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Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Novembre 2012

A cura della Rete di Trento

STOMACI VUOTI E SERBATOI PIENI

Benzina e diesel ricavati da canna e barbabietola da zucchero, cereali, mais, olio di palma, soia e altro …

Anche 7 imprese italiane di carburanti hanno concessioni in Congo, Etiopia, Ghana, Guinea, Senegal, Kenya per ricavare bio-carburanti da prodotti alimentari

IL CIBO NEI MOTORI E’ UN DELITTO

Conseguenze:

–          Espropri e espulsioni

–          Accaparramento di terre e acque

–          Emigrazione di piccoli contadini che diventano disoccupati

–          Riduzione di cibo e aumenti dei prezzi

–          Distruzioni ambientali e di ecosistemi

E’ UN CRIMINE CONTRO L’UMANITA’

Il testo riportato qui sopra è il contenuto di un cartello che ho preparato in occasione del 16 ottobre,  Giornata mondiale dell’alimentazione, per richiamare l’attenzione sullo stretto rapporto che intercorre tra la denutrizione di tanti esseri umani e politiche agricole dominanti a livello internazionale. Un secondo cartello, il cui testo riporto in conclusione di questa circolare, punta invece sul rapporto tra denutrizione e molte delle nostre  abitudini alimentari, in particolare il consumo di carne.

Da molto tempo ormai le ONG fanno informazione sulla concentrazione di milioni di ettari di terra nelle mani di famiglie latifondiste e società multinazionali e sulle politiche agricole che privilegiano le esportazioni invece della sovranità alimentare.

Ciò nonostante, questi processi hanno registrato anche negli ultimi anni un ulteriore incremento. Seguendo la logica dei vantaggi comparati, imposta dal trattato di libero commercio ( WTO-OMC) ogni paese ha cercato o è stato spinto ad incrementare  le proprie esportazioni agricole e allo stesso tempo è diventato dipendente per quanto riguarda i prodotti alimentari di base. Ma le condizioni dello scambio sono tendenzialmente sempre più sfavorevoli ai produttori delle materie prime agricole e a vantaggio degli esportatori, commercianti e speculatori.

Un ulteriore problema è costituito dalla crescente deforestazione e destinazione di terreni a pascolo nei paesi del Sud del mondo e dalla estensione delle culture di cereali, soia, ecc. per la produzione di mangimi dove è praticata l’agricoltura industrializzata.

Si arriva così alla situazione assurda che nel mondo, mentre non si riduce il numero delle persone sottoalimentate, che non hanno cibo a sufficienza (circa un miliardo), contemporaneamente aumentano quelle  in sovrappeso (circa un miliardo e mezzo).

Ma i problemi non finiscono qui: questo tipo di politiche di sviluppo agricolo necessitano di grandi quantità di acqua e requisiscono ogni fonte di acqua dolce, fiumi e laghi,  utilizzano grandi quantità di prodotti chimici, dai fertilizzanti ai pesticidi, e richiede, complessivamente, una quantità di calorie 70 volte maggiore dell’energia calorica fornita dalla carne.

E, se tutto ciò non bastasse, come ho scritto all’inizio sempre di più le politiche degli stati si orientano verso la produzione di agro combustibili, destinando sempre maggiori estensioni di terra a questo scopo.

Non possiamo non chiederci il perché di questa escalation di politiche agricole sempre più  energivore e  criminali, paragonabili  ad una guerra mondiale per gli effetti diretti ed indiretti, che producono circa 30.000 morti ogni giorno. Perché l’opinione pubblica di fronte a questa realtà non si sente interpellata nella sua coscienza?

Forse le associazioni ed organizzazioni umanitarie non hanno sufficiente consapevolezza di tutto questo? Forse le nostre azioni, operazioni  e proposte non sono sufficientemente  incisive o mirate a suscitare e promuovere cambiamenti radicali dei modelli di consumo e stili di vita?

UN ENORME USO DI TERRITORIO, ACQUA, CARBURANTI, ENERGIA, MATERIE PRIME AGROALIMENTARI  PER PRODURRE CARNE.

* Nel mondo, gli animali da allevamento superano sei  volte il numero degli umani.

*  Il numero dei bovini è di circa 1,3 miliardi.

*  Una superficie pari all’Austria viene bruciata ogni anno per far pascoli per i bovini.

*  Il 40% delle terre coltivate del pianeta è destinato alla produzione di mangimi ( cereali, soia,     colza, ecc.)

*  1/3 della produzione di cereali diventa mangime per il bestiame.

Il primo modo per cominciare a cambiare le cose è essere consapevoli noi stessi che certe nostre abitudini alimentari sono la prima causa della sottoalimentazione nel mondo. Il secondo modo è cercare di rendere coscienti gli altri, a cominciare da chi ci sta più vicino.

Paolo Rosà