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Un antropologo propose un gioco ad alcuni bambini di una tribù africana. Mise un cesto di frutta vicino ad un albero e disse ai bambini che chi sarebbe arrivato prima avrebbe vinto tutta la frutta. Quando gli fu dato il segnale per partire, tutti i bambini si presero per mano e si misero a correre insieme, dopodiché, una volta preso il cesto si sedettero e si godettero insieme il premio. Quando fu chiesto ai bambini perché avessero voluto correre insieme, visto che uno solo avrebbe potuto prendersi tutta la frutta, risposero “Ubuntu: come potrebbe uno essere felice se tutti gli altri sono tristi?”.
(“Ubuntu” nella cultura africana sub-sahariana vuol dire “Io sono perché noi siamo”).

Carissime/i, da tanto tempo, da tanti anni adoperiamo questa comunicazione mensile per trasmettervi notizie, inviti della Rete in generale e, in particolare, del nostro gruppo. Il riassunto dell’ultimo incontro, a cura di Maria Rosa e Sandra, mette assieme una bella “storia” e anticipa le date del Convegno del 2018. Come sempre, i nostri amici Haitiani ci aggiornano sull’attività nelle varie comunità e sulle scuole. Sabato 25 e domenica 26 novembre a Pescia, ci sarà il Coordinamento che, come potete vedere nell’odg allegato, definirà il programma del prossimo Convegno Nazionale. Ricordiamo che ai Coordinamenti tutti possono partecipare.

Riassunto serata
Nell’incontro di Rete di Lunedì 23 ottobre a casa di Gianna e Elvio, si è fatto il punto sulla situazione ad Haiti e celebrato il primo anniversario della morte di Gianna. E’ stato un momento di ricordo collettivo, insieme a molti della sua famiglia. Per ricordare il suo affetto e l’attenzione per ogni persona che incontrava, vicina o lontana, sono stati raccolti in un libretto testimonianze di vita, scritti e pensieri che Gianna ci ha lasciato. Il libretto è a disposizione di chi lo desidera. (*) A Souprann dove si trova il Centro professionale, il 23 luglio sono stati consegnati i diplomi a 13 donne. In questa occasione la scuola è stata intitolata ufficialmente a Giovanna Mocellin. Scrive Willot: “Si tratta di una scuola professionale fondata da Dadoue Printemps nel villaggio di Souprann, una, per dare alle donne contadine l’opportunità di apprendere un mestiere che rappresenta un aspetto importante nella loro lotta per l’emancipazione sociale ed economica. Il giorno della consegna dei diplomi abbiamo fatto una presentazione di Gianna, della sua vita e del suo impegno per cambiare la vita dei bambini e delle donne di Haiti e di tutto il mondo. Abbiamo anche detto che Gianna era una sarta. Per celebrare la sua vita e onorare la sua memoria, abbiamo intitolato ufficialmente questa piccola scuola professionale “Centro professionale Giovanna Mocellin”. In questa occasione, 13 donne che hanno perseverato nello studio per tre anni hanno ricevuto il loro diploma”. Questa scuola era stata gravemente danneggiata, ma la solidarietà ha permesso di rimettere in sesto il tetto distrutto dalla violenza degli uragani; per fortuna Haiti è stata risparmiata dall’ultimo uragano Irma. In agosto si è concluso il quarto seminario sulla salute, centrato sulla potabilizzazione dell’acqua. Altre notizie: il Convegno Nazionale si terrà il 13-14-15 aprile 2018 a Trevi sul tema “Cosa significa essere solidali oggi”. Il prossimo convegno avrà una novità perché, in contemporanea, si svolgerà il seminario giovani.

COORDINAMENTO DELLA RETE RADIÈ RESCH

BRESCIA 8 OTTOBRE 2017

Hanno partecipato:

CASALE MONFERRATO: Beppe Ghilardi, Cristiana Longhin, Paolo Guglielminetti, Jennifer Johnson; CAGLIARI: Pierpaolo Loi; BRESCIA: Michelangelo Ventura, Gabriella Giometti, Piergiorgio Todeschini; CELLE-VARAZZE: Enrico Vallarino, Pierpaolo Pertino, Simona Mozzati; QUARRATA: Antonio Vermigli, Patrizia Carradori, Sergio Lomi, Mariella Borelli; PISA-VIAREGGIO: Francarosa Bianchi, Enrica Martinotti; UDINE: Daniela Mattiussi, Alberto Caroncini, Toni Peratoner, Maria Grazie Visintainer; DESIO: Sergio Mariani; MOGLIANO VENETO: Daniela Duzioni, Gianni Colleoni; VARESE: Marco Lacchin; SARONNO: Alessandra Ferrario; MILANO: Ercole Ongaro, Anna Galliolo, Liviana Bortolussi; VERONA: Maria Picotti, Gianni Pettenella, Dino Poli, Silvana Valpiana; TRENTO: Carla Grandi; ALESSANDRIA: Maria Teresa Gavazza, Gigi Bolognini; PADOVA: Elvio Beraldin, Fabiano Ramin, Cristina Ferin; CASTELFRANCO VENETO: Marta Bergamin, Fabio Corletto; TREVISO: Olga Turchetto; SALERNO: Lucia Capriglione; TORINO: Monica Armetta; ROMA: Angelo Ciprari, Giacinta Carnevale.

ORDINE DEL GIORNO:

  1. CONVEGNO NAZIONALE

  2. SEMINARIO GIOVANI

  3. VARIE ED EVENTUALI

  • SEDE CONVEGNO NAZIONALE

Pier: Contiamo di uscire da questo coordinamento con le linee del Convegno. Le discussioni sono sempre molto accese, cerchiamo di essere sintetici ed evitare interventi fiume.

SEDE CONVEGNO: Lucia ha fatto un sondaggio su un posto possibile per il prossimo convegno. Su internet c’è una piattaforma che riunisce tanti gestori di turismo equo e solidale. Hanno risposto in tanti, il problema sono i costi che aumentano perché sono a pagamento le sale necessarie e le varie attrezzature e perfino le hostess. Ad es. alla Cittadella di Assisi e a Spoleto i costi sono superiori ai nostri budget (rif. costi precedenti convegni) Rimini e Trevi hanno costi imbattibili. Per quanto riguarda Trevi abbiamo gli stessi prezzi del precedente convegno: camera singola 2 notti euro 120, doppia euro 92, tripla quadrupla euro 84 e sono compresi nel prezzo sale, attrezzature e servizio navetta per il trasporto in un eventuale altro albergo. Riscontrata la massima disponibilità e la loro necessità di lavorare perché dopo il terremoto hanno registrato un calo di presenze. Per quanto riguarda altre proposte, gli schemi per arrivare al prezzo finale sono poco chiari, comunque sale e attrezzature sono a pagamento. Un’amica di un’altra associazione mi dice di una struttura scout a Roma dove loro si riuniscono ma Angelo non la ritiene idonea.

Angelo ha fatto una ricerca sui treni e ha valutato che il posto più conveniente per il convegno sarebbe Bologna per la sua centralità; ha fatto anche ricerche sulla costa adriatica, Marche e Abruzzo ma aumentano le ore di treno per raggiungerle. Ha preso in considerazione anche la capacità di posti delle sale che chiediamo ed è arrivato alla conclusione che ci basta una sala da 200 posti sulla base del numero di 295 presenze all’ultimo convegno (comprese le due classi della scuola di Empoli) e del fatto che sia a Rimini, sia a Trevi le sale non erano mai al completo. I prezzi di Bologna e della costa adriatica sono comunque molto alti (Bologna prezzi camere 90 euro da trattare al giorno). Per quanto riguarda l’albergo Punta Nord di Rimini usato nei precedenti convegni, Sante non ha ancora ricevuto un’offerta, si fa comunque notare una certa disorganizzazione sulla disponibilità di attrezzature.

Trevi, superato il problema delle distanze, risulta il più economico. Per Angelo è una criticità il pernottamento in albergo a Foligno distante circa 15 Km; in caso di mancanza di camere nell’hotel del convegno a Trevi propone di prenotare una quindicina di camere in un albergo vicino 500 metri dall’albergo del convegno.

Olga ha sempre avuto il sogno di poter fare il convegno a Treviso, si è informata su tre strutture di cui una già occupata, una non ha risposto, un’altra molto bella non ha voluto fare prezzi. Il numero di circa 250 persone presenti non è sufficiente per fare un prezzo; servono ulteriori informazioni.

E’ stato fatto un accenno a strutture di San Marino, Viterbo e Frascati.

Elvio dice di dare la necessaria attenzione alla data del convegno, si evidenzia che è già stata indicata nello scorso coordinamento la data in 13/14/15 aprile 2018. Chiede anche di sapere cosa risponde l’Hotel Punta Nord, così potremo fare dei confronti.

Marco di Varese fa notare che, per i nostri budget, le strutture da prendere in considerazione sono Rimini e Trevi. Rimini ha la comodità ma anche criticità, sappiamo che Trevi è più scomoda ma più attrezzata; è tardi per mettersi a cercare un’altra soluzione.

Si suggerisce che le prenotazioni da raccogliere per il convegno vengano fatte dalle singole reti.

Monica della segreteria fa la sintesi e chiede di decidere tra le due opzioni Trevi/Rimini.

Si propongono accorgimenti per sfruttare chi arriva con l’auto perché possa essere di aiuto a chi arriva in treno.

Si dice che il criterio di scelta si deve basare sulla località che permette e favorisce la più ampia partecipazione e che comunque non sono molte le persone che arrivano in treno, e che Trevi garantisce attrezzature e sale a disposizione migliori di Rimini. La metodologia dei gruppi sarebbe sacrificata a Rimini perché carente di sale e attrezzature.

  • SEMINARIO GIOVANI

Pier premette che se si decide per un Seminario Giovani legato al convegno la sede di Trevi risulta la migliore per la necessità di un elevato numero di sale diverse (a meno che non arrivi una proposta irrinunciabile da Rimini).

Seminario giovani. Pier riferisce (da parte di Angela) il lavoro della commissione sul seminario giovani. La commissione ha impostato il seminario svincolato dal convegno.
Titolo :
E se fossi nato al tuo posto? Sede ipotizzata : Viareggio in un albergo che metterebbe a disposizione la struttura a costi ridotti nel mese di Gennaio (20 euro a persona pernotto e prima colazione + pasti a 10 euro). Presenza massima di 20/30 partecipanti rigorosamente maggiorenni soprattutto se lo si articola in due giorni. Previste relazioni di Giorgio Gallo e Mohamed Ba al mattino, gruppi di lavoro e Solidarity Watch nel pomeriggio con sintesi finale da consegnare al convegno. Se strutturato su due giorni il programma è il medesimo con un maggior respiro e la sera può esser sfruttata per spettacoli.

Tale impostazione è parsa un po’ calata dall’alto, il suggerimento è quello di mettersi in ascolto lasciando idee e spazi aggreganti ai giovani e mettendosi a disposizione con luoghi e relatori. Si fa accenno al Campus “Giovani Protagonisti” di Quarrata a cui hanno partecipato le figlie di Pier e Monica.

Monica introduce la possibilità del seminario legato al convegno, per questioni di costi e per la possibilità di sfruttare gli stessi testimoni per il convegno e per il seminario. Fare incontrare la realtà giovanile con quella più matura della Rete può essere un’occasione importante. Giovani che vengono da varie esperienze e non si conoscono non hanno proposte concrete ma esigenze, interpelliamoli e mettiamo a disposizione le nostre risorse.

Marco fa notare che necessariamente per questo seminario dobbiamo partire da un’impostazione dall’alto e indispensabile l’abbinamento con il convegno per i costi e per la partecipazione di ragazzi minorenni altrimenti impossibile ad un seminario fatto in altre date.

Maria Teresa fa riferimento ai convegni giovani gestiti dal GAPA per dire che i ragazzi ci tengono a organizzarsi. Angelo dice che rimane comunque importante il seminario legato al convegno anche per la partecipazione di classi di scuole che nel periodo di aprile hanno la possibilità di fare gite scolastiche.

Antonio racconta del campus di Quarrata, di circa 80 iscritti, dell’importanza non solo dei relatori ma dei momenti di non impegno dove vengono fuori le considerazioni di apprezzamento ma anche gli interrogativi perché i giovani vogliono definire le tematiche che stanno loro a cuore e le vogliono sviluppare. Importante sarebbe sfruttare le eventuali relazioni che si sono create in quell’occasione.

Un’altra proposta è quella di invitare eventuali giovani a far parte della commissione che prepara il convegno.

Paolo insiste sulle proposte che devono venire dai giovani, l’idea di calare dall’alto può essere funzionale per arrivare al prodotto che può essere effimero perché per loro è importante il cammino.

Fabiano chiede rispetto per il lavoro fatto dal gruppo per il seminario, non è d’accordo di togliere la possibilità di farlo in uno spazio diverso da quello del convegno; anche il tema del seminario non coincide con quello del convegno. Lasciamo il seminario a gennaio c’è il tempo perché questo gruppo si organizzi. Il metodo che viene proposto nella discussione è valido per un gruppo che ha una prospettiva. Sì al fatto che i giovani del seminario intervengano al convegno e per quanto riguarda la durata non un giorno ma due giorni in modo che abbiano il tempo di fare relazione sociale.

Pier, a tal proposito, precisa che quando Angela gli ha presentato la loro bozza di progetto della commissione, non aveva preclusioni a far confluire il seminario nella stessa data del convegno.
L’auspicabile proposta dal basso è fattibile per un gruppo in qualche modo già coeso con dinamiche interne già assodate. Risulta estremamente difficile in gruppo molto eterogeneo per età e provenienza. Un coordinamento ed una animazione, per quanto leggera, pare indispensabile.
Diverso è se parliamo di ascolto dei bisogni. Questo può esser fatto con delle tecniche di raccolta tutte da studiare ( fatte dalla stessa commissione ?) e magari con incontri comuni tra adulti e ragazzi. Un Seminario fuori dal Convegno complica molto in termini di risorse da impiegare (economiche ed di energia). Investiremmo molto per quante presenze reali? Come reperiamo le adesioni per un Seminario fuori dal Convegno?
E comunque al Convegno dovremmo comunque risolvere il problema dei figli/nipoti presenti insieme ai genitori /adulti partecipanti.

Gigi parla di due alternative: scuola di formazione per i giovani in cui noi facciamo un programma, decidiamo cosa vogliamo trasmettere, oppure diamo degli imput per permettere situazioni di aggregazione altrimenti difficili con massima autonomia di proposte che vengano da loro. L’esigenza che questo parta da due o tre giovani non è importante; a questo proposito racconta che quando lui e Maria Teresa si trasferirono nell’attuale residenza si sono subito resi conto che c’era una morte totale, una zona dormitorio, si sono domandati dove fossero i giovani. Allora hanno fatto un volantino che diceva: “Nessuno pensa a noi, non abbiamo una sede, dobbiamo andare dal sindaco a chiederla” firmato “un gruppo di giovani”. Quasi tutti i giovani si sono riuniti, hanno deciso di andare dal sindaco chiedere una sede… questo ha sconvolto tutto il paese. Questo per dire che può dare risultati stimolare i bisogni.

Gianni ritiene una cosa positiva la contemporaneità del seminario con il convegno, come rete dobbiamo dare un’indicazione ai giovani, una riflessione importante su come considerano le persone e i soldi che girano loro in tasca. Possono essere formati gruppi anche diversi per età animati dal Gapa se disponibili. Penso che la proposta debba girare nei loro canali.

Maria Teresa che ha lavorato nella commissione seminario non si sente defraudata se ci sono cambiamenti anzi sarebbe bene che giovani entrassero nella commissione; comunque visti i tempi stretti e l’incertezza del numero partecipanti è favorevole ad unire seminario e convegno.

Carla è perplessa sul discorso della rete riguardo ai ragazzi, il problema giovani è saltato fuori tante volte. Il nostro modo di rapportarci ai problemi che riteniamo importanti è diverso dalle modalità dei ragazzi. Sono venuti e torneranno ai nostri convegni, sono anche interessati ma è difficile che questo possa portare frutti. Allora noi possiamo fare l’unica cosa possibile: favorire, aiutare anche con i soldi, fornire loro occasioni per loro incontri pensati e gestiti da loro dall’inizio alla fine come vogliono, con chi vogliono.

Monica considera l’idea del seminario separato dal convegno interessante ma dubita che poi i giovani verranno al convegno. Dal Gapa sono disponibili anche se hanno difficoltà per la mancanza di operatori. Quello che possiamo fare è una proposta tematica, deve esserci una connotazione nella proposta da fare ai giovani. Anche se non abbiamo definito il titolo del convegno, se è un discorso all’interno della solidarietà il tema proposto per il seminario che parte da un’analisi di sé per andare verso l’altro è la base della solidarietà. Trovo davvero stimolante il titolo, trovo che la commissione si sia concentrata su chi interviene, non sulle linee esatte da seguire. Ad es. è stato proposto Mohamed Ba che è già stato sentito dai giovani e ne sono rimasti entusiasti, non avranno nessuna difficoltà ad ascoltarlo. L’interesse verso un nome può essere già un elemento di approvazione. Si può far incontrare i giovani con Solidarity Watch, per delineare il programma. Si tratta di risorse che abbiamo, mettiamole in relazione tra di loro, uniamo il lavoro già fatto con nuovi stimoli. Dobbiamo trovare le persone giuste capaci di interessarli e valutare spazi adulti – ragazzi.

Mariella aggiunge notizie del campus di Quarrata. Il campus “Giovani Protagonisti” è stato preparato, i ragazzi sono stati cercati, chiamati ma c’era un gruppo di lavoro alle spalle. Hanno chiamato come relatori persone adatte, interessanti per quella fascia d’età; penso a Cesare Moreno educatore, un grande maestro di strada, Davide Mattiello, Antonietta Potente, gente dal mondo dello sport, hanno chiesto collaborazione ad associazioni locali e non che lavorano con alternative per il buon vivere negli spazi urbani. Vediamo allora quanti ragazzi sono rimasti in contatto tra di loro, questa è la risorsa, dobbiamo fare arrivare loro informazioni di questo seminario.

Marta pensa che sia interessante per i costi fare seminario e convegno insieme, però, anche grazie alla nostra situazione di famiglia, possiamo dire che i giovani vogliono fare da soli. Mia figlia, ad esempio, ha preferito organizzare con gli amici incontri con i vari testimoni che sono passati. Anche con le stesse sensibilità i giovani hanno modalità diverse di lavorare.

Elvio fa il parallelo tra i figli e i nipoti. L’impegno dei figli era di natura politica, i nipoti anche se vanno a vari campi scuola, hanno solo l’esigenza di stare insieme tra di loro. Il loro modo di stare insieme non è uguale al nostro. Noi discutevamo, si faceva politica. Io credo che ci sia la necessità di farlo vedere ai nostri giovani, quindi serve la partecipazione insieme ai grandi.

Enrica interviene sul discorso “autonomia” dei giovani e racconta un’esperienza personale. Venuta a conoscenza che l’università aveva fondi che poteva concedere e che erano fermi e inutilizzati, ha parlato con gli studenti che aveva più vicino chiedendo se sapevano di questo e se avevano qualche idea. Si è resa quindi disponibile a lanciare loro un’idea che poi doveva camminare sulle loro gambe. Per loro era un’impresa anche andare al rettorato, invece in poco tempo si sono organizzati, aiutati, sono andati avanti. Anche noi stiamo al fianco dei giovani, ascoltiamoli, aiutiamoli là dove non ce la fanno, ma loro non devono sentirsi un mezzo.

Marco ricorda che un gruppo di giovani ancora non c’è ed è rischioso fare il seminario fuori dal convegno per il timore di non avere presenze. Trovo il tema molto centrato, in linea con noi ed anche un po’ una sfida. Sulla struttura direi di non porre paletti troppo rigidi ma siccome il gruppo non è strutturato serve una persona in grado di interessarli, vedo bene Ba meno Giorgio i cui discorsi sono meno digeribili. Ricordiamoci che nei giovani che tentiamo di raggruppare c’è già una sensibilità esplicita.

Piergiorgio racconta di un’esperienza risalente al 2001/2005 con un gruppo di ragazze. I due adulti che avevano il compito di preparare stimoli per gli incontri, erano molto preoccupati di cosa dire loro e come dirlo. Rimasero stupiti al constatare che questi giovani volessero fondamentalmente essere ascoltati da adulti disponibili, adottando di conseguenza ciò che si proponeva come stimolo o modificandolo seduta stante.

Pierpaolo non mette in discussione il seminario ma pensa che sia una nostra esigenza di avere persone che ereditino il nostro stile, le nostre convinzioni. Pensa sia più funzionante un campus come quello di Quarrata, favoriamo questo tipo d’incontri.

Antonio pensa che ci possa essere una collaborazione della Rete con il Pozzo di Giacobbe di Quarrata per preparare il prossimo Campus.

Olga ricorda i primi seminari giovani residenziali fatti uno in una casa d’accoglienza, uno in Puglia con i raccoglitori di pomodori, pensa all’importanza di un seminario alla Collina.

Monica vede un aspetto positivo proporre, dare stimoli, creare occasioni con i testimoni con lo stile della Rete; per quanto riguarda il ricambio generazionale le persone giovani le ha incontrate nella Rete anche se con i capelli bianchi, è una bella testimonianza per i nostri ragazzi vedere che la speranza, la vitalità di vita va oltre l’età anagrafica. Inoltre avvicinando i giovani al convegno abbiamo l’occasione per fare la proposta dei viaggi che potrebbe venire dal contatto con le realtà dei nostri testimoni. Un altro aspetto positivo è legato all’esperienza concreta che stiamo vivendo noi come rete di Torino con la mostra migranti. Adulti e ragazzi stanno lavorando insieme con metodi diversi. Dobbiamo superare restrizioni mentali, il confronto è possibile, faticoso ma importantissimo. Dobbiamo comunque decidere se mantenere il seminario legato al convegno. Possiamo dire che per questa volta facciamo l’esperimento del seminario unito al convegno?

Definito che il seminario si farà nelle stesse date del convegno, l’operatività rimane alla commissione che continua il lavoro magari affiancata da qualche giovane.

  • TITOLO E CONTENUTI DEL CONVEGNO

Pier riprende la proposta di impostazione che era stata fatta cioè provare a vedere, in questo lavoro che stiamo facendo di verifica di sé stessi, la visione dell’altro; la rete vista non dal dentro ma dal fuori; che visione hanno della rete i figli, i nipoti. C’eral’ipotesi di coinvolgere i figli di Masina ed anche i testimoni con cui stiamo lavorando.

Lucia dice che dal gruppo di Salerno è emersa la sofferenza di parlarci troppo addosso. Maria Rita di Noto vede questa ipotesi di confronto con i testimoni. Anche il termine “solidarietà” non ha più un significato vero. Da un seminario è uscito il termine “complementarietà” che potrebbe essere unito a “solidarietà”. Ascoltare molto i testimoni e come essere complementari con loro. Non rimanere piegati su noi stessi.

Ercole rileva un atteggiamento narcisista nel proporre un tema del genere, chiedere all’esterno come veniamo percepiti può essere un’auto celebrazione.

Gigi dice che non si possono dimenticare tematiche affrontate nel precedente convegno e tuttora aperte. Ricorda l’avvocato Paleologo che ci parlò di un’associazione che stava organizzando per fare pressioni sulla UE per il problema migranti e c’è anche il tema Ius Soli.

Marco considera il tema del convegno consolidato ma con il serio rischio di autocelebrazione. Riguardo al contenuto fare un’analisi seria sull’operazione a costo zero della rete sui migranti e come provocazione invitare referenti di progetti che sono falliti per capirne i motivi.

Maria Teresa pone l’attenzione sul rischio che nel convegno si parli troppo di cose interne alla rete. Il reato di solidarietà ci deve portare ad agire, azioni concrete; il metodo dei lavori di gruppo è importante.

Ercole dice che la novità vera è che anche in Italia la solidarietà ha cominciato a diventare un reato; nel 1944/45, durante la resistenza, la solidarietà era un reato. Bastava dare aiuto ad un partigiano, un ebreo e rischiare di morire. Ora aiutare i clandestini è un reato. Allora fare la solidarietà diventa resistenza.

Dopo aver costituito un gruppo per studiare il tema solidarietà e svolto un seminario incentrato sulla solidarietà, la solidarietà come reato è la vera novità di questo ultimo periodo perciò dovrebbe essere la centro del nostro convegno con l’aiuto di persone che hanno studiato l’argomento dal punto di vista storico, filosofico, sociologico e trovando testimoni.
Su questo faremo poi le nostre riflessioni ed arrivare a conclusioni politiche
.

Antonio, a partire da una sua esperienza nella redazione di Missione Oggi, in un incontro organizzativo dove si ponevano l’interrogativo di chiedere ai lettori cosa ne pensassero della rivista, arrivarono alla conclusione di fare un numero della rivista con articoli duri, provocatori che avrebbero diviso e portato a delle scelte e vedere poi quello che ne pensavano i lettori. Questo per dire che non dobbiamo chiedere cosa la gente pensa di noi, ma deve essere il contenuto del convegno stimolante, solidarietà e complementarietà insieme.

Pierpaolo non crede che possiamo fare un convegno aperto all’esterno basato solo sulle riflessioni fatte in questi ultimi tempi. Cosa significa oggi essere solidali con i popoli che aumentano enormemente la natalità e dei quali è impossibile arginare i flussi? Cosa significa solidarietà nel quotidiano. Cosa significa complementarietà, interazione, integrazione; sono parole che si usano poco anche a scuola. Esiste ora anche il reato di soccorso, ad es. per i naufraghi in mare.

Dino riprende il discorso di Marco, vogliamo che i nostri referenti siano i nostri critici. Centrale è il discorso di Ercole, importante è anche quello che diceva Antonio. Questi sono gli argomenti che devono girare nella mail list. Importante è la centralità su cosa significa essere solidali, se noi possiamo giudicare oppure essere solidali concretamente.

Maria è assolutamente d’accordo con Ercole. La parola “solidarietà” deve ritornare come scelta, lotta, deve essere ben evidente nel titolo. Guardando quello che sta succedendo si vede che si erode il senso di umanità. Essere solidali vuol dire esporsi fortemente.

Pier: la solidarietà come reato investe tutto il discorso politico, ma anche riflessioni dal nostro punto di vista, potremmo essere chiamati a disobbedire. E’ assolutamente necessaria la presenza di Solidarity Watch e dovremmo essere veloci a contattare i referenti locali operazioni, specialmente quelli preparati per accogliere eventuali viaggi giovani

Maria Teresa rileva le ambiguità nella parola solidarietà, nel titolo dobbiamo evidenziare quale punto di vista vogliamo sottolineare. Dobbiamo analizzare il termine con radici storiche ma anche antropologiche. La paura del diverso sta nel nostro profondo, nella nostra antropologia. Dobbiamo anche conoscere gli aspetti giuridico amministrativi che la resistenza, la disobbedienza implicano.

Ercole riprende il discorso di Maria Teresa. Dobbiamo pensare ad un grande giurista che affronti il tema della solidarietà come reato, che faccia uno studio o si avvalga di qualcosa già prodotto sul tema, oppure commissioniamo noi uno studio di solidarietà come reato a livello italiano e anche internazionale. Ferraioli può essere un nome.

Marco teme il poco interesse per un aspetto così giuridico della solidarietà. Si è procurato sentenze su reati di questo tipo, potrebbe fare una scheda da inserire nella cartella del convegno. Abbiamo due realtà come la Palestina e i Mapuche dove la solidarietà è reato. Uno dei due referenti deve essere al convegno.

Elvio ritiene inflazionato il termine solidarietà. Propone un titolo “solidarietà =politica”.

Dino introduce il termine fratellanza. Essere fratelli è centrale.

Alessandra: con il convegno vogliamo arrivare a molte persone. Siccome in questo momento la solidarietà si lega soprattutto ai migranti, dobbiamo far capire che i muri, i respingimenti non sono soluzioni e siamo chiamati tutti insieme a trovare soluzioni alternative.

Gianni ricorda la disobbedienza civile che ci tocca come persone, non certo la solidarietà espressa via mail. Propone il fratello di Silvana, veronese presidente del movimento non violento come presenza al convegno. Ricorda Anissa e chiede che non passi sotto silenzio il fatto che il giro d’Italia parta da Israele.

  • 3.VARIE

PROSSIMI COORDINAMENTI:

Pescia: 25/26 novembre 2017

Sezano: 20/21 gennaio 2018

Trevi: 13 aprile 2018.

PROSSIME CIRCOLARI:

Novembre 2017: Udine

Dicembre 2017: Noto

Gennaio 2018: Milano.

  • Beppe ricorda Andrea Juvara, l’amico della rete di Casale morto tragicamente ed i cui familiari hanno fatto una donazione per i progetti della rete.
    Raccolti 8.000 euro di cui 2.000 saranno destinati alla cooperativa di Salete in Brasile mentre gli altri 6.000 euro andranno nella cassa nazionale per i vari progetti.

  • Toni ci comunica l’uscita del libro che Giorgio Gallo ha scritto insieme ad una collega d’università. Il titolo è: “Capire il conflitto, costruire la pace” Edizioni: Mondadori

  • Pierpaolo ci porta i saluti di Ettore Cannavera e fa un breve resoconto della situazione della Collina.

A cura della rete di Udine

Grado (GO), 16 ottobre 2017. Trecento cittadini in Consiglio comunale si ribellano di fronte alla Giunta comunale: rifiutano l’accoglienza di 18 migranti nella frazione di Fossalon, 18 migranti su una popolazione residente di 8.251 unità (dati 2016). Quando si parla di migrazione sulla stampa, in dibattiti televisivi, nelle aule della politica il termine “invasione” sembra ormai d’obbligo, corroborato da immagini e filmati. Ma cosa sono 18 persone su 8.251? Grado, la cosiddetta “isola d’oro”, è stata “invasa” da 18 migranti? Nel solo primo semestre 2017, Grado ha visto incrementare le presenze di turisti fino a 425.442 unità (+24.3%): di fronte a queste capacità ricettive, benché stagionali ovviamente, ci si spaventa per 18 migranti? In Italia nel 2016 hanno ottenuto il permesso di soggiorno per asilo politico o protezione umanitaria 155.177 persone e gli arrivi in totale sono stati 181.000. La popolazione italiana nello stesso anno ammontava a 60,7 milioni. Siamo stati “invasi” da 155.177 persone? Siamo stati invasi da 181.000 persone? Accogliere questi esseri umani solitamente sprovvisti di tutto ciò che consente la sopravvivenza è un problema che va affrontato seriamente, ma la distorta percezione del fenomeno apre la strada ad egoismi, violenze, manifestazioni razziste che rivelano anche l’indifferenza nei confronti delle sofferenze di queste persone e la mancanza di conoscenza delle situazioni da cui cercano disperatamente di fuggire. Quanti si preoccupano di cercare informazioni sui loro paesi di provenienza e su ciò che in essi accade, di conoscerne le vicende, come facciamo abitualmente con i nostri parenti (che poi, da un punto di vista puramente biologico, lo sono veramente)? La crisi economica ha sicuramente segnato anche ampie fasce della nostra popolazione. Ma pare che nell’immaginario collettivo stia scomparendo l’esperienza diretta o indiretta delle sofferenze della guerra, della fame, delle persecuzioni. La mancanza di esperienza o di qualcuno che ce la racconti fa la differenza. Quando hai vissuto, visto o sentito, il rapporto con l’altro si modifica. Quando hai sentito il racconto delle loro fughe rocambolesche nascosti sotto i camion, stipati in navi che spesso affondano consegnando al mare i loro corpi, delle botte, delle sevizie, degli abusi sessuali, forse, a quel punto, il termine “invasione” suona solo come una parola ridicola, nemmeno confortata dai numeri.

L’esperienza fa la differenza.

Studenti di età da 16 a 19 anni di alcuni istituti scolastici di 4 comuni friulani da settembre 2017 a settembre 2018 sono impegnati nel progetto CROSSROADS. Il progetto mira a diffondere la cultura dell’accoglienza partendo dalla storia locale come trampolino per acquisire un punto di vista ampio e la capacità di entrare in empatia con il diverso. Il progetto promuove i valori di appartenenza alla Comunità Europea, creando le basi per l’acquisizione di una cittadinanza attiva attraverso la conoscenza del vissuto dei cittadini di ieri, oggi e domani. Gli obiettivi specifici sono:
– creare, attraverso la simulazione, le condizioni affinché i partecipanti sperimentino il vissuto di chi scappa da condizioni di guerra e povertà;
– comprendere come gli atteggiamenti davanti a situazioni di pericolo e difficoltà siano comuni a tutti gli esseri umani;
– capire attraverso le storie raccontate da immigrati attualmente residenti sul nostro territorio quali sono state le paure e i pericoli che hanno corso per arrivare nel nostro paese;
– avere uno sguardo più ampio sul nostro passato e presente di emigranti raccogliendo le storie di chi ha abbandonato la propria terra;
– realizzare come sogni, paure e speranze uniscano le persone che a fatica lasciano la propria terra.
Il progetto CROSSROADS si sviluppa in 4 fasi e vede impegnati studenti e migranti supportati da volontari, insegnanti e psicologhe esperte. La 1^ fase è stata già realizzata e consisteva in una simulazione che ha visto impegnati studenti e migranti a ruolo invertito. I ragazzi sapevano che avrebbero fatto un’esperienza con dei migranti o sui migranti, ma non sapevano che sarebbero stati protagonisti della refugees simulation, mentre le famiglie erano state avvertite. Gli studenti nel ruolo di migranti hanno attuato una improvvisa fuga all’alba da un paese in guerra. Hanno affrontato l’inizio di un viaggio che li ha coinvolti come gruppo e come singoli in scelte e difficoltà da superare per arrivare in un luogo sicuro. Hanno sperimentato ostacoli e fatiche nel trovarsi improvvisamente a contrattare con persone senza scrupoli (ruolo svolto dai migranti) per attraversare un confine o per avere un pasto caldo, vivendo lo sforzo e la paura del non comprendere la lingua di chi sta contrattando sulla loro vita. Hanno toccato con mano, seppur per breve tempo, la fatica fisica e la solidarietà (o meno) all’interno del proprio gruppo e l’importanza del contatto umano con persone incontrate durante il cammino. Gli effetti della simulazione sono stati eclatanti e drammatici per l’intensità delle emozioni vissute dai partecipanti: chi ha ringraziato, chi ha affermato che gli è stata cambiata la vita, chi ha detto che finalmente ha capito, chi è scoppiato in lacrime … Ovviamente quanto vissuto è stato elaborato con il supporto delle psicologhe coinvolte nel progetto nel corso di due giornate di debriefing. Il progetto continuerà per la realizzazione delle altre fasi. Siamo convinti che dopo un’esperienza di questo tipo i migranti non verranno più visti come esseri pericolosi ma semplicemente per quello che sono: persone che affrontano grandi difficoltà, grandi sofferenze e grandi paure.

Premessa: questi appunti di viaggio sono la traccia degli incontri e delle esperienze piu significativi, scritti per non dimenticare,perché velocemente i luoghi e i nomi svaniscono lasciando traccia delle emozioni e delle relazioni create; scritti per condividere con i figli e gli amici le tappe e alcune riflessioni, anche a chi non conosce i progetti e la rete , quindi senza dar nulla per scontato e in modo semplice, divulgativo…

Certo inviarli alla Rete richiederebbe puntualizzazioni, rimandi, precisazioni..leggetelo con semplicità e annotatevi eventuali domande e chiarimenti… due delle tre esperienze a sfondo “sociale” sono nate e cresciute tramite Rete Radie Resch : Yantem con Arturo Paoli,e Aguadoce con Waldemar.. accennare alla Rete equivale ad aprire le porte di orizzonti nuovi, richiamare esperienze e relazioni fondanti e arricchenti; condividere una visione antropologica legata alle persone, ai territori, alla loro storia ed evoluzione. Sentirsi sulla stessa linea e capirsi quasi senza spiegarsi è davvero rassicurante e motivante , ci fa sentire intimamente vicini alle sorti di tutto il pianeta…

Anche l’esperienza con Padre Clovis…a salvador Bahia ,sostenuta economicamente dal movimento “noi siamo chiesa”, è stata davvero significativa e molto vicina allo spirito della Rete .

Purtroppo abbiamo respirato lo smarrimento, la preoccupazione..la disperazione di una situazione politica pesante, repressiva di piccoli passi acquisiti e tradotti in politiche sociali inclusive, in 6 mesi triplicati i meninos da rua a Salvador e Rio , bolse familie e di studio annullate, farmaci di prima necessità gratuiti tolti rimessi a prezzo intero e cosi via….tutti, ma proprio tutti parlano di Temer e delle nuove politiche vigenti come una retromarcia pesantissima e incontrollata…Abbiamo in ogni caso sperimentato la capacita di dar voce e speranza alle comunità e di resilienza per continuare ad operare e a promuovere coscienza critica senza mollare mai!

buona lettura !

1-23 agosto 2017

VIAGGIO VACANZA IN BRASILE

Coppie: Emanuela e Giovanni Gaiera; Elisabetta e Renato Borgatti ; Alessandra e Chicco Tramezzani

Partiti da malpensa il 1 agosto alle 11 ..00 circa arrivati a Lisbona quasi in orario.

Poi siamo scesi e risaliti 3 volte dall’aereo per Salvador per guasti tecnici non ben precisati..alla una di notte ci fanno pernottare in un bell ‘albergo vicino all’aereoporto e da qui ripartitemo nel primo pomeriggio del giorno seguente…( 2 agosto)un giorno completamente perso a Salvador Bahia. All’aereoporto aspetteremo un padre, Clovis, che nessuno conosceva personalmente, ma che Giovanni aveva contattato tramite amici e conoscenze. Capiamo subito che è una figura molto particolare, ma vi racconteremo poi. Dormiremo dalle suore francescane di Salvador e il giorno successivo 3 agosto visiteremo il centro storico..il “pelorinho” vicino al porto, rappresenta la storia di Bahia…un palo al centro della piazza dove venivano legati gli schiavi, recuperati dall’africa occ e imbarcati sulle famose “tumbeiros” in situazioni agghiaccianti-..qui sbarcavano e i superstiti che venivano venduti ai fazenderos del posto per le piantagioni di cacao, caffe e cotone.

Io, a Capo Verde, sull’isola di Praia avevo visitato il luogo di partenza…(Cidade Velha) il palo dove gli schiavi venivano incatenati e poi imbarcati per le Americhe!!!!.

Casette colorate, strutture coloniali ben conservate, molte chiese…visiteremo quella di san Francesco con quintal di splendide azulejos raffiguranti tutta la storia di Gesu, e una chiesa barocca, straricca di ornamenti d’oro…da farci immaginare il potere della Chiesa al tempo della colonizzazione. Viette lastricate in pietra; sali e scendi molto caratteristici..la casa della fondazione di Jorge Amado, scrittore brasiliano tra i piu noti e piu prolifico nei romanzi scritti del 900.-durante la vacanza ci siamo divisi alcuni suoi romanzi. Io ho scelto “Gabriella, garofani e cannella”….uno splendido spaccato del Brasile inizio 900, ambientato tra Ilheus e Bahia, nelle piantagioni di cacao e sulle citta portuali ,promesse di traffici commerciali e ricchezze; …fazeinderos in cerca di fortuna,incroci di amori, culture, interessi e poteri ..una narrazione che tratteggia protagonisti diversi e intricati (colonnelli, pistoleri, prostitute e truffatori..), disegnando una società in mutamento continuo, alla ricerca di nuove identità e riferimenti.. Bahia e il Brasile vive anche oggi la ricchezza di origini e identità diverse in un caleidoscopio delle mille identità.

Nella piazza adiacente vediamo la facciata della facolta’ di medicina, che ora ospita un museo sulla storia di Bahia afro-brasiliana :e l’intreccio di culture e costumi , di due mondi cosi lontani e cosi vicini se non fossero stati messi in contatto da un altro mondo , il nostro, con le modalità che ben conosciamo. Comunque non abbiamo avuto il tempo di visitarlo.( il giorno di ritardo ha compromesso la visita piu approfondita di bahia). Il pomeriggio abbiamo l’ appuntamento con padre CLOVIS…una persona straordinaria..invisibile tanto è magro e dimesso ma con uno spirito e una volontà incredibile. Ha vissuto 10 anni in una favelas di Rio (Rossinha) e poi il vescovo l ha spostato qui perché nessuno voleva venirci. Era un quartiere di palafitte “alogados”..malsano e poverissimo. Hanno bonificato la zona portando terra e pietre per costruire delle case (in realtà sono ammassi di mattoni e ferro e tutto di più…ma sulla terra ferma) e in 38 anni con l’ aiuto estemporaneo di amici e volontari ha costruito un centro parrocchiale molto semplice ma ricco di servizi e dignitoso. Pulito e ordinato. C è la creche con lo stesso stile di aguadoce ma anche gli stessi problemi. Insegnanti pagate pochissimo e senza garanzia di durata economica ma con tanta energia positiva. C è un centro sanitario dove operano volontariamente medici e specialisti nel dopo lavoro. Servizio pediatrico. Salute di base.ostamatologico. ginecologico…un farmacista fitoterapico ha iniziato produzione medicinali con le erbe…e funziona benissimo. Poi servizi per la persona: massaggi reiki yoga pilates ginnastica capoeira…a turno condividono lo spazio…tutto gratuito per la gente del quartiere e con l aiuto della…provvidenza…lo stato e la chiesa non danno nulla,…….ma la comunità offre volontariamente competenze e tempo…e i risultati sono di una comunità grande responsabile attiva e collaborativa.  Questa sera… una messa di…due ore…durante la quale ci ha chiamato più volte e all’ altare per farci gli auguri dell l’anniversario di matrimonio e tutta la comunità ha cantato per noi …che imbarazzo,,,!!

Poi il gruppo della capoeira si è fermato per farci una dimostrazione delle loro danze e ci ha coinvolti nel ballo…vi lascio immaginare il mio imbranamento …chicco si è lanciato ha dato il meglio per il nostro gruppo…!!!

Domani andremo al mare al Morro di Sao Paolo….e quando rientriamo andremo a cena da questo padre…siamo davvero molto curiosi…lui si nutre di 1,5 LT di succo di mela o uva al giorno e non mangia altro!,, cosa ci offrirà? 

Dopo 4 giorni straordinari di natura, spiagge deserte, pesce e musica…

Eccomi a riprendere il filo con il punto interrogativo per la serata con cena .Padre Clovis ci lascia dalle suore e i mitici taxisti verranno a prenderci dopo un’ora circa per portarci a cena da lui. Ci fanno fare un lungo giro in mezzo alla favela squinternata per strade e viottoli impossibili, per case fatiscenti e ammassate le une alle altre ,sigillate da fili spinati, inferriate di ferro …e animate da una popolazione vivace, numerosa che sbuca ad ogni angolo e riempie di colore e musica ogni pezzettino..Scorre vicino un grande canale che si butta sulla baia..è sera..attorno alla baia colline illuminate dalle abitazioni..sembra un presepe..come apriamo le portiere dell’auto la poesia si dissolve: il canale e la baia sono una fogna a cielo aperto..maleodorante..va da sé..ma questo è il quartiere “alagados”. Arriviamo infine alla casa di padre clovis..un porticina di ferro che ci introduce ad un corridoio molto stretto ricavato da due case adiacenti ..percorriamo il corridoio stretto e buio e troviamo la casa di Clovis: due stanze piccole con un odore di muffa che riempie le narici e toglie il respiro…fino a quando ci si abitua !30 mq di mattoni e tegole a vista, piastrellate da cima a fondo dall’amico Robinson come regalo a clovis, mentre era in Italia per un viaggio alcuni anni fa. Piastrelle che rendono piu lavabile e meno polverosa la stanza..ma che impediscono ad un muro in zona umidissima di poter respirare…un tavolino con noccioline e noci brasiliane e uno spumante per dare il via alla serata…P.Clovis inizia e non smette di parlare ( ci racconterà la singolare storia del quartiere, la lotta e la resistenza a mantenere la popolazione nello stesso,i contrasti con la Chiesa ufficiale e l’ordine dei gesuiti che avrebbero obbligato Clovis a lasciare la favela e ad assumere un ruolo piu prestigioso nella formazione nei seminari; la sua scelta di non abbandonare gli alagados disobbedendo all’ordine , le manifestazioni degli alagados per impedire lo spostamento di Clovis e per scarcerarlo ( fu imprigionato per aver manifestato con gli alagados contro le posizioni governative per lo smembramento del quartiere) ..arrivano i vicini e alcuni amici e si siederanno all’esterno o in piedi perche l’appartamento è già pieno con la nostra presenza..alle 23 P.clovis si ricorda che ci ha invitati a cenare e ci offre il cibo preparato dalla vicina con amore, cura e generosità..tutto ottimo e abbondante..…e si conclude con il dolce ..una scatola quadrata che Clovis custodiva gelosamente dal pomeriggio ,racchiudeva una torta al cioccolato con targa di zucchero sulla quale il pasticcere ha impresso tutti i nostri nomi e anniversari di matrimonio!!! Davvero grandiosa ! stupefatti dalla sorpresa, canti e spumante…ci siamo salutati dopo la mezzanotte..

Inutile dire che P.Clovis non ha assaggiato nulla, solo un sorso di spumante per il brindisi.!

Il mattino dopo salutiamo le suore e ci imbarchiamo per Iguacu, con il dolce ricordo della serata

!(Alessandra)

10-13 agosto. Da Salvador a Rio de Janeiro soggiornando tre giorni a Foz do Iguacu

La cronaca:

Giorno 10: lasciate le Suore, accompagnati all’aeroporto da un inseparabile Clovis (con le due guardie del corpo Robson e socio), ci imbarchiamo per Foz do Iguacu (Iguassu o Iguazu a seconda l’idioma del luogo) in perfetto orario. Due voli, con scalo intermedio a San Paolo, ci portano, puntuali e congelati, alla meta. Giunti alla posada siamo travolti da un’aria condizionata artica e accolti dal sorriso cordiale di Marcelo, il nostro amico,consigliato da Teodolide di Yanten. Ci propone un programma molto fitto: subito serata in una churrascheria con ottimo rapporto qualità/prezzo; giorno 11 visita alle cascate lato argentino con avventura in battello per i più temerari; giorno 12 partenza ore 8.00 per parco degli uccelli (Parque das Aves) quindi visita alle cascate lato brasiliano. Segue trasferimento a Medianeiras per incontrare Teolilde e le donne del progetto Yanten. Comida serale a casa di lei e lui (Antonio il marito). Il giorno 13 partenza per l’aeroporto per volare a Rio. Approvato il programma ci si ritira nelle gelide stanze (solo Giovanni ed Emanuela hanno l’aria condizionata fuori uso).

Giorno 11: ore 8.00 colazione, peggio di Jose’ al Morro meglio delle Suore di Salvador. Ore 9.00 partenza per il lato argentino delle cascate (la sequenza “argentina –brasile” si rivelerà azzeccatissima). Alla dogana nessun controllo, Marcel ritira i nostri passaporti mentre noi attendiamo placidi in pulmino e torna con timbri e pratiche sbrigate. Come sempre : basta pagare (e quello non manca mai).

Visita alle cascate spettacolare. Sensazione di potenza (della natura) e fragilità (dell’uomo). Il programma ha previsto nell’ordine: Gola del Diavolo; percorso superiore e percorso inferiore (sia con trenino che con abbondanti camminate). Dopo la pausa pranzo le scarse segnalazioni e l’intreccio dei diversi percorsi, ci fanno perdere l’orientamento alla ricerca del polo di attracco dove i più audaci (Sandra, Chicco e Giovanni) devono prendere il gommone per la risalita lungo (praticamente sotto) le cascate. Arriviamo appena in tempo, indossati i giubbotti di salvataggio si parte. Esperienza elettrizzante anche per chi osserva e fotografa dalla riva. Rientro nella foresta con camion (per gli “inzuppati”) o a piedi (per i “guardoni”). Cena, modesta, al ristoro convenzionato della posada. Giovanni e Chicco però nelle fumose scorribande notturne scoprono una cherveseria degna di nota (e di assaggi).

Giorno 12: colazione all’alba perché’ alle 8.00 si parte per il Parque das Aves dove osserviamo una varietà incredibile di volatili. Meno significativa la rappresentanza di scimmie, serpenti (uno stanco boa) e rettili (caimani e tartarughe). Ciò che colpisce è la pulizia degli ambienti, l’organizzazione degli spazi e la gentilezza del personale. Unica nota stonata (e non solo in senso canoro) la presenza di tre “indios Guaranì“ impegnati in un canto (lamento?) che accompagnerà i sonni e i sogni (incubi?) di un Chicco letteralmente scioccato dall’incontro.

Segue visita al lato brasiliano delle cascate. Circondate da un parco immenso (circa 30 minuti di bus panoramico per attraversarlo) dove si potrebbero incontrare anche i giaguari, le cascate si presentano al visitatore “dal basso”. Meno emozionanti e più razionali di quelle argentine nel senso che non le vivi dal di dentro male gusti nella globalità cogliendone la topografia generale. Nota di colore l’assalto da parte di insaziabili procioni al povero Chicco : il più ardito gli sale letteralmente sulle spalle, apre lo zaino e sfila il sacchetto con i panini. Ci si domanda perché’ i procioni abbiano scelto, tra tanti, proprio lui il Chicco per il loro assalto; forse l’hanno giudicato, dall’aspetto, un buongustaio!

Lasciate le cascate la giornata non ha soste perché’ si deve andare a Medianeiras (più di un’ora di viaggio col fidato pulmino) ad incontrare Teolilde e le altre donne del progetto Yanten. L’accoglienza è molto calda, estremamente famigliare come se ci fossimo conosciuti da sempre e non solo da poco più di un mese tramite alcune mail. L’approccio, molto molto cordiale, in alcuni passaggi raggiunge aspetti quasi naif. I contenuti del loro lavoro però sono molto seri. Una attività fitoterapica che si snoda su due fronti: una produzione quasi industriale (convenzionata, con controlli di qualità e certificazione delle autorità competenti locali) ed una più popolare che ha il triplice obiettivo di far conoscere le proprietà delle erbe facilmente reperibili nel territorio, saperle preparare in modo da esaltarne le proprietà terapeutiche e saperle scegliere in modo appropriato e specifico rispetto ai disturbi da curare. Questo lavoro di “educazione ecologica popolare” si inserisce in un più ampio obiettivo di promozione culturale e politica delle donne. Yanten, nata da una iniziativa di Arturo Paoli, appartiene alla rete “Radie Resh” e mantiene stretti rapporti anche con altri gruppi del territorio: uno per minori di cui il Presidente è qui presente in qualità di tesoriere di Yanten , o di promozione politica femminile la cui fondatrice è tra le fondatrici di Yanten. Non mancano durante le riunioni assembleari periodiche, momenti di spiritualità che accompagnano e si intrecciano con quelli di formazione alla fitoterapia. La giornata si conclude per noi piacevolmente a casa di Teolilde non prima però di essere passati a vedere i campi dove le erbe e le piante medicamentose vengono cresciute e raccolte (campi nei quali veniamo letteralmente divorati dagli insetti con esiti nefasti sulla nostra cute per giorni a venire).

A casa ci accoglie Antonio, il marito di Teolide, che ci ha cucinato una picanha molto gustosa cotta su di un forno di sua costruzione, accompagnata da verdure del proprio orto. Conoscere Antonio, ascoltare i suoi aneddoti (suoi ferrovieri “mustacchiosi” ), vedere la casa e condividere spezzoni della loro storia e vita famigliare, ci consente di chiudere il cerchio e comprendere meglio anche l’accoglienza riservataci all’arrivo. Il rientro alla posada avviene di notte. Il sonno è fresco grazie ad un violento acquazzone che mitiga le lamentele di Giovanni per l’aria condizionante della camera sempre non funzionante nonostante gli interventi tecnici promessi.

Giorno 13 si parte per l’aeroporto sotto un diluvio. E mentre carichiamo le valige al riparo di un ombrellone da bar rimediato al momento, non possiamo non pensare alla buona sorte che ci sta accompagnando consentendoci di godere, con le condizioni climatiche ideali, spettacoli naturali che altrimenti difficilmente avremmo potuto apprezzare. (Renato)

14 -15 agosto Rio attendo il pezzo relativo alla visita di Rio e all’ospitalità presso la casa di Macondo ( a cura di Giovanni)

Puntuale come un orologio svizzero il 15 agosto alle ore 9 Waldemar verra’a prenderci a Macondo con un pulmino per portarci..nel suo regno…lasciamo faticosamente una Rio trafficata e lenta e iniziamo a salire lungo la strada dell’imperatore..costruita a fine 800..lastricata in pietre , si snoda attraverso una fitta foresta interrotta da edifici, fabbriche aperte il secolo scorso da europei o americani facoltosi e imprenditivi….molte ora chiuse per la situazione critica che il brasile sta attraversando o perchè il mercato si e’spostato o la rendita non era piu vantaggiosa….un territorio ricco, produttivo…in mano ad altri….tanto da nominare un quartiere “brasiliano” perchè minoritaria la popolazione locale.

Prima tappa alla BAIXADA : casa della farinha..creata da aguadoce ( Rete Radie Resch) e gestita completamente da brasiliani, volontari o con ajudo de custo..come dicono qui..cioè un salario ultraminimo che copre le spese di sopravvivenza.

Maria, l’infermiera fitoterapica d’eccellenza; origine , forza, energie dei suoi discendenti africani..si è formata,e d aggiornata in diversi parti del Brasile( Yantem compreso) ..produce medicinali fitoterapici, cura la gente piu povera , forma ed educa la popolazione alla prevenzione e cura, utilizzando erbe locali e saperi antichi…un ‘energia , una vitalogia che avrà modo di esplicitare anche cantando per il compleanno di Odette, un’anziana volontaria che ci spiegherà il suo impegno a ricostruire anagraficamente la storia di tanti abitanti senza nome, senza un registro, un documento che attesti le generalità…Questo iter , faticoso, lento e ostacolato da burocrazie e spostamenti a volta lunghi ed impervi…, servirà al riconoscimento anagrafico e giuridico di molti anziani e alla possibilità per loro di accedere a qualche sussidio statale e sanitario e di godere di diritti civili come votare… Questo ha un valore immenso per ogni persona che , anche in tarda età, si accorge di esistere ufficialmente per lo stato e di poter ottenere qualche minimo contributo alla sussistenza.

Asilo intitolato a Michele Carrarra, ( sostenuto dalla rete di Nembro) passato tristemente allo stato per mancanza di fondi e ora gestito alla bene e meglio con utilizzo a fini non propriamente educativi….; purtroppo aguadoce non ha piu’ voce in capitolo a riguardo, sebbene cerchi di sorvegliare a distanza e indirettamente per verificare se il servizio educativo ai bambini è garantito.

Saliamo verso Sertao de carangola, progetto di resistenza, o meglio resilienza popolare .La favela è ubicata nella vallata e recintata con muro di cemento e filo spinato per separare la parte alta, residenziale e ricca, di ville piscine e condomini. Il muro segna una separazione netta, una protezione dal degrado fisico e sociale, un distintivo di classe. Il progetto attraverso gli educatori popolari e Leila in particolare, ha creato uno spazio aperto a tutti e tutti i giorni senza distinzione…nel quale chiunque approdi, per caso o per scelta, trovi persone attente e disponibili, tranquille e disposte a raccogliere malassere, aggressività, rabbia…condizioni inevitabili per chi vive quotidianamente l’emarginazione e ritrovi spunti di riflessione, strumenti didattici per approcciare lo studio, la musica, l’arte in varie forme,….uno spazio per buttar fuori e recuperare stimoli ad essere meglio, a crescere , a svagarsi, a stare insieme in una relazione gratuita e feconda. Cosi i ragazzini ci hanno “assalito” con le loro opere, marionette, cesti, quadri ..e i ragazzi piu’ grandi hanno raccontato il loro approccio al centro e il loro riscatto in termini di autonomia , di consapevolezza e di autostima….prerequisiti indispensabili per pensare ad un futuro propositivo.

Di fianco si trova il centro di alfabetizzazione ecologica e il progetto di purificazione delle acque .

Dalle acque di scarico (fogne..) attraverso vasche, piante acquatiche e decantazioni graduali..l’acqua si purifica e lascia nei fondali un fango fertile adatto a concimare il terreno e fuoriesce un acqua via via piu pulita ..fino ad essere quasi cristallina…con controlli scientifici effettuati il recupero è del 98%.Non ancora per bere ma per lavarsi, per irrigare e per cucinare…Grande soddisfazione per il risultato e per la preziosità di un bene comune ridato alla comunità…peccato che questo risultato da fastidio alla politica locale e viene interrotto il progetto: l’acqua pulita finisce nel torrente ( abbassando di molto l’inquinamento delle acque) e la gente è costretta a rifornirsi dell’acqua portata in modo poco regolare nelle cisterne, clorata e disinfettata da provocare diarrea e mal di pancia….La politica e il potere preferiscono mantenere sottocontrollo e dipendente la popolazione e continuare a garantirsi i privilegi…cosi la parte ricca avrà acqua e piscine a volontà e la parte povera deve aspettare la cisterna e tenersi il mal di pancia!

Tutto questo raccontato dalla gente del posto, con la frustrazione perenne di aver tentato e raggiunto un gradino di civiltà e dignità ed abbassare ancora una volta il capo.

Saliamo a Petropolis, dove dormiremo fino al mattino seguente in una posada con le camere intitolate a duchi, duchesse e nobili..

Il giorno dopo 16 agosto ritorneremo in Baixada a visitare due asili dismessi..uno dei quali è Shangri-là che abbiamo sostenuto per 15 anni….belle strutture ( progettati da Regina,moglie di waldemar)..pensate con intelligenza, praticità e create per progetti educativi importanti; ispirati a Stainer, Montessori; Freire..e adattati alle esigenze locali… ora chiusi per insufficienza di fondi . Le trattative perché il Municipio locale li assuma e li gestisca sono lunghe, faticose e dal risultato molto incerto…l’utenza è troppo marginale da potersi convertire in voti o favori elettorali…i poveri non hanno nessun peso…sono solo un costo…ed educarli ad un riscatto culturale e sociale è troppo pericoloso! Cosi Waldemar dovra firmare la cessione di un asilo con un affitto che aguadoce non percepirà..ma che i politici chiederanno al comune per poter usare i soldi per i propri interessi!!!

Assistiamo ad incontro con il prefetto…tocchiamo con mano l’energia e la diplomazia popolare degli educatori ( Alessandra, referente di shangri-là, in primis), la lotta paziente e ostinata, ma anche la disillusione a promesse formali e vuote..o Forse avremo portato un po’ di fortuna e questo incontro con il prefetto avrà un esito più favorevole?

Sono compromessi terribili..come potete immaginare..ma Waldemar a questo punto insiste sul servizio educativo da garantire ai bambini..ormai ,dice con grande amarezza e sofferenza, chiediamo che i bambini possano ritornare e basta !

Slalom nei labirinti delle favelas senza via e numeri civici..diventa difficoltoso anche per Waldemar..si è perso via un attimo e non trova facilmente i riferimenti per ritrovare la strada…

Ultima tappa Surui, il centro di aguadoce..gli educatori popolari si ritrovano per verificare le attività, mettere in comune difficoltà e idee, progettare la settimana successiva…anche qui troviamo persone splendide e motivate, luoghi puliti e rigeneranti..la casa della delicatezza fondata per offrire uno spazio bello, curato ..per sperimentare il bello e la cura, attraverso l’arte e le relazioni…

Ogni centro, dislocato da ore di strada faticosa e impervia, costituisce un motore, un’energia positiva messa in atto per contagiare e creare consapevolezza e voglia di cambiamento…tesori di partecipazione popolare,. di gestione dal basso,di collaborazione e sostegno ..per un attimo mettono in secondo piano la situazione di povertà e ingiustizia…ed esaltano il potere dell’amore e del servizio per il popolo.

Serata in una birreria e ristorante tedesco , notte e al mattino l’ultimo dono prezioso del viaggio.

Da marzo a luglio ho mandato qualche mail a Leonardo Boff per chiedere di incontrarlo..ma senza nessun esito e Waldemar mi ha fatto capire che suo fratello è sempre molto richiesto e impegnato e non vuole interferire con la sua agenda. Non osavo insistere ulteriormente..Giovanni..un po cocciuto, per la verità, mi ha chiesto di ritentare un ultima volta. Ho scritto una mail un po secca ma efficace..dicendo che eravamo a Petropolis e che desideravamo vederlo tra la sera del 16 e la mattina del 17. Si è arreso e ci ha aperto le porte di casa sua , la mente e il cuore per una chiacchierata di due ore su fronti cosi diversi, vicini e lontanì, ecclesiali ed ecologici, antropologici e teologici..una meraviglia….

Una casa con un giardino meraviglioso e una biblioteca da paura…libri in tripla fila, per terra e su ogni cmq, un finestrone affacciato ad una foresta incombente..forse riuscirebbe a ispirare anche il cervello piu ottuso! Un luogo da paradiso e una mente affascinante, una cultura rara e raffinata, un atteggiamento consapevole ma non rassegnato alla possibilità di cambiare qualcosa..Ci troviamo a una svolta critica del Pianeta; l’umanità deve scegliere il suo futuro; o creiamo un’alleanza globale per proteggere e salvare la Terra,prendendoci cura gli uni degli altri,oppure rischiamo la distruzione totale, di ogni forma di vita. Le religioni devono alimentare la spiritualità, la dimensione profonda dell’umanità. Dobbiamo recuperare la sacralità dell’universo e delle sue leggi..la pachamama dei popoli delle origini, il sentire di appartenere alla Terra e al suo destino.La terra come un bene comune da tutelare , preservare e nutrire. La comunità umana per sopravvivere deve superare l’accumulo e lo sfruttamento; deve cercare qualcosa che vada oltre l’immanente e che dia valore alla vita e alla speranza, restituire dignita’ ad ogni essere vivente. L’uomo è divorato da due tipi di fame: quella di pane e quella di spiritualità; la prima è saziabile, la seconda no. E’ fatta di valori impalpabili e immateriali come l’empatia ,la comunione, la solidarietà, l’amore , …Praticando questi valori troviamo il senso alla vita . Le diverse religioni devono assolutamente trovare un piano comune per promuovere e difendere la vita in tutte le sue forme, alimentando cio’ che ci unisce e che genera vita, isolando ogni strumentalizzazione e fanatismo alimentati per seminare paura e odio, divisione e morte.. Utilizziamo questo periodo delicato e critico come crisi purificatrice capace di fare un salto in avanti , con una prospettiva generativa, capace di utopia e di speranza; elementi distintivi dell’essere umano...

Il papa l’ha chiamato e cercato piu volte per utilizzare i suoi studi nella redazione dell’enciclica Laudato Sii e ha affermato he la Chiesa troverà il modo di riparare all’ingiusto castigo che gli ha inflitto nel metterlo a tacere. Un segnale forte…speriamo abbia un esito positivo. (Alessandra)

La penna a …chicco

A me rimane da raccontare forse la giornata meno bella dal punto di vista climatico umorale e fisico ma una delle piu interessanti per l incontro con Leonardo Boff.

Un viaggio da Petroplis sotto una piogerellina sulla strada vecchia strada imperiale immersa nella nebbia ed in una magnifica magnifica natura.

Dell’ incontro che dire , interessante per la piacevole accoglienza le interessanti chiacchere sul futuro della nostra terra e non solo , per il carisma ed il fascino e la forza delle idee e parole poi impresse nei suoi scritti.

Ci ha regalato un libro ciascuno con dedica, caffe’ e cachaca e siamo ripartiti per Rio de Janeiro

Arrivati a Rio con molto ritardo per il traffico intenso e per la pioggia battente…giro panoramico…museo de amanhana, piazza della candelaria ( dove la polizia nel 1993 ammazzò 13 bambini che dormivano per terra!!)porto, lasciamo i Gaiera che prendono un taxi per l’ aereoporto , teatro municipale vie del centro storico, convento di frati e chiesa di san Francesco e San Antonio..dove in serata avremmo partecipato alla messa e quartiere di santa Teresa…

Regina , poi ci accompagna in quella che sara’ la nostra dimora, nel quartiere di santa Teresa presso il vecchio collegio delle suore da Lei frequentato in giovine eta’.

Dal suo racconto sicuramente emotivo e legato ai ricordi le aspettative sono alte.

Arriviamo e ,sara’ l ‘effetto della prostatite , la stanchezza , il tempo uggioso , la struttura immensa e vecchia e una sensazione di TERRORE mi attraversa da capo a piedi.

Mi ritrovo nella scena del film SHINY con. JACK NICHOLSON grandi spazi vuoti e vecchi ecc. ecc . guardo RENATO spaventato e prendiamo l ‘ascensore chiudo le porte premo parte e si FERMA ..il mio disagio aumenta ho voglia di scappare.. arriviamo alle camere soli in questi immensi corridoi mi rimane la maniglia in mano….me ne vado e ritorno di corsa alla reception

Voglio uscire, sento rumoreggiare come fossero fuochi d ‘artificio.. esco guardo in alto nulla i rumori arrivano dal basso …SPARANO SPARANO COLPI DI PISTOLA E MITRAGLIA. Ma dove sono????

Nelle favelas è frequente sentire sparatorie, ci dicono…ma essere lì vicini è veramente inquietante !

Telefono in un momento di sconforto al Giovanni..mai piu’ dalle suore.!!! ( il giorno seguente scopriremo di aver pagato il doppio di ogni altra posada in Brasile !!!)

Finalmente i compagni di viaggio mi tranquillizzano; la prostatite dopo tutti i medicamenti mi lascia un po in pace ed usciamo a cena nel centro di RIO ; la serata finisce piacevolmente.

La mattina seguente di pieno sole e’ un’altra storia e tutto mi sembra diverso e piacevole , visitiamo il quartiere e poi ripartiamo per l aeroporto . prossima destinazione Praia de Forte posto incantevole per riposare e gustare gli ultimi gg. di vacanza.

Ringrazio tutti della piacevole compagnia per una bellissima vacanza dal punto di vista umano per tutte le splendide persone che abbiamo conosciuto ( gia ‘ citate ) dal punto di vista naturalistico per i posti visitati e per tutti i contrasti e gli stimoli che sempre di piu mi convincono che sono nato nella parte fortunata del mondo. (Chicco)

18 agosto:Partiamo per Salvador ..ultimo volo interno..troviamo padre Clovis ad accoglierci con il fidato taxista Robinson che ci accompagnerà a Praia do Forte..un’ora di macchina ,usciti da Salvador inizia la spiaggio dei cocchi..infinite palme e spiaggie ,puntellate da paesi balneari..noi arriveremo in serata alla Posada Brasil., molto semplice e modesta, pulita, vicino al mare e alla chiesetta bianca e azzurra..ottima accoglienza e disponibilità, ricche colazioni..il tutto per 25 euro a testa (notte e colazione). Camminiamo a lungo perlustrando le spiaggie deserte e infinite, le basse maree ci lasciano vedere dei pesciolini gialli e neri, altri blu cina, altri ancora neri..ricci, polipi e qualche conchiglia…l’alta marea ci obbliga a risalire su alcuni sentieri e strade paralleli perche il mare in poche ore sommerge anche 500 mt di spiaggia finissima..bagni, corsette, giro al castello e al parco naturale adiacente, sole a volontà…l’adrenalina del fine viaggio scende ..ci lascia un po piu pensierosi e silenziosi, elaborando pensieri e progetti per ciascuno diversi …

Domenica 20 messa animata e vivace..musica e canti a volontà, poi il giro del centro Tamar, per la salvaguardia delle tartarughe marine..presenti su queste coste. Il centro è stato ampiamente documentato da foto..invece come regalo dell’ultimo bagno….un bel tartarugone con un carapace di almeno 1mt scuro scuro(..non mi ricordo il nome preciso)nuotava di fianco a noi..ha sollevato il testone fuori dall’acqua e si è abissato in un baleno!

Abbiamo cenato sempre a base di pesce..cucinato in vari modi e a prezzi davvero modesti, qualche acquisto nei negozietti e bancarelle e il 22 si riparte per salvador…dove prima di imbarcarci troveremo?…Padre Clovis e Robinson…non riescono proprio a separarsi…ci offrono delle meringhette di tapioca..e ci diamo appuntamento ad ottobre..quando Clovis verrà in Italia…davvero un personaggio molto particolare, un po inquietante per il suo aspetto scheletrico e la lentezza nel parlare..sempre molto concentrato e preciso.

Ha spostato una riunione in parrocchia per venire a salutarci ed ha perso tutto il pomeriggio perché hanno trovato molto traffico e anche molta polizia per una sparatoria di periferia…..Mah!!

Viaggio di ritorno molto regolare, tempi rispettati ed Elisabetta riuscirà a prendere tutte le coincidenze che la porteranno al mare , a Cesenatico..dalla nuora in dolce attesa!

Un viaggio ricco, incontri importanti e stimolanti, realtà complesse e molto fragili..un Brasile in ginocchio con quest’ultimissimo governo, povertà in grave aumento e di conseguenza marginalità, criminalità..ma anche volonta politica di resilienza, di far fronte insieme ai problemi e di aiutarsi in comunità disagiate e povere , voglia di aggregazione e di vita, di non abbassare la testa, anche se i giochi sono sempre già fatti, la politica terribilmente corrotta , i timidi ma significativi passi, nei precedenti governi di Lula e Dilma, per affrontare politiche sociali ai favori dei ceti piu poveri…( bolsa familia per redditi bassi, farmaci essenziali gratuiti per le fasce piu basse, borse di studio per gli studenti, piccoli contributi alimentari per gli asili di comunità..) sono state bruscamente annullate… facendo ripiombare nella miseria la popolazione indigente e triplicando in soli 6 mesi i meninos da rua a Salvador e Rio..

Una vacanza ricca di natura, potente ed esagerata nelle proporzioni e maestosità, di gente cordiale e allegra, di buon cibo e strutture turistiche ben organizzate ( i parchi delle cascate, gli accessi ai musei…), di progetti comunitari interessanti e preziosi…( la ricerca delle medicine fitoterapiche a Yantem, Centro Alagados di Padre Clovis,e Petropolis…il riciclo delle acque, la cura delle persone non solo a livello medico ma anche spirituale, sportivo, di svago ) Grande responsabilità civile per mantenere e organizzare servizi quasi unicamente basati sul volontariato, democrazia dal basso per contrastare le politiche corrotte e far emergere un economia del dono, dello scambio ( come Latousche insegnava) , in un reciproco impegno a garantire i servizi e le attivita’ laiche o parrocchiali..Servizi educativi nati per aiutare le famiglie e le nuove generazioni a una consapevolezza delle proprie radici, storia per educare all’autostima e alla promozione di nuovi orizzonti..educare il pensiero e la coscienza critica per essere attivi nella società e contrastare queste politiche conservative ed escludenti.

Educare le persone e le “comunita’’ ad organizzarsi, in modo pacifico, possibilmente ,ad allearsi per sopravvivere e per contagiare energie positive e lottare per cambiare qualcosa, per unirsi ad altri fili sottili, invisibili…e chissà se si riuscirà a cambiare qualcosa!Lontani o vicini è importante rimanere vigili, umani, attenti a non accontentarsi delle notizie dei media, a far circolare ed alimentare le informazioni “criptate”per promuovere consapevolezza e ciascuno come può , generare contatti, relazioni, sensibilità, vita per tutti! (Alessandra)

BREVE COMMENTO di Renato in CONCLUSIONE.

Vacanza anche questa volta molto bella e ben equilibrata. siamo riusciti a godere di momenti di relax alternati ad esperienze che ci hanno avvicinato alla realtà, talvolta molto dura e cruda, di questa terra e della gente che ci vive.

E’ stata una vacanza spettacolare per i luoghi visitati, per gli animali che abbiamo avuto modo di vedere da vicino, per i sapori e il per il cibo che abbiamo gustato. Ma è stata anche una vacanza particolarmente significativa per le persone che abbiamo avuto occasione di incontrare: padre Clovis, Teolilde e Antonio, Waldemar e Regina, Leonardo, hanno arricchito e stimolato il nostro animo. Forse ci hanno lasciato più domande che risposte ma questo è in linea con “l’animo inquieto” che, seppure in modi diversi, alberga in ognuno dei componenti del gruppo più inclini a raspare che a lisciare la vita.

Personalmente ringrazio Chicco e Sandra per il lavoro di preparazione al viaggio al quale io ho ben poco contribuito; i contatti trovati, la scelta dei luoghi, le tariffe sempre modeste ,degne di operatori turistici professionali.

Infine una citazione speciale per come Chicco ha guidato il clima: lui si attribuisce abilità soprannaturali, per me è culo ma il risultato è quello che conta. E non ci possiamo proprio lamentare.

Resta solo una domanda: quale la prossima meta?

Nel gruppo di Torino della Rete Radiè Resh da tempo l’interesse ruota intorno al disagio che sentiamo di fronte ai pregiudizi che riguardano il mondo dei migranti. Sul bus, nella sala d’attesa del medico, al mercato, al lavoro, spesso anche tra parenti e amici ci è capitato di frequente di sentire un grande risentimento nei confronti dei migranti, vissuti come persone che vengono a toglierci qualcosa: il lavoro, le case, i soldi che altrimenti dovrebbero andare ai poveri italiani che faticano a sbarcare il lunario, la sicurezza in strada, il nostro modo di concepire e di organizzare la vita dal punto di vista sociale e religioso. Ancora più forte percepiamo la nostra difficoltà e impreparazione a rispondere a tali affermazioni con argomenti esposti con sicurezza e determinazione. Pensando a un modo per ribattere a difesa di queste persone che arrivano con un bagaglio di sofferenza incredibile, con vissuti di esistenze in pericolo e che certo faticano a sentirsi un pericolo per gli altri, siamo approdati alla mostra dei Saveriani, ( missionari laici che si ispirano alla spiritualità di San Guido Conforti), “Le mille e una rotta, popoli in movimento” che è stata esposta anche nell’ultimo convegno nazionale. Questa ha una parte iniziale nella quale si parla delle “male lingue” e cioè dei diversi pregiudizi rispetto ai migranti (es. ci rubano il lavoro, portano malattie…) che agiscono come delle spade che feriscono e allontanano. Contemporaneamente questi pregiudizi vengono smontati con dei dati oggettivi e così, avendo la mente più libera da pensieri ostili, si può passare alla parte delle storie personali. Qui avviene l’incontro con la narrazione di storie di singole persone che riportano la loro esperienza. E qui che i migranti diventano ”umani”, con un nome, una vita, dei sentimenti con i quali ci si può anche immedesimare empaticamente. La mostra prevede anche uno spazio dove vengono presentati dati sulla presenza dei migranti nei vari paesi del mondo ed in particolare in Europa, una puntualizzazione sulle varie parole che vengono usate per definirli e una riflessione sui motivi che spingono a intraprendere il viaggio (si parte per sogno o per bisogno?). Un altro spazio prevede l’esposizione di una barca (come simbolo della traversata del Mediterraneo) dove sono esposti gli oggetti personali ritrovati dalla Questura di Salerno proprio sui barconi. Si tratta, insieme alla narrazione delle storie, della parte più emotiva e forte della mostra. Abbiamo scelto di coinvolgere in questo lavoro la scuola (la Rete di scuole del Canavese) formando dei ragazzi delle superiori e di terza media che faranno da guide presentando la mostra. Essa sarà aperta sia alle scolaresche, a partire dalla quarta elementare, che alla cittadinanza. Nell’organizzazione abbiamo coinvolto tutta una serie di associazioni ed enti del territorio (alcune fondate e gestite da migranti e dai loro figli) creando il Tavolo MigrAzione. Questo ha permesso di conoscere e mettere in contatto le varie realtà del territorio del Canavese (una zona in provincia di Torino che si estende fino a Ivrea, ai confini con la Valle D’Aosta) che con progetti diversi già si stavano occupando si questo tema. Ora queste diverse realtà collaboreranno per questa mostra mettendo ciascuna del tempo, delle persone che si occuperanno di fare le guide (oltre agli studenti o affiancandoli) e di sorvegliare la struttura, dei soldi per finanziare tre eventi collaterali (due spettacoli serali più un intervento del senegalese Mohamed Ba nelle scuole). A questo si aggiunge la collaborazione del Comune di Rivarolo Canavese che ha messo a disposizione Villa Vallero, un ampio spazio dove collocare la mostra e l’oratorio di San Michele che offre gratuitamente il teatro parrocchiale per gli spettacoli. Questo naturalmente potrebbe essere l’inizio di una collaborazione costante nel tempo e ci impegneremo affinchè le conoscenze avviate vengano mantenute per l’avvio di altri progetti in comune. L’obiettivo che ci poniamo con la realizzazione di questa mostra, oltrechè una autoformazione del nostro gruppo, è di provare a smontare i pregiudizi e avvicinare le persone all’ascolto dell’altro. Questo ci sembra importante per “avvicinare” le persone alla tematica dell’immigrazione creando possibilmente un clima più accogliente e meno giudicante. La mostra si terrà a Rivarolo Canavese presso Villa Vallero, dal 21 al 29 ottobre 2017. Se qualcuno di voi volesse visitare la mostra, non esitate a contattarci!

Prima di concludere vogliamo ricordare con affetto e gratitudine Agnese Anissa Manca. Docente di lingua araba ha insegnato e vissuto in diverse parti del mondo attuando diversi progetti di solidarietà. Negli ultimi anni ha svolto un lavoro di volontariato nei campi profughi palestinesi in favore dei bambini feriti di Gaza e della popolazione carceraria. Il suo impegno lavorativo e di volontariato ha sempre mirato alla condivisione di ideali e culture a favore di un mondo amico e solidale. Per tutti è stata un esempio di praticità: ha vissuto cercando di realizzare i suoi ideali in modo concreto, nella vita di tutti i giorni. Grazie Anissa per il tuo impegno e per il tuo amore per la vita.
Il gruppo Rete Radiè Resh di Torino

Questa lettera è stata scritta presumibilmente il 16 o 17 settembre e i riferimenti temporali interni vanno collocati in quel periodo:i processi del tribunale di Temuco, di cui si rende conto, sono due: quello per l’uccisione della coppia LuchsingerMackay (bruciati con la loro abitazione), con quattro imputati compresa la machi Linconao e quello per l’incendio di una chiesa con altri quattro imputati.

Il processo è stato un problema che ci fa molto preoccupare, soprattutto per il risultato finale, soprattutto a causa della pressione esercitata dai media, dagli agricoltori e dal governo, quest’ultimo per volere dare un segnale di giustizia nei confronti dell’opinione pubblica. Questa situazione può condurre alla condanna senza avere prove convincenti.
Siamo consapevoli che stiamo affrontando un processo politico e non un processo giudiziario, in cui
si mira a criminalizzare la causa mapuche e portarla sulla strada della violenza e del terrorismo, per giustificare la repressione, la persecuzione poliziesca e giudiziaria e mantenere la militarizzazione del territorio mapuche.

Nel trascorso sviluppo del processo, nella città di Temuco, ogni giorno comunità mapuche si riuniscono davanti al tribunale per dare sostegno ai nostri fratelli, poiché l’ingresso in aula è molto limitato, riservato solo ai parenti più diretti, quindi tutti gli altri restano fuori. Dobbiamo sottolineare la solidarietà degli studenti universitari e delle scuole superiori che accompagnano sempre il processo. Alle comunità mapuche non hanno permesso di essere presenti. A questo va aggiunta la mobilitazione nelle loro comunità, come l’occupazione del territorio di coloni e di imprese forestali, sbarramento di strade, occupazione di enti pubblici come CONADI (Istituto nazionale per lo sviluppo indigeno, ndr) a Temuco e Santiago.
A questo si aggiunge uno sciopero della fame che quattro mapuche stanno effettuando nel carcere di Temuco, da più di 100 giorni. La loro richiesta riguarda la non applicazione della legge antiterrorismo nei loro confronti. Essi sono accusati di bruciare chiese nei territori di comunità mapuche. La situazione sanitaria è molto grave, sono molto deboli.

A questo proposito si sono espresse molte organizzazioni mapuche e non mapuche. Due settimane fa fu occupata la cattedrale di Temuco. Gli occupanti furono sfrattati e messi a disposizione del tribunale. Per più di una settimana giovani studenti e comunità mapuche si sono stabiliti di fronte alla prigione di Temuco, per sostenere lo sciopero della fame. Lì ci siamo fermati giorno e notte a suonare strumenti musicali tradizionali per dare forza ai nostri fratelli imprigionati.
Dobbiamo sottolineare che i nostri fratelli imprigionati sono molto forti e decisi, convinti che prevarrà la loro forza e la loro convinzione a mostrare che non han preso parte ad un evento così grave. Durante il processo nella sua dichiarazione
la machi Francisca Linconao ha detto ai giudici che conosceva la famiglia Luchsinger Mackay da molto tempo, che sua sorella lavorava nella casa padronale e che ebbero sempre un buon rapporto di vicinato. Anche quando è stata consacrata come machi, essi han partecipato alla sua cerimonia. Ha anche detto al tribunale che dio la incaricò di fare il bene e guarire la gente e non ucciderla. Parole della machi.

Oggi si è conclusa la presentazione delle prove dell’accusa. La verità è che non ha dimostrato nulla di concreto. Mercoledì 20 settembre inizia la presentazione di prove da parte della difesa, c’è molta convinzione che ora si cominci a mostrare la verità di questo terribile crimine che si pretende scaricare sul popolo mapuche.
Abbiamo quattro persone Mapuche che sono accusate di aver bruciato una chiesa nella città di Padre Las Casas. Hanno passato più di 110 giorni in sciopero della fame e sicuramente andranno avanti.
Stanno chiedendo al governo che non si applichi la legge anti-terrorismo. A tutt’oggi il governo mantiene la misura, che non viene ritirata. È per questo motivo che Benito Trangol ha deciso di iniziare lo sciopero della fame totale, che certamente complica molto la sua salute. Dobbiamo segnalare che a lui oggi si sono aggiunte allo sciopero della fame altre quattro persone accusate di aver ucciso Luchsinger Mackay. In totale abbiamo 13 persone che sono in sciopero della fame, tutte detenute nelle prigioni delle città di Lebu, Temuco, Valdivia.

Denunciamo la persecuzione della polizia nei confronti di leader mapuche che sono stati arrestati in questo fine settimana. Otto persone sono state brutalmente picchiate e arrestate con l’accusa di aver bruciato più di un centinaio di camion. Si è fatto anche irruzione in molte comunità, sono entrati nelle case delle famiglie mapuche, hanno minacciato di morte coloro che sostengono gli scioperanti; agenti in borghese stanno entrando camuffati, presentandosi come funzionari del governo. Siccome i loro veicoli sono senza targa di identificazione, tutto ciò mette molta paura su come comportarsi con gli agenti di polizia in borghese. Le comunità mapuche stanno vivendo una repressione molto crudele. Questo momento può essere paragonato solo con ciò che si è vissuto durante la dittatura militare.
Alla fine della settimana scorsa, varie volte si sono avvicinati alla nostra casa sconosciuti che chiedevano di cose inesistenti e, dopo un dialogo con loro, ci siamo resi conto che erano della polizia e al vedersi scoperti se la sono rapidamente filata. Questo lo fanno per instillare la paura e il terrore nella nostra famiglia.

Solo un paio di mesi fa la presidente Bachelet aveva chiesto perdono al popolo mapuche per le atrocità commesse dallo Stato cileno verso il nostro popolo. Sembra un’ironia della sorte, perché ora in pratica ci stanno invadendo di nuovo con la polizia, armata fino ai denti, con procuratori e giudici che pretendono criminalizzarci per poter continuare a imprigionare molti leader. Sicuramente nei prossimi giorni ci saranno ulteriori arresti.
Nei prossimi giorni marceremo di nuovo nella città di Temuco, insieme con le famiglie dei prigionieri politici mapuche, esigendo dalle autorità che stabiliscano un dialogo con le famiglie dei detenuti e con i leader mapuche, per dare un esito politico e non giudiziario, esigendo
che la Presidente della Repubblica si assuma le sue responsabilità e non lasci nelle mani della polizia e dei giudici una questione politica storica che colpisce il nostro popolo da oltre 130 anni, da quando lo stato si è installato nel territorio mapuche.

Ci dispiace molto scrivere questo un po’ tardi, ma chiediamo la vostra comprensione, perché abbiamo avuto un sacco di lavoro per sostenere il processo, gli scioperanti e ora i leader che sono stati arrestati questo fine settimana. Qui le cose non stanno andando bene nelle nostre comunità, c’è un sacco di paura a uscire in strada, a sostenere le marce, perché ci sono molti interventi della polizia. Ci hanno appena avvisato che domani si avvia il processo contro i quattro mapuche che sono accusati, secondo la legge anti-terrorismo, dell’incendio di una chiesa. Questo implica che non è stata abbandonata l’applicazione della legge antiterrorista, quindi continuerà lo sciopero della fame. Ciò è molto spiacevole per il futuro e per la salute dei nostri fratelli che sono disposti a morire per questa ingiustizia.
Speriamo di continuare a scrivere in condizioni di libertà, ma sappiamo di essere ad un passo dal cadere nelle mani della polizia come tanti i nostri fratelli e di finir accusati di terrorismo e di altro, ma anche in questa situazione continueremo ancora a lavorare per la giustizia sociale del nostro popolo mapuche.

Un altro argomento da sottolineare è che i media hanno istituito un sistema di comunicazione che supporta i sindacati dei camionisti, appoggiati dalle imprese forestali per far pressione sul governo per ottenere sostegno all’estensione della repressione.

Non tutto ciò che abbiamo scritto è quello che accade oggi, ci sono molti altri problemi che stiamo vivendo.

Molti saluti a tutti i fratelli della Rete Radié Resch, specialmente ai fratelli di Brescia e attraverso loro a tutti gli amici e le amiche di tutta Italia.

Margot, José, Associazione Regionale Mapuche Folilko.

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, siamo un po’ in ritardo con le circolari mensili, anche perché abbiamo aspettato la circolare nazionale. Questa si riferisce a due mesi, a ottobre e novembre 2017; la prossima sarà in dicembre. Tre riferimenti per questa circolare, il primo riferito alla Rete Nazionale, al Coordinamento di ottobre e al prossimo Convegno nazionale 2018. Il secondo tema, centrale in questa comunicazione, si riferisce al Ghana e al nostro Progetto là, e al recente viaggio di 7 amici veronesi in quel paese, di cui parleremo brevemente qui sotto, anche con espressioni dirette degli africani ghanesi, anzi dell’africana. Il terzo argomento si riferisce al nostro prossimo incontro veronese, fissato al 7 novembre, dove rinnoveremo le cariche sociali, a partire dal coordinatore o presidente, che dir si voglia, che finora sono stato io che firmo qui sotto. Al Coordinamento di Brescia del 7 e 8 ottobre è intervenuto anche padre Mussie Zerai, il sacerdote di origine eritrea che aiuta con forza e determinazione i migranti, dall’Eritrea e da altri luoghi d’Africa. L’abbiamo già ascoltato al Convegno 2016 a Trevi, ricorderete, ed a Brescia ha ripreso il tema della solidarietà con l’altro, un obbligo morale e religioso, perché la crisi della solidarietà è anche crisi dell’umanità, della fede, della legalità. E il titolo del Convegno 2018 sarà proprio “La solidarietà, dovere morale o reato ?”. I prossimi Coordinamenti definiranno la struttura del Convegno, scegliendo i testimoni e impostando le riflessioni miste, fra noi ed i referenti delle nostre operazioni. Sul secondo argomento hanno preparato un testo gli amici che hanno visitato Adjumako, la città del Ghana dove è iniziato due anni fa il nostro impegno diretto con l’Africa. Ecco il testo:

Cari amici,siamo da poco rientrati dal viaggio in Ghana, e portiamo ancora vivi nel cuore e nella mente i suoni, i colori, gli odori e soprattutto le emozioni forti che abbiamo sperimentato. Condividiamo con voi solo qualche impressione, in attesa di trovarci prossimamente per una narrazione più dettagliata, corredata da testimonianze e immagini. Prima di tutto l’ospitalità generosa, semplice e calorosa di cui abbiamo goduto da parte di auntie/zia Olivia e della sua fitta rete di parenti e amici; poi l’inevitabile cambiamento delle nostre abitudini, con la necessità di adattarci, per esempio, a tempi diversi, dettati vuoi dal traffico caotico delle grandi città su strade spesso impraticabili, vuoi dalla tranquilla mancanza di fretta delle persone; o ancora l’atmosfera dei luoghi della schiavitù e della deportazione, in cui ci si immerge nelle tragedie della storia umana (disumana!); o infine lo stupore di fronte all’accoglienza e alla festa riservateci dalla popolazione di Adjumako e dai suoi rappresentanti. Come sapete da due anni sosteniamo il progetto per le ragazze di Adjumako di Full Life, l’associazione fondata da Olivia e da sua nipote Emma. Per farvi capire con quale spirito Emma lavora al progetto, condividiamo con voi il bel discorso che ha tenuto alla festa di Adjumako: Emma Ghartey (è la coordinatrice ghanese, la nostra referente, e queste sono le sue parole pronunciate all’assemblea ad Adjumako, Adjumako Durbar, presente la delegazione veronese):

Re e Anziani di questa città, vi saluto. Tutti noi concordiamo sull’importanza dell’istruzione. L’istruzione è luce. Io penso che accanto a Gesù Cristo l’altra grande luce per il mondo sia l’istruzione. L’istruzione è essenziale per una vita feconda. Inoltre, come il Signore Gesù dà la forza alle persone di vivere vite vittoriose, così l’istruzione permette loro di vivere bene. L’istruzione rende le persone più utili alla loro comunità. Comunque, non tutti hanno avuto questa opportunità. Nella storia del mondo, se c’è un gruppo di persone emarginate e discriminate, questo gruppo sono le donne. Nessun altro gruppo gli si avvicina. Sento spesso neri lamentarsi di subire discriminazione, di essere emarginati. Ma la discriminazione nei confronti delle donne supera ogni altra. Ma le donne non si lamentano. Non la vediamo nemmeno. Perciò sono molto felice che alle donne sia offerta questa opportunità di riscatto. E devo dire che ciò non va a vantaggio solo delle donne. Perchè quando una donna è istruita, è tutto il mondo intorno a lei che ne trae beneficio. Il mondo ne trae beneficio, l’ambiente ne trae beneficio, la società ne trae beneficio, I suoi figli ne traggono beneficio, il marito trae grande beneficio da una moglie istruita. E così noi siamo felici che la Rete Radié Resch sia qui per sostenere le nostre ragazze, le nostre future mogli e madri. Per ora è qualcosa di piccolo. Il nostro conto in banca non è molto ricco. Ma noi lo vediamo come un seme di senape. Che contiene un albero enorme nascosto dentro di sé, che a sua volta contiene milioni di semi con milioni di alberi e così via. Voglio solo immaginarmi Adjumako fra cent’anni. Una grande città piena di gente istruita. E tutto grazie a questo seme che la Rete sta seminando qui. Sono certa che la capitale del Ghana sarà spostata da Accra ad Adjumako! Nel marzo del 2015 il dottor Gianfranco Rigoli di Verona (Italia) ha visitato Adjumako. Non è venuto da turista ma da amico. Il 19 marzo 2015 ci ha incontrati in questa stessa scuola portandoci un messaggio da parte del suo gruppo della Rete Radié Resch di Verona. Due cittadini di Adjumako sono stati scelti per aprire un conto bancario, e nell’agosto del 2015 il progetto per le ragazze di Adjumako ha ricevuto la prima donazione di 2000 €. Finora 49 ragazze della comunità di Adjumako hanno beneficiato del progetto. Abbiamo ragazze nella prima, seconda e terza classe della Junior High School (scuola media). Abbiamo ragazze nella prima, seconda, terza classe della Senior High School (scuola superiore). E abbiamo una ragazza che sta facendo l’esame di recupero per entrare all’università. Questo processo di selezione ha varie fasi. Coinvolge il preside della scuola e gli insegnanti, i membri dell’associazione Full Life e il comitato di gestione della scuola (del quale fanno parte anche genitori degli alunni). Noi offriamo alle ragazze le cui madri sono in difficoltà economiche il pagamento delle tasse scolastiche, le divise scolastiche, l’iscrizione all’esame finale del WAEC (West African Examinations Council). Inoltre le aiutiamo attraverso interventi di counseling e di orientamento. Si vedono già i risultati. Tutti possono testimoniare:
Eliminate le dilaganti gravidanze adolescenziali.
Completamente eliminati gli abbandoni scolastici.
Aumento delle iscrizioni femminili.
100% di successi negli esami finali del WAEC.
Per tutto ciò diciamo un grande grazie a Dio Onnipotente.
Diciamo un grande grazie a voi della Rete Radié Resch di Verona.
E diciamo grazie a Zia Olivia.

Non appena saremo pronti a raccontarvi con parole ed immagini il nostro viaggio solidale vi inviteremo ad una serata di condivisione. Intanto vi salutiamo caramente
Gianco, Maria, Gianni, Pierina, Renzo, Francesca, Roberto

E infine il terzo argomento: il nostro prossimo appuntamento come gruppo Rete veronese, al quale siete tutti invitati. E’ fissato per martedì 7 novembre prossimo, alle ore 21, a casa Rigoli Valotto, in via Nicola Mazza 75. Parleremo certamente del Ghana, del viaggio e del Progetto, anche se la serata con foto e filmati e con tutto ciò che riguarda il viaggio avrà successivamente un suo spazio autonomo. E parleremo della vita della Rete, locale e nazionale, di Palestina e del Giro d’Italia che vuol partire da Gerusalemme, con le prime tre tappe in Israele ! E dopo questo parleremo del nostro gruppo e di come gestire nel modo migliore le comunicazioni e il coordinamento sociale, cioé la nostra azione di impegno solidale, ed io propongo un cambio di presidente e coordinatore, ormai necessario, dopo tanti anni.
Arrivederci allora al 7/11, a presto. Un cordiale saluto
Dino con Silvana