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Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Roma – Febbraio 2015

Carissimi amiche e amici, sembra che nessuno ascolti le parole di papa Francesco che quasi ogni giorno – con amore e saggezza che ricordano l’altro grande Pastore del nostro tempo, papa Giovanni –   indica al mondo, non solo ai cattolici, la via da seguire per conquistare pace e giustizia, ponendo fine alla violenza generata dall’odio, dalla vendetta, dalla sopraffazione, dalla smisurata voglia di potere e ricchezza dei potenti; il tutto complicato dai vari fondamentalismi di matrice islamica, capaci di attirare perfino elementi fanatici occidentali. Perché l’umanità non dà peso alle sue ispirate esortazioni? Non possiamo certo illuderci che un bel giorno regni sul pianeta la pace universale, né che le parole di un papa, per quanto sagge e portatrici di speranza, possano mutare il corso della storia. I romani dicevano Historia magistra vitae, ma quel motto – usato spesso con faciloneria e fuori luogo –  va inteso nel giusto senso: non che gli avvenimenti del passato, lontano e recente, possano insegnarci a non ripetere gli errori compiuti, bensì che possono aiutarci a interpretare i fatti di oggi e a regolarci di conseguenza. Pochi tengono conto di questo insegnamento, e sbagliano; sordi, per egoismo e disinteresse per le sorti altrui. A loro preme soltanto il proprio benessere e (neppur sempre) quello dei loro cari o dei loro servitori, detti fedelissimi. Stragi di innocenti, obbrobri di ogni genere e distruzioni immani sono oggi sotto gli occhi di tutti, al punto che molti diventano indifferenti, pensano che le cose siano sempre andate così e che non si possa porvi rimedio. Sicuro! La storia ci dice che periodi di vera pace non sono mai esistiti, in nessun luogo, ma questo non deve indurre l’uomo a rassegnarsi all’ineluttabile e a chiudersi in casa trascurando il mondo esterno. Inoltre è ragionevole immaginare che il continuo ripetersi delle visioni catastrofiche causate dalle guerre e dal terrorismo, offerteci con dovizia dai media, creino non solo assuefazione ma convincano i più che si tratta di avvenimenti lontani qui impossibili da verificarsi; così allontaniamo con noncuranza lo spettro del peggio. Ci manca la percezione diretta dei disastri bellici. Un ricordo personale – probabilmente vivo anche negli amici della mia generazione, sia romani che residenti in altre grandi città – impossibile da cancellare. Dopo il primo bombardamento di Roma, del 19 luglio 1943, mi recai con mio padre al quartiere S. Lorenzo, il più colpito e dove si ebbe il maggior numero di vittime e distruzioni. Alla vista delle immani rovine e al pensiero delle persone, popolani per lo più, che vi erano perite o rimaste ferite mi pervase uno sgomento indicibile. Palazzi crollati, la vicina basilica di S. Paolo fuori le Mura distrutta, l’attiguo cimitero del Verano rimasto sconvolto, mentre lo scalo ferroviario locale aveva ricevuto pochi danni benché fosse l’obiettivo dichiarato dell’incursione. Simili scenari e ancor peggiori, data la maggior potenza distruttiva dei moderni strumenti bellici, sono spettacolo frequente per tante popolazioni coinvolte in guerre non dichiarate e non da loro volute. Esodi di massa e insufficienza dei soccorsi sono aspetti frequentissimi che noi in Europa, dopo il 1945, non abbiamo conosciuto, a eccezione dell’ex Jugoslavia. Così il quadro disperato di popoli interi e di etnie perseguitate per fanatismo o xenofobia è completo. Riflettiamoci, e non occasionalmente. Il recente film-documentario “Il sale della terra”, di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado (che traccia l’itinerario artistico e umano del grande fotografo brasiliano, dedicatosi anche a ritrarre volti e situazioni dei Sem Terra brasiliani) illustra con efficacia più che commovente le drammatiche condizioni di vita delle popolazioni in diversi continenti: guerre, guerriglie, deportazioni, sfruttamento dei lavoratori, esodi, carestie. Si tratta di un’opera sullo splendore del mondo e sull’irragionevolezza umana che rischia di spegnerlo, ma che si conclude però con un soffio di speranza mostrando la possibilità di ripristinare la foresta amazzonica (e altro sarebbe fattibile), tornando all’antico fulgore. Purché l’uomo lo voglia, prendendo coscienza dei suoi obblighi inderogabili; perché il tempo stringe e occorre riscoprire, o scoprire, lo spirito di fratellanza, non estraneo alla salvezza del creato. Conflitti che possono estendersi, in Europa, in Medio Oriente, in Africa, sono ora in atto e le vie diplomatiche per comporli appaiono evanescenti. Nel Mediterraneo continua l’ecatombe di chi fugge per salvarsi e i sopravvissuti trovano un’accoglienza spesso indegna di questo nome. Della condizione politica e sociale del nostro paese è meglio tacere: tutti la conosciamo e ne siamo sconfortati. L’unico dato consolante è forse l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, dal quale ci attendiamo saggezza e imparzialità. Per noi che ci occupiamo di solidarietà internazionale (talvolta nazionale) non è lecito scindere il nostro lavoro dalla politica, dalla continua attenzione ai riflessi della seconda sulla prima. Perciò ci manteniamo vigili sugli avvenimenti che contano Quali che siano le nostre convinzioni politiche, evitiamo distrazioni dannose, interveniamo per quanto ci è consentito, evitiamo l’astensione alle elezioni quando vi fossimo tentati. Siamo cittadini votati alla solidarietà e non dobbiamo mai dimenticarlo. Un dato negativo ci viene però dal bilancio del 2014. Il tesoriere nazionale Silvestro (alias Silvio) Profico ci comunica che le entrate generali della Rete sono passate dai 269.377 euro del 2013 ai 224.036 euro del 2014 e che la rete di Roma è scesa nello stesso periodo da 9.650 a 4.470 euro, un dato molto scoraggiante. Non replico appelli di sorta; vi chiedo solo di meditare e, a chi non fosse più interessato alla Rete, per qualsiasi motivo, di darmene cenno, come altri hanno fatto cortesemente in passato. Vi informo con l’occasione che l’encomiabile amico Profico, dopo 33 anni, lascia l’incarico e che gli subentra l’amica di Castelfranco Veneto Marta Bergamini in Corletto. A entrambi va il nostro sentito “grazie”. Al coordinamento romano di fine gennaio è stato deciso, tra l’altro, che il 9 o il 10 maggio si terrà a Salerno il seminario del Centro-Sud sulla “Finanza criminale”, con ottimi relatori. I particolari in seguito. Un saluto affettuoso e arrivederci presto.

Mauro Gentilini

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Gennaio 2015

A cura della rete di Celle – Varazze

CRONACHE RIFLESSE DALLA CROCE DEL SUD

L’infinito del paesaggio reso deserto dalla totale assenza dell’uomo-

I suoi occhi bevono ghiaccio, vento, erba, animali e cielo, dove a farla da padrona è la Croce del Sud.

Chilometri e chilometri in linea retta, sempre nella medesima direzione, quella che ci porterà alla relazione.

Arrivo a Rio Mayo.

Si incomincia a conoscere le prime persone del luogo.

Soprattutto adulti e anziani.

Trascorriamo tempo con loro, cantando, danzando, mangiando e celebrando insieme la Messa di Natale.

Nulla succede.

Forse non è abbastanza ed io pazientemente aspetto.

Tappa a Pillan Mawiza, Leleque terra ancestrale recuperata dai Mapuche ai Benetton. Condividiamo il pranzo in una semplice casa di campagna. Lei gioca a pallone con i ragazzi del posto.

Più tardi, sul pullman, mi sento dire:” E’ stato bellissimo giocare con persone della mia età ma dell’altra parte del mondo. Mi sono divertita.”

Non è ancora abbastanza e io aspetto.

Frontiera con il Cile. Ad attenderci ci sono Josè e Margot con i loro figli e le loro comunità. Una tre giorni di rituali, di sapori, di cultura mapuche. Lei gioca con Relmu, Arcobaleno dell’Aurora, dorme con noi in una cameretta, a due letti e un piccolo pensile, che normalmente ospita i figli dei nostri amici che ci accolgono.

Arriva il momento del commiato: emozioni che scuotono tutto il gruppo dei viaggiatori. Qualche lacrima.

Ma non è ancora abbastanza. Io aspetto di nuovo.

Rientriamo in Argentina. A Loncoupè ci attende Viviana, la referente locale della Mesa Campesinia.

Con lei Susanna e suo figlio di sei anni.

Volto e mani segnati dalla durezza del lavoro dei campi, dalla lotta per aggrapparsi al diritto di un pezzo di terra necessario per garantire la sopravvivenza a sé stessa e a suo figlio.

Lontana da lei, riesco, comunque a cogliere la sua espressione.

Gli occhi di una adolescente di dodici anni incrociano le due perle nere del bambino. Qualcosa si rompe.

Quel sorriso disegnato sul volto si adombra.

Gli occhi si fanno lucidi e gonfi di lacrime,

Sperduta mi cerca e correndomi incontro mi dice:

“Dobbiamo fare qualcosa”.

L’ attesa ha portato finalmente i suoi frutti.

La relazione ha fatto breccia e colpito la sensibilità di questa ragazzina imprimendo in maniera indelebile il suo essere in divenire. Una possibilità di capire cosa significhi lottare per bisogni e diritti scontati alle nostre latitudini.

L’abbraccio stretta e le sussurro: “Benvenuta nel sud del mondo! “

Immediatamente mi affiorano alla mente le parole di Ettore e Clotilde: “E’ importante che i nostri ragazzi vivano almeno un’esperienza diretta con gli impoveriti, imprescindibile per avere una visione completa di un mondo che riserva all’80% delle persone quelle condizioni di vita.”

A questo proposito voglio ringraziare Fernanda, Simona e Marco e la Rete tutta per aver dato la possibilità ai nostri giovani, facendo gruppo, di vivere una tale esperienza, in maniera giocosa e leggera consona alla loro età.

Simona

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Febbraio 2015

Cari amici della Rete di Verona, è difficile parlare di solidarietà internazionale in questo mondo che cambia così velocemente e tragicamente, in cui contano sempre di meno i singoli stati e le loro leggi, mentre le aziende multinazionali impongono le loro logiche assolute di denaro e di capitali finanziari che travolgono qualsiasi difesa, le ideologie fondamentaliste infrangono ogni diritto alla vita o alla libertà, e venti di guerra sempre più minacciosi e paurosi si sentono spirare anche in Europa, oltre che in Africa, in Asia, in America Latina, dove i gruppi armati della droga e della criminalità mantengono situazioni di belligeranza, sopra ogni polizia e stato. Gli esuli, gli sfollati, i fuggitivi sono ormai milioni, in campi profughi dove l’ONU mantiene un minimo di vita dignitosa con aiuti alimentari e sanitari limitati ma presenti, ma non si può rimanere profughi per anni, decenni, si cerca di fuggire e trovare un’altra vita, anche salendo su barconi destinati a naufragi disumani. E nel mondo civile la crisi provocata da una finanza che distrugge i bilanci statali ed impone il taglio delle spese sociali, impedisce la crescita di una classe media che potrebbe equilibrare i diritti delle popolazioni, e invece i ricchi sono sempre più ricchi, pieni di risorse e di privilegi, ed i poveri sono sempre più miserabili, fuori da ogni possibilità di crescita. Come evitare che la classe media precipiti nella povertà e che gli stati perdano tutto il loro potere di gestione dei servizi sociali, scuole e sanità anzitutto? Quali possono essere forme efficaci di solidarietà? Per capire meglio come una certa finanza, chiamata criminale, influisce su questi scenari così disastrosi e si oppone alla democrazia, impedendo la fruizione di diritti da parte di tutti i cittadini, stiamo impostando dei seminari di approfondimento per noi della Rete, come già si era indicato nelle precedenti circolari. Il Coordinamento di Roma di fine gennaio ha fissato di attivare 3 o 4 seminari macro regionali sul tema della finanza criminale, secondo una prassi ormai consolidata. Si pensa ad una data intorno a inizio maggio, che potrebbe essere domenica 10 maggio; per noi del Nord Est si pensa all’ottima sede dell’incontro del 2012, a Isola Vicentina, dalla mattina al pomeriggio, con il pranzo insieme. Il programma non è ancora definitivo, relatori e argomenti; si pensa di preparare i seminari con l’invio di materiali informativi opportuni, ricorrendo soprattutto a schede di Banca Etica o della Fondazione Basso, che tanto ha collaborato con la Rete in anni passati. Anche noi di Verona siamo passati l’anno scorso a Banca Etica nella gestione delle donazioni della colletta, dei nostri contributi di solidarietà, utili per le nostre operazioni di liberazione, seguendo proprio le indicazioni di Banca Etica ed evitando altre banche, più grandi ed efficienti, ma spesso legate a operazioni finanziarie dubbie, al commercio di armamenti, o altro. Anche la Rete nazionale gestirà i denari delle collette in Banca Etica, con modalità ancora allo studio, approfittando del cambio di tesoriere: Silvestro Profico ha chiuso la sua attività di tesoriere ufficiale, e al suo posto si è resa disponibile Marta Bergamin Corletto di Castelfranco che ora è la tesoriera della Rete, secondo le decisioni del Coordinamento di Roma. Il prossimo Coordinamento nazionale sarà verso fine marzo, il 21 e 22, sabato e domenica a Varazze, vicino a Savona. Noi di Verona siamo quasi sempre presenti numerosi ai Coordinamenti, che sono molto importanti per capire come funzionano certi meccanismi internazionali e come possono procedere gli aiuti solidali in paesi spesso difficili, dove le ingiustizie sono di casa ed i diritti delle popolazioni sono difficili da sostenere. L’esortazione a tutti quelli che ricevono la presente circolare è di partecipare a qualche coordinamento, che di solito inizia nel pomeriggio del sabato, verso le 17, e termina dopo il pranzo della domenica, non oltre le 14. Stiamo preparando il prossimo incontro di rete locale, veronese, che vorremmo fare all’Istituto don Mazza, in via San Carlo 5, dove la Rete è nata ed ha tenuto molti dei suoi incontri, presso l’Opera mazziana che da tempo sosteniamo con le borse di studio a Joao Pessoa, nel Nord Est del Brasile. Appena don Domenico Romani ci darà una data ve la comunicheremo per la convocazione, anche fuori dalla circolare, ora che quasi tutti ricevono in posta elettronica (e-mail, electronic mail), con rapidità, senza problemi di copie, di buste e di francobolli, senza spese. Ma il panorama internazionale che vediamo, come accennavo a inizio circolare, non tutto è negativo. Una notizia mi ha riempito di gioia, che il Papa Francesco sta per proclamare beato il vescovo martire Oscar Arnulfo Romero, che noi abbiamo sempre salutato come San Romero d’America. Sono finite le opposizioni ed i blocchi contro questo martire ammazzato sull’altare il 24 marzo 1980, per aver ordinato ai soldati di non sparare più sulla gente e sulle manifestazioni pacifiche della popolazione di quel piccolo paese centroamericano, emblema delle lotte di liberazione di quei lontani anni, ancora oggi in situazione difficile, soprattutto per il traffico dei narcos che passa per quelle strade. Il governo è però cambiato, ora il vescovo Romero è per loro il rappresentante di tutto un popolo che vuole trovare la sua via di libertà. Abbiamo visitato nel nostro ultimo viaggio in Guatemala, in novembre 2012, la tomba di Romero nella cripta della Cattedrale Metropolitana di San Salvador, una bella tomba nuova di marmo nero, costruita in Italia, ed abbiamo visitato anche la chiesetta dell’ospedale, di architettura modernissima, dove il vescovo fu ammazzato durante l’elevazione, con un colpo sparato da fuori della chiesa dal militare maggiore D’Aubisson, il capo dei famigerati squadroni della morte, mai condannato nonostante l’evidenza della colpa. Ora finalmente la figura di Romero arriverà alla gloria della santità formale della Chiesa cattolica, ma era già santo per tutti i salvadoregni e per tutti noi. Ettore Masina scrisse un bel libro per ricordarlo, e da allora è sempre un riferimento per chiunque cerchi la libertà e la giustizia. Per ricordare un aspetto del Salvador di allora e della repressione violenta contro quella popolazione, indico che in Salvador non ci sono più le donne vestite con colori sgargianti e disegni brillanti come in Guatemala, con gli huipiles (i vestiti) tipici della regione e della tradizione, come ci sono ancora tra i maya e nei mercati del paese dei vulcani, il Guatemala, che pure confina col Salvador. Una delle azioni repressive dell’esercito salvadoregno consisteva nel distruggere i telai delle donne nei villaggi e nel vietare di portare i vestiti tradizionali, per cui quelle tradizioni oggi non esistono più se non nei musei. E non fu permesso ad un vescovo mite ma fermo nella sua denuncia, nonostante le minacce, di alzare la voce per chiedere di fermare la repressione violenta e gli ammazzamenti. Chi si opponeva veniva ammazzato, e così fu per Romero, anche se era sull’altare a celebrare la messa. Che San Romero d’America sia un riferimento efficace nel cammino di liberazione dei popoli latino americani e di tutto il mondo, che noi vogliamo sostenere come se facessero parte della nostra famiglia, di ciascuno di noi.

Un cordiale saluto solidale da Dino.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Gennaio 2015

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, anzitutto un augurio caloroso di buon anno nuovo 2015! Ma non si può certo affermare che questo 2015 sia nato con segni positivi e fecondi, da molti punti di vista, ma soprattutto dal punto di vista della pace mondiale. Questa sparatoria tragica di Parigi rivela un grave acuirsi delle tensioni internazionali, per la contrapposizione continua di diversi modi di pensare e per il ricorso facile alle armi ed ad violenza disumana e ferocissima, quale da anni non si vedeva. Le cose non sono semplici come ce le vogliono dire, non è l’Occidente che viene colpito e che deve reagire, perché non siamo tutti uguali e il modo di vivere dell’Occidente non è davvero il migliore. Tutti sono andati a farsi vedere a Parigi, ma vedere Netanyahu tra chi si sentiva vittima di violenza e terrorismo è stata davvero una contraddizione enorme, uno scandalo, o forse una cosa ridicola, da ridere come l’avrebbero descritta i redattori e vignettisti di quel giornale satirico che è sembrato l’unica difesa vera della civiltà. Sono emerse nel dibattito molte osservazioni critiche, molti ragionamenti che si tiravano fuori dal coro, ed io sono rimasto molto impressionato a leggere che nel 1987 il Mossad israeliano era andato ad ammazzare a Londra proprio un vignettista satirico, un certo Naji al Alì, di cui nessuno ricorda il nome né ciò che scriveva o disegnava. Ma dava certamente fastidio, perché prendeva in giro la potenza militare di Israele, e come tutti sanno in Israele si può criticare quasi tutto, anche da parte di altri ebrei, ma mai l’esercito e le azioni militari. In realtà è proprio il modello occidentale ad essere in grave crisi, a non saper rispondere più alle tensioni internazionali, soprattutto verso chi non possiede quasi risorse e di quelle poche si sente anzi quotidianamente defraudato. E’ difficile rispettare gli altri, rispettare altri modi di pensare, di agire, di pregare, accettare le diversità anche vicino a noi, immaginarsi in paesi lontani e con la pelle diversa. Basti riflettere sui recenti disordini negli USA per i colorati ammazzati troppo facilmente dalla polizia, con conseguenti vendette ed azioni violente di persone fragili, disperate, violente, che si trovano fra le mani delle armi con grandissima capacità di distruzione. E sui califfati islamici con le loro decapitazioni. Perché tante armi a disposizione per uccidere? La soluzione alle crisi ed alle ingiustizie inizia sempre dalla capacità di ascolto, soprattutto verso chi è più debole e povero, di mezzi e di cultura. E mi sembra che in molti di noi questa aspirazione, questa voglia di un mondo più giusto ed attento a tutti, sia realizzata per quanto poco nella nostra piccola associazione, in questa piccola rete di solidarietà, dove si ascoltano altre voci, altri modi di leggere la realtà, di invocare giustizia, ma dove anche si mettono alcuni dei nostri beni a disposizione di questi oppressi, perseguitati, come impegno per alcuni nostri fratelli lontani. Una parte dei nostri denari la mettiamo in iniziative di liberazione, che siamo riusciti a conoscere ascoltando appunto; e quei pochi denari, utili a risolvere piccole situazioni di miseria e oppressione, li vogliamo anche far passare per istituzioni pulite, non in banche più o meno armate. Come vedete dai dati della colletta 2014, riportati in calce alla presente lettera, la raccolta è tornata ai livelli di qualche anno fa, sopra i 20.000 euro, nonostante il cambio del canale bancario e la crisi internazionale, che è davvero fortissima. Qualcuno degli amici aderenti alla Rete non ha ancora aggiornato i termini del suo versamento, ed Emilio Butturini, emerito fondatore ed animatore per 50 anni del nostro gruppo, si ritrova ancora a dover comunicare alla sua banca che quel versamento va dirottato su un altro conto, su un altro IBAN, in Banca Etica. Allora vi rivolgo una piccola esortazione: controllate i vostri versamenti ed i vostri ordini alla banca, per non disturbare più Emilio, e per privilegiare così una Banca diversa da tante altre, che cerca di uscire dai circuiti internazionali perversi, della criminalità e della finanza speculativa, che si oppongono alla democrazia ed ai diritti dei popoli e delle persone. Proprio su questo tema della Finanza criminale la Rete nazionale sta producendo uno sforzo per capire meglio cosa succede: si è formata una commissione, sono circolati documenti, ci sono state discussioni, e siamo quasi pronti a invitare tutti gli amici e simpatizzanti ad un Seminario nazionale sul tema, forse in maggio, preparando il discorso con una attenta diffusione di documenti e di libri di denuncia, su questo argomento, di cui non si parla quasi mai: è un vero tabù! Come ad esempio il TTIP trattato per gli accordi commerciali transnazionali tra Usa ed Europa, il TTIP, che l’Europa dovrebbe sottoscrivere senza discussioni trasparenti, con grande perdita di sovranità degli stati rispetto alle aziende multinazionali, o Corporation. Ci sono già dei materiali a disposizione, e ci sono alcuni esperti che ci possono spiegare cosa sta succedendo, perché ad esempio la Grecia fa tanta paura in Europa e nel mondo occidentale, quando vuole rifiutare il modello imposto di controllo del debito pubblico … E’ un argomento molto complesso, che va affrontato adeguatamente per evitare nuove violenze e sopraffazioni. Dopo 100 anni quasi tutti condanniamo la 1^ Guerra Mondiale, coi suoi milioni di morti ammazzati: ma allora sembrava un’azione positiva e vantaggiosa per i governanti e gli imprenditori. Ora si presentano pericoli analoghi in altri campi, è nostro dovere informarci meglio e cercare azioni risolutive e pacifiche. Di questo ed altro inizieremo a parlare nel nostro primo incontro 2015 di gruppo veronese, che viene proposto per lunedì 26 gennaio prossimo, alle ore 21. Parleremo anzitutto di colletta e del bilancio di gruppo, per adempiere ad uno degli obblighi di ogni associazione italiana. E parleremo delle prossime iniziative della Rete, del prossimo Seminario sulla Finanza criminale, che toglie i diritti alle popolazioni ed alle persone, iniziando dai popoli più poveri e sprovveduti, ma incidendo ormai anche sul nostro territorio, come si riscontra dagli effetti devastanti di questa crisi. E parleremo anche delle nostre operazioni, che curiamo direttamente come gruppo veronese, e cioè della situazione in Guatemala e delle borse di studio a Joao Pessoa. Ma di questo si parlerà più diffusamente in un prossimo incontro, ascoltando qualcuno dell’Opera Mazziana che segue le borse di studio, e speriamo di tenere questo incontro proprio nella sede dell’Opera mazziana, in via San Carlo, sopra Santo Stefano, dove la Rete è nata ed ha percorso molti tappe della sua azione solidale, di approfondimento politico, di testimonianza, di azione concreta con le nostre operazioni. Allora vi aspettiamo all’incontro di lunedì 26, e la sede è casa nostra di me e Silvana, in via Tonale 18, così da permettere anche a Silvana di partecipare e di salutare tanti amici della solidarietà. Non è ancora guarita, ha ancora delle invalidità di movimento, e per questo vi invitiamo a casa nostra, così Silvana non si deve muovere; ma è in via di guarigione e la nostra speranza è che fra alcuni mesi saprà muoversi con maggior facilità ed autonomia.

Un affettuoso saluto da Dino e Silvana.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Padova – Gennaio 2015

…resta un’esperienza di eccezionale valore l’aver imparato infine a guardare i grandi eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospettati, dei maltrattati, degli impotenti, degli oppressi e dei derisi, in una parola, dei sofferenti.

Dietrich Bonhoeffer

Carissime/i, prima lettera di questo nuovo anno. C’è sempre speranza all’inizio di un nuovo cammino, un anno che tutti desideriamo diverso, senza paure, con impegni politici che non siano solo chiacchere ma fatti concreti, un anno diverso. Ma questo primo messaggio non può iniziare senza un lontano ricordo: il 6 gennaio è l’anniversario della morte del nostro caro amico Federico Bego. La memoria va ad alcune parole che avevano scritto nella circolare del gennaio ’98: … siamo in lutto per la morte di un amico. Non avremo più alle nostre riunioni Federico; non godremo più della sua cordiale presenza… Il 12 gennaio è anche l’anniversario del drammatico terremoto che colpì Haiti nel 2010. Vogliamo ricordare quella data con le parole di Dadoue: … noi siamo determinati a lottare più che mai; noi che abbiamo avuto salva la vita dobbiamo andare avanti più di prima. Continuando, di seguito trovate il riassunto della serata di presentazione del libro su Dadoue, l’invito per il prossimo coordinamento e una lettera da Haiti.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Macerata – Gennaio 2015

Cari amici, nell’augurarvi un felice anno nuovo, ricco di sorprese e buone notizie, trasmettiamo il ringraziamento che Padre Alberto Panichella (non me ne abbia il Padre se, per motivi di spazio, ho modificato alcune sue frasi) ha rivolto a tutta la Rete per il sostegno al progetto da lui pensato fin dal 2006 e realizzato in Ancona, intitolato “La strada”. L’unità di strada esce di notte per distribuire pasti caldi, bevande, vestiario, coperte, medicine e per costruire una rete di rapporti personali con coloro che la società chiama gli “invisibili”. L’associazione ha lo scopo di avvicinare i poveri, conoscerli, parlargli, restituire loro la dignità di persone, si impegna anche nel loro reinserimento nel tessuto sociale, collabora con le istituzioni e con il mondo del volontariato. Il motto dell’associazione riassume bene l’attività svolta: Capire, seguire, spronare sin dove è fattibile; accettare ed assistere comunque.

Maria Cristina Angeletti

Carissimi amici della Rete R.R., a cui appartengo, eccovi il resoconto dell’utilizzazione del vostro preziosissimo contributo alla “Strada” di Ancona. Innanzitutto vi dirò che quest’anno abbiamo avuto il pesante bilancio di dieci decessi causati da abbandono, over-dose, alcool, tumore, problemi di cuore … Morti premature, per quanto ci siamo impegnati con questi fratelli e sorelle senza fissa dimora, vittime della “strada”. In compenso alcuni hanno trovato lavoro o lavoretti precari e sperimentato una grande solidarietà fra loro e fra tutti (non c’è un noi e un voi…). Si sono ottenuti alloggi e si sono fatte rivendicazioni insieme presso il Comune; in questo senso “la casa de noialtri” è un edificio di proprietà della Regione occupato da 23-24 senza-tetto, in cui hanno trovato non solo rifugio ma anche fraternità, cooperazione, realizzazione di manifestazioni e cortei, autogestione fra popoli diversi per lingua e cultura (spesso si devono esprimere a gesti), dove hanno sperimentato la comunione di religioni diverse, chiedendo all’Essere Supremo la pace. La cosa più bella della “Strada” sono i nostri incontri settimanali al “CENTRO CULTURALE” da cui, con saggezza e senso di giustizia dai piccoli e poveri, esce la denuncia contro la decadenza capitalistica attuale, e la proposta di un nuovo modello di società giusta e fraterna. L’attuale congiuntura italiana, quindi, marchigiana mi fa ritrovare in Brasile, dove ora ci sono più tutele per la gente non ricca! La dura realtà della disoccupazione e negazione dei diritti fondamentali mostra il 70% della popolazione minacciata dalla povertà, i più esposti, come sappiamo, sono gli immigrati, discriminati dagli italiani che non se la passano meglio: il 40% degli italiani non arriva alla fine del mese, sono scoperti e indebitati; si contano 12milioni di poveri e 4 milioni di denutriti … Perciò la Rete R.R. ha da fare anche qui anche perché dall’Occidente (lobbies, multinazionali, speculatori finanziari) sono nate le contraddizioni che hanno rovinato il mondo intero. Per questo ci rivolgiamo al Coordinamento Nazionale della Rete R. R.

In fede, Padre Alberto Panichella Missionario Saveriano