HomeCircolari Locali17-02 Rete di Lecco – febbraio 2017

17-02 Rete di Lecco – febbraio 2017

Febbraio 2017

Cari amici,
… un augurio per l’anno che è iniziato …d a un’omelia di don Angelo Casati:
I numeri riguardano un’indagine apparsa in questi giorni sui quotidiani – si potrà anche spostare di qualche decimale i numeri – però l’indagine veniva a dirci che l’1% dei più ricchi del mondo possiede quanto il 99% della popolazione mondiale e, per venire a noi più vicino, che in Italia, nel nostro Paese, l’1% dei cittadini più ricchi possiede il 25% della ricchezza nazionale. E i quotidiani a parlare di “un mondo dove crescono impetuosamente le disuguaglianze, dove si fa sempre più ampia la faglia tra i pochi che hanno e i tantissimi depredati. Il mondo del turbocapitalismo non è solo un mondo sempre più ingiusto, squilibrato. E’ anche un mondo sempre più ingovernabile. Cresce il divario tra ricchi e poveri”.
I numeri. E poi le immagini di uomini, donne, bambini, sepolti da neve e terremoto e i soccorritori che varcano quelli che ormai sono nonluoghi, varcano il silenzio. E rimangono domande, domande senza risposte. O forse la risposta sono loro? Me lo chiedo.
L’omelia si sposta al commento sulla moltiplicazione dei 5 pani e dei 2 pesci, sull’equa distribuzione dei beni: chiamati in causa sono gli uomini, le donne, il senso della giustizia e … dell’immaginazione, la capacità di trovare soluzioni. La cena della condivisione dei pani genera l’immagine del giardino: fateli sedere, a gruppi di 50 a forma di aiuole. E’ come leggere la bellezza del giardino, quella dell’Eden. Di fronte alla moltitudine la risposta sarebbe: congeda la folla, ci pensino loro. Invece: voi stessi date loro da mangiare. Come a dire: cosa succede se li mandiamo via? Allora: da dove cominciare? Si mette in gioco un ragazzino con i suoi 5 pani e 2 pesci. Senza fare troppi calcoli. Se no non parti più. L’immagine del ragazzino. Delle mani dei soccorritori che scavano nella neve con la trepidazione e la cura di chi ama. Anche della resurrezione! E’ l’augurio per l’anno che è iniziato.

RACCCOLTA RETE II SEMESTRE 2016
LUGLIO
€ 278
AGOSTO
€ 258
SETTEMBRE
€ 258
OTTOBRE
€ 258
NOVEMBRE
€ 267
DICEMBRE
€ 634
Mercatini di Natale
€ 375
TOTALE
€ 2.328

USCITE II SEMESTRE
Alla Rete nazionale: € 2.250
Spese conto corrente postale: € 78
Le operazioni sostenute dalla Rete di Lecco sono: Scuola materna di El Bonete – Nicaragua, Supporto al Centro di salute e ai contadini di Haiti. Gaza-Palestina.
ANNO 2016
1° SEMESTRE € 1.450
2° SEMESTRE (+ compleanno) € 2.250
TOTALE 2016 € 3,700
Inviati alla Rete Nazionale nel 2016: € 3.700

Un grazie a tutti e a coloro che hanno voluto scambiare doni di Natale con solidarietà.
Per vendita limoncello € 160, dal mercatino € 190, consegnato al gruppo di Silvia e Giulia € 350 per il Tribunale Permanente dei Popoli.
Per il progetto Donne Straniere del nostro territorio, gestito da Maria Andreotti, abbiamo raccolto € 80.
In occasione del centenario della nascita di Padre David Turoldo, dalla vendita delle litografie donate da Alfredo Chiappori abbiamo raccolto per il progetto “I nessuno delle carceri di Lecco” (referente don Mario Proserpio) e per il progetto “Farsi voce dei diritti negati” (referente Gianni Tognooni) al 31 gennaio 2017 abbiamo ricavato € 1.850 per ciascuno. Le litografie sono ancora disponibili presso Poster House, via Bonaiti 2, Lecco/Rancio e da Mariuccia. E’ disponibile anche l’opera originale (rivolgersi a Lorenza Pozzi, 0341 496114)
“La luce del nero” (Tempere e sabbie su cartone Schoeller)
Con angoscia ti fuggo,
o Luce ma sulla stessa
via sempre t’incontro.
(D. Turoldo, O sensi miei)
Segnaliamo
Mostra fotografica itinerante a cura della Fondazione Don Lorenzo Milani con il contributo artistico di Gianni Bolis, Luigi Erba e Dolores Previtali. Lecco, Palazzo delle Paure, dal 5 febbraio al 30 aprile. Segnaliamo in particolare la conferenza del 9 marzo, ore 21, “Il pensiero di don Milani e la sua persistenza nel tempo, l’esperienza della Casa sul Pozzo e della Casa Don Guanella” Relatori: don Angelo Cupini e don Agostino Frasson. Per informazioni 0341 286729.
Luisa Morgantini, ex presidente della Commissione Europea, scrive:
Mie care e cari, all’uscita aeroporto Ben Gurion mi hanno fermata e comunicato con lettera che potrò tornare in Palestina e Israele solo se il Ministro degli Interni israeliano “concederà ” il permesso.
Dovrò quindi fare richiesta formale di visto al Ministero degli Interni ed avere assenso, in caso contrario se mi presento alla frontiera verrò rimandata in Italia .
Che dire, hanno il potere .
Penso solo che se io sento tanto dolore all’idea di non poter tornare in Palestina e di abbracciare amiche e amici , compresi gli amici e le amiche israeliane, posso solo immaginare il dolore di chi è palestinese e si vede negare il ritorno .
Non resterò’ in silenzio e non mi fermerò. Continuerò a lottare per Il diritto del popolo palestinese alla libertà alla giustizia e alla pace con la fine dell’occupazione militare e la colonizzazione israeliana . Ed ovviamente tenterò ogni strada per tornare in Palestina. Sto cercando per ora di seguire vie “diplomatiche” . Per cui non metterò nulla sui social network e su fb fino a quando non avrò delle risposte.
Ma sinceramente ho tanta voglia di piangere. Un abbraccio.
Luisa Morgantini – 13/1/17

DALLA CIRCOLARE DELLA RETE ROMANA – GENNAIO 2017
Nel giugno del 1967, durante la cosiddetta guerra dei 6 giorni, io ero là tra Amman e Gerusalemme. Le due sponde del Giordano, ad est la Cisgiordania e ad ovest la Giordania, furono unite sotto il nome di Regno Hascemita di Giordania. Israele, sostenuta dagli Stati Uniti e appoggiata da gran parte dell’Europa, conquistò – insieme al Golan in Siria e al Sinai in Egitto – la Cisgiordania e Gaza facendo sua l’intera Palestina. Da allora, la popolazione palestinese viene sottoposta a vessazioni continue, impedita nella sua libertà di movimento, non rispettata nei suoi diritti fondamentali di persone con pari dignità col popolo occupante. Ben presto i coloni ebrei, provenienti dai vari paesi arabi e da tutto l’Occidente, invasero le proprietà dei palestinesi, costringendo spesso questi ultimi ad abbandonare le proprie case quando non s’intimava loro di distruggerle, dietro mandato militare con pretesti di irregolarità. In molti casi furono gli stessi palestinesi chiamati a ricostruirle per i coloni in cambio di un misero salario. Ho visto palestinesi lavorare alla costruzione del muro di separazione e alla mia domanda sul perché accettassero di far così del male a se stessi, risposero: “ho moglie e figli da sfamare”.
I Palestinesi, cacciati da Gerusalemme e da tutta la Cisgiordania, affluirono in massa ad Amman, dopo giorni e giorni di cammino attraverso il deserto, incalzati dall’esercito israeliano con i fucili spianati. Alcuni arrivarono feriti, altri persero dei loro cari lungo il viaggio, specie bambini e anziani, per disidratazione e sfinimento. Grazie alla mia cittadinanza giordana mi fu possibile, insieme ai miei colleghi dell’università di Amman che frequentavo come uditrice, fare del volontariato a Wadi Dilayli, uno dei campi allestiti dalle autorità giordane per accogliere i profughi della Cisgiordania. Per quattro mesi, ogni giorno, partivamo la mattina presto per rientrare a sera inoltrata. Alcuni di noi si occupavano di far scuola ai bambini, altri dell’assistenza sanitaria o della distribuzione di acqua e pane. A me, la più grande per età, affidarono la responsabilità di fare la cucina per 16.000 persone, affiancandomi alcuni giovani dell’esercito e un gruppo di scout. Pensai subito di coinvolgere anche alcuni rifugiati e insieme organizzammo il lavoro di preparazione e distribuzione del cibo. La nostra fu come una grande famiglia dove si respirava angoscia e dolore, ma insieme cercammo di dare una mano a tutti. Tornando a casa la sera, molti degli oggetti di cui ci si serve abitualmente: piatti, bicchieri, posate, contenitori vari, sedie ecc. ecc. mi sembrarono superflui dal momento che nel campo bastava un barattolo vuoto per attingere l’acqua da un bidone e dissetarci tutti. Quel campo profughi fu per me una grande scuola di solidarietà e di umanità condivisa!
50 anni non sono bastati a ristabilire il diritto internazionale in terra di Palestina! Il dramma continua, tra alti e bassi, tra ribellione e resistenza nonviolenta. Ci sarebbe tanto da dire sulle umiliazioni cui è sottoposto il popolo palestinese: le atrocità commesse da militari israeliani e dagli stessi testimoniate, le carcerazioni amministrative di tanti giovani palestinesi e persino di adolescenti e di bambini, le scorribande dei coloni ad Hebron contro i beduini e il loro bestiame, il pestaggio dei palestinesi mentre raccolgono le proprie olive, le barche dei pescatori di Gaza speronate e sequestrate dalla Marina militare israeliana pur trovandosi entro le miglia fissate da Israele e tanto altro: dalla giudeizzazione di Gerusalemme Est alle reazioni scomposte di Netanyahu per le decisioni dell’Unesco sui diritti dei palestinesi, … , le stesse rivolte interne ad Israele per più giustizia … Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU contro la colonizzazione israeliana della Palestina. … votata …dal governo inglese di destra, col primo ministro Theresa May … i governi di Spagna, Russia e Cina,…
Un segno di speranza ci viene dalla commovente marcia che nell’ottobre scorso ha visto migliaia di donne ebre, cristiane e musulmane unirsi in un cammino di pace verso Gerusalemme. La loro canzone è frutto di un’alleanza tra artiste folk israeliane e palestinesi. Essa celebra l’ultima iniziativa del movimento delle “donne per la pace”, WomenWage Peace, nato in Israele nel 2014, promotore di unamarcialunga 200 chilometri. Israeliane, palestinesi e africane, vestite di bianco, tra canti, abbracci e invocazioni di pace, hanno ribadito: “Non ci fermeremo finché non sarà raggiunto un accordo politico che porterà a noi, ai nostri figli e ai nostri nipoti un futuro sicuro”.
… la prossima conferenza multilaterale di pace … a Parigi il 15 Gennaio 2017.
Agnese-Anissa Manca
Valutazione del progetto delle “Donne di El Bonete – Nicaragua”
A nome della Rete nazionale, Liviana ha chiesto alle donne di El Bonete coinvolte nei vari progetti una valutazione in vista del rinnovo triennale del finanziamento. Riportiamo la loro risposta.
PER LIVIANA y AMIGAS DELLA RETE RADIE RESCH.
PREMESSA: Queste valutazioni sono delle socie e soci ADECAB che voi chiamate “Collettivo Donne”. Sono le nostre, tradotte in italiano per voi. Ci scusiamo per la nostra semplicità di analisi e parole.
Vi chiediamo scusa, ma prima di rispondere alle domande inserite nella mail della responsabile RRR di Milano Liviana, vogliamo chiarire che ogni valutazione deve avere presente la comunità di El Bonete con tutte le sue difficoltà climatiche, territoriali, di energia, trasporto che sono fattori di instabilità. Inoltre vogliamo dirvi che il Nicaragua è tra i 10 paesi al mondo più a rischio di disastri ambientali come: terremoti, siccità, inondazioni, uragani, eruzioni. Questi fattori si ripetono ogni anno e ci obbligano a periodi di isolamento, di perdita di produzione e lavoro, di malattie.
Altro elemento, il Nicaragua è, dopo Haiti il secondo paese più povero della America Latina.
Tutto questo per far capire che la vita, il lavoro, il riposo, le relazioni sono soggette a fenomeni indipendenti dalle nostre volontà e a cui dobbiamo far fronte.
PROGETTO RISPETTO AL CONTESTO: prima del vostro sostegno e quello della Ass. La Comune (gruppo di Carugate), la nostra comunità era per molti giorni all’anno isolata, senza trasporto, con problemi che rendevano la vita una pena, poiché ci sentivamo come abbandonati. Pochi andavano a scuola, molti adulti erano analfabeti, non esisteva la Materna ma solo un ranchito con pochi bambini. Pochi potevano finire le elementari e alcuni, per fare la scuola secondaria, dovevano camminare 20 km al giorno, con il sole a picco o sotto la pioggia, spesso senza aver mangiato. Il nostro lavoro era molto precario, un pezzo di terra per avere un po’ di fagioli e mais, il riso veniva da fuori, ma non sempre. L’acqua era di qualche pozzo ma con acqua contaminata e in estate era poca. Il progetto, prima di tutto, ci ha portato la solidarietà di gente lontana che sentiamo come sorelle e fratelli, poi piano piano abbiamo cominciato ad avere miglioramenti nella vita quotidiana, nel lavoro, scuola, salute, trasporto. Anche gli effetti climatici abbiamo imparato ad affrontarli con maggiori risorse e volontà, perché con il progetto ci sentivamo accompagnati.
PROSPETTIVE FUTURE E BILANCIO SOSTEGNO RETE: Come donne della Adecab (quelle che chiamate “Collettivo”) più degli uomini eravamo soggette alla tristezza e mancanza di prospettive, con un carico familiare più pesante di quello dei compagni maschi. Abbiamo avuto maggiore autonomia e sicurezza con il lavoro della ceramica e il vostro sostegno, l’aiuto economico annuale è da sempre fondamentale come base per avere materia prima, per il materiale e gli attrezzi del lavoro, per la legna del forno e poi per pagare l’energia del forno elettrico, per coprire eventuali tempi morti dovuti a eventi naturali dannosi o malattie di qualche donna. Abbiamo frequentato corsi di economia di base, di manualità, di difesa da eventi naturali; tutto questo ci ha dato più sicurezza e una visione più certa del futuro. Quando il cambio climatico ha reso difficile la fornitura di materia prima per la ceramica (barro) e sono stati messi in commercio filtròn di plastica (che non filtrano ma non si rompono e costano meno), ci siamo convertite nella raccolta/ lavorazione del frutto di jicaro, usando sopratutto i semi e la scorza. I semi, una volta lavati e puliti sono per il mercato di Chinandega e altri luoghi, una parte viene polverizzata per fare bevande (Horchata, Poliserial Integral).
Con la scorza siamo riusciti a dimostrare che depura acqua contaminata. E’ stato un processo lungo e costoso, adesso noi non possiamo andare oltre a piccole produzioni perché una seconda fase dovrebbe essere di tipo industriale e richiede investimenti che non sono nelle nostre possibilità. Continuiamo a fare ceramica, filtròn e lavorare jicaro e questo, rispetto a prima è un avanzamento.
La Rete in questo processo è stata importante per sostenere i vari processi di cambiamento e lavorazione. Vi diciamo anche che operando noi con l’jicaro abbiamo aiutato tutta la comunità poiché questo prodotto è stato maggiormente valorizzato.
IL CAMBIAMENTO: Le nostre case non sono come prima, grazie a voi abbiamo migliorato le abitazioni, perché il lavoro ha dato più frutti. I nostri figli vanno tutti a scuola, 14 nostri giovani sono già laureati in varie carriere, abbiamo più salute con il miglior funzionamento del Centro Salute. Mangiamo un po’ meglio e quindi la dieta è più ampia anche se il nostro piatto più comune è sempre il “gallopinto”. Abbiamo migliore acqua e noi possiamo fare a meno dei filtri, che per altre comunità sono indispensabili.
Voi, care amiche e amici dite se il sostegno vostro ha portato a qualcosa, ma certo, non solo come donne e lavoro, ma come famiglia, comunità, figli, alimentazione e salute.
SIAMO IN GRADO DI CONTINUARE SENZA AIUTI DELLA RETE?
Amigas y amigos, nosotras y nosotros somos pobres, pero vivimos tiempo donde valiamos meno de los animales, nos fortalecimos buscando fuerza en nuestra dignidad. Ustedes y la Comune, para nosotros son y seran en nuestro corazòn por su solidaridad y amor para nosotras y nosotros. A pesar de eso se ustedes deciden de borrar una parte de la ayuda y se mantiene la de el preescolar, por nuestra dignidad tenemos que ir adelante, tal vez con màs fuerza de nosotras y nosotros mismo.
Ustedes deben decidir que hacer, nosotras y nosotros debemos vivir y buscar màs unidad y fuerza.
Dios los bendiga a todos y todas ustedes. (in spagnolo nica per volere della comunità).
(Amici e amiche, noi siamo poveri e viviamo un tempo in cui valiamo meno degli animali, ma noi ci fortifichiamo e troviamo forza nella nostra dignità. Voi con l’associazione “La comune” verso di noi siete la nostra forza per la vostra solidarietà e il vostro amore. Se voi ritenete di limitare i fondi riservati al nostro progetto, l’importante è che teniate vivo il rapporto dell’asilo nido; per il resto cercheremo di continuare. Per conto nostro sappiamo di dover essere sempre più uniti tra noi per unire sempre più le forze. Dio vi benedica tutti)
CRITICITA’: Prima di tutto dobbiamo essere critici con noi stessi, manchiamo un po’ nella unità tra noi, a volte qualcuno manca all’appello nelle cose da fare, anche se siamo sempre disponibili a ore di volontariato comunitario.
Se è possibile, vogliamo essere critici anche con il nostro comune di Villanueva, perché per fare i 437 metri di pavimentato abbiamo dovuto andare a prenderlo e portarlo nella comunità per farci ascoltare. Siccome il comune di Villanueva è di circa 38 mila abitanti, solo 8.600 vivono nel casco urbano (centro del paese), gli altri vivono in 53 comunità rurali dove del bilancio si vede solo una parte minore di investimenti per migliorare le condizioni generali.
Per concludere, vi ringraziamo, raccomandandovi che la solidarietà e la pace sono strumenti necessari al cambiamento, noi confidiamo in qualsiasi decisione vostra e vi ringraziamo per quanto fatto e per qualsiasi decisione possiate prendere. Pensavamo nelle nostre idee e programmi di base di avere una possibilità con voi per altri tre anni dopo il 2017, però se fosse diverso vi ringraziamo comunque, sperando che la Materna possa andare avanti.
Gracias y un saludo a todas y todos ustedes: Olivia-Euda-Clelia-Susana-Veronica-Dory- Antolina- Teresa- Rubya- Eliseyda- Nhoemy-Blanca- Isabel-Mariana- Juana.Jacinta- Ricarda- Maria Auxiliadora- Ceylin-Natalia- Damaris-Isidra- Rubey-Rramon- Carlos- Chilo-Kener- Manuel- Walter- Ulises-Hernan y Natividad Rios, Presidente.
[La Rete Nazionale per la Scuola Materna versa 3.500 € l’anno e per il Collettivo Donne 3.100 €]
Relazione sulle attività della Rete di Lecco con i richiedenti asilo e i migranti (richiesta dalla Rete nazionale)
Alcuni amici della Rete di Lecco, assieme ad altre associazioni locali, stanno portando avanti iniziative con e per i migranti. In particolare alcuni collaborano con il Coordinamento “Noi tutti migranti”, di cui sono parte le confederazioni sindacali e associazioni di impegno sociale (dall’Arci a quelle degli stranieri stessi). Tre sono gli ambiti di impegno:
1 Presenza nel quartiere di Lecco/Olate, dove è situato per i 3 mesi invernali il rifugio notturno gestito dalla Caritas per 30 persone senza fissa dimora, di cui 10 italiani. Ci chiediamo, grossa domanda: e dopo marzo? Il gruppo ospitato usufruisce di un sacchetto-cena da parte dell’Istituto Don Guanella. Noi provvediamo a offrire una cena più sostanziosa la domenica. L’obiettivo fondamentale è quello di coinvolgere il quartiere all’accoglienza e all’incontro con gli ospiti attraverso questo gesto concreto.
2 Le donne con le donne: insegnamento della lingua italiana e attività di accompagnamento per ragazze e donne richiedenti asilo, presenti negli appartamenti gestiti da cooperative, a Lecco e comuni limitrofi, all’interno del progetto dell’accoglienza diffusa. Tali attività sono condotte con la collaborazione di altre associazioni con l’obiettivo, molto difficile da raggiungere, di spingere istituzioni e cooperative a realizzare servizi attenti ai bisogni, alla dignità e all’autonomia personale.
3 Il Coordinamento “Noi tutti migranti”, sorto anni fa con l’arrivo degli stranieri nel territorio lecchese, si è trovato a confrontarsi con difficoltà e impegno alterno, con gli avvenimenti sempre più complessi e tragici degli ultimi tempi. Vengono realizzate sul territorio iniziative, in concomitanza con giornate nazionali di mobilitazione, tentando di interfacciarsi maggiormente con Enti e Istituzioni e altre forze per affrontare e trovare una soluzione ai problemi dei richiedenti asilo e dei migranti.

FOLLOW US ON:
17-03 Circolare nazi
16-12 Rete di Padova
Rate This Article:
NO COMMENTS

LEAVE A COMMENT