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16-11 Rete di Verona – Novembre 2016

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Novembre 2016

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, la circolare nazionale degli amici di Castelfranco ci propone un racconto molto interessante sulla solidarietà concreta, vissuto dai congolesi e da Fabio e Marta, veneti, con tutti i problemi legati a costruire una nuova forma di sostegno, un vero progetto per costruire un centro di salute e di aggregazione sociale in una zona dell’Africa molto difficile per un mucchio di ragioni, ma soprattutto perché è una zona da sempre depredata di tutte le ricchezze che ci sono e ci sono state. Siamo ancora tutti colpiti dall’elezione del nuovo presidente USA, Donald Trump, che non sembra davvero orientato ad una condotta solidale nel mondo, anzi. Ricordiamo che nella storia solo i presidenti democratici hanno permesso dei miglioramenti nei paesi più poveri, soprattutto dell’America Latina. Col Messico c’è già ora un alto muro per impedire lo sconfinamento incontrollato di chi fugge da povertà e miseria, vedremo ora cosa sorgerà e succederà. Ma ne parleremo più diffusamente nel 2017, vediamo intanto anche cosa succede in Europa e in Italia, se quel populismo, quel rifiuto di accordi e di accoglienza, continuerà anche nelle prossime votazioni. E intanto a New York sfilano cortei contro Trump, che non è il presidente di tutti, e, dicono alcuni, i cortei sfileranno per 4 anni, il tempo della presidenza negli USA. Le mie considerazioni di questo mese sono orientate al discorso di papa Francesco rivolto ai movimenti popolari, il cui testo è girato anche nella lista postale della rete a inizio novembre, che richiede comunque una grande riflessione per la pregnanza dei contenuti. Che sembrano banali e semplici, ma sono centrali per la vita, e per la vita di tutti gli uomini. Ecco una breve sintesi di quel discorso, fatto a Roma il 5 novembre 2016; erano presenti anche alcuni rappresentanti dei gruppi locali della Rete Radié Resch. Mettere l’economia al servizio dei popoli, costruire la pace e la giustizia, difendere la Madre Terra: sono la base di qualsiasi discorso di solidarietà: senza un’economia che non sia di rapina e di discriminazione, senza una giustizia che assicuri il rispetto dei diritti di tutti, e senza un’attenzione alle risorse naturali, di cui tutti devono poter usufruire, non può esserci solidarietà. Il papa distingue nella sua analisi 3 punti fondamentali, intorno ai quali sviluppare la riflessione solidale, pregni di molti significati, e cioè 1. il terrore e i muri, 2. l’amore e i ponti, e infine 3. bancarotta e salvataggio. Nel 1° punto parla della enorme forza del denaro, che governa tutto il mondo col terrore, con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza, economica, sociale, culturale e militare. E’ una vera dittatura economica globale, che si sostiene col terrore, con massacri, saccheggi, oppressione e ingiustizia, e con la guerra e con i muri. Occorre coraggio e misericordia per opporsi a tutto questo, perché tutti i muri sono destinati a cadere, cadranno: il 9 novembre 1989 cadde il muro di Berlino! Quando cadrà il muro di Gerusalemme? Il 2° punto si focalizza sull’Amore, sulla forza dell’amore, che giudica anche tutte le religioni, i sistemi ingiusti, e ipocriti. Cita il racconto del vangelo e l’esempio di Gesù (è il papa!), con la sua critica ai farisei ipocriti che si opponevano alle guarigioni in nome delle regole, in nome della legge. Il vero sviluppo dell’uomo non è la crescita economica, poter comperare le ultime novità tecnologiche, buttando le precedenti, che vanno scartate. Il vero sviluppo rispetta l’uomo nella sua interezza e rispetta il creato, la casa comune. Nel 3° punto parla del dramma dei migranti, dei rifugiati, degli sfollati, lui che ha incontrato personalmente i rifugiati a Lampedusa e a Lesbo, quelli che soffrono 3 drammi, lo sradicamento della loro patria, i rischi del viaggio (quanti morti!) e il rifiuto dell’accoglienza. La paura impedisce di vedere quelle tragedie, quei volti, quel sangue, è la bancarotta dell’umanità, che non vuole spartire niente, non vuole salvare l’altro, sporcarsi, perdere le proprie ricchezze. E queste riflessioni portano alla crisi della politica, al rapporto offuscato fra popolo e democrazia, che occorre sia rinfrescato e rinnovato. E sta parlando ai movimenti popolari, che costruiscono ogni giorno una politica vera e concreta, dalla parte di cose piccole e spesso degli esclusi, quindi movimenti che rinnovano la politica, rifondano le democrazie. Perché il futuro dell’umanità non è nelle mani dei grandi leader, delle élites, ma nelle mani dei popoli. Il rischio di chi si impegna in politica è di farsi incasellare in ideologie e dimenticare le persone, o di lasciarsi corrompere; e la corruzione si trova certo nella politica, ma anche nelle organizzazioni sociali e popolari, dimenticando il vincolo dell’onestà e la scelta dell’austerità. L’esempio di una vita austera al servizio del prossimo, scrive papa Francesco, è il modo migliore di promuovere il bene comune. Anche sbagliando, ma perseverando, presto o tardi vedremo i frutti di questa azione. Contro il terrore il miglior rimedio è l’amore, l’amore guarisce tutto. E il papa ha citato il pastore Martin Luther King: “se rispondi ad un colpo con un altro colpo, si continua all’infinito e non si finisce mai. La persona forte è quella che è capace di spezzare questa catena dell’odio”. Vi ricordo il nostro prossimo appuntamento del 29 novembre, l’incontro a Sezano con un palestinese particolare, di Gaza, il dottor Deeb Albulahisi, medico che lavora a Verona da molti anni. Ci parlerà di casa sua a Gaza, dove abita ancora la mamma, era andato a trovarla perché malata e non ha ottenuto per molto tempo il permesso di tornare. Per questo l’appuntamento avviene ora, volevamo incontrarlo l’anno scorso, ma il veto di Israele l’ha fermato. Così la nostra attenzione sarà ancora focalizzata sulla Palestina. Alle 20.45 al Monastero di Sezano, in Valpantena, vicino a Santa Maria in Stelle.

Un caro saluto a tutti, a presto

Dino con Silvana

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