizie sui nostri media su questa ennesima catastrofe: di Haiti si parla solo quando l’uragano minaccia gli Stati Uniti.Noi però siamo stati raggiunti tempestivamente dai messaggi di Martine e Jean. Il 4 ottobre Martine ha scritto: “E’ tutto un disastro, a Cabaret pioggia e vento ma niente in confronto a quanto accade al sud del paese. Siamo preoccupati per la gente del Nord Ovest che presto dovrà affrontare questo uragano devastatore. Per ora cerchiamo di restare in contatto con le persone di FDDPA”.
Due giorni dopo Jean è riuscito a raccogliere informazioni più precise inviandoci i primi dati che descrivono un panorama desolante: l’uragano Mathieu ha colpito soprattutto il Sud del paese, molte località sono isolate e difficilmente raggiungibili, il numero delle vittime continua a salire. Per quanto riguarda le zone dove FDDPA è presente, quella più colpita è il Nord Ovest dove la scuola, che da poco era stata ristrutturata, ha subito gravi danni, molti contadini hanno le case scoperchiate e le coltivazioni distrutte. Anche a Katyen l’uragano ha fatto volare i tetti, compreso quello della scuola dell’infanzia; perdite di coltivazioni e capi di bestiame si registrano anche a Dofiné e a Fondol dove alcune casupole sono state distrutte dall’uragano. “Ma siamo fortunati – aggiunge Jean – perché nessuno ha perso la vita”.
Ma quello che ora più preoccupa i nostri amici, è la ripresa del colera in questa situazione critica. Stanno cercando di contattare chi possa a livello sanitario dare un sostegno per prevenire la diffusione della malattia.
Abbiamo ricevuto notizie anche da Alessia Maso che da anni sostiene in Haiti un’esperienza di scuola per bambini disabili. Ecco cosa scrive:
“Molti di voi avranno forse visto le terribili immagini di questi due ultimi giorni ad Haiti. L’uragano Matthew ha causato tantissimi danni, molti alberi sono caduti, intere aree inondate, e purtroppo ancora non sappiamo che effetti avrà sul problema del colera, ma si presume che ci sarà un aumento importante dei casi. Il costo dell’acqua potabile è già aumentato, molti non potranno permettersela.
Molte famiglie sono rimaste senza casa (…) la scuola stessa ha il tetto danneggiato, banchi e sedie sono andati perduti. Le strade sono impraticabili. Il ministero ha stabilito la chiusura di tutte le scuole del paese fino al 10 ottobre. Poi non è chiaro che cosa succederà. …
Condivido queste informazioni con voi che ci aiutate a supportare i progetti, perché mi sento così impotente che mi sembra che l’unica cosa che possiamo fare è quella di non lasciar soli i nostri amici haitiani.
Continuiamo il nostro supporto, continuiamo a credere in loro e nelle loro capacità di risollevarsi in tutte le situazioni e speriamo che il peggio sia passato. La pioggia ormai è debole, il vento non soffia più e l’uragano, che ha perso la sua forza, se n’è andato.
Ora tocca ricostruire!! E ricominciare da dove si è interrotto… “.Anche noi crediamo che in questo difficile momento sia necessario essere a fianco dei nostri amici haitiani e sostenere FDDPA. I nostri amici non ci hanno chiesto niente, ma crediamo sia importante che le varie attività (scuole, centri di salute, casse popolari, cooperative delle donne, banca sementi…) non subiscano interruzioni ma possano andare avanti.
Per questo cercheremo di inviare un contributo straordinario.
Chi vuole partecipare può versare il suo contributo su:
– C.C. postale 15405350 intestato a “Associazione Rete Radiè Resch” c/o Beraldin Elvio, Via Spalato 9, Padova
oppure
– Conto Corrente presso Banca popolare Etica, Coordinate IBAN:  IT 26 U050 1812 1010 0000 0134 828 intestato a: Associazione Rete Radiè Resch gruppo Padova
Causale: Uragano HaitiAlleghiamo anche un articolo apparso su Avvenire dell’8 ottobre, scritto da Lucia Capuzzi che da anni segue le vicende haitiane.

Uragano a Haiti, i camilliani: «Non c’è più niente»
Lucia Capuzzi – Avvenire, 8 ottobre 2016“È un momento difficile. Molto difficile. Il sudovest, già poverissimo, è in ginocchio. Vorrei andare a vedere con i miei occhi ma non posso. La strada è interrotta e noi siamo bloccati a Port-au-Prince, con poche notizie. Tutte catastrofiche. Non riusciamo a contattare padre Massimo: i telefoni non vanno. È isolato, siamo molto preoccupati”. La voce di padre Robert Daudier è carica di tensione, è costretto a seguire dalla capitale le devastazioni prodotte da Matthew.
Crolli e alluvioni hanno isolato la porzione più occidentale dell’isola, flagellata dall’uragano. “Oggi, però, riproverò a rimettermi in viaggio. Andrò con un’ambulanza. Spero di riuscire a raggiungere Jérémie”. La città è stata devastata dal diluvio e dai venti, che si sono abbattuti sull’isola con una velocità intorno ai 230 chilometri orari. Là, oltre l’80% delle case è stata distrutta. Perfino il tetto della Cattedrale è stato strappato dalla furia della tempesta.” (…)
“Acqua dappertutto. Case, giardini, tutto è stato allagato. La gente, già in miseria, ha perso quel poco che aveva. Dovranno ricominciare da capo, senza nulla. Che dolore… “, afferma fra Jeun Jeune Lozama, piccolo fratello di Santa Teresa, residente a Beausejour, minuscolo villaggio sulle montagne intorno a Léogàne, epicentro del tremendo terremoto del 2010. Anche là – a sud-est – ci sono state frane, inondazioni e tantissimi danni. In realtà, non solo la parte meridionale è stata colpita. “Anche dal nord-ovest, in particolare la regione di Port-de-Paix, abbiamo notizie di gravi devastazioni”, dice ad Avvenire Marta Da Costa, operatrice di Caritas Italiana nell’isola. Il principale problema è la strage di animali da allevamento e la razzia dei raccolti compiuta dall’uragano più potente degli ultimi nove anni. “Si tratta della principale fonte di sussistenza della popolazione. In un contesto di povertà generalizzata, rappresenta un danno incalcolabile per il presente e il futuro del Paese», prosegue Da Costa. Gli esperti, inoltre, temono una recrudescenza dell’epidemia di colera che quest’anno ha già colpito oltre 21.000 persone. Già prima di Matthews la gente era costretta a camminare per chilometri per raggiungere una fonte d’acqua. Ora l’uragano le ha distrutte. Mi hanno riferito già di alcuni morti per il colera”.
Non a caso, fra Jean-Hervé François, direttore di Caritas Haiti ha definito la situazione “catastrofica”. Eppure, finora, le autorità non hanno dichiarato lo stato di emergenza, rallentando l’invio di aiuti dall’estero. Un sostegno vitale, in questo momento, per l’isola.

FOLLOW US ON:
16-09 Rete di Roma-
16-10 Circolare nazi
Rate This Article:
NO COMMENTS

LEAVE A COMMENT