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Se voi avete il diritto di dividere il mondo
In italiani e stranieri
allora io reclamo il diritto di dividere
il mondo in diseredati e oppressi da un lato,
privilegiati e oppressori dall’altro.
Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.
Don Lorenzo Milani

Ciao, ci sono tanti modi di iniziare una lettera, con i saluti, con il richiedere come va la salute ecc. ma in questa nostra di Novembre è un caloroso, solidale e amichevole invito. … Non siamo una struttura organizzata e, quindi, non proponiamo mai per la serata un o.d.g. ma un invito caloroso sì. Haiti sta vivendo un drammatico e difficile momento, le tante notizie che le precedenti lettere vi hanno comunicato, hanno bisogno di approfondimenti e di attenzione. Motivo importante per sollecitare la presenza di tutti. Il prossimo anno si svolgerà il Convegno Nazionale (la località non stata ancora decisa), qui di seguito trovate alcune (molte) idee, alle quali, come gruppo dobbiamo integrare e suggerirne altre. Per il Convegno, proponiamo di invitare, i nostri amici haitiani. C’è quindi la necessità di capire, ed eventualmente organizzare, la loro presenza in mezzo a noi. Come vedete, anche senza il sindacalese-politichese-governativo o.d.g., i motivi per essere presenti sono tanti e importanti, quindi… non mancate e passate parola. Vi aspettiamo. Pensiamo di scambiarci anche gli auguri per le vicine festività con un brindisi e qualche cosa da mettere sotto i denti. In fondo alla circolare trovate anche un messaggio dal Cile.

Rete di Macerata – M. Cristina Angeletti

“Siate pastori con l’odore delle pecore” papa Francesco

Care amiche e cari amici, il Sinodo sull’Amazzonia si è concluso con la parola: conversione. Questa, infatti, può intendersi la parola chiave che riassume il clima del Sinodo aperto a tutti dai religiosi ai laici, dai vescovi ai missionari e missionarie, fino ai rappresentanti delle popolazioni autoctone dell’Amazzonia, terra violentata che grida aiuto e ascolto. Perché solo una vera conversione può farci capire come curare le ferite dei poveri, degli invisibili, dell’ambiente che stiamo distruggendo a causa dei nostri progetti che guardano solo all’oggi: dalla deforestazione all’uso indiscriminato delle risorse, dalla globalizzazione alla violazione dei diritti umani. Mi hanno colpito le parole del Papa che cito a memoria: “ Dobbiamo fare alleanza con questi popoli indigeni che difendono la loro terra, l’acqua, la foresta, la vita. Stanno chiedendo alleanza, invece sono criticati, offesi, perseguitati e minacciati di morte (solo in Brasile si parla di una media di quattro morti alla settimana). Sarebbe opportuno lasciare da parte il personale protagonismo che contraddistingue la nostra società e lasciarsi arricchire dalla loro semplicità, ingenuità, umiltà con le quali testimoniano la tragica situazione in cui vivono, situazione che ci riguarda tutti; non è umano guardare da un’altra parte”. Infine, per la cronaca, nella Chiesa di Santa Maria in Traspontina, a pochi passi da piazza San Pietro, erano state esposte con altri oggetti amazzonici, delle statuette indigene Pachamama, (la Madre Terra) raffiguranti donne indigene incinte, (esposte senza intenti idolatrici); esse hanno, peraltro, creato qualche problema ai cattolici-tradizionalisti fino al punto che le statuette sono state prelevate dalla chiesa e gettate nel Tevere riprendendo il gesto con un video, pubblicato su Youtube. Mi sembra che chi ha concepito questo gesto manchi di apertura e comunione verso altre culture anch’esse imbevute di cristianità; avrebbe forse, preferito che gli indios rimanessero in Amazzonia a ricevere i soldi che “generosamente” inviamo loro con l’intenzione di tacitarci la coscienza e non vedere situazioni che avrebbero potuto urtare la nostra “sensibilità”? Ricordo l’autotassazione libera, ma continuativa a sostegno dei progetti della Rete come nostra forma di giustizia restituiva .

Circolare nazionale di Novembre 2019 dalla Rete di Castelfranco Veneto

L’Africa in positivo

Guerre, povertà, migrazioni, siccità, terrorismo, parole chiave che abitano il senso comune quando pensiamo al continente africano, spesso intrappolati nel pregiudizio piuttosto che ancorati nella realtà. Secondo una ricerca condotta dalla DOXA, con riferimento alle previsioni future, alle aspettative e alle speranze dei cittadini, l’Africa è il continente più OTTIMISTA di tutto il mondo … e non potrebbe essere diversamente avendo la popolazione più giovane in assoluto. Nell’ultimo incontro della Rete di Castelfranco Veneto l’abbé Richard, referente del progetto e scrupoloso testimone, per la prima volta, dopo tanti anni, ci ha portato notizie positive dalla REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, segni concreti di speranza nel nuovo corso avviato dal nuovo Presidente Felix Tshiesekedi: liberazione dei prigionieri politici e rientro degli esiliati con chiusura delle carceri segrete; lotta alla corruzione, istruzione primaria gratuita, significativo aumento degli stipendi degli insegnanti, miglioramento delle strutture ospedaliere (in proposito, è stato assegnato un medico permanente al centro di sanità di Mwamwayi, sostenuto dalla Rete). Avviata pure la ricostruzione dell’esercito nazionale, con abolizione dell’esercito presidenziale e degli eserciti privati; ricerca di risoluzione dei conflitti minerari nel Nord Est, revisione delle concessioni estrattive predatorie alle multinazionali. In politica estera, promozione della pace con i paesi confinanti soprattutto Rwanda e Uganda. Il popolo appoggia e sostiene con speranza questo rinnovamento politico, pur con la presenza ingombrante dell’ex presidente Kabila che, tuttora, controlla il 70% dei parlamentari. In generale, sul versante ambientale, l’Africa è la prima vittima del cambiamento climatico, ma anche qui emergono segnali importanti. Nella lotta ai rifiuti in plastica, l’Africa si è mossa in anticipo rispetto al mondo industrializzato, adottando misure rigorose in 34 paesi; il RWANDA ha introdotto una legge per bandire i sacchetti di plastica fin dal 2008 e punta a diventare il primo paese plastic-free. In KENYA, un giovane studente, TOM OSBORN, preoccupato per l’uso della carbonella nelle necessità domestiche, con conseguente deforestazione, ha fondato una società, la Green Char per produrre combustibile ecologico a partire dagli scarti della canna da zucchero. Piccolo risultato che però si sta moltiplicando in altre esperienze simili. Il Nobel alternativo 2018 è stato assegnato ad un anziano contadino YA COUBA SAWA DOGO per la sua lotta alla desertificazione nel nord del BURKINA FASO. Recuperando tecniche agricole tradizionali ha rigenerato la fertilità del terreno, nel villaggio di Gourga, trasformando zone desertificate in foresta. “Questa terra mi ha dato la vita e volevo farla rinascere a tutti i costi”. Il movimento ambientalista in KENYA è riuscito a bloccare la costruzione di una centrale a carbone vicino a LAMU (insediamento swahili patrimonio dell’umanità). Energia geotermica e idroelettrica forniscono già i 2/3 della produzione del paese a cui si stanno affiancando le nuove tecnologie del sole e del vento. Rispetto ai numerosi conflitti armati, va segnalata la rivoluzione politica virtuosa in atto in ETIOPIA che ha portato alla Presidenza della Repubblica Shale-Work Zewde (in Africa attualmente unico capo di Stato donna) e al riconoscimento del premio Nobel per la pace 2019 al più giovane leader africano, il primo ministro Abyi Ahmed Ali, protagonista nella risoluzione dello storico conflitto con la vicina Eritrea. Anche se le violenze etnico-religiose non sono cessate e forte è l’opposizione all’agenda riformatrice di Abyi Ahmed. Così come nell’agosto di quest’anno, è stato siglato l’accordo di pace definitivo tra il presidente del MOZAMBICO Felipe Nyusi e il leader della RENAMO Ossufo Momade. L’Africa di oggi è ricca di una grande varietà di movimenti nati tra società civile, contadini, studenti, donne, sindacati. Dal MOZAMBICO una straordinaria storia di resistenza da parte di piccoli agricoltori per contrastare il progetto statale “Pro Savana”, basato sulla privatizzazione delle terre a favore di grandi aziende di esportazione della soia. Con un capillare lavoro di informazione nei villaggi e con l’ aiuto di organizzazioni locali e internazionali, la mobilitazione sociale in 19 distretti è riuscita a bloccare la cessione dei terreni. La scrittrice e analista keniana Nanjala Nyabola lo chiama “pan-africanismo dell’era digitale”. Il riferimento è alla circolazione sempre più diffusa, attraverso i social network, di idee e riflessioni tra i giovani di diversi paesi, coalizzati attorno a campagne comuni per la rivendicazione dei diritti sociali e politici, persone sparse in tutto il continente. “Negli ultimi anni – ha spiegato l’analista – giovani attivisti in Togo, Zimbabwe, Repubblica Democratica del Congo, Camerun, Tanzania e Uganda hanno manifestato sui social media. Un movimento nato in rete che si è concretizzato in iniziative pubbliche attraverso proteste e petizioni a sostegno di tante piccole grandi cause più o meno locali che attraversano l’Africa ed a sostegno della causa pan africana”. Ed intanto nel vecchio Occidente, c’è chi pretende di liquidare la questione Africa e immigrati con la chiusura dei porti e con lo slogan ipocrita AIUTIAMOLI A CASA LORO. Per mettere in chiaro il bilancio economico tra i due continenti (chi deve dare e chi deve avere) torna utile lo studio condotto da Maurizio Marchi ed altri esperti «QUANTO L’EUROPA DEVE RESTITUIRE ALL’AFRICA» (ed. Gedi), così presentato nel Blog di Daniele Barbieri: Gli autori e le autrici, dopo aver tracciato un quadro aggiornato e particolareggiato, da un punto di vista economico, storico e culturale dell’Africa nel colonialismo, nel neo-colonialismo e nei rapporti attuali con l’Europa, abbozzano una sorta di «Processo di Norimberga» dei misfatti europei nei secoli, arrivando a “tirare le somme” di quanto l’Europa deve restituire al continente nero. Una cifra enorme, ma realistica, fondata e perfino prudente, quantificata in oltre 70.000 miliardi di euro: se gli africani ottenessero questo risarcimento (è questa la parola chiave del libro) avrebbero diritto almeno a 70.000 euro ognuno, uomo, donna, bambino, vecchio. La vita cambierebbe per tutti, per gli africani ma anche per gli europei e per un mondo che ha fatto finora dell’ingiustizia e della sopraffazione la sua linea guida. La tratta degli schiavi, la colonizzazione storica, lo scambio ineguale di merci a prezzi fissati dagli europei, i genocidi di interi popoli inermi o resistenti, fino all’emigrazione forzata, un vero espianto degli organismi migliori (più giovani e forti) dal tessuto sociale africano: sono questi i principali crimini che vanno risarciti all’Africa, un continente ricchissimo di risorse umane e naturali che è stato ridotto nell’estrema povertà dall’aggressione europea e dal neoliberismo, recentemente dall’indebitamento e dalla militarizzazione.

“La storia si ripete
se non nella mente
di chi non la conosce”
Gibbran

Ciao a tutte/i, quando si facevano le vere lotte si diceva “sarà un autunno caldo”. Oggi, le stagioni sembrano scomparse e, non ci sono nemmeno gli autunni dei sindacati però, ci sono le manifestazioni dei ragazzi che invitano a cambiare. Sarà un autunno dai caldi colori oppure, sarà un autunno delle colorate frasi dei cartelli? Lasciamo l’interrogativo per dirvi che Haiti è sempre presente nelle nostre lettere. Anche in questa circolare troverete tante notizie, alcune delle quali ci anticipano la visita dei nostri amici durante il Convegno Nazionale dell’anno prossimo. Località, titolo e data del Convegno saranno proposte al coordinamento di fine novembre. Preavvisiamo tutti che, per programmare la venuta di Jean e Martine e per analizzare l’attuale drammatica situazione in Haiti, siete invitati a dare suggerimenti per il Convegno del 2020. Pensiamo di ritrovarci come Rete di Padova & c. all’inizio del mese di novembre. Data, orario e luogo, nella prossima circolare. Vi aspettiamo tutti, non solo per salutarci, ma anche per scambiarci gli auguri delle vicine festività. Ciao a tutte e a tutti. La situazione ad Haiti è drammatica. Le ultime preoccupanti notizie ci sono giunte dai nostri amici con cui abbiamo avuto in queste ore un fitto interscambio

Buon giorno Tita, purtroppo il nostro paese attraversa una situazione molto difficile. Da quattro settimane non funziona niente nel paese. La popolazione è nelle strade, nella capitale come nelle città di provincia. Tutte le strade sono bloccate, non possiamo nemmeno raggiungere Fondol (villaggio dove opera FDDPA più vicino), tutti gli uffici sono chiusi, anche le banche sono chiuse e se aprono le porte, è solo per qualche ora per evitare atti di vandalismo. Noi siamo rimasti bloccati in casa senza poter uscire, persino andare a Cabaret in auto è impossibile ora, perché la crisi del carburante si aggiunge alla crisi politica e sociale. E’ difficile la situazione del paese, ma tuttavia questo è un momento molto importante per noi per la nostra storia di popolo. Infatti siamo in un momento in cui il popolo si alza in piedi come un sol uomo per dire no a un sistema che ci opprime da oltre 200 anni. Noi chiediamo il sostegno di tutti gli amici di Haiti per denunciare la violenta usata dal potere contro un popolo che chiede solo il cambiamento da un sistema corrotto e antiquato. Grazie ancora Tita, per la solidarietà che tu e la grande famiglia della Rete ci manifestate sempre. Grazie ancora, ciao, ci auguriamo che il sole brillerà ancora sulla nostra isola. Un’altra Haiti è possibile. Grazie, Jean da Haiti.

Corrispondenza agostana
Salve Tita, sono molto contento di poter rispondere alla tua lettera e scusami per il ritardo con cui lo faccio. Noi stiamo bene, e anche i giovani della casa stanno bene. Anch’io sto bene, ma un po’ dimagrito a causa della dieta che seguo per controllare il diabete. Seguo con molta attenzione quel che accade in Italia e sono un po’ preoccupato, perché ho la sensazione che l’alleanza tra M5S e PD non sia qualcosa di solido e non durerà a lungo, e questo aiuterebbe Salvini che ne approfitterebbe per realizzare il suo piano fascista. Occorre qualcosa di più profondo per pensare a un futuro migliore per l’Italia e soprattutto per i migranti. Spero che il bene avrà la meglio sul male nel paese dei nostri amici. Dunque, come sai, qui la situazione politica e sociale continua a deteriorarsi. Il governo di estrema destra continua a lavorare a danno delle masse e a prendere provvedimenti a favore delle classi dominanti. La situazione economica è precaria, i prezzi dei prodotti di prima necessità sono triplicati, e gettano le famiglie nella disperazione più totale. Purtroppo la comunità internazionale è formata da governi a tendenza prevalente di destra, e di conseguenza mantiene un comportamento sprezzante verso i popoli oppressi della nostra società. A livello sociale non c’è praticamente nessun programma di accompagnamento da parte del governo, le condizioni sanitarie sono peggiori di prima. E noi ci siamo abituati, e queste cattive condizioni materiali di vita sono diventate la nostra quotidianità, per questo siamo obbligati a prendere delle iniziative per trovare un minimo di cure per i contadini. In questo contesto, la FDDPA, in collaborazione con un gruppo di giovani medici, che lavorano in solidarietà, organizzano un ambulatorio a Fondol e a Malingue, per offrire alcune cure mediche ai contadini (ti invio anche delle foto). Per il viaggio, ancora una volta, esprimiamo la nostra gioia e – quel che è più importante per noi, siamo riusciti a sistemare tutto quel che riguarda i nostri passaporti. Siamo consapevoli di quanto impegno vi richieda organizzare un viaggio quando il clima politico non offre molte possibilità. Ma noi attendiamo il momento con pazienza e speriamo che tutto andrà bene. Per quanto riguarda le scuole, è stata fissata la riapertura delle lezioni per
ili 9 settembre, ma la crisi del carburante può turbare questo rientro nelle città. E questo piò condizionare anche le scuole della FDDPA, benché siano situate sulla montagna. Tuttavia stiamo preparandoci a aprire le porte. E gli insegnanti ora si preparano a partecipare ai seminari di formazione. Riguardo a Padre Frantz, lui sta bene, Martine ed io siamo stati con lui durante una cerimonia di consegna di diplomi di una scuola professionale di Saint Marc, l’abbiamo trovato in buona salute e molto contento della solidarietà degli amici di Padova. In conclusione, ancora una volta, sono molto contento di poter parlarti. Un grande ciao a tutti. Jean Bonnélus che vi saluta da Haiti.

Corrispondenza con MariaPaola Rottino di Popoli in Arte che continua a collaborare nel programma di prevenzione salute. In agosto ha visitato Haiti e si è recata dagli amici di Fddpa
Ciao, cari Fabiano e Marianita, vi scrivo in copia al Direttivo di Popoli in Arte, così vi aggiorno in un colpo solo. Ieri e l’altro ieri sono stata con Jean e Martine a Cabaret e Fondol. Prima di tutto, la loro situazione come di tutti per quello che sto capendo. L’aumento del dollaro sembra non avere limiti e si è arrivati a 93 gourde per un dollaro americano. Ovviamente, questo sposta sempre ogni preventivo. Ho chiesto loro come sta andando la riforma del tetto di una delle scuole che sapevo da Jean che era una cosa in corso da parte vostra. Martine mi ha detto che sono riusciti solo ad arrivare a metà perché, quando avevano fatto il calcolo per es. un sacco di cemento costava 105 gourde e ora costa 130 gourde. Inoltre per dare un’idea assurda della situazione, la piccola Anne Martine comincia la prima elementare e appunto assurdamente in teoria i genitori dovrebbero comprare 10 libri. Martine mi ha detto che ne ha comprato 1 e solo uno 1 è costato quasi 5 dollari americani. Insomma questi esempi per dirvi che è tutto fuori controllo rispetto ai prezzi. Due autisti di FDDPA sono immigrati in Cile e anche alcune maestre per cui per una classe Martine deve ricominciare daccapo a formare delle persone: il modo in cui me l’hanno detto è stato piuttosto sconfortante perché non hanno idea se possono contare sulle persone. Inoltre ancora a Fondol un tipo della zona che voleva o vuole fare carriera politica locale ha fatto una cosa molto strana iscrivendo la scuola di Fondol insieme ad una scuola secondaria del tipo che si trova sulla costa a un certo fondo con il nome della sua scuola come se la sua scuola fosse più grande e loro l’hanno scoperto quando sono andati in comune ad iscrivere la scuola a questo fondo e gli hanno detto che loro erano già iscritti. Per concludere questo tipo gli ha portato via degli altri insegnanti formati dando loro qualcosa di più di stipendio. Insomma credo che Jean e Martine stiano vivendo molte amarezze. Veniamo poi a noi. Rispetto alla produzione del cloro, la cosa va avanti in questo modo. Rispetto all’igiene in generale, hanno organizzato comitati in tutte le comunità collegate a FDDPA che si rapportano a Jumel, Martine e altri collaboratori. Questi comitati sono fatti da adulti e relazionano su malattie etc. Rispetto al cloro, hanno capito che era
difficile partire dagli adulti e hanno inserito la formazione sul cloro una volta al mese nelle scuole. La cosa ha attecchito e stanno facendo il cloro circa due volte l’anno una grande quantità. Nessuna comunità ha l’autonomia a causa della mancanza del materiale, ma dicono che usano l’acqua così trattata e va bene. Ora necessità immediate sono: graffite lunga (quello che aveva procurato Fabiano), un apparecchio per testare la qualità dell’acqua ma soprattutto carbone lungo perché lo hanno quasi finito. Jumel mi ha detto espressamente che sta rallentando la produzione di cloro perché non vuole che troppe comunità lo chiedano perché poi, mancando la graffite, non possono rispondere alle richieste. Per l’avvenire, dicono che soprattutto i ragazzi sono tutti capaci e possono farlo. Rispetto alle latrine, contrariamente a quanto io avevo capito al momento sono state fatte 4 latrine e 2 sono in corso di costruzione. Le quattro latrine sono funzionanti da un po’ di mesi e pare che ci siano visite di vicini a vede e come funzionano, addirittura una famiglia ha chiesto l’affitto della latrina per una festa di matrimonio. Apparentemente tutto bene. Da una parte sì e dall’altro no. Il sì è che hanno abbattuto i costi al massimo in questo modo: tutta la manodopera è stata volontaria, per i muri in montagna hanno estratto la pietra dalla montagna stessa e hanno dovuto comprare solo il cemento, di cui una parte di cemento se lo sono fatti dare in comune di Archaie dove sono andati a spiegare il progetto. Dall’altra non va bene perché hanno fatto latrine classiche, un buco scavato nel suolo/ roccia, e adesso quando si riempirà voglio vedere cosa fanno. Jumel mi ha detto che è già uno sforzo enorme fare un buco e come si fa a chiedere alla gente lo sforzo per fare altri buchi. Il punto è che sul modello ideale delle latrine secche di compostaggio siamo incerti anche noi. Spero tornando in Italia di poter visitare quanto prima le latrine secche di Granara di cui mi aveva parlato Fabiano. Rispetto ai buchi in base al terreno sono scesi da 5 a 8 metri. In Artibonite invece è impossibile fare latrine interrate perché hanno detto che a pochissimi piedi di profondità si trova l’acqua essendo zona irrigua e quindi lì capiscono che già di base occorre un altro modello. Ecco come vedete, si sono mosse molte cose e davvero con tanto impegno e tanta buona volontà, sostanzialmente solo pagando Jumel, Benis e qualche altro agente di salute base. Credo che dovrebbero essere sostenuti un pochino di più sia economicamente (lo dico per primo per Popoli in Arte) e sia per monitorare che appunto le latrine fanno la differenza per la salute e la qualità della vita. Ultima cosa, Martine ha finito il suo corso per tecnico di laboratorio per le analisi del sangue e urine e farà ancora 3 mesi di stage in un ospedale pubblico che mi hanno fatto vedere e che non aveva un brutto aspetto (era piuttosto nuovo) sulla strada principale prima di arrivare a Port-au-Prince da Cabaret. Ciao MPaola

Aggiungiamo, come sempre, i numeri dei c.c. per i versamenti:
C.C. postale 15405350 intestato a “Associazione Rete Radiè Resch” c/o Beraldin Elvio, Via Spalato 9, Padova
Conto Corrente presso Banca popolare Etica, Coordinate IBAN: IT 54 N 050 1812 1010 000 1134 8281
intestato a: Associazione Rete Radiè Resch gruppo Padova

Circolare nazionale Ottobre 2019 – A cura della Rete di Roma

Carissime e carissimi, il riscaldamento globale o questione ambientale, espressioni che racchiudono tutti i problemi della natura provocati dall’uomo col suo comportamento e che rischiano di condurre il pianeta al disastro con un’accelerazione sempre più rapida, destano profonde preoccupazioni e perfino i negazionisti ne trattano variamente. Inutile quindi esporne le cause e le terribili conseguenze, ormai ben note a tutti. Ne parlo perché la Rete, associazione di solidarietà e perciò umanitaria non può tenersene fuori, essendo evidente che i primi a esserne danneggiati sono i popoli poveri delle regioni più colpite, ai quali rivolgiamo abitualmente la nostra attenzione solidale. Causa infatti delle migrazioni di massa massicce e disperate – oltre le guerre, guerriglie, terrorismo – sono appunto i disastri naturali in pauroso aumento. Sorprende anzi che la Rete, almeno a livello nazionale, non si sia mossa per tempo, non foss’altro che per discutere del problema. L’ultimo numero della nostra rivista reca in merito un interessante articolo di U. Mazzantini ma che giunge però con qualche ritardo. Prima notazione da fare è l’indifferenza con la quale in Italia, popolazione e media, hanno guardato al riscaldamento globale. Seconda osservazione: mentre circa 150 Paesi hanno indetto grandi manifestazioni sul tema, da noi le dimostrazioni sono state poche e in piccoli centri, anche se la partecipazione, soprattutto giovanile, è stata convinta e vivace. Per esempio a Bra, nel cuneese, un giovane ha esposto un cartello con su scritto: “Nel 2050 voi sarete morti di vecchiaia – noi lo saremo per le vostre scelte”. Ecco, i giovani. E’ stranoto che loro si interessano numerosi all’inquinamento e alle colpe dei potenti, che tutto è cominciato con la sedicenne svedese Greta Thunberg e poi con la più giovane deputata degli Stati Uniti Alexandria Ocasio-Cortez (leggete il loro dialogo su Internazionale n.1324). In questi giorni e in queste ore per fortuna la mobilitazione sta crescendo e Greta il 23 settembre ha parlato all’ONU, finendo col dire che i giovani “terranno gli occhi addosso” ai responsabili dei cambiamenti climatici. Intanto però gli eurogruppi fanno poco o nulla e il nostro Paese non brilla in attivismo; tanto che bisogna salutare con piacere la decisione del ministro dell’Istruzione di consentire agli studenti di partecipare alle manifestazioni di venerdì 27 settembre (con la contrarietà di diversi presidi). Vogliamo parlare di speranza? La più decisa è Alexandria Ocasio-Cortez, che nella citata conversazione così si esprime a un certo punto: “Da quel momento ho capito che la speranza non è una cosa che hai: devi crearla con le tue azioni. La speranza è qualcosa che devi mostrare al mondo, e può essere contagiosa. Altre persone cominciano ad agire e la speranza cresce”. Ipotetica, più che fiduciosa, invece Greta (cito da pag. 58 del libretto di Luigi Ciotti Lettera a un razzista del terzo millennio): lei ha ricordato ai potenti del mondo che “se le soluzioni all’interno del sistema sono così impossibili da trovare, forse dovremmo cambiare il sistema”. Non si può trascurare quanto afferma papa Francesco nell’enciclica Laudato si’: “L’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti. Chi ne possiede una parte è solo per amministrarla a beneficio di tutti. Se non lo facciamo, ci carichiamo sulla coscienza il peso di negare l’esistenza degli altri”. In chiusura citiamo le sagge, ammonitrici parole del notissimo esperto Luca Mercalli (il Fatto Quotidiano del 9 agosto): “Con una destra negazionista che ignora i problemi climatici e ambientali, una sinistra che si fa paladina di Greta Thunberg e poi dà man forte a costruire l’inutile supertunnel Susa-Saint-Jean-de Maurienne che emetterà almeno dieci milioni di tonnellate di Co2 contribuendo ad accelerare la catastrofe climatica, e in mezzo un micropartito verde che non approfitta di questo incredibile momento storico per riqualificarsi e conquistare i milioni di italiani che forse lo sosterrebbero se fosse presentabile. Si salvini chi può”. Aiutiamo i giovani e speriamo con loro.
Un sentito abbraccio
Mauro Gentilini

Maria Cristina Angeletti

Care amiche e cari amici, L’estate appena terminata ha segnato un notevole abbassamento della cultura e, oserei dire, e della civiltà del nostro paese a causa di decreti legislativi che hanno trasformato diritti in reati, di atteggiamenti e discorsi pubblici sempre più disumani, di frasi nei media intrise di odio e razzismo. Fra luglio e agosto il “Decreto Sicurezza bis”, presentato dalla Lega, è stato approvato prima dalla Camera ( il 24 luglio)e poi dal Senato ( il 5 agosto) dimostrandosi un provvedimento figlio dell’odio continuamente fomentato con slogan violenti, rancorosi, razzisti, misogini trasmessi attraverso tutti i media e social utilizzabili: da Facebook a Tweet, dalla TV a WhatsApp, per non parlare delle trasmissioni televisive compiacenti. Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad azioni inumane nei confronti di persone, fra cui bambini, lasciate per giorni o settimane in mare con il divieto di sbarco e il mondo ha potuto vedere che in Italia si sbarca solo in barella in condizioni di salute estremamente gravi. Il decreto sicurezza bis è composto da 18 articoli ed è suddiviso in due parti: la prima riguarda i migranti, il salvataggio in mare e il soccorso nel Mediterraneo, soprattutto da parte delle navi delle Ong. La seconda si concentra sull’ordine pubblico e le manifestazioni sportive. In particolare, la prima parte dell’articolato riguarda i poteri del Viminale e le sanzioni previste per le Ong, con multe che vanno da 250mila euro a un milione per il mancato rispetto delle direttive del ministero dell’Interno ovvero “se il comandante della nave violi il divieto di ingresso, transito e sosta in acque territoriali italiane”. Come sanzione aggiuntiva è previsto il sequestro della nave. Per quanto riguarda il Comandante della nave che compie il “ delitto di resistenza” si può arrivare all’arresto in flagranza. La principale novità del provvedimento riguarda anche le multe – da 10mila a 50mila euro – per le navi che sbarcano in Italia dopo aver soccorso migranti in mare. Una stretta rivolta soprattutto alle Ong, quindi, riportata nella bozza del decreto approdato in Consiglio dei ministri. Nel testo ci sono state alcune modifiche e sono state escluse dalle sanzioni le navi “militari o in servizio governativo non commerciale”. Le sanzioni saranno rivolte a comandante, armatore o proprietario della nave che sbarca in territorio italiano. Il comandante dell’imbarcazione, secondo quanto recita il decreto, “è tenuto ad operare nel rispetto della normativa internazionale e delle istruzioni operative emanate dalle autorità responsabili dell’area in cui ha luogo l’operazione di soccorso”. Nel testo ci sono state alcune modifiche e sono state escluse dalle sanzioni le navi “militari o in servizio governativo non commerciale”. Altra novità riguarda i poteri del ministro dell’Interno, che può “limitare o vietare il transito o la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica”. Il titolare del Viminale dovrà informare “il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il ministero della Difesa”. Le novità introdotte alla Camera: dopo un lungo braccio di ferro è stata trovata la quadra tra Movimento 5 Stelle e Lega per gli emendamenti al testo approvati poi alla Camera. Tra le novità più importanti inserite c’è il sequestro delle navi delle Ong con tanto di arresto del comandante dell’imbarcazione ( “nel caso in cui non abbiano rispettato il divieto di transito, ingresso e sosta nelle acque territoriali”) che spetta firmare al ministro dell’Interno. Un’altra modifica prevede l’arresto del comandante delle navi che abbiano compiuto un atto di resistenza contro una nave da guerra, ricalcando quanto avvenuto nel caso della Sea Watch. Il sequestro delle navi delle Ong, (grazie alle modifiche apportate a Montecitorio), è possibile sin dalla prima violazione (e non solo in caso di reiterazione come inizialmente previsto). La nave sequestrata può essere impiegata dalla polizia o dalla protezione civile. Ho letto ancora che sono stati stanziati fondi a favore dei paesi che collaboreranno a contrastare l’immigrazione clandestina anche se trattasi di paesi con regimi che sono le cause principali della fuga nel Mediterraneo. Al “ noi contro loro” (italiani contro stranieri) ormai si è aggiunto “ e anche contro voi che state con loro”. Il “voi” riguarda gli uomini e le donne della società civile italiana ed europea che svolgono un’azione prevista dal diritto internazionale: soccorrere.

Ricordo l’autotassazione libera, ma continuativa a sostegno dei progetti della Rete come nostra forma di giustizia restituiva . IL CONTO CORRENTE della Rete di Macerata è il seguente:

RETE RADIE’ RESCH conto corrente ordinario numero 0000006069
IBAN (IT86D0311113474000000006069 )
Ci possiamo rivolgere presso una qualsiasi delle seguenti filiali della banca UBI di Macerata:
UBI viale Don Bosco, UBI Corso Cavour e UBI Collevario

Verona, 14 ottobre 2019

Care e cari, riprendiamo il nostro contatto periodico dopo una lunga pausa. Non siamo restati inoperosi, ma gli impegni personali e le vicende familiari hanno dilatato i tempi dei nostri incontri. Mettiamo qui la comunicazione della morte della mia mamma, Nini Bonazzi Picotti, deceduta in questi giorni. Era stata da sempre amica e sostenitrice della Rete RR, prima con suo marito Marco e poi anche da sola, partecipando per molti anni con noi ai nostri incontri e ai nostri convegni. Aveva la sensibilità di una militante “a tempo pieno”, sempre attenta alla controinformazione, sempre pronta a raccogliere firme per le varie campagne di sensibilizzazione sui temi della dignità umana, della pace e della solidarietà. E’stato bello salutarla, in una confusione di abbracci che sicuramente le sarebbe piaciuta. A livello nazionale, forse oggi ha meno risonanza sui media quell’odio che era stato proclamato ed enfatizzato da Salvini. E’ certamente difficile essere vicini alla vita reale delle persone e, contemporaneamente, stimolare la ricerca del bene comune. Ma questo dovrebbe proprio essere il compito della politica istituzionale, dove invece spesso c’è solo un balbettio confuso e contraddittorio, di cui non c’è molto da rallegrarsi. Del resto, l’Italia da molti anni non ha più una sua politica estera, intesa come ricerca di rapporti corretti e rispettosi nei confronti degli altri stati, e siamo andati spesso alla deriva seguendo impostazioni economiche e militari che non erano certo decise democraticamente. Questi sono giorni drammatici in cui la Turchia riaccende focolai di guerra, di cui le prime vittime sono i curdi, da sempre costretti a fare da ammortizzatori alle prepotenze espansionistiche di altri stati. Possiamo vedere, in diretta televisiva, la tragedia e la disperazione della popolazione civile in fuga sotto le bombe. Ma dobbiamo sapere che, per ammissione dello stesso governo italiano, stiamo vantaggiosamente trafficando armamenti con la Turchia: nel 2018 abbiamo fatto affari per 360 milioni di euro. L’embargo o la rottura dei contratti di fornitura militare saranno per l’Italia un danno economico importante. E’ giusto che sia questo l’unico criterio di scelta? Come ci salveremo dal diventare sempre più bestie? Si smorzano anche un po’ di riflettori sui migranti, indicati come causa dei mali italiani e proposti come facili capri espiatori. Ma proprio in questi giorni l’ennesimo naufragio al largo di Lampedusa è un po’ più evidenziato, perché le vittime sono una trentina di persone, quasi tutte donne e bambini. Il buon senso ci dice che nessuna barriera potrà fermare la fuga dei poveri dalla morte e dalla disperazione esistenziale. Ma ci ostiniamo a difendere il territorio dove viviamo con muri reali, con complicati inghippi burocratici, con discriminazioni economiche e abitative. Da un lato, chi conosce anche un solo straniero presente a Verona, può vedere bene il carico di norme burocratiche che, per anni, devono essere soddisfatte prima di poter avere una minima tranquillità. D’altra parte, sappiamo che la nostra economia (per esempio quella agricola) si basa spesso sullo sfruttamento di braccianti stranieri. Nei centri di accoglienza veronesi sono stati ospitati anche maschi che sono fuggiti da uno stato di vera schiavitù, qui, in provincia di Verona, perché vivevano segregati nell’azienda agricola dove lavoravano per pochi euro, senza orari e senza più i documenti che gli erano stati sequestrati. Soprattutto per chi è credente può consolare, invece, vedere che papa Francesco si sta muovendo controcorrente, con una sua serena lucidità sui tempi lunghi e sulle critiche che deve e dovrà affrontare.
La nomina a cardinale di monsignor Ramazzini, per esempio, per noi che conosciamo il Guatemala, è un segno forte in direzione di quella chiesa che sceglie con chiarezza di stare dalla parte dei poveri e degli sfruttati. E ci pare che in queste settimane si possa ricevere speranza anche dai movimenti spontanei dei giovani in difesa dell’ambiente. Non ci interessa fare un’icona di Greta Thunberg e non pensiamo che tutto si risolva stando in piazza una mattina per fare un corteo. Ma forse sono proprio i giovani, con i loro modi e i loro tempi, gli unici che davvero sono disposti a cambiare. La nostra associazione ha ormai evidenti limiti anagrafici e sappiamo che non saremo eterni, ma tanto più ci piace restare curiosi della vita, farci prendere e sorprendere dai cambiamenti positivi e inaspettati che possono venire da chiunque. E queste… tracce di vita nuova possiamo raccontarcele anche tra noi. Vi invitiamo quindi al nostro prossimo incontro di Rete RR lunedì 21 ottobre in Marsala 12/A (campanello Pettenella – Picotti)
All’ordine del giorno:
– la vita della Rete e il prossimo convegno nazionale, probabilmente nell’aprile 2020;
– il rientro di Olivia dal Ghana, con concrete novità sul progetto che stiamo seguendo;
– un contatto che si è creato con l’addetto culturale dell’Ambasciata Palestinese a Roma, che ci chiede disponibilità per incontri, dibattiti e mostre;
– la partenza (finalmente) del progetto di ristrutturazione dell’appartamento concesso dall’ATER, per accogliere qualcuno che non riesca autonomamente a trovare alloggio;
– le ultime notizie sul nuovo cardinale Ramazzini, vescovo di Huehuetenango in Guatemala, amico di don Luigi Adami e di alcuni di noi.
Arrivederci alla prossima settimana.
Maria P.

 

SABATO 21 SETTEMBRE – POMERIGGIO

 

 

Partecipanti al coordinamento:

 

SEGRETERIA: Fulvio Gardumi, Maria Angela Abbadessa, Maria Cristina Angeletti.

 

BRESCIA: Piergiorgio Todeschini, Gabriella Giometti; CASALE MONFERRATO: Beppe Ghilardi, Roberto Viale; CASTELFRANCO VENETO: Marta Bergamin, Fabio Corletto, Ermanno De Biasio; GENOVA: Sergio Ferrera; MACERATA: Anna Biagini, Daniela Tasso, Roberta Bianchi, Renato Lapponi, Gabriella Pierini; MOGLIANO VENETO: Beniamino Favaro; PADOVA: Francesco Fassanelli, Maria Anita De Ambrogi, Elvio Beraldin; PESCARA: Silvestro Profico; PISA-VIAREGGIO: Angela Vannucchi e Claudio Sodini; QUARRATA: Antonio Vermigli, Mariateresa Bertoldi; ROMA: Angelo Ciprari; TORINO: Monica Armetta, Marco Zamberlan; VARESE: Marco Lacchin; VERONA: Maria Picotti, Gianni Pettenella.

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Ore 15.15 : Inizio lavori.

Maria Cristina Angeletti: saluta i partecipanti al Coordinamento di Macerata. Riferisce che Gabriella Benti-voglio è caduta e si è infortunata, per cui probabilmente non potrà essere presente. Comunque saluta tutti.

 

Partecipano al coordinamento Alba Rocchi, sorella di Luigi Rocchi, con il marito Orlando. La tomba di Luigi Rocchi, ora Venerabile in attesa di diventare Beato, si trova nella vicina Tolentino nella chiesa di San Ca-tervo che è stata danneggiata dal terremoto e non è visitabile.

 

Angela Vannucchi: riferisce della morte di Lida, della Rete di Pisa-Lucca-Viareggio, moglie di Mario Facchini.

 

Maria Angela Abbadessa: ricorda le decisioni prese durante il Coordinamento e l’Assemblea di Sezano. La Rete di Salerno, a seguito del viaggio a Gaza della scorsa estate, ci ha mandato un primo report sullo stato del progetto Case Verdi e riferirà al coordinamento di Pistoia del 23 – 24 novembre prossimi (Villa Rospi-gliosi). Segnala che, come deciso allo scorso coordinamento, occorre metterci in regola per la normativa sulla privacy, intervenendo anche sulle mailing list della Rete.

 

I libri soci aggiornati vengono consegnati a Marco Lacchin, perché vengano custoditi nella sede legale della RRR. Vi è la difficoltà di ricostruire i verbali di assemblea precedenti il 2019, perché inglobati all’interno dei verbali del primo coordinamento dell’anno.

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  1. Privacy

 

Fulvio Gardumi: la privacy era all’ordine del giorno di oggi, ma Gigi Bolognini, che ha approfondito la mate-ria, non è presente ed ha anticipato che riferirà a novembre. Segnala che la diffusione a tutti della registra-zione audio del coordinamento può essere un problema, sia perché l’indirizzario mail è molto ampio e non è chiaro a chi possa arrivare quanto detto durante i coordinamenti, sia perché è già capitato che qualcuno, essendo assente, abbia sentito pronunciare frasi che lo riguardavano, dette magari in modo spontaneo come si fa quando si è tra amici, e si sia risentito. Altra cosa è il verbale, in cui sono sintetizzati i concetti e dove le espressioni vengono rese in una forma più meditata. Propone quindi di non diffondere la registrazione a tutti, ma solo il verbale ufficiale. La registrazione potrebbe circolare tra i presenti ed eventualmente nella mailing list dei referenti.

 

Marco Zamberlan: durante i coordinamenti, tutti sanno di essere registrati. Se qualcuno non lo vuole, si ferma la registrazione. Concorda sulla questione della privacy, perché la mailing list generale non è mai stata rivista e raggiunge moltissime persone. Potremmo mettere le registrazioni nella parte riservata dal sito. Sarebbe anche opportuno chiedere a tutte le Reti di fornire l’elenco aggiornato degli indirizzi e-mail attivi, per “scremare” la mailing list.

 

Sergio Ferrera: nella gestione della mailing list e nella trasmissione di verbale e registrazioni, sarebbe suffi-ciente usare il buon senso. Altrimenti rischiamo di stare ore a discutere su queste cose.

 

Monica Armetta: sarebbe semplice risolvere il problema, incaricando qualcuno di occuparsi della cosa. La registrazione potrebbe essere messa nella parte del sito protetta dalla password. All’inizio di ogni inter-vento, chi non desidera essere registrato, potrebbe semplicemente dirlo.

 

Francesco Fassanelli: chiede se sia possibile vedere quante persone ascoltano la registrazione.

 

Fulvio Gardumi: non è possibile perché viene inviata via e-mail.

 

Angelo Ciprari: non sarà a Roma a gennaio, per cui non sarà possibile organizzare in quella data il coordina-mento a Roma.

 

Si decide di verificare la disponibilità di Sasso Marconi: se ne occuperà la segreteria

 

Si decide che, per questo coordinamento, la registrazione sarà inviata solo ai presenti ed alla mailing-list dei referenti

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  1. Prossimi coordinamenti.

 

  • 23/24 Novembre Pistoia
  • 25/26 Gennaio Sasso Marconi (?)
  • 7/8 Marzo Sezano

 

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  1. Valutazioni sul seminario di Sasso Marconi e possibilità di organizzare un seminario giovani sullo stesso tema.

 

Fulvio Gardumi: La valutazione del seminario di Sasso Marconi è stata, in genere, positiva. Si era detto di far seguire eventualmente al seminario nazionale quelli regionali ed un seminario giovani. I tempi per i seminari regionali sono ormai troppo ristretti, vista la necessità di dedicarsi all’organizzazione del Convegno nazionale. E’, invece, opportuno lavorare alla preparazione del seminario giovani.

 

Monica Armetta: rispetto al seminario giovani è stata consultata la commissione giovani, perché al termine del seminario di Sasso Marconi era emersa da parte di un ragazzo di Salerno la volontà di lavorare a livello locale su queste tematiche. L’idea era quella di fare un progetto pilota, da proporre a tutte le Reti. Oggi la commissione giovani propone che le Reti locali invitino qualche giovane a partecipare al prossimo coordinamento di novembre, per creare un progetto comune, da realizzare all’interno delle varie realtà locali. Sarebbe interessante far incontrare, all’interno del coordinamento, i giovani con i partecipanti del viaggio a Gaza.

 

Interviene via Whatsapp Lucia Capriglione. Ieri si è sentita con Mariella Borelli, per risolvere i problemi logistici durante il coordinamento di Pistoia. Nel frattempo il progetto sarà sperimentato a Salerno. Lucia resta in linea per ascoltare i commenti

 

Maria Angela Abbadessa: è già stato predisposto uno schema su questo seminario (che viene allegato al verbale), per una sola giornata. Il lavoro sarebbe fatto parallelamente al coordinamento di Pistoia, con una sessione plenaria solo durante il report del viaggio a Gaza. La formazione sarebbe fatta da un informatico di Salerno

 

Lucia Capriglione: l’idea è che i partecipanti possano poi replicare lo schema sui propri territori.

 

Pierpaolo Pertino: si potrebbe ragionare in una logica di seminari diffusi, formando ragazzi che possano or-ganizzare incontri sui propri territori, eventualmente trovando relatori con l’aiuto della RRR.

 

Sergio Ferrera: non riesce a capire il tema del seminario, con particolare riguardo agli attacchi informatici. Non capisce cosa abbia a che fare con l’attività della RRR

 

Monica Armetta: il seminario dovrebbe dare strumenti per la decodificazione dell’informazione. Poi si tratta di capire come calarlo nella realtà della RRR. Il compito delle Reti locali è quello di individuare 1 o 2 ragazzi che possano partecipare al prossimo coordinamento. Si potrebbe pensare ad un sostegno economi-co da parte della RRR.

 

Pierpaolo Pertino: tutti i condizionamenti politici passano attraverso questi strumenti. Se riusciamo a for-nire a dei ragazzi gli strumenti critici, facciamo un buon lavoro.

 

Lucia Capriglione: nella proposta ci sono anche strumenti pratici per poter agire

 

Marco Lacchin: La controinformazione è una delle attività storiche della RRR, per cui il tema del seminario è centrato. Vede, invece, problemi logistici, perché i liceali al sabato mattina hanno lezione e fine novem-bre è già un periodo per loro impegnativo

 

Fabio Corletto: questi temi sono appannaggio dei tecnici. Pare arduo formare qualcuno che vada a parlare di queste cose. Nei seminari decentrati deve esserci un tecnico informatico.

 

Lucia Capriglione: è possibile anche abbassare un poco il livello per rispondere alle esigenze dei ragazzi.

 

Marco Zamberlan: l’idea del coordinamento di Pistoia era quella di creare un gruppo di ragazzi da formare in via approfondita: i liceali non sono un target adatto.

 

Lucia Capriglione: I formatori non possono essere così piccoli

 

Pierpaolo Pertino: se si mette in piedi una cosa del genere, coloro che vanno a formarsi non devono necessariamente essere i relatori sul territorio, ma lavoreranno per cercare i relatori. Il discorso dell’estremamente tecnico è vero sino ad un certo punto.

 

Angela Vannucchi: non entra nel merito del seminario. Siamo sicuri che il 23 di novembre siamo in grado di proporre una cosa piccola ma significativa? Mancano i tempi tecnici. Per fare una cosa fatta bene ci voglio-no tempi più lunghi. Come si fa, ad esempio, a proporre la cosa alle Reti locali? A Pistoia la Rete di Salerno potrebbe organizzare un primo approccio.

 

Lucia Capriglione: si tratta di un esperimento che sarà fatto anzitutto la seconda metà di ottobre a Salerno.

 

Maria Picotti: a novembre il seminario di Pistoia sarebbe rivolto a chi andrebbe ad animare successivamente i seminari locali

 

Monica Armetta: l’idea di Claudio (ragazzo di Salerno) era quella di partire anche con piccoli numeri per sperimentare. Si potrebbe partire anche con una decina di ragazzi.

 

Sergio Ferrera: l’importante è che ci sia la domanda da parte di questi ragazzi, altrimenti è una scatola vuo-ta che noi adulti cerchiamo di riempire.

 

Gabriella Giometti: proprio perché non si tratta di una questione tecnica, l’incontro con chi ha fatto l’esperienza a Gaza potrebbe essere particolarmente utile.

 

Beniamino Favaro: questo Claudio ha già una proposta pronta?

 

Fulvio Gardumi: illustra la proposta di Claudio pervenuta alla segreteria dalla Rete di Salerno. Aggiunge che anche la Rete di Trento aveva deciso di proporre un seminario giovani sui temi delle nuove tecnologie informatiche ed aveva già individuato una sede e avviato collaborazioni con altre associazioni locali interessate all’argomento. Però, di fronte alla proposta di Salerno, di più facile realizzazione, ha preferito rinunciare, anche perché consapevole della difficoltà di far arrivare a Trento il sabato studenti delle superiori di tutta Italia. La proposta di Lucia Capriglione è invece percorribile, perché mira a formare dei formatori ed è rivolta prevalentemente a giovani più grandi di quelli delle superiori. A Trento si pensava di orientarsi sui giovani del biennio e del triennio delle superiori. Verrà comunque fatto un seminario per gli studenti di Trento. Quello proposto da Salerno invece potrebbe essere l’inizio di un discorso della Rete con i giovani. Cominciamo con la fase sperimentale

 

La commissione giovani è incaricata di concretizzare questa proposta.

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  1. Prossimo convegno nazionale: data, sede e argomento.

 

Fulvio Gardumi: legge alcuni interventi arrivati via mail:

  • Caterina Perata: propone di mantenere Trevi, curando l’amplificazione audio e creando più spazi espositivi e più tempi vuoti. Titolo “Reti Radié Resch”, con riflessione sull’identità che si lascia. Eliminazione dei gruppi di lavoro a favore di audiovisivi e spazi condivisi;
  • Carla Grandi: propone di tornare anche su temi già trattati in precedenza. Altrimenti riflessione su cli-ma sociale di stanchezza delusione ed incattivimento (Tonino Perna, Guido Viale, De Rita). Ampio spazio ad alcuni che operano contro questo disfacimento con i fatti. In alternativa “Cosa vuol dire per noi aiutiamoli a casa loro” (Cecil Kyenge, Water for Life …). Dubbi sulla logistica di Trevi

 

Maria Angela Abbadessa: anche per Castelfranco Veneto, Trevi è una logistica troppo complicata. Sarebbe preferibile cercare località situate sulle principali direttrici ferroviarie. Quanto all’argomento da proporre, ritiene inevitabile il tema dell’ambiente e dei cambiamenti climatici (Moira Millan, testimone mapuche, ha fatto incontri pubblici molto partecipati in Veneto sul tema).

 

Angela Vannucchi: Complimenti a Carla Grandi per la lucidità delle proposte, su cui concorda. E’ importante riflettere su delusione, stanchezza ed incattivimento, non solo in politica ma ovunque. Ad esempio, esiste tutto uno studio sull’economia solidale, sull’opportunità di dedicare un anno della propria vita agi altri (servizio civile più o meno obbligatorio). Anche Caterina fa osservazioni interessanti, perché non riusciamo mai ad incontraci come Reti ed un momento ludico è importante. Le proposte di Caterina sulla metodologia sono apprezzabili. In subordine, si potrebbe parlare di un convegno sulla politica in senso lato.

 

Beniamino Favaro: Il tema dei cambiamenti climatici è all’ordine del giorno per tutti. Noi abbiamo una ricchezza di testimoni in grado di darci una lettura di questo tema nella chiave della solidarietà. Nei pros-simi 20 anni si prevedono in Africa 120 – 150 milioni di profughi per la desertificazione. I giovani di “Fridays for future” stano facendo una mobilitazione straordinaria e dobbiamo tenerne conto

 

Sergio Ferrera: tra un mese c’è il Sinodo sull’Amazzonia, voluto dal Papa. Gli indigeni nel mondo sono il 5% della popolazione ma conservano l’80% della biodiversità. Dovremmo anche pensare di contattare referenti dei nostri progetti chiedendo anche a loro quali sono i temi di cui parlare al Convegno. Altro tema da trattare è l’abbassamento del livello culturale della nostra popolazione.

 

Angelo Ciprari: Non crede che sia il caso di cambiare la forma del convegno, anche se sarebbe possibile “al-leggerirlo” un po’. Per favorire le relazioni fra le Reti, già più volte ha proposto vacanze degli amici della Rete, che sarebbero molto più centrate sulla conoscenza reciproca. Forse sarebbe il caso che chi conosce strutture in grado di ospitare le vacanze della RRR, le proponga. Per l’argomento del Convegno, è convinto che non dobbiamo affrontare i problemi che altri gruppi anche più importanti affrontano. Oggi non sta a noi affrontare il tema dell’ambiente. Dobbiamo orientarci verso temi che altri non affrontano. Uno di questi è la politica, che ormai viaggia solo sui talk show. Un tema che non viene affrontato da nessuno è quello di guerre, pace e non violenza

 

Marco Lacchin: la sede Trevi resta l’unica possibile tenendo conto della necessità di contenere i costi e del-le implicazioni etiche della scelta. Sinora non abbiamo trovato un’alternativa valida. E’ favorevole ad af-frontare il tema dei cambiamenti climatici, utilizzando le risorse offerte dai nostri testimoni e cercando di proporre delle soluzioni pratiche percorribili.

 

Angelo Ciprari: prima dell’ultimo convegno ha fatto una vasta ricerca per un’alternativa a Trevi. Dobbiamo decidere quanto deve costare il Convegno: tutte le ipotesi prese in esame avevano costi elevati sia per i partecipanti sia per i servizi a carico della RRR. A Trevi è mancato il car sharing: mancava sia la richiesta di passaggi da parte di chi non aveva l’auto che l’offerta da chi l’aveva. Nel passato ci eravamo lamentati della spesa eccessiva per il convegno. Nell’ultimo abbiamo speso poco meno del precedente, con anche la pre-senza del seminario giovani. Per far arrivare i testimoni, occorre inviare con largo anticipo gli inviti; poi de-vono arrivare le risposte rapidamente, in modo da fare le prenotazioni per tempo e trovare così prezzi non troppo alti. Occorre poi riuscire ad organizzare gli incontri dei testimoni sul territorio.

 

Silvestro Profico: Le cose dette sono tutte giuste. Aggiungerebbe l’argomento della politica che è un grande tema ma ha una sua centralità e coinvolge anche gli atri temi. La personalizzazione della politica è arrivata a livelli paurosi e neppure ce ne siamo accorti. Tema: “Politica, democrazia, movimenti”. Tutti gli altri temi stanno dentro questo.

 

Gianni Pettenella: Quello che dice Silvestro è quello che facciamo sempre, ma non è questo che può essere il tema del Convegno. Come sempre al Convegno non faremo tutto. Potremmo dare più spazio ai momenti che Caterina suggerisce. I testimoni non possono parlare solo al Convegno ma devono circolare. Vanno considerati i costi. Punta Nord a Rimini non ha più la sala convegni. Possibile anche collaborare o cooperare con altri soggetti

 

Piergiorgio Todeschini: Vorrebbe tentare di mettere insieme quattro cose già circolate e che stanno bene insieme. La prima questione è quella del cambiamento globale che è il tema massimo che minaccia l’esi-stenza della nostra specie ed ha un’evidente priorità. La secondo parola è il bisogno di coscientizzazione perché tutti (non nella RRR) ne abbiamo una percezione scarsa. La terza cosa è che chi si è accorto in ter-mini fortemente politici della necessità di agire, sono i giovani (la politica risponde poco e male). Ultima parola è la politica. Quindi, cambiamento globale, presa di coscienza, giovani, politica.

 

Roberto Viale: è favorevole al discorso dell’ambiente, anche se il rischio è quello di andare a inseguire la moda. Questo discorso ha il vantaggio di segnalare una certa differenza della RRR che ha un punto di vista privilegiato nell’esperienza dei nostri progetti. Il secondo vantaggio è quello di provare ad incontrare i gio-vani.

 

Pierpaolo Pertino: Ha parlato con Caterina Perata e dietro la sua mail c’è tutta una sensibilità da conside-rare. E’ necessario sfrondare la RRR da alcune sovrastrutture, puntando ai discorsi essenziali che per lei si fondano sulla relazione. Inoltre, tutto ciò che costa un convegno, viene sottratto ai progetti. Quando abbia-mo fatto la verifica dello scorso convegno era uscita la necessità di organizzare il nuovo convegno in colla-borazione con le realtà che operano sul tema.

Sull’argomento, Piergiorgio lo ha anticipato. Come Rete di Celle Varazze era stata fatta una cena di sensi-bilizzazione sui Mapuche. Il discorso dell’ambiente, se lo si sceglie, richiede un taglio preciso per non ca-dere nell’ovvio. Chiede lo sforzo profetico di cercare di vedere le cose in prospettiva futura. Un taglio po-trebbe essere quello del legame culturale con la natura dei Mapuche, che sono i primi a pagare le conse-guenze del cambiamento climatico. Il discorso politico deve essere visto in una logica profetica: così non è se ci occupiamo della politica italiana. Allora dovremmo parlare di nuove architetture politiche come quella che ha portato alla Brexit e di come possiamo difenderci da esse.

 

Antonio Vermigli: Ha ascoltato cose interessati e forse dovremmo invitare Papa Francesco al Convegno. Quando sente parlare di politica rimane perplesso, perché pensiamo solo alla nostra politica e non si fa un’analisi di politica globale. Forse bisognerebbe dare un taglio nuovo di coscientizzazione, chiedendoci quanti soldi dà l’Europa ai governi per bloccare i rifugiati e perché questi soldi non sono investiti per progetti in loco. Teme che noi analizziamo le cose partendo dal nostro status quo mentre dovremmo cercare di sintetizzare le cose che ha ascoltato per rovesciare la nostra analisi e metterci in discussione.

 

Maria Picotti: Vuole aggiungere il tema della liberazione, parola che starebbe molto bene assieme ai di-scorsi già fatti da varie persone, anche per conservare la nostra visione profetica. Potremmo chiederci cosa significa oggi, per noi, interrogarci sui percorsi possibili di liberazione. I soldi meglio spesi dalla RRR sono quelli per far venire qua le persone che ci hanno fatto da maestri. Gli argomenti sono tutti molto collegati: si può partire da molte angolature, purché i temi escano dalla carne viva delle persone. In questo ci stareb-be anche il discorso di Caterina Perata. Se quel discorso viene fatto solo tra noi è pericoloso, se viene fatto con gli occhi di chi vive nel sud del mondo, può essere fruttuoso. Dobbiamo capire il modo e l’angolatura giusta: non si deve parlare di numeri e di dati.

 

Pierpaolo Pertino: la coscientizzazione che c’è stata sui Mapuche è stata data dal viaggio della RRR in Pa-tagonia.

 

Maria Teresa Bertoldi: è chiaro che la ricerca delle cause, per quanto difficile, è molto importante. Segnala che in aprile a Firenze è stato fatto, in occasione dei 70 anni della Nato, un convegno NGNN (No Guerre – No NATO), di cui si possono trovare le varie relazioni, in particolare quella di Michel Chossudovsky, sul sito Pandora TV.

 

Ermanno De Biasio: occorre affrontare il discorso dell’ambiente globale, visto dai nostri testimoni. E’ un aspetto che viene dalla testimonianza data da Moira Millan. E’ rimasto colpito dall’approccio all’ambiente dei teologi della liberazione: lo considerano più importante di quello della giustizia sociale.

 

Maria Anita De Ambrogio: occorre avere la coscienza del limite. Il nostro convegno non può risolvere i pro-blemi del mondo. In questo momento la inquieta la difficoltà di essere consapevoli che i problemi sono tutti interconnessi. Bisogna esserne coscienti. Non si può parlare di tutto, ma è necessaria la consapevo-lezza. Siamo privilegiati perché abbiamo i nostri testimoni, rispetto ai quali non dobbiamo fare una que-stione di soldi. Il fatto di dare la parola a queste persone, perché ci raccontino questa situazione di politica globale dal loro punto di vista, è importante. Ha trovato interessante anche la proposta di coinvolgere que-ste persone sulla scelta dei temi del Convegno. Per invitare i testimoni, i soldi sono il problema minore: quello vero è il visto. Opportuno decidere al più presto anche la data del Convegno.

 

Elvio Beraldin: Non ha capito il messaggio di Caterina Perata. Il nostro prossimo Convegno dovrebbe tener conto del momento politico, anche per i nostri progetti. In questo senso, sono particolarmente importanti quelli scolastici. In questa prospettiva, le testimonianze sono indispensabili.

 

Sergio Ferrera: Non si ritrova nelle parole di Moira Millan. Dovremmo imparare a valorizzare anche la no-stra cultura. C’è il rischio che noi ci diamo continuamente addosso.

 

Monica Armetta: Non ha le idee chiare sul tema, ma nel convegno vede un’opportunità di riflessione che le permetta di modificare qualcosa nella propria vita. Trova che il filo conduttore che è emerso è quello della comprensione e coscientizzazione per un cambiamento e ciò deve passare dalla relazione che noi abbiamo con i nostri testimoni. Potrebbe essere utile per noi e per i nostri giovani, fermarci a capire e conoscere meglio le realtà dei nostri testimoni. Va valorizzata la richiesta di Caterina di dare importanza alla relazione. Insiste che la conoscenza tra noi ed i nostri testimoni deve essere reciproca. Anche il discorso sull’ambien-te soggiace a tutto questo: il cambiamento deve partire dalla conoscenza della problematica. In questo i giovani che partecipano ai “Fridays for Future” devono essere uno stimolo ed un’occasione di confronto.

 

Fulvio Gardumi: legge un breve intervento di Lucia Capriglione sul tema del convegno, in cui si auspica che la Rete affronti con l’aiuto dei testimoni le cause dei problemi che stiamo vivendo: come si esce dall’individualismo, quali comunità costruire, quali economie alternative. Come relatori suggerisce Antonietta Potente e l’economista Luigino Bruni. Fulvio Gardumi propone poi di affrontare il discorso della data. Un’ipotesi è il ponte 24 – 25 – 26 aprile, con pro e contro.

 

Si decide di fissare come data possibile il 17 – 18 -19 aprile. In alternativa, in caso di indisponibilità del-l’albergo, 8 – 9 – 10 maggio

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  1. Prossime circolari.

 

  • Ottobre: Roma;
  • Novembre: Castelfranco Veneto;
  • Dicembre: Celle – Varazze e Torino;
  • Gennaio: Varese;
  • Febbraio: Genova;
  • Marzo: Segreteria.

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SABATO 21 SETTEMBRE – SERA

 

  1. Situazione Bilancio.

 

Marta Bergamin: relaziona sulla situazione attuale del bilancio. Le relative stampe sono allegate al verbale.

Le entrate del 2019 sono positive: se guardiamo l’ammontare mese per mese dell’autotassazione, è in linea con lo scorso anno, se non in lieve aumento. Nella cifra indicata a bilancio ci sono anche i 12.000 € raccolti per l’emergenza Mapuche e l’importo di € 25.000 arrivato dalla Rete di Napoli. Non se ne è tenuto conto ai fini della comparazione.

I pagamenti ancora da effettuare sono meno di € 100.000. Vi è poi da chiarire la questione viaggi perché, a sua memoria, una parte dello stanziamento dei progetti Remigio Colombo e Case Verdi era stato dirottato a favore dei viaggi giovani, per 3 anni (5.000 € x 3 anni). Occorre, però, precisarlo sul verbale. Secondo le previsioni dovremmo trovarci a fine anno con un residuo un poco inferiore a quello dello scorso anno. Si tratta però di verificare se debbano essere effettuati i pagamenti a favore dei progetti I Cordai, Case Verdi, Donne Palestinesi ed Eduposan.

A grandi linee la situazione è economicamente sostenibile, anche se stiamo esaurendo i “tesoretti” degli scorsi anni.

A novembre sarà possibile essere più precisi sull’andamento dell’anno.

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  1. Viaggio a Gaza.

 

Monica Armetta: Lucia Capriglione chiedeva di discutere a novembre del viaggio a Gaza, anche per valu-tare la prosecuzione del progetto o per la proposta di un nuovo progetto.

 

Pierpaolo Pertino: oltre a persone di Salerno, sono partite per Gaza anche persone di Savona. Arriverà una persona da Gaza sul territorio per cui sia a Salerno che a Savona si farà attività di coscientizzazione e di autofinanziamento.

 

Gianni Pettenella: c’era una grossissima difficoltà ad avere referenti stabili giù a Gaza, per cui vorrebbe ca-pire quali frutti ha portato il viaggio. Con quest’anno ci sarebbe un fondo di 15.000 € per i viaggi giovani e si tratterebbe di chiarire con quali criteri andrebbero distribuiti. Le Reti che propongono il viaggio dovreb-bero offrire una copertura precisa, garantendo che i giovani facciano formazione e restituiscano le espe-rienze sul territorio.

 

Angelo Ciprari: a questo punto, dobbiamo definire come, a chi e per che cosa dare questi contributi per i viaggi. Questo non è mai stato definito.

 

Marta Bergamin: bisogna fare chiarezza. Quando è stato approvato questo progetto, sull’onda dell’esito positivo del viaggio in Patagonia, si è optato per ridurre due progetti, destinando la differenza ai viaggi giovani. Poi non ci sono state altre occasioni di utilizzare il denaro, non è più stato precisato nulla. Ha inter-pretato che l’accantonamento è stato fatto per 3 anni.

 

Monica Armetta: La proposta era nata come offerta concreta a dei giovani, perché potessero toccare con mano la realtà delle operazioni. I criteri erano relativi alla coerenza del viaggio con le nostre operazioni e la disponibilità a portare una testimonianza al ritorno. Siccome l’apertura al mondo giovanile è piuttosto recente nella RRR, è normale che non ci siano ancora state tante proposte. Possiamo individuare dei criteri, ma aspetterebbe ancora un poco. A Torino si è iniziato a ventilare questa possibilità: la proposta potrebbe essere rinnovata.

 

Sergio Ferrera: concorda sul fatto che vada stimolata la domanda di viaggi.

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  1. Situazione progetto Lualaba.

 

Beniamino Favaro: riferisce sull’andamento del progetto Lualaba in Congo. La costruzione della scuola in muratura dovrebbe essere arrivata al tetto. Mostra alcune fotografie dei lavori in corso. Il progetto nasce su proposta del villaggio. La RRR lo finanzia dal 2014, ma vi sono state enormi difficoltà di relazione. Ciò ha creato al gruppo di Mogliano Veneto grandi difficoltà, per mancanza di relazione. Il contatto è stato, dunque, padre Richard che, pur essendo lontano, è riuscito a mantenere un flusso di informazioni.

Non si è voluto abbandonare il progetto perché la situazione di impoverimento in quei luoghi è grave.

Nel 2014 ci era stata presentata una previsione di bilancio attorno ai 19.000 $. Sono stati inviati in 3 tranches i 15.000 € che facevano parte del residuo dei vecchi lasciti. Ora ci è stato presentato il preventivo per il completamento dei lavori della scuola: occorrono 27.650 $ (25.000 – 26.000 €) da inviare in 3 tranches, a partire dal 2019. Dal 2017, tra l’altro, non è stato più inviato nulla.

Sono in attesa di sapere da padre Richard i tempi con cui queste spese debbono essere affrontate.

 

Gianni Pettenella: chiede che questa operazione triennale sia presa in carico dalla Rete, per un costo totale di circa 25.000 €. E chiede che ci sia una relazione con i referenti.

 

Sergio Ferrera: Sono già stati inviati 15.000 € e ne vengono richiesti altri 25.000 Bisognerebbe cercare di capire perché chiedono più soldi di quanti preventivati all’inizio. Poi bisognerebbe avere un preventivo fatto con le voci di spesa.

 

Angelo Ciprari: noi abbiamo visto le foto del progetto ma poi non abbiamo saputo se siano arrivati al tetto o no. Chiede quale sia la situazione complessiva della costruzione.

 

Monica Armetta: per correttezza nei confronti degli altri progetti, si potrebbe dividere la somma in 3 tran-ches, assicurando la somma per due anni e lasciando in sospeso il terzo, come per gli altri progetti approvati recentemente.

 

Marta Bergamin: E’ d’accordo con Monica. Capisce le perplessità ma, essendo stata in Africa e conoscendo le difficoltà, è comprensibile che non ci siano indicazioni attendibili. Non possiamo non continuare.

 

Marco Lacchin: chiede se questi importi siano già stati contabilizzati nella relazione di bilancio fatta prima.

 

Maria Angela Abbadessa: la somma non è contabilizzata, ma la decisione di trasformare l’operazione in ordinaria era già stata presa a Candriai, ma è stata sospesa in attesa di notizie.

 

Elvio Beraldin: al di là delle giuste richieste di Beniamino, voleva far notare che nei paesi dove operiamo c’è una situazione drammatica.

 

Si approva per €. 8.500 annui, a partire dal 2019, garantiti per i primi 2 anni e con riserva per il terzo.

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  1. Progetti in Armenia.

 

Tereza Sargsyan: riferisce sulla situazione dei progetti in Armenia. Come già scritto nella mail inviata nei giorni scorsi, è stata in Armenia per circa 2 mesi ed è stata, in particolare, 4 giorni a Tavush. Ha visitato tutti i progetti.

A Gyumri hanno ottenuto dei finanziamenti ed hanno iniziato a rinnovare gli spazi. Le apparecchiature sono state comprate con il nostro contributo e sono avanzati 700 €. Hanno in programma di finire la cucina e tra poco dovrebbero partire i corsi per i cuochi. Mancherebbe un forno per i pasticceri del costo di 5.500 €. Da stanziare ancora 4.800 €.

Ha visto un centro che funziona, in cooperazione con servizi sociali, comune ecc. I candidati ai corsi vengono segnalati dai servizi sociali, all’interno delle famiglie più povere. Il progetto consentirebbe ad 80 persone di iniziare il corso.

In città, a seguito del cambiamento del governo, ci sono segnali positivi. Questo governo tiene alla legalità e quindi si è ridotta la corruzione che dragava gran parte dei fondi. Sono state asfaltate le strade, c’è pulizia e sembra che le cose vadano meglio. Ci sono però anche pareri negativi sul governo, perché non prende posi-zioni forti contro chi si è arricchito illegalmente negli ultimi anni.

La situazione di tensione con l’Azerbaigian è invariata.

Anche Tavush vive con molte speranze. Le risorse naturali sono moltissime, ma la gente deve essere guidata. La funzione della diocesi è molto importante, trattandosi dell’unico punto di aggregazione. L’ultimo progetto finanziato era la macchina per il miele bianco, che è stata comprata

Spera che i progetti proseguano: Gyumri è più bisognosa di Tavush

 

Gianni Pettenella: lo scorso anno sono stati chiesti 2 finanziamenti annuali per circa 4.900 €.

 

Maria Teresa Bertoldi: il progetto di Tavush è chiuso, mentre bisognerebbe finanziare per un anno il progetto di Gyumri

 

Marta Bergamin: questi sono progetti che danno risultati. Ricorda, però, che parlando con Maria Rita Vella, anche lei deve presentare un nuovo progetto ed altri progetti arriveranno. Propone di esaminare anche gli al-tri, prima di prendere una decisione. Si tratta di un versamento da fare nel 2020 perché nel 2019 il versamen-to per l’Armenia è già stato fatto.

 

Sergio Ferrera: al di là del finanziamento, non abbiamo un grosso rapporto con i referenti in Armenia: biso-gnerebbe farli partecipare alla vita della RRR.

 

Marta Bergamin: prima di approvare questi progetti in Armenia c’è voluto molto tempo. Abbiamo inoltre la fortuna di avere la referente in Italia. Ci è stata data anche la possibilità di fare un viaggio in Armenia a vedere le cose di persona, ma nessuno ha aderito.

 

Maria Picotti: la richiesta di concludere gli aiuti con questo forno merita di essere approvata, perché ren-derebbe autosufficiente anche la scuola dei cuochi.

 

Angelo Ciprari: il progetto deve essere approvato

 

Si approva alla cifra di € 4.800 per l’anno 2020.

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DOMENICA 22 SETTEMBRE

 

  1. Proposta viaggio giovani in Bolivia.

 

Marco Lacchin: illustra la proposta di viaggio giovani in Bolivia per l’estate 2020 (vedi volantino anticipato via e-mail). Si tratta di un progetto nato in collaborazione con la parrocchia San Massimiliano Kolbe di Va-rese ma aperto a tutti. L’obbiettivo è di portare 10 – 15 giovani (18 – 25 anni) a fare un viaggio di conoscen-za in Bolivia, visitando il progetto della RRR a Cochabamba. Sono già stati presi anche contatti con Anto-nietta Potente.

Domenica 29 settembre il progetto sarà presentato a Varese e successivamente sarà fatto circolare anche nel-la mailing – list della RRR. Si chiede un contributo fino ad € 3.000, a seconda del numero dei partecipanti.

 

Maria Angela Abbadessa: a Pistoia il 24/25 novembre 2018 Fulvio Gardumi riferiva di avere ricevuto una mail dalla Rete di Udine, che confermava la disponibilità dei 3.000 €. Scalati dal loro progetto, per i viaggi giovani in generale. Non è chiaro se questa decisione riguardi un solo anno o 3 anni.

 

Marta Bergamin: quando si è deciso di chiedere a Udine si è meravigliata, perché, secondo lei, non era necessario. Per lei era chiaro che i 3.000 € per anno erano per i viaggi giovani in generale.

 

Maria Angela Abbadessa: il verbale di Roma di Gennaio 2017 riduce di 3.000 € il contributo al progetto Remigio Colombo, chiedendo la disponibilità di Giovanni Baroni a fare il formatore per i viaggi giovani e stanziando i 3.000 € a questo scopo. Poi, a Pistoia, questo contributo è stato sbloccato a favore di tutti i viaggi giovani.

 

Monica Armetta: una parte della somma dovrebbe essere stata utilizzata per il contributo a favore del viag-gio a Gaza organizzato dalla Rete di Salerno. La proposta era nata perché avevamo ridotto il contributo ai progetti che davano difficoltà, per dare spazio ai viaggi giovani. L’intenzione era quella di far diventare i viaggi giovani un’operazione della RRR, con le stesse calendarizzazioni delle altre. Anche in questo caso potremmo prevedere 2 anni con verifica il terzo.

 

Marta Bergamin: i 5.000 € indicati nel bilancio visto ieri, corrispondono ai 3.000 di Giovanni Baroni + i 2.000 € detratti dall’operazione Case Verdi.

 

Pierpaolo Pertino: i viaggi giovani dovrebbero diventare un’operazione, cosa che oggi non è. A questo fine, occorrerebbe stabilire anche dei criteri per decidere se e come concedere il contributo. Propone di partire da quest’anno con 2 anni + 1. L’altra cosa importante è stabilire da dove si ricavino i soldi per alimentare questo tipo di contributo.

 

Monica Armetta: come tutte le cose nuove, anche questa va “digerita”. La cosa era partita per sollecitare Baroni a creare un’opportunità di viaggio giovani e risollevare il suo rapporto con la Rete. Ora si tratta di ca-pire come vogliamo muoverci da adesso in poi: quanto, per quanti anni ed a quali condizioni.

 

Antonio Vermigli: Baroni è l’unico che manda costantemente relazioni sul proprio operato.

 

Piergiorgio Todeschini: la logica del dibattito dovrebbe partire dalla esplicitazione del perché si sia favore-voli o contrari a un progetto di questo genere. E’ favorevole a questo progetto perché proposto dalla Rete di Varese in collaborazione con un’istituzione sul territorio, rivolto ai giovani. Ora arriva un progetto che visita una nostra operazione e noi prima di tutto parliamo di soldi: non crede sia corretto. Occorre certamente mettere ordine nella questione viaggi giovani, ma prima prendiamo posizione su questo progetto. Finalmente c’è l’esecuzione pratica di quello che noi predichiamo da anni.

 

Maria Picotti: è d’accordo con Piergiorgio. Tutti siamo stati d’accordo sull’importanza che i giovani viag-gino e visitino i nostri progetti. Ora quella dei viaggi è una cosa sperimentata e assodata. Si tratta solo di sta-bilire con chiarezza i criteri. Questa forma di collaborazione con soggetti esterni potrebbe essere utilizzata anche a Verona

 

Angela Vannucchi: crede che il valore di un viaggio non vada messo in discussione. Si tratta di mettere a punto alcune cose. Un viaggio può essere fatto per l’80% dei giovani, ma non escludendo altri. Una piccola quota deve essere pagata dai giovani che devono poter fare un piccolo sacrificio economico. Poi ci deve essere una preparazione ed una restituzione

 

Monica Armetta: il viaggio a Gaza ha rispettato questi criteri

 

Pierpaolo Pertino: i viaggi sono viaggi e ognuno fa storia a sé, per cui non ha senso fissare un criterio percentuale di partecipazione tra giovani ed adulti.

 

Marco Lacchin: anche per il viaggio in Bolivia sarà chiesto ai giovani partecipanti di fare un percorso di pre-parazione e partecipare ad eventi di restituzione.

 

Beniamino Favaro: è giusto che un apporto sia dato anche dai giovani. Di solito ciò è sempre avvenuto. Oc-corre poi verificare le loro possibilità economiche. Propone di dedicare l’ultimo coordinamento di novembre alla narrazione dei viaggi giovani.

 

Elvio Beraldin: siccome alla fine c’è sempre un problema di soldi, chiede se tutte queste cose le facciamo in debito o c’è la copertura economica. Vedendo i conti, ha delle preoccupazioni anche alla luce del prossimo convegno. Da tanto tempo non facciamo venire i testimoni di Haiti e ci vorrebbe la disponibilità del coor-dinamento per farli venire.

 

Maria Angela Abbadessa: ieri, parlando del convegno, tanti interventi hanno chiesto di valorizzare i testimoni. E’ chiaro che il viaggio dei testimoni sarà almeno in parte a carico della RRR nazionale.

 

Gianni Pettenella: Propone di approvare un’operazione per gli anni 2019 e 2020 per € 5.000 annui, 3.000 € a favore del progetto viaggio giovani in Bolivia.

 

Angelo Ciprari: ci sono già dei fondi disponibili per i viaggi giovani.

 

Marta Bergamin: In bilancio sono stati accantonati 5.000 € per il 2017 ed altrettanti per il 2018 e il 2019. Fi-nora ne sono stati spesi solo 2.000 per la Palestina. I 3.000 € per la Bolivia sono già a bilancio, perché quanto non speso torna automaticamente in cassa. Per il futuro si potrebbe decidere anno per anno quanto stanziare.

 

Piergiorgio Todeschini: invita il coordinamento ad accogliere la proposta di Gianni e procedere oltre.

 

Monica Armetta: concorda con Marta rispetto al fatto di considerare questa come un’operazione da verifi-care anno per anno. Se a novembre ci fossero altre proposte, potrebbero già essere valutate.

 

Antonio Vermigli: i viaggi giovani sono fondamentali. A Quarrata hanno iniziato a farli 20 anni fa. Attualmente hanno una ragazza in Bolivia. La cosa importante è che lei ha lavorato in un agriturismo per pa-garsi le spese. Ci deve essere prima un lavoro di formazione. Dobbiamo dare solo un piccolo contributo per ogni giovane, in modo che loro si impegnino per finanziarsi e gli sembra che il progetto di Varese sia in que-sta prospettiva. Vorrebbe che questi viaggi facessero stare per il 90% del tempo nel progetto.

 

Baniamino Favaro: ciascuna Rete ha l’esigenza di visitare il proprio progetto. L’operazione viaggi giovani deve restare aperta per tutti i luoghi dove c’è un progetto

 

Monica Armetta: si impegna come Commissione Giovani a creare un documento in cui siano fissati criteri di aggiudicazione del progetto.

 

Ermanno De Biasio: è d’accordo con la posizione della tesoriera, per cui di anno in anno va fissata la di-sponibilità a seconda della situazione di bilancio.

 

Francesco Fassanelli: invita la Commissione Giovani a prevedere la possibilità di inserire facilitazioni ai giovani provenienti dai nostri progetti, per venire in Europa

 

Si approva l’operazione viaggi giovani, affidando la definizione dei criteri alla Commissione Giovani. Il Coordinamento fisserà di anno in anno la somma da stanziare per l’anno successivo. Per l’anno 2019 sono già stati stanziati 5.000 € di cui 2.000 € già impegnati per il viaggio a Gaza. I restanti 3.000 € vengono impegnati per il viaggio in Bolivia.

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  1. Progetto Sergio Escudero.

 

Piergiorgio Todeschini: illustra il progetto Sergio Escudero, utilizzando fotografie che vengono proiettate.

Il progetto ha ad oggetto la “Formazione e capacitazione di giovani Mapuche sui diritti collettivi e sugli stru-menti giuridici relativi ai popoli indigeni”; è condotto dall’associazione regionale Mapuche Folilko. E’ stato approvato a marzo ed i soldi sono partiti in aprile-maggio: il progetto è cominciato subito, nonostante José Naim stesse male.

Al primo incontro svolo a Temuco il 1° maggio erano presenti 15 giovani, provenienti da varie comunità. Margot Collipal ha presentato i progetti realizzati in 21 anni di collaborazione con la RRR. I giovani hanno espresso il proprio apprezzamento. E’ stata anche ricordata la figura di Sergio Escudero.

La seconda riunione si è tenuta il 2 giugno, con lo scopo di conoscersi e lavorare insieme, condividere i ri-sultati. Sono stati presentati gli strumenti legali/giuridici e sono state richiamate le conoscenze mapuche, centrate sulla biodiversità. I giovani hanno ascoltato con interesse le indicazioni proposte. Sono stati ricor-dati anche i prigionieri politici (si rimanda al progetto triennale in corso).

La terza riunione si è tenuta il 3 agosto con un laboratorio sulla lingua Mapuche, condotto da un Lonko, un capo di Galvarino (spera non si tratti del Lonko della cui morte ha avuto notizia in questi giorni).

I giovani hanno manifestato l’interesse a proseguire il “corso” ed hanno fatto una proposta per il prossimo anno. Il Progetto Escudero è un progetto della Rete Nazionale, con la disponibilità a proseguirlo nella misura in cui la Rete di Brescia sia in grado di sostenerlo economicamente. In questo momento c’è una piccola base rispetto alla cifra di 4.000 € stanziata per lo scorso anno e la Rete di Brescia si sta adoperando per raccoglie-re ulteriori fondi e far proseguire il progetto.

Per quanto riguarda l’emergenza incendi, è in attesa di un’adeguata relazione finale da parte di José Naim, che, peraltro, tuttora non sta bene.

Per quanto riguarda l’andamento del progetto prigionieri politici, José sta già scrivendo un’altra relazione.

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  1. Premio Serena Romagnoli.

 

Angelo Ciprari: la Rete di Roma ha accolto con piacere l’annuncio della borsa di studio intitolata a Serena Romagnoli (recentemente circolata via mail). Che la borsa venga elargita attraverso la Fondazione Basso, è un altro motivo di soddisfazione.

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  1. Convegno Nazionale.

 

Fulvio Gardumi: propone di concludere il discorso sul Convegno 2020, perché la tesoriera ha dovuto al-lontanarsi per un’urgenza e non è quindi possibile affrontare il tema del 5 per mille, che viene rinviato a no-vembre. Per il Convegno è necessario affrontare subito il problema sede. Occorre creare un piccolo gruppo di lavoro per trovare un’alternativa valida a Trevi. Altrimenti sarà necessario bloccare Trevi

Qui a Macerata c’è una bellissima sala da più di 500 posti, ma mancano sufficienti posti letto, per cui oc-correrebbe trovare altri alberghi. Un’alternativa valida potrebbe essere Loreto, che è una città facilmente raggiungibile e ha molte sale, ma i prezzi sono più alti.

 

Angelo Ciprari: occorre che il coordinamento fissi un limite di spesa per la pensione completa perché tutte le opzioni valutate la scorsa volta erano troppo costose. Tra l’altro, non si può fare un convegno appoggiandoci su alberghi distanti ed è necessario che ci sia vicino una stazione ferroviaria. Inoltre per i pasti è preferibile dividersi in più ambienti distinti, per consentire ai commensali di conversare senza essere sovrastati dal rumore eccessivo che si crea in una sala con 300 persone.

 

Fulvio Gardumi: Trevi costava 93 €. Qui a Macerata, ad esempio, il costo è di 110 €.

 

Maria Picotti: Lucia Capriglione si era già interessata per cui è opportuno coinvolgerla. Si chiede se sia possibile che a Roma non ci sia un posto adeguato.

 

Angelo Ciprari: a Roma non esistono posti economici. Bologna sarebbe il posto migliore, ma dobbiamo decidere quanto dobbiamo spendere, anche per la gestione dei saloni.

 

Marco Lacchin: chiede che Angelo e Lucia facciano parte della commissione, e di fissare € 100 come li-mite, con disponibilità di sala e servizi tecnologici a basso costo.

 

Pierpaolo Pertino: aggiungerebbe il fatto di avere una sala da pranzo abbastanza capiente e la possibilità di dormire nei pressi.

 

Elvio Beraldin: suggerisce che, al di là del posto, nel luogo del Convegno ci sia un gruppo della Rete.

 

Fulvio Gardumi: si è informato su Rimini: la Curia ha una bella sala che, però, è attualmente in ristrut-turazione, sicché non sarà fruibile per la prossima primavera.

 

Viene creata la commissione con Angelo Ciprari, Lucia Capriglione e Sergio Ferrera

 

Beniamino Favaro: non è possibile far convergere tutte le esigenze. Dobbiamo stare alle cose principali: in primo luogo la spesa. La riviera romagnola fuori stagione è ancora il posto più competitivo da questo punto di vista.

 

Fulvio Gardumi: sul tema del Convegno sono uscite molte idee, anche se la maggior parte dei presenti sembra orientata sul cambiamento climatico. E’ un’idea condivisa?

 

Daniela Tasso: quando ha conosciuto la Rete, si aveva un quadro chiaro della struttura del mondo. Adesso le cose sono profondamente cambiate. La domanda è: cosa possiamo fare in questo convegno per avere più chiarezza su dove sta andando il mondo, quali le strategie ed i meccanismi?

 

Silvestro Profico: ieri abbiamo fatto varie ipotesi. Crede sia opportuno decidere a novembre, coinvolgendo tramite il verbale anche chi oggi manca. Altro possibile tema è quello dei beni comuni.

 

Angela Vannucchi: il titolo deve essere deciso a novembre. Le parole più ascoltate in questi due giorni sono state: politiche, ambiente, coscienze, liberazioni, testimonianze. Oltre alle testimonianze chiederebbe esem-plificazioni in positivo.

 

Maria Picotti: ritornerebbe sulle parole chiave di ieri. Cambiamento globale, coscientizzazione e percorsi di liberazione. Attraverso le testimonianze dei nostri referenti là e qua.

 

Maria Cristina Angeletti: ha enucleato dal dibattito 5 possibili opzioni:

  • Le conseguenze delle scelte che non hanno fatto i popoli che subiscono i cambiamenti;
  • Politica globale e meccanismi di espulsione;
  • Liberazione nella visione profetica, ambienti, inquinamento globale e coscientizzazione;
  • Problema della politica globale con le ripercussioni sull’ambiente visto anche dalla parte dei testi-moni;
  • Tema dell’Enciclica “Laudato si”.

 

Claudio Sodini: vorrebbe richiamare al discorso sul perché facciamo il nostro convegno. E’ sempre stato collegato alle operazioni: non dobbiamo mai perdere di vista questo collegamento. Tutti gli argomenti si in-trecciano con i nostri progetti. Ultimamente tendiamo ad andare verso tematiche che, invece, non hanno que-sto tipo di collegamento.

 

Monica Armetta: quello che dobbiamo portarci a casa dal Convegno e le proposte che dovrebbero emergere (anche a favore di chi non fa parte della RRR) dovrebbero essere che tipo di cambiamento ci viene chiesto. Non subire il cambiamento ma diventare un cambiamento attivo, sulla base di una coscienza politica e so-ciale. Grazie anche al contributo dei nostri testimoni. Come RRR, pur tenendo saldi i principi per cui siamo nati, ci accorgiamo della necessità di adottare nuove strategie di comunicazione. E’ importante che ci si porti a casa qualche suggerimento su come cambiare.

 

Sergio Ferrera. la caduta della cultura patriarcale ha determinato questa crisi in tutto il mondo, con la caduta delle spinte di approfondimento esistenziale delle persone. Anche in Italia c’è meno coscienza dei problemi e meno voglia di affrontarli. Il tema del Convegno deve riguardare che mondo vogliamo e come si cambia il mondo. Tra di noi, nessuno ha realmente voglia di studiare e di approfondire questi temi.

 

Elvio Beraldin: la parola cultura è venuta fuori, come pure la parola politica. Vorrebbe entrare nel confronto scontro sulla realtà politico-sociale del momento. Occorre un’attenzione particolare sul discorso culturale etico. Ha preoccupazioni non indifferenti, perché il linguaggio corrente è “da Salvini”. Teniamo conto anche delle preoccupazioni che dà il sovranismo. Cita alcuni versi di Ndjock Ngana, poeta originario del Camerun, pubblicati dalla rivista  “Madrugada”, edita dall’associazione Macondo della Valbrenta: “Amare un solo amico, un solo padre, una sola madre, una sola famiglia, amare una sola persona è prigione”.

 

Pierpaolo Pertino: il titolo del convegno dovrebbe raccogliere tutto quello che è stato detto, partendo dal prendersi cura. Questa è la radice che accomuna un discorso politico, di ambiente, di socialità, di cultura. Il prendersi cura potrebbe essere declinato tanto sul grande quanto sul piccolo. Legato a questo, il tema della tenerezza.

 

Beppe Ghilardi. possibile titolo: Testimoni in un ambiente che cambia (resistenza disumana).

 

Gianni Pettenella: abbiamo materia per fare un convegno di 20 giorni. Occorre sintetizzare e cominciare ad essere concreti. Caterina Perata scriveva di abolire i gruppi di lavoro a cui siamo arrivati attraverso un travaglio finalizzato a coinvolgere maggiormente le persone. Il privilegiare i testimoni non deve andare nel senso di farne parlare 6 in mezza giornata. Quando parliamo di “politica”, di quale politica parliamo? Dobbiamo avere la consapevolezza di fare politica anche se tra noi ci sono persone che votano in modo diverso.

 

Silvestro Profico: la proposta sulla politica da lui fatta non si riferiva ai contenuti ma alla struttura istitu-zionale.

 

Beniamino Favaro: stiamo facendo una bella discussione ma dobbiamo stringere. Di sicuro non possiamo decidere oggi: dovremo farlo nel prossimo coordinamento, utilizzando questo lasso di tempo per uno scam-bio di idee.

 

Fulvio Gardumi: è d’accordo.

 

Monica Armetta: propone, per la prossima volta, che la segreteria faccia una proposta, riassumendo questi temi, sia in relazione al contenuto, che in relazione al metodo. Entro novembre tutti quelli che leggono pos-sono portare dei suggerimenti, di cui la Segreteria farà sintesi. Occorre anche chiedere chi propone testimoni ed in quali termini: occorre fare gli inviti per tempo, per contenere i costi del viaggio.

 

Renato Lapponi: premette che la politica è l’arte di fare le scelte. I giovani non conoscono la storia. Consi-derando che i giovani comunicano con i nuovi media e che le risposte politiche transitano dagli stessi mezzi, la RRR come vive questo momento, come facciamo ad inserirci? Occorre una formazione. Un titolo potrebbe essere come esercitare la resilienza moderna.

 

Fulvio Gardumi: accoglie l’invito di Monica e Beniamino a utilizzare il verbale per stimolare nella Rete una riflessione, a partire da ciò che è stato discusso per arrivare a proposte di temi e titoli. La segreteria manderà una sintesi di quanto emerso in modo da arrivare a Pistoia con idee più chiare. Le singole Reti potrebbero proporre testimoni, spiegandone l’utilità per il Convegno. Infine, si dovrà tener conto dell’invito di Caterina a dare maggiori possibilità di interagire tra di noi.

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  1. Varie ed eventuali.

 

Fulvio Gardumi: sintetizza i risultati del progetto Schutzhütte-Binario 1 di Bolzano, presentato al coordinamento di Candriai, al quale la Rete di Verona e la Rete di Trento hanno contribuito. Il report sul progetto è contenuto in una pubblicazione di 32 pagine che sarà inviata via mail alle Reti e alle persone che la richiederanno. Il progetto si è concluso nella parte per cui ci era stato chiesto aiuto (una casa nella quale ospitare i profughi di categorie vulnerabili in transito sulla rotta del Brennero). In 14 mesi è stata data ospitalità a 128 persone, provenienti da 21 paesi diversi, tutti appartenenti a categorie vulnerabili.

La casa era stata messa a disposizione da un imprenditore di Bolzano. Metà dei costi del progetto sono venuti dalla Chiesa Evangelica tedesca. L’altra metà da associazioni, tra cui la RRR, che viene pubblicamente ringraziata nel report finale. Il contributo dato non figura nel bilancio della Rete nazionale perché è stato versato direttamente dalla Rete di Trento.

Il progetto continua, non più con la casa (che è stata restituita al proprietario) ma con le altre attività di supporto prestate finora (corsi di lingua, accompagnamento ai servizi socio sanitari, ricerca alloggio e lavoro, difesa legale, ecc.) per cui non ci è più richiesto il nostro contributo.

 

Maria Cristina Angeletti: per la Palestina vuole segnalare che come il gruppo di Macerata è stato contattato un frate francescano di Grottammare, che fa parte della Custodia di Terra Santa. Potrebbe fare da tramite per un eventuale nuovo progetto della Rete.

 

Daniela Tasso: lo ha sentito parlare una domenica e si è accorta che ha una visione del problema palestinese simile a quella della RRR. Per questa ragione lo hanno incontrato ed hanno potuto verificare che ha una co-noscenza chiara e completa del problema. Un progetto potrebbe essere contribuire alla spesa per la sostitu-zione dei serbatori dell’acqua sui tetti delle case. Un’altra possibilità è investire per formare artigiani nella lavorazione del legno e della pietra.

 

Fulvio Gardumi: in novembre la Rete di Salerno relazionerà sul viaggio a Gaza e dovrebbe presentare un nuovo progetto. Se non dovesse avvenire, si potrebbe pensare a queste proposte e valutare la loro fattibilità.

 

Francesco Fassanelli: la Custodia di Terra Santa è una grossa entità che riceve contributi da moltissime realtà religiose. Bisognerebbe richiamarci al principio che la RRR sostiene progetti che non sono sostenuti da altri enti.

 

Chiusura coordinamento ore 12.30

 

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SINTESI DELLE DECISIONI ASSUNTE DAL COORDINAMENTO

 

  1. Per questo coordinamento, la registrazione sarà inviata solo ai presenti ed alla mailing-list dei referenti

 

  1. Prossimi coordinamenti:
  • 23/24 Novembre Pistoia
  • 25/26 Gennaio Sasso Marconi (?)
  • 7/8 Marzo Sezano

 

  1. Incarico alla Commissione Giovani di predisporre la proposta per un seminario parallelo al coordinamento di Pistoia (23/24 novembre) per un piccolo numero di giovani sui temi del seminario nazionale.
  1. La data del Convegno Nazionale 2020 è fissata nei giorni 17 – 18 -19 aprile. In alternativa, in caso di indisponibilità dell’albergo, si individuano i giorni 8 – 9 – 10 maggio.

 

  1. Approvazione progetto Lualaba (Rete Castelfranco Veneto) per € 8.500 annui, a partire dal 2019; garantiti per i primi 2 anni e con riserva per il terzo.

 

  1. Approvazione del progetto per l’acquisto di un forno per la scuola cuochi di Gyumri, alla cifra di € 4.800 per l’anno 2020.

 

  1. Approvazione dell’operazione viaggi giovani, con affidamento alla Commissione Giovani della definizione dei criteri di accesso ai contributi. Il coordinamento fisserà di anno in anno la somma da stanziare per l’anno successivo. Per l’anno 2019 sono già stati stanziati 5.000 €, di cui 2.000 € già impiegati per il viaggio a Gaza. I restanti 3.000 € vengono impegnati per il viaggio in Bolivia.

 

  1. Creazione di una commissione per l’individuazione di un luogo alternativa a Trevi per il Convegno nazionale, composta da Angelo Ciprari, Lucia Capriglione e Sergio Ferrera.

 

  1. La segreteria opererà una sintesi delle proposte emerse e di quelle che perverranno via mail sul tema del convegno e presenterà una propria proposta al prossimo coordinamento.