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Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Ottobre 2012

A cura della Rete di Castelfranco Veneto

Agire localmente e pensare globalmente, ovvero testimoniare e proporre. Cogliamo l’opportunità attraverso la circolare mensile per informare sul ns. progetto e offrire la testimonianza di come abbiamo vissuto il suo percorso di attuazione e così articolare qualche proposta a carattere generale.

La nostra è una storia semplice fatta soprattutto di relazioni umane, in breve: da più di dieci anni abbiamo contatti progettuali nella zona di Kabinda, nel Kasai Orientale nella Repubblica Democratica del Congo RdC, ma solo da due anni è stato avviato il progetto vero e proprio secondo i criteri assunti dalla Rete, si tratta della costruzione di un dispensario medico nel villaggio di Mwa Mway. Il proseguo dei lavori si svolge regolarmente, siamo arrivati a tetto, i tempi di programmazione sono rispettati, tutta la popolazione del villaggio è coinvolta a vari livelli. Nel 2013 sarà ultimato. Ma l’oggetto più importante della nostra valutazione non sono i “muri”: attraverso un cammino a piccoli passi si è instaurata una relazione umana sempre più significativa, noi abbiamo potuto conoscere il loro modo di sopravvivere nelle peggiori condizioni di provvisorietà e indigenza e loro hanno potuto approcciarsi “fraternamente” con il Nord del mondo, solitamente ostile. Il sostegno e il cambiamento è stato reciproco: l’apporto economico, seppur indispensabile, si è rivelato secondario rispetto alla relazione umana e questo sia per gli africani, di solito “sfruttati e dimenticati”, sia per noi, “privilegiati e annoiati ” della società “consumistica”, investiti dal vento della speranza nella vita a tutti i costi che soffia dal continente nero. Iniziammo attraverso il micro-credito a sostegno dei maestri delle scuole elementari durante il periodo di occupazione dovuto alla guerra: la loro paga era di 3 dollari al mese e ogni piccolo sostegno è stato decisivo perché non abbandonassero l’insegnamento. Successivamente abbiamo contribuito alla costruzione di una scuola superiore di agraria. Tre anni fa abbiamo fatto venire in Italia due donne agronome che hanno partecipato ad uno stage presso l’Istituto Agrario di Castelfranco V.to.; nel 2010 una ns. delegazione è andata in Africa per conoscere direttamente quella realtà; recentissimo è il sostegno allo studio universitario per 19 ragazze. Nell’ultimo Convegno di Rimini un ns. referente ha relazionato con abbondanza di particolari sull’esperienza, ci ha informati sul suo paese e sull’Africa, ha sostenuto commosso che nonostante le immani difficoltà vissute dal suo popolo a causa della corruzione e della guerra per l’accaparramento delle risorse naturali, attraverso l’amicizia e la relazione umana, il metodo RRR, un altro mondo più giusto e più umano è possibile. Ripensando all’esperienza possiamo considerare il progetto come il risultato finale di incontri e accadimenti che si sono susseguiti spontaneamente uno all’altro, e, al di là di ogni altra considerazione, esso è stato, e lo è tuttora, un formidabile strumento di conoscenza – coscientizzazione sulla realtà africana. Entrambi dalle nostre realtà siamo arrivati ad interrogarci sul come riuscire a fermare gli “uomini squalo” che nei secoli hanno saccheggiato e trasformato una delle zone più belle e ricche dell’Africa in un paese ai primi posti nel mondo per livello di povertà. All’inizio erano i razziatori e i venditori di schiavi… oggi si chiamano imprese multinazionali. Come i colonizzatori si servivano dei negrieri per procurare forza lavoro al minimo costo, così oggi il sistema capitalista delega alle imprese multinazionali il lavoro sporco di accaparramento delle materie prime: lo scopo è sempre quello di usare la corruzione e la violenza per ridurre al minimo i costi. Così come nel passato le colonie fornivano l’Europa di prodotti esotici nell’indifferenza per lo sfruttamento schiavo, così oggi i prodotti consumistici rappresentano il prodotto terminale di una filiera di predazione e di sfruttamento sporca di sangue fin dalla sua genesi. E quando nelle ns. confortevoli case accendiamo la luce elettrica o il riscaldamento, oppure ci spostiamo con l’auto, o usiamo il PC, il telefonino … partecipiamo allo sfruttamento di altri popoli attraverso una precisa delega agli “uomini – squalo” di operare per noi. Noi tutti, io, te, l’amico, il vicino di casa…, ogni autorità politica, civile e religiosa, tutti insieme sosteniamo il “sistema” e il ns. benessere è sempre inevitabilmente a svantaggio dei popoli rapinati delle loro materie prime. Non di meno, all’interno dei paesi evoluti, lo stesso “sistema” cerca di scaricare la crisi sulle fasce sociali più deboli, soprattutto dei lavoratori e dei pensionati, cioè su di noi, sempre e comunque nella difesa di quel 2% che decidono sulle sorti del mondo. Diciamo che al di là dell’etica, siamo accomunati con i popoli impoveriti dell’Africa dalla stessa logica di prepotenza e di dominazione che ci estromette dalle decisioni sul nostro futuro. Da sempre nella RRR si continua a denunciare operazioni economico – finanziarie di sfruttamento sparse per il mondo e ora noi, nel nostro piccolo, abbiamo avviato una ricerca congiunta con gli amici congolesi per conoscere dettagliatamente e divulgare i nomi, la nazionalità, le quotazioni in borsa, i dividendi… delle imprese – squalo e degli apparati collaterali soprattutto quelli finanziari che operano nella RdC. Lo scopo è quello di costruire mappe regionali di sfruttamento per poter informare e mobilitare le coscienze sulla “predazione” internazionale. Così come non fu facile nel corso dei millenni sconfiggere la schiavitù, considerata oggi un crimine contro l’umanità, non sarà facile avviare una politica ed una economia che tenga conto dell’uomo e del suo benessere, dell’integrità della natura e degli interessi di tutti i viventi. Siamo ottimisti e fiduciosi perché la globalizzazione si è rivelata inaspettatamente motivo non solo di conoscenza, ma soprattutto di coscientizzazione e cambiamento: sullo scenario internazionale osserviamo l’affacciarsi di nuove forme relazionali e lo svilupparsi di mutamenti storici inattesi, i popoli protestano, dagli U.S.A alla Cina, dalla Tunisia all’Equador, dalla Spagna, dalla Russia …l’umanità a tutti i livelli chiede giustizia. In Italia non se ne può davvero più, i tempi sembrano maturi per un cambiamento profondo soprattutto riguardo al concetto di delega – casta – gerarchia, e questo in ogni settore o apparato sia esso politico, economico, finanziario, istituzionale… perché il sistema capitalista ha finito il suo ciclo e all’orizzonte si è affacciato un nuovo soggetto: “l’Economia di comunione” che va oltre al profitto e considera essenziale la democrazia sui posti di lavoro, parla di beni comuni, fraternità, gratuità e di decrescita per la sopravvivenza e il benessere di tutta l’umanità. Ripartiamo dall’Africa, è il continente che più di ogni altro ha bisogno di difendersi dalle aggressioni esterne, da essa gli altri quattro continenti attingono risorse naturali ma la maggioranza del suo popolo soffre drammi di ogni genere e miseria. Come per l’America Latina, durante il periodo buio dell’oppressione economico – militare degli anni scorsi, partì una insistente campagna internazionale di solidarietà, così per l’Africa oggi è indispensabile avviare una mobilitazione internazionale per combattere l’indifferenza e il cinismo di convenienza e sostenere ogni forma di coscientizzazione di base. Come ben sappiamo, gli squali di tutti i mari si possono neutralizzare con le reti che l’impegno personale e di gruppo intrecciano pazientemente con il filo dell’utopia.