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Aggiornamenti dal Tribunale Permanente dei Popoli

Carissima Liviana e amici della Rete Radié Resch,

eccomi finalmente a mantenere la promessa di aggiornarvi su quanto si sta facendo da parte del Tribunale Permanente dei Popoli, avendo come linea di fondo lo scenario globale e i diversi contesti della migrazione. In questo senso le attività che qui di seguito ricordo sono tra loro strettamente complementari. Tutte sono documentate nei loro elementi essenziali sul sito del TPP, ed i materiali, che eventualmente più interessano, possono essere richiesti e forniti in forma cartacea.

Penso che una delle cose potenzialmente più utili sia la pubblicazione degli atti della Sessione di Palermo, che sembra ormai lontana nel tempo, ma che di fatto ha tutte le intuizioni di lettura, previsione, indicazioni di azione che ogni giorno sono richieste per vivere qualcosa che fa parte del quotidiano. Il materiale è molto ben utilizzabile per le scuole ed a livello dei rapporti con le amministrazioni locali, nel caso di voler promuovere attività di responsabilizzazione.

I mesi della primavera hanno avuto come snodo centrale di attività una sessione particolarmente originale, svolta con il supporto di una piattaforma informatica, che ha permesso di lavorare in tempo reale per quattro giorni su una richiesta di intervento e supporto da parte di una rete internazionale molto estesa (dagli USA, al Canada, all’Australia, Argentina, Messico, Europa) di comunità locali, movimenti, gruppi accademici, esperti, per confrontare le strategie chiamate ‘non-convenzionali’ per la produzione di energia (il fracking è divenuto il caso-testimone) con i ‘diritti di scelta e di vita’ delle comunità, che vengono negati/manipolati/ignorati nella più totale assenza/tolleranza del diritto internazionale e delle garanzie obbligatorie di protezione di umani e natura.

Si sta ora procedendo, coordinando un gruppo internazionale di giudici/esperti, a preparare una Advisory Opinion, cha sarà di grande aiuto, sia per le informazioni tecniche, che soprattutto per favorire il collegamento e la reciproca collaborazione tra realtà estremamente disperse.

La fine di maggio ha avuto due momenti molto importanti per il lavoro del Tribunale sulle politiche della dittatura turca nei confronti della popolazione curda. Non c’è evidentemente bisogno di sottolineare le condizioni di repressione senza limiti di Erdogan e nello stesso tempo il silenzio assordante degli Stati europei, che cancellano dalle loro agende perfino l’abc del rispetto dei diritti fondamentali, pur di mantenere la Turchia nel ruolo di controllore delle migrazioni e della sicurezza armata della NATO, con finanziamenti che non debbono neppure essere rendicontati.

Per presentare e mettere in prospettiva le conclusioni del Tribunale sono state realizzate, in stretta collaborazione con i molti gruppi di migranti e rifugiati, due presentazioni, al Parlamento Europeo e al parlamento inglese, per fare tutta la pressione possibile almeno per rendere visibili questi popoli non solo né principalmente come vittime, ma come soggetti legittimi di diritti che possono avere speranza solo se entrano nell’agenda anche delle nostre, purtroppo sempre più precarie, democrazie.

Il cammino specifico del programma sulle migrazioni é ripreso, ad un anno dalla sua apertura a Barcellona, con una sessione (la quarta ormai), mirando a coprire la gamma delle tante realtà e a dare ai movimenti il senso, lo stile, la coscienza di essere ‘rete’. La focalizzazione della Sessione, di nuovo a Barcellona, é stata sulle donne, come persone e come genere, nella migrazione. Il testo conclusivo, redatto da una giuria internazionale tutta al femminile merita senz’altro una lettura attenta. L’obiettivo condiviso è quello di fare di questa tappa un nucleo aggregativo esteso, soprattutto con il supporto del piccolo gruppo italiano e del più forte gruppo spagnolo che erano presenti.

Un primo proseguimento del cammino, che mira ad esplorare tutto il mosaico delle condizioni di violenza e negazione dei diritti, é ora in fase di avanzata preparazione in vista di un evento in Inghilterra, per l’inizio di novembre, con prospettive innovative di analisi e mobilitazione da parte di molti gruppi attivi sui diritti di ‘accoglienza’. Si sa bene che dietro la gentilezza del termine accoglienza si nasconde uno di quei ‘territori di non diritto’, dove tutto può succedere nell’impunità e nel silenzio dell’opinione pubblica.

L’agosto non è stato di grandi vacanze. In un corso tenutosi con la partecipazione di gruppi di 14 paesi (soprattutto donne responsabili di comunità di cui si stanno appropriando le multinazionali delle miniere e dell’agricoltura, con conseguente espulsione violenta degli abitanti,) si sono messe le basi per la prossima importante Sessione, di nuovo in Africa, che conclude un lavoro triennale di coinvolgimento comunitario, producendo uno sguardo importante sulle cause interne della migrazione africana, e si spera possa aprire una fase ulteriore nella quale le popolazioni africane avranno un ruolo centrale.

Posso solo concludere ringraziando ancora tanto, ma proprio tanto, quello che riuscite a fare per questi nostri tentativi di essere presenti”, con radici precise nella realtà e nella speranza-lotta delle persone e dei popoli.

Al di là di contributi economici, che confidiamo possano continuare, quello che ci piacerebbe molto ancor più potenziare, nel nostro rapporto, sono modalità di scambio di esperienze e riflessioni che sono vitali per rispondere più efficacemente alle minacce di un degrado della nostra per quanto imperfetta democrazia, in un mondo globale fatto di cose, interessi, guerre.

Con un augurio ed un abbraccio che vi chiedo di estendere anche a nome di Simona e di quante/i condividono questi cammini

Gianni Tognoni, 29/9/2018

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