Caro Toni e amici della rete di Udine,

sono passati quasi tre mesi da quando sono stato colpito da embolia polmonare, nella città di Aracaju dove mi trovavo con Macione per un’attività di formazione di leader popolari (Programma Germinar). Attualmente sto abbastanza bene, non avendo nessuna conseguenza; devo solo prendere un farmaco per evitare la formazione di possibili trombi (Xarelto, prodotto dalla Bayer, quella che ha comprato la Monsanto!!!), e secondo il nostro medico fitoterapico, inghiottire uno spicchio di aglio ogni giorno.

Penso che siate informati di quello che sta succedendo in Brasile. Il modello neoliberale ha trovato spazio per imporre le sue leggi; il gigante Brasile deve ritornare ad essere colonia e servire al grande capitale e, se le forme di schiavitù con la frusta e le catene sono passate di moda, ci sono altre forme di sfruttamento per piegare la schiena di un popolo intero.

Se il PT e Lula non sono riusciti o non hanno riconosciuto come prioritario il cambiamento strutturale della politica e dell’economia in quasi 12 anni di governo, é nostro dovere riprendere con forza le bandiere di lotta che affrontano le strutture del capitale che creano oligarchie e concentrano ricchezze di tutto un popolo. L´altra economia che crediamo possibile non è morta e le organizzazioni popolari, anche se sono state scosse da questa ondata di manifestazioni della destra corrotta, sono pronte a scendere in piazza di nuovo, ad annullare la narrazione neoliberale, che vuole far credere che il mondo é fatto come loro vogliono, con ricchi da una parte e miserabili dall´altra, con una classe media che crede che un giorno fará parte del top della piramide sociale ma che non ci arriverà mai.

Una delle iniziative della nostra cooperativa Grauna ( cooperativa che abbiamo formato ancora due anni fa, mi pare che te ne avevo parlato) e che è già attiva, é la costituzione qui a Gravatá di un Forum per riunire le associazioni che lavorano con la popolazione in vari settori. Questo Forum ha il compito di stabilire strategie per influire nella amministrazione municipale a favore della popolazione di periferia e degli agricoltori della zona rurale. Quello che sentiamo pure come necessario é una coscientizzazione volta all’elezione di politici che si sono impegnati con le attività delle organizzazioni. È un ritorno alle origini, ma ora, dopo tutti questi anni, abbiamo l’esperienza di conquiste, di errori, di mediazioni, di buone pratiche.

Come puoi immaginare l’Associazione Ama Terra é quella che ci prende più tempo. Siamo in rete con altre cinque associazioni che coltivano biologico e poco a poco stiamo costruendo forme nuove di commercializzazione, inserendo un dialogo con i consumatori, creando così una economia circolare…. molte idee stanno nascendo.

Il programma Germinar di cui Macione é responsabile qui nel Nordest, prosegue con due gruppi e garantisce la formazione di una cinquantina di leader comunitari. Questa attività é come la tessitura o la semina di un grano che può cambiare il modo di essere in gruppo o di condurre una azione comunitaria.

La cupola geodesica qui nel Sitio Felice sta ospitando gruppi di studio e incontri con agricoltori. Sono molto contento per questo.

Caro Toni, puoi stare tranquillo: sto evitando al massimo periodi lunghi in piedi. Uso pure calze elastiche quando sto fuori tutto il giorno e devo guidare la macchina. Macione mi sta sempre accanto.

Una cosa volevo anche dirti. Nella settimana in cui ho avuto la trombosi, mio cognato Camillo é morto. Mia sorella lo ha trovato morto sul letto la mattina. Avrei voluto starle vicino, ma purtroppo siamo lontani fisicamente. Chissà, un giorno prima della fine dell´anno la incontrerò….. se sarà possibile.

Allora continuiamo a scambiare notizie e sentirci sempre vicini.

Macione ti manda un grande abbraccio così pure a Maria Grazia e a tutti gli amici, a cui puoi passare le notizie.

Ciao Giovanni.

NB.: rinnovo la mia gratitudine alla Rete per avermi fornito i soldi che mi sono serviti per pagare le spese dell´ospedale. Stiamo recuperando la somma poco a poco con il lavoro di Macione, che, mediante un contratto con l´Istituto Moura, utilizza con i ragazzi delle scuole medie di Belo Jardim lo stesso metodo del programma Germinar.

 

Buongiorno a tutte e a tutti,

Dalla nostra ultima mail, la repressione della solidarietà ha continuato a intensificarsi attraverso condanne morali e politiche, ma anche legali. La mobilitazione è sempre in corso, e sempre più necessaria adesso che la lotta dei cittadini solidali non è più nei radar dei media.

L’équipe di Universitaires solidaires continua la sua azione. Ecco i nostri prossimi appuntamenti:

Il 6 giugno a Marsiglia (Aix-Marseille Université, Saint-Charales, Amphithéâtre Lavoisier) si terrà una giornata di studi sul “reato di solidarietà”. Questa giornata è stata pensata per rispondere all’urgenza di informarsi, formarsi e incontrarsi, in un contesto di recrudescenza della repressione contro cittadini, collettivi e associazioni solidali. Si impone infatti la necessità di rileggere nella loro dimensione storica, geografica e giuridica i fenomeni migratori e il trattamento di cui fanno oggetto, con l’obiettivo di aprire un dialogo su queste tematiche che sono al centro del dibattito pubblico. Grazie agli interventi di ricercatori, esperti e di membri di reti associative e militanti, la giornata si articola in tre momenti: l’analisi del contesto storico, geografico e giuridico ; una formazione sui diritti delle persone migranti e delle persone solidali ; il contatto tra diversi attori che già agiscono sul territorio.

Questa giornata si vuole in continuità con la mobilitazione locale e nazionale contro la criminalizzazione della solidarietà (per quanto riguarda la dimensione nazionale francese, potete riferirvi alla rete Délinquants Solidaires che riunisce più di 400 organizzazioni), nell’ottica di sensibilizzare e informare a 15 giorni dai prossimi processi in appello.

Il 19 e il 26 giugno sono infatti le date dei processi in appello rispettivamente di Cédric Herrou et di Pierre-Alain Mannoni. Entrambi si terranno a Aix-en-Provence. Un appello alla mobilitazione è lanciato.

Potete informarvi sui processi in corso nelle Alpi-Marittime (regione di Nizza) sul sito dei Citoyens solidaires 06.

Il 5 giugno a Imperia si tiene invece il processo di 31 cittadini italiani solidali a Imperia. Potete trovare l’appello alla mobilitazione qui.

Per quanto riguarda l’Italia, in occasione della conferenza annuale di Escapes (Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate), un workshop sarà consacrato al tema della criminalizzazione della solidarietà il 9 giugno a Parma.

Solidarity Watch, piattaforma nazionale consacrata alla solidarietà e al “delitto di solidarietà” in Europa attualmente alla quale stiamo lavorando, interverrà sia alla giornata del 6 giugno a Marsiglia, sia al workshop del 9 giugno a Parma. 

Continueremo ad aggiornarvi sulle prossime mobilitazioni e sulle mobilitazioni in corso contro la criminalizzazione della solidarietà. Restiamo a vostra disposizione per scambiare informazioni su casi di criminalizzazione, sulle prossime mobilitazioni, e per eventuali collaborazioni.

Restiamo mobilitati e solidali!

A presto,

Le iniziatrici di Universitaires solidaires

Sarah Sajn, CHERPA, Sciences Po Aix

Morgane Dujmovic, TELEMME, AMU-CNRS

Chiara Pettenella, CHERPA, Sciences Po Aix

Elen Le Chêne, CHERPA, Sciences Po Aix

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WORKSHOP DEL 9 GIUGNO DI PARMA

Delitti di Solidarietà. Criminalizzazione delle reti di supporto a migranti e rifugiati

Facilitatori

Elena Fontanari, Escapes, Università di Milano

Martina Tazzioli, Swansea University

Lancio del tema

Giulia Scalettaris, EHESS

Negli anni 2014 e 2015 i riflettori dei media hanno reso visibili i transiti di migranti, richiedenti

asilo e rifugiati che entrando in Europa attraverso le porte-sud – Italia e Grecia – decidevano di

proseguire il loro percorso migratorio verso altri paesi del nord Europa, violando così gli accordi di

Schengen e il Regolamento Dublino. Tali transiti dei rifugiati sono stati supportati da associazioni,

singoli cittadini, attivisti, che localmente si sono attivati in azioni di supporto e logistica al transito,

così come di soccorso umanitario, in risposta ad una quasi totale assenza da parte delle istituzioni

e autorità locali preposte. Fornire cibo, riparo per la notte, coperte contro il freddo, informazioni

sulla richiesta d’asilo, ma anche occupare luoghi abbandonati per scopi abitativi, sono solo alcune

delle diverse pratiche di solidarietà che si sono moltiplicate localmente ai confini dell’Europa e nei

luoghi di transito interni allo spazio Schengen, come ad esempio Ventimiglia, Trieste, Calais,

Como, l’isola di Lesbo, la val Roia in Francia.

Il 2016 è stato segnato dalla risposta istituzionale a quel fenomeno che dopo l’estate del 2015 è

stato definito e costruito come “crisi dei rifugiati”. Gli accordi bilaterali come quello EU-Turchia, la

messa in atto dell’ hotspot approach, e i rinnovati controlli tra le frontiere interne degli stati membri

dell’Unione Europea, sono stati alcuni segnali di risposta delle istituzioni europee e dei governi

nazionali con l’obbiettivo di riorganizzare il sistema di controllo e gestione delle migrazioni in

Europa. Al fianco di queste politiche di rafforzamento dei confini esterni e interni dell’Unione

Europea, si aggiunge un progressivo processo di criminalizzazione della figura del “rifugiato” che

viene associato progressivamente alla figura del terrorista, soprattutto a seguito anche dei diversi

attacchi di Parigi e Bruxelles, ma anche Nizza, Berlino, Londra, e Stoccolma.

In questo clima di rinnovato controllo statale sui movimenti migratori verso e dentro l’Europa, le

reti di supporto e le azioni volontarie di solidarietà sono state considerate d’intralcio ai nuovi

meccanismi di gestione delle mobilità migranti, e dunque si è dato avvio a diffusi processi di

criminalizzazione del supporto al transito e delle azioni di aiuto umanitario e solidale. Le pratiche e

reti di solidarietà da tollerate perché colmavano le lacune istituzionali – negli anni precedenti –

diventano oggi l’oggetto di un processo di criminalizzazione che considera il rifugiato – e chi lo

supporta – pericoloso e indesiderabile. Famosi sono gli esempi dei processi penali fatti

all’agricoltore Cedric Herrou, abitante della Val Roia in Francia che ha ospitato diversi migranti in

transito, e al ricercatore universitario Pierre-Allain Mannoni, che ha dato un passaggio in macchina

a tre giovani donne eritree. In Italia i casi più noti sono stati i fogli di via dati a 15 attivisti nella città

di Como a seguito di una manifestazione di protesta, le indagini e l’apertura di un procedimento

penale nei confronti di 7 volontari/e ed ex-volontari/e della Onlus “Ospiti in Arrivo” di Udine, e fogli

di via ad attivisti della rete “no border” emessi dalla Questura di Imperia con il divieto di mettere

piede a Ventimiglia e nelle zone circostanti.

La criminalizzazione di queste diverse pratiche di solidarietà e supporto ai migranti e rifugiati si

basa su una direttiva europea del 2002, la “Facilitation Direttive”, che afferma il principio di

violazione della legge nel momento in cui si aiuta un migrante ad entrare in Europa o a muoversi

liberamente nel territorio europeo. Il problema di questa direttiva è l’ambiguità che crea nel

costringere gli stati membri a prevedere sanzioni di tipo penale per una vasta gamma di

comportamenti che vanno dalle azioni di smuggling vere e proprie a quelle di assistenza

umanitaria e supporto. Non tracciando una linea netta che distingue gli smugglers dagli operatori

umanitari e/o cittadini solidali, si forma così una zona grigia di ambiguità legislativa e incertezza giuridica

in cui umanitario e securitario si incontrano, fondono e confondono, lasciando così ampio

spazio alla discrezionalità dell’applicazione delle leggi e delle conseguenti sanzioni penali. In Italia,

la fusione e l’intreccio tra pratiche umanitarie e securitarie viene inoltre sancita da alcuni

emendamenti dei Decreti Minniti, che trasformano di fatto la figura dell’operatore sociale in

controllore” sociale – oltre a svuotare e comprimere ulteriormente il diritto d’asilo eliminando un

grado di giudizio al ricorso contro i dinieghi.

Queste contraddizioni e trasformazioni che stanno velocemente trasformando gli spazi di

migrazione e conflitto che viviamo ogni giorno nei territori, saranno alcuni dei temi che discuteremo

in questo workshop, con l’obbiettivo non solo di capire cosa sta succedendo ma anche di provare a

pensare a delle modalità di reazione collettiva difronte a questi veloci processi di criminalizzazione

e restrizione dei diritti.

Parteciperanno alla discussione:

– ASGI Roma: Lucia Gennari (consulenza legale per See Watch)

– Collettivo Como Senza Frontiere (in attesa di conferma)

– Luca Giliberti e Luca Queirolo Palmas (Università di Genova)

– Osservatorio Solidarity Watch (Giulia Scalettaris e Chiara Pettenella)

– Centro sociale TPO Bologna (Neva Chocchi)

– Welcome to Europe (Davide Carnemolla)

– Msf Italia (Bianca Benvenuti)

– Borderline Sicilia (Lucia Borghi)

– Antenne Migranti (Michela Semprebon)

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