Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Marzo 2015

A cura di Ercole Ongaro (per la commissione finanza)

Cari amici e amiche ci avviamo a tenere i nostri seminari interregionali finalizzandoli a un approfondimento del ruolo della finanza speculativa nella vita delle persone e dei popoli: “Finanza speculativa contro democrazia”. Ci siamo orientati in questa direzione perché fa parte della nostra storia di Rete non limitarci a cercare rimedio ai mali sociali, ma individuarne le cause e incidere su di esse: non soltanto, ci ammoniva Paul Gauthier, “aiutare i poveri a combattere la loro povertà, ma anche individuare e combattere le cause della povertà”. L’impegno di incidere sulle cause dell’ingiustizia comporta anche essere vigili perché le nostre scelte quotidiane siano coerenti con quell’impegno. Ora la riflessione di diverse reti locali ha fatto prendere coscienza che le trasformazioni avvenute negli ultimi decenni hanno portato la finanza a svolgere un ruolo sempre più determinante nelle dinamiche economiche e sociali. La crisi in cui sono precipitati i Paesi occidentali dal settembre 2008, che ha distrutto circa 60 milioni di posti di lavoro nel mondo, impoverito centinaia di milioni di cittadini del ceto medio, reso ancora più poveri e senza speranza i già poveri, affonda le radici nelle trasformazioni relative alla finanza: nel processo di finanziarizzazione dell’economia. La finanziarizzazione dell’economia è un processo che ha cominciato ad affermarsi negli anni ’80 con le politiche dei governi di Margaret Tatcher e di Ronald Reagan, ispirate alle teorie neoliberiste di Milton Friedman, secondo le quali la molla di ogni attività economica è l’interesse egoistico degli individui e il mercato è in grado di autoregolarsi. Queste stesse teorie hanno ispirato a livello internazionale, a metà anni ’90, la formazione della WTO, l’Organizzazione mondiale del commercio, che ha preteso di scrivere “la Costituzione dell’economia globale” all’insegna del liberismo più sfrenato. Nel dicembre 1997 si è così varata, con un accordo a Ginevra in sede WTO, la liberalizzazione delle banche, delle assicurazioni e delle società di intermediazione dei capitali. Da quel momento la massa finanziaria, svincolata da ogni regola e da ogni rapporto con l’economia reale di produzione di beni e di servizi, ha raggiunto cifre incalcolabili: il valore annuale di tutto il commercio di beni e servizi equivale al valore di pochi giorni di transazioni finanziarie globali. Le transazioni finanziarie sono attuate in gran parte da operatori che puntano a rapidi profitti attraverso contratti e opzioni di acquisto di materie prime, di prodotti alimentari e energetici, di azioni, di valute, e soprattutto attraverso operazioni puramente speculative veicolate da strumenti finanziari sofisticati, sui quali il sistema finanziario lucra consistenti commissioni. Uno dei perni nevralgici di questo processo sono diventate, oltre alle Borse, le maggiori banche, che in Italia nei primi anni ’90 hanno vissuto una trasformazione giuridico-istituzionale, che le ha configurate come società per azioni proiettate innanzitutto alla ricerca del proprio profitto e dell’incremento di valore per gli azionisti. Un noto e stimato esponente del mondo bancario, Giovanni Bazoli, intervenendo nel luglio 2008 a una tavola rotonda su “Banche e interesse nazionale”, dopo aver premesso che l’attività creditizia riguarda anche interessi di carattere generale, la cui tutela deve conciliarsi con l’obiettivo del profitto e dell’incremento di valore per gli azionisti, denunciò che anche in Italia molte banche si erano allontanate sempre più dall’attività tradizionale di erogazione del credito all’economia reale: pressate dalla ricerca esasperata di profitti a breve termine, avevano “sviluppato in misura abnorme operazioni finanziarie non più legate a rapporti diretti con la clientela”, privilegiando una logica “improntata alla sola massimizzazione dell’efficienza e del profitto” (“Il Sole-24Ore”, 14 agosto 2008, p. 3). Nel quadro di questa distorsione dell’attività creditizia diventa molto difficile per il sistema bancario adempiere alle funzioni che la nostra Costituzione (art. 47) gli assegna: tutelare il risparmio, facilitare l’accesso al credito da parte dei cittadini e delle imprese, servire lo sviluppo economico dei territori in cui le banche operano. Molte banche hanno così dato sempre minore importanza all’attività tradizionale di servizio all’economia reale e si sono lanciate nella finanza, sviluppando, con i soldi dei risparmiatori, attività di speculazione in Borsa. Inoltre le banche hanno pilotato i clienti orientandoli a investire i propri risparmi non più in titoli di stato (il nostro debito pubblico) o in buoni postali della Cassa depositi e prestiti (a servizio dei nostri enti pubblici), ma verso nuovi prodotti finanziari con più alto interesse, anche se più rischiosi, perché loro incassavano commissioni più elevate. La finanziarizzazione dell’economia è stata possibile grazie alla deregolamentazione selvaggia del sistema finanziario. Questa deregolamentazione è stata messa in atto dalla politica, che ha fatto scelte ispirate dalle lobby finanziarie, abdicando al proprio compito di governare l’economia per impedire che si instauri la legge del più forte e per fare scelte per il bene della comunità. Dopo quasi sette anni di crisi causata anzitutto dallo smantellamento delle regole, i governi non hanno ancora deciso con quali norme regolare la finanza. Se la finanziarizzazione dell’economia è frutto della deregolamentazione, il porre delle regole è il primo passo per riportare la finanza a servizio dell’economia reale e impedirle di essere predatrice e criminale, speculando sul cibo, sull’acqua e sulla terra, finanziando le armi e la criminalità, trincerandosi nei paradisi fiscali, portando l’assalto ai debiti sovrani. Invertire la rotta è oggi una scelta imprescindibile. Ma invertire la rotta significa scegliere un’economia che, combattendo la finanza predatrice e criminale, assicuri il necessario a tutti i viventi, metta fine al saccheggio del Sud, non dilapidi risorse in armamenti e in guerre, renda il mercato uno spazio di inclusione non di esclusione, faccia della finanza un mezzo non un fine. Un’economia per gli esseri viventi e per la terra. Capire come è cambiata la finanza può darci più consapevolezza per orientare le nostre scelte quotidiane e per aiutare le comunità del Sud nella loro lotta per la sopravvivenza.

Un abbraccio e un augurio per la Pasqua,

Ercole Ongaro (per la commissione finanza)

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Verona – Marzo 2015

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, è sempre più difficile scrivere una lettera circolare di solidarietà in questa situazione di crisi mondiale, in cui è difficile scorgere qualche segno di pace e soluzione dei conflitti, e vedere progetti di liberazione internazionali che possano sfruttare efficacemente i pochi denari che una piccola Associazione, come la nostra Rete Radié Resch, riesce a racimolare ed a mandare. Il mio intento in questa comunicazione mensile, che curo da circa 30 anni è quello di sottolineare segni di speranza e fatti concreti che si muovono in questo senso. Gli eventi che ci possono dare segnali di liberazione e di novità, in questo contesto di crisi economica politica ed etica diffusa in tutto il mondo, possono essere solo quelli che vengono dai paesi poveri, una volta chiamati con un’espressione ridicola e tragica, paesi in via di sviluppo. Ma invece diventa quasi vera questa espressione, perché solo da paesi meno colonizzati dal capitalismo imperante possono venire notizie di reale sviluppo, notizie che non si riferiscono a PIL che aumenta, o aziende che esportano sempre di più, ma di scuole che funzionano meglio, di banche di credito cooperativo, di servizi sociali che cominciano timidamente ad affacciarsi ed a funzionare. Il nostro atteggiamento di italiani invece appare bloccato, non si vedono quasi segni di speranza, tutto va male, ma comunque il nostro stile di vita non deve mai essere toccato da alcuna minaccia di cambiamento, e non è solo un riferimento alla minaccia dell’ISIS, che è una minaccia reale e molto forte, ma anche i poveri e i migranti sono una minaccia, possono cambiare le nostre buone abitudini, la nostra civiltà superiore. Dove vedere segni reali di cambiamento? In che direzione scrutare per discernere orizzonti più umani, di possibile concreto cambiamento? Credo che solo l’incontro con le persone sia un’occasione di cambiare la nostra vita, di aprirsi al nuovo, agli altri, e la partecipazione ad una associazione come la Rete può essere davvero un’occasione concreta, di conoscere amici vicini, con ideali vicini a quelli di ciascuno di noi, e quindi persone con cui realmente ci si può confrontare, non solo mangiare insieme, o giocare a carte, o andare a concerto. Ma conoscere anche amici lontani, in altri continenti, lontani migliaia di chilometri, in altri contesti sociali ed etnici, con altre abitudini, è l’occasione di confrontarsi con il novo, con altri orizzonti. Conoscere persone in Guatemala, leggere come vivono e quali sono le loro aspirazioni, conoscerli qui e là, in occasione di viaggi, mantenere l’impegno di una piccola parte del nostro bilancio familiare per altre famiglie, per altri figli o cugini lontani, è un’occasione preziosa, è cercare di aiutare a costruire una vita diversa. È sperimentare la possibilità di un dono. Conoscere persone in Palestina, imparare la storia attraverso la loro esperienza e la loro sensibilità, con tutte le differenze di mentalità, ci mette in condizioni di vedere altre realtà, altre sofferenze, persecuzioni, muri che non sono caduti, e anzi continuano ad aumentare, ad avanzare. Conoscere cosa succede a Ghaza, ad Hebron, a Ramallah, ci pone in una posizione diversa rispetto agli amici che abbiamo vicini, agli amici colti, che sanno solo ciò che passa attraverso i giornali. Ed ora questa notizia che l’Italia riconosce i nuovo stato della Palestina, ma solo all’interno di accordi con Israele: una beffa! Non ci sarà mai accordo, Israele ha i mezzi ed i sostegni per fare sempre quello che vuole, aiutata da tutti suoi alleati e alla faccia di qualsiasi decisione punitiva – anche blandissima – dell’ONU. Conoscere come studiano i ragazzi brasiliani a Joao Pessoa, con le borse di studio che sosteniamo con l’opera mazziana, ci ha permesso e ci permette di seguire tutta l’evoluzione dello stato brasiliano, con tutte le sue contraddizioni, ma attraverso dei giovani che cercano di trovare la loro strada, in una realtà così difficile e contradditoria, ma solo in base alle loro competenze acquisite nelle scuole e nelle università, e le persone sono il mezzo più efficace per capire cosa succede, per mettersi all’altezza delle novità. Ma di tutte queste cose bisogna anche discutere, confrontarsi, incontrarsi, se no si rischia di bloccare tutto, di impermeabilizzare la nostra posizione di veronesi ed europei. Per questo è importante ogni tanto vedersi, salutarsi, ascoltare le esperienze, le letture di questo mondo così complesso e contradditorio, dove i giovani sembra non trovino lavoro né autonomie. Iniziamo a trovarci martedì 17, alle ore 21, all’Istituto “don Mazza”, in via San Carlo 5, sopra Santo Stefano, nel luogo dove è nata la Rete di Verona e dove si è incontrata tante volte. Incontreremo don Domenico Romani, che segue da anni e con grande passione, diligenza e accuratezza l’attribuzione delle borse di studio che proprio a Verona sosteniamo, con l’operazione “Marco Picotti”. E un prossimo importante incontro sarà in maggio, in un Seminario del Nord Est, con gli amici delle reti venete, del Trentino e del Friuli, e forse anche di Lombardia ed Emilia, nelle parti confinanti con le cosiddette Tre Venezie. Come sapete l’argomento è la Finanza Criminale, quella che usa i capitali finanziari non per far crescere le persone e le popolazioni, per solo per arricchirsi, ed arricchire le società di affari che lavorano solo per il profitto, le corporations, le banche internazionali … Ma ne parleremo nel nostro Seminario del Nord Est (ce ne saranno altri 3 in Italia, in altre zone), che sarà a Isola Vicentina, come quello del 2013, domenica 10 maggio. I materiali preparatori sono pronti, presi dalle pubblicazioni della Banca Etica, e si possono consultare sul sito della rete cliccando reterr.it: a metà pagina ci sono gli 8 argomenti consigliati. Cominciate a leggere l’ultimo! Forse appaiono altri segni di speranza, questa volta a Verona, in un incontro di piccoli agricoltori locali, che si svolgerà a Sezano sabato 14 marzo, dal titolo “Semi diritti giustizia”. Nella riunione preparatoria la gente coinvolta era diversa da quella dei dibattiti, erano contadini e agricoltori di tutte le età. E si sono materializzati qui, in provincia di Verona, i problemi sulla proprietà dei semi e sulle interferenze delle multinazionali, che noi conosciamo sostenendo i semterra brasiliani, la mesa campesina argentina e gli altri movimenti politici che abbiamo incontrato nella nostra vita di rete. Questa giornata è quindi perfettamente in linea con quanto andremo ad approfondire nel nostro seminario di maggio, con uno stile e uno svolgimento logicamente diverso (e forse anche divertente) rispetto ad altre giornate di studio. Ed è una vera occasione di preparazione al Seminario. In particolare una sessione pomeridiana ha il titolo tègneme la somensa, che evoca il libero scambio tra gente che vive direttamente questi aspetti della finanza criminale e si organizza autonomamente per fare resistenza (la frase si riferisce al contadino che vedendo il prodotto del vicino, lo apprezza e gli chiede di dargli i semi, così da poterli utilizzare anche lui alla prossima stagione). Questo pare un segno concreto di speranza, anche a prescindere da come potrà andare il convegno. Vale la pena che anche noi “retini” (della Rete, noi veronesi in primis) ne siamo informati e, potendo, ci facciamo un giro. Ma avremo certo il tempo di parlarne. Il nostro appuntamento è per martedì 17 marzo, all’Istituto mazziano, nella saletta presso la portineria, con possibile park interno e con accesso senza barriere.

Un caro saluto da Silvana e Dino

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Quarrata – Febbraio/Marzo 2015

Carissima, carissimo, qualunque sia il percorso della nostra vita, l’origine della nostra famiglia e delle relazioni interpersonali intessute, almeno una volta ci sarà capitato di leggere nel volto del nostro interlocutore una sorta di assenza dinanzi a quanto stavamo comunicando. Perché? Quanto dicevo, magari con sommo ritegno e fatica, cadeva in un baratro di indifferenza. Come, a nostra volta, non palesare l’indifferenza o meglio come non lasciarla albergare dentro di noi? In questa quaresima papa Francesco esorta tutti a non cedere alla “tentazione dell’indifferenza” e a non lasciarsi assorbire dalla “spirale di spavento e di impotenza”, saturi come siamo “di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana”. Francesco si è reso conto che il denominatore della globalizzazione che impera sull’uomo è proprio l’indifferenza. La nostra cultura quindi porta, come il papa afferma, il triste marchio della “globalizzazione dell’indifferenza”. L’intonazione è tragica, gravemente tragica, perché quando ci si scopre indifferenti, molta acqua è passata sotto i ponti e ha cancellato ogni moto della coscienza che istintivamente ed evangelicamente si rivolga all’altro e alla sua difficoltà. Nella sua proposta Francesco tocca il punto nevralgico: la mia personale comodità non deve essere alterata o scossa, io conto più di tutti e più di qualunque necessità. Spesso, troppo spesso l’indifferenza verso chi incontriamo nella vita quotidiana ci spinge ad imitare i comportamenti delle tre famose scimmiette: turarsi le orecchie, tapparsi gli occhi e chiudersi la bocca. In fin dei conti, è la morte dell’anima, del nostro interiore sentire che si riveste di una cellulite spirituale di difesa. Una barriera perché nulla turbi. Francesco nella sua riflessione spirituale non rimanda al cielo. all’evanescenza, ma esige un profondo contatto con la vita, con la gente, con la propria interiorità, con un corretto radicamento nel terreno stesso dell’esistenza. Richiede ritmi di vita più rallentati in modo da favorire il contatto con il proprio vissuto; richiede capacità di assaporare, di soffrire di partecipare… ma anche di contemplare, di uscire dal piano dell’utile, di dare respiro all’esistenza coltivando la gratuità. Chi coltiva, chi ricerca la dimensione spirituale parla probabilmente meno di autorealizzazione, ma apprende a dare spazio alla relazione, al noi, all’accoglienza, alla cura dell’altro. Fermarsi significa iniziare a conoscere a prendere possesso di noi stessi, delle proprie emozioni, delle proprie passioni, dei propri sentimenti. Cessare di sentirsi vittime dei giudizi propri o altrui, mentre è molto più importante e produttivo imparare ad ammettere i propri errori e correggersi, con senso di responsabilità e coscienza del limite. Nel mondo di oggi urge la ribellione delle coscienze, contrastare le ingiustizie, non pensare che la povertà sia una fatalità, che senza uguaglianza non possono esserci diritti per tutti, senza tutto ciò, una semplice azione di carità servirebbe a sancire l’ingiustizia. Abbiamo bisogno che: la solidarietà sia contrapposta all’individualismo; le tensione all’uguaglianza contrapposta al privilegio; la dignità dell’uomo, di tutti gli uomini, contrapposta allo sfruttamento; il lavoro come bene collettivo della società contrapposto al lavoro come contratto individuale; la scuola come crescita sociale, strumenti di liberazione per tutti… Quaresima sarà così ascolto, sguardo, parola di conforto e di condivisione. Quaresima sarà a me importa! Perché chi entra in qualsiasi luogo, dalla metropoli al piccolo borgo possa leggere sulle vie: A me importa! Mi sta a cuore chi vive qui e abita nel mondo. E se proprio devo partire da qualcuno, partiamo dai più piccoli e dai poveri, dagli esclusi e dai marginali. Così nessuno si vedrà recapitare il foglio di via o, peggio ancora, di inutilità e irrilevanza.

Buona Pasqua, Antonio

“Rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore e uniche coloro che usano entrambi”

Rita Levi Montalcini

“La mia speranza? Che in futuro ci sia sempre meno solidarietà e sempre più giustizia”

don Luigi Ciotti

“Alla fine della vita non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili”

giudice Rosario Livatino, assassinato dalla Mafia nel 1990