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16-12 Rete di Verona – Gennaio 2017

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Gennaio 2017

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, il 2016 se n’è andato con le notizie dei fatti di Berlino ed Istanbul ad alimentare il fuoco del crescente clima di paura, intolleranza e razzismo nella nostra bella Italia e in tutto il mondo occidentale. Certamente nessuno di noi può presumere di avere la ricetta giusta per fronteggiare questi fenomeni. Possiamo solo constatare che siamo probabilmente arrivati alla resa dei conti di un sistema di potere che ha generato lo squilibrio progressivo fra un “nord” sempre più ricco e un “sud” sempre più povero. Osserviamo, purtroppo, come gli stessi meccanismi si riproducano all’interno stesso dei singoli paesi occidentali, con l’aumento progressivo del numero di persone che vivono sotto la cosiddetta soglia di povertà, e con la disoccupazione, la precarietà e il malcontento che accompagnano anche qui da noi la progressiva erosione di diritti fondamentali (lavoro, sanità, educazione) che parevano un patrimonio acquisito per la maggior parte degli abitanti del primo mondo. Il divario fra Nord e Sud resta tuttavia talmente grande che non è difficile comprendere i motivi che, anche al di là delle situazioni di guerra e di privazione della libertà, inducono milioni di persone ad abbandonare i luoghi dove sono nati e vissuti, insieme ai loro affetti. Una parte rilevante delle persone che sbarcano (vive) sulle nostre coste, dopo viaggi avventurosi e periodi anche molto prolungati di sofferenze indescrivibili, sono migranti cosiddetti “economici”, uomini, donne e bambini spinti ad emigrare alla ricerca di condizioni di vita migliori, spesso abbagliati dal miraggio dei nostri mondi ricchi e felici, quali appaiono loro sui mezzi di comunicazione.  D’altra parte quali sono stati i motivi che hanno indotto milioni di italiani ad emigrare nel secolo scorso? Quali quelli che ancora inducono migliaia di giovani italiani a cercare all’estero il lavoro che non trovano più qui?  Ci risulta che per questo motivo anche molti Africani “Italiani” scelgano ultimamente (Brexit o non Brexit) di emigrare in Inghilterra… Non c’è quindi nulla di cui stupirsi. La filosofia della Rete Radié Resch  è sempre stata  quella di intrecciare relazioni  con  realtà più o meno lontane del pianeta, il che non solo ci  aiutato e ci aiuta a toccare con mano situazioni di  miseria, di fame, di violenza e di  privazione dei  beni primari che abitano il terzo e il quarto mondo, ma soprattutto a cercare di approfondirne la cause per cambiare  “là ma anche qui”,  con l’ entusiasmo, la dignità e la speranza che le persone che abbiamo la fortuna di incontrare nelle nostre “operazioni” ci restituiscono. La Rete di Verona, pur mantenendo forte il legame con la Palestina, terra in cui la Rete è nata e dalla quale prende il nome, ha tradizionalmente sostenuto percorsi di educazione e di formazione, dapprima nell’America Latina (Brasile, Guatemala) ed ora anche in Africa, nel Ghana che ci ha fatto conoscere l’amica Olivia. Il progetto di sostegno all’educazione delle ragazze del piccolo villaggio di Adjumako ha per noi un grande valore simbolico. Siamo infatti convinti che il mondo potrà cambiare solo quando la metà femminile che lo abita potrà acquisire i diritti che le sono stati e le sono tuttora preclusi, primo fra tutti proprio quello all’autodeterminazione, che è la diretta conseguenza della capacità di prendere decisioni autonome e consapevoli. E per questo è fondamentale l’educazione. Non dimenticheremo certo il Brasile, né Santo Domingo, con cui siamo stati collegati per anni con una salda amicizia. Ma l’impegno concreto della colletta e degli scambi di contatti importanti resteranno più centrati sul Ghana e sugli amici di là, che conosceremo sempre meglio, e con il Guatemala, con cui collaboriamo da tempo. Padre Clemente, nel suo girovagare nel Guatemala, nelle varie parrocchie della regione maya del Quiché, ci ha ora proposto un progetto triennale nella sua nuova parrocchia, San Antonio Ilotenango, a qualche decina di km dal lago Atitlan, in una zona poverissima dove anche la strada è ancora in terra battuta, perché San Antonio non è un paese importante come collegamento. Il padre vuole che i ragazzi vadano a scuola e imparino ciò che serve per essere buoni cittadini, offrendo un buon insegnamento generale, teorico e pratico (con Laboratori di esercitazioni), ma anche critico, che cioè non ignori le lotte per i diritti dei popoli indigeni, perché i giovani maya possano così mantenere la loro identità e la loro cultura e sappiano difendere le loro risorse, di cui vogliono depredarli. E’ un progetto piccolo e poco impegnativo, per l’esigua cifra richiesta (2.500 euro l’anno, per 3 anni), ma vogliamo portarlo a termine come si è fatto negli anni scorsi. Vengono riportati qui sotto i dati della colletta 2016, che segnano una leggera flessione rispetto a quanto raccolto nel 2015, il che non ci ha impedito di onorare tutti i nostri impegni. Chiudiamo così con il 2016 il progetto a João Pessoa, in Brasile, come si era concordato con l’Opera mazziana negli incontri dell’anno 2015 e poi dello scorso anno. In Brasile non va tutto bene, gli impegni del governo non saranno più mantenuti, come nelle promesse dei precedenti governi, e la situazione è molto delicata e complessa. Ma il legame con l’Istituto don Mazza di Verona è diverso, ora sono i brasiliani che gestiscono la situazione, e forse fra qualche anno saranno i brasiliani ad aiutare l’Opera don Mazza a Verona e in Italia, tanto che già il superiore è brasiliano. Ora vogliamo proporre i nostri 2 progetti, Ghana e Guatemala, Africa ed America Latina, alla Segreteria nazionale della Rete, perché queste operazioni le seguiremo noi ma sono operazioni di tutta la rete. Ne riparleremo presto. Vogliamo ricordare una bella esperienza che ha salvando chi fugge da guerre ed altre situazioni tragiche, riportata da Protestantesimo (la trasmissione televisiva in onda alle 1 di notte!) e vissuta da alcuni amici della Rete di Salerno, legati all’Operazione Colomba. Parliamo del Corridoio umanitario attivato dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Comunità Valdese e dall’Operazione Colomba: hanno fatto arrivare in Italia dal Libano alcune famiglie di rifugiati siriani, dopo 4 anni di campo profughi, preparando per loro un’accoglienza in case e famiglie, evitando fughe a forte rischio, come le traversate, rischio della vita e rischio di criminalità, evitando reazioni razziste e accoglienze finte o inesistenti. S’è evitato l’impatto ostile che i media stanno creando, s’è sperimentata la solidarietà che si allarga e che spera di costruire insieme altro, di andare oltre l’accoglienza. A Salerno è ora ospitata una famiglia, con un grande lavoro preparatorio qui e là, burocrazie, visite, vaccinazioni, scuola per i bambini, e un convento vuoto che si è aperto. Vi segnaliamo infine un’iniziativa fra pochi giorni, di cui s’è parlato nei nostri ultimi incontri. Ci troviamo venerdì 20 prossimo nella sala di Combonifem, alle 20.45, per sentire le opinioni sulla pace (Quale pace oggi?) di 2 veronesi molto impegnati e rappresentativi in questo ambito, proseguendo così il dibattito aperto con la recente Marcia della Pace Perugia Assisi, di settembre scorso, ma non solo per la Marcia. Ascolteremo Mao Valpiana, presidente di Azione Nonviolenta, sulla storia del Movimento e della parola Nonviolenza, ripresa ora con energia dal Papa, inventata da Gandhi circa 100 anni fa (Satiagraha). E ascolteremo Sergio Paronetto, vice presidente nazionale di Pax Christi, sul dibattito con la Tavola della Pace, con cui Pax Christi è spesso molto critica. Ci sarà anche Marco Lacchin, della Rete di Varese, molto impegnato sulle informazioni e sulla contestazione sulle armi ed il commercio relativo, in cui l’Italia riveste un ruolo molto importante, anche per la cifra che arriva alla industrie italiane per tale commercio. Contiamo di registrare gli interventi, che poi saranno visibili nel web.

Ancora un augurio di Buon Anno, un caro saluto a tutti, a presto.

Gianco e Dino

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17-01 Rete di Quarra
Settembre 2016 Num.
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