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Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Noto Avola Pozzallo – Settembre 2014

Cari amici e care amiche,

pochi giorni fa sul TG abbiamo visto le immagini del popolo della striscia di Gaza che festeggiava in piazza per la fine di 50 giorni di guerra, costati 2000 civili morti ed un intero paese distrutto. Anche Israele festeggiava. Entrambi i contendenti, Hamas ed il governo israeliano festeggiavano la vittoria. Il governo israeliano la distruzione dei tunnel delle armi di Hamas ed Hamas l’ampliamento del tratto di mare dove poter pescare e la costruzione di un aeroporto.

Anche noi festeggiamo per questa tregua e speriamo che quanto prima centomila senza tetto possano riavere una casa. Lo abbiamo anche chiesto, unendoci alle tante voci popolari che si sono fatte sentire in questo tempo di guerra. Abbiamo anche mandato un appello al nostro governo perché si adoperasse per il cessate il fuoco e la condanna dell’eccidio di civili da parte del governo israeliano. Ma non osiamo chiamarla “Pace”.

La Pace potrà venire solo quando verranno affrontate e risolte le cause di un conflitto così lungo, che attanaglia due popoli con lo stesso diritto alla Vita ed alla sicurezza. Ma che sono in una posizione completamente asimmetrica. Un popolo, il palestinese, cacciato dal proprio territorio e costretto a soffocare in un luogo angusto, privo di sbocchi possibilità di vita e relazioni normali e dentro un terribile muro di contenimento. E chiunque sa che in queste condizioni l’individuo o i popoli maturano rabbia e rancore L’altro, impaurito dalle ritorsioni ugualmente violente, ma respinte con una forza immensamente più grande.

Da questo punto di vista un maggiore diritto di pesca ed un aeroporto faranno un poco respirare questo popolo soffocato, ma saranno ben poca cosa e questa veramente solo una tregua se non verranno affrontate le cause alla radice.

Fanno riflettere le parole di Papa Francesco, che dice: come è possibile che dopo la seconda guerra mondiale, dopo la costituzione dell’ONU i conflitti si risolvono ancora con le guerre? E pensiamo ora anche a tutti gli altri conflitti, a quello in Iraq, in Libia, ecc. Perché l’ONU non ha potere e voce? Perché si preferisce invece che singole nazioni (Israele, USA, Europa, Italia) intervengano direttamente o fornendo armi? Troppo forte è il sospetto che non è la difesa degli innocenti che li muove, ma interessi molto più bassi: la vendita delle armi (una volta costruite si dovrà pur usarle…), la ricostruzione. Crediamo che oggi il nostro contributo alla Pace passi soprattutto per ribadire in tutte le sedi la necessità di affrontare i problemi alla radice, di formare buoni mediatori, di dare potere e significato all’ONU.  Ma anche continuare a stare accanto al popolo palestinese con progetti di solidarietà e dando voce agli israeliani che vogliono la pace e la convivenza tra i due popoli. Poi resta il compito più importante: l’educazione popolare alla pace ed alla convivenza tra i popoli e tra gli individui. L’apprendimento della gestione della risoluzione del conflitto dovrebbe essere una delle materie basilari nella scuola. Ci sembra, da questo punto di vista che nel piccolo, il nostro progetto di educazione alla pace, attuato dalla Rete di Pisa sia una bella goccia in questo mare.

Un caro saluto

Maria Rita

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale 

Radiè Resch di Padova – Agosto/Settembre 2014

FINE DELLA DISCUSSIONE CON IL SECONDINO

Dallo spioncino della più piccola delle celle vedo alberi che mi sorridono,

tetti affollati dalla mia gente, finestre che piangono pregano per me.

Dallo spioncino – è la più piccola cella – vedo la tua, la più grande.

(Samih al-Qasim, poeta palestinese, morto recentemente) 

Carissime/i, l’estate appena trascorsa non è stata calda meteorologicamente, ma molto calda per tanti drammatici avvenimenti e guerre, tanto da far dire a papa Francesco che si sta preparando la terza guerra mondiale. Dalla martoriata terra di Palestina, alla Siria, all’Iraq, all’Ucraina, alla Libia con molti stati africani; è un elenco che si allunga continuamente. Oltre alle tante notizie che giornalmente ci obbligano a riflettere su questo preoccupante tempo di guerre, ci aiutano ad approfondire le tragiche situazioni anche i tanti pensieri che molti aderenti alla Rete ci hanno comunicato e ci continuano a trasmettere. In questi inquietanti momenti ci aiutano nel nostro cammino solidale le continue piccole, ma significative, iniziative di concreta solidarietà che trovate qui di seguito: la lettera di suor Gabriella e il “diario” del viaggio in Bosnia di Marianita e Francesco. Sono piccoli segni che ci sostengono nel nostro quotidiano impegno. Riportiamo, anche, l’articolo che Avvenire a dedicato a Paul Gauthier nel centenario della nascita.

Notizie:

– Prossimo Coordinamento sabato 4 domenica 5 ottobre a Sezano di Verona. Orari e notizie logistiche prossimamente.

– Manifestazione nazionale per la pace – 21 settembre Firenze, “Facciamo insieme UN PASSO DI PACE! Basta guerre! Mai più vittime! Fermiamo le stragi di civili indifesi, a Gaza, in Palestina e Israele, in Siria, Iraq, Libia, Afghanistan, Ucraina, Congo …. Per Libertà, Diritti, Dignità, Giustizia, Democrazia” – Piazza Santa Croce (da confermare) – Ore 11:00 – 16:00

Lettera circolare della Rete di solidarietà internaziona

Radiè Resch di Roma – Settembre 2014

Carissimi amiche e amici,

mi sembra indiscutibile: questa estate ha presentato un mondo in pieno subbuglio. Non v’è angolo del pianeta in cui non siano avvenuti e continuino ad avvenire fatti atroci, a danno di singoli, di gruppi, di intere etnie o comunità religiose, si tratti di singoli assassinii, di massacri, di veri e propri genocidi. Le motivazioni sono le più diverse ed è perfino inutile cercarle in quanto in genere prive di logiche accettabili, la qual cosa accresce l’orrore e suscita la domanda: fino a che punto dovremo assistere a tali misfatti, causati volta a volta dall’odio, dalla volontà di dominio, dalla sete di potere, dallo smodato desiderio di ricchezza o – motivazione terribile – dal fanatismo religioso? Papa Francesco, sgomento, ha parlato di una terza guerra mondiale frammentata e molti altri hanno già ripreso questo concetto. In effetti la varietà ed efferatezza dei crimini, il numero delle vittime e le immani distruzioni prodotte richiamano alla mente il secondo conflitto mondiale, un evento che mai avrebbe dovuto ripetersi. L’istituzione dell’Onu avrebbe dovuto garantire la pace mediante interventi appropriati e concordati ogni qual volta se ne fosse ravvisata la necessità. Ma le Nazioni Unite erano partite col piede sbagliato, con la creazione di un Consiglio di sicurezza composto da poche potenze dotate ciascuna del diritto di veto, sì da rendere inutili, tra l’altro, le deliberazioni dell’Assemblea generale (della riforma dell’ONU si parla da lungo tempo ed è facile prevedere che mai sarà realizzata). No, non è possibile che l’umanità continui a restare indifferente di fronte alle sofferenze inflitte a tanta gente innocente. Se i governi e le istituzioni internazionali non sono capaci di intervenire per ripristinare un minimo di convivenza civile tra i popoli e porre fine ai massacri, con le armi della diplomazia o con la forza quando fosse davvero indispensabile (ma limitandone l’intervento a pochi casi eccezionali), allora dovranno essere le popolazioni non coinvolte direttamente, le persone di buona volontà, i samaritani – e ve ne sono tante e tanti, sparse ovunque ma che non appaiono – a mobilitarsi, spingendo i rispettivi governi, l’associazionismo umanitario, le chiese di appartenenza in tutti i modi possibili e immaginabili  perché mettano in campo tutti gli  strumenti a loro disposizione affinché la situazione cambi radicalmente e cessino le sofferenze di tanti milioni di uomini, donne e bambini e venga loro consentito il ritorno a una vita degna, libera dal terrore. Utopia? Sogni irrealizzabili? Nessuno di noi ha la forza di cambiare il corso degli avvenimenti? Se pensiamo così ci condanneremo all’inazione e in definitiva all’indifferenza. Continueremo ad essere spettatori rassegnati di orrori destinati a ripetersi e a moltiplicarsi, tacitando la nostra coscienza col pensiero che siamo troppo piccoli per agire, che spetti a “chi può” prendere le necessarie iniziative. Invece è ora di dire basta. Certo, nessuno possiede mezzi o idee miracolosi in grado di invertire la tendenza. Però possiamo e dobbiamo mobilitarci, ciascuno nel proprio ambito, promuovere o partecipare a manifestazioni di piazza, firmare petizioni, mostrare in ogni modo possibile la nostra indignazione di fronte ai silenzi di chi ci governa; e scrivere (oggi ci sono tanti modi per far sentire la nostra voce), ai giornali e agli altri media, ai partiti che abbiamo votato, a chiunque possa ascoltarci. Molti già sono su questa linea, giovani e meno giovani, anche facenti parte della nostra associazione. Occorre che il loro esempio venga seguito e che si inventino nuovi strumenti per un fine che riguarda tutti, noi compresi. Un concetto dobbiamo sempre ricordare e diffondere: con le guerre non si risolvono i problemi, semmai se ne creano altri, in una sequenza senza fine. Non ho citato Paesi e luoghi dove sono in corso guerre e devastazioni perché tutti noi li conosciamo, ne abbiamo più o meno vasta cognizione. Né mi sono azzardato a fare il grillo parlante con suggerimenti precisi, ben sapendo di non averne la capacità. Ho tentato soltanto, in tutta modestia, di sottolineare la triste situazione attuale e il nostro dovere, mi pare proprio un dovere, di muoverci anche di poco perché le cose migliorino. Contento, così facendo, se sarò riuscito semplicemente a stimolare un poco la vostra riflessione. Della condizione presente della nostra Italia non è il caso di parlarne; si aggiungerebbe tristezza a tristezza, tanto più che non rientriamo nel novero delle nazioni che contano, e nulla abbiamo da poter suggerire dopo che diversi governi succedutisi negli ultimi anni (o decenni) hanno ridotto il Belpaese a un rango poco degno di considerazione. Finché durerà infatti il dominio incontrastato sul Parlamento della triade composta dagli inquilini di palazzo Chigi, del palazzo del Quirinale e della villa di Arcore (l’ordine di importanza lo lascio a voi) non ci saranno speranze per la (ri)nascita della buona politica e per una rigenerazione delle istituzioni. Tanto meno potrebbero quindi trovare ascolto fuori dei nostri confini suggerimenti o proposte – del resto improbabili –  di parte italiana.

Un saluto affettuoso e un vivo augurio di buon lavoro.

Mauro Gentilini

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Settembre 2014

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, non è facile riprendere un discorso di solidarietà in questo momento, per moltissime ragioni, personali da una parte, perché la vita cambia ed alcune cose non corrispondono più a quelle di una consuetudine familiare e sociale. Ma anche e soprattutto perché le crisi che attraversano l’Italia e il mondo in questo 2014 pongono grandi interrogativi e perplessità che non riescono a trovare voci chiare e autorevoli di lettura profetica. Negli anni 60 ci fu la guerra in Vietnam, che fece capire molte cose a chi cercava giustizia e libertà, per gli altri e per sé stessi, ed il Concilio aiutò a rimettere in discussione molte logiche morali e spirituali che sembravano immutabili; negli anni 70 le dittature in America Latina fecero prendere posizione chiara in molti di noi, e l’11 settembre significa per la Rete il Cile del 1973 e non New York del 2011, con il golpe militare di Pinochet, l’assalto alla Moneda di Santiago e l’assassinio di Salvador Allende e i tanti desaparecidos (Missing!); gli anni 80 hanno indicato una chiara presa di posizione a favore dei popoli che cercavano l’autodeterminazione e l’autonomia, ma apparivano evidenti le differenze enormi fra paesi e paesi, in Asia e in Africa, con popoli che non riuscivano a togliersi l’oppressione delle multinazionali, le corporation, e così è continuato negli anni successivi, dove si è constatato che il capitale è sempre di più saldamente in mano ad una minoranza, che non accetta spartizioni, nemmeno minime. Il 20% della popolazione si pappa l’80 % delle risorse, diceva Alex Zanotelli, ma ora forse le percentuali sono peggiorate. Per noi della Rete in tutti questi anni è rimasta chiara l’oppressione che la Palestina subisce da Israele, Radié Resch continua a morire, un intero stato non riesce a riscattarsi da una politica di cantonizzazione, di colonialismo, di cancellazione (le 3 c di cui ci parlò in un Convegno Barghouti). Ed anche ora, dopo questa ultima violentissima guerra di distruzione a Gaza, tutte le iniziative si bloccano davanti ai nuovi coloni, quasi fossero dei coltivatori intelligenti di un territorio prima desertico, e non invece feroci guardiani armati di confini che permettono di rapinare tutte le risorse a un popolo, che si indica sempre come terrorista ed estremista islamico, per poter perseguitarlo impunemente, ignorando tranquillamente qualsiasi risoluzione dell’ONU. Oggi stiamo attraversando due crisi enormi che ci opprimono, la crisi economica e finanziaria, che mina le relazioni interpersonali e la dignità del lavoro (viene da ripensare all’Arbeit macht frei sui cancelli dei lager, quando si lavorava gratis e fino alla morte per l’oppressore, mentre oggi non serve nemmeno quel lavoro, non ce n’è bisogno, si trova tutto con la tecnologia e l’oppressione di popoli più deboli); e la crisi politica e diplomatica, che fa intravedere guerre e distruzioni nel prossimo futuro, in scenari molto vicini a noi, nel Mediterraneo, sul Mar Nero (la Crimea è vicina all’Italia, ci andarono a morire i bersaglieri tra le guerre d’indipendenza, prima del Regno d’Italia), e in Mesopotamia, la zona tra il Tigri e l’Eufrate, dove i confini sono stati tracciati col righello nel 1919, dai vincitori della Grande Guerra, separando regioni e etnie senza alcun riguardo (non c’era ancora il petrolio!). E ci sono guerre distruttive anche in Africa, dove spesso gli stati del Nord, Nato, Russia e Israele, portano armi ed esperti, con distruzioni enormi in paesi che cercano disperatamente di guadagnare qualche autonomia e di ottenere qualche sviluppo. In questo scenario così desolato e disperato, quali possono essere i segni di speranza ? come possiamo contribuire con la nostra solidarietà? In realtà ci sono segni di speranza, per quanto limitati: ad esempio i migranti dalla costa sud del Mediterraneo, dalla Libia, sui barconi non vengono più rigettati o lasciati morire, ma vengono accolti con alcune prospettive positive, sia pure limitate. Si è infine rigettata la vecchia legge di rigetto, la famosa “Bossi-Fini”, che tanti di noi ha fatto inorridire, e siamo in un’altra prospettiva: ma quanto durerà?  Si chiuderà quest’esperienza perché non ci sono più soldi, e l’Europa non si assume responsabilità? Difficile trovare parole profetiche e di speranza, con tutti questi aspetti negativi. L’ONU sembra davvero fallita, a Gaza, non ha concluso niente, e negli altri luoghi di guerra non sembra esistere. E la crisi finanziaria ci costringe a considerare solo (o quasi) i nostri enormi problemi locali, col lavoro che non c’è, la qualità della vita che scende, lo sviluppo che non procede, la povertà sempre più diffusa, scenari tutti molto negativi, e così sono presentati dai media, che in queste cose ci sguazzano. La Rete prosegue con fatica le sue operazioni, ci sono anche voci nuove di speranza, vedasi la circolare nazionale, di questo nuovo gruppo locale di Rete ligure. Ma occorre tenere aperti gli occhi e osservare ciò che succede, prendere posizione. Credo che le tre parole della Rivoluzione francese di fine Settecento siano tuttora attualissime, libertà, uguaglianza, fratellanza, ma chi ha troppi soldi difficilmente riesce a percepirle ed a farsi interpellare da qualsiasi anelito di utopia, di uguaglianza, libertà, fratellanza. Al riguardo vorrei proporvi un testo ricevuto pochi giorni fa da un amico della Rete di Verona, amico da moltissimi punti di vista, che sintetizza la sua e nostra posizione in relazione alla recente ennesima guerra a Gaza. Mi scrive per la circolare e per il nuovo conto corrente su cui versare il nostro contributo di restituzione, e aggiunge: relativamente alla destinazione della colletta, se possibile, desidererei destinare la mia agli immani problemi di Gaza. Mi sembra che questa restituzione sovrasti tutti gli altri nostri impegni. In assoluto. Solo dei criminali potevano distruggere un’intera città. Uccisi bambini e le loro famiglie. Quando leggevo: “è stato ucciso un bambino israeliano” (sic), pensavo come il mondo potesse accettare un simile oltraggio all’informazione. E’ da sempre che il mio forte disagio ed anche tristezza è rivolto soprattutto alla schiavitù’ e all’oppressione del popolo palestinese. Questa è la sensibilità della Rete, di Verona e nazionale. Di questo dobbiamo parlare e su è necessario confrontarci. Vi invito perciò ad un prossimo incontro locale, prima del Coordinamento nazionale che sarà a Sezano il 4 e 5 ottobre (segnatevi la data, un giro al Coordinamento è sempre un’occasione positiva). Il nostro incontro di Verona l’abbiamo fissato per venerdì 19 settembre prossimo alle 21 a casa Pettenella Picotti, in via Marsala 12a. Oltre alla situazione mondiale, che sta sempre al centro delle nostre riflessioni e del nostro impegno solidale, parleremo delle due operazioni che seguiamo noi di Verona, e cioè l’operazione borse di studio a Joao Pessoa (c’è da decidere come ripartire la colletta di luglio e agosto, riportata qui sotto) e la nuova operazione in Guatemala, che abbiamo proposto al Coordinamento di giugno ma è stata rimandata al prossimo Coordinamento, che è quello di Sezano, al Monastero del Bene Comune, che tutti noi di Verona conosciamo molto bene. E parleremo anche della Rete di Verona, dei nuovi appuntamenti da programmare per il 2015 e di cosa significa ancora solidarietà per noi oggi. Domenica 21 settembre a Firenze si svolgerà una Marcia per la Pace, o meglio contro la guerra, che la Rete RR ha promosso con altre associazioni. In nome esatto è Manifestazione nazionale contro le guerre, una iniziativa di grande attualità, che segue la marcia di Quarrata di sabato 13, domani quando scrivo. Si parte da Piazzale Michelangelo alle 11, per terminare alle 16. Allora arrivederci al 19.9, ore 21 casa Pettenella Picotti, e poi a Sezano, il 4.10 sabato dalle ore 17, e il 5.10 domenica dalle 9 alle 12.30.

Un carissimo saluto da

Dino e Silvana

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Quiliano – Settembre 2014

CIRCOLARE DI SETTEMBRE SCRITTA DA NUOVISSIMA ADERENTE ALLA RETE.

Intanto giungano i miei più sentiti ringraziamenti a tutti coloro che hanno partecipato al coordinamento di Quarrata, è stata per me un’esperienza entusiasmante nella quale ho respirato un clima veramente democratico, che ha reso questo incontro particolarmente importante e ricco.

Ho conosciuto la rete grazie ad un’amica, che fa della solidarietà il suo stile di vita.

Condivido con onore le parole di Alex Zanotelli per cui essere solidale è un cammino fatto di ascolto, pazienza e amicizia. E questo mi è parso il motore delle reti.

L’approccio del gruppo eterogeneo delle donne di Quiliano, di cui faccio parte, è stato quanto mai semplice, nello spirito di condivisione, grazie ad una precisa e puntuale informazione di Caterina abbiamo deciso di sostenere e far nascere un allevamento in Centrafrica, il cammino è costante, nonostante le alterne fortune data la situazione.

A questo punto mi pare necessario focalizzare l’attenzione su alcuni punti che ritengo importanti.

Penso sia necessario portare all’esterno le esperienze, gli obiettivi i successi e le proposte della rete, per dare una più ampia conoscenza e coscienza di cosa è e che cosa si propone perché possano nascere nuovi nuclei operativi.

Un’altra riflessione che vorrei porvi, è questa: oggi tutto ruota attorno al denaro, ma la mano solidale non è solo quella che elargisce denaro, sicuramente più che necessario per rendere fattibili i progetti di cui ci si fa carico, la mano solidale è anche quella tesa ad accogliere fratelli e sorelle in difficoltà, non importa quanto sia grande la casa che li accoglie, quanto sia abbondante il cibo che prepariamo, è forse più importante la fiducia che si ripone nell’altro, il tempo che gli si dedica, l’ascolto delle sue esigenze. E qui penso a quanti emigrano nel nostro paese privi di tutto, ma anche privati dei loro diritti fondamentali: clandestini, profughi imprigionati e intrappolati in pastoie burocratiche e legali che non conoscono, praticamente insormontabili.

Le categorie in cui spesso ci inglobiamo non ci permettono di vedere che siamo TUTTI ESSERI UMANI, le differenze culturali, umane possono essere una vera ricchezza.

Propongo quindi un grido, se è possibile: TUTTI GLI ESSERI UMANI SIANO UGUALI! E NON PUÓ ESSERE UN’ UTOPIA

Con affetto

Graziella  Merlino

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Luglio/Agosto 2014

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, riprendiamo la circolare dopo 2 mesi abbastanza complicati da molti punti di vista, problemi col computer, la nuova gestione delle collette, la gravissima crisi internazionale e la sanguinosa guerra in Palestina, a Gaza, e anche i recenti problemi sanitari di Silvana, che ora sembrano attenuarsi e orientarsi al sereno, ma è ancora in ospedale e non ha ancora iniziato le terapie di riabilitazione. Come sapete, da marzo abbiamo un nuovo conto corrente per le collette e da gennaio ci siamo costituiti come Associazione autonoma veronese, Rete Radié Resch gruppo di Verona, collegati alla Rete nazionale con lo stesso Statuto. Emilio mantiene la presidenza onoraria, dopo 50 anni di attivo coordinamento e di attenta gestione delle collette, curati sempre con grande impegno e diligenza, con tanti quadernini precisissimi, con tutti i dati dei versanti e dei versamenti. A lui un grande e filiale ringraziamento. Ora c’è un gruppo di gestione, aperto a tutti, con Maria e Gianni, Silvana e Dino (presidente), Francesca e Roberto (che cura la parte tecnica contabile, ora anche il suo numero di tel appare come riferimento), Laura e Gianco, ed altri più saltuari nella presenza. E il gruppo è aperto a chiunque voglia farne parte, senza adesioni formali burocratiche. Emilio ha chiuso il conto corrente precedente, era intestato a lui personalmente, ed ora tutto il denaro delle collette va in un nuovo conto su Banca Etica. Chi versa nel vecchio conto crea dei problemi ad Emilio stesso, perché la Banca gli chiede ancora se intende accettare il versamento, con una quota per trasferirlo su un altro conto attivo; fra qualche mese il versamento sul vecchio conto sarà rifiutato. Decideremo in settembre, in una apposita riunione di gruppo Rete Verona, come destinare i fondi della colletta, se attenersi strettamente alle indicazioni dei versanti restituenti (costituisce sempre un importante riferimento etico e politico versare “per restituire”) o se impostare un criterio generale come gruppo. L’operazione storica di Verona per le borse di studio a Joao Pessõa mantiene una sua grande importanza, per tantissime ragioni che discuteremo nell’incontro di settembre, anche se il Brasile è molto cambiato rispetto a 30-40 anni fa. La ripartizione che appare in tabella per maggio-giugno è stata decisa per ora dal piccolo gruppo di gestione, perché non c’erano sufficienti indicazioni da parte dei versanti. Ma anche la periodicità del resoconto della colletta, mensile o bimestrale, sarebbe bene discuterla insieme. Sulla feroce e sanguinosa guerra in corso a Gaza sono usciti moltissimi articoli su tutti i giornali e anche testimonianze dirette in lista Rete, con testimonianze dei nostri referenti palestinesi e resoconti mandati dai ragazzi, contattati nei viaggi con fiori di pace degli scorsi anni. Non aggiungiamo qui altri commenti, vi rimandiamo a quelli ed a prossimi interventi pubblici. In questi giorni in cui ricorre il centesimo anniversario del la prima guerra mondiale fa davvero male vedere che ancora la logica della guerra ritorna violentemente, con migliaia di morti e un’enorme distruzione, con modalità diverse certo dal 1914: non ci sono più gli eserciti in divisa che si sbudellano fuori dalle trincee, l’arte militare è cambiata e l’esercito di Israele ne è proprio il più aggiornato gestore, usa una guerra elettronica sofisticatissima contro Hamas, che pure vuole la guerra; ma vale l’interrogativo che abbiamo risentito forte e chiaro nel filmato di Paul Gauthier, quando si parlava della guerra del Kippur nel 1967, e Marie Therèse ribatte ai soldati di Israele che appunto ricordano che i palestinesi hanno voluto la guerra: “anche i bambini piccoli hanno voluto la guerra ?”; e tutti quei morti chiamano solo odio, non certo perdono. Ma nel mondo non c’è solo la guerra a Gaza: c’è guerra in Siria, in Iraq, in Ucraina, in Libia, in Centrafrica, in Sud Sudan, ecc, e cresce il numero di persone in fuga (saranno presto milioni) da quelle zone di guerra, col problema immane dei profughi e del corridoio sul mar mediterraneo, con tutto quello che ci sta collegato; e poi c’è il contagio di Ebola nell’Africa dell’Ovest, e tutte le altre crisi legate ai miliardi di poveri contro l’accaparramento di qualche milione di straricchi. Questa è la situazione, di stragi e morti, di odio e distruzione, che s’innesta sulla crisi economica del nostro ricco (?) Nord. Quale solidarietà nei confronti di tante vittime ? Ha ancora un senso fare operazioni, collette, cercare restituzioni? Saranno questi gli argomenti dei prossimi incontri e dei prossimi approfondimenti, che girano frequenti nel canale di Internet e della posta elettronica. Sono ancora pochi gli amici della Rete senza questo strumento tecnologico così utile, tanto che spesso si dimentica di mandare per il canale ordinario della posta con busta e bollo la ventina di lettere di carta per loro, per pigrizia soprattutto, e me ne scuso. Questi signori che un po’ ignoriamo o teniamo in secondo piano, sono pregati di intervenire a qualche prossimo incontro, o di contattare i numeri telefonici sotto riportati: abbiamo bisogno di sentire ancora la loro voce e le loro ragioni, di discutere il miglior modo di contattarli e di coinvolgerli ancora nel nostro impegno di solidarietà. Come alcuni già sanno, Silvana è stata ricoverata in Ospedale il 2 agosto, dopo un’emorragia cerebrale che a prima vista sembrava paurosa. Ora pare abbia superato la fase acuta e stia avviandosi al recupero, forse totale, per cui ritorneremo (presto ?) agli incontri della nostra solidarietà. Già nei mesi precedenti aveva avuto seri problemi di salute, che ci hanno impedito di partecipare agli incontri di coordinamento nazionale e di seguire le discussione sui nostri progetti di solidarietà, le “operazioni”, che coinvolgono persone lontane e vicine, in un dibattito politico di grande impegno personale e famigliare (certe scelte si fanno insieme), importantissimi dal punto di vista di un serio e concreto impegno di solidarietà politica. Ora speriamo di riprendere anche la periodicità dei piccoli impegni, come la circolare e la gestione della colletta, ed anche per questo riteniamo indispensabile ritrovarsi con maggior regolarità e periodicità, costruendo un calendario annuale degli impegni e degli incontri del gruppo locale, perché il segreto del buon funzionamento di una associazione è conoscersi e confrontarsi anche su queste scelte, che sono le scelte che si articolano con tante altre decisioni personali e familiari. Ricordiamo ancora una volta la nuova modalità di raccolta dei nostri contributi, della colletta: per adeguarci alla normativa abbiamo aperto un conto corrente in Banca Etica ed è su questo nuovo conto corrente che devono ormai confluire le collette periodiche.

Per favore prendete nota delle nuove coordinate bancarie

intestazione: RETE RADIE RESCH – GRUPPO DI VERONA

codice IBAN  IT 06 Z 05018 12101 000000 173184

Buone vacanze, un carissimo saluto da

Dino, con Silvana

RETE RADIE’ RESH
Lettera locale di luglio dalla rete di Macerata

Internet è il nemico (dall’omonimo libro di Julian Assange)
Ho letto con interesse il libro che mi ha regalato l’amica Daniela sullo stereotipo in cui spesso cadiamo pensando che Internet sia libera, democratica, gratuita, trasparente, imparziale, rivoluzionaria,capace di favorire la partecipazione popolare rovesciando le gerarchie prestabilite. Dice Assange:”Tanti autori si sono interrogati su quello che significa Internet per la civiltà globale, ma si sbagliano. Si sbagliano perché non hanno la giusta prospettiva frutto dell’esperienza diretta. Si sbagliano perché non hanno mai conosciuto il nemico. Nessuna descrizione del mondo sopravvive al primo contatto con il nemico. Noi abbiamo conosciuto il nemico.”
Julian Assange lancia un allarme a ciascuno di noi, navigatori quotidiani, felici utenti dei social network, amanti dello shopping online. Noi che crediamo di essere liberi e non lo siamo.Noi sorvegliati speciali, intrappolati in una rete che consideriamo democratica, ma dietro cui si celano poteri nascosti che in ogni istante decidono per noi e spesso contro di noi. Siamo vittime di una guerra di nuovo tipo e non lo sappiamo: una ‟crittoguerra” in cui la posta in gioco è l’accesso all’informazione, la tracciabilità dei comportamenti, il riorientamento delle nostre più intime abitudini di vita. Una crittoguerra in cui i più forti sanno rendere inaccessibili le informazioni che li riguardano, e i più deboli si ritrovano nudi, completamente esposti agli strumenti che vagliano senza sosta quell’immensa banca dati che è il web, nato come grande promessa di democratizzazione e divenuto implacabile strumento di controllo. Ecco perché Internet è diventato il nemico, come Julian Assange denuncia nelle sue pagine
firmando un testo che è già un libro di culto, nato durante la detenzione a seguito dello scandalo WikiLeaks. E se ormai tutti gli stati, gli eserciti, le multinazionali si stanno attrezzando a combattere un nuovo tipo di conflitto, condotto sulla rete da veri e propri ‟ciberguerrieri”, una strategia di resistenza dovrà ricorrere a strumenti analoghi nel tentativo di ribaltare la situazione. Dovrà sottrarre il cittadino all’incessante radiografia informatica dei suoi comportamenti, e sottoporre a verifica pubblica la miriade di operazioni con cui un pugno di attori sposta in un clic capitali e informazioni, progetta guerre o occulta notizie, crea ricchezza o miseria ai quattro angoli del pianeta. Julian Assange è il fondatore di Wikileaks, il sito giornalistico che riceve da fonti anonime e rende disponibili al pubblico documenti catalogati come confidenziali o segreti da governi, organizzazioni internazionali, imprese multinazionali. Ha ricevuto il premio Amnesty International per i Nuovi Media nel 2009, la medaglia d’oro della Sydney Peace Foundation, il premio Walkley per il Giornalismo e il Premio Martha Gellhorn nel 2011. Internet è il nemico. Conversazione con Jacob Appelbaum, Andy Müller-Maguhn e Jérémie Zimmermann (Feltrinelli, 2013) è il suo primo libro, a cui ha consegnato la sua radicale, visionaria lettura del nostro tempo. Le celebri carte di Wikileaks imbarazzano e colpiscono i potenti di tutto il mondo, da Silvio Berlusconi a Barack Obama. Julian Assange, porta alla luce fatti e rivelazioni in un libro che è puro giornalismo d’inchiesta. Wikileaks contro il mondo firmato dallo stesso Assange è una raccolta delle pubblicazioni con cui il giornalista ha ribaltato tutte le carte dello scacchiere internazionale, rivelando situazioni e soprattutto verità di cui il cittadino rimane spesso o sempre all’oscuro. E’ stato un avventato atto di terrorismo il suo che ha così messo in pericolo la diplomazia e gli equilibri tra stati oppure un atto doveroso e coscienzioso di giornalismo? Le carte su Guantanamo sulle atroci morti e torture che avvengono nel carcere in cui sono rinchiusi i terroristi, il traffico legalizzato di rifiuti tossici o gli omicidi extragiudiziari in Kenya fanno pensare che troppe cose rimangono oscure e che i tg e le pagine dei giornali riportinosolo un infinitesimale parte di verità. E in un Paese, come il nostro, dove il giornalismo dinchiesta non ha spazio nei quotidiani, la parola di Assange sconvolge, sconvolge soprattutto quando racconta la realtà del cittadino trattato come un burattino nelle mani del suo atroce e indifferente burattinaio che è sempre il potere. La Casa Bianca ha definito Wikileaks pericoloso per aver rivelato importanti documenti della diplomazia americana e per aver pubblicato alla fine del 2010, in collaborazione con cinque quotidiani, messaggi interni e accordi tra gli Stati Uniti e i suoi rappresentanti e interlocutori in giro per il mondo. Assange diventa così una nuova entità nel panorama mediatico: esiste il potere, i quotidiani, le tv, le radio, internet e poi esiste Julian Assange e il suo scomodo modo di fare infor- mazione; con lui si fa strada una sorta di giustizia internazionale, di riequilibrio di forze e di risorse perché se qualcuno o qualcosa è coinvolto in affari loschi e immorali prima o poi potrà essere scoperto. Julian Assange diventa così una sorta di eroe, di tulipano nero dei nostri tempi amari.
Afferma Assange “lo stato di sorveglianza ha già eroso buona parte delle libertà che avevamo venti anni fa”, il problema è che la consapevolezza dei pericoli della Rete e della sua libertà futura rimarrà appannaggio di un’élite di tecnici. Un’élite di chyperpun. Il libro è un atto di accusa verso i rischi cui Internet può esporre chiunque la utilizzi a qualsiasi livello quando, da strumento straordinario di comunicazione e interazione, si trasforma in una macchina di censura e oppressione di enorme potenza. Le ragioni di questo cambiamento, che per gli autori del libro è in atto, sono chiare e vanno trovate nella crescita esponenziale di alcuni fenomeni come la sorveglianza digitale e la sua commercializzazione, la mancanza di consapevolezza degli utenti sulle tecnologie che utilizzano, la censura e la costante “militarizzazione del ciberspazio”, nuovo campo di battaglia. Secondo gli autori, la Primavera araba e le battaglie contro i tentativi di censura della Rete hanno dimostrato come il Web sia diventato un nuovo terreno in cui, nella società digitale, le libertà fondamentali sono messe in discussione. Internet può essere un canale di organizzazione e condivisione senza precedenti e, allo stesso tempo, la più efficace arma di oppressione quando messa nelle mani dei governi autoritari. Ma non solo.
A detta di Assange, infatti, i medesimi pericoli sono ora in atto anche nelle democrazie a causa del costante sviluppo dell’industria della sorveglianza digitale e al suo utilizzo sempre più massiccio da parte dei governi e delle corporation o in collaborazione tra di loro.. Una sorveglianza a cui chiunque, anche semplicemente stando su Facebook, sarebbe esposto. E in particolari contesti come la Libia o la Siria la sorveglianza, per i risultati dittatoriali, diventerebbe un'”arma” a tutti gli effetti.
La mancanza di consapevolezza nei confronti della tecnologia da parte degli utenti stessi insieme all’incapacità di intervenire su di essa, poi, porrebbe gli internauti in nuovi pericoli. Fino all’estremodi un moderno smartphone che, a detta di Assange, sarebbe “un device di tracciamento…che fa anche telefonate”.

Auguro a tutti gli amici e amiche della nostra Rete (molto meno pericolosa di quella di cui sopra) una buona estate di riposo e serenità.

Maria Cristina Angeletti

RETE RADIE’ RESCH
LETTERA DI MARZO DELLA RETE DI MACERATA
LA CITTA’ INTELLIGENTE

” Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.” (Italo Calvino)
Prima l’ufficio, poi la cameretta, dopo la casa, la città e infine il mondo intero. E’ più o meno questo il cursus honorum dell’informatica dagli anni ’60-’70 a oggi. Prima servì ad automatizzare il
lavoro nei grandi uffici di mezzo mondo, poi fece il suo ingresso in casa, passando dalla camera dei ragazzi agli altri ambienti domestici, per impadronirsene totalmente con la domotica. Ora si punta all’informatizzazione del sistema città con l’affermazione dei principi delle cosiddette smart city, ovvero le città intelligenti. L’amministrazione cittadina, per far sì che la sua città possa essere considerata “intelligente”, non deve solamente integrare tutti i mezzi comunicativi a disposizione ma saperli utilizzare nel miglior modo possibile.
L’espressione città intelligente (dall’inglese smart city) indica, in senso lato, un ambiente urbano in grado di agire attivamente per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini. La città intelligente riesce a conciliare e soddisfare le esigenze dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni, grazie anche all’impiego diffuso e innovativo nei campi della comunicazione, della mobilità,
dell’ambiente e dell’efficienza energetica. Questo, almeno, è quanto teorizza e mette in pratica Boyd Cohen, uno dei maggiori esperti al mondo in fatto di smart city. Cohen ha anche teorizzato la cosiddetta Ruota delle smart city, dove tutte le caratteristiche principali che rendono smart una città vengono prima divise in spicchi e poi raggruppate in sei aree tematiche: Smart Mobility, Smart People, Smart Economy, Smart Environment, Smart Government, Smart Living.
A partire da questa ruota Cohen ha anche sviluppato un progetto-base articolato in tre fasi che può essere applicato a (quasi) tutte le realtà urbane del mondo. Il primo passo consiste nel coinvolgere la cittadinanza all’interno del progetto, rendendola parte integrante del processo decisionale. Per fare questo, l’amministrazione dovrà dare vita a un progetto di comunicazione integrata, dove siano coinvolti tutti i canali a sua disposizione. È esemplificativo di questa strategia CivicPlus, una suite di programmi e app per smartphone che permettono dicoinvolgere i cittadini nei progetti smart e di conoscere in tempo reale le loro opinioni. Il secondo passaggio prevede la realizzazione di un piano strategico dettagliato, nel quale deve essere descritto
analiticamente lo stato attuale delle cose e poi individuare, elencare e specificare gli obiettivi parziali e finali. In questa fase, bisognerà valutare tutti i possibili progetti e scegliere gli indicatori
in base ai quali misurare i progressi fatti. Il terzo e ultimo step è iniziare con il piede giusto e procedere con la giusta andatura. Non vale la pena tentare di ottenere tutto e subito: sarà necessario procedere per piccoli passi prima di poter raggiungere gli obiettivi più ambiziosi. Cohen porta ad esempio di questa strategia quelle che lui considera le migliori smart city al mondo. In testa a tutti troviamo Vienna, seguita da Toronto e Parigi. Dietro a questo terzetto si posizionano le città e le capitali dei Paesi industrializzati, New York, Londra, Tokyo, Berlino, Copenaghen, Hong Kong e Barcellona. Restano fuori altri progetti “intelligenti” ma non all’altezza come ad esempio Amsterdam, Santander e Dubai.
In Europa solo di recente si è iniziato a parlare in termini di “Smart” (2010). L’Unione Europea prevede un investimento totale che si aggira tra i 10 ed i 12 miliardi di Euro in un arco di tempo che si estende fino al 2020. Gli investimenti in conto sono volti a finanziare (o quantomeno stimolare) i progetti delle città europee che ambiscono a divenire “Smart”. Tali progetti sono rivolti
all’ecosostenibilità dello sviluppo urbano, alla diminuzione di sprechi energetici ed alla riduzione drastica dell’inquinamento grazie anche ad un miglioramento della pianificazione urbanistica e dei trasporti. Per spiegare tale azione europea consideriamo che le città consumano il 70% dell’energia dell’UE, perciò, se le Smart Cities possano fornire soluzioni integrate e sostenibili in grado di offrire energia pulita a prezzi accessibili per tutti, questo enorme risparmio energetico permetterà di ridurre del 20% le emissioni entro il 2020 e al contempo sviluppare un’economia low carbon entro il 2050. In particolare, la sfida è rivolta alle realtà urbane di medie dimensioni, che uno studio condotto nel 2007 dal Politecnico di Vienna, dall’Università di Lubiana e dal Politecnico di Delft, stima in circa 600 (ospitando quasi il 40 % di tutta la popolazione europea urbana). Tra le prime iniziative, vi è il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors), un’iniziativa autonoma dei Comuni Europei che ha come obiettivo la riduzione delle emissioni di CO 2 entro il 2020 del 20%. Ad oggi sono 4200 i Comuni aderenti di cui la metà italiani. Il firmatario del PdS non ha nessuna risorsa finanziata direttamente, ma può accedere a tutta una serie di programmi e strumenti finanziari in grado di sostenerlo quali : la Banca Europea per gli Investimenti, i fondi strutturali 2007-2013 o altri strumenti finanziari e progettuali specifici (da menzionare il Piano strategico per le tecnologie energetiche o SET plan che traccia il quadro logico per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2020).
Nel 2011 la Commissione Europea ha anche lanciato l’iniziativa “Smart Cities and Communities European Innovation Partnership” che, per il primo anno (2012), è stata finanziata con 81 milioni di Euro destinati ai settori dell’energia e dei trasporti. Per il 2013 il budget è stato portato a 365 milioni di Euro e ha finanziato progetti relativi a: – Edifici intelligenti e progetti di quartiere- Approvvigionamento intelligente e progetti al servizio della domanda- Progetti di mobilità urbana- Infrastrutture digitali intelligenti e sostenibili. Sempre a livello europeo, sono stati inoltre lanciati ulteriori bandi di ricerca per 9 miliardi di Euro a conclusione del Settimo Programma Quadro 2007- 2013; per 80 miliardi di Euro con il nuovo programma comunitario Horizon 2020 (nuovo Programma Quadro di Ricerca e Innovazione 2014-2020).
A livello italiano individuiamo due bandi, uno a marzo 2012 per 200 milioni di euro per le città del Sud, accompagnato da 40 milioni di euro per giovani (< 30 anni) nelle 4 regioni convergenza
(Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), mentre a luglio dello stesso anno 655,5 milioni di euro destinati a giovani con meno di 30 anni che vogliano presentare “progetti di innovazione sociale”.

Nel 2013 Trento si colloca al primo posto nel Paese e al 45° posto in Europa. Si parte dal libretto sanitario elettronico per le ricette mediche on line e il telemonitoraggio dei pazienti
cronici, alla mobilità senza barriere per i disabili grazie a una piattaforma geospaziale con la mappa dell’intero territorio e una App gratuita con l’indicazione dei luoghi accessibili; dalla
raccolta differenziata porta a porta con isole ecologiche interrate nel centro storico che smistano i rifiuti in base alla tipologia ai trasporti pubblici organizzati e gestiti in collaborazione fra web, poli universitari e istituti di ricerca di eccellenza. Trento e Bologna sono ai primi due posti: erano sul podio anche lo scorso anno, ma in posizioni diverse (Trento sale dal terzo al primo posto e Bologna scende dal primo al secondo posto), dopo di queste, ben distaccato (di quasi trenta punti), un gruppone nutrito di inseguitrici tutte racchiuse in dieci punti con Milano, Ravenna, Parma, Padova, Firenze, Reggio Emilia, Torino e Venezia. Torino, ex capitale dell’automobile, sta costruendo la sua nuova identità basata su una rete di trasporti che riduce la necessità dell’auto privata e sul riutilizzo degli spazi industriali abbandonati. Un esempio è dato dai mezzi di trasporto, come la metropolitana a basso impatto ambientale o l’utilizzo di bus elettrici nel centro storico della città. Nell’aprile 2012 inoltre è stata inaugurata una delle prime forme di cabina telefonica intelligente a servizio del cittadino. Il primo esemplare di cabina intelligente è stato collocato, non a caso, di fronte al Politecnico per sottolineare il ruolo che ha avuto e che tuttora detiene l’università come fulcro di sviluppo e ricerca tecnologica. Il recupero di aree industriali è obiettivo anche a Bologna con una nuova edilizia destinata a giovani ed anziani ai quali sono riservati anche corsi avanzati di informatica. Ravenna si segnala per l’attenzione al welfare, all’associazionismo e al volontariato, mentre Milano, nell’ambito di progetti smart city, punta sulla mobilità sostenibile -car e bike shering – e sulle isole digitali, servizi ad alto tasso di innovazione, in preparazione della grande sfida dell’expo 2015. Bisogna arrivare al 47esimo posto, invece, per incontrare la prima città del Sud che, come lo scorso anno, è Cagliari, seguita da Lecce (52esima) e Bari (59esima). Fanalino di coda della classifica generale sono, ancora una volta, Siracusa, Crotone, Enna e Caltanissetta.
Nei prossimi sette anni arriveranno sulle nostre città almeno cinque miliardi di finanziamenti per l’innovazione: circa un miliardo è stato già stanziato dai tre successivi bandi per le smart city; la programmazione europea 2014-2020 prevede che circa il 5% dei 30 miliardi che sono previsti per l’Italia vada alle città, cifra che raddoppia con il cofinanziamento nazionale; almeno un altro
miliardo arriverà dai bandi per l’efficientamento energetico, per i trasporti e la logistica. Si tratta di una grande opportunità, che però rischia di trasformarsi in un’occasione persa se le città non
sapranno progettare bene le azioni su cui investire questi finanziamenti.
Per questo il progetto ICity Rate è da considerarsi uno strumento di programmazione indispensabile a disposizione delle città: tutti gli indicatori utilizzati sono disponibili sulla piattaforma di Open Data Management realizzata da FORUM PA e accessibile all’indirizzowww.icitylab.it. La piattaforma permette di elaborare i dati presenti, creare report e utilizzare sofisticate funzioni di analisi e confronto tra le diverse realtà urbane (benchmarking, check up, gap.etc). Conoscere per programmare è la parola d’ordine di ICity Rate. L’analisi ha riguardato 103 Comuni capoluogo e circa 100 indicatori aggiornati, utili a descrivere la situazione delle città in sei diverse dimensioni: economia, ambiente, mobilità, governance, qualità della vita e capitale socia. A seguire riassumo la situazione delle nostre città rispetto agli indicatori di cui sopra:
ECONOMIA: Milano, Pisa e Firenze sempre in testa
AMBIENTE: Trento, Verbania e Pordenone le città più verdi
MOBILITA’: Milano, Venezia e Bologna mantengono la loro car sharingGOVERNANCE: la PA più smart è a Torino, seguita da Genova e Bologna
QUALITA’ DELLA VITA (LIVING): quest’anno Trento sale sul podio
CAPITALE SOCIALE (PEOPLE): Trento e Bolzano scalzano Bologna e Modena
ICity Rate ci aiuta quindi a capire quali sono in questo momento i punti di forza e di debolezza per ogni territorio, offrendo un quadro di riferimento utile a programmare i prossimi interventi.
In conclusione si può affermare che a causa della congiuntura attuale e della crisi che sta affrontando il nostro Paese, l’analisi e il monitoraggio continuo dei territori è da considerarsi un’azione indispensabile per orientare le politiche degli enti locali. In questo senso ICity Rate non intende fare un elenco di promossi e bocciati, ma capire come aiutare le nostre città a progredire pensando strategicamente alle città in chiave di riqualificazione, sicurezza e sostenibilità ambientale.

Maria Cristina Angeletti

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Macerata – Febbraio 2014

“Esistono saperi fine a sé stessi che – proprio per la loro natura gratuita e disinteressata, lontana da ogni vincolo pratico e commerciale – possono avere un ruolo fondamentale nella coltivazione dello spirito e nella crescita civile e culturale dell’umanità.”(Pierre Hadot, Exercices spirituels et philosophie antique)

E’ con questa considerazione che mi piace iniziare il ragionamento, considerando utile tutto ciò che ci aiuta a diventare migliori. Mi rendo conto che la logica del profitto mina alle basi le istituzioni   ( scuole, università, laboratori, centri di ricerca, musei….) e le discipline tanto umanistiche che scientifiche il cui valore dovrebbe coincidere con il sapere, indipendentemente dalla capacità di produrre guadagni. Certamente un museo o un sito archeologico possono essere una fonte di introiti, ma la loro esistenza , contrariamente a quello che alcuni vogliono farci credere (…..con la cultura non si mangia….), non può essere subordinata al successo degli incassi: la vita di uno scavo o di una biblioteca o di un archivio, è un tesoro che la collettività deve gelosamente preservare a ogni costo.

Ecco perché non è vero che in tempi di crisi economica è tutto permesso; così come non è vero che le oscillazioni dello spread possono giustificare la sistematica distruzione di ogni cosa considerata improduttiva con il rullo compressore dell’inflessibilità e del taglio lineare della spesa.

Ormai l’Europa sembra uno scenario in cui si esibiscono quotidianamente creditori e debitori. Non c’è riunione politica o di vertice dell’alta finanza in cui l’ossessione dei bilanci non costituisca il punto all’ordine del giorno più importante. Le legittime preoccupazioni per la restituzione del debito vengono esasperate a tal punto da provocare effetti opposti a quelli desiderati; il farmaco dell’austerità anziché risanare il malato, lo indebolisce inesorabilmente: il rigore, stranamente, non intacca la corruzione dilagante e i favolosi stipendi di politici manager, banchieri e superconsulenti!

I registi di questa DERIVA RECESSIVA non sono per nulla turbati dal fatto che a pagare siano soprattutto la classe media (quasi estinta) e i più deboli, spesso espropriati della loro dignità.

Non si tratta di sfuggire alla responsabilità dei conti che non tornano. Ma non è neanche possibile ignorare la sistematica distruzione di qualsiasi forma di umanità e di solidarietà: le banche e i creditori reclamano senza pietà, come Shilock nel Mercante di Venezia, “la libbra di carne viva di chi non può restituire il suo debito..”. Così, con crudeltà, molte aziende (che hanno goduto, per decenni, della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite), licenziano gli operai, mentre il governo sopprime posti di lavoro, non investe in
istruzione, assistenza e sanità pubblica. Il diritto di avere diritti – per riprendere un importante saggio di Rodotà – viene di fatto subordinato al dominio del mercato, con il rischio di cancellare progressivamente qualsiasi forma di rispetto alla persona e trasformare gli uomini in merce e in denaro; questo perverso meccanismo economico ha dato vita a un mostro che sta negando anche alle future generazioni qualsiasi forma di speranza.

Gli sforzi ipocriti per scongiurare la fuoriuscita della Grecia dall’Europa – ma le stesse riflessioni valgono per l’Italia – sono frutto di un cinico calcolo e non di un’autentica cultura politica fondata sull’idea che l’Europa senza Grecia sarebbe inconcepibile, perché i saperi occidentali affondano le loro radici nella lingua e nella civiltà greca.

I debiti contratti con le banche e con la finanza possono avere la forza di cancellare con un colpo di spugna i più IMPORTANTI DEBITI che, nel corso dei secoli, abbiamo contratto con chi ci ha offerto in dono uno straordinario patrimonio artistico, letterario, musicale, filosofico, scientifico…..?

In questo contesto, l’interesse economico sta progressivamente uccidendo la memoria del passato e con essa l’istruzione, la ricerca, la fantasia, l’arte, il pensiero critico, e tutto ciò che dovrebbe ispirare l’attività umana.

Già Rousseau aveva notato che “gli antichi politici parlavano di costumi e di virtù, i nostri parlano di commercio e di denaro”, e oggi più che mai quello che non produce reddito è considerato un ostacolo al progresso mentre è dimostrato che grandi scoperte fondamentali per l’umanità dall’elettricità alle telecomunicazioni sono state favorite da ricerche scientifiche teoriche prive di qualsiasi scopo economico (JULIUS ROBERT OPPENHEIMER).

Penso, inoltre, che la contrapposizione fra saperi umanistici e saperi scientifici, come accade spesso, dando la prevalenza agli uni o agli altri a seconda dell’opportunità, ha provocato una sterile polemica e impedito la necessaria unità dei saperi oggi sempre più minacciata dalla specializzazione delle conoscenze: la cultura e l’istruzione hanno giocato e giocano un ruolo importantissimo nella battaglia contro la dittatura del profitto, a difesa della libertà, della giustizia, dell’uguaglianza, della tolleranza, della solidarietà, del bene comune, della conoscenza, della ricerca, della democrazia ( mi riferisco anche alla presa di posizione a favore della cultura in genere di cui è stato protagonista il grande Maestro Claudio Abbado, mancato purtroppo in questi giorni).

Il sapere si pone di per sé come ostacolo al delirio di onnipotenza del denaro: tutto si può comprare, è vero e i fatti lo dimostrano, dai parlamentari ai giudici ogni cosa ha il suo prezzo, ma…..non la conoscenza! Neanche un assegno in bianco può consentirci di acquisire meccanicamente ciò che è esclusivo frutto di uno sforzo individuale e di una passione per l’apprendere. Nessun titolo di studio acquistato con i soldi potrà apportare vera conoscenza e favorire una crescita dello spirito.

Ma c’è di più. – Solo il sapere può sfidare le leggi del mercato – Io posso mettere in comune con altri le mie conoscenze senza impoverirmi; posso insegnare a un allievo la teoria della relatività o leggere insieme a lui una pagina di Dante o di Prevert o di Montaigne o del premio nobel per l’Economia dando vita a un miracoloso processo virtuoso in cui si arricchisce, nello stesso tempo, chi dona e chi riceve.

Fa male veder gli esseri umani consacrati ad accumulare soldi e potere. Fa male vedere trionfare nelle televisioni e nei media la rappresentazione del successo incarnata dall’imprenditore che riesce a creare un impero truffando o dell’uomo politico corrotto che impunitamente umilia il Parlamento facendo votare leggi ad personam. Fa male vedere uomini e donne ai quali la “terra promessa del guadagno” fa dimenticare la bellezza della natura, gli altri esseri umani, il futuro delle generazioni, la gioia dei piccoli gesti per percepire la bellezza dalle cose più semplici. Fa male veder le diffuse ingiustizie e le disuguaglianze che pesano o dovrebbero pesare come un macigno sulle coscienze.

Ecco perché Mario Vargas Llosa, in occasione del conferimento del premio Nobel per la Letteratura nel 2010 ha evidenziato che un “ mondo senza letteratura si trasformerebbe in un mondo senza desideri, né ideali, né disobbedienza, un mondo di automi privati di ciò che rende umano gli esseri umani: la capacità di uscire da se stessi e trasformarsi in altri, modellati dai nostri sogni”; e finanche John Maynard Keynes, padre della macroeconomia, ha affermato in una conferenza nel 1928 che “gli dei su cui si fonda la vita economica sono geni del male, di un male necessario che per almeno altri cento anni ci avrebbe costretto a fingere con noi stessi che il bene è male e il male è bene, perché il male è utile e il bene no”. L’umanità, insomma, avrebbe dovuto continuare fino al 2028 a considerare” l’avarizia, l’usura, l’avidità come vizi indispensabili per condurci oltre il tunnel della necessità economica, a vedere la luce” e solo allora, raggiunto un benessere diffuso, i nipoti avrebbero potuto capire che il buono è sempre meglio dell’utile.

(Possibilità economiche per i nostri nipoti J.M.Keynes)

Purtroppo la profezia di Keynes non si è ancora avverata e l’economia prevalente persiste a guardare alla produzione e al consumo disprezzando tutto ciò che non è funzionale alla logica del mercato; resta però preziosa la sua sincera convinzione che l’autentica essenza della vita coincide con il buono e quello che incoraggia a sperare è che abbiamo qualche anno ancora per renderla reale.

Maria Cristina Angeletti

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Macerata – Gennaio 2014

Cari amici, siamo al consueto resoconto di quanto da noi fatto nello scorso anno, nella convinzione che parlare del proprio operato, ancorché modesto, da parte di ciascun gruppo sia di suggerimento all’operare di tutta la rete.

La nostra riunione bimensile con la partecipazione di circa 10 persone è per noi   arricchimento e stimolo a vivere con maggiore consapevolezza il nostro quotidiano oltre a crescere nell’amicizia.

Quest’anno abbiamo avuto anche la costante presenza di padre Alberto che ci ha fatto partecipi della sua esperienza alla convivenza lieta con la gente della strada di Ancona, marchigiani e immigrati da tutto il mondo che si trovano senza fissa dimora, disoccupati, depressi….

Questa iniziativa ci è sembrata valida e consona allo spirito della Rete tanto che l’abbiamo presentata al coordinamento di Gennaio a Roma perché venga inserita tra i progetti sostenuti dalla Rete Nazionale.

Le lettere locali hanno puntualmente cercato di sensibilizzare e riflettere su temi di attualità politica e sociale come la violenza sulle donne, il consumo critico, i forconi, l’immigrazione.

La solidarietà è stato il tema principale e sotteso a tutti gli altri ed oggetto del seminario del centro-est di giugno, tenutosi con la rete di Pescara presso la parrocchia di Casette Verdini ( Macerata) e che abbiamo diffuso con la lettera del mese.

L’incontro è stato interessante e partecipato da circa 30 persone.

Nell’anno in corso cercheremo di adottare come statuto per il nostro gruppo quello nazionale rispettoso delle indicazioni di legge e di continuare nella nostra informazione alternativa.

Terminiamo con il resoconto dei versamenti del gruppo di Macerata per l’anno 2013:

Versamenti alla Rete Nazionale € 4.800,00

Padre Panichella € 250,00

A Valentina Del Vecchio per interventi straordinari in Perù € 500,00

Totale € 5.500,00

Nel salutarvi vi comunichiamo che ci incontreremo l’ultimo Martedi di Febbraio,

Anna e Gabriella

Ricordiamo l’autotassazione libera, ma continuativa a sostegno dei progetti della Rete come nostra forma di giustizia restitutiva. Il ccp della Rete locale è: ccp. 13192620 Associazione Rete Radié Resch MC c/o Anna Biagini Via Ancona 152 62100 Macerata www.reterr.it