Tiziana Bonora

Il risveglio delle coscienze

Nuntio vobis gaudium magnum! Con gioia ed emozione oggi scrivo una Buona Notizia! Spero condividerete. Da circa dieci anni non seguo più la TV e ho deciso di rottamare il televisore: è stato un salto fondamentale per la mia crescita personale, per la mia vita, il gesto più mistico e rivoluzionario che potessi  immaginare e fare. Tutti noi, l’intero nostro mondo moderno, consumista, “occidentale”, siamo prigionieri di sofferenze alle quali siamo ormai assuefatti. Non ci rendiamo conto che i mass – media e la quasi totalità della conseguente cultura che viviamo e respiriamo vogliono tenerci schiavi, ad un livello di coscienza basico e istintuale, corrispondente alla parte del cervello più antica e primitiva: paure, competizione, violenza, stress, desiderio di dominio, insicurezza, manipolazione, mercificazione, avidità e ricerca del piacere fine a se stesso. Ne è chiara manifestazione l’uso sfrenato della dimensione sessuale delle persone,  pur di vendere loro qualunque cosa. Abbiamo perso ogni libertà, ogni possibilità di libera scelta e siamo diventati altamente manipolabili. Noteremo che, per contro, non sono mai incentivati, nutriti o stimolati nessun nostro desiderio o nostalgia di libertà, di verità, di giustizia, nessun desiderio di bene, di pace e di tenerezza. E’ un caso? Ma c’è dell’altro. Già qualche tempo fa Carl Jung affermava: “La vostra visione si chiarirà soltanto quando andrete a guardare nel vostro cuore… chi guarda all’esterno sogna, chi guarda all’interno, si risveglia”. E’ in atto una rivoluzione molecolare, quantica. So e sento che agisce perché sta agendo in me, vive ed è presente in me, in tanti di noi, in ogni spazio e luogo. Dal 2 al 5 novembre  i delegati e rappresentanti dei Movimenti Popolari Mondiali si sono incontrati a Roma in udienza dal Papa. Persone che hanno una coscienza umana e politica matura, una percezione alta del mondo e della realtà, sono capaci di leggere “i segni dei tempi”, persone che definirei evolute, lievito e sale della terra. Il profetico Pepe Mujica, ex presidente dell’Uruguay, attivista delle minoranze indigene, incarcerato per le sue idee, ha affermato in quella sede una cosa potentissima, che penso da diverso tempo: come movimenti abbiamo fallito perché non siamo partiti dal di dentro, dal profondo di noi stessi. Mi batte forte il cuore pensando ad una preghiera di Giovanni Vannucci, che era una supplica: “ Se in noi non è pace, non daremo pace. Se in noi non è ordine, non creeremo ordine”. Se l’evoluzione dell’uomo e della donna è quella della sua coscienza,  allora è tempo di chiamata al grande salto,  siamo in presenza di una svolta epocale. Il livello di coscienza è intimamente legato alla chiarezza e all’ampiezza della percezione della realtà: essere coscienti di qualcosa significa essere capaci di percepirlo chiaramente. “Dopotutto facciamo esperienza del mondo non direttamente, ma attraverso il punto di vista della nostra coscienza”. (Ervin  Laszlo) Cominciamo a sentire di essere tutti collegati fra di noi, di appartenere ad un’unica famiglia umana, iniziamo a riflettere sul fatto che ci salviamo solo se insieme. Lo diciamo nei movimenti da oltre vent’anni… Ce lo dice questo papa che è per l’unità umana, ce lo dice perfino la globalizzazione, ce lo dice la fisica quantistica, ce lo dicono da sempre i grandi maestri spirituali, ce lo dice la natura… Raniero La Valle in uno dei suoi ultimi libri: “Occorre  una nuova partenza. Rinnovati nell’intelligenza e nel cuore, occorre tornare alla politica, tornare a formulare programmi di azione, mettere all’ordine del giorno i problemi più urgenti. Un solo Anno della Misericordia non basta: occorre passare ad un’epoca nuova, all’età della Misericordia, dove il divino e l’umano si incontrano nel più piccolo dettaglio della veste senza cuciture della creazione di Dio, persino nell’ultimo granello di polvere dell’universo” . Noi credenti sappiamo che Dio agisce attraverso le nostre mani e il nostro cuore, e ci ha donato la dignità di essere causa delle cose; se vogliamo seguire e incarnare il Gesù storico, iniziare il nostro cammino sulla terra con consapevolezza, percezione e coscienza piena. Una cara amica della Rete,  sabato scorso mi stupì con una riflessione: “Iniziamo ogni mattina facendo come Gesù, la parte migliore di noi,  vivendo davvero le parole di Isaia 61, che Lui pronunciò quando, adulto e consapevole di sé e del suo tempo, iniziò del suo periodo pubblico e la predicazione”: “Lo spirito del Signore Dio è su di me perché mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore, per consolare tutti gli afflitti, per allietare i sofferenti,  per dare loro una corona invece della cenere, olio di gioia, canto di lode, invece di lutto e di dolore [… ]”. Oggi, in me,  si adempie questa parola. Un bel programma politico, di evangelizzazione e di umanizzazione per il papa, per tutti i movimenti, gli uomini e le donne di buona volontà… sale, lievito e luce del mondo!

Pio Campo

Quando l’amore si risveglia

Manca circa un’ora prima che l’incontro inizi e ho il cuore in tumulto. Mi trovo in un luogo splendido, la “Chapada dos veaderos”, a tre ore da Brasilia, in un Ashram che ospita il Festival “Ilumina”. Si tratta di un evento il cui intuito è promuovere laboratori e spettacoli che abbiano il potere di contribuire al risveglio della coscienza umana. Sono stato invitato a proporre la danza di Maria Fux e, come tutti gli altri collaboratori, avrò sessanta minuti a disposizione. Il Festival inizia alle otto del mattino e prosegue fino a mezzanotte. In un ventaglio meraviglioso di proposte, centinaia di persone si alternano in attività, tuffi nelle cascate cristalline, canti, meditazione. L’inverno brasiliano ha dipinto il cielo di un azzurro intenso da cui le nuvole, svenendo, sono evaporate. Il sole è assolutamente sovrano e guarda dall’alto questa terra su cui da mesi non cade una goccia di pioggia. I prati hanno cambiato colore e, ad ogni passo, sospiri di polvere si alzano per impregnare l’aria di un sapore di deserto. Ma, nulla lotta contro l’armonia di questa giornata che fluisce in equilibrio. Il mio intervento è alle sedici e sento la responsabilità di condividere la danza con queste persone che cercano, sorridono, si aprono. Sono veramente tante e ho bisogno di trovare un luogo in me in cui riposare, affidarmi, respirare. Percepisco che l’attività precedente alla mia produce un senso di euforia esterno e… preferisco non preoccuparmi nonostante alcuni pensieri insistano nel mostrarmi che evocare un movimento più intimo potrebbe non essere esattamente qualcosa di immediato. Mi avvicino, mancano pochi minuti, il gruppo è immenso. Sono tutti accaldati, colorati. Ascolto qualcuno che dal palco mi presenta e come in una apnea silenziosa e repentina, mi tuffo. Devo strapparmi di dosso il microfono che mi hanno messo in testa perchè non riconosco la mia voce e voglio stare con loro, semplicemente. Non ho nulla da insegnare, solo la mia nudità e la mia fede nella danza che mi ricorda incessantemente chi sono. Sono circa duecento persone. Percepisco che nel giro di pochi minuti la voce che abita nel mio cuore, la voce del mio Maestro, chiama i loro Maestri. Non esiste resistenza, distanza, paura, solo un intimo fluire e respirare. Non esistono nomi o storie sconosciute di ciascuno di noi, non prevalgono le differenze di età, di sesso, nulla. Siamo “Uno” nel miracolo che si ripete. I minuti passano senza che me ne accorga mentre i loro occhi si accendono, si sciolgono in lacrime di emozione e i nostri cuori danzano trascinando il corpo che si trasforma continuamente in onde, vibrazioni, immersioni. Arriviamo alla fine, che è un nuovo inizio, storditi da quanto si è presentato, una magia che noi stessi abbiamo evocato e reso presente. Ci guardiamo da questa nuova coscienza e per un po’ il mondo si riassesta nonostante le tragedie, le incoerenze, la politica squallida e la crisi. Li guardo e penso che quasi non so contenere questo Amore così forte e chiaro che sento per ciascuno. Gli abbracci non finiscono mai e fino al momento di partire si ripetono, si moltiplicano, si ricreano. E’ notte già e con Gabriel sono in un piccolo ristorante in città, lontano dal festival. Abbiamo fame. Mentre aspettiamo che il cibo venga servito si avvicina un signore anziano che sembra essere uscito da un film sugli Hobbit. Mi dice: “La danza risiede nel cuore. E tu, tu non fermarti mai… È quello che sei venuto a fare. Non fermarti mai” Non credo di averlo mai visto e neanche Gabriel lo ricorda. Forse non esiste, forse viene da un racconto. Non importa. Lo riconosco per il messaggio che porta e nella fede che mi abita. Ed è così che ringrazio di esserci, di essere vivo e di sentire che sono parte di un miracolo, di una magia. Goccia d’acqua e vento, occhi e cuore.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Gennaio 2017

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, il 2016 se n’è andato con le notizie dei fatti di Berlino ed Istanbul ad alimentare il fuoco del crescente clima di paura, intolleranza e razzismo nella nostra bella Italia e in tutto il mondo occidentale. Certamente nessuno di noi può presumere di avere la ricetta giusta per fronteggiare questi fenomeni. Possiamo solo constatare che siamo probabilmente arrivati alla resa dei conti di un sistema di potere che ha generato lo squilibrio progressivo fra un “nord” sempre più ricco e un “sud” sempre più povero. Osserviamo, purtroppo, come gli stessi meccanismi si riproducano all’interno stesso dei singoli paesi occidentali, con l’aumento progressivo del numero di persone che vivono sotto la cosiddetta soglia di povertà, e con la disoccupazione, la precarietà e il malcontento che accompagnano anche qui da noi la progressiva erosione di diritti fondamentali (lavoro, sanità, educazione) che parevano un patrimonio acquisito per la maggior parte degli abitanti del primo mondo. Il divario fra Nord e Sud resta tuttavia talmente grande che non è difficile comprendere i motivi che, anche al di là delle situazioni di guerra e di privazione della libertà, inducono milioni di persone ad abbandonare i luoghi dove sono nati e vissuti, insieme ai loro affetti. Una parte rilevante delle persone che sbarcano (vive) sulle nostre coste, dopo viaggi avventurosi e periodi anche molto prolungati di sofferenze indescrivibili, sono migranti cosiddetti “economici”, uomini, donne e bambini spinti ad emigrare alla ricerca di condizioni di vita migliori, spesso abbagliati dal miraggio dei nostri mondi ricchi e felici, quali appaiono loro sui mezzi di comunicazione.  D’altra parte quali sono stati i motivi che hanno indotto milioni di italiani ad emigrare nel secolo scorso? Quali quelli che ancora inducono migliaia di giovani italiani a cercare all’estero il lavoro che non trovano più qui?  Ci risulta che per questo motivo anche molti Africani “Italiani” scelgano ultimamente (Brexit o non Brexit) di emigrare in Inghilterra… Non c’è quindi nulla di cui stupirsi. La filosofia della Rete Radié Resch  è sempre stata  quella di intrecciare relazioni  con  realtà più o meno lontane del pianeta, il che non solo ci  aiutato e ci aiuta a toccare con mano situazioni di  miseria, di fame, di violenza e di  privazione dei  beni primari che abitano il terzo e il quarto mondo, ma soprattutto a cercare di approfondirne la cause per cambiare  “là ma anche qui”,  con l’ entusiasmo, la dignità e la speranza che le persone che abbiamo la fortuna di incontrare nelle nostre “operazioni” ci restituiscono. La Rete di Verona, pur mantenendo forte il legame con la Palestina, terra in cui la Rete è nata e dalla quale prende il nome, ha tradizionalmente sostenuto percorsi di educazione e di formazione, dapprima nell’America Latina (Brasile, Guatemala) ed ora anche in Africa, nel Ghana che ci ha fatto conoscere l’amica Olivia. Il progetto di sostegno all’educazione delle ragazze del piccolo villaggio di Adjumako ha per noi un grande valore simbolico. Siamo infatti convinti che il mondo potrà cambiare solo quando la metà femminile che lo abita potrà acquisire i diritti che le sono stati e le sono tuttora preclusi, primo fra tutti proprio quello all’autodeterminazione, che è la diretta conseguenza della capacità di prendere decisioni autonome e consapevoli. E per questo è fondamentale l’educazione. Non dimenticheremo certo il Brasile, né Santo Domingo, con cui siamo stati collegati per anni con una salda amicizia. Ma l’impegno concreto della colletta e degli scambi di contatti importanti resteranno più centrati sul Ghana e sugli amici di là, che conosceremo sempre meglio, e con il Guatemala, con cui collaboriamo da tempo. Padre Clemente, nel suo girovagare nel Guatemala, nelle varie parrocchie della regione maya del Quiché, ci ha ora proposto un progetto triennale nella sua nuova parrocchia, San Antonio Ilotenango, a qualche decina di km dal lago Atitlan, in una zona poverissima dove anche la strada è ancora in terra battuta, perché San Antonio non è un paese importante come collegamento. Il padre vuole che i ragazzi vadano a scuola e imparino ciò che serve per essere buoni cittadini, offrendo un buon insegnamento generale, teorico e pratico (con Laboratori di esercitazioni), ma anche critico, che cioè non ignori le lotte per i diritti dei popoli indigeni, perché i giovani maya possano così mantenere la loro identità e la loro cultura e sappiano difendere le loro risorse, di cui vogliono depredarli. E’ un progetto piccolo e poco impegnativo, per l’esigua cifra richiesta (2.500 euro l’anno, per 3 anni), ma vogliamo portarlo a termine come si è fatto negli anni scorsi. Vengono riportati qui sotto i dati della colletta 2016, che segnano una leggera flessione rispetto a quanto raccolto nel 2015, il che non ci ha impedito di onorare tutti i nostri impegni. Chiudiamo così con il 2016 il progetto a João Pessoa, in Brasile, come si era concordato con l’Opera mazziana negli incontri dell’anno 2015 e poi dello scorso anno. In Brasile non va tutto bene, gli impegni del governo non saranno più mantenuti, come nelle promesse dei precedenti governi, e la situazione è molto delicata e complessa. Ma il legame con l’Istituto don Mazza di Verona è diverso, ora sono i brasiliani che gestiscono la situazione, e forse fra qualche anno saranno i brasiliani ad aiutare l’Opera don Mazza a Verona e in Italia, tanto che già il superiore è brasiliano. Ora vogliamo proporre i nostri 2 progetti, Ghana e Guatemala, Africa ed America Latina, alla Segreteria nazionale della Rete, perché queste operazioni le seguiremo noi ma sono operazioni di tutta la rete. Ne riparleremo presto. Vogliamo ricordare una bella esperienza che ha salvando chi fugge da guerre ed altre situazioni tragiche, riportata da Protestantesimo (la trasmissione televisiva in onda alle 1 di notte!) e vissuta da alcuni amici della Rete di Salerno, legati all’Operazione Colomba. Parliamo del Corridoio umanitario attivato dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Comunità Valdese e dall’Operazione Colomba: hanno fatto arrivare in Italia dal Libano alcune famiglie di rifugiati siriani, dopo 4 anni di campo profughi, preparando per loro un’accoglienza in case e famiglie, evitando fughe a forte rischio, come le traversate, rischio della vita e rischio di criminalità, evitando reazioni razziste e accoglienze finte o inesistenti. S’è evitato l’impatto ostile che i media stanno creando, s’è sperimentata la solidarietà che si allarga e che spera di costruire insieme altro, di andare oltre l’accoglienza. A Salerno è ora ospitata una famiglia, con un grande lavoro preparatorio qui e là, burocrazie, visite, vaccinazioni, scuola per i bambini, e un convento vuoto che si è aperto. Vi segnaliamo infine un’iniziativa fra pochi giorni, di cui s’è parlato nei nostri ultimi incontri. Ci troviamo venerdì 20 prossimo nella sala di Combonifem, alle 20.45, per sentire le opinioni sulla pace (Quale pace oggi?) di 2 veronesi molto impegnati e rappresentativi in questo ambito, proseguendo così il dibattito aperto con la recente Marcia della Pace Perugia Assisi, di settembre scorso, ma non solo per la Marcia. Ascolteremo Mao Valpiana, presidente di Azione Nonviolenta, sulla storia del Movimento e della parola Nonviolenza, ripresa ora con energia dal Papa, inventata da Gandhi circa 100 anni fa (Satiagraha). E ascolteremo Sergio Paronetto, vice presidente nazionale di Pax Christi, sul dibattito con la Tavola della Pace, con cui Pax Christi è spesso molto critica. Ci sarà anche Marco Lacchin, della Rete di Varese, molto impegnato sulle informazioni e sulla contestazione sulle armi ed il commercio relativo, in cui l’Italia riveste un ruolo molto importante, anche per la cifra che arriva alla industrie italiane per tale commercio. Contiamo di registrare gli interventi, che poi saranno visibili nel web.

Ancora un augurio di Buon Anno, un caro saluto a tutti, a presto.

Gianco e Dino