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17-03 Rete di Macerata – Marzo 2017

Radiè Resch di Macerata – Marzo 2017

Cari amici, se oggi dovessi descrivere la nostra società ai miei nonni o bisnonni, una cosa, credo, non riuscirei a spiegare: spendiamo molto più denaro e fatica in diete e cure, rispetto a quanto ne usiamo per procurarci da mangiare. Forse il più grande successo (ma solo in Occidente) dell’ultimo secolo è l’aver debellato la fame, ma negli ultimi decenni siamo andati incontro ad un problema antitetico, siamo all’overdose di cibo. Proprio la nutrizione costituisce una delle contraddizioni più aberranti della nostra epoca, a fronte di 842 milioni di persone che soffrono la fame, ci sono circa 1 miliardo e mezzo di obesi. Dati come questo hanno spinto Riccardo Valentini (premio Nobel per la Pace 2007 con l’IPCC) a riflettere sulla necessità di modificare l’attuale sistema di produzione e di consumazione del cibo. La ricetta di Valentini non si basa su un’ideologia ambientalista o terzomondista, ma su una constatazione di natura economica: l’attuale sistema è inefficiente e non sostenibile nel lungo periodo, tanto da poter divenire causa di una crisi alimentare profonda quando, nel 2050 secondo le previsioni, la popolazione mondiale dagli attuali 7 miliardi, salirà a 9 miliardi. È necessario, dunque, agire per risolvere i tre paradossi del sistema della produzione alimentare attuale: 1. un terzo della produzione mondiale viene buttata (quantità quadrupla rispetto a quella che servirebbe a relegare la “fame nel mondo” nei libri di storia) 2. una grande percentuale di territorio viene usato per produrre biocarburanti o foraggio per bestiame 3. la già ricordata compresenza di obesi e persone che soffrono la fame. Sulla base di queste considerazioni è nata la bozza del Protocollo di Milano (di cui Valentini è stato relatore all’Expo), ovvero una traccia da condividere con i cittadini, per vincolare i governi ad adottare alcune azioni concrete, che costituiscano un circolo virtuoso tra produzione, tutela dell’ambiente, nutrizione, salute ed educazione, ma anche democrazia.” È necessario, ricorda sempre il ricercatore, ribaltare la tradizionale stesura di protocolli, discussi negli uffici dell’Onu o dalle diplomazie degli stati ed aprire la discussione a tutti”. Le statistiche dicono che l’Italia è il paese “meno obeso” d’Europa, ma se limitiamo l’analisi ai più piccoli, balziamo addirittura al primo posto. Possediamo una cultura del mangiare tra le più ricche e importanti del mondo, ma stiamo perdendo la capacità di trasmetterla alle generazioni più giovani, con effetti devastanti sulla salute e l’ambiente. È quindi necessario applicarsi per recuperare questa situazione, non solo facendo dell’Italia una capofila nelle iniziative di respiro internazionale, ma anche promuovendo all’interno del Paese la filosofia della filiera corta, dell’agricoltura biologica, della qualità del prodotto a partire dal processo di produzione e dall’educazione alimentare. L’applicazione dei semplici concetti contenuti nel Protocollo di Milano, non solo aiuta a preservare il territorio in cui viviamo, ma può rappresentare un contributo indispensabile per uscire dall’attuale crisi finanziaria ed alleviare le difficoltà economiche delle famiglie italiane. Come è accaduto che l’agricoltura che ci nutre si è trasformata in un’industria che è la più inquinante del pianeta? La gestione dell’economia e della qualità del cibo è diventata una sfida globale tra le più complesse da affrontare e richiede la formazione di figure manageriali che riguardano diversi aspetti da quelli giuridici a quelli finanziari. Non mancano pregevoli iniziative sul tema come l’app inaugurata dalle università di Torino e di Scienze gastronomiche di Pollenzo, che si propone di offrire a studenti, provenienti da realtà e paesi diversi, gli strumenti per rispondere in modo concreto agli interrogativi di un settore che genera conflitti profondi. Il cibo è drammaticamente vittima della finanza tanto che i colossi finanziari investono in catene di distribuzione anche di quelle che fanno della sostenibilità e della resilienza la propria bandiera. Pertanto i consumatori, ignari, continuano a comprare prodotti che fanno male attirati da marchi illusori pagando i prodotti stessi a prezzi alti. Una cosa che non tutti sanno è che l’80% del cibo consumato in tutto il mondo viene prodotto dall’agricoltura familiare di piccoli produttori; il fatto viene nascosto accuratamente per far sembrare che sono le multinazionali a cibare il mondo. E’ importante che i sistemi legislativi si adattino ai movimenti dei lavoratori del cibo che nascono dal basso; i gruppi locali che si organizzano incontrano spesso intoppi legislativi che li bloccano; bisogna riuscire a creare spazi in cui le persone e i privati possano sperimentare nuove soluzioni per realizzare produzioni più sostenibili.

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