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RETE RADIE’ RESCH
LETTERA DI MARZO DELLA RETE DI MACERATA
LA CITTA’ INTELLIGENTE

” Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.” (Italo Calvino)
Prima l’ufficio, poi la cameretta, dopo la casa, la città e infine il mondo intero. E’ più o meno questo il cursus honorum dell’informatica dagli anni ’60-’70 a oggi. Prima servì ad automatizzare il
lavoro nei grandi uffici di mezzo mondo, poi fece il suo ingresso in casa, passando dalla camera dei ragazzi agli altri ambienti domestici, per impadronirsene totalmente con la domotica. Ora si punta all’informatizzazione del sistema città con l’affermazione dei principi delle cosiddette smart city, ovvero le città intelligenti. L’amministrazione cittadina, per far sì che la sua città possa essere considerata “intelligente”, non deve solamente integrare tutti i mezzi comunicativi a disposizione ma saperli utilizzare nel miglior modo possibile.
L’espressione città intelligente (dall’inglese smart city) indica, in senso lato, un ambiente urbano in grado di agire attivamente per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini. La città intelligente riesce a conciliare e soddisfare le esigenze dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni, grazie anche all’impiego diffuso e innovativo nei campi della comunicazione, della mobilità,
dell’ambiente e dell’efficienza energetica. Questo, almeno, è quanto teorizza e mette in pratica Boyd Cohen, uno dei maggiori esperti al mondo in fatto di smart city. Cohen ha anche teorizzato la cosiddetta Ruota delle smart city, dove tutte le caratteristiche principali che rendono smart una città vengono prima divise in spicchi e poi raggruppate in sei aree tematiche: Smart Mobility, Smart People, Smart Economy, Smart Environment, Smart Government, Smart Living.
A partire da questa ruota Cohen ha anche sviluppato un progetto-base articolato in tre fasi che può essere applicato a (quasi) tutte le realtà urbane del mondo. Il primo passo consiste nel coinvolgere la cittadinanza all’interno del progetto, rendendola parte integrante del processo decisionale. Per fare questo, l’amministrazione dovrà dare vita a un progetto di comunicazione integrata, dove siano coinvolti tutti i canali a sua disposizione. È esemplificativo di questa strategia CivicPlus, una suite di programmi e app per smartphone che permettono dicoinvolgere i cittadini nei progetti smart e di conoscere in tempo reale le loro opinioni. Il secondo passaggio prevede la realizzazione di un piano strategico dettagliato, nel quale deve essere descritto
analiticamente lo stato attuale delle cose e poi individuare, elencare e specificare gli obiettivi parziali e finali. In questa fase, bisognerà valutare tutti i possibili progetti e scegliere gli indicatori
in base ai quali misurare i progressi fatti. Il terzo e ultimo step è iniziare con il piede giusto e procedere con la giusta andatura. Non vale la pena tentare di ottenere tutto e subito: sarà necessario procedere per piccoli passi prima di poter raggiungere gli obiettivi più ambiziosi. Cohen porta ad esempio di questa strategia quelle che lui considera le migliori smart city al mondo. In testa a tutti troviamo Vienna, seguita da Toronto e Parigi. Dietro a questo terzetto si posizionano le città e le capitali dei Paesi industrializzati, New York, Londra, Tokyo, Berlino, Copenaghen, Hong Kong e Barcellona. Restano fuori altri progetti “intelligenti” ma non all’altezza come ad esempio Amsterdam, Santander e Dubai.
In Europa solo di recente si è iniziato a parlare in termini di “Smart” (2010). L’Unione Europea prevede un investimento totale che si aggira tra i 10 ed i 12 miliardi di Euro in un arco di tempo che si estende fino al 2020. Gli investimenti in conto sono volti a finanziare (o quantomeno stimolare) i progetti delle città europee che ambiscono a divenire “Smart”. Tali progetti sono rivolti
all’ecosostenibilità dello sviluppo urbano, alla diminuzione di sprechi energetici ed alla riduzione drastica dell’inquinamento grazie anche ad un miglioramento della pianificazione urbanistica e dei trasporti. Per spiegare tale azione europea consideriamo che le città consumano il 70% dell’energia dell’UE, perciò, se le Smart Cities possano fornire soluzioni integrate e sostenibili in grado di offrire energia pulita a prezzi accessibili per tutti, questo enorme risparmio energetico permetterà di ridurre del 20% le emissioni entro il 2020 e al contempo sviluppare un’economia low carbon entro il 2050. In particolare, la sfida è rivolta alle realtà urbane di medie dimensioni, che uno studio condotto nel 2007 dal Politecnico di Vienna, dall’Università di Lubiana e dal Politecnico di Delft, stima in circa 600 (ospitando quasi il 40 % di tutta la popolazione europea urbana). Tra le prime iniziative, vi è il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors), un’iniziativa autonoma dei Comuni Europei che ha come obiettivo la riduzione delle emissioni di CO 2 entro il 2020 del 20%. Ad oggi sono 4200 i Comuni aderenti di cui la metà italiani. Il firmatario del PdS non ha nessuna risorsa finanziata direttamente, ma può accedere a tutta una serie di programmi e strumenti finanziari in grado di sostenerlo quali : la Banca Europea per gli Investimenti, i fondi strutturali 2007-2013 o altri strumenti finanziari e progettuali specifici (da menzionare il Piano strategico per le tecnologie energetiche o SET plan che traccia il quadro logico per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2020).
Nel 2011 la Commissione Europea ha anche lanciato l’iniziativa “Smart Cities and Communities European Innovation Partnership” che, per il primo anno (2012), è stata finanziata con 81 milioni di Euro destinati ai settori dell’energia e dei trasporti. Per il 2013 il budget è stato portato a 365 milioni di Euro e ha finanziato progetti relativi a: – Edifici intelligenti e progetti di quartiere- Approvvigionamento intelligente e progetti al servizio della domanda- Progetti di mobilità urbana- Infrastrutture digitali intelligenti e sostenibili. Sempre a livello europeo, sono stati inoltre lanciati ulteriori bandi di ricerca per 9 miliardi di Euro a conclusione del Settimo Programma Quadro 2007- 2013; per 80 miliardi di Euro con il nuovo programma comunitario Horizon 2020 (nuovo Programma Quadro di Ricerca e Innovazione 2014-2020).
A livello italiano individuiamo due bandi, uno a marzo 2012 per 200 milioni di euro per le città del Sud, accompagnato da 40 milioni di euro per giovani (< 30 anni) nelle 4 regioni convergenza
(Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), mentre a luglio dello stesso anno 655,5 milioni di euro destinati a giovani con meno di 30 anni che vogliano presentare “progetti di innovazione sociale”.

Nel 2013 Trento si colloca al primo posto nel Paese e al 45° posto in Europa. Si parte dal libretto sanitario elettronico per le ricette mediche on line e il telemonitoraggio dei pazienti
cronici, alla mobilità senza barriere per i disabili grazie a una piattaforma geospaziale con la mappa dell’intero territorio e una App gratuita con l’indicazione dei luoghi accessibili; dalla
raccolta differenziata porta a porta con isole ecologiche interrate nel centro storico che smistano i rifiuti in base alla tipologia ai trasporti pubblici organizzati e gestiti in collaborazione fra web, poli universitari e istituti di ricerca di eccellenza. Trento e Bologna sono ai primi due posti: erano sul podio anche lo scorso anno, ma in posizioni diverse (Trento sale dal terzo al primo posto e Bologna scende dal primo al secondo posto), dopo di queste, ben distaccato (di quasi trenta punti), un gruppone nutrito di inseguitrici tutte racchiuse in dieci punti con Milano, Ravenna, Parma, Padova, Firenze, Reggio Emilia, Torino e Venezia. Torino, ex capitale dell’automobile, sta costruendo la sua nuova identità basata su una rete di trasporti che riduce la necessità dell’auto privata e sul riutilizzo degli spazi industriali abbandonati. Un esempio è dato dai mezzi di trasporto, come la metropolitana a basso impatto ambientale o l’utilizzo di bus elettrici nel centro storico della città. Nell’aprile 2012 inoltre è stata inaugurata una delle prime forme di cabina telefonica intelligente a servizio del cittadino. Il primo esemplare di cabina intelligente è stato collocato, non a caso, di fronte al Politecnico per sottolineare il ruolo che ha avuto e che tuttora detiene l’università come fulcro di sviluppo e ricerca tecnologica. Il recupero di aree industriali è obiettivo anche a Bologna con una nuova edilizia destinata a giovani ed anziani ai quali sono riservati anche corsi avanzati di informatica. Ravenna si segnala per l’attenzione al welfare, all’associazionismo e al volontariato, mentre Milano, nell’ambito di progetti smart city, punta sulla mobilità sostenibile -car e bike shering – e sulle isole digitali, servizi ad alto tasso di innovazione, in preparazione della grande sfida dell’expo 2015. Bisogna arrivare al 47esimo posto, invece, per incontrare la prima città del Sud che, come lo scorso anno, è Cagliari, seguita da Lecce (52esima) e Bari (59esima). Fanalino di coda della classifica generale sono, ancora una volta, Siracusa, Crotone, Enna e Caltanissetta.
Nei prossimi sette anni arriveranno sulle nostre città almeno cinque miliardi di finanziamenti per l’innovazione: circa un miliardo è stato già stanziato dai tre successivi bandi per le smart city; la programmazione europea 2014-2020 prevede che circa il 5% dei 30 miliardi che sono previsti per l’Italia vada alle città, cifra che raddoppia con il cofinanziamento nazionale; almeno un altro
miliardo arriverà dai bandi per l’efficientamento energetico, per i trasporti e la logistica. Si tratta di una grande opportunità, che però rischia di trasformarsi in un’occasione persa se le città non
sapranno progettare bene le azioni su cui investire questi finanziamenti.
Per questo il progetto ICity Rate è da considerarsi uno strumento di programmazione indispensabile a disposizione delle città: tutti gli indicatori utilizzati sono disponibili sulla piattaforma di Open Data Management realizzata da FORUM PA e accessibile all’indirizzowww.icitylab.it. La piattaforma permette di elaborare i dati presenti, creare report e utilizzare sofisticate funzioni di analisi e confronto tra le diverse realtà urbane (benchmarking, check up, gap.etc). Conoscere per programmare è la parola d’ordine di ICity Rate. L’analisi ha riguardato 103 Comuni capoluogo e circa 100 indicatori aggiornati, utili a descrivere la situazione delle città in sei diverse dimensioni: economia, ambiente, mobilità, governance, qualità della vita e capitale socia. A seguire riassumo la situazione delle nostre città rispetto agli indicatori di cui sopra:
ECONOMIA: Milano, Pisa e Firenze sempre in testa
AMBIENTE: Trento, Verbania e Pordenone le città più verdi
MOBILITA’: Milano, Venezia e Bologna mantengono la loro car sharingGOVERNANCE: la PA più smart è a Torino, seguita da Genova e Bologna
QUALITA’ DELLA VITA (LIVING): quest’anno Trento sale sul podio
CAPITALE SOCIALE (PEOPLE): Trento e Bolzano scalzano Bologna e Modena
ICity Rate ci aiuta quindi a capire quali sono in questo momento i punti di forza e di debolezza per ogni territorio, offrendo un quadro di riferimento utile a programmare i prossimi interventi.
In conclusione si può affermare che a causa della congiuntura attuale e della crisi che sta affrontando il nostro Paese, l’analisi e il monitoraggio continuo dei territori è da considerarsi un’azione indispensabile per orientare le politiche degli enti locali. In questo senso ICity Rate non intende fare un elenco di promossi e bocciati, ma capire come aiutare le nostre città a progredire pensando strategicamente alle città in chiave di riqualificazione, sicurezza e sostenibilità ambientale.

Maria Cristina Angeletti

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Macerata – Febbraio 2014

“Esistono saperi fine a sé stessi che – proprio per la loro natura gratuita e disinteressata, lontana da ogni vincolo pratico e commerciale – possono avere un ruolo fondamentale nella coltivazione dello spirito e nella crescita civile e culturale dell’umanità.”(Pierre Hadot, Exercices spirituels et philosophie antique)

E’ con questa considerazione che mi piace iniziare il ragionamento, considerando utile tutto ciò che ci aiuta a diventare migliori. Mi rendo conto che la logica del profitto mina alle basi le istituzioni   ( scuole, università, laboratori, centri di ricerca, musei….) e le discipline tanto umanistiche che scientifiche il cui valore dovrebbe coincidere con il sapere, indipendentemente dalla capacità di produrre guadagni. Certamente un museo o un sito archeologico possono essere una fonte di introiti, ma la loro esistenza , contrariamente a quello che alcuni vogliono farci credere (…..con la cultura non si mangia….), non può essere subordinata al successo degli incassi: la vita di uno scavo o di una biblioteca o di un archivio, è un tesoro che la collettività deve gelosamente preservare a ogni costo.

Ecco perché non è vero che in tempi di crisi economica è tutto permesso; così come non è vero che le oscillazioni dello spread possono giustificare la sistematica distruzione di ogni cosa considerata improduttiva con il rullo compressore dell’inflessibilità e del taglio lineare della spesa.

Ormai l’Europa sembra uno scenario in cui si esibiscono quotidianamente creditori e debitori. Non c’è riunione politica o di vertice dell’alta finanza in cui l’ossessione dei bilanci non costituisca il punto all’ordine del giorno più importante. Le legittime preoccupazioni per la restituzione del debito vengono esasperate a tal punto da provocare effetti opposti a quelli desiderati; il farmaco dell’austerità anziché risanare il malato, lo indebolisce inesorabilmente: il rigore, stranamente, non intacca la corruzione dilagante e i favolosi stipendi di politici manager, banchieri e superconsulenti!

I registi di questa DERIVA RECESSIVA non sono per nulla turbati dal fatto che a pagare siano soprattutto la classe media (quasi estinta) e i più deboli, spesso espropriati della loro dignità.

Non si tratta di sfuggire alla responsabilità dei conti che non tornano. Ma non è neanche possibile ignorare la sistematica distruzione di qualsiasi forma di umanità e di solidarietà: le banche e i creditori reclamano senza pietà, come Shilock nel Mercante di Venezia, “la libbra di carne viva di chi non può restituire il suo debito..”. Così, con crudeltà, molte aziende (che hanno goduto, per decenni, della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite), licenziano gli operai, mentre il governo sopprime posti di lavoro, non investe in
istruzione, assistenza e sanità pubblica. Il diritto di avere diritti – per riprendere un importante saggio di Rodotà – viene di fatto subordinato al dominio del mercato, con il rischio di cancellare progressivamente qualsiasi forma di rispetto alla persona e trasformare gli uomini in merce e in denaro; questo perverso meccanismo economico ha dato vita a un mostro che sta negando anche alle future generazioni qualsiasi forma di speranza.

Gli sforzi ipocriti per scongiurare la fuoriuscita della Grecia dall’Europa – ma le stesse riflessioni valgono per l’Italia – sono frutto di un cinico calcolo e non di un’autentica cultura politica fondata sull’idea che l’Europa senza Grecia sarebbe inconcepibile, perché i saperi occidentali affondano le loro radici nella lingua e nella civiltà greca.

I debiti contratti con le banche e con la finanza possono avere la forza di cancellare con un colpo di spugna i più IMPORTANTI DEBITI che, nel corso dei secoli, abbiamo contratto con chi ci ha offerto in dono uno straordinario patrimonio artistico, letterario, musicale, filosofico, scientifico…..?

In questo contesto, l’interesse economico sta progressivamente uccidendo la memoria del passato e con essa l’istruzione, la ricerca, la fantasia, l’arte, il pensiero critico, e tutto ciò che dovrebbe ispirare l’attività umana.

Già Rousseau aveva notato che “gli antichi politici parlavano di costumi e di virtù, i nostri parlano di commercio e di denaro”, e oggi più che mai quello che non produce reddito è considerato un ostacolo al progresso mentre è dimostrato che grandi scoperte fondamentali per l’umanità dall’elettricità alle telecomunicazioni sono state favorite da ricerche scientifiche teoriche prive di qualsiasi scopo economico (JULIUS ROBERT OPPENHEIMER).

Penso, inoltre, che la contrapposizione fra saperi umanistici e saperi scientifici, come accade spesso, dando la prevalenza agli uni o agli altri a seconda dell’opportunità, ha provocato una sterile polemica e impedito la necessaria unità dei saperi oggi sempre più minacciata dalla specializzazione delle conoscenze: la cultura e l’istruzione hanno giocato e giocano un ruolo importantissimo nella battaglia contro la dittatura del profitto, a difesa della libertà, della giustizia, dell’uguaglianza, della tolleranza, della solidarietà, del bene comune, della conoscenza, della ricerca, della democrazia ( mi riferisco anche alla presa di posizione a favore della cultura in genere di cui è stato protagonista il grande Maestro Claudio Abbado, mancato purtroppo in questi giorni).

Il sapere si pone di per sé come ostacolo al delirio di onnipotenza del denaro: tutto si può comprare, è vero e i fatti lo dimostrano, dai parlamentari ai giudici ogni cosa ha il suo prezzo, ma…..non la conoscenza! Neanche un assegno in bianco può consentirci di acquisire meccanicamente ciò che è esclusivo frutto di uno sforzo individuale e di una passione per l’apprendere. Nessun titolo di studio acquistato con i soldi potrà apportare vera conoscenza e favorire una crescita dello spirito.

Ma c’è di più. – Solo il sapere può sfidare le leggi del mercato – Io posso mettere in comune con altri le mie conoscenze senza impoverirmi; posso insegnare a un allievo la teoria della relatività o leggere insieme a lui una pagina di Dante o di Prevert o di Montaigne o del premio nobel per l’Economia dando vita a un miracoloso processo virtuoso in cui si arricchisce, nello stesso tempo, chi dona e chi riceve.

Fa male veder gli esseri umani consacrati ad accumulare soldi e potere. Fa male vedere trionfare nelle televisioni e nei media la rappresentazione del successo incarnata dall’imprenditore che riesce a creare un impero truffando o dell’uomo politico corrotto che impunitamente umilia il Parlamento facendo votare leggi ad personam. Fa male vedere uomini e donne ai quali la “terra promessa del guadagno” fa dimenticare la bellezza della natura, gli altri esseri umani, il futuro delle generazioni, la gioia dei piccoli gesti per percepire la bellezza dalle cose più semplici. Fa male veder le diffuse ingiustizie e le disuguaglianze che pesano o dovrebbero pesare come un macigno sulle coscienze.

Ecco perché Mario Vargas Llosa, in occasione del conferimento del premio Nobel per la Letteratura nel 2010 ha evidenziato che un “ mondo senza letteratura si trasformerebbe in un mondo senza desideri, né ideali, né disobbedienza, un mondo di automi privati di ciò che rende umano gli esseri umani: la capacità di uscire da se stessi e trasformarsi in altri, modellati dai nostri sogni”; e finanche John Maynard Keynes, padre della macroeconomia, ha affermato in una conferenza nel 1928 che “gli dei su cui si fonda la vita economica sono geni del male, di un male necessario che per almeno altri cento anni ci avrebbe costretto a fingere con noi stessi che il bene è male e il male è bene, perché il male è utile e il bene no”. L’umanità, insomma, avrebbe dovuto continuare fino al 2028 a considerare” l’avarizia, l’usura, l’avidità come vizi indispensabili per condurci oltre il tunnel della necessità economica, a vedere la luce” e solo allora, raggiunto un benessere diffuso, i nipoti avrebbero potuto capire che il buono è sempre meglio dell’utile.

(Possibilità economiche per i nostri nipoti J.M.Keynes)

Purtroppo la profezia di Keynes non si è ancora avverata e l’economia prevalente persiste a guardare alla produzione e al consumo disprezzando tutto ciò che non è funzionale alla logica del mercato; resta però preziosa la sua sincera convinzione che l’autentica essenza della vita coincide con il buono e quello che incoraggia a sperare è che abbiamo qualche anno ancora per renderla reale.

Maria Cristina Angeletti

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Macerata – Gennaio 2014

Cari amici, siamo al consueto resoconto di quanto da noi fatto nello scorso anno, nella convinzione che parlare del proprio operato, ancorché modesto, da parte di ciascun gruppo sia di suggerimento all’operare di tutta la rete.

La nostra riunione bimensile con la partecipazione di circa 10 persone è per noi   arricchimento e stimolo a vivere con maggiore consapevolezza il nostro quotidiano oltre a crescere nell’amicizia.

Quest’anno abbiamo avuto anche la costante presenza di padre Alberto che ci ha fatto partecipi della sua esperienza alla convivenza lieta con la gente della strada di Ancona, marchigiani e immigrati da tutto il mondo che si trovano senza fissa dimora, disoccupati, depressi….

Questa iniziativa ci è sembrata valida e consona allo spirito della Rete tanto che l’abbiamo presentata al coordinamento di Gennaio a Roma perché venga inserita tra i progetti sostenuti dalla Rete Nazionale.

Le lettere locali hanno puntualmente cercato di sensibilizzare e riflettere su temi di attualità politica e sociale come la violenza sulle donne, il consumo critico, i forconi, l’immigrazione.

La solidarietà è stato il tema principale e sotteso a tutti gli altri ed oggetto del seminario del centro-est di giugno, tenutosi con la rete di Pescara presso la parrocchia di Casette Verdini ( Macerata) e che abbiamo diffuso con la lettera del mese.

L’incontro è stato interessante e partecipato da circa 30 persone.

Nell’anno in corso cercheremo di adottare come statuto per il nostro gruppo quello nazionale rispettoso delle indicazioni di legge e di continuare nella nostra informazione alternativa.

Terminiamo con il resoconto dei versamenti del gruppo di Macerata per l’anno 2013:

Versamenti alla Rete Nazionale € 4.800,00

Padre Panichella € 250,00

A Valentina Del Vecchio per interventi straordinari in Perù € 500,00

Totale € 5.500,00

Nel salutarvi vi comunichiamo che ci incontreremo l’ultimo Martedi di Febbraio,

Anna e Gabriella

Ricordiamo l’autotassazione libera, ma continuativa a sostegno dei progetti della Rete come nostra forma di giustizia restitutiva. Il ccp della Rete locale è: ccp. 13192620 Associazione Rete Radié Resch MC c/o Anna Biagini Via Ancona 152 62100 Macerata www.reterr.it

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Padova – Giugno/Luglio 2014

 Nulla di libero al mondo è stato effettivamente

realizzato senza una intelligente sobrietà.

Alfiero Spinelli

Carissime/i,

siamo nel pieno dell’estate, il caldo e la voglia di riposo ci fanno dimenticare tante drammatiche tragedie, come quanto è capitato in Bosnia, che ci viene raccontato da Marianita con la lettera qui sotto. Un altro “ricordo di Rete” ci viene descritto da Gigi, in questa estiva lettera. Come ogni anno, in una domenica di metà luglio, per ricordare padre Lele Ramin, santa messa nella chiesa di San Giuseppe a Padova, per la data e l’orario sentire la parrocchia (049 8718626) e/o missionari comboniani (049 8751506). Notizia delle ultime ore: la nuova segreteria della nostra associazione, decisa all’ultimo coordinamento nazionale, risulta composta da Maria Rita di Noto, Maria di Verona e Gigi di Alessandria. A chi parte a chi rimane, a tutti buona estate.

Incontro con padre Regino Martinez

Regino, terminato il Convegno, ci lascia a Padova ancora una volta la sua impronta sacerdotale e umana: condivide con noi il suo cammino pastorale e politico, consegnandoci una catechesi che chiama il nostro compito e sfida per il terzo millennio. Nella cornice agreste della associazione “Sine Modo” di Olmo di Tribano dove si condivide pane e futuro tra persone che oggi in difficoltà preparano il loro domani migliore, vuole riunirci per consegnarci il testimone e la sua visione dell’umanità. Così il 1° maggio, accolti fraternamente da Fabio Beraldin e dagli amici dell’associazione in una casa di campagna riadattata all’ospitalità permanente, scopriamo che non è la sua visione, ma la visione del Vangelo perché la grande sfida del domani e che parte dalla constatazione dell’oggi è l’uguaglianza tra gli uomini, di qualsiasi colore sia la loro pelle, il loro censo, la loro lingua. E quest’aspetto diventa talmente evidente non per puro umanitarismo ma conseguenza della nostra fede in Dio creatore, che ha fatto buone tutte le cose, che ha visto con soddisfazione il suo creato, che ha posto in noi la sua immagine e che ci ha fatti come lui. Figli unici di un dio provvidente, figli e quindi fratelli, e come tali con uguale diritto alla vita e soprattutto alla qualità di questa vita. Per mantenere attivo e presente questo senso di fraternità occorre tener viva e attiva la fede, la fede in Dio.

Sembrerebbero parole usuali, alle quali potremmo anche essere abituati, ma in questo contesto ed in questa cornice assumono realmente la fecondità della parola spezzata. P. Regino arriva a questa conclusione dopo una lezione che parte da lontano, illustrando significati e sensi dello sviluppo dell’uomo utilizzando schemi e parole chiave sul pannello come fossimo a scuola, e questo per ribadirci l’importanza deduttiva di quanto affermava. Mi è difficile ricordarne i passaggi, ma l’arrivo sì è rimasto evidente per tutti, l’uguaglianza tra gli uomini, quel diritto ad una vita umana, priva della sofferenza e ricca degli affetti che rendono l’uomo tale a tutte le latitudini. Comprendiamo che questa urgenza nasce soprattutto dalla situazione sociopolitica che padre Regino vive in Repubblica Dominicana: l’ha illustrata al Convegno, l’ha ribadita nell’incontro con la nostra Rete rendendo visibile la contraddizione vissuta tra i popoli della stessa isola, differenti per colonizzazione (spagnola e francese), differenti ceppo etnico (bianchi e neri), per sviluppo politico nei secoli (dittatura e repubblica popolare), ed ora grande area di influenza internazionale ed americana, ma sempre figli di Dio. Noi accompagniamo questo popolo e la loro storia con gli occhi ed il cuore gonfio dalle tragedie giornaliere dei profughi che giungono alle nostre coste coi loro bambini e le loro mamme in attesa, rivediamo i loro corpi in fondo al mare abbracciati nella speranza mentre assistiamo giornalmente alla speculazione politica su questa tragedia: è vero, abbiamo paura del diverso, che qualcuno ci tolga il nostro benessere, abbiamo paura che si diffondano malattie nuove ed antiche, che le nostre case non siano più sicure… e per questo non abbiamo più occhi adusi alla sofferenza altrui. Fra poco assisteremo alla caccia ai poveri che questuano senza provvedere altrimenti ai loro bisogni… Tanti in Italia invocano soluzioni politiche come se le tragedie del mondo possano essere racchiuse in leggi e provvedimenti limitativi: davvero dobbiamo ricordare la lezione sfida che ci lascia P. Regino oggi, mentre, accompagnandolo alla sua isola, per noi lontana quanto vicina, viviamo la contraddizione tra la nostra e l’altrui speranza di vita.

LETTERA PER LA BOSNIA

Il 27 maggio abbiamo mandato un messaggio alla lista della Rete Radié Resch riguardo alle piogge torrenziali con conseguenti vasti allagamenti e frane che hanno colpito a partire da metà mese, Bosnia   Erzegovina, Serbia e – in misura minore – Croazia. Marco, attuale segretario, aveva risposto: “…nel breve credo sia possibile organizzare qualcosa come Reti locali. Al coordinamento di Quarrata, potremmo pensare ad un’operazione straordinaria. Occorre, però, proporre un progetto valido. Avete contatti per portare una proposta?” Erano poi intervenuti Fernanda Brendariol, Giovanna Tonon e Daniela Caroncini segnalando varie iniziative locali e Fulvio Gardumi indicando Michele Nardelli come persona che potrebbe dare   indicazioni per un progetto valido. Intanto, nonostante il silenzio pressoché totale dei nostri media, da altre fonti in loco venivamo a conoscenza dell’estrema gravità della situazione: le piogge torrenziali hanno fatto straripare i principali fiumi della regione allagando villaggi, campagne e intere città; inoltre in un ambiente impoverito e devastato dalla guerra e da una mancanza di tutela ambientale, si sono verificate molte frane (soprattutto in Bosnia). Migliaia di persone hanno perso case, raccolti, ogni bene. C’è da aggiungere infine che le segnalazioni delle mine sono state portate via dalle acque e le mine stesse sono scivolate via e costituiscono un ulteriore problema. Alcune persone della nostra rete di Padova, che già conoscevano bene alcune realtà della Bosnia Erzegovina per avervi svolto azioni di solidarietà durante la recente guerra e che hanno mantenuto le   relazioni con realtà bosniache, si sono subito attivate per valutare il da farsi. Dopo contatti diretti con le zone colpite, la rete di Padova ha deciso di dare un contributo a sostegno della Cooperativa Insieme di Bratunac e lo consegneranno direttamente durante un viaggio programmato per la prima settimana di luglio. La Cooperativa Insieme sorge a Bratunac, località a pochi chilometri di Srebrenica, avviata nel 2003 con l’obiettivo di far rientrare donne che avevano subito perdite per la strage di Srebrenica ed erano scappate o allontanate forzatamente, e offrire loro una possibilità di lavoro nella coltivazione dei frutti di bosco (coltura tradizionale della zona) e nella loro trasformazione in marmellate e succhi. La cooperativa è partita con 10 donne nel 2003 e oggi rappresenta una possibilità concreta di lavoro per 500 famiglie nella zona di Bratunac e Srebrenica.E’ da sottolineare che questa esperienza nasce in un luogo dove sono stati eseguiti crimini gravissimi. Le donne che lavorano nella cooperativa appartengono a diverse etnie, ma non si sono lasciate dividere dall’odio nazionalista, né dal dolore e dal rancore per i lutti della “pulizia etnica”. Hanno ripreso a lavorare insieme, come il nome che hanno scelto per la loro cooperativa. Purtroppo inondazioni e frane hanno colpito la zona. Ecco cosa scrive Rada Zarkovic, animatrice e responsabile della Cooperativa: “L’acqua si é ritirata, ma i danni sono enormi, soprattutto per i più poveri. Agricoltura, allevamenti, impianti industriali o estrattivi, attività commerciali al dettaglio, danni alle abitazioni etc. Considerate che le autorità hanno dato la direttiva di buttare tutto quello che si é bagnato per evitare epidemie. La disoccupazione, già altissima, salirà inevitabilmente e le conseguenze si trascineranno per anni. Per quanto riguarda la struttura della Cooperativa, i danni sono dovuti soprattutto alla abnorme quantità di acqua caduta (tetto da riparare, imballaggi di cartone, scaffali attaccati dalla ruggine da pulire e riverniciare, parti elettroniche di alcuni macchinari compromesse etc.). Il danno maggiore é quello sul credito perduto nei confronti dei produttori. Le spese anticipate per la concimazione e preparazione del raccolto perso, non possono essere   scontate sulla frutta né sono oggettivamente recuperabili in futuro. Il raccolto é perso nei campi allagati o sommersi dalle frane di terra e fango (tutto é successo immediatamente prima del primo raccolto). Alcuni produttori hanno subito danni meno gravi, ma sono isolati dalle frane sulle strade. Fare strade alternative aumenterà i costi di trasporto.”

Per tutto ciò abbiamo anche chiesto al coordinamento nazionale della Rete di valutare la possibilità di concedere un contributo straordinario a favore della Cooperativa Insieme di Bratunac.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Padova – Maggio 2014

“E’ senz’altro ignobile dire a un ragazzo vivi per te stesso,

fatti strada nel mondo,

studia così diventerai chissà che cosa,

non voglio dire la parola più volgare: farai quattrini.

Invece dirgli: studia per tutta la tua classe che è il 90% degli uomini,

allarga il tuo cuore al resto del  mondo,

questo è proibito perché c’è di mezzo quella parola”.

Don Lorenzo Milani

Carissime/i.

il Convegno di fine aprile, l’importante Convegno ci viene descritto dalla Circolare Nazionale e dalla testimonianza di Sandra e MariaRosa. L’impegno e la partecipazione di Padova è stata molto significativa sia, sul piano della preparazione che con una grande presenza. Con padre Regino abbiamo trascorso due bellissime serate di approfondimento che ci aiutano nel nostro cammino di solidarietà. La corrispondenza che segue con i nostri amici di Haiti dimostra la continuità della  presenza della Rete e il loro impegno nel concretizzare i vari progetti. Marianita, in un bellissimo libro, racconta la vita di Daduoe. Invitiamo tutti a leggerlo e a farlo conoscere. DADOUE PRINTEMPS – In cammino verso il cambiamento, è possibile richiederlo a Gianna Elvio 049 618997, Marianita Francesco 049 684672, Cristina Fabiano 049 623131, segnalando anche eventuali disponibilità di presentazione pubblica del volume.

Domenica 25 maggio: si vota.

Corrispondenza con Haiti

Caro Jean, cara Martine, caro Willot, come va? Speriamo siate tutti in buona salute e come sempre molto impegnati. Vi scriviamo per fare il punto sulla situazione riguardo ai progetti di cui abbiamo parlato insieme durante la nostra visita presso di voi  tenendo conto dei fondi di cui già disponete (inviati da noi in  gennaio, consegnati durante la nostra visita, inviati recentemente dal  gruppo di Chiarano). Inoltre – come sapete – abbiamo partecipato ad un Coordinamento nazionale della Rete dove abbiamo riferito sul nostro viaggio e abbiamo ottenuto un contributo straordinario per progetti educativi. Infine, durante il Convegno nazionale della Rete,  abbiamo incontrato Nadia, una donna che fa parte della comunità  parrocchiale di don Franco a Foligno che ci ha permesso di riprendere  i contatti: sembra che possano mettere a disposizione dei fondi attraverso la  Caritas italiana per un progetto sanitario. I fondi stanziati dalla Rete in marzo pensiamo di destinarli  all’acquisto della motocicletta per la cassa rurale, alla scuola agro-ecologica di Katienne, alle attività per i giovani di FDDPA, all’eventuale affitto di una casa a Verrettes per gli studenti, all’installazione di pannelli fotovoltaici a Geren (referente  François).  Ovviamente spetterà a voi decidere concretamente come suddividere i fondi secondo le modalità che vi sembrano più opportune. Il denaro lo invieremo quando ce lo direte voi. Per quanto riguarda il progetto sanitario da inviare a don Franco, abbiamo pensato alcune idee che vi sottoponiamo come possibili piste di lavoro, si tratta di iniziative/attività di promozione alla salute e di salute preventiva che nascono da quanto abbiamo osservato durante  la visita di febbraio. Secondo noi è all’interno di FDDPA che vanno promosse buone pratiche di vita che permettano di migliorare la salute di tutti. E in questo pensiamo che le donne hanno grandi potenzialità per creare una cultura diversa. Proponiamo di fare incontri/laboratori sulla salute preventiva. Gli argomenti potrebbero essere buone pratiche per la salute, uso delle piante medicinali, trasmissione di problemi di salute e/o malattie nelle comunità. Obiettivi di questi incontri/laboratori sarebbero: migliorare la conoscenza, coscientizzare/formare un “gruppo salute” comunitario di FDDPA per dare continuità al lavoro. Si propone di integrare le infermiere di FDDPA nel lavoro. Ambiti della promozione alla salute potrebbero essere la casa, i servizi igienici, la conservazione dei cibi, la protezione delle fonti d’acqua, l’inquinamento animale e umano. Ambiti della prevenzione della salute potrebbero essere le malattie debilitanti (colera, malaria, tifo, parassitosi intestinali), l’uso  delle piante medicinali. I fondi disponibili potrebbero coprire i costi per i laboratori: trasporto, cibo, consulenze, materiali. Un’altra idea potrebbe essere quella di visitare le case delle comunità per migliorare la salute preventiva. Crediamo infatti che sia utile uscire dai dispensari, andare dalla gente e offrire un servizio alla salute comunitaria complementare al dispensario. Elicia e Christmene potrebbero svolgere un servizio di raccolta dati dei problemi, con soste prolungate nella comunità per visitare le case. Pensiamo che queste persone di FDDPA potrebbero un giorno accompagnare visite di salute nelle comunità da parte di medici e infermieri, spiegando le necessità di salute e programmando azioni sia di  promozione alla salute che di prevenzione delle malattie. Cari Jean, Martine e Willot, questi sono i nostri suggerimenti, ma –  ripetiamo – spetta a voi la programmazione concreta. In ogni caso sarebbe bene inviare presto un progetto a don Franco perché ci pare che lo stiano aspettando.

Aspettiamo le vostre opinioni.

Noi stiamo  bene, vi pensiamo e vi accompagniamo con tutto il nostro affetto.

Tita, Francesco, Fabio, Cristina

(Tutta la Rete di Padova vi ricorda e vi saluta con affetto)

Nei prossimi giorni invieremo copie del libro su Dadoue e materiali  del Convegno. Vi avvertiremo quando invieremo il pacco.

Salve Tita,

Noi siamo molto contenti di ricevere i vostri suggerimenti: pensiamo  che voi conoscete e comprendete bene la nostra realtà per poterci dare  ora dei suggerimenti. E pensiamo anche che i vostri suggerimenti sono sempre benvenuti e del tutto adatti alla nostra realtà. Sono andati molto bene per la realizzazione della banca delle sementi pensata in  buona parte da Fabio. Ed ora discuterò con i diversi gruppi come applicare e adattare i vostri vari suggerimenti sia sul piano sanitario che su quello  organizzativo. Ci accorderemo insieme per costruire un piano e un calendario tenendo  conto delle diverse attività e strategie da realizzare. Sono anche contento di sentire che il libro è completato, e lo  aspettiamo con impazienza. Ancora una volta Grazie per il vostro impegno e Grazie alla RETE di  Padova che ha potuto fare questo grande forcing perché noi possiamo  avere questa somma perché i nostri progetti avanzino. Noi dobbiamo inviare il progetto di salute a Padre Franco molto rapidamente e speriamo di poter fare del nostro meglio per un migliore  coordinamento e un risultato efficace di questo programma.

Noi aspettiamo i documenti sul convegno della Rete.

Martine e Jean che vi ringraziano

Le testimonianze al Convegno

Il convegno ‘Il presente della solidarietà tra memoria e futuro’ ha festeggiato i 50 anni di vita della RETERR rivolgendo uno sguardo al passato ( Paul Gauthier, Ettore e Clotilde, Mostra dei Manifesti dei Convegni e il libro di Ercole Ongaro RRR Solidarietà per la liberazione 1964-2014, e il libro di Marianita: Dadoue Printemps, In cammino verso il cambiamento. Il presente è stato illustrato dalle testimonianze sulla Palestina, Haiti, Bolivia, Congo Ecuador ma anche dalle vivaci testimonianze di Mariana del GAPA di Catania e di una coppia di braccianti di un’azienda agricola in provincia di Alessandria. A Catania i giovani del GAPA operano da anni con attività rivolte ai giovani e alle donne per dare speranza al quartiere di San Cristoforo. Sconvolgente il racconto di Miriana del GAPA di Catania con il suo racconto della vita nel quartiere San Cristoforo, abbandonato dalle istituzioni e dove giovani e donne insieme si  sostengono e si organizzano in attività autogestite. Sconvolgente la testimonianza di una coppia di braccianti immigranti di un’azienda in provincia di Alessandria che hanno raccontato del loro lavoro svolto dall’alba al tramonto, retribuito con pochi euro e che si trovano abbandonati a se stessi. Lo sguardo sul futuro ci è stato offerto da Riccardo Petrella economista e Antonietta Potente. Idee che abbiamo colto: Solidarietà che significa restituzione, condivisione materiale e dello spirito, azioni per modificare strutture di sfruttamento e violenza di esseri viventi e della Pacha Mama. Responsabilità di tutti ed ognuno per  quanto avviene nel mondo, responsabilità di trasformare società fondate sul denaro e sul valore di mercato in una società fondata sul diritti di donne e uomini e della natura, a partire dal locale. Pro-gettare che significa porre le basi per un futuro diverso dove pace, giustizia e libertà possano essere trasformati da sogno/utopia in realtà. La pace è la condizione da cui partire per creare gli stati basati non sul riconoscimento dei popoli, ma sulla necessità di assicurare diritti fondamentali umani (acqua, casa, salute, istruzione per tutti).

Aggiungiamo, come sempre, i numeri dei c.c.  per i versamenti:

C.C.  postale 15405350 intestato a “Associazione Rete Radiè Resch” c/o Beraldin Elvio, Via Spalato 9, Padova

Conto Corrente presso Banca popolare Etica, Coordinate IBAN:  IT 26 U050 1812 1010 0000 0134 828 intestato a: Associazione Rete Radiè Resch gruppo Padova

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Verona – Giugno 2014

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, una circolare breve soprattutto per l’appuntamento tradizionale di metà anno, nei giardini Picotti Pettenella, i “Pettenella garden’s”, per un incontro di gioia e amicizia. Il nostro impegno di solidarietà ci ha permesso di conoscerci e di fare profonde amicizie fra di noi, anche in questi incontri conviviali che pratichiamo da una decina d’anni, perché l’impegno corrisponde ad un modo di vivere e stare insieme di grande semplicità e serietà. Vi aspettiamo tutti, anche chi non è mai venuto, anche i veronesi di adozione, come i Todeschini – Giometti di Brescia, anche se gli amici del Guatemala che ricevono la nostra circolare potranno esserci vicini solo in spirito, così come gli amici del Brasile o delle altre reti locali. L’appuntamento è giovedì 12 giugno alle 19.30, in via Marsala 12, la via che porta sulle colline, al Forte San Mattia e al Santuario di Lourdes per capirci, casa Pettenella Picotti. Chi ha difficoltà ci chiami al telefono, i numeri sono riportati in seguito. Sabato 31 maggio scorso ci siamo recati a Milano, con i gruppi della solidarietà col Guatemala. Il luogo era molto particolare, il Condominio Ecologico (così si chiama, e così si trova nel web), un condominio costruito 15 anni fa da una cooperativa di un centinaio di famiglie che hanno costruito un edificio a basso consumo energetico con locali e spazi comuni per la vita sociale, e con un grande giardino di proprietà, offerto poi al Comune di Milano e aperto al pubblico, alla Bovisa. In questo incontro hanno parlato Dante Liano, scrittore e intellettuale guatemalteco che vive a Milano da molto tempo: ha descritto la difficile situazione  che vive il Guatemala, dove l’oligarchia al potere ed i militari continuano impunemente la loro opera di sfruttamento del territorio (miniere) e della popolazione indigena (chiamata con termine offensivo “indios”, non maya, o indigeni,), collusi manifestamente con il narcotraffico. Il medico Maria Rossi ci ha raccontato del suo soggiorno ospitata da padre Clemente, a Canillà, entusiasta delle idee e delle azioni del nostro caro amico e dei suoi più vicini collaboratori, fra cui Nicolasa; Maria ha svolto volontariato sanitario per molti anni in Nicaragua, dove tornerà certamente, ma vuole agire anche in Guatemala, dove si è trovata particolarmente bene. In particolare Maria Rossi ha denunciato la situazione pericolosa legata alla presenza delle bande criminali, manovalanza del fiorente narcotraffico, le maras, violente e sanguinarie. Infine i coniugi Padovani, Piero e Maria Rosa, di Torino, ma legatissimi a Verona, hanno raccontato il loro recente viaggio confermando la situazione difficile dei maya, già evidenziata da Dante Liano e da Maria Rossi, e sostenendo l’importanza delle azioni italiane  di sostegno, dei gruppi presenti ed in particolare della Rete, che permette l’istruzione di base  e la prima formazione professionale degli abitanti delle zone maya, perché i Maya non frequentano le scuole per la miseria e l’isolamento della gente, perché le scuole sono in spagnolo e con maestri non maya. A Milano abbiamo anche parlato a distanza (Skype) con Filippo Gotti, anch’egli impegnato in progetti in Guatemala, era a Tunisi per un Progetto di solidarietà, e con Nicolasa in Guatemala, che ci ha appena mandato il nuovo Progetto per la Rete, firmato da lei e da p.Clemente. Ne parleremo diffusamente in seguito. Di questo bell’incontro Aldo Corradi sta preparando una relazione multimediale, per comunicare a tutti gli interessati gli interventi e le proposte dell’incontro. Ne daremo comunicazione appena possibile. Come già si è detto nella precedente circolare locale, la modalità di raccolta dei nostri contributi cambia: per adeguarci alla normativa abbiamo aperto un conto corrente in Banca Etica ed è su questo nuovo conto corrente che devono ormai confluire le collette periodiche. Per favore prendete nota delle nuove coordinate bancarie:

intestazione: RETE RADIE RESCH – GRUPPO DI VERONA

codice IBAN  IT 06 Z 05018 12101 000000 173184

Vi aspettiamo il 12. Si parlerà fra l’altro del recente viaggio in Palestina di Gianni, Maria, Gianco e Laura, e di come gestire la nuova colletta, di come segnalare regolarmente in circolare le entrate della colletta e le finalità indicate, per proseguire in continuità il grande lavoro di Emilio di quasi 50 anni, e raccoglieremo le idee di tutti. Ma soprattutto staremo insieme in amicizia e gioia, cenando insieme con quanto ciascuno porterà.

Un carissimo saluto da

Silvana e Dino

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Maggio 2014

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona,

Le parole di Beppe e Cristiana qui sopra (circolare nazionale maggio 2014, n.d.r.) danno uno spaccato eloquente del Convegno, cui hanno partecipato quasi 400 persone. Molti altri sono stati i testimoni intervenuti, anche solo per un saluto, speriamo di disporre presto di un fascicolo degli atti, così tutti potranno documentarsi più ampiamente. Un tema che resta in evidenza, in Italia, nel mondo e a Verona, e che interpella la nostra solidarietà e quella di tutti, è il tema dei migranti. Le immagini dei 366 affogati in ottobre 2013 davanti a Lampedusa, pubblicate da Repubblica con riprese subacquee hanno riproposto l’argomento con tutto il suo peso di dolore e devastazione, rivelando situazioni di guerre e miserie spaventose in tanti, troppi luoghi del mondo, da cui tanti disgraziati disperati fuggono, anche a piedi, per migliaia di chilometri, attraversando interi continenti, impiegando anni, arrivando poi in altri luoghi di disperazione come la Libia o l’Egitto da cui partono in prevalenza i barconi dei disperati.

Ma su questi disperati è importante anche l’intervento di don Carlo Vinco, pubblicato sull’Arena, sulla morte di Lumir, un “senza fissa dimora” morto a Verona, schiavo dell’alcol, morto per tumore osseo, accompagnato alla morte da alcuni volontari e dal figlio, fatto venire dalla Repubblica Ceka. La disperazione è diffusa, è anche in casa nostra, ed è difficile trovare sostegni e soluzioni, per quanto parziali. Come portare umanità a questi disperati, vicini e lontani, che ci interpellano ?

La Rete ha scelto di seguire progetti proposti da chi vive lontano, in situazioni di miseria, dove occorrono iniziative di liberazione. Noi non elaboriamo nostri progetti, anche se molti di noi sono inseriti anche in progetti politici italiani, di aiuto e sostegno, in altre associazioni e strutture politiche anche formali.

Molte altre sono le notizie che girano, ne accenno solo un paio: Il tentativo di negare il genocidio dei 36 anni di repressione, da parte del Parlamento del Guatemala; o la nuova visione dell’Africa che ha presentato Jean Leonard Touadì a Nigrizia martedì 6 maggio scorso. Touadì è un congolese con cittadinanza italiana, è stato anche deputato al Parlamento italiano;  ha parlato del sangue in Ruanda che chiede ancora giustizia, di altri massacri e tragedie, quasi sempre collegati con l’oro, con i diamanti, col petrolio, non con conflitti etnici come vogliono farci credere. Solo Mandela ha dato una risposta di riconciliazione.

Gli africani devono cercare la loro identità, tornare a scuola, ritrovare la cultura africana, la cultura locale, passare dalla necrofilia alla biofilia, dalla morte alla vita, in questo tempo di grande crescita dell’Africa, almeno per alcuni paesi. Ha fatto riflettere su quei confini dei paesi tracciati col righello dall’Europa, ancora nella conferenza di Berlino del 1884, che non hanno mai tenuto conto delle regioni reali delle popolazioni africane. Se questo sviluppo potrà effettuarsi, cesseranno le immigrazioni disperate, ma occorrono nuove strategie politiche: basta al modello coloniale a matrice predatoria ! occorrono modelli alternativi, una nuova antropologia. Touadì ha citato molti altri aspetti e proposte, ma mi piace finire con una frase che ha proposto contro le dittature, le guerre ed i conflitti: meglio entrare nella globalizzazione senza il cappello ma con la testa.

Come già si è detto nella precedente circolare locale, la modalità di raccolta dei nostri contributi cambia: per adeguarci alla normativa abbiamo aperto un conto corrente in Banca Etica ed è su questo nuovo conto corrente che devono ormai confluire le collette periodiche. Per favore prendete nota delle nuove coordinate bancarie:

intestazione: RETE RADIE RESCH – GRUPPO DI VERONA

codice IBAN   IT 06 Z 05018 12101 000000 173184

È importante accettare questo necessario cambiamento, per proseguire a sostenere la solidarietà in Guatemala, in Brasile e in altri paesi, Italia compresa.

Ci sarà certamente a fine giugno l’appuntamento di fine stagione, nei Pettenella Garden’s. La data non è ancora fissata, ma preparatevi, è sempre un appuntamento di gioia e simpatia, senza la quale la nostra sarebbe un’associazione solo di impegno politico, mentre conta moltissimo il trovarsi insieme e coltivare le relazioni umane, favorire un confronto tra noi vicini sui valori, così come vogliamo fare con i nostri interlocutori lontani.

Un carissimo saluto da

Silvana e Dino

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Quarrata – Maggio-Giugno 2014

Carissima, Carissimo,

“Non lasciare cadere la speranza”, terminava con questa esortazione l’ultima conversazione tra il vescovo dei poveri,  Helder Camara e Marcelo Barros, benedettino brasiliano, noto biblista, compromesso con le pastorali sociali, dieci giorni prima che Helder morisse. La speranza é quella che ci consente di non deprimere il nostro sguardo sotto l’orizzonte cupo dei tempi che stiamo attraversando. E’ la forza che ci fa levare il capo oltre l’ostacolo. Quella siepe che sembra oscurare e negare le infinite possibilità della vita.

Le guerre e la crisi economica, così come le devastazioni ambientali, non sono catastrofi naturali, ma artificiali. Sono provocate da noi uomini, per colpa dei quali milioni di esseri umani muoiono.

Nei mesi di aprile-maggio ho incontrato Frei Betto, Waldemar Boff, Aleida Guevara e lo stesso Marcelo Barros, con i quali mi sono intrattenuto in lunghe conversazioni. Dal 25 al 27 aprile, insieme a molti di voi ho vissuto la presenza di tanti amici e ascoltato relazioni dei nostri tanti referenti dei loro progetti durante il nostro 25° convegno delle Rete, dove abbiamo fatto memoria e, ascoltato le relazioni dei tanti testimoni, che ci hanno indicato vie per un “reale cambiamento”.  Adesso si tratta di fidarsi e affidarsi alle loro tante proposte, spesso grondanti di sofferenza, dolore e sangue. Vivendo con i piedi ben piantati su questa terra, alzare lo sguardo, non per aria,  ma davanti a noi, ai nostri lati e dietro di noi, vedendo e sapendo leggere la realtà nella quale siamo, mettere in moto la nostra intelligenza per agire facendo il bene effettivamente  praticabile.

“Non lasciatevi rubare la speranza” pronunciava il 24 marzo 2013 papa Francesco, nel giorno dell’anniversario dell’assassinio di mons. Oscar Romero. Come invocazione a trovare un nuovo equilibrio,  uscendo dal castello di carte che imprigionano, che fanno perdere la freschezza, il profumo e la primavera del Vangelo.

In definitiva è chiedere alla sua Chiesa di scendere dal piedistallo della sua autorevolezza, di smettere l’armatura del dottrinarismo del giuridicismo e del devozionismo, in una sola parola, liberarsi del clericalismo. Una chiesa che si spogliasse della ricchezza  e del collateralismo con il potere, che uscisse da sé per rivolgersi al mondo con l’atteggiamento di misericordia che il Concilio aveva inaugurato. E che, come ricordava Frei Betto nelle sue conferenze, gli ultimi due papati, 34 anni, lo hanno chiuso nel “congelatore”.

La speranza, quella autentica, non può essere legata agli indici della Borsa, agli andamenti dello Spread o alle percentuali del PIL (prodotto interno lordo): ma deve essere radicata nella passione della ricerca della giustizia da parte di ogni donna e ogni uomo.

Papa Francesco ha cominciato a fare la riforma del ruolo del Papato prima di fare la riforma della Curia. E questo é segno di alta intelligenza e di spirito francescano, ma adesso tocca alla Curia, definendo così una chiesa dei poveri, con i poveri e povera. Più semplice, più legata al popolo, legata alla natura  e che sente tutti gli esseri come fratelli e sorelle. Ma attenzione: un uomo solo al comando non funziona. E’ utile, necessario, fondamentale che le comunità inizino veramente a introiettare e vivere il messaggio di Francesco, altrimenti sarà tutto inutile. Sappiamo quanto sia difficile per chi ha il potere: riformarsi, lasciarlo.

A quando: più potere, più servizio?

Antonio

Segue adesso una riflessione inviataci da Erri De Luca

La Terra Europa

L’ Europa non è una nave e non corre pericolo di arrembaggio da parte di pirati. La sua vulnerabilità è tutta interna. L’ Europa è una cucina e occorrono tutti i suoi ingredienti. Primo di questi: il flusso migratorio, contro il quale è inutile il filo spinato. Muri e mari non servono a scacciare. Neanche la pena di morte servirebbe: l’affrontano già.

Sono flussi che rinnovano nascite, energie produttive, forze lavoro. I nostri politici preferiscono chiamare “ondate” questi spostamenti. La parola vuole suggerire alla terraferma il bisogno di proteggersi dalle inondazioni. Ma gli esseri umani hanno la proprietà fisica dei solidi, che possono affondare ma non evaporare. Con “ondate” i nostri politici si procurano qualche consenso elettorale sfruttando il sentimento della paura. Ma la storia d’Europa è gigantesca per il coraggio, per l’esplorazione dell’ignoto, perché visionaria, non perché impaurita e miope.

L’ unione europea deve accorgersi che la sua origine è Mediterranea. Deve alle sue correnti la diffusione del vocabolario, delle arti, delle religioni. Deve al Mediterraneo anche il nome Europa. Il peggiore sbaglio e il maggiore limite è ridursi a un’espressione economica, al territorio, o peggio alla zona, dell’euro. Ma Euro è l’antico nome greco del vento di Sud Est. Sud più Est: sono i due punti cardinali responsabili della civiltà europea.

Euro è un vento, non una banconota.

Oggi alcune tensioni superficiali spingono contro la moneta unica per tornare a stampare a volontà il biglietto locale. Questa spinta di scarso significato politico, ne assume uno strategico, da “Finis Europae”, proprio perché lo stato dell’unione si misura sui minimi termini di una moneta in comune.

Il primato del mercantile sul politico rende il patto Europa inefficiente. Il suo Parlamento è un parcheggio di lusso per politici con carriera scaduta in patria.

Se l’Europa è l’ euro, allora è una fiche lanciata su un tavolo da gioco.

Se il valore Europa è la valuta euro, allora l’unione è una qualunque impresa commerciale e può fallire.

Antidoto a questo cedimento non è l’ abbassamento del traguardo, ma il suo innalzamento: non una riduzione delle aspettative, ma il rilancio dell’ideale fissato dai padri fondatori.

Nei secoli passati la religione cristiana si è spesso ridotta a compravendita di favori, indulgenze, benefici. Ne è uscita risalendo puntualmente alle origini della parola sacra.

Lo stesso rimedio serve all’unione europea. Risalire alla sua origine di ceneri e macerie, da dove partì il riscatto e la ricostruzione.

Voglio immaginare che sarà così. Voglio immaginare i suoi atleti partecipare alle Olimpiadi sotto una sola bandiera, ascoltare una musica scritta per il secondo tempo della Terra Europa.

Erri De Luca

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 

Radiè Resch di Verona – Gennaio 2014

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, come vi dice la circolare nazionale quest’anno 2014 la Rete compie 50 anni. E la Rete di Verona fu una delle prime a formarsi, anche se ne assumerà il nome RRR solo in seguito, chiamandosi prima “gruppo don Milani”. Emilio Butturini ci ha ricordato alcuni episodi di quei tempi, la lettera autografa di mons. Camara da lui ricevuta, e conservata, gli amici che subito entrarono nella logica di quel gruppo, in particolare Gianni Zanini, e tanti altri amici, alcuni attivissimi nella Rete, come Maria e Gianni ad esempio. Ma la memoria dei 50 anni non può farci dimenticare le tante emergenze mondiali che ci interpellano, ed anche in casa nostra i problemi sono acuti e dolorosi, problemi di lavoro e di distribuzione delle ricchezze, accaparrate –come sempre- da chi vuole prevalere e comandare. Come Rete stiamo seguendo ora soprattutto gli eventi in Repubblica Centrafricana, dove la gente è alla disperazione e la situazione alla catastrofe. Lo scorso 20 dicembre a San Nicolò abbiamo discusso della donna immigrata, con relazioni chiarissime da parte delle tre relatrici, due suore comboniane, suor Elisa Kidané, direttrice della Rivista Combonifem, e suor Valeria Gandini, veronese e attiva alla periferia di Palermo, con le vittime e le schiave della tratta, e la brava Federica Danzi, attiva allo sportello della Caritas, chiamato cittadini immigrati cittimm, presso il palazzo della Provincia. Il grido di aiuto di chi è straniero e perseguitato, soprattutto delle donne, le più deboli e le più sfruttate, ci interpella fortemente, e gli enti territoriali vanno sollecitati perché mettano a disposizione strutture e risorse per sostegno e integrazione. Ogni primo martedì del mese è tornato l’incontro mensile dai comboniani, sostenuto dalle due riviste Nigrizia e Combonifem. All’incontro di gennaio si è parlato dei CIE Centri di Identificazione ed Espulsione, che assomigliano troppo spesso a campi di concentramento di dolorosa memoria. La relazione della presidente dell’ONG Lunaria, Grazia Naletto, è stata molto significativa al riguardo, evidenziando come sia necessario ed urgente modificarne il funzionamento, se non sopprimerli, cambiando opportunamente le leggi italiane ed europee. La questione più grave è il ritardo spaventoso del riconoscimento; e l’altro argomento negativo è la legge europea che impone in ogni caso il ritorno al luogo di identificazione dello straniero, per cui chi arriva ad esempio in Grecia, e vorrebbe andare in Germania o in Svezia, dove ha parenti, viene rimandato sempre nei campi di accoglienza (si fa per dire, sono i CIE locali) della Grecia, a Patrasso in particolare, dove arrivano le navi, un luogo che si distingue per la ferocia dei guardiani, quasi fossimo in Libia. I Coordinamenti nazionali stanno preparando il prossimo Convegno, che segna i 50 anni della Rete. Nel lontano 1964 il Papa Paolo VI andò in viaggio in Palestina, sui luoghi santi, ed era il primo viaggio all’estero di un pontefice, per 4 giorni in gennaio; ed Ettore Masina giornalista al seguito del Papa incontrò là Paul Gauthier, un prete francese molto particolare, autore di un libro importante per il Concilio, “La chiesa dei poveri e il Concilio”. Paul Gauthier costruiva case per i palestinesi, che non potevano costruirsele, e comunicò ad Etttore la famosa frase che rimase emblematica per noi della Rete: “se volete cambiare le cose qui, non c’è bisogno di venire di persona a fare più o meno i filantropi, ma cambiate le cose a casa vostra con le azioni più opportune”. Il Convegno si volgerà ancora a Rimini, all’Hotel Punta Nord dal 25 aprile al 27, dal venerdì alla domenica, e ci saranno molti ospiti, anche storici, e una mostra dei manifesti dei passati Convegni, , e qualche filmato storico di Paul Gauthier in Palestina. Ci saranno Linda Bimbi, Waldemar Boff, Wazzim, Antonietta Potente, padre Regino, Joseé Nain, Nidia, Baranes, una o più donne dal Congo, ed altri testimoni. Ma saremo certamente più precisi nella prossima circolare di febbraio, quando sarà disponibile il volantino ufficiale; intanto è tempo di pensare ad esserci, per quanto possibile, segnatevi le date sull’agenda e preparatevi opportunamente. Riportiamo infine qui sotto i dati dell’ultima colletta di dicembre ed i conteggi complessivi degli ultimi 10 anni. I 18.891 euro raccolti nel 2013 si sono divisi tra quelli versati alla Rete nazionale, corrispondenti a 9.694 €, e quelli versati all’Opera don Mazza, per le borse di studio in Brasile, corrispondenti a 9.197 €. Il calo c’è stato, superiore al 20 %, ma viene confermato sostanzialmente il nostro impegno concreto di solidarietà, il mettere da parte ogni mese nel nostro bilancio familiare una quota per i nostri Progetti di liberazione in luoghi lontani, certamente più poveri di noi, perché sfruttati e depauperati dagli interventi degli stati e delle aziende multinazionali del Nord.

Un carissimo abbraccio fraterno da Silvana e Dino

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Padova – Aprile 2014

Il tempo per la guarigione delle ferite è venuto.

Il momento di colmare gli abissi che dividono è venuto.

Il tempo di costruire è davanti a noi.

Nelson Mandela

Carissime/i,

ci siamo incontrati lunedì 31/3 per ascoltare da Marianita, Francesco e Fabiano le notizie, le novità del loro positivo, gioioso e produttivo viaggio, in Haiti. Nell’augurare a tutti una felice Pasqua e, sperando in un vero 25 aprile di liberazione, ci diamo appuntamento al Convegno del 50°, il 25-26-27 aprile a Rimini. Vista la presenza di padre Regino Martinez abbiamo pensato di fare un incontro, aperto a tutti, martedì 29 aprile alle 20.30 dai missionari Comboniani (via Giovanni di Verdara 139 – tel 049 8751506) con tema “situazione dei migranti haitiani in Repubblica Dominicana”. Fate circolare la voce.

Breve diario della visita agli amici haitiani – 2014

A un mese dal nostro ritorno da Haiti, le parole e i canti che abbiamo ascoltato, i volti e i paesaggi che abbiamo visto, ci riempiono ancora la mente e il cuore. E’ stata davvero una bella visita, abbiamo incontrato le comunità in cui opera FDDPA in grande fermento, molte le nuove iniziative sorte sulla base di una programmazione comunitaria, con grande impegno da parte di Martine e Jean, Willot e Balanse nel seguire e animare i gruppi. La gestione generale riesce, a piccoli passi, a mantenere vive le attività, sviluppare quelle che sono fattibili. Innanzi tutto ricordiamo le scuole perché è da lì che siamo partiti: dalla scuola originaria di Dofiné siamo arrivati ad avere scuole anche a Fondol, Katienne, Marrouge, Bedenn (l’ultima nata), scuole che – malgrado le difficoltà – funzionano; con la nostra collaborazione la formazione prosegue e i ragazzi di ieri sono le persone che oggi si impegnano in FDDPA. Ora si vorrebbe attuare una scuola di agro-ecologia, un modo per continuare la formazione in montagna e non lasciare i giovani senza prospettive. A Katien si è formato un gruppo che si chiama Giovani Avvenire FDDPA (JA FDDPA), tanti giovani di età variabili che potranno stare insieme, lavorare assieme, sperare assieme. Si va avanti. Anche le donne vanno avanti, riunite in cooperative, si danno forza reciprocamente, riescono a reggere il peso quotidiano della famiglia, ad impegnarsi in attività che creano reddito, a partecipare alla formazione scolastica. Per la prima volta, arrivando a Dofiné, Fondol, Katienne, Marrouge abbiamo trovato energia elettrica, la luce sulla montagna! L’installazione dei pannelli fotovoltaici ha portato tanto beneficio offrendo servizi alla gente. Abbiamo notato una grande cura per le strutture che Dadoue ha costruito, ampliamenti sono in atto per aumentare gli spazi a disposizione per le attività vecchie (le scuole, la cooperativa delle donne) e nuove (le casse popolari, la banca delle sementi, i panifici). Abbiamo avuto modo di incontrare altre persone in contatto con FDDPA: gli amici della Brigata Desalin, le infermiere tedesche che hanno lavorato con Dadoue con Cap Anamur e che oggi continuano a restare in relazione promovendo la scolarizzazione e interessandosi alla salute, suor Gabriella Arcangeli che ha preso a cuore e sostiene le donne di Pierre Payan e di Bedenn. Abbiamo incontrato anche alcune ragazze e alcuni ragazzi che usufruiscono delle nostre borse di studio, ci ha fatto piacere sapere che due di loro hanno scelto di studiare scienze infermieristiche. Abbiamo avuto modo di parlare, confrontarci, ascoltare i loro progetti, le difficoltà, i problemi, esprimere le nostre osservazioni, commenti e idee; siamo stati invitati a parlare alla gente nelle comunità spiegando il senso e lo stile della nostra collaborazione; abbiamo fatto memoria con loro di Dadoue e Silius. Tutto questo in un paese che appare meno caotico, anche se il terremoto è stato devastante e ha lasciato una lunga traccia di dolore e confusione. A nord della capitale Port-au-Prince gli sfollati hanno costruito una nuova parte della capitale, in luoghi desolati, senza acqua né servizi di base (di questo avevamo scritto nel notiziario della Rete, ma vederlo è impressionante). Haiti è il paese di sempre, con grandi contraddizioni ma anche tanta ricchezza di persone, dopo il lutto è tornato il tempo della vita e di guardare avanti.

Fabiano, Francesco, Marianita