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Bangui ’19: diario di viaggio

Centrafrica:la nascita di ZOUKPANA

Giovedì 14 Marzo 2019,
sconsigliati dalla Farnesina iniziamo il viaggio verso Bangui RCA.
Obiettivo: rintracciare i “Giornalisti del periodico SE” , pubblicato a Ngaoundaye 30 anni fa, ed i figli di quelli di loro che sono mancati; testimoniare le loro esistenze di Persone che hanno amato e preso in mano il loro Paese.
Hanno vissuto e sono rimasti nella loro terra, hanno costituito la vera “società civile”.
Malattie e guerra hanno sconvolto ogni loro tentativo di “aiutarSi” a casa propria.

E poi un sogno molto ambizioso: attraverso i contatti con l’università provare a ricreare una “nuova redazione di SE” e dare vita ad una diffusione di articoli scritti da giovani studenti.

VENERDI’ 15 MARZO 2019.

Atterrati in perfetto orario dopo l’onore di viaggiare con la salma di un generale, dall’aeroporto abbiamo assistito al corteo funebre. Ministro compreso, quale? Governo appena nominato dopo gli accordi di Khartoum il 14 febbraio 2019. Sdoganato con sorrisi, uso della lingua Sango e strette di mano.
George ha litigato per noi con i taxisti: vero teatro di strada, noi in prima fila non paganti. Figlio del referente di una delle operazioni in RCA della Rete Radiè Resch, George dallo sguardo profondo, riservato ed intelligente sarà il nostro Virgilio. Con Hamilton in perenne sorpasso contro mano, raggiungiamo il Centro di Accoglienza dove alloggeremo. Voli di galline, sterzate di carretti, gimkane di mototaxi con 4 persone. Il corteo funebre brucia tempo, denaro e nervi al taxista. A noi qualche capello bianco in più. Le condizioni politiche impediscono la vita al quartiere ed il nostro lavoro necessità di una base protetta per poter intervistare le persone.
Svenuti con cocktail di birra e Malarone, reduci da una notte magica a Parigi “quartiere Costa d’Avorio”, ospiti di Adama, rifugiato ivoriano con documenti italiani che lavora nella capitale francese: cena in ristorante e notte in guest house parigina per commercianti ivoriani.

SABATO 17 MARZO 2019

Stamattina conquistata Bangui a piedi per 5km. Probabile insolazione.
Abbiamo partecipato al forzato “picchetto d’onore” del Presidente della Repubblica che transitava scortato da un imponente dispiego di uomini e mezzi; dal 2016 ha stretto accordi con USA, Cina, Unione Europea, Francia, Russia: tutti i partners sono rappresentati dai mezzi militari e da pannelli pubblicitari che campeggiano sulle strade.
Applaudita una coppia di sposi incontrata nel percorso, arriviamo a CEDIFOD bypassando forze dell’ordine presenti ad ogni incrocio. Incontro ufficiale con ONG e caffè a casa di Marc Karangaze, suo fondatore nel 1990. Rimangono ricordi confusi di quello che è stato “Tam tam senza frontiere” ed il grande movimento di collaborazione creato dal convegno tenutosi a Bangui nel 2006: 7 anni di crisi e di sfacelo da quando è iniziata la guerra nel 2013. Marc è provato nello spirito a tratti confuso, la sua vita privata ha conosciuto molti cambiamenti. Verrà a trovarci per un’intervista. Solo. Tornati dalla visita abbiamo individuato un piccolo Cafè di fiducia sulla strada che porta al Centro di Accoglienza con signora disponibile a preparare i pasti.
Quasi dimenticavamo di citare la colazione con un colonnello burundese della MINUSCA (i caschi blu in Centrafrica). Ex top gun ora di stanza a Bouar sulla strada verso il Cameroun. Tornerà sabato e speriamo di rivederlo. Sono solo le prime 24ore.

DOMENICA 18 MARZO 2019

Oggi abbiamo cucinato la pasta italiana di Libera Terra al campus universitario di Bangui previa spiegazione sull’origine del progetto in Italia. E fondamentale condividere che corruzione, giochi sporchi ad alto livello sono ovunque. Sugo cipolla pomodoro fresco olio italiano.
Campus tipicamente oxfordiano: fronte obitorio, niente gabinetti, niente docce, niente internet. Abbiamo visto tre portatili in tutto. Studenti ripassano su lavagne enormi, in stanze non arredate, muri forati da? Tracce di decenni di sporcizia e spazzatura che vola dappertutto. Sono belli, intelligenti, rabbiosi e provocatori. Grazie a Dio. Reggiamo il gioco e ci accettano. Su un muro di cinta c’è scritto Buffon. Chiediamo chi è e lo conoscono meglio di noi. Dal Campus passiamo alle facoltà. Si tengono corsi anche la domenica. Gli studenti si provocano, ora ridendo ora urlando. Ci accompagnano in tre: George, Nancy – la sua ragazza – e un loro amico. Offriamo una birra e proponiamo loro l’idea di essere intervistati ufficialmente. Nessuna pressione. Ci mettiamo nei loro panni e percepiamo quanto sia difficile potersi fidare. George è un ottimo mediatore.
Non riusciamo a non pensare al dispiego di auto, di forze, di soldi della scorta del presidente della Repubblica. Anche al Centro di Accoglienza sono parcheggiate automobili da 50mila euro in su, appartengono alle ONG della cooperazione. Manteniamo la postazione solo per il valore logistico, altrimenti sentiamo di essere completamente fuori luogo, nessuno riesce ad inquadrarci. Nemmeno noi stessi.
La siesta è interrotta dalla visita a sorpresa di Textin il figlio di Amos Misya (uno dei Giornalisti di SE che sono mancati), ci annuncia, tra l’altro, la presenza di sua sorella, studentessa universitaria di sociologia in capitale. Accetta di essere intervistato nei prossimi giorni.
Prenotata la cena dalla signora che vende caffè sulla strada.
Eravamo pronti a mangiare su una panca di legno, ci siamo invece ritrovati nel suo cortile con il tavolo perfettamente apparecchiato e la compagnia del marito. Come per incanto ci ha regalato un racconto approfondito della storia del Centrafrica e degli ultimi avvenimenti. Una famiglia di musulmani sfollati dal quartiere Miskine dopo che la loro casa era stata occupata dagli antiBalaka, una delle due fazioni della cosiddetta guerra civile su cosiddetta base religiosa. L’uomo, che si fa Imam per noi, ci dice che è stato Allah ad organizzare la serata.
E la prova è che scopriamo essere cresciuto a Ndele, al nord, con il suo e nostro amico Seleman Yakoub. Uno dei giornalisti di SE deceduti nel corso degli ultimi avvenimenti. E dalla voce di un amico riceviamo il racconto della sua morte da profugo fuggito in Tchiad .

LUNEDI’ 18 MARZO

Appena finita la cena con la famiglia con cui stiamo stringendo amicizie. Papà, mamma, bambino, di larghissime vedute, intelligenti, semplici e solari. Lei cucina per tutti, noi facciamo la spesa.
Stamattina nella sua casa al quartiere Gobongò abbiamo incontrato Celestin Dimanche (uno dei Giornalisti di SE che sono ancora con noi). È stato direttore dell’archivio di stato con tre presidenti, ha una bella casa dove ha cresciuto i suoi figli ed un numero imprecisato di orfani. Ha un pozzo d’acqua privato che mette a disposizione di tutti. Vive ascoltando la radio, emittenti internazionali e locali: “Federico, dimmi un po’, è vicino a voi che è crollato un grande ponte, vero?’”.
Così come per Borges, Celestin perdendo la vista ha aumentato la sua saggezza e la sua potenza, che mai si sono distaccate dall’umiltà e dalla riservatezza. Con un sorriso ci ha condotti attraverso la politica internazionale, gli aneddoti su Se, il suo dramma famigliare che la guerra ha segnato. Niente ha scalfito la sua dignità.
Verrà al Centro Accoglienza per l’intervista.
Fra le tante notizie, veniamo a sapere che il gruppo ribelle FDPC, guidato da Abdoulaye Miskine, sta bloccando all’altezza di Baboua la strada che collega Douala a Bangui, unico corridoio commerciale del paese. La motivazione sarebbe il disaccordo con i compromessi raggiunti durante l’accordo di pace sancito durante il mese di febbraio a Khartoum. Le conseguenze in capitale sono tremende: aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e l’assenza dei prodotti importati dal Camerun.
Dovete sapere che a causa di un guasto idraulico e un fischio fastidiosissimo, Caterina è stata costretta a rifugiarsi nella camera di Federico che ha due letti. Il tutto nottetempo e con il permesso di una suora. Ma la sentinella tutto questo non lo sapeva. Risultato: oggi pomeriggio Federico ha ricevuto la visita di una splendida ventenne centrafricana che lo ha approcciato in maniera inequivocabile. Abbiamo valutato l’episodio come un regalo della sentinella viste le condizioni disperate del giovane bianco. In ogni caso Caterina è tornata a dormire in camera sua. Come leggete siamo perfettamente inseriti.

 

 

MARTEDI 19 MARZO 2019

Abbiamo appena abbracciato a lungo Celestine Wiringana, unica giornalista femmina di SE che è arrivata a Bangui da Ngaoundaye con l’aiuto ed in compagnia della dr. Ione Bertocchi.
Identica alla fotografia, nonostante i trent’anni passati, in un completo elegantissimo di jeans. Siamo sbalorditi. Verrà a trovarci a breve.
Domani mattina conosceremo la studentessa di medicina che ha ricevuto la borsa di studio da un gruppo legato all’associazione Santa Caterina da Genova e questa sera, insieme a Ione, abbiamo parlato di Sara che sarà presto sua collega in Italia e fa parte del nostro collettivo SE.
Oggi sarebbe dovuta essere giornata di riposo. Stamattina siamo partiti alle 6 alla volta del fiume Oubangui percorrendo a piedi il cuore della città attraverso il “point 0”; calma, sorrisi, saluti in Sango ci hanno permesso di intrattenerci con soldati di varie e variopinte uniformi: quelli a guardia del fiume -esercito centrafricano formato dai Russi-, quelli sulla torretta del palazzo presidenziale -caschi blu del Ruanda-, i poliziotti che facevano una festa nella loro caserma, il capitano della MINUSCA mezzo ubriaco al ristorante. In ogni caso siamo sopravvissuti a potenziali arresti e tutti gli incontri si sono risolti in risate. Tutti avevamo voglia di giocare. Tutti stanchi della guerra?
Lungo il fiume abbiamo trovato riparo sotto la tettoia di frasche di un gruppo di ex pescatori che fumavano cannabis in attesa di essere presi a giornata per caricare la sabbia,a causa dell’avanzare della stessa non è praticamente più possibile pescare. Insieme alla carne, che veniva allevata dai pastori Bororo fuggiti nel conflitto, si perde un’altra risorsa alimentare.Caterina è stata universalmente riconosciuta come Mama Cati, amatissima moglie del sanguinario imperatore Bokassa, madre della Nazione. Una volta chiarito che non eravamo testimoni di Geova, probabilmente gli unici bianchi che girano a piedi, delusi dall’unica libreria di Bangui, carissima e poco fornita, abbiamo pensato di entrate in pasticceria ma la presenza di due bianchi disgustosi in divisa e delle signorine in attesa di “prendere servizio”ci ha scoraggiati. Abbiamo pranzato in mezzo alla strada gomito a gomito con il referente governativo degli imprenditori, impeccabile in giacca e cravatta, ubriaco marcio.
Un giovane squisito di nome Mandela ci ha accompagnati all’edicola dove abbiamo comprato 12 quotidiani per noi e lui ci ha onorato accettandone uno per se. “Che cosa puoi fare con i soldi, leggere è fare”. Degno del suo nome.

MERCOLEDI 20 MARZO 2019

La bella colazione in chiacchiere con Ione, che fa anche rima, è stata interrotta dalla tragica notizia dell’assassinio di un padre cappuccino centrafricano, per anni anima di radio SIRIRI, avvenuto in Ciad presso il confine. Scintilla di nuovi scontri?
La calma a Bangui resiste anche se si è alzata la tensione emotiva, soprattutto tra i bianchi, in particolare religiosi. Noi continuiamo a lavorare. Intanto raccogliamo tutte le informazioni possibili.
Piccolo comunicato con preghiera di divulgare:

“Domani la notizia dell’assassinio all’arma bianca di un padre cappuccino centrafricano probabilmente rimbalzerà su larga scala, contestualizzata in diverse maniere. Da parte nostra stiamo raccogliendo informazioni il più obiettive possibile. Vi chiediamo di mantenere l’attenzione su tutto ciò che continua ad avvenire nel Paese e che sta causando ben altre tragedie in modo diretto e indiretto. Negli ultimi mesi ci sono state tante morti, anche più brutali. E tutte le vittime erano essere umani. Sicuramente il Padre centrafricano assassinato, per come parlano di lui, non avrebbe desiderato l’attenzione sulla sua morte soltanto. Cerchiamo di rispettare la dignità di questo popolo: stiamo raccogliendo testimonianze di persone che si espongono con un coraggio stupefacente. Ve ne diremo al nostro ritorno. Con preghiera di diffusione. Caterina Perata e Federico Olivieri, da Bangui”

La giornata di oggi si è svolta interamente “a Ngaoundaye” la sede di SE. Questa mattina siamo stati avvolti e travolti dal fascino dirompente di Celestine, che ci ha dimostrato il segreto della sua eterna giovinezza con un birrone Mocaf alle 10 del mattino, dopo il quale siamo finiti nelle mani degli spiriti animisti del monte Pana. Celestine è una potenza energetica da cui è difficile separarsi. È stato un tuffo indietro di 30 anni attraverso volti ed accaduti. Ha tracciato con le parole il quadro geopolitico della guerriglia recente, strade aperte con il machete, piste di atterraggio nella savana, contadini colti dalle pallottole chini sui campi. E poi gli amici: vivo? Morto? Ucciso? AIDS?.
“Se noi tutti del giornale fossimo stati tutti lì, tutti insieme avremmo potuto parlare, fare qualcosa”.
Hai ragione Celestine perché eravamo musulmani, atei, animisti, cattolici, protestanti…
Il pomeriggio è continuato con i due figli di Amos: l’emozione di Dixie di fronte alla fotografia di suo padre, ci ha imposto di sospendere il lavoro. Caterina è uscita e Federico ha alleggerito con discorsi sull’università . Caterina si è arrampicata su un enorme albero genealogico Pana dal quale soltanto un antropologo poteva farla scendere. Intervento altamente professionale di Federico. L’ondata di vita, di forza, di rabbia e di determinazione è magica da cavalcare per chi come noi e loro si ostina a costruire. Non possiamo salutarvi che con un Na mbebela (dormite bene, in lingua Pana) .

GIOVEDI 21 MARZO 2019

Oggi abbiamo vissuto tra tre generazioni. Questa mattina Marc è venuto al Centre d’Accueil, solo, disponibile e completamente disteso. Un’altra persona rispetto a sabato. Una bella mattinata di formazione e approfondimento sui temi degli articoli di Se e sul quadro sociale dell’ambito rurale di allora.

Nel pomeriggio sono venuti a trovarci un studente universitario e due studentesse (sociologia, economia e medicina). Ci siamo intrattenuti semplicemente in chiacchiere, provando ad immaginare insieme un modo futuro di scambio di informazioni.
Questa sera la pioggia, il vento forte e i ricami di fulmini hanno chiuso una giornata che ha sintetizzato il pieno senso del lavoro. Fortunatamente stamattina Federico è scampato ad un arresto in città : forse il gendarme aveva solo voglia di divertirsi e Fede ha saputo stare al gioco.
Caterina si bea di questo bagno di gioventù, bellezza e forza. Abbiamo voglia di raccontare questa realtà e non la cronaca che troviamo sui giornali.
Sappiate che a Bangui girano voci su soldati licantropi capaci di mangiare le loro vittime durante la luna piena. Federico ha fotografato un pipistrello enorme morto. Prima di andare a dormire, in piena luna piena, ha fatto vedete la foto a Caterina commentandola: non ti sembra un lupo? Auspicio tranquillizzante. Buona notte.

VENERDI 22 MARZO 2019

Dopo tre giorni di reclusione nel salone del Centre d’Accueil dichiariamo che il grosso del nostro lavoro è finito. Stamattina abbiamo avuto la fortuna di intervistare insieme Celesten e Celestine, gli unici due giornalisti di SE reperibili. Il terzo, Celesten Bawa, è bloccato per un incidente. Hanno tracciato un toccante profilo di Yakoub Seleman mancato a causa della guerriglia nel 2014 e di cui non abbiamo potuto rintracciare i figli. Il pomeriggio abbiamo accolto i due figli di Amos. Questi giorni sono sempre costellati da microvisite di Pana, il popolo di Ngaoundaye. Ione ha attivato il tam tam.
La morte del sacerdote continua ad essere argomento bruciante di conversazione. Prende forma la versione di un assassinio mirato, compiuto da un musulmano di Bouar (città della vittima). Di fatto ci ha molto colpiti la totale omertà dei nostri amici musulmani da cui andiamo a cena. Chiaro segno che la questione è complicata e si complicherà creando ulteriore insicurezza. Alla luce di tutto questo, verso sera siamo usciti a fare una passeggiata e abbiamo assistito all’uscita dalla cattedrale dei ricchi di Bangui, che sono partiti sui loro SUV climatizzati. La notte a Bangui è seducente, le nostre difese culturali si stanno abbassando, tornare “al sicuro” è faticoso ma obbediamo.
Oggi intanto è stata confermata la struttura del nuovo governo. Il primo ministro Firmin Ngrébada ha confermato l’esecutivo: 39 ministri in tutto, 3 in più di quelli discussi mercoledì durante l’incontro avvenuto ad Addis Abeba tra i 14 gruppi ribelli e gli esponenti del governo centrafricano. La società civile è consegnata in mano a criminali stranieri.
Stiamo producendo tantissimo materiale, siamo carichi di emozioni, informazioni. Domani staccheremo la testa da questo spropositato bagno di realtà andando a trovare i nostri amici ex pescatori, i più poveri di Bangui. Sorprendentemente il fegato di Caterina regge alle abbuffate di frittelle e noccioline tostate. Per quanto riguarda Federico, ma ce l’ha un fegato? Buonanotte

SABATO 23 MARZO 2019

Giornata iniziata con passeggiata di km e km lungo il fiume alla volta della zona di s. Paul per contattare un gruppo di suore depositarie di una somma da destinare all’ONG CEDIFOD ed ai giovani di Bangui; ci è stata affidata da suor Mara, madre della congregazione di Sant’Eusebio con fiducia piena sull’utilizzo.
Il quartiere Ngalabadja è fiabesco, basse costruzioni lungo l’Oubangui, bar eleganti sulla spiaggia, mercatini lungo la strada, architettura ed urbanistica totalmente centrafricane prive di violenze coloniali. E l’inquietante struttura del carcere ad interrompere l’incantesimo, alto muro di cinta, filo spinato, l’insistente presenza militare all’esterno; ONU presente con un carro armato, un casco blu pakistano è letteralmente sostenuto da una garitta a forma di bozzolo metallico privato della quale stramazzerebbe, fatto completamente di droga.
L’ intermezzo lo conoscete ( furto del telefono di Federico con stile perfettamente napoletano).
Nel pomeriggio ci siamo riuniti con noi stessi per bilancio e programmazione.
Con l’ aiuto di George si fa largo l’ idea di partenza, accarezzata ma non sperata, di proporre ad un gruppo di studenti universitari la scrittura di articoli da inviare in Italia in modo da avere sempre notizie che partono da Bangui.
Durata un anno sperimentale con pagamento al ” pezzo”. Vedremo se creare un sito, un blog od un giornale on line.
Domani proviamo a definire.
Stasera temporale africano.
Bellissimo.
La potenza dei tropici.
L’ equatore incute rispetto.
Speriamo in una notte un po’ più fresca.

DOMENICA 24 MARZO 2019

Bisogna chiudere, definire, ottimizzare. Quando potremo tornare? Potremo?
Le video interviste ai Giornalisti ed ai loro figli sono state realizzate. Sarà necessario tempo per elaborarle ma siamo grati alla sorte per aver reso possibile tutto il lavoro di documentazione.
Ci sono richieste due missioni ardue per un antropologo ed una mezza storica: gestire soldi e prendere decisioni rapide. Il tutto affogato nella nebbia cognitiva calda ed appiccicosa dei tropici. Incontrare, intervistare, scovare, è stato faticoso ma possibile. “Concretizzare” in Sango non si traduce. Siamo bianchi e quindi ricchi. Ed è molto difficile dimostrare il contrario.
9 studenti universitari di 9 diverse facoltà sono disponibili ad aprire una collaborazione come “nuovi giornalisti di Se”. Stiamo valutando un compenso di circa 10 euro a pezzo. Con due pezzi al mese si pagano la stanza al campus. I giochi sono diventati duri e i duri iniziano a giocare: cerchiamo di “perdere” con il massimo onore possibile mantenendo integro il loro.
Dalla colazione con il colonnello MINUSCA siamo passati alla cena con una suora che accoglie e riabilita bambini soldato. Storie tremende che racconteremo solo a voce. La quantità di vissuti umani intensi che ci è piombata addosso probabilmente è fuori dalla nostra portata. Samuele avremo bisogno di Te! Alcuni dettagli: Caterina pretende di usare il computer toccando lo schermo e di bere l’aranciata con il tappo, Federico ha passato la notte a cucirsi tutte le tasche dei pantaloni per evitate di metterci il telefonino. La terza settimana del viaggio sarà meglio che veniamo a passarla a casa.

LUNEDI 25 MARZO 2019

IERI POMERIGGIO, DOMENICA

Loro sono davanti ad un computer. Siamo a  Bangui nell’ ufficio di Ione. Aria climatizzata che dà benessere nelle ore torride, i nostri corpi e spiriti iniziano a percepire nel concreto la condivisione della sofferenza assoluta.  Siamo a Bangui da 10 giorni, abbiamo trascorso una notte difficile intossicati dal cibo.
Lui ha il volto tirato ed un piccolo solco sulla fronte, pigia sulla tastiera concentrato, lei gli ha chiesto un lavoro.
Lei è seduta di fronte a me, mi ha consegnato la rendicontazione del progetto “Mama ti ngo” seguito dall’associazione “Savona nel cuore dell’Africa” ed ora spalanca gli occhi sempre più azzurri per concentrarsi sui miei racconti; le parlo delle novità sui sistemi di diagnostica medica, cos’altro posso offrirle?
Una scienziata di portata mondiale ed un giovane antropologo stanno cercando di modificare un file.
Li dividono 50 anni.
Un file.
La cartina del Centrafrica su cui sono mappati i Centri Sanitari sul territorio Centrafricano attivati e seguiti da lei a partire dalla formazione del personale all’acquisto pittura per l’ esterno della costruzione, dalla fornitura dei farmaci alla contabilità.
40 anni di smisurata pazienza, conoscenza e studio che le avrebbero permesso una carriera prestigiosa messe al servizio degli Ultimi.
Le devo gran parte degli strumenti che mi hanno permesso di entrare in relazione con questo Paese che amo da 30 anni. Nel tempo della grave malattia mi ha salvato la vita.
La sua umiltà unita all’ironia creano un humus in cui le persone si incontrano, diventano migliori.
Il suo distacco nelle relazioni personali è monacale, lei marxista.
Federico ed io siamo febbricitanti, pallidi, sconvolti, cerca per noi le medicine nel magazzino dell’ASSOMESCA, l’associazione di cui è presidente ed anima che si occupa di forniture farmacologiche.
“Scusate, devo farvele pagare”. Scusate?
A lui scende il sudore lungo la schiena e dalla fronte, fatica, resistiamo.
” Federico sei riuscito? Bravo! Adesso cancelliamo tutti i Centri Sanitari che da dopo la guerra del 2013 non ci sono più ”
Clic,clic,clic,clic,clic,clic,clic,clic…..
cate

 

MARTEDI 26 MARZO 2019

Stamattina seconda consultazione di Marc. Ha chiarito che in nome dell’amicizia lui non accetta soldi. Gli abbiamo detto che sono per CEDIFOD (la sua ONG). Lungimirante come sempre, anche se poco fresco sui fatti recenti. Avevamo la responsabilità di gestire una somma raccolta per lui, ed abbiamo scelto di lasciargliene un terzo per i bambini del quartiere. La restante, in accordo con i mandatari, finirà nelle borse di studio per i ragazzi che collaboreranno con noi. Siamo usciti, abbiamo rubato qualche foto, e finalmente un poliziotto centrafricano con il distintivo russo sulla spalla ci ha fatto attraversare la strada. Grande emozione! Siamo stati beneficiari diretti della generosità sovietica.
Nel pomeriggio siamo entrati nel vivo del lavoro con gli universitari che si svolgerà nei prossimi due giorni attraverso brevi video interviste. George è andato ben oltre le nostre aspettative, che erano già alte. Riferiscono che ci sono in corso manifestazioni di protesta da parte degli studenti laureati a Bangui il cui titolo è meno valutato di quello dei centrafricani laureati all’estero. Domani e dopo domani oltre lui incontreremo altri 5 ragazzi e 2 ragazze, il nono studente sarà Textin.
Ceniamo con Ione e una tavolata di operatori di grandi ONG internazionali che lavorano nella finanza, vittime della spietata ironia di lei. Per avere una bottiglietta di aranciata al Centre d’Accueil abbiamo registrato una media di cinque passaggi, di consegne e indicazioni tra tre suore e quattro collaboratori centrafricani. Ciononostante il tentativo spesso fallisce. Ci siamo ritirati in questa specie di studio di registrazione che consiste in un’aioletta sotto un grande mango. Abbandonata qualsiasi precauzione sui temi trattati, ammesso che all’aeroporto ci lascino partire con i nostri materiali

MERCOLEDI 27 MARZO 2019

Breve fuga in città per giornali e qualche acquisto.
In tarda mattinata ci raggiungono la figlia di Celestin, 18 anni, accompagnata da un’amica di 15, giocatrice di basket: 1,80 m. di altezza, 41 di scarpe. Dopo essersi sorbite una bella predica di Caterina sul ruolo della donna in Repubblica Centrafricana e nel mondo intero la più giovane, approfittando di una pausa provvidenziale, ha alzato la mano: “mamma caterina, per favore possiamo accendere la TV?” Fantastiche! Ci hanno trascinati in un mondo di disney channel, serie TV angolane e super eroi Ninja. Federico ha rafforzato le loro fantasie dichiarando di non avere figli. Mattinata conclusa con selfie dopo applicazione di rossetto alla coca cola. Fresca normalità. Una delle due è stata salvata dal padre dalle pallottole degli anti balaka, Celestin assieme alla sua vita ha salvato anche il suo spirito di leggerezza.
Pomeriggio senza respiro di video interviste agli studenti universitari .
Attivato il progetto borse di studio/giornalismo .
Si espongono con dichiarazioni da far tremare le ginocchia. Li proteggeremo.
Ancora una visita di Celestin accompagnato dal suo terzo figlio, arrivati dopo aver avuto un incidente in moto a causa dei mototaxisti che guidano sotto l’effetto di oppioidi sintetici. Un serio problema che causa quotidianamente vittime e feriti.
Eravamo già stupefatti della giornata quando appare di sorpresa la studentessa di medicina, portandoci in dono due bellissimi cestini artigianali, due disegni fatti da lei ed una lettera per Sara. Inchiodati sul divano dalla sua tenerezza.
Confrontandoci con le persone che troviamo a tavola, super pagate con progetti iperbolici ci rendiamo conto che il Centrafrica ci ha regalato un’altra strada.

GIOVEDI’ 28 MARZO.

Ancora interviste,agli studenti, brevi viste, saluti, ricordati, ricordami…
La sera George finisce la consegna di tutte le foto che ha scattato per noi a Bangui, la città che non si può immortalare.
(Gli universitari ci comunicheranno di volersi chiamare ZOUKPANA:il coperchio della pentola).
A sorpresa la visita dei nostri amici-dirimpettai-ristoratori. Varcano la soglia del salone “dei bianchi”, portano un dono. Belli, ben vestiti, una bibita, risate…ciao!
A presto, a domani, a sempre.

Per il collettivo “I giornalisti di SE”
Federico Oliveri e Caterina Perata

 

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