Rete di Quarrata – Gennaio 2017
 
Carissima, carissimo,
i dati sono evidenti, e non si può fare le facce sconvolte ogni volta che ne escono di nuovi, il rapporto di Oxfam ci riporta il vero problema della povertà mondiale, rappresentata da quei ricchi sempre più ricchi  che, ad esempio, posseggono in otto 426 miliardi di dollari: cioè la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta, ossia  3,6 miliardi di persone.  Secondo Forbes gli 8 Paperoni sono in ordine di ricchezza  Bill Gates, Amancio Ortega, Warren Buffet, Carlos Slim, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Larry Ellison, Michael Bloomberg. Poi ovvio, non ci sono solo loro, ci sono anche gli altri 35 milioni che posseggono il 45 per cento della ricchezza mondiale. Alcuni hanno fatto i soldi con intelligenza o per intuito affaristico, altri invece, ed è  la schiacciante maggioranza di quei 35 milioni, si sono arricchiti con l’inganno (se va bene) o con la truffa, il ladrocinio. In Italia in sette hanno i beni del 30% della popolazione. Mentre 750 mlioni di persone, 1 su 8 non hanno accesso all’acqua potabile, 2,5 miliardi sono prive di servizi igenico-sanitari e più di un miliardo vive con meno di due dollari al giorno.
E i soloni, che sostengono che è tutta invidia sociale, non hanno capito niente di come vadano realmente le cose in questa società turbo-liberista e criminale. Oppure, il che è peggio, fanno finta di non capire. Il loro  è semplicemente un distorto spirito di emulazione che li porta ancora a credere nelle favole del sogno americano. Che fu. Altro che debito pubblico o amenità varie, quindi. Si tratta solo di avida ricchezza: nient’altro. Per spiegarmi meglio. I campioni strapagati del calcio, a quanto si sa, guadagnano onestamente i loro milioni di euro, seppur dando calci ad un pallone, cosa che la moltitudine degli italiani fa gratis o pagando addirittura il campo di calcetto. Resta comunque  il fatto che pur essendo un talento indiscusso e straordinario  della palla, i suoi guadagni stratosferici siano semplicemente folli e basterebbe smettere di andare allo stadio e non abbonarsi più alle pay tv per ridurre drasticamente i loro compensi. Ma molti altri siamo sicuri che siano diventati ricchi per proprie capacità? Dubito.
Prendiamo poi ad esempio la Grecia. Il reale stato di default della culla della democrazia dipende si dalla corruzione politica dei decenni passati ma è stata costruita ad arte per privatizzare e rendere la massimizzazione del profitto la regola. E come sempre a menare le danze ci sono le multinazionali, il mondo delle banche, imprenditori senza scrupoli. Quel famoso un per cento che l’onestà non sa nemmeno dove sia di casa. Hai voglia a dire che grazie al loro lavoro, a cascata, guadagnano anche tante altre persone. Ne siamo sicuri? E quale economia reale sviluppano, secondo voi? Carta straccia finanziaria, semmai. E inoltre: se la loro ricchezza finisce nei paradisi fiscali, senza reinvestirla, di cosa stiamo parlando? Avidità ed egoismo. Sono le uniche cose che costoro si porteranno nella tomba, tranquilli.
La verità è che l’attuale sistema economico favorisce solo  l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri. Il tutto grazie ad utili idioti  che sono stati messi a guardia dei loro averi: dirigenti dalle teste vuote e manager chiamati a far fallire le aziende e che in cambio ricevono liquidazioni milionarie. Come riporta il dossier della Onlus inglese, in occasione  della consueta e stucchevole parata del  World Economic Forum  di Davos, esclusiva località delle alpi svizzere. “Multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la disuguaglianza  facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica”. Comprimere verso il basso i salari, sottolinea Oxfam. Le migrazioni di questi anni, i migranti dei barconi per i quali  è logico e cristianamente scontato offrire accoglienza e rifugio, servono in fondo esattamente a questo: ad alimentare una guerra tra  poveri in cui l’ultimo venuto, pur di lavorare, è disposto a decurtarsi la paga della metà e oltre. Non è un caso che nel ricco nord est di una volta i lavoratori italiani siano stati per anni sostituiti da maghrebini o rumeni. Il che va benissimo, per carità. Ma allo stesso salario degli altri, non un euro di meno. Invece, imparata la strada, gli imprenditori veneti o lombardi sono stati ben felici  di ‘assumere’ chi veniva da fuori: si chiama anche in questo caso massimizzazione del profitto. Poi, arrivata la crisi, sono tornati ad essere razzisti della prima ora: prima gli italiani e idiozie varie.
Secondo Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia “è osceno che così tanta ricchezza sia nelle mani di una manciata di uomini e che gli squilibri nella distribuzione dei redditi siano tanto pronunciati in un mondo in cui una persona su dieci sopravvive con meno di 2 dollari al giorno. I servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione subiscono tagli, ma a multinazionali e super ricchi è permesso di eludere impunemente il fisco”. E’ insomma leggenda metropolitana che i miliardari si siano fatti  da sé: Oxfam ha calcolato ancora  che un terzo della ricchezza dei miliardari è dovuta ad eredità, mentre il 43% è dovuta a relazioni clientelari.
Tutto giusto. Ed è allarmante che la forbice tra ricchi e poveri si allarghi ogni anno di più. Del resto negli anni migliori della nostra vita, questa  sana distribuzione del reddito e della ricchezza aveva portato ad un benessere sociale talmente generalizzato da trascinare l’economia in un lungo periodo di espansione. Non ci vuole in fondo una laurea in economia per capire che la diffusione del benessere, la meritocrazia, l’uguaglianza sociale regalino il sorriso alle popolazioni di tutto il mondo, come nel trentennio 50 – 80 è stato, storture a parte. E in quel periodo che si è offerta la possibilità a tutti di studiare, curarsi, lavorare ricevendo  stipendi dignitosi e sicuri. Leggenda vuole che un giorno Henry Ford dichiarasse: “Perché strapago i miei operai? Perché devono essere in grado di acquistare le auto che producono”. Altro che Jobs Act.  Aveva capito tutto, il magnate dell’industria automobilistica. Va da se  infatti che, di questo passo, tempo dieci anni nessuno avrà i soldi per comprare più nulla e l’economia reale si bloccherà. Senza tanti giri di parole: si acquisterà solo gratis. Ma credete che alle élite finanziarie interessi?
Una cosa è certa: se non fermeremo subito l’abominevole malattia chiamata liberismo di questi ultimi trent’anni, le cose saranno destinate a peggiorare e il mondo pullulerà di schiavi. Attenzione: qui non si fa un encomio al socialismo o al comunismo. Qui si sta elogiando la  giustizia sociale secondo  cui un ricercatore capace magari di scoprire un vaccino contro i tumori è giusto che guadagni molto bene e senza esagerare, perché merita, ha studiato e salva vite umane.
La pancia della gente non è ancora vuota. Ma quando, purtroppo a breve lo sarà, a parere di molti, analisti, aspettiamoci una rivolta popolare in cui le classi dominanti verranno sopraffatte dalla moltitudine. Classi dominanti che  proveranno a reagire soffocando con la repressione la ribellione. Come andrà a finire lo scopriremo solo vivendo. Ho idea che faranno la fine di Maria Antonietta, la regina delle brioches. Ricordate: “perché il popolo si ribella?”. Le fu risposto: “chiede pane, ha fame”. Risposta: “Se non hanno più pane, che mangino brioches”.
Siamo nel pieno di un terremoto umano che viene dal nostro dentro, costruito nella nostra società, la “fabbrica dell’esclusione”, dove i ricchi sono sempre più straricchi e i poveri diventano sempre più masse in cammino, dove l’urgenza è proteggere le persone che sono sole, abbandonate, scartate da questo nostro sistema. Manifestiamo il nostro no a questo tipo di società, amplifichiamo le continue denunzie di papa Francesco, raro punto di riferimento rimasto, contro gli egoismi, le guerre e le ingiustizie che si compiono quotidianamente. Tanti, troppi, forse tutti ci sciacquiamo la bocca con parole come: solidarietà, fraternità, giustizia, dialogo, incontro, accoglienza, amore. Tutte queste parole sono mature unicamente e solamente nella misura in cui siamo capaci di “donare”. Ai super ricchi, ai signori della guerra, a chi volge lo sguardo dall’altra parte e agli indifferenti ricordo che questa volta la forbice potrebbe stringersi davvero  proprio intorno a loro. Fino a soffocarli.
Antonio
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