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Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale 

Radiè Resch di Padova – Febbraio 2015

A volte penso che il paradiso debba essere

un continuo infinito leggere.

Virginia Woolf, 1934

Carissime/i il suggerimento alla lettura da parte di Virginia Woolf ci invita all’incontro-presentazione del libro che racconta la vita di Daduoe:

VENERDÌ 6 MARZO alle ore 20,45 presso la Biblioteca ‘Concetto Marchesi’ a Battaglia Terme, Piazza della Libertà, Marianita De Ambrogio presenterà il suo libro ‘Dadoue Printemps, In cammino verso il cambiamento’. La serata, a ridosso della ‘Giornata della donna’, è organizzata dall’Assessora alla Cultura di Battaglia ed è inserita nella rassegna ‘Incontri con l’autore’.

Come arrivare: La biblioteca ‘Concetto Marchesi’ si trova all’entrata di Battaglia (venendo da Padova), si gira a destra e si segue la strada che porta verso il centro nuovo del paese. La piazza si trova sulla destra e la biblioteca è visibile lungo la strada: è una costruzione moderna di colore bianco su un angolo della piazza.

Dopo questo importante invito, la ns lettera continua con le notizie da Haiti, un pensiero del Vescovo Romero per ricordare la sua prossima beatificazione (dopo 35 anni dalla sua uccisione!) e come sempre la circolare nazionale che riassume il viaggio in Argentina e Cile dove sono state consegnate le firme raccolte per la causa dei Mapuche a difesa delle loro terre.

Ricordiamo monsignor Oscar Romero

Papa Francesco ha firmato il decreto che riconosce il martirio del vescovo Oscar Romero. Un passo verso la beatificazione del vescovo che già i nostri testimoni nei Convegni della Rete invocavano come Santo assieme ai santi campesini.

“È una novità, nel nostro popolo, che i poveri vedano oggi nella Chiesa una fonte di speranza e un sostegno dato alla loro nobile lotta di liberazione. La speranza che la Chiesa sostiene non è ingenua né passiva. La speranza che predichiamo ai poveri è perché sia loro restituita la dignità, è per dare loro il coraggio di essere, essi stessi, gli autori del loro destino. In una parola, la Chiesa non solo si è voltata verso il povero, ma fa di lui il destinatario privilegiato della propria missione. La Chiesa non solo si è incarnata nel mondo dei poveri, dando loro una speranza, ma si è impegnata fermamente nella loro difesa… Esistono tra noi quanti vendono il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali (cfr. Am 2,6); quanti accumulano violenza e rapina nei loro palazzi (Am 3,10); quanti schiacciano i poveri (Am 4,1); quanti affrettano il sopravvento della violenza, sdraiati su letti di avorio (Am 6,3-4); quanti aggiungono casa a casa e annettono campo a campo, fino a occupare tutto lo spazio e restare da soli nel paese (Is 5,8). Questi testi dei profeti Amos e Isaia non sono voci lontane di molti secoli fa, non sono solo testi che leggiamo con riverenza nella liturgia. Sono realtà quotidiane, la cui crudeltà e intensità sperimentiamo ogni giorno”. (Mons. Oscar Romero, discorso in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa, conferitagli dall’Università di Lovanio il 2 febbraio 1980).

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Verona – Marzo 2015

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, è sempre più difficile scrivere una lettera circolare di solidarietà in questa situazione di crisi mondiale, in cui è difficile scorgere qualche segno di pace e soluzione dei conflitti, e vedere progetti di liberazione internazionali che possano sfruttare efficacemente i pochi denari che una piccola Associazione, come la nostra Rete Radié Resch, riesce a racimolare ed a mandare. Il mio intento in questa comunicazione mensile, che curo da circa 30 anni è quello di sottolineare segni di speranza e fatti concreti che si muovono in questo senso. Gli eventi che ci possono dare segnali di liberazione e di novità, in questo contesto di crisi economica politica ed etica diffusa in tutto il mondo, possono essere solo quelli che vengono dai paesi poveri, una volta chiamati con un’espressione ridicola e tragica, paesi in via di sviluppo. Ma invece diventa quasi vera questa espressione, perché solo da paesi meno colonizzati dal capitalismo imperante possono venire notizie di reale sviluppo, notizie che non si riferiscono a PIL che aumenta, o aziende che esportano sempre di più, ma di scuole che funzionano meglio, di banche di credito cooperativo, di servizi sociali che cominciano timidamente ad affacciarsi ed a funzionare. Il nostro atteggiamento di italiani invece appare bloccato, non si vedono quasi segni di speranza, tutto va male, ma comunque il nostro stile di vita non deve mai essere toccato da alcuna minaccia di cambiamento, e non è solo un riferimento alla minaccia dell’ISIS, che è una minaccia reale e molto forte, ma anche i poveri e i migranti sono una minaccia, possono cambiare le nostre buone abitudini, la nostra civiltà superiore. Dove vedere segni reali di cambiamento? In che direzione scrutare per discernere orizzonti più umani, di possibile concreto cambiamento? Credo che solo l’incontro con le persone sia un’occasione di cambiare la nostra vita, di aprirsi al nuovo, agli altri, e la partecipazione ad una associazione come la Rete può essere davvero un’occasione concreta, di conoscere amici vicini, con ideali vicini a quelli di ciascuno di noi, e quindi persone con cui realmente ci si può confrontare, non solo mangiare insieme, o giocare a carte, o andare a concerto. Ma conoscere anche amici lontani, in altri continenti, lontani migliaia di chilometri, in altri contesti sociali ed etnici, con altre abitudini, è l’occasione di confrontarsi con il novo, con altri orizzonti. Conoscere persone in Guatemala, leggere come vivono e quali sono le loro aspirazioni, conoscerli qui e là, in occasione di viaggi, mantenere l’impegno di una piccola parte del nostro bilancio familiare per altre famiglie, per altri figli o cugini lontani, è un’occasione preziosa, è cercare di aiutare a costruire una vita diversa. È sperimentare la possibilità di un dono. Conoscere persone in Palestina, imparare la storia attraverso la loro esperienza e la loro sensibilità, con tutte le differenze di mentalità, ci mette in condizioni di vedere altre realtà, altre sofferenze, persecuzioni, muri che non sono caduti, e anzi continuano ad aumentare, ad avanzare. Conoscere cosa succede a Ghaza, ad Hebron, a Ramallah, ci pone in una posizione diversa rispetto agli amici che abbiamo vicini, agli amici colti, che sanno solo ciò che passa attraverso i giornali. Ed ora questa notizia che l’Italia riconosce i nuovo stato della Palestina, ma solo all’interno di accordi con Israele: una beffa! Non ci sarà mai accordo, Israele ha i mezzi ed i sostegni per fare sempre quello che vuole, aiutata da tutti suoi alleati e alla faccia di qualsiasi decisione punitiva – anche blandissima – dell’ONU. Conoscere come studiano i ragazzi brasiliani a Joao Pessoa, con le borse di studio che sosteniamo con l’opera mazziana, ci ha permesso e ci permette di seguire tutta l’evoluzione dello stato brasiliano, con tutte le sue contraddizioni, ma attraverso dei giovani che cercano di trovare la loro strada, in una realtà così difficile e contradditoria, ma solo in base alle loro competenze acquisite nelle scuole e nelle università, e le persone sono il mezzo più efficace per capire cosa succede, per mettersi all’altezza delle novità. Ma di tutte queste cose bisogna anche discutere, confrontarsi, incontrarsi, se no si rischia di bloccare tutto, di impermeabilizzare la nostra posizione di veronesi ed europei. Per questo è importante ogni tanto vedersi, salutarsi, ascoltare le esperienze, le letture di questo mondo così complesso e contradditorio, dove i giovani sembra non trovino lavoro né autonomie. Iniziamo a trovarci martedì 17, alle ore 21, all’Istituto “don Mazza”, in via San Carlo 5, sopra Santo Stefano, nel luogo dove è nata la Rete di Verona e dove si è incontrata tante volte. Incontreremo don Domenico Romani, che segue da anni e con grande passione, diligenza e accuratezza l’attribuzione delle borse di studio che proprio a Verona sosteniamo, con l’operazione “Marco Picotti”. E un prossimo importante incontro sarà in maggio, in un Seminario del Nord Est, con gli amici delle reti venete, del Trentino e del Friuli, e forse anche di Lombardia ed Emilia, nelle parti confinanti con le cosiddette Tre Venezie. Come sapete l’argomento è la Finanza Criminale, quella che usa i capitali finanziari non per far crescere le persone e le popolazioni, per solo per arricchirsi, ed arricchire le società di affari che lavorano solo per il profitto, le corporations, le banche internazionali … Ma ne parleremo nel nostro Seminario del Nord Est (ce ne saranno altri 3 in Italia, in altre zone), che sarà a Isola Vicentina, come quello del 2013, domenica 10 maggio. I materiali preparatori sono pronti, presi dalle pubblicazioni della Banca Etica, e si possono consultare sul sito della rete cliccando reterr.it: a metà pagina ci sono gli 8 argomenti consigliati. Cominciate a leggere l’ultimo! Forse appaiono altri segni di speranza, questa volta a Verona, in un incontro di piccoli agricoltori locali, che si svolgerà a Sezano sabato 14 marzo, dal titolo “Semi diritti giustizia”. Nella riunione preparatoria la gente coinvolta era diversa da quella dei dibattiti, erano contadini e agricoltori di tutte le età. E si sono materializzati qui, in provincia di Verona, i problemi sulla proprietà dei semi e sulle interferenze delle multinazionali, che noi conosciamo sostenendo i semterra brasiliani, la mesa campesina argentina e gli altri movimenti politici che abbiamo incontrato nella nostra vita di rete. Questa giornata è quindi perfettamente in linea con quanto andremo ad approfondire nel nostro seminario di maggio, con uno stile e uno svolgimento logicamente diverso (e forse anche divertente) rispetto ad altre giornate di studio. Ed è una vera occasione di preparazione al Seminario. In particolare una sessione pomeridiana ha il titolo tègneme la somensa, che evoca il libero scambio tra gente che vive direttamente questi aspetti della finanza criminale e si organizza autonomamente per fare resistenza (la frase si riferisce al contadino che vedendo il prodotto del vicino, lo apprezza e gli chiede di dargli i semi, così da poterli utilizzare anche lui alla prossima stagione). Questo pare un segno concreto di speranza, anche a prescindere da come potrà andare il convegno. Vale la pena che anche noi “retini” (della Rete, noi veronesi in primis) ne siamo informati e, potendo, ci facciamo un giro. Ma avremo certo il tempo di parlarne. Il nostro appuntamento è per martedì 17 marzo, all’Istituto mazziano, nella saletta presso la portineria, con possibile park interno e con accesso senza barriere.

Un caro saluto da Silvana e Dino

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Quarrata – Febbraio/Marzo 2015

Carissima, carissimo, qualunque sia il percorso della nostra vita, l’origine della nostra famiglia e delle relazioni interpersonali intessute, almeno una volta ci sarà capitato di leggere nel volto del nostro interlocutore una sorta di assenza dinanzi a quanto stavamo comunicando. Perché? Quanto dicevo, magari con sommo ritegno e fatica, cadeva in un baratro di indifferenza. Come, a nostra volta, non palesare l’indifferenza o meglio come non lasciarla albergare dentro di noi? In questa quaresima papa Francesco esorta tutti a non cedere alla “tentazione dell’indifferenza” e a non lasciarsi assorbire dalla “spirale di spavento e di impotenza”, saturi come siamo “di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana”. Francesco si è reso conto che il denominatore della globalizzazione che impera sull’uomo è proprio l’indifferenza. La nostra cultura quindi porta, come il papa afferma, il triste marchio della “globalizzazione dell’indifferenza”. L’intonazione è tragica, gravemente tragica, perché quando ci si scopre indifferenti, molta acqua è passata sotto i ponti e ha cancellato ogni moto della coscienza che istintivamente ed evangelicamente si rivolga all’altro e alla sua difficoltà. Nella sua proposta Francesco tocca il punto nevralgico: la mia personale comodità non deve essere alterata o scossa, io conto più di tutti e più di qualunque necessità. Spesso, troppo spesso l’indifferenza verso chi incontriamo nella vita quotidiana ci spinge ad imitare i comportamenti delle tre famose scimmiette: turarsi le orecchie, tapparsi gli occhi e chiudersi la bocca. In fin dei conti, è la morte dell’anima, del nostro interiore sentire che si riveste di una cellulite spirituale di difesa. Una barriera perché nulla turbi. Francesco nella sua riflessione spirituale non rimanda al cielo. all’evanescenza, ma esige un profondo contatto con la vita, con la gente, con la propria interiorità, con un corretto radicamento nel terreno stesso dell’esistenza. Richiede ritmi di vita più rallentati in modo da favorire il contatto con il proprio vissuto; richiede capacità di assaporare, di soffrire di partecipare… ma anche di contemplare, di uscire dal piano dell’utile, di dare respiro all’esistenza coltivando la gratuità. Chi coltiva, chi ricerca la dimensione spirituale parla probabilmente meno di autorealizzazione, ma apprende a dare spazio alla relazione, al noi, all’accoglienza, alla cura dell’altro. Fermarsi significa iniziare a conoscere a prendere possesso di noi stessi, delle proprie emozioni, delle proprie passioni, dei propri sentimenti. Cessare di sentirsi vittime dei giudizi propri o altrui, mentre è molto più importante e produttivo imparare ad ammettere i propri errori e correggersi, con senso di responsabilità e coscienza del limite. Nel mondo di oggi urge la ribellione delle coscienze, contrastare le ingiustizie, non pensare che la povertà sia una fatalità, che senza uguaglianza non possono esserci diritti per tutti, senza tutto ciò, una semplice azione di carità servirebbe a sancire l’ingiustizia. Abbiamo bisogno che: la solidarietà sia contrapposta all’individualismo; le tensione all’uguaglianza contrapposta al privilegio; la dignità dell’uomo, di tutti gli uomini, contrapposta allo sfruttamento; il lavoro come bene collettivo della società contrapposto al lavoro come contratto individuale; la scuola come crescita sociale, strumenti di liberazione per tutti… Quaresima sarà così ascolto, sguardo, parola di conforto e di condivisione. Quaresima sarà a me importa! Perché chi entra in qualsiasi luogo, dalla metropoli al piccolo borgo possa leggere sulle vie: A me importa! Mi sta a cuore chi vive qui e abita nel mondo. E se proprio devo partire da qualcuno, partiamo dai più piccoli e dai poveri, dagli esclusi e dai marginali. Così nessuno si vedrà recapitare il foglio di via o, peggio ancora, di inutilità e irrilevanza.

Buona Pasqua, Antonio

“Rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore e uniche coloro che usano entrambi”

Rita Levi Montalcini

“La mia speranza? Che in futuro ci sia sempre meno solidarietà e sempre più giustizia”

don Luigi Ciotti

“Alla fine della vita non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili”

giudice Rosario Livatino, assassinato dalla Mafia nel 1990

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Roma – Febbraio 2015

Carissimi amiche e amici, sembra che nessuno ascolti le parole di papa Francesco che quasi ogni giorno – con amore e saggezza che ricordano l’altro grande Pastore del nostro tempo, papa Giovanni –   indica al mondo, non solo ai cattolici, la via da seguire per conquistare pace e giustizia, ponendo fine alla violenza generata dall’odio, dalla vendetta, dalla sopraffazione, dalla smisurata voglia di potere e ricchezza dei potenti; il tutto complicato dai vari fondamentalismi di matrice islamica, capaci di attirare perfino elementi fanatici occidentali. Perché l’umanità non dà peso alle sue ispirate esortazioni? Non possiamo certo illuderci che un bel giorno regni sul pianeta la pace universale, né che le parole di un papa, per quanto sagge e portatrici di speranza, possano mutare il corso della storia. I romani dicevano Historia magistra vitae, ma quel motto – usato spesso con faciloneria e fuori luogo –  va inteso nel giusto senso: non che gli avvenimenti del passato, lontano e recente, possano insegnarci a non ripetere gli errori compiuti, bensì che possono aiutarci a interpretare i fatti di oggi e a regolarci di conseguenza. Pochi tengono conto di questo insegnamento, e sbagliano; sordi, per egoismo e disinteresse per le sorti altrui. A loro preme soltanto il proprio benessere e (neppur sempre) quello dei loro cari o dei loro servitori, detti fedelissimi. Stragi di innocenti, obbrobri di ogni genere e distruzioni immani sono oggi sotto gli occhi di tutti, al punto che molti diventano indifferenti, pensano che le cose siano sempre andate così e che non si possa porvi rimedio. Sicuro! La storia ci dice che periodi di vera pace non sono mai esistiti, in nessun luogo, ma questo non deve indurre l’uomo a rassegnarsi all’ineluttabile e a chiudersi in casa trascurando il mondo esterno. Inoltre è ragionevole immaginare che il continuo ripetersi delle visioni catastrofiche causate dalle guerre e dal terrorismo, offerteci con dovizia dai media, creino non solo assuefazione ma convincano i più che si tratta di avvenimenti lontani qui impossibili da verificarsi; così allontaniamo con noncuranza lo spettro del peggio. Ci manca la percezione diretta dei disastri bellici. Un ricordo personale – probabilmente vivo anche negli amici della mia generazione, sia romani che residenti in altre grandi città – impossibile da cancellare. Dopo il primo bombardamento di Roma, del 19 luglio 1943, mi recai con mio padre al quartiere S. Lorenzo, il più colpito e dove si ebbe il maggior numero di vittime e distruzioni. Alla vista delle immani rovine e al pensiero delle persone, popolani per lo più, che vi erano perite o rimaste ferite mi pervase uno sgomento indicibile. Palazzi crollati, la vicina basilica di S. Paolo fuori le Mura distrutta, l’attiguo cimitero del Verano rimasto sconvolto, mentre lo scalo ferroviario locale aveva ricevuto pochi danni benché fosse l’obiettivo dichiarato dell’incursione. Simili scenari e ancor peggiori, data la maggior potenza distruttiva dei moderni strumenti bellici, sono spettacolo frequente per tante popolazioni coinvolte in guerre non dichiarate e non da loro volute. Esodi di massa e insufficienza dei soccorsi sono aspetti frequentissimi che noi in Europa, dopo il 1945, non abbiamo conosciuto, a eccezione dell’ex Jugoslavia. Così il quadro disperato di popoli interi e di etnie perseguitate per fanatismo o xenofobia è completo. Riflettiamoci, e non occasionalmente. Il recente film-documentario “Il sale della terra”, di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado (che traccia l’itinerario artistico e umano del grande fotografo brasiliano, dedicatosi anche a ritrarre volti e situazioni dei Sem Terra brasiliani) illustra con efficacia più che commovente le drammatiche condizioni di vita delle popolazioni in diversi continenti: guerre, guerriglie, deportazioni, sfruttamento dei lavoratori, esodi, carestie. Si tratta di un’opera sullo splendore del mondo e sull’irragionevolezza umana che rischia di spegnerlo, ma che si conclude però con un soffio di speranza mostrando la possibilità di ripristinare la foresta amazzonica (e altro sarebbe fattibile), tornando all’antico fulgore. Purché l’uomo lo voglia, prendendo coscienza dei suoi obblighi inderogabili; perché il tempo stringe e occorre riscoprire, o scoprire, lo spirito di fratellanza, non estraneo alla salvezza del creato. Conflitti che possono estendersi, in Europa, in Medio Oriente, in Africa, sono ora in atto e le vie diplomatiche per comporli appaiono evanescenti. Nel Mediterraneo continua l’ecatombe di chi fugge per salvarsi e i sopravvissuti trovano un’accoglienza spesso indegna di questo nome. Della condizione politica e sociale del nostro paese è meglio tacere: tutti la conosciamo e ne siamo sconfortati. L’unico dato consolante è forse l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, dal quale ci attendiamo saggezza e imparzialità. Per noi che ci occupiamo di solidarietà internazionale (talvolta nazionale) non è lecito scindere il nostro lavoro dalla politica, dalla continua attenzione ai riflessi della seconda sulla prima. Perciò ci manteniamo vigili sugli avvenimenti che contano Quali che siano le nostre convinzioni politiche, evitiamo distrazioni dannose, interveniamo per quanto ci è consentito, evitiamo l’astensione alle elezioni quando vi fossimo tentati. Siamo cittadini votati alla solidarietà e non dobbiamo mai dimenticarlo. Un dato negativo ci viene però dal bilancio del 2014. Il tesoriere nazionale Silvestro (alias Silvio) Profico ci comunica che le entrate generali della Rete sono passate dai 269.377 euro del 2013 ai 224.036 euro del 2014 e che la rete di Roma è scesa nello stesso periodo da 9.650 a 4.470 euro, un dato molto scoraggiante. Non replico appelli di sorta; vi chiedo solo di meditare e, a chi non fosse più interessato alla Rete, per qualsiasi motivo, di darmene cenno, come altri hanno fatto cortesemente in passato. Vi informo con l’occasione che l’encomiabile amico Profico, dopo 33 anni, lascia l’incarico e che gli subentra l’amica di Castelfranco Veneto Marta Bergamini in Corletto. A entrambi va il nostro sentito “grazie”. Al coordinamento romano di fine gennaio è stato deciso, tra l’altro, che il 9 o il 10 maggio si terrà a Salerno il seminario del Centro-Sud sulla “Finanza criminale”, con ottimi relatori. I particolari in seguito. Un saluto affettuoso e arrivederci presto.

Mauro Gentilini

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Febbraio 2015

Cari amici della Rete di Verona, è difficile parlare di solidarietà internazionale in questo mondo che cambia così velocemente e tragicamente, in cui contano sempre di meno i singoli stati e le loro leggi, mentre le aziende multinazionali impongono le loro logiche assolute di denaro e di capitali finanziari che travolgono qualsiasi difesa, le ideologie fondamentaliste infrangono ogni diritto alla vita o alla libertà, e venti di guerra sempre più minacciosi e paurosi si sentono spirare anche in Europa, oltre che in Africa, in Asia, in America Latina, dove i gruppi armati della droga e della criminalità mantengono situazioni di belligeranza, sopra ogni polizia e stato. Gli esuli, gli sfollati, i fuggitivi sono ormai milioni, in campi profughi dove l’ONU mantiene un minimo di vita dignitosa con aiuti alimentari e sanitari limitati ma presenti, ma non si può rimanere profughi per anni, decenni, si cerca di fuggire e trovare un’altra vita, anche salendo su barconi destinati a naufragi disumani. E nel mondo civile la crisi provocata da una finanza che distrugge i bilanci statali ed impone il taglio delle spese sociali, impedisce la crescita di una classe media che potrebbe equilibrare i diritti delle popolazioni, e invece i ricchi sono sempre più ricchi, pieni di risorse e di privilegi, ed i poveri sono sempre più miserabili, fuori da ogni possibilità di crescita. Come evitare che la classe media precipiti nella povertà e che gli stati perdano tutto il loro potere di gestione dei servizi sociali, scuole e sanità anzitutto? Quali possono essere forme efficaci di solidarietà? Per capire meglio come una certa finanza, chiamata criminale, influisce su questi scenari così disastrosi e si oppone alla democrazia, impedendo la fruizione di diritti da parte di tutti i cittadini, stiamo impostando dei seminari di approfondimento per noi della Rete, come già si era indicato nelle precedenti circolari. Il Coordinamento di Roma di fine gennaio ha fissato di attivare 3 o 4 seminari macro regionali sul tema della finanza criminale, secondo una prassi ormai consolidata. Si pensa ad una data intorno a inizio maggio, che potrebbe essere domenica 10 maggio; per noi del Nord Est si pensa all’ottima sede dell’incontro del 2012, a Isola Vicentina, dalla mattina al pomeriggio, con il pranzo insieme. Il programma non è ancora definitivo, relatori e argomenti; si pensa di preparare i seminari con l’invio di materiali informativi opportuni, ricorrendo soprattutto a schede di Banca Etica o della Fondazione Basso, che tanto ha collaborato con la Rete in anni passati. Anche noi di Verona siamo passati l’anno scorso a Banca Etica nella gestione delle donazioni della colletta, dei nostri contributi di solidarietà, utili per le nostre operazioni di liberazione, seguendo proprio le indicazioni di Banca Etica ed evitando altre banche, più grandi ed efficienti, ma spesso legate a operazioni finanziarie dubbie, al commercio di armamenti, o altro. Anche la Rete nazionale gestirà i denari delle collette in Banca Etica, con modalità ancora allo studio, approfittando del cambio di tesoriere: Silvestro Profico ha chiuso la sua attività di tesoriere ufficiale, e al suo posto si è resa disponibile Marta Bergamin Corletto di Castelfranco che ora è la tesoriera della Rete, secondo le decisioni del Coordinamento di Roma. Il prossimo Coordinamento nazionale sarà verso fine marzo, il 21 e 22, sabato e domenica a Varazze, vicino a Savona. Noi di Verona siamo quasi sempre presenti numerosi ai Coordinamenti, che sono molto importanti per capire come funzionano certi meccanismi internazionali e come possono procedere gli aiuti solidali in paesi spesso difficili, dove le ingiustizie sono di casa ed i diritti delle popolazioni sono difficili da sostenere. L’esortazione a tutti quelli che ricevono la presente circolare è di partecipare a qualche coordinamento, che di solito inizia nel pomeriggio del sabato, verso le 17, e termina dopo il pranzo della domenica, non oltre le 14. Stiamo preparando il prossimo incontro di rete locale, veronese, che vorremmo fare all’Istituto don Mazza, in via San Carlo 5, dove la Rete è nata ed ha tenuto molti dei suoi incontri, presso l’Opera mazziana che da tempo sosteniamo con le borse di studio a Joao Pessoa, nel Nord Est del Brasile. Appena don Domenico Romani ci darà una data ve la comunicheremo per la convocazione, anche fuori dalla circolare, ora che quasi tutti ricevono in posta elettronica (e-mail, electronic mail), con rapidità, senza problemi di copie, di buste e di francobolli, senza spese. Ma il panorama internazionale che vediamo, come accennavo a inizio circolare, non tutto è negativo. Una notizia mi ha riempito di gioia, che il Papa Francesco sta per proclamare beato il vescovo martire Oscar Arnulfo Romero, che noi abbiamo sempre salutato come San Romero d’America. Sono finite le opposizioni ed i blocchi contro questo martire ammazzato sull’altare il 24 marzo 1980, per aver ordinato ai soldati di non sparare più sulla gente e sulle manifestazioni pacifiche della popolazione di quel piccolo paese centroamericano, emblema delle lotte di liberazione di quei lontani anni, ancora oggi in situazione difficile, soprattutto per il traffico dei narcos che passa per quelle strade. Il governo è però cambiato, ora il vescovo Romero è per loro il rappresentante di tutto un popolo che vuole trovare la sua via di libertà. Abbiamo visitato nel nostro ultimo viaggio in Guatemala, in novembre 2012, la tomba di Romero nella cripta della Cattedrale Metropolitana di San Salvador, una bella tomba nuova di marmo nero, costruita in Italia, ed abbiamo visitato anche la chiesetta dell’ospedale, di architettura modernissima, dove il vescovo fu ammazzato durante l’elevazione, con un colpo sparato da fuori della chiesa dal militare maggiore D’Aubisson, il capo dei famigerati squadroni della morte, mai condannato nonostante l’evidenza della colpa. Ora finalmente la figura di Romero arriverà alla gloria della santità formale della Chiesa cattolica, ma era già santo per tutti i salvadoregni e per tutti noi. Ettore Masina scrisse un bel libro per ricordarlo, e da allora è sempre un riferimento per chiunque cerchi la libertà e la giustizia. Per ricordare un aspetto del Salvador di allora e della repressione violenta contro quella popolazione, indico che in Salvador non ci sono più le donne vestite con colori sgargianti e disegni brillanti come in Guatemala, con gli huipiles (i vestiti) tipici della regione e della tradizione, come ci sono ancora tra i maya e nei mercati del paese dei vulcani, il Guatemala, che pure confina col Salvador. Una delle azioni repressive dell’esercito salvadoregno consisteva nel distruggere i telai delle donne nei villaggi e nel vietare di portare i vestiti tradizionali, per cui quelle tradizioni oggi non esistono più se non nei musei. E non fu permesso ad un vescovo mite ma fermo nella sua denuncia, nonostante le minacce, di alzare la voce per chiedere di fermare la repressione violenta e gli ammazzamenti. Chi si opponeva veniva ammazzato, e così fu per Romero, anche se era sull’altare a celebrare la messa. Che San Romero d’America sia un riferimento efficace nel cammino di liberazione dei popoli latino americani e di tutto il mondo, che noi vogliamo sostenere come se facessero parte della nostra famiglia, di ciascuno di noi.

Un cordiale saluto solidale da Dino.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Gennaio 2015

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, anzitutto un augurio caloroso di buon anno nuovo 2015! Ma non si può certo affermare che questo 2015 sia nato con segni positivi e fecondi, da molti punti di vista, ma soprattutto dal punto di vista della pace mondiale. Questa sparatoria tragica di Parigi rivela un grave acuirsi delle tensioni internazionali, per la contrapposizione continua di diversi modi di pensare e per il ricorso facile alle armi ed ad violenza disumana e ferocissima, quale da anni non si vedeva. Le cose non sono semplici come ce le vogliono dire, non è l’Occidente che viene colpito e che deve reagire, perché non siamo tutti uguali e il modo di vivere dell’Occidente non è davvero il migliore. Tutti sono andati a farsi vedere a Parigi, ma vedere Netanyahu tra chi si sentiva vittima di violenza e terrorismo è stata davvero una contraddizione enorme, uno scandalo, o forse una cosa ridicola, da ridere come l’avrebbero descritta i redattori e vignettisti di quel giornale satirico che è sembrato l’unica difesa vera della civiltà. Sono emerse nel dibattito molte osservazioni critiche, molti ragionamenti che si tiravano fuori dal coro, ed io sono rimasto molto impressionato a leggere che nel 1987 il Mossad israeliano era andato ad ammazzare a Londra proprio un vignettista satirico, un certo Naji al Alì, di cui nessuno ricorda il nome né ciò che scriveva o disegnava. Ma dava certamente fastidio, perché prendeva in giro la potenza militare di Israele, e come tutti sanno in Israele si può criticare quasi tutto, anche da parte di altri ebrei, ma mai l’esercito e le azioni militari. In realtà è proprio il modello occidentale ad essere in grave crisi, a non saper rispondere più alle tensioni internazionali, soprattutto verso chi non possiede quasi risorse e di quelle poche si sente anzi quotidianamente defraudato. E’ difficile rispettare gli altri, rispettare altri modi di pensare, di agire, di pregare, accettare le diversità anche vicino a noi, immaginarsi in paesi lontani e con la pelle diversa. Basti riflettere sui recenti disordini negli USA per i colorati ammazzati troppo facilmente dalla polizia, con conseguenti vendette ed azioni violente di persone fragili, disperate, violente, che si trovano fra le mani delle armi con grandissima capacità di distruzione. E sui califfati islamici con le loro decapitazioni. Perché tante armi a disposizione per uccidere? La soluzione alle crisi ed alle ingiustizie inizia sempre dalla capacità di ascolto, soprattutto verso chi è più debole e povero, di mezzi e di cultura. E mi sembra che in molti di noi questa aspirazione, questa voglia di un mondo più giusto ed attento a tutti, sia realizzata per quanto poco nella nostra piccola associazione, in questa piccola rete di solidarietà, dove si ascoltano altre voci, altri modi di leggere la realtà, di invocare giustizia, ma dove anche si mettono alcuni dei nostri beni a disposizione di questi oppressi, perseguitati, come impegno per alcuni nostri fratelli lontani. Una parte dei nostri denari la mettiamo in iniziative di liberazione, che siamo riusciti a conoscere ascoltando appunto; e quei pochi denari, utili a risolvere piccole situazioni di miseria e oppressione, li vogliamo anche far passare per istituzioni pulite, non in banche più o meno armate. Come vedete dai dati della colletta 2014, riportati in calce alla presente lettera, la raccolta è tornata ai livelli di qualche anno fa, sopra i 20.000 euro, nonostante il cambio del canale bancario e la crisi internazionale, che è davvero fortissima. Qualcuno degli amici aderenti alla Rete non ha ancora aggiornato i termini del suo versamento, ed Emilio Butturini, emerito fondatore ed animatore per 50 anni del nostro gruppo, si ritrova ancora a dover comunicare alla sua banca che quel versamento va dirottato su un altro conto, su un altro IBAN, in Banca Etica. Allora vi rivolgo una piccola esortazione: controllate i vostri versamenti ed i vostri ordini alla banca, per non disturbare più Emilio, e per privilegiare così una Banca diversa da tante altre, che cerca di uscire dai circuiti internazionali perversi, della criminalità e della finanza speculativa, che si oppongono alla democrazia ed ai diritti dei popoli e delle persone. Proprio su questo tema della Finanza criminale la Rete nazionale sta producendo uno sforzo per capire meglio cosa succede: si è formata una commissione, sono circolati documenti, ci sono state discussioni, e siamo quasi pronti a invitare tutti gli amici e simpatizzanti ad un Seminario nazionale sul tema, forse in maggio, preparando il discorso con una attenta diffusione di documenti e di libri di denuncia, su questo argomento, di cui non si parla quasi mai: è un vero tabù! Come ad esempio il TTIP trattato per gli accordi commerciali transnazionali tra Usa ed Europa, il TTIP, che l’Europa dovrebbe sottoscrivere senza discussioni trasparenti, con grande perdita di sovranità degli stati rispetto alle aziende multinazionali, o Corporation. Ci sono già dei materiali a disposizione, e ci sono alcuni esperti che ci possono spiegare cosa sta succedendo, perché ad esempio la Grecia fa tanta paura in Europa e nel mondo occidentale, quando vuole rifiutare il modello imposto di controllo del debito pubblico … E’ un argomento molto complesso, che va affrontato adeguatamente per evitare nuove violenze e sopraffazioni. Dopo 100 anni quasi tutti condanniamo la 1^ Guerra Mondiale, coi suoi milioni di morti ammazzati: ma allora sembrava un’azione positiva e vantaggiosa per i governanti e gli imprenditori. Ora si presentano pericoli analoghi in altri campi, è nostro dovere informarci meglio e cercare azioni risolutive e pacifiche. Di questo ed altro inizieremo a parlare nel nostro primo incontro 2015 di gruppo veronese, che viene proposto per lunedì 26 gennaio prossimo, alle ore 21. Parleremo anzitutto di colletta e del bilancio di gruppo, per adempiere ad uno degli obblighi di ogni associazione italiana. E parleremo delle prossime iniziative della Rete, del prossimo Seminario sulla Finanza criminale, che toglie i diritti alle popolazioni ed alle persone, iniziando dai popoli più poveri e sprovveduti, ma incidendo ormai anche sul nostro territorio, come si riscontra dagli effetti devastanti di questa crisi. E parleremo anche delle nostre operazioni, che curiamo direttamente come gruppo veronese, e cioè della situazione in Guatemala e delle borse di studio a Joao Pessoa. Ma di questo si parlerà più diffusamente in un prossimo incontro, ascoltando qualcuno dell’Opera Mazziana che segue le borse di studio, e speriamo di tenere questo incontro proprio nella sede dell’Opera mazziana, in via San Carlo, sopra Santo Stefano, dove la Rete è nata ed ha percorso molti tappe della sua azione solidale, di approfondimento politico, di testimonianza, di azione concreta con le nostre operazioni. Allora vi aspettiamo all’incontro di lunedì 26, e la sede è casa nostra di me e Silvana, in via Tonale 18, così da permettere anche a Silvana di partecipare e di salutare tanti amici della solidarietà. Non è ancora guarita, ha ancora delle invalidità di movimento, e per questo vi invitiamo a casa nostra, così Silvana non si deve muovere; ma è in via di guarigione e la nostra speranza è che fra alcuni mesi saprà muoversi con maggior facilità ed autonomia.

Un affettuoso saluto da Dino e Silvana.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Padova – Gennaio 2015

…resta un’esperienza di eccezionale valore l’aver imparato infine a guardare i grandi eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospettati, dei maltrattati, degli impotenti, degli oppressi e dei derisi, in una parola, dei sofferenti.

Dietrich Bonhoeffer

Carissime/i, prima lettera di questo nuovo anno. C’è sempre speranza all’inizio di un nuovo cammino, un anno che tutti desideriamo diverso, senza paure, con impegni politici che non siano solo chiacchere ma fatti concreti, un anno diverso. Ma questo primo messaggio non può iniziare senza un lontano ricordo: il 6 gennaio è l’anniversario della morte del nostro caro amico Federico Bego. La memoria va ad alcune parole che avevano scritto nella circolare del gennaio ’98: … siamo in lutto per la morte di un amico. Non avremo più alle nostre riunioni Federico; non godremo più della sua cordiale presenza… Il 12 gennaio è anche l’anniversario del drammatico terremoto che colpì Haiti nel 2010. Vogliamo ricordare quella data con le parole di Dadoue: … noi siamo determinati a lottare più che mai; noi che abbiamo avuto salva la vita dobbiamo andare avanti più di prima. Continuando, di seguito trovate il riassunto della serata di presentazione del libro su Dadoue, l’invito per il prossimo coordinamento e una lettera da Haiti.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Macerata – Gennaio 2015

Cari amici, nell’augurarvi un felice anno nuovo, ricco di sorprese e buone notizie, trasmettiamo il ringraziamento che Padre Alberto Panichella (non me ne abbia il Padre se, per motivi di spazio, ho modificato alcune sue frasi) ha rivolto a tutta la Rete per il sostegno al progetto da lui pensato fin dal 2006 e realizzato in Ancona, intitolato “La strada”. L’unità di strada esce di notte per distribuire pasti caldi, bevande, vestiario, coperte, medicine e per costruire una rete di rapporti personali con coloro che la società chiama gli “invisibili”. L’associazione ha lo scopo di avvicinare i poveri, conoscerli, parlargli, restituire loro la dignità di persone, si impegna anche nel loro reinserimento nel tessuto sociale, collabora con le istituzioni e con il mondo del volontariato. Il motto dell’associazione riassume bene l’attività svolta: Capire, seguire, spronare sin dove è fattibile; accettare ed assistere comunque.

Maria Cristina Angeletti

Carissimi amici della Rete R.R., a cui appartengo, eccovi il resoconto dell’utilizzazione del vostro preziosissimo contributo alla “Strada” di Ancona. Innanzitutto vi dirò che quest’anno abbiamo avuto il pesante bilancio di dieci decessi causati da abbandono, over-dose, alcool, tumore, problemi di cuore … Morti premature, per quanto ci siamo impegnati con questi fratelli e sorelle senza fissa dimora, vittime della “strada”. In compenso alcuni hanno trovato lavoro o lavoretti precari e sperimentato una grande solidarietà fra loro e fra tutti (non c’è un noi e un voi…). Si sono ottenuti alloggi e si sono fatte rivendicazioni insieme presso il Comune; in questo senso “la casa de noialtri” è un edificio di proprietà della Regione occupato da 23-24 senza-tetto, in cui hanno trovato non solo rifugio ma anche fraternità, cooperazione, realizzazione di manifestazioni e cortei, autogestione fra popoli diversi per lingua e cultura (spesso si devono esprimere a gesti), dove hanno sperimentato la comunione di religioni diverse, chiedendo all’Essere Supremo la pace. La cosa più bella della “Strada” sono i nostri incontri settimanali al “CENTRO CULTURALE” da cui, con saggezza e senso di giustizia dai piccoli e poveri, esce la denuncia contro la decadenza capitalistica attuale, e la proposta di un nuovo modello di società giusta e fraterna. L’attuale congiuntura italiana, quindi, marchigiana mi fa ritrovare in Brasile, dove ora ci sono più tutele per la gente non ricca! La dura realtà della disoccupazione e negazione dei diritti fondamentali mostra il 70% della popolazione minacciata dalla povertà, i più esposti, come sappiamo, sono gli immigrati, discriminati dagli italiani che non se la passano meglio: il 40% degli italiani non arriva alla fine del mese, sono scoperti e indebitati; si contano 12milioni di poveri e 4 milioni di denutriti … Perciò la Rete R.R. ha da fare anche qui anche perché dall’Occidente (lobbies, multinazionali, speculatori finanziari) sono nate le contraddizioni che hanno rovinato il mondo intero. Per questo ci rivolgiamo al Coordinamento Nazionale della Rete R. R.

In fede, Padre Alberto Panichella Missionario Saveriano

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale 

Radiè Resch di Padova – Dicembre 2014

Il miracolo che preserva il mondo, la sfera delle faccende

umane, dalla sua normale, “naturale” rovina è in de!nitiva

il fatto della natalità, in cui è ontologicamente radicata la

facoltà di agire. è, in altre parole, la nascita di nuovi esseri

umani e il nuovo inizio, l’azione di cui essi sono capaci in

virtù dell’esser nati. Solo la piena esperienza di questa

facoltà può conferire alle cose umane fede e speranza, le

due essenziali caratteristiche dell’esperienza umana che

l’antichità greca ignorò completamente. E’ questa fede e

speranza nel mondo che trova forse la sua più gloriosa ed

e”cace espressione nelle poche parole con cui il vangelo

annunciò la “lieta novella” dell’avvento: “Un bambino è

nato fra noi”.

(Hannah Arendt, Da Vita activa, p. 182)

Carissime, carissimi,

come già annunciato, giovedì 18 dicembre, presso i Comboniani a Padova verrà presentato il libro: Dadoue Printemps. In cammino verso il cambiamento. Sarà un’occasione per riflettere sul nostro impegno, per incontrarci e farci anche gli auguri di Natale e Buon Anno: ce n’è bisogno! Partecipiamo numerosi e dffondiamo l’informazione tra le nostre conoscenze.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale 

Radiè Resch di Verona – Dicembre 2014

Cari amici della Rete di Verona, ogni anno, quando ci si avvicina al Natale, si cerca di fare un bilancio dell’anno trascorso, e di volgere lo sguardo e la mente a quello che sta per iniziare. E’ stato un anno ancora una volta, purtroppo, segnato a livello internazionale da guerre, distruzioni, morti, migrazioni di massa. E’ quello che è successo e che sta ancora succedendo in Palestina ed Israele, in Libia, in Siria, in Irak, in Ucraina, in Afghanistan, in Kenia, in Egitto, in Nigeria, nel Sud Sudan, nella Repubblica Centroafricana, nel Burkina-Faso, in Pakistan, in Birmania-Myanmar … e in molti altri luoghi del pianeta. Facciamo fatica a comprendere i reali meccanismi che stanno alla base di tanti conflitti, anche se non ci riesce difficile immaginare che siano soprattutto di natura economica. Per restare nella nostra piccola Italia è ancora aumentato il numero degli uomini, delle donne e dei bambini (dovremmo ogni tanto soffermarci a riflettere che sono esseri umani, proprio come noi), che sono vittime della disperazione e del cinismo nel Mar Mediterraneo … La cronaca ci riporta quotidianamente episodi di violenza domestica ed extra familiare … A ciò si aggiungano la disoccupazione crescente, giovanile e non, il precariato, la perdita di diritti fondamentali dei lavoratori, i disastri ambientali, troppo spesso frutto dell’imprevidenza e della corruzione. Tutto questo è motivo di paura, di depressione, o, peggio, induce all’assuefazione, all’indifferenza e all’apatia. Cresce la tentazione di chiudere occhi ed orecchi di fronte a quello che ci circonda, per cercare unicamente la soddisfazione dei propri bisogni immediati, per difendere il proprio “territorio”, per evitare di restare contagiati dal virus della povertà che, come e più dell’Ebola, continua ad uccidere gli ultimi della terra. Si rifugge dalla politica, si rinuncia persino all’esercizio del voto, che dovrebbe essere una delle basi della democrazia e della partecipazione. Eppure… Eppure ogni Natale porta sempre con sé, anche per chi non crede in Cristo, un germe di vita e di speranza. Un messaggio semplice: qualcosa di piccolo, di insignificante, di nascosto, di “impotente” può ricreare radicalmente il mondo. E allora è dalle piccole cose, che non fanno “notizia”, che si può ripartire, può rinascere la voglia di fare, può riaccendersi l’entusiasmo. Per questo continuiamo a credere che esperienze come quelle della Rete siano preziose ed importanti. Ci costringono a uscire dal nostro orticello, ci fanno incontrare uomini e donne eccezionali, ci restituiscono l’entusiasmo e la voglia di cambiamento, mettendo in crisi i nostri modelli di vita, fondati sulla competizione e sui consumi, vigilati dall’occhio spietato dei “mercati”. E’ questo il nostro augurio di Natale: che rinasca, insieme al dio-bambino, la nostra capacità di pro-gettare, cioè di creare ponti fra il presente ed il futuro, di tornare ad essere “visionari” e sognatori, al modo dei profeti di ogni tempo, di lasciarsi contagiare dalla com-passione e dalla vera ricchezza delle relazioni. Una piccola cosa sta nascendo anche quest’anno. Abbiamo provato a confrontarci con una nostra vecchia amica ghanese sulle reali possibilità di dare corpo ed anima ad un suo sogno: realizzare un progetto educativo rivolto alle ragazze di un piccolo villaggio africano ed ai loro genitori, per far comprendere l’utilità e la bellezza di una cultura che viene loro preclusa per la mancanza di fondi, per la miopia dei governi, ma soprattutto per il venir meno di ideali, per un apatico adagiarsi ed adeguarsi a quello che la vita, spesso dura e avara, riserva alla popolazione più povera, specie femminile: soggezione, violenza, miseria, sfruttamento. Partendo dall’intuizione di una donna “grande” che ha capito e vissuto sulla pelle sua , dei suoi cari e dei suoi vicini tutto questo, e dalla generosità, spesso incomprensibile a noi ricchi, di chi ha tanto lottato e sofferto ma vuole ancora offrire una chance a chi non ha neppure la possibilità di lottare, si vorrebbe anche come Rete dare forma a questo microprogetto per favorire la frequenza scolastica delle ragazze dai 12 ai 14, 15 anni coinvolgendo, con attività di counselling, anche genitori ed educatori. Aspettiamo ogni suggerimento, consiglio e supporto da quanti nella Rete hanno competenze certamente maggiori delle nostre. Grazie!

Tanti tanti auguri di cuore a tutti, in particolare a Silvana

Gianco e Laura