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Il calo degli sbarchi fa risparmiare 2 miliardi

blocco dei migranti in Africa

Gli italiani sono convinti che i profughi ci costino più che in qualsiasi altro paese. Invece già nel 2016 la comunità internazionale stava investendo oltre 28 miliardi di dollari (qui uno studio sui costi delle migrazioni). Più o meno la stessa cifra che viene destinata per la lotta all’Aids o alla tubercolosi. Ma, quei 28 miliardi sono solo una risposta alle emergenze, non sono stati investiti per rispondere alle cause profonde delle migrazioni o per l’integrazione dei migranti accolti. L’84% di quella cifra è spesa nei paesi “shock absorbers”: Pakistan, Uganda, Turchia, Libano, Giordania, dove il primo impatto migratorio è uno tsunami.

Nel corso degli ultimi 12 mesi gli sbarchi di migranti in Italia si sono ridotti di oltre l’80%. A quanto ammontano i risparmi di spesa pubblica generati dal calo degli sbarchi? Quanti di questi risparmi si potrebbero investire in politiche per l’integrazione degli stranieri in Italia? Malgrado il calo, infatti, permane la sfida di integrare le oltre 180.000 persone che hanno ricevuto una protezione internazionale tra il 2011 e oggi. A queste domande e considerazioni dà una risposta uno studio dell’Ispi (Matteo Villa, Valeria Emmi e Elena Corradi i ricercatori) in collaborazione con il Cesvi che viene presentato stasera a Milano.

Se il trend rimarrà invariato, a fine 2018 saranno arrivati in Italia 100.000 migranti in meno dell’anno scorso. Con un risparmio sui costi sanitari e dell’accoglienza che si aggira attorno al miliardo di euro, una cifra che – a regime – sfiorerà i due miliardi di risparmio sul bilancio dello Stato dal 2019 in avanti. È la prima stima dell’effetto economico del calo degli sbarchi calcola lo studio, che mira a quantificare i costi e i benefici di un processo d’integrazione dei migranti presenti in Italia che potrebbe finanziarsi con i risparmi generati dal calo degli sbarchi dell’ultimo anno.

Il risparmio viene calcolato sul periodo medio di permanenza dei migranti a carico dello Stato italiano, circa 12 mesi, ad un costo che viene stimato di 13.000 euro procapite. Ma la tesi dello studio è che se questi risparmi fossero reinvestiti in una maggiore spesa per l’integrazione lo Stato se ne gioverebbe. Una simulazione dell’impatto sulle finanze pubbliche di un raddoppio nella spesa per l’integrazione nell’Unione europea, calcola che il Pil della Ue sarebbe superiore di un valore compreso tra lo 0,6 e l’1,5 per cento rispetto ad ora.

Secondo lo studio Ispi-Cesvi una maggiore spesa per l’integrazione porterebbe, a medio termine, ad una diminuzione dei sussidi e della criminalità e ad un aumento di Pil, tasse pagate dai migranti in favore del paese e una maggiore coesione sociale.

Da Vita.it (21 settembre 2018)

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