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Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Gennaio 2013

A cura della Rete di Savona

SALA D’ATTESA.

La giovane regista savonese Francesca Pesce ha girato un film documentario che si chiama “Sala d’attesa” e racconta un anno e mezzo condiviso con i Profughi africani arrivati a Maggio 2011 dalla Libia. L’emergenza vera per loro è iniziata dieci giorni fa. Il 31 dicembre 2012 è finito il progetto di accoglienza del nostro governo gestito dalla Protezione Civile, dalle regioni e dagli enti che hanno “preso in carico” direttamente queste persone . Dopo un anno e mezzo di attesa dei documenti  e dell’eventuale riconoscimento dello status di Rifugiati ora sono randagie sulle nostre strade, con  qualche soldo in tasca; un po’ albergano da amici, un po’ da famigliari, un po’ in rifugi di fortuna in cerca di un lavoro …

Giovedì 10 il primo funerale, 24 anni, Ghana,intossicato nel sonno da un braciere dove ardeva del carbone in una casa priva di luce e riscaldamento.

Lo scrittore e giornalista Gabriele del Grande in un passaggio del film analizza :”Ghedaffi sapeva quanto avrebbero disturbato  in Europa queste persone e le ha letteralmente spinte in mare, – tu mi mandi le bombe ed io ti butto gli africani -”.

In Libia lavoravano tutti, erano emigrati in Libia, non in Italia. Le guerre non le hanno fatte loro. Non quelle delle nazioni africane da cui molti erano fuggiti, non quella in Libia del 2011. Deserto, mare, salvezza, braciere … fa caldo, fa sete, fa freddo. Fa niente.

I primi di dicembre Adama è venuto a casa. La CARITAS di Savona ,che ne ha seguiti 18 ,ci ha proposto di entrare in un progetto di accoglienza ,“Rifugio diffuso”, che prevede ospitalità in famiglia per  profughi che hanno tessuto legami affettivi. Viene riconosciuto un rimborso spese che abbiamo deciso di lasciare interamente ad Adama.

Perché l’avremmo “preso” comunque:da più di un anno corre nella società di nostro figlio, si erano scelti loro. Hanno 21 e 16 anni e giocano alla play station,  Italia contro Costa d’Avorio. In questa storia per fortuna noi ci entriamo poco. Abbiamo provato a metterci in condizione di poter guardare  in faccia tutti e due e ora vivono insieme. Quello che ne stiamo traendo è inestimabile.

La RETE è un’Associazione di Solidarietà Internazionale, SOLIDARIETA’ E COOPERAZIONE NON SONO SINONIMI forse dovremmo riflettere su questo o forse sostituirle con CONDIVISIONE perché vorrebbe dire che ognuno ha qualcosa da mettere in gioco per cui l’altro cresce, cambia, diventa migliore.

TRA IL PASSATO ED IL FUTURO C’E’ IL PRESENTE e gli Ultimi lo raccontano seduti al tavolo, e ridono, ridono come solo gli Africani sanno fare, spalancano gli occhi e ti guardano in faccia battendo le mani sul tavolo.

È sera. Arrivano i ragazzi del gruppo VOCI, quelli che erano al Convegno, arrivano Gigi e famiglia – Carola non può perché Michela si è addormentata-due seminaristi colombiani , gli amici di Adama, la regista, iniziamo a contare le nazionalità, mangiamo il pesce con l’igname e poi vediamo il film. Siamo in trenta e non sappiamo dove stare. Pino dice che è tutto un casino, tutta una merda, dice che lui è vecchio e ne ha viste troppe dai tempi dei campi di lavoro a Cuba al G8, gli africani gli dicono :“dove sono i mandarini?” perché Pino recupera tutto quello che viene buttato via, frutta compresa, e lo smista dove serve. Gli africani lo conoscono bene. RETE per noi è questo.

Sarebbe bello fare seminari e convegni dove ci raccontiamo queste storie fatte di giovani, di realtà diverse, di buon cibo, di odore di Africa,di risposte operative balbettanti e INADEGUATE – parola tanto amata da Ciotti – al Presente sconcertante.

Sono storie vissute mentre internet trasmette le immagini della tragedia di Abijan del 31 Dicembre, della RDC, del Mali e del Centrafrica, le Nazioni con cui abbiamo contatti personali e di RETE.

L’Africa è entrata per ultima nella storia della RETE ma abbiamo la possibilità di ascolto quotidiano dei TESTIMONI della Sua storia che arrivano a raccontare . Accogliamoli nelle nostre meditazioni!

Ho meditato le parole di Ettore dal Verbale di Roma sulla Storia che “emoziona”, il mio per l’Africa è un amore vissuto con limiti enormi, i miei , che ha provato a seminare e purtroppo e mio malgrado ha causato dolore ma che è imprescindibile. In questo sentimento abbraccio in particolare le Persone della RETE che lo condividono, che condividono il senso dell’impotenza schiacciante e cercano un respiro, piccolo, con i nobili Popoli che abitano questo continente da cui arriva l’umanità e che, continuo ad esserne certa, offrirà alla stessa  le proposte economiche e sociali per ricominciare.

Caterina Perata Agosto.