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Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Dicembre 2012

A cura della Rete di Trento

Circolano molte notizie e idee in questo periodo nella Rete Radie’ Resch. In particolare durante i coordinamenti nazionali (5 all’ anno) e nei dibattiti molto vivaci che viaggiano on-line attraverso le mailing-list. Ma certo esse rimangono all’ interno del circuito di chi, più fortunato, può partecipare spesso ai coordinamenti o al dibattito in rete. Invece quelli che ricevono solo la circolare mensile sono molto più numerosi.

La circolare viene inviata a 192 aderenti, ci informava tempo fa – se non ricordiamo male- Gigi Giorgio della rete di Savona, che cura con l’abituale competenza e precisione anche gli aspetti più … tecnologici delle nostre comunicazioni, come il funzionamento delle mailing- list e del sito. Poi di solito le varie reti provvedono a diramare la circolare ai propri aderenti locali e agli interessati.

Passiamoci oggi nel circuito più largo della Rete alcune notizie, scusandoci con chi ne e’ già informato.

Alcune reti hanno deciso in questi mesi di andare a trovare in America Latina i referenti, spesso veri amici, di operazioni-progetti che seguiamo; o capirne meglio il funzionamento. Simona e Marco Lacchin della rete di Varese sono stati in Bolivia, hanno incontrato i referenti dei progetti che in zone di molta povertà  e disagio, operano per la salute e l’istruzione con grande serietà; e sono tornati a casa con in tasca una domanda di sostegno a progetti che i boliviani hanno chiamato ” di sviluppo, di amicizia e di scambio”.

Dino e Silvana Poli della rete di Verona, con altri, sono appena rientrati dal Guatemala, dove hanno potuto rivedere padre Clemente di cui ci hanno parlato tante volte con affetto e che è referente di validissimi progetti. Hanno incontrato i protagonisti dell’ opera di rimboschimento così preziosa nel Quiche’, gli studenti della “scuola bilingue” ( avremo presto una relazione ), hanno pranzato con tutti loro nell’ aula della scuola. Sono rimasti colpiti dalla grande operosità di questi gruppi.

Fernanda Bredariol della rete di Spresiano ( Treviso ) e’ partita da poco, con grande emozione, per la ” sua” Argentina, e l’indimenticabile Patagonia dei Mapuche, dove sta incontrando mille amici e referenti degli amati progetti delle reti; e in questi giorni in Cile vede Jose’ Nain, il valoroso membro del Direttivo del Consiglio per i diritti e le libertà del popolo Mapuche.

Ma Marco e Simona hanno trovato in Bolivia un paese in grande evoluzione, dove il presidente Morales, che risulta avere molti consensi, anche se fa meno di quello che aveva promesso, ha istituito una tassa sul petrolio tutta destinata a scuola e istruzione; le donne cominciano a imparare a difendersi; e peraltro i protagonisti di alcuni progetti popolari riflettono sul fatto che in un ” processo di urbanizzazione tipico della nostra epoca, la vita di tante persone sembra essere – in tanti casi – ancora più precaria di prima”.

Dino e Silvana in Guatemala hanno trovato il fascino della splendida natura e delle tradizioni Maya e nello stesso tempo le sofferenze della povertà e dell’oppressione. Sono passati vicino a una diga dell’Enel, non molto grande e non invasiva alla vista, dietro la quale però si intravvedono i problemi economici e politici che pone.

Fernanda ha trovato un’ Argentina più problematica di quella che da qui prevedeva, anch’essa in crisi economica, con la vita carissima, la mancanza di lavoro, l’inflazione galoppante, la riduzione degli stipendi di massa già bassi e non di quelli più alti. E’ andata a vedere la situazione della fabbrica ex-Zanon, autogestita da quando il proprietario, italiano, l’ ha abbandonata e di cui un operaio era venuto al Convegno di pochi anni fa a raccontarci la difficile splendida esperienza di un’autogestione di cui si e’ dovuto imparare quasi tutto. Viene spontaneo pensare che anche da noi ormai si comincia ad autogestire, con fatica, fabbriche dismesse o abbandonate dai titolari e si prevede che sarà necessario farlo per anni per non perdere ne’ il lavoro ne’ le competenze. Speriamo di esserne capaci.

Intanto in Italia alcuni giornali (ben pochi e raramente) informano che nel sud del mondo si sviluppano molte e lunghe opposizioni allo sfruttamento di territori da parte di imprese italiane: ad esempio in un sobborgo di Buenos Aires, dove la gente si è accorta che in vicinanza di un impianto Enel si muore più facilmente di tumore; e dove nella primavera scorsa la Presidente Kirchner ha risposto a una sollecitazione di Monti relativa a piani Enel dicendo che ” con tutto il rispetto .. non farà nulla per salvare gli affari argentini di Enel “. E sembra intenzionata a controllare da vicino i comportamenti, ad esempio, di Telecom.

Sempre nella primavera scorsa un grande cartello di associazioni dell’America Latina e parecchi altri paesi, con loro sindaci, ha manifestato a Roma in occasione dell’assemblea annuale degli azionisti Enel: “no alla devastazione dei nostri territori ancestrali”.

E contemporaneamente il governo della Bolivia stava negoziando un indennizzo per l’espropriazione di una società straniera produttrice di energia elettrica; con l’obiettivo di “recuperare le infrastrutture che erano dei boliviani..”

E così oggi noi notiamo spesso un vero parallelismo tra molte azioni e movimenti e obiettivi del nord e del sud nel mondo: dall’ uso dei ” beni comuni” alla gestione del potere, a tanti altri.

Come mai, ci domandiamo – ma si domandano da poco anche studiosi attenti (e l’ha sollevato anche la circolare di novembre) –  tutta questa vivacità organizzata, le esperienze di movimenti così diffusi non riescono a produrre vero cambiamento? Cosa manca?

Oppure quello che germoglia qua e là da anni ha già cambiato qualcosa? È paralizzante tutto questo? E’ stimolante?

Buon Natale e buon Anno nuovo a tutti e tutte.

Carla Grandi