Lettera di maggio 2017 da Maria Cristina Angeletti Gruppo di Macerata

Cari amici,

voglio riepilogare alcuni recenti eventi intervenuti intorno alla questione palestinese e alla campagna con cui Israele cerca di mettere a tacere il movimento BDS ( acronimo di Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni), la più grande coalizione della società civile palestinese che sostiene il boicottaggio dei prodotti israeliani provenienti dalle colonie, il disinvestimento imprenditoriale in Israele da parte di imprese straniere e le necessarie sanzioni da applicare allo Stato Israeliano per gli evidenti crimini contro i palestinesi privati di ogni diritto. E’ da precisare che la Rete Radie’ Resch aderisce a questo movimento opponendosi all’apartheid israeliana ( Coordinamento lombardo per la Palestina, Reteromanapalestina). Andiamo in ordine di tempo:

17 Marzo 2017 – La Dottoressa Rima Khalaf, Direttrice della Commissione Economica e Sociale delle Nazioni Unite per l’Asia Occidentale (ESCWA), si è dovuta dimettere dal suo incarico a seguito di pressioni esercitate dagli Stati Uniti e da Israele a proposito di una relazione pubblicata dalla Commissione che documenta le politiche di apartheid di Israele nei confronti del popolo palestinese e incoraggia il sostegno al BDS a favore dei diritti e della libertà dei palestinesi. La Dottoressa Khalaf ha spiegato la sua decisione affermando: “Mi sono dimessa perché è mio dovere non nascondere un crimine evidente, e avallo tutte le conclusioni della relazione.”

Queste le parole di Mahmoud Nawajaa, il Coordinatore Generale del Comitato Nazionale Palestinese del BDS (BNC):

La relazione storica dell’ESCWA ha centrato due precedenti epocali sulla Palestina. È la prima volta che un’ agenzia delle Nazioni Unite ha stabilito, attraverso uno studio scrupoloso e rigoroso, che Israele ha imposto un regime di apartheid contro l’intero popolo palestinese. Inoltre la Commissione esprimendosi a favore del BDS, in quanto efficace strumento per ritenere Israele responsabile di crimini di guerra, ha creato un precedente importante nel sistema delle Nazioni Unite. I Palestinesi sono profondamente grati alla direttrice dell’ESCWA, Dottoressa Rima Khalaf, che ha preferito dimettersi con dignità piuttosto che cedere ai suoi principi di fronte al bullismo di Stati Uniti e Israele. In questo momento buio della nostra storia, con la repressione crescente di Israele, inclusa quella verso i difensori non violenti dei diritti umani, il furto continuo di terra palestinese e il peggioramento delle politiche di apartheid. I palestinesi sperano che questo rapporto rivoluzionario annunci l’avvento di una nuova era in cui si consideri l’ingiusto regime di Israele come è stato fatto contro l’apartheid del Sud Africa”.

21 marzo 2017 – Il ministro israeliano della Pubblica Sicurezza, Gilad Erdan, ha annunciato che il suo ministero si propone di creare un nuovo database dei cittadini israeliani che sostengono il movimento civile di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni..

Di nuovo il Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC)ha affermato::

Questo nuovo database è coerente con i tentativi del governo israeliano di reprimere il movimento BDS, proprio perché esso sta crescendo sia all’interno di Israele sia in tutto il mondo. A questo database che colpisce i cittadini israeliani che sostengono il BDS se ne aggiunge un altro rivolto ai sostenitori del B

Lettera dfi maggio 2017 da Maria Cristina Angeletti Gruppo di Macerata

Cari amici,

voglio riepilogare alcuni recenti eventi intervenuti intorno alla questione palestinese e alla campagna con cui Israele cerca di mettere a tacere il movimento BDS ( acronimo di Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni), la più grande coalizione della società civile palestinese che sostiene il boicottaggio dei prodotti israeliani provenienti dalle colonie, il disinvestimento imprenditoriale in Israele da parte di imprese straniere e le necessarie sanzioni da applicare allo Stato Israeliano per gli evidenti crimini contro i palestinesi privati di ogni diritto. E’ da precisare che la Rete Radie’ Resch aderisce a questo movimento opponendosi all’apartheid israeliana ( Coordinamento lombardo per la Palestina, Reteromanapalestina). Andiamo in ordine di tempo:

17 Marzo 2017 – La Dottoressa Rima Khalaf, Direttrice della Commissione Economica e Sociale delle Nazioni Unite per l’Asia Occidentale (ESCWA), si è dovuta dimettere dal suo incarico a seguito di pressioni esercitate dagli Stati Uniti e da Israele a proposito di una relazione pubblicata dalla Commissione che documenta le politiche di apartheid di Israele nei confronti del popolo palestinese e incoraggia il sostegno al BDS a favore dei diritti e della libertà dei palestinesi. La Dottoressa Khalaf ha spiegato la sua decisione affermando: “Mi sono dimessa perché è mio dovere non nascondere un crimine evidente, e avallo tutte le conclusioni della relazione.”

Queste le parole di Mahmoud Nawajaa, il Coordinatore Generale del Comitato Nazionale Palestinese del BDS (BNC):

La relazione storica dell’ESCWA ha centrato due precedenti epocali sulla Palestina. È la prima volta che un’ agenzia delle Nazioni Unite ha stabilito, attraverso uno studio scrupoloso e rigoroso, che Israele ha imposto un regime di apartheid contro l’intero popolo palestinese. Inoltre la Commissione esprimendosi a favore del BDS, in quanto efficace strumento per ritenere Israele responsabile di crimini di guerra, ha creato un precedente importante nel sistema delle Nazioni Unite. I Palestinesi sono profondamente grati alla direttrice dell’ESCWA, Dottoressa Rima Khalaf, che ha preferito dimettersi con dignità piuttosto che cedere ai suoi principi di fronte al bullismo di Stati Uniti e Israele. In questo momento buio della nostra storia, con la repressione crescente di Israele, inclusa quella verso i difensori non violenti dei diritti umani, il furto continuo di terra palestinese e il peggioramento delle politiche di apartheid. I palestinesi sperano che questo rapporto rivoluzionario annunci l’avvento di una nuova era in cui si consideri l’ingiusto regime di Israele come è stato fatto contro l’apartheid del Sud Africa”.

21 marzo 2017 – Il ministro israeliano della Pubblica Sicurezza, Gilad Erdan, ha annunciato che il suo ministero si propone di creare un nuovo database dei cittadini israeliani che sostengono il movimento civile di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni..

Di nuovo il Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC)ha affermato::

Questo nuovo database è coerente con i tentativi del governo israeliano di reprimere il movimento BDS, proprio perché esso sta crescendo sia all’interno di Israele sia in tutto il mondo. A questo database che colpisce i cittadini israeliani che sostengono il BDS se ne aggiunge un altro rivolto ai sostenitori del BDS di altri paesi; una legge israeliana recentemente approvata cerca di impedire ai sostenitori internazionali dei diritti dei palestinesi di entrare in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati. Esiste anche una legge approvata nel 2011, che prevede che vengano depositate cause civili contro i cittadini israeliani che invitano al boicottaggio. Ora, il governo israeliano cerca di reprimere ulteriormente i suoi cittadini per il loro pensiero politico e per il loro impegno sui diritti umani.”

Non è affatto sorprendente che il governo spii i cittadini sia ebrei che palestinesi, o che crei una banca dati di coloro che sostengono il BDS, al fine di colpire tutti coloro che lavorano per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza dei palestinesi. Il supporto per il movimento BDS è, negli ultimi anni, in crescita in tutto il mondo e sempre più persone riconoscono la realtà brutale del regime di apartheid di Israele in quasi 50 anni di occupazione militare. Gli sforzi repressivi di Israele per sopprimere il movimento BDS illustrano ulteriormente la legittimità della nostra causa e saranno quindi solo destinati a rafforzare il sostegno in tutto il mondo per la nostra lotta non violenta a favore della nostra libertà e dei nostri diritti.”

22 marzo 2017 – Nella mattina di domenica 19 marzo, le autorità fiscali israeliane hanno fatto irruzione a casa di Omar Barghouti, noto difensore dei diritti umani palestinesi e co-fondatore del movimento di Boicottaggio, Divestmento e Sanzioni (BDS). Hanno trattenuto e interrogato Omar e la sua moglie Safa per 16 ore in quel primo giorno. Omar attualmente sta subendo altri interrogatori.

Questa la risposta del Comitato Nazionale palestinese per il BDS: “Di fronte agli sforzi sistematici del governo israeliano per criminalizzare il movimento BDS, intimidire gli attivisti ed impedire la libertà di parola, facciamo notare che un noto difensore dei diritti umani palestinese e co-fondatore del movimento BDS, Omar Barghouti, da anni è stato sottoposto a intense minacce, intimidazioni e repressione da parte di vari organi del governo israeliano di estrema destra, considerando il movimento una “minaccia strategica”.

Ad un congresso nel marzo 2016 a Gerusalemme occupata, parecchi ministri del governo israeliano hanno minacciato Omar e altri difensori dei diritti umani di primo piano del BDS fino a parlare di’“eliminazione civile mirata”, un eufemismo per dire assassinio civile. Il Ministero degli Affari Strategici l’anno scorso ha costituito una “unità di infangamento”, come rivelato nel quotidiano israeliano Haaretz allo scopo di rovinare la reputazione dei difensori dei diritti umani e delle reti del BDS.

È in questo contesto che deve essere intesa l’indagine del dipartimento fiscale israeliano su Omar e sua moglie Safa. Dopo che il governo non è riuscito ad intimidire Omar con la minaccia della revoca della residenza permanente in Israele e dopo che il divieto di viaggiare si è dimostrato inutile nel fermare il suo lavoro sui diritti umani, il governo israeliano ha fatto ricorso alla presunta evasione fiscale sui redditi percepiti da Omar fuori da Israele per infangare la sua immagine.

Il fatto che il divieto di viaggiare sia arrivato alcune settimane prima del previsto viaggio di Omar Barghouti negli Stati Uniti per ricevere il premio per la pace Gandhi insieme a Ralph Nader in una cerimonia all’università di Yale la dice lunga sui reali motivi israeliani.

Qualunque siano le misure estreme di repressione che Israele brandisce contro il movimento BDS e la sua vasta rete di sostenitori, non potrà fermare questo movimento per i diritti umani. Prepotenza e repressione possono difficilmente avere effetto su un movimento di base che si sviluppa nei cuori e nelle menti delle persone, mettendole in grado di fare la cosa giusta e di schierarsi dalla parte giusta della storia.”

Riporto il sito del BDS per chi volesse informarsi di più : www.bdsmovement.net

 

DS di altri paesi; una legge israeliana recentemente approvata cerca di impedire ai sostenitori internazionali dei diritti dei palestinesi di entrare in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati. Esiste anche una legge approvata nel 2011, che prevede che vengano depositate cause civili contro i cittadini israeliani che invitano al boicottaggio. Ora, il governo israeliano cerca di reprimere ulteriormente i suoi cittadini per il loro pensiero politico e per il loro impegno sui diritti umani.”

Non è affatto sorprendente che il governo spii i cittadini sia ebrei che palestinesi, o che crei una banca dati di coloro che sostengono il BDS, al fine di colpire tutti coloro che lavorano per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza dei palestinesi. Il supporto per il movimento BDS è, negli ultimi anni, in crescita in tutto il mondo e sempre più persone riconoscono la realtà brutale del regime di apartheid di Israele in quasi 50 anni di occupazione militare. Gli sforzi repressivi di Israele per sopprimere il movimento BDS illustrano ulteriormente la legittimità della nostra causa e saranno quindi solo destinati a rafforzare il sostegno in tutto il mondo per la nostra lotta non violenta a favore della nostra libertà e dei nostri diritti.”

22 marzo 2017 – Nella mattina di domenica 19 marzo, le autorità fiscali israeliane hanno fatto irruzione a casa di Omar Barghouti, noto difensore dei diritti umani palestinesi e co-fondatore del movimento di Boicottaggio, Divestmento e Sanzioni (BDS). Hanno trattenuto e interrogato Omar e la sua moglie Safa per 16 ore in quel primo giorno. Omar attualmente sta subendo altri interrogatori.

Questa la risposta del Comitato Nazionale palestinese per il BDS: “Di fronte agli sforzi sistematici del governo israeliano per criminalizzare il movimento BDS, intimidire gli attivisti ed impedire la libertà di parola, facciamo notare che un noto difensore dei diritti umani palestinese e co-fondatore del movimento BDS, Omar Barghouti, da anni è stato sottoposto a intense minacce, intimidazioni e repressione da parte di vari organi del governo israeliano di estrema destra, considerando il movimento una “minaccia strategica”.

Ad un congresso nel marzo 2016 a Gerusalemme occupata, parecchi ministri del governo israeliano hanno minacciato Omar e altri difensori dei diritti umani di primo piano del BDS fino a parlare di’“eliminazione civile mirata”, un eufemismo per dire assassinio civile. Il Ministero degli Affari Strategici l’anno scorso ha costituito una “unità di infangamento”, come rivelato nel quotidiano israeliano Haaretz allo scopo di rovinare la reputazione dei difensori dei diritti umani e delle reti del BDS.

È in questo contesto che deve essere intesa l’indagine del dipartimento fiscale israeliano su Omar e sua moglie Safa. Dopo che il governo non è riuscito ad intimidire Omar con la minaccia della revoca della residenza permanente in Israele e dopo che il divieto di viaggiare si è dimostrato inutile nel fermare il suo lavoro sui diritti umani, il governo israeliano ha fatto ricorso alla presunta evasione fiscale sui redditi percepiti da Omar fuori da Israele per infangare la sua immagine.

Il fatto che il divieto di viaggiare sia arrivato alcune settimane prima del previsto viaggio di Omar Barghouti negli Stati Uniti per ricevere il premio per la pace Gandhi insieme a Ralph Nader in una cerimonia all’università di Yale la dice lunga sui reali motivi israeliani.

Qualunque siano le misure estreme di repressione che Israele brandisce contro il movimento BDS e la sua vasta rete di sostenitori, non potrà fermare questo movimento per i diritti umani. Prepotenza e repressione possono difficilmente avere effetto su un movimento di base che si sviluppa nei cuori e nelle menti delle persone, mettendole in grado di fare la cosa giusta e di schierarsi dalla parte giusta della storia.”

Riporto il sito del BDS per chi volesse informarsi di più : www.bdsmovement.net

 

Carissima, carissimo,
oggi urge creare sempre di più relazioni profonde e durature basate sul dialogo e l’incontro con l’altro, unico antidoto che ci spinge ad emanciparsi da qualsiasi dogmatismo, da qualsiasi forma di dipendenza e di contrapposizione; ciò sprona ad abbattere ogni tipo di barriere e ad aprirsi. Ciò porta ad aprirsi al mondo, alla laicità, alla scienza, al corpo, ad altri credi religiosi, a filosofie difformi dalle nostre e a ideologie diverse.
Acquisire questa libertà è faticoso, è fatica saper discernere, essere sempre attivi, non lasciarsi guidare dalle mode e acquisire la disponibilità ad imparare dai nostri errori. Chi è che non ne commette? La perfezione a mio parere è un puro concetto astratto, dobbiamo prenderci la libertà di agire per quello che crediamo, a costo di sbagliare, è così che potremmo migliorare e guardare alla società e a noi stessi con la serenità dell’essersi messi in gioco. Dobbiamo abituarci a non considerare come punto di riferimento noi stessi, ma allargare il nostro orizzonte verso gli emarginati, gli esclusi, i poveri, i senza voce, gli scartati.
Oggi sappiamo che uno sparuto gruppetto di persone controllano le risorse di mezzo mondo, non possiamo permetterlo! Non possono persone e popoli interi aver diritto a raccogliere e vivere di solo “briciole”. Nessuno può sentirsi tranquillo e dispensato non solo dagli imperativi morali, ma principalmente dalla sofferenza che miliardi di persone che vivono quotidianamente nella propria vita questa brutale sofferenza, dalla corresponsabilità della gestione del pianeta, una corresponsabilità più volte ribadita dalla comunità politica internazionale ai massimi livelli.
Fare giustizia deve essere il nuovo imperativo, basta perpetuare logiche di sfruttamento di persone e territori, che rispondono al più cinico uso del mercato, per incrementare il benessere di pochi.
E’ a causa di questi meccanismi che milioni di persone fuggono dalle loro terre, dalle loro case, che sommatiti a quelli che fuggono dalle guerre costituiscono un popolo in cammino, spesso senza meno, se non dal fuggire dalla loro situazione di sofferenza e di fame, create da chi determina il mondo.
Accogliere, proteggere, promuovere e integrare sono i quattro verbi che ognuno di noi deve coniugare in prima persona singolare e in prima persona plurale, per una comune risposta al fenomeno delle migrazioni.
Accogliere, anzitutto, che non equivale ad aspettare, attendere i migranti, ma fare pressione sui governi e la comunità internazionale, per favorire canali umanitari accessibili e sicuri e preparare le nostre comunità a un’accoglienza diffusa, istituzionale, personale e familiare.
Proteggere, tutelare i migranti dallo sfruttamento, dall’abuso, dalla violenza, attuando una vera lotta contro i trafficanti di esseri umani, ma anche rafforzando e non indebolendo gli strumenti politici di tutela dei migranti, no a nuovi CIE, no al disegno di legge Minniti-Orlando!
Promuovere, lavorando per lo sviluppo, la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, perchè le migrazioni forzate di oggi nascono dall’impossibilità delle persone di vivere nella loro terra, causa lo sfruttamento continuo e costante delle multinazionali, costrette a vivere nelle guerre volute da interessi stranieri per accaparrarsi le loro risorse, disastri ambientali causati da chi tratta queste terre come cortile di case dove si può tutto.
Integrare, un processo di mutuo riconoscimento, che nasca dal basso, evitando ghettizzazioni, facilitazioni del ricongiungimento familiare.
Quattro verbi che attendono di essere messi in pratica per superare le ingiustizie causate da una non equa distribuzione dei beni.
Penso alla Siria, ad Aleppo, caduta dopo oltre quattro anni di assedio, che adesso prova a rialzare la testa. Non si tratta solo di riedificare la città, i suoi servizi ecc., ma di rimettere insieme anche i pezzi della società colpita con violenza anche nella sua millenaria tradizione di convivenza e di tolleranza. Una sfida difficile che vede la comunità in prima fila per vincerla con le armi pacifiche dell’amicizia e della solidarietà concreta tra diversi.
La speranza della popolazione civile é che la tregua regga, come regga l’unità sociale. La riconciliazione nazionale, forse è proprio questa la sfida che che attende la Siria e Aleppo, anche se la guerra non è del tutto completamente finita. Ma è forte la voglia di rinascere.
Penso al Sud Sudan, lo stato più giovane del mondo, dove è in atto un grande esodo di massa causato da i continui assalti dei ribelli alle popolazioni civili, costrette a rifugiarsi nei campi profughi in Uganda. Un popolo disperato in marcia, spesso senza acqua e cibo, verso una insicura possibilità di vita, perchè cosciente che la vita vince sempre sulla morte.
Penso: sono gli abitanti di Aleppo della Siria, gli uomini e le donne impoverite del Sud Sudan, colpevoli della loro situazione, o sono gli ennesimi segni di una disumanità enorme e noi dobbiamo chiederci quanto queste violenze siano frutto di un clima di egoismo, indifferenza e ostilità verso le persone più deboli o diverse. Persone fragili esposte all’indifferenza ma anche alla violenza verbale.
Leggo parole di odio ogni giorno anche sui social network. Oggi di fronte a tutto ciò abbiamo bisogno di parole autentiche, ferme e inequivocabili. Capaci di mordere le coscienze ed esprimere dolore, compassione e di speranza.
Viviamo anni di solitudine, è una delle povertà più gravi, a fianco di quella materiale, culturale e relazionale. Una solitudine che si dilata e diventa ansia, paura. Su questo dobbiamo lavorare. C’é chi si autoesclude, perciò servono politiche di inclusione e di sostegno e non nuove discariche di esseri umani.
Urge uscire dalle incertezze e dagli egoismi facendosi viandanti di speranza per le persone escluse, emarginate e umiliate.
Ci sarà un motivo per cui piace cosi tanto Papa Francesco? Me lo chiedevo giusto ieri pomeriggio davanti alla tv, ascoltando e vedendo il bagno di folla milanese di Bergoglio. Un milione di persone sono tante per la presenza di un Papa qualunque. Ma Francesco di qualunque non ha niente. È un papa speciale. Unico. Nessuno può ormai più gridare al bluff. Le sue non solo parole. Il santo padre agisce incoraggia ama. Ama soprattutto gli ultimi, i diseredati. All’ odio xenofobo di quattro scalmanati sparsi per il mondo risponde ad esempio con una frase forte che scalda i cuori. La rivoluzione della tenerezza. Amore bontà ottimismo coraggio. Lotta dura contro le ingiustizie, contro le angherie dei padroni del mondo. Si dia voce alla giustizia sociale, alla uguaglianza, sembra dire, e in fondo dice, Francesco. Se non fossero i concetti sposati da un pontefice si potrebbe pensare al discorso di un capo di stato iperprogressista. Di quella fraternità migliore, quello che vuole una società più giusta e solidale. In fondo, se ci pensate bene, sono gli stessi concetti di Nostro Signore. Ricordate i mercanti del tempio? Ecco. Tra un attacco ai bulli di tutto il mondo e una carezza ai fratelli carcerati di san Vittore che hanno sbagliato ma possono ancora redimersi, Francesco non fa mistero di avercela con le multinazionali e il mondo della finanza con banchieri senza cuore e imprenditori avidi. Sono loro ad avere ucciso la gioia. Cioè quegli speculatori senza scrupoli, come li chiama Francesco, che hanno tolto la speranza ad intere famiglie privandole del lavoro e della giustizia sociale per meri e squallidi interessi economici. Sono loro ad aver trasformato il sogno della globalizzazione che abbatte barriere e fa cooperare i popoli, in un incubo in cui si innalzano muri e si sfruttano migranti schiavi per osceni calcoli di potere. L’1% di sprezzanti ricchi del mondo che dopo aver depredato i territori del terzo mondo ora vuole alimentare una guerra tra poveri abbassando i salari per una irrefrenabile, folle ed incomprensibile sete di accumulo di altra ricchezza. Fa capire tutto questo ed altro ancora papa Francesco, nella splendida giornata di sole milanese. Ed ecco perché un milione di persone ha risposto all’ appello del santo Padre, affollando lo spazio di Monza e lo stadio San Siro. Mai così pieno da tanti anni a questa parte. Quelle persone lo hanno fatto perché credono in lui. Credono in questo papa ‘comunista’ che al momento è l’unico capo di stato davvero autorevole al mondo. L’unico capace di parlare diretto al cuore della gente. Gente che sta senza se e senza ma dalla sua parte. Un papa, senza ombra di dubbio il più grande papa della storia moderna, che ai muri Anti immigrati preferisce i ponti per accogliere il prossimo. Per abbattere i muri ideali e quelli concreti tra nazioni che per secoli si sono fatte la guerra.
Sì, a papa Francesco sono sicuro che i costruttori di ponti piacciono tantissimo.
E’ in questa prospettiva che dobbiamo vivere -per chi è cristiano- una Pasqua che cambi realmente le nostre relazioni.