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… prima dei campi di sterminio
Iniziò con i politici che dividevano le persone
fra “noi e loro”.
Iniziò con l’intolleranza e i discorsi di odio.
E quando la gente smise di preoccuparsene
divenne insensibile, obbediente e cieca.

Un caro saluto a tutte e tutti, in questa lettera trovate molte notizie di Haiti. Gli amici e coordinatori di Fddpa hanno inviato il proprio bilancio che sarà presentato e discusso in una prossima riunione. Sono aperte le iscrizioni al prossimo convegno nazionale della Rete Radiè Resch che si svolgerà a Trevi dal 13 al 15 aprile 2018, in contemporanea con il seminario nazionale dei giovani; le iscrizioni si possono fare attraverso il sito internet della Rete sia per il convegno che per il seminario giovani e/o informazioni: prenotazioni.convegno.rrr@gmail.com In alternativa; Posta ordinaria : Lucia Capriglione Via Trento, 39 – 84129 Salerno (nel caso si usi la posta ordinaria avvertire comunque telefonicamente) Telefono : 328 3630786 il martedì e il sabato dalle 16.00 alle 19.00. Ricordiamo l’importanza del voto di domenica 4 marzo Come avrete saputo, alla fine di febbraio partiranno per Haiti Elvio, Francesco e Marianita.

Comunicazione del 13 gennaio 2018, da Jean e Martine
Salve Marianita, finalmente sono riuscito a farti arrivare il rapporto. Ma, prima voglio farti partecipe della nostra contentezza nel sapere che voi venite a farci visita quest’anno, e siamo ancora più felici di apprendere che anche papà Elvio farà parte di questa delegazione. Willot spera di essere presente durante la vostra visita a Haiti, egli cerca di organizzarsi. Noi abbiamo appena ricevuto anche l’arrivo di Gabriella all’inizio di questo mese, il 9 gennaio. Come Willot ti ha già informato, stiamo fabbricando dei banchi per le scuole, perché il numero dei bambini aumenta con la chiusura del programma di PSUGO (Programme de scolarisation universelle gratuite et obligatoire promosso dall’ex presidente Martelly e definitivamente fallito). A Dofiné abbiamo circa 150 alunni, a Katien 200, a Fondol 200; inoltre sogniamo di vedere come a Dofiné la cultura del crescione a Fondol, è già stato fatto lo studio del fiume che ha rivelato che il fiume di Fondol presenta le condizioni per poter sviluppare questa cultura. Ma dobbiamo risolvere il problema dell’allevamento libero. Quindi la FDDPA deve fare una campagna di motivazione e coscientizzazione sulla problematica dell’allevamento libero, ma bisogna sottolineare che questo problema non si pone a Dofiné come invece a Fondo (spiega bene questo a Fabio, sappiamo quanto lo renderebbe felice se un progetto del genere si realizzasse a Fondol). Per quanto riguarda la continuità della formazione di Chrismène, lei non ha potuto continuare, perché è rimasta incinta, spera di continuare quest’anno, perché il suo bebè ha già 6 mesi e lei lo allattava. Per la costruzione dello spazio di riunione a Dofiné, abbiamo già depositato una cifra presso una rivendita di materiali a Verrettes, ma è il trasporto dei materiali la difficoltà principale ora. Ma speriamo di trovare con Balansé la possibilità di far arrivare i materiali fino a Dofiné. Per quanto riguarda la situazione del nostro paese, il governo è al servizio dei più ricchi e non prende nessuna iniziativa per migliorare la situazione dei poveri; gli operai del subappalto organizzano delle manifestazioni per chiedere l’aumento del salario, ma il governo, che opera per i profitti dei padroni, non soddisfa le rivendicazioni dei salariati, anzi la borghesia e il governo distribuiscono del denaro nei quartieri popolari per distruggere le rivendicazioni delle masse. Tuttavia le organizzazioni continuano a scendere in strada e a lottare. Dunque la situazione politica ed economica è molto difficile nel paese, perché il governo continua ad aumentare le tasse e il carburante che è un prodotto trasversale e questo ha causato in un sol colpo l’aumento del prezzo dei prodotti di prima necessità. Il governo sta investendo in programmi bidoni nell’intenzione di fare propaganda, ma in realtà sono strategie per mostrare alla gente che sta facendo qualcosa. Per quanto riguarda il rapporto, troverete come al solito una parte dettagliata e poi abbiamo rappresentato tutto con una tabella per facilitarvi nella lettura. E spero che questo potrà rendere migliore e più rapida la comprensione del rapporto annuale. Tuttavia, se non riuscite a comprendere qualcosa nella tabella, fate riferimento alla parte più dettagliata. Speriamo, nei prossimi anni di riuscire a presentare un “budget” (la previsione di quanto l’organizzazione dovrà spendere ogni anno).Dunque con la comunicazione delle date del vostro viaggio, ora potremo pianificare meglio e coordinare il vostro soggiorno tra noi. Ci dispiace che non ci sia un membro del gruppo di Chiarano con voi, sarebbe una buona occasione per questo gruppo per approfondire questa relazione con Haiti attraverso la FDDPA, ma forse un giorno questo desiderio si realizzerà. Il mese di marzo è anche il mese in cui ha luogo il seminario sulla salute con Popoli in Arte: per quest’anno – secondo quanto ci aveva detto Maria Paola – è possibile che ci siano delle visite in 2 o 3 comunità per vedere come si organizzano le comunità tramite questo metodo di Educazione popolare. E dunque il vostro soggiorno coincide con quello di Popoli in Arte e anche le visite alle comunità possono inserirsi nel programma del vostro soggiorno. Perciò sarebbe necessario coordinare con Anna o Maria Paola per armonizzare con le date del viaggio. Fateci sapere la data e l’ora del vostro arrivo, noi cominciamo a contare i giorni. Speriamo che questo viaggio possa ridare a papà Elvio le gambe dei suoi vent’anni, perché ci sarà da camminare. Dunque un grande Ciao a tutti, la grande famiglia della Rete di Padova, Fabio e Tina, papà Elvio, Bruna, Betto, Betta e le bambine romane e anche tutto il gruppo di Chiarano…
Jean e Martine che vi abbracciano con molto amore

Scrive Willot:
“Possiamo dire che è stato meglio del 2016. I cicloni non hanno fatto grossi danni quest’anno. Inoltre, non c’è stata siccità. Al contrario, c’è stata pioggia in abbondanza. Ci auguriamo che il 2018 sia ancora meglio per Haiti, l’Italia e tutto il mondo. Riguardo alle attività della FDDPA, tutto va bene a Dofiné, Katienne, Fondol e nel Nord-Ovest. Per esempio le attività in tutte le cooperative avanzano a piccoli passi. Continuiamo con i vivai di Moringa a Fondol e nelle comunità della Catena dei Matheux. Poi, proveremo a far venire dei contadini di Dofiné per tentare la coltura del crescione sulle due rive del fiume di Fondol. Se questa coltura riesce a Fondol, questa comunità potrebbe ottenere un reddito dalla vendita del crescione. Anche tutte le scuole funzionano bene. Tuttavia quest’anno, a causa della chiusura del programma demagogico iniziato dall’ex presidente, centinaia di alunni hanno inondato le nostre scuole. Non abbiamo spazio e banchi sufficienti per accoglierli. Non vogliamo negare l’educazione ai figli dei contadini; ma i nostri mezzi sono limitati. D’altro lato, siamo riconoscenti per il sostegno finanziario della RETE senza il quale, i figli dei contadini di Katienne, Dofiné e Fondol non avrebbero accesso all’educazione. Riguardo al Centro Professionale “Gianna Mocellin”, si procede a piccoli passi. Stiamo sostituendo la mobilia (sedie, banchi, tavoli) e le macchine da cucire rovinate o totalmente distrutte dal ciclone Mattieu a ottobre 2016. A causa dell’abbondanza di pioggia nel paese, tutte le strade in terra battuta ora sono impraticabili. Per esempio, per recarsi a Katienne e a Dofiné, Jean e Martine hanno utilizzato il trasporto tradizionale. E’ esattamente quel che faceva Dadoue prima di poter procurarsi una camionetta. All’inizio, lei andava semplicemente a piedi, da Verrettes a Dofiné.

Ci scrivono ancora Jean e Martine:
Come Willot ti ha già informato, stiamo fabbricando dei banchi per le scuole, perché il numero dei bambini aumenta con la chiusura del programma di Psugo. A Dofiné abbiamo circa 150 alunni, a Katien 200, a Fondol 200; inoltre sogniamo di vedere come a Dofiné la cultura del crescione a Fondol, è già stato fatto lo studio del fiume che ha rivelato che il fiume di Fondol presenta le condizioni per poter sviluppare questa cultura. Ma dobbiamo risolvere il problema dell’allevamento libero. Quindi la FDDPA deve fare una campagna di motivazione e coscientizzazione sulla problematica dell’allevamento libero, un problema non si pone a Dofiné come invece a Fondol. Per quanto riguarda la situazione del nostro paese, il governo è al servizio dei più ricchi e non prende nessuna iniziativa per migliorare la situazione dei poveri; gli operai del subappalto organizzano delle manifestazioni per chiedere l’aumento del salario, ma il governo, che opera per i profitti dei padroni, non soddisfa le rivendicazioni dei salariati, anzi la borghesia e il governo distribuiscono del denaro nei quartieri popolari per distruggere le rivendicazioni delle masse. Tuttavia le organizzazioni continuano a scendere in strada e a lottare. Dunque la situazione politica ed economica è molto difficile nel paese, perché il governo continua ad aumentare le tasse e il carburante che è un prodotto trasversale e questo ha causato in un sol colpo l’aumento del prezzo dei prodotti di prima necessità. Il governo sta investendo in programmi bidoni nell’intenzione di fare propaganda, ma in realtà sono strategie per mostrare alla gente che sta facendo qualcosa. Dunque con la comunicazione delle date del vostro viaggio, ora potremo pianificare meglio e coordinare il vostro soggiorno tra noi. Ci dispiace che non ci sia un membro del gruppo di Chiarano con voi, sarebbe una buona occasione per questo gruppo per approfondire questa relazione con Haiti attraverso la FDDPA, ma forse un giorno questo desiderio si realizzerà.

Le condizioni socio-economiche sono peggiorate nel corso del 2017 a Haiti
P-au-P., 28 dic. 2017 [AlterPresse]
Le condizioni socio-economiche della popolazione haitiana si sono deteriorate durante il 2017. Questo degrado è principalmente dovuto alla svalutazione del gourd (moneta haitiana), all’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi e all’approvazione della contestata legge finanziaria 2017-2018, constatano parecchie organizzazioni sociali in interviste ad AlterPresse. Sono i trasferimenti di denaro dall’estero, che hanno aiutato la popolazione a «respirare», durante il 2017, afferma Rosny Desroches, direttore esecutivo dell’Iniziativa della società civile (Isc), osservando una situazione economica molto preoccupante e difficile per la popolazione. Le rimesse della diaspora haitiana rappresentavano il 31% del Prodotto interno lordo( Pil) di Haiti, con 2,4 miliardi di dollari USA di invio di fondi (US$ 1=65 gourde; 1 €=81 gourde; 1 peso dominicano=1.60 gourde oggi), indica l’Isc, facendo riferimento a statistiche rese pubbliche dalla Banca mondiale (Bm). L’Isc raccomanda la realizzazione degli stati generali della nazione, in vista di un’intesa nazionale, capace di far uscire il paese da questo pantano. Da parte sua, l’economista Eddy Labossière traccia un quadro molto buio della situazione economica del paese in rapporto agli indicatori macroeconomici. La crescita economica del paese, stimata a 1.1 % nel 2017, è stagnante, mentre gli investimenti salgono meno dell’1 %. Le esportazioni haitiane calano a meno del 5%, mentre le importazioni aumentano. Il tasso d’inflazione è quasi del 1 %. Il che vuol dire che le persone perdono il 15% del loro potere d’acquisto, prosegue Labossière, ricordando quanto il disavanzo di bilancio di Haiti sia di 3 miliardi di gourde. Il fatto che si cominci a fare una verifica sulle spese dello stato, è positivo, valuta l’economista Labossière, che propone di far entrare il paese in una transizione economica, che comprenderà 4 rami: una transizione fiscale, di bilancio, una transizione di politica monetaria e una del mercato finanziario haitiano. A partire del 15 maggio 2017, malgrado una tendenza al ribasso, da più mesi, del prezzo del petrolio sul mercato internazionale, il governo haitiano ha deciso di alzare il prezzo dei prodotti petrolieri sul mercato nazionale, facendo passare il gallone della benzina da 189 gourde a 224 gourde (ossia un aumento del 18,52%), il gallone del diesel da 149 gourde a 179 gourde (ossia un aumento del 20,13%) e il gallone del kerosene (molto utilizzato dalla maggior parte delle famiglie a Haiti) da 148 gourde a 173 gourde (ossia un aumento del 16,89%). D’altra parte i deputati e i senatori hanno approvato, rispettivamente il 9 agosto e il 6 settembre 2017, un budget (contestato) dell’esercizio fiscale 2017-2018, de 144 miliardi di gourde. Molti settori del paese hanno alzato la voce per dire no a questo budget che definiscono «criminale, contro il popolo». Le manifestazioni si sono moltiplicate in molte città, in particolare a Port-au-Prince. Il budget 2017-2018 non tiene conto dei problemi, che deve affrontare la popolazione haitiana, secondo Guy Numa, membro del coordinamento del Movimento democratico popolare (Modep). Il 2017 è stato difficile a causa della miseria e della disoccupazione, che divorano il paese. Il governo haitiano non ha fatto niente di concreto per migliorare le condizioni di vita della popolazione, critica il Modep. Il degrado della situazione economica, provocando la riduzione del potere d’acquisto, spinge una buona parte della popolazione haitiana a lasciare il paese per recarsi in Brasile e in Cile, sottolinea Antonal Mortimé, co-direttore del Collettivo Défenseurs plus. Le cittadine e i cittadini pagano le tasse senza beneficiare di servizi in cambio. E’ une repressione fiscale, denuncia il Collettivo Défenseurs Plus, invitando le cittadine e i cittadini a protestare. Il 2018 si annuncia molto buio sul piano economico per il paese secondo il Collettivo Défenseurs Plus. Il 2017 è estremamente deludente per le masse popolari haitiane, soprattutto a livello economico, ritiene Camille Chalmers, direttore esecutivo della Piattaforma haitiana per uno sviluppo alternativo (Papda). Il 2017 conferma la crisi di crescita dell’economia haitiana, con un tasso di crescita stimato tra l’1,2 e l’1,3% del Pil. Il che è nettamente insufficiente rispetto alla crescita demografica, osserva la Papda. Il 2017 è stato caratterizzato da una certa anemia
della vita economica, in particolare a livello degli investimenti. C’è stata una caduta significativa degli investimenti pubblici, dovuta al prosciugamento della manna PetroCaribe, aggiunge la Papda.

Notizie in breve [AlterPresse]
La corruzione e l’impunità sono state tra i principali handicap per il funzionamento della giustizia a Haiti nel 2017, osserva AlterPresse. «Abbiamo vissuto una crisi legata alla corruzione nel 2017, in particolare con il famoso rapporto dell’inchiesta della Commissione senatoriale sulla gestione dei fondi PetroCaribe», rileva l’economista Camille Chalmers, direttore esecutivo della Piattaforma haitiana per uno sviluppo alternativo (Papda). Questo rapporto non è stato sinora oggetto di discussioni approfondite al senato, critica la Papda. Le dichiarazioni del presidente della repubblica, Jovenel Moïse, e dei suoi consiglieri mostrano che c’è una volontà d’impedire che sia fatta luce sui processi di prevaricazione, deviazioni e cattiva utilizzazione dei fondi PetroCaribe. Questi atti di corruzione pesano già molto sul budget nazionale, deplora la Papda, sottolineando la grande ingiustizia di far pagare questo debito alla popolazione. Più di una quindicina di personalità – tra cui due ex primi ministri, Jean M x Bellerive (novembre 2009 – maggio 2011) e Laurent Salvador Lamothe (maggio 2012 – dicembre 2014) – ed ex ministri, ex direttori generali e responsabili di ditte di costruzioni, coinvolti in gare sospette, sono incastrate dal rapporto sulla gestione dei fondi Petrocaribe. Numerose manovre sarebbero in corso per impedire che sia fatta luce su alcuni affari, in particolare il saccheggio dei fondi PetroCaribe. E’ la società civile che deve prendere la leadership della lotta contro la corruzione a Haiti, «Se le persone sapessero che lo stato, in cui si trova l’ospedale generale oggi, è dovuto alla corruzione, sarebbero state più inclini a combatterla», pensa il coordinatore della Pohdh, Joseph Maxime Rony. «Chi sarà disposto a lottare contro la corruzione in un paese dove persone – come Joseph François Robert Marcelo, 65 anni, presidente della Commissione nazionale di aggiudicazione degli appalti pubblici – spariscono senza che si ritrovino i loro corpi». Persone muoiono assassinate, in condizioni dubbie nel paese, e i loro casi sono lasciati senza seguito. «Abbiamo eletto un presidente, sospettato di corruzione ed anche accusato in un affare di riciclo. E una delle sue prime azioni, una volta eletto, è stata far votare una legge sulla diffamazione, che non è «che una strategia per impedire la circolazione dell’informazione», condanna la Pohdh.
Il sistema giudiziario, spesso paralizzato da vari movimenti rivendicativi durante il 2017, resta sempre in cattivo stato. I giudici dicono di essere ancora in attesa che le loro rivendicazioni per un migliore funzionamento dell’apparato giudiziario siano prese in considerazione. I problemi giudiziari sono sempre gli stessi, la giustizia a Haiti è messa all’asta. Chi ha più mezzi economici e potere ha un migliore accesso alla giustizia. Il 2017 è stato molto movimentato per quanto concerne il sistema giudiziario. I cancellieri e i magistrati hanno scioperato per molti giorni paralizzando i tribunali nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2017. Reclamavano il pagamento di salari arretrati, assicurazione, un aggiustamento salariale e migliori condizioni di lavoro. Da parte sua, il giudice Durin Duret Junior, dell’Associazione nazionale dei magistrati haitiani (Anamah), fustiga l’atteggiamento del presidente Jovenel Moïse, che ha affermato durante la sua tournée europea, il 12 dicembre
2017, di essere stato costretto a nominare 50 giudici sospettati di corruzione. «Quando si è presidente, nessuno può forzarvi a fare qualcosa di anormale. Se c’è rischio di corruzione, il presidente ha l’obbligo di convocare il Cspj per
farlo partecipe della sua preoccupazione».

Aggiungiamo, come sempre, i numeri dei c.c. per i versamenti:
C.C. postale 15405350 intestato a “Associazione Rete Radiè Resch” c/o Beraldin Elvio, Via Spalato 9, Padova
Conto Corrente presso Banca popolare Etica, Coordinate IBAN: IT 54 N 050 1812 1010 000 1134 8281 intestato a:
Associazione Rete Radiè Resch gruppo Padova

Tony ha 32 anni; ha lasciato moglie e figli in Costa d’Avorio. Lamin e Sherifo hanno 18 anni: vengono entrambi dal Gambia e si sono conosciuti in Libia. Eric è nigeriano: proviene dalla zona dei giacimenti petroliferi, dove è in corso la guerra civile. Tutti sono arrivati, attraversando il Mediterraneo, la scorsa primavera. Sono i richiedenti protezione internazionale, ospiti del progetto di accoglienza diffusa che ha avuto inizio da qualche mese presso la parrocchia San Massimiliano Kolbe di Varese. La Rete locale ne è parte integrante. Da anni, la Caritas Ambrosiana ha creato la Cooperativa Sociale “Intrecci”, che si occupa di servizi alla persona. Dopo gli inviti di Papa Francesco alle parrocchie, perché diventassero parte attiva nell’accoglienza dei migranti, si è dedicata anche a questa missione. Ha in carico, affidate dalla Prefettura, molte decine di persone (in maggioranza giovani adulti) che ospita, prevalentemente, in strutture di medie dimensioni. Gestisce lo SPRAR di Varese. Da circa due anni, ha avviato anche progetti di ospitalità diffusa. Il meccanismo è semplice: “Intrecci” gestisce tutti gli aspetti burocratici, amministrativi e sanitari, eroga agli ospiti la quota del finanziamento statale destinata al loro mantenimento ed il cosiddetto “pocket money” e provvede ai corsi base di italiano. Il gruppo di volontari si occupa dell’accoglienza, dell’accompagnamento e dell’integrazione, oltre che del sostegno all’apprendimento della nostra lingua. Recentemente, sono partiti anche piccoli progetti per l’inserimento degli ospiti nelle attività del Centro di Aggregazione Giovanile presente in parrocchia. L’aspetto più qualificante del progetto consiste nel fatto di riunire una quindicina di persone, di provenienza, opinioni politiche e sensibilità molto diverse, che hanno trovato un’occasione di impegno comune nel sostegno di quattro richiedenti asilo. Ciò ha creato un solido legame tra loro ma, soprattutto, ha sviluppato una forte sensibilità al tema delle migrazioni in uomini e donne che, sino a pochi mesi fa, poco ne sapevano. In una parola, un piccolo miracolo. Purtroppo, però, un miracolo circondato dall’indifferenza. Se, fortunatamente, non si è registrato alcun tipo di protesta o contestazione, le iniziative di sensibilizzazione sinora assunte (almeno due volantinaggi, la partecipazione al mercatino parrocchiale, l’inserimento, come si diceva, nel Centro di Aggregazione Giovanile) non hanno suscitato interesse; salvo, forse, nei più sensibili, il malcelato sollievo di sapere che altri si occupino della questione. Anche nel gruppo, per altri versi coeso, non c’è comunanza di vedute sull’opportunità di dare al progetto una valenza politica o, almeno, culturale. Inizia, invece, a serpeggiare la preoccupazione per il “dopo”: nell’arco di circa un anno, infatti, la Commissione Territoriale per il Riconoscimento dello Status di Rifugiato, convocherà gli ospiti e si pronuncerà sulla loro posizione. Se tale status verrà riconosciuto, essi proseguiranno altrove il loro percorso: ciò comporterà un distacco, ma avremo tutti la consapevolezza di averli accompagnati per un tratto della loro strada. Se, invece, la domanda dovesse essere respinta, ed il rigetto confermato dal Tribunale, il loro permesso di soggiorno sarà revocato e perderanno ogni diritto, compreso quello di vivere nella casa. Si troveranno, quindi, di fronte all’alternativa tra lasciare l’Italia o diventare clandestini. Nel frattempo, però, si sarà creato un legame affettivo con noi volontari e forse, con altre persone. Saremo pronti ad abbandonarli a sé stessi? Soprattutto, a quali conseguenze andrà incontro chi deciderà di continuare ad aiutarli? Ciò introduce il tema del nostro Convegno nazionale ( “ La Solidarietà non è reato. Resistiamo umani ” – Trevi 13-14-15 aprile): può un gesto di solidarietà essere punito come reato? Certamente in Italia, a differenza di altri Paesi europei, non potrà mai esistere un “reato di solidarietà”. Lo garantisce l’articolo 2 della nostra Costituzione, che impone a noi cittadini “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. I tempi che stiamo attraversando ci parlano, però, del tentativo, sempre più insistente, di usare norme penali previste ad altri fini, per punire chi si è più esposto nell’aiuto ai migranti: così le iniziative giudiziarie contro varie associazioni impegnate nei salvataggi nel mediterraneo o quelle, più mirate, contro Padre Mussa Zerai, l’ “Angelo dei rifugiati”. Tornando al nostro caso, l’articolo 12 del Decreto Legislativo 25 luglio 1998 n° 286 (cosiddetta “Legge Bossi – Fini”) prevede che “chiunque, al fine di trarre un ingiusto profitto dalla condizione di illegalità dello straniero … favorisce la permanenza di questi nel territorio dello Stato, in violazione delle norme del presente testo unico, è punito con la reclusione fino a quattro anni e con la multa fino ad €. 15.493”. Il reato è stato pensato per punire chi approfitta della condizione del clandestino per offrirgli alloggio a prezzi o condizioni inique (in tal senso si è sempre inteso il richiamo al fine di ingiusto profitto). Così, finora, è stato sempre applicato. E’ pensabile che qualcuno lo tenti di usare per punire chi offre alloggio, aiuto ed assistenza ad un clandestino, per semplice solidarietà?