Home2013Novembre

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Novembre 2013

A cura della Rete di Napoli

Carissime amiche e carissimi amici, purtroppo non possiamo nascondere l’amarezza, la rabbia e la paura di cui siamo pervasi per la situazione che si è verificata nella nostra tanto amata quanto depredata Regione Campania ex “felix”…. I Latini la chiamavano Campania felix per esaltarne l’aspetto pianeggiante, il clima estremamente favorevole, l’estrema fertilità delle sue terre. Oggi è semplicemente la terra dei veleni, una terra malata, avvelenata a causa di una politica inefficiente e di una criminalità viceversa efficientissima. Una terra e una popolazione che attualmente si vedono negato uno dei diritti fondamentali dell’uomo: il diritto alla salute! Da uno studio recente pubblicato dai ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli si rileva come, nei Comuni delle province di Napoli e Caserta, il tasso di mortalità standardizzato per patologie tumorali è cresciuto del 27,4% negli uomini, e del 23,5% nelle donne. Dal 1998 ad oggi i casi di morte per malattie oncologiche sono aumentati nel Napoletano fino al 47% : un dato in controtendenza rispetto ai decessi per neoplasie nel resto d’Italia. Alla base dell’anomala crescita dei tumori a Napoli ci sono i danni subiti dal territorio a causa dei crimini ambientali commessi nel tempo e della cattiva gestione dei rifiuti, anche se si continua a ribadire che non esiste correlazione diretta e certa tra tale incremento e i roghi di rifiuti. Tuttavia la presenza di sostanze altamente tossiche è stata rilevata nel sangue di cittadini campani del cosiddetto triangolo della morte, compreso tra i comuni napoletani di Acerra, Nola e Marigliano dove sono alte le concentrazioni di policlorobifenili (PCB), sostanze prodotte da industrie chimiche che non esistono nella Regione Campania. A questo va aggiunta l’elevata concentrazione di diossina registrata in questi territori dovuta ai numerosi e quotidiani roghi appiccati per eliminare copertoni o per recuperare il rame dai cavi elettrici. D’altronde lo sversamento dei rifiuti industriali altamente inquinanti riguarda anche le discariche legali ( v. i circa ottocentomila tonnellate di fanghi dell’ACNA di Cengio smaltiti nella discarica di Pianura). Tutte queste sostanze cancerogene (diossina, PCB, metalli pesanti, furani e idrocarburi policiclici aromatici) una volta liberate nella biosfera entrano nel corpo umano attraverso l’esposizione sia diretta (inalazione, ingestione, assorbimento cutaneo), che indiretta e vanno a interferire con il genoma alterando la trascrizione dell’informazione contenuta nel DNA durante la fase di replicazione cellulare. In questo modo, tali sostanze sono responsabili di una serie di malattie quali il cancro, le malattie alle vie respiratorie, le allergie, i disturbi neurodegenerativi,le patologie tiroidee e le malformazioni congenite. Questo fenomeno non è confinato nei soli Comuni del “Triangolo della morte” o della “Terra dei fuochi” ma rappresenta un vero e proprio “sistema criminale” ben più esteso e grave che sta determinando anche gravi ripercussioni sull’economia locale. Per anni i comitati dei cittadini hanno denunciato la situazione ad ogni possibile istituzione politica e giudiziaria senza che nulla sia realmente cambiato. Negli ultimi anni, però, grazie a Dio, sull’onda della presa di coscienza sempre più consapevole di questo grave disastro si sta verificando una sinergia concreta fra la popolazione, le associazioni tematiche di settore, la comunità scientifica e il mondo ecclesiale per contrastare l’ecomafia e lo smaltimento dei rifiuti tossici. Sono state proposte alcune soluzioni: quella di un sistema di controllo satellitare per il monitoraggio permanente del territorio campano, misura indispensabile per fermare il traffico criminale dei rifiuti pericolosi e i roghi di diossina; quella dello stanziamento di fondi per effettuare analisi del suolo, dell’aria e dell’acqua e per una seria e capillare bonifica dei territori censiti che sono stati oggetto di sversamenti illegali di sostanze tossiche, una bonifica, cioè, che sappia impedire infiltrazioni della criminalità; quella dell’istituzione di un registro regionale dei tumori;quella di abolire ogni forma di incentivo statale agli inceneritori, oggi finanziati dai contribuenti in base alla erronea assimilazione di tali impianti a fonti di energia rinnovabile e di esacerbare le pene previste in materia di danno ambientale, prevedendo procedure più snelle in deroga a quelle esistenti. La comunità scientifica è impegnata in una battaglia con le istituzioni, affinché venga istituito un laboratorio regionale di tossicologia per il monitoraggio, sull’uomo, delle sostanze tossiche ambientali, in particolare della diossina. Le associazioni tematiche di settore si stanno battendo affinché sia redatto un nuovo piano regionale dei rifiuti incentrato, come prevede la normativa europea, sulla raccolta differenziata e sul riciclaggio e recupero della materia. Per tutto ciò siamo sempre più indignati e dalle istituzioni, a tutti i livelli, pretendiamo verità e trasparenza. Ci auguriamo di resistere e di portare avanti la nostra battaglia (certamente non facile) fino in fondo affinché si restituisca un futuro pulito a questa nostra terra, confortati dalle parole di Papa Francesco: “Ci sono giorni difficili, ma senza speranza non si va avanti”.

Un caro saluto dalla Rete di Napoli