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Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Marzo 2014

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, in aggiunta a quanto ci ha proposto Fulvio nella circolare nazionale vogliamo osservare come questo cammino di solidarietà ci ha portato a grandi amicizie, con gli amici di qui, uniti in un ideale di sobrietà e di giustizia, e con gli amici di là, che ci offrono nuovi modelli di vita, che vivono in una situazione molto diversa dalla nostra, per la mancanza di risorse, ma spesso anche per la persecuzione che vivono su sé stessi e sulla loro famiglia, in Palestina, in Centrafrica, in Haiti, in Perù, ma ricordiamo gli amici conosciuti del Brasile, del Cile, dell’Argentina, del Salvador, del Guatemala. Queste relazioni sono state importantissime per capire di più il mondo, vicino e globale, la storia, la geografia e le relazioni umane, in particolare quanto colonialismo ancora ci impregna. Abbiamo partecipato numerosi alla serata in ricordo di Silvana Pozzerle, che ci ha lasciati in gennaio 2014. La maestra (questo era il suo mestiere per tanti anni) è stata un maestra anche nella sua morte, lasciando un testamento spirituale di grande umanità e spiritualità, indicando che le sue ceneri siano custodite nell’Eremo di San Giorgio di Bardolino (l’Eremo della Rocca), di non dare annuncio della sua morte tramite stampa, di celebrare le esequie nel silenzio, con poche parole che permettano di contemplare l’amore Misericordioso di Dio che ha condotto la vita di Silvana attraverso le “sue” vie, perché il dopo resta nel cuore di chi è stato amato, di chi è stato sorella, fratello, figlia, familiare, e fra essi in particolare i poveri, i più fragili, i carcerati. Il testamento si chiude con “La misericordia di Dio accolga e perdoni”, aggiungendo che la vita segua il suo percorso secondo lo svolgimento più naturale, senza nessun accanimento terapeutico. E il dopo di Silvana resta profondamente nei nostri cuori, anche nelle immagini che abbiamo di alcuni bei momenti vissuti insieme. Giovedì 20 febbraio abbiamo ascoltato Michele Nardelli nella Sala incontri del Tempio Votivo, davanti alla stazione di Porta Nuova, che ci ha parlato di quale solidarietà oggi. Nardelli è presidente del Forum trentino per la Pace, ed ha una lunga esperienza di solidarietà nelle zone di guerra dell’ex Yugoslavia. Ha criticato soprattutto il concetto di continuo sviluppo che sembra prevalere in ogni politica occidentale, mentre lo sviluppo non può essere continuo, si è ormai superata la soglia di sostenibilità globale, bisogna trovare altri equilibri, e la solidarietà non può essere di aiuti dai paesi più ricchi a quelli più poveri, ma occorrono nuove distribuzioni delle risorse, condivisione, nessuno può essere escluso, come invece accade sempre di più, anche in casa nostra, in nome di un liberismo e di un conservatorismo che non funzionano. Solidarietà oggi è puntare ad uguali diritti, sociali e ambientali, ridistribuzione, reciprocità, cambiare stili di vita (il nostro Giulio Battistella !), e quindi vanno ridisegnati i modelli e le classi dirigenti. Stiamo per cambiare il conto corrente della Rete di Verona da utilizzare per le collette, dopo aver depositato lo statuto ed essere diventati associazione riconosciuta. Sarà ancora possibile versare sul conto di Emilio, che poi provvederà a fare gli opportuni spostamenti, almeno fino a che non sarà estinto quel conto. Nelle prossime circolari saranno date informazioni più precise. E’ oramai tempo di pensare al prossimo Convegno, che sarà ancora a Rimini, il Convegno di 50 anni di Rete solidale. Ecco il programma completo con i costi e con le indicazioni operative per le prenotazioni; per noi veronesi ci possono essere dei problemi per la concomitanza della grande manifestazione “Arena di Pace e Disarmo”; ognuno decida come meglio ritiene, si può arrivare al Convegno anche la sera, dopo l’incontro in Arena.

Allora ci vediamo a Rimini, al Convegno.

Un carissimo saluto da

Silvana e Dino

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Quarrata – Marzo 2014

Carissima, carissimo, ogni epoca storica è supportata da un sogno, sia esso di tipo religioso o ideologico. Oggi, questo risuona insufficiente. Il sogno, religioso o ideologico, non basta e anche quando si cerca di seguire le ultime asfittiche proposte dettate da cammini ideologici o religiosi non ci si sente soddisfatti. La tecnologia, così come il mercato, che a prima vista sembrano rispondere a molti dei bisogni umani, non riescono a sorreggere il tessuto umano più profondo. I singoli soggetti come non mai si sentono abbandonati a iniziative sporadiche e, la maggior parte delle volte, fine a se stesse. Così la spaccatura tra il pensiero e l’azione è sempre più evidente in tutti gli ambiti della vita umana. Oggi non possiamo dire di essere inquieti solo perché la situazione economica mondiale è giunta quasi al suo totale collasso e perché i diritti di ciascuno e dell’ecosistema sono severamente minacciati. Oggi tutti percepiamo che questo “sistema” assunto da molti quasi per inerzia, non va bene. Le crisi di democrazia, di mercato, di cittadinanza, si intersecano sempre di più con delle crisi interiori che ci permettono semplicemente di cercare dei colpevoli. Il legame tra la storia e le nostre storie, non è più sottovalutabile. Allora il tentativo di ritrovare attraverso la partecipazione una risposta all’individualismo, non è più un optional. Urge, è fondamentale! L’individualismo è l’attacco più pericoloso contro la persona umana, noi siamo concepiti come esseri relazionali e comunitari. Oggi più che mai, siamo chiamati a risvegliare la nostra umanità come risposta alla crisi, e a organizzarci per contrastarla, credendo che è possibile. Se di buone intenzioni si dice che sia lastricato l’inferno, cerchiamo con l’arrivo della primavera di lastricarla di buoni propositi. Proviamo a impegnarci a sviluppare la virtù dell’ascolto. Delle persone e delle situazioni. Un ascolto senza pregiudizi. Profondo. Attento. Al di là delle parole ascoltare i gesti, le speranze, le ragioni degli altri e non solo le nostre. Perché ogni vero cambiamento, ogni trasformazione, ogni miglioramento delle condizioni di vita… inizia da questo tipo di ascolto. Che è qualcosa di più che analisi. Un proverbio indiano dice: “Prima di giudicare un altro fai sette miglia nei suoi sandali”. Nei giorni dal 25 al 27 aprile prossimo, molti di noi ci troveremo a Rimini al nostro convegno nazionale dove molti amici: Ettore e Clotilde MASINA, Waldemar BOFF, Riccardo PETRELLA e Antonietta POTENTE, e molti testimoni: Wassim DAMASH e Hanan BANOURA, Palestina; padre Regino MARTINEZ, gesuita domenicano di Haiti; Laatiris MMOUMA e El Khoumani LAMCEN, emigranti lavoratori di Alessandria; Dacia TACACHIRI, Bolivia; Rose NGAMA MPUNDA, Congo; Maria SQUILLACI, gruppo Giovani del GAPA di Catania e Nidia ARROBO RODAS, Equador; ci faranno riflettere sul presente della solidarietà, sull’importanza della partecipazione e della relazione tra memoria e futuro. Avremo così l’opportunità di “capire” senza superficialmente “giudicare”. Chi é interessato a parteciparvi, si può prenotare scrivendo una mail. Al termine della lettera troverai tutte le notizie organizzative: luogo, costo.

Segue una riflessione di Frei Betto, domenicano brasiliano che sarà in Italia dal 7 al 12 aprile prossimi per una serie di conferenze (7 a Rovereto (TN); 8 a Bussolengo (VR); 9 a Polignano a Mare (BA); 10 a Messina; 11 a Brindisi e il 12 a Cagliari) a trent’anni dalla fine della dittatura anni, iniziata 50 anni fa: 1 aprile 1964. Frei Betto fu incarcerato e torturato per 4 anni, dal 1969 al 1972, dalla dittatura brasiliana insieme a altri suoi confratelli, uno dei quali, Frei Tito, si suicidò a seguito delle gravi torture subite. Questa sua riflessione è importante perchè ricostruisce la nascita del Golpe.

Antonio

MARZO ‘64 di Frei Betto

Nel 1964 abitavo a Rio, in un buchetto[1] all’angolo delle strade Laranjeiras e Pereira da Silva. Lì si insediavano i giovani dirigenti della JEC (Gioventù Studentesca Cattolica) e della JUC (Gioventù Universitaria Cattolica), movimenti dell’Azione Cattolica. Lì venivano ospitati spesso i dirigenti studenteschi Betinho, Vinicius Caldeira Brant e José Serra. Io ero entrato nel corso di Giornalismo dell’Università del Brasile (attuale UFRJ) e tra i miei professori spiccavano Alceu Amoroso Lima, Danton Jobim e Hermes Lima. Di destra, c’era Hélio Vianna, professore di storia, cognato del maresciallo Castelo Branco. Dal momento del mio arrivo a Rio, dal Minas, il Brasile viveva una fase di turbolenza politica. Si svegliava il gigante addormentato in una splendida culla. Tutto era nuovo sotto il governo di João Goulart: la bossa, il cinema, la letteratura… La Sudene (Sovrintendenza per lo sviluppo del Nordest) diretta da Celso Furtado, alleata del governatore del Pernambuco, Miguel Arraes, ridisegnava un Nordest libero dal dominio dei colonnelli, industriali e latifondisti. Francisco Julião sosteneva le Ligas Camponesas, che lottavano per la riforma agraria. Paulo Freire avviava, a partire da Angicos (RN), il suo metodo di coscientizzazione politica dei poveri attraverso l’alfabetizzazione. Concepiva la pedagogia degli oppressi. Nel sud, Leonel Brizola si scontrava con i monopoli stranieri e difendeva la sovranità brasiliana. Marinai e sergenti dell’Esercito si organizzavano, a Rio, per rivendicare i loro diritti. “Vedrai che un figlio tuo non fugge dalla lotta”. Tuttavia i figli non avevano sufficiente lucidità per capire che, dopo la rinuncia del presidente Jânio Quadros, nel 1961, le classi dominanti stavano facendo dischiudere l’uovo del serpente… L’ambasciata USA, che aveva ancora sede a Rio e aveva a capo Lincoln Gordon, si muoveva nell’ombra per aizzare i militari brasiliani – molti dei quali addestrati negli USA – contro l’ordine democratico   (vedi “Taking charge: the Johnson White House Tapes – 1963-1964”, de Michael Beschloss). Chi conosce la storia dei colpi di Stato in America Latina sa che sono stati tutti patrocinati dalla Casa Bianca. Da lì la battuta: Non c’è mai stato un golpe negli USA perché a Washington non c’è un’ambasciata yankie… Gli USA, che trovavano inaccettabile l’esito della Rivoluzione Cubana del 1959, temevano l’avanzata del comunismo in America Latina. Il presidente Lyndon Johnson (1963-1969) era convinto che il Brasile fosse vulnerabile all’influenza sovietica quanto il Vietnam. Fiumi di denaro sono stati destinati a preparare le condizioni per il golpe del 1° aprile del 1964. Ai poveri, che desideravano ardentemente riforme strutturali (chiamate all’epoca “riforme di base”, e ancora oggi non realizzate), gli USA offrivano le briciole delle “ceste basiche”, distribuite dall’Alleanza per il Progresso. Gli imprenditori si organizzavano nell’IBAD (Istituto Brasiliano di Azione Democratica) e nell’IPES (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali). Gli USA non avrebbero accettato neanche che il Brasile diventasse come l’Egitto di Nasser, un paese indipendente dalle orbite yankee e sovietica. Navi statunitensi dell’Operazione Brother Sam si avviavano verso i nostri porti. Jango convocò il megacomizio del 13 marzo 1964, alla Central do Brasil. Volevo andarci, ma padre Eduardo Koaik (più tardi vescovo di Piracicaba {SP} e collega di seminario di Carlos Heitor Cony) decise che avremmo approfittato della vacanza per una giornata di studi della direzione nazionale della JEC (della quale facevo parte), ad Itaipava (RJ). Il 29 marzo, con un biglietto fornito dal Ministero dell’Educazione (cioè da: Betinho, capo di gabinetto del ministro Paulo de Tarso dos Santos), partii per Belém. Nella capitale del Para, mi sorprese il golpe militare, il 1° aprile del 1964. Ebbi difficoltà a credere che il presidente Jango, costituzionalmente eletto, si fosse rifugiato in Uruguai. Aspettai la tanto propagandata reazione popolare. Il PCB (Partito Comunista Brasiliano), con il quale la JEC manteneva alleanze nella politica studentesca, garantiva che, in caso di golpe, Prestes avrebbe convocato migliaia di lavoratori in armi. L’Azione Popolare, movimento di sinistra nato dall’Azione Cattolica, prometteva di mobilitare i suoi militanti per difendere l’ordine democratico. Aspettai invano. Reazioni isolate, compresa quella di alti ufficiali delle Forze Armate, furono subito soffocate senza bisogno di un solo colpo di arma da fuoco. E nessuno credeva che la dittatura sarebbe durata, a partire dal 1° aprile del 1964, per 21 anni.

Costo partecipazione al Convegno della Rete Radiè Resch

Rimini-Torre Pedrera 25-27 aprile

• 2 giorni per persona in Pensione Completa

Camera Doppia € 90,00 – Camera Singola € 115,00

• 1 giorno per persona in Pensione Completa

Camera Doppia € 58,00 – Camera Singola € 75,00

Pasto extra per eventuali esterni € 20,00 a persona

Riduzioni bambini 0-3 anni gratuiti

4-11 anni 50%; 12-14 anni 30%; 3° letto adulti 10%

Riduzioni valide in camera con due adulti paganti quota intera.

L’Hotel Punta Nord si trova a Torre Pedrera-Rimini a 100 metri dal mare.

Per chi arriva in macchina: uscita Rimini nord, poi si trovano le indicazioni in treno, alla Stazione prendere il n. 4, passa ogni 12-15 minuti, che porta vicino all’Hotel.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 

Radiè Resch di Quarrata – Febbraio 2014

Carissima, carissimo,

sono rientrato da poco dal Brasile, dove, dopo alcuni impegni lavorativi, ho incontrato amici e visitato progetti che la nostra Rete accompagna da tempo. Sono capitato in un momento in cui si sta sviluppando una nuova protesta sociale. Gruppi di centinaia di giovani delle periferie, chiamati “Rolezinhos”, che si convocano su internet e, invadono gli Shopping Centers, suscitando paura nei frequentatori abituali, dal momento che arrivano in massa. Ma sono diversi dai manifestanti dello scorso luglio che accusavano il Governo di distogliere i fondi per la scuola, la salute, i trasporti per costruire gli stadi. Oltre a protestare per la corruzione dilagante. Ciò sta suscitando le più disparate interpretazioni a secondo con chi parli. Alcuni, quelli che hanno scelto il neoliberismo come idolo, prostrandosi al Dio denaro e al Dio consumo, con le loro analisi che partono solo dal giudizio, non meritano nessuna considerazione. Essendo di una tale povertà analitica da farmi vergognare per loro.

Mentre c’è chi va al cuore del problema, come il nostro amico e referente Waldemar Boff, che afferma che non si tratta di giovani poveri, delle grandi periferie senza spazi per passare il tempo e la cultura, penalizzati dai servizi pubblici assenti o molto scadenti. Waldemar afferma che i giovani rolezinhos sono la nuova classe media, ossia, le classi C e D frutto della crescita economica grazie alle politiche sociali e educative dei governi Lula-Dilma.

Che cosa si nasconde dietro il loro andare negli Shopping? Che cosa stanno comunicando questi ragazzi con il loro andare in massa nei bunker del consumo, nelle nuove cattedrali, dove puoi entrare solo se sei un “soggetto economico e sociale all’altezza”? Non vanno per fare manifestazioni o per rubare. Sono lì per dimostrare  che gli spazi che prima loro non frequentavano, perché frequentati solo dai ricchi benestanti, fanno parte di loro. Perché anche loro possono comprare i “beni simbolo” (scarpe Nike e roba firmata) affinché questa merce possa essere un bene comune, popolare, alla portata degli operai. Il conflitto di classe in Brasile é sempre stato offuscato, tenuto nascosto. Per questo l’élite non gradisce che venga alla luce, per questo usano l’ideologia del”brasiliano cordiale e pacifico”. I gestori degli shopping non hanno niente in contrario che la gente delle periferie li frequenti. Non chiedono che vi arrivino in massa, perché disturba i normali frequentatori, perché rivela il conflitto sotterraneo di classe esistente. I responsabili degli shopping chiedono solo che non si presentino in massa… perché loro gradiscono che ci siano più compratori, indipendentemente dalla classe sociale.

Le nuove classi C e D emergenti costituiscono un capitale economico nuovo da sfruttare, ma manca in loro il capitale culturale, che permetta loro di contestare questo tipo di società, come bene ha scritto la sociologa Valquiria Padilha.

Cercano di rompere le barriere dell’apartheid sociale. E’ una denuncia verso un Paese altamente ingiusto, tra i più disuguali del mondo, organizzato su un grave peccato sociale. La nostra società é conservatrice e le nostre élite altamente insensibili alla sofferenza dei loro simili e, per questo ciniche.

Attualmente in Brasile ci sono 60 milioni di famiglie di cui 5 mila possiedono il 50% della ricchezza nazionale. Siamo in una democrazia senza uguaglianza. I rolezinhos denunciano questa contraddizione. Essi entrano nel paradiso delle merci “visto virtualmente in TV”, per vederle realmente, toccarle con le proprie mani e acquistarle. Ecco il sacrilegio insopportabile per i “padroni e i frequentatori degli shopping.

Di fronte a questi nuovi movimenti sociali di massa emersi nello scorso luglio e, alle ricolte che ne sono seguite, i movimenti cristiani si sono interpellati preparando il 13° incontro delle Comunità Ecclesiali di Base – CEBs, che si è svolto dal 7 all’11 gennaio scorso a Juazeiro do Norte nello stato del Cearà, avendo come tema: “Giustizia e profezia a servizio della Vita”, dove per la prima volta é arrivato un messaggio di condivisione e augurale del papa, riconoscendo nelle CEBs il modo d’essere, antico e nuovo, della Chiesa,  una  Chiesa che non si stanchi di essere il volto di “una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade”, piuttosto che di “una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze”. Insomma una chiesa dove “il pastore prenda il puzzo delle sue pecore”.

Direi, un’intesa perfetta fra il papa e la comunità, senza nessuno sforzo, come se fosse la cosa più naturale. E la commozione era sul volto di tutti. Mai visto un papa così in sintonia con la gente , fino a identificarsi totalmente con loro, con i loro problemi, con le loro difficoltà, come se fosse uno di famiglia, un padre, un fratello, un amico. Papa Francesco sta superando se stesso.

Le sue espressioni semplici, le immagini popolari di cui il papa si serve per comunicare le sue idee non devono trarre in inganno; si tratta di parole che hanno alla loro base un pensiero solido, preciso, attuale, una convinzione lungamente maturata nella riflessione e nell’esperienza. Di conoscenze profonde, di dimestichezza con i grandi problemi del pensiero e della teologia del nostro tempo.

Ma egli colpisce per il suo linguaggio laico usa nelle sue espressioni. Dove al centro mette la persona umana, l’uomo, tutto l’uomo, tutti gli uomini, dai “rolezinhos” a chi lavora per la Pace, dai movimenti sociali di protesta a quegli di salvaguardia ambientale… Un linguaggio antropologico che sostituisce, almeno provvisoriamente, quello teologico. Così le parole rivolte a tutti, coinvolgono tutti, credenti e non credenti, perché sa molto bene che non tutti i suoi interlocutori hanno una fede e una religione. Ha capito profondamente che quello laico é l’unico linguaggio udibile da parte dell’uomo e delle donne di oggi. L’urlo dei giovani emarginati del Brasile e di tutto il mondo prende sostanza anche dalla “sua” condanna dell’idolo del denaro, che domina i pensieri, gli atteggiamenti e crea gravi ingiustizie. La denuncia di papa Francesco non potrebbe essere più semplice e più efficace. E’ il no più deciso al capitalismo selvaggio, al liberalismo, al mercato senza regole e controlli, che uccide tutti i giorni!

Il papa merita di essere ascoltato. Il suo non è un discorso di tecnica politica, ma un discorso di politica vera, di politica morale. Dove il campo economico è oggi, ancora assai lontano dai principi di giustizia umana e cristiana.

Questo é un tempo di riflessione e di ricerca delle cause profonde del disordine economico e morale che grava sulle nostre società. Ogni uomo,  per la sua quota di responsabilità. Credente o no, é chiamato in causa. Si ascolti questo papa e non gli eterni banditori dell’egoismo, veri e unici mandanti della morte di decine di milioni di uomini e donne ogni anno, che stanno distruggendo il tessuto dell’umana società.

E’ a questo punto che Waldemar ed io ci siamo domandati: cosa é che ci fa felici?

Abbiamo concordato sul fatto che, nella società neoliberista nella quale viviamo, l’ideale di felicità è centrato sul consumismo e sull’edonismo. Il che non significa che, realmente, essa sia frutto, come suggerisce la pubblicità, del possesso di beni materiali o della somma di piaceri.

Dalla felicità il discorso è passato all’amore. Cos’è l’amore? Abbiamo deciso di parlare a partire dalle nostre esperienze. E’ stato allora che Waldemar ha riflettuto sul fatto che una delle grandi preoccupazioni del mondo di oggi è che gli straordinari progressi tecno scientifici stimolano una accentuata atomizzazione degli individui, spingendoli a perdere i loro vincoli di solidarietà, affettivi, religiosi, ecc… E che questi vincoli sono sostituiti da altri, burocratici, amministrativi e, soprattutto, anonimi (reti sociali), distanti dalle antiche relazioni affettive tra le persone, unite l’una all’altra sotto il segno dell’uguaglianza e della fraternità, con gli stessi diritti e doveri, indipendentemente dalle disuguaglianze esteriori.

Waldemar ha continuato: ciò che rende una persona felice non è il possesso di un bene o una vita confortevole. E’ soprattutto il progetto di vita che assume. Ogni progetto, coniugale, professionale, artistico, scientifico, politico, religioso, suppone una traiettoria piena di difficoltà e sfide. Ma è appassionante. E’ la passione o, se vuoi, l’amore, che  densifica la nostra soggettività. E ogni progetto suppone vincoli comunitari. Se il sogno è personale, il progetto è collettivo.

Gli ho dato ragione. Vivere per un progetto, una causa, una missione, un ideale o anche un’utopia, è ciò che dà senso alla vita. E una vita piena di significato è, anche se colpita da dolori e sofferenze, é ciò che ci dà la felicità.

Saranno felici le  85 persone più ricche del mondo che hanno “accumulato” la fortuna di 1.7 trilioni di dollari, pari al reddito della metà della popolazione mondiale: tre miardi e mezzo di persone. Questo è un dato uscito da Davos (il Forum Mondiale dei paesi ricchi) lo scorso 20 gennaio.Questo dato, purtroppo reale é un grave pericolo sia per l’economia mondiale, sia per la democrazia.

Mentre anche in Italia la forbice si allarga, i 10 individui più ricchi posseggono una quantità di ricchezza più o meno equivalente ai 5 milioni di italiani più poveri (studio Bankitalia).

Antonio Vermigli

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Febbraio 2014

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, nel nostro ultimo incontro di fine gennaio abbiamo allestito uno statuto formale per la nostra associazione, secondo la legge italiana e secondo le indicazioni del Coordinamento Nazionale: ci chiameremo “Rete Radié Resch” di Verona. Nella stessa riunione abbiamo anche nominato un portavoce o Presidente, Dino Poli, e un tesoriere, Roberto Beccaletto, anche se le cariche non hanno una grande importanza fra di noi, per la nostra attività di solidarietà; ed Emilio Butturini rimane il presidente onorario. Ora aspettiamo dall’Agenzia delle Entrate l’attribuzione del nuovo codice fiscale come Associazione, dopo di che apriremo un nuovo conto corrente intestato appunto all’associazione e su questo nuovo conto andranno depositati i prossimi versamenti delle collette mensili. Per ora, fino alla comunicazione del nuovo conto, tutto procede come prima, e potete leggere sotto quanto ricevuto in gennaio da Emilio. Facciamo ancora memoria di Silvana Pozzerle Fincato, scomparsa il 27 gennaio, un luminoso esempio di profonda spiritualità , unita ad attiva e operosa solidariertà, una cara amica impegnata nella Rete e in Fraternità, l’associazione che segue i carcerati a Verona. Ci sarà un ricordo di Silvana nel suo trigesimo, il 28 febbraio, alle 20.45 al Tempio Votivo, e sono invitati tutti gli amici della rete ed in particolare quelli che l’hanno conosciuta e stimata. Nell’ultimo Coordinamento del 2013 si è deciso di inviare un finanziamento straordinario a 2 comunità amiche del Guatemala che l’hanno richiesto, come già s’era detto, richieste pervenute a noi della Rete di Verona, e per questo ne riferiamo nella nostra circolare locale. Abbiamo già inviato i denari deliberati, la prima per l’associazione dei padri di famiglia nel villaggio(caserìo) La Buena Esperanza, come aiuto per costruire la scuola dei loro figli: ci hanno già mandato le foto della nuova costruzione, elevata col lavoro volontario di quella gente; il secondo finanziamento straordinario è andato alla scuola per bambini disabili di San Pedro Laguna, sul Lago Atitlan, e le responsabili ci hanno già  risposto di averlo ricevuto, ci manderanno presto una relazione formale di come useranno quell’aiuto. Queste forme di sostegno, anche piccolo, testimoniano il legame che da molti anni unisce la Rete di Verona con il Guatemala, un paese mantenuto nel sottosviluppo dai suoi governanti e da chi detiene il potere e il capitale, del tutto disinteressati alle condizioni di vita della popolazione.

In attesa della circolare nazionale, vi proponiamo un’analisi-approfondimento  della situazione economica, mondiale e locale, dell’Italia e di altri paesi “deboli”, che cerca di identificare le cause di questo impoverimento generale, e di chi continua ad arricchirsi. E su questo tema vi invitiamo all’incontro di riflessione, fissato per giovedì 20 febbraio, alle ore 20.45, nella sala incontri del Tempio Votivo, presso la stazione, in cui Michele Nardelli parlerà di “Quale solidarietà è possibile oggi”.

Fin dal suo inizio, 50 anni fa, la Rete RR ha cercato di aiutare i poveri senza-diritti, ma si è sempre chiesta anche quali cause e quali responsabilità mettevano in queste condizioni miliardi di persone, togliendo loro la voce e la visibilità. Oggi le vittime del neoliberismo sono sempre più numerose e sempre più dentro il nostro mondo, o addirittura nelle nostre famiglie. E’ giusto quindi che continuiamo nella controinformazione e nella denuncia di tutte le ingiustizie presenti nella nostra società. Riprendiamo a questo proposito alcuni spunti di quanto diceva Marco Bersani di Attac, nel suo incontro veronese. Ricordava che avere inserito nella Costituzione il “pareggio di bilancio” è stato un prevaricare quanto i padri costituenti avevano deciso. Perché si è così affermata la scelta della dottrina neoliberista, come unica e irrevocabile scelta dello stato italiano. Invece, nella Costituzione proprio il non essersi espressamente legati ad un preciso sistema economico lasciava liberi i governi di modulare e modificare le politiche finanziarie e fiscali, secondo progetti politici discussi e approvati dalla maggioranza parlamentare. Anche il Patto di stabilità è un altro obiettivo imposto dall’esterno, che distrugge le capacità di investimento degli enti locali e taglia ogni possibile partecipazione democratica. E così, la riduzione dei diritti è parallela all’allontanamento dei cittadini dai luoghi delle decisioni e aumenta la delusione, la sfiducia e la rassegnazione.  Si pretende quindi che l’ente locale (comune o provincia) non possa programmare la spesa sociale per il welfare in deroga al patto di stabilità. Ma, d’altra parte, lo Stato centrale pone in deroga a questo patto le spese militari e i progetti delle grandi opere (TAV e molto altro).

Nel suo incontro veronese Marco Bersani concludeva che il martellare da anni sul termine crisi è assolutamente fuorviante perché fa pensare a un fenomeno transitorio o addirittura in via di superamento. La situazione attuale è invece il fallimento di un sistema dal punto di vista finanziario, economico, sociale, ecologico, democratico. Ma ogni peggioramento dei nostri diritti e del nostro welfare, se è giustificato dall’espressione crisi, fa sì che diventi politicamente ineluttabile ciò che è socialmente inaccettabile.

Riprenderemo sicuramente anche alcuni di questi temi nel prossimo incontro con Michele Nardelli, presidente del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, con una lunga esperienza di solidarietà con le zone di guerra nella ex Jugoslavia. Abbiamo incontrato Nardelli nel seminario Rete RR dello scorso maggio. E’ stato un incontro molto positivo. L’abbiamo trovato lucido e stimolante nella sua analisi su che cosa possa essere oggi la solidarietà, pacato e profondo nelle sue proposte.

Siamo contenti di poterlo incontrare nuovamente GIOVEDI’ 20 FEBBRAIO alle ore 20,45 nella SALA INCONTRI  del TEMPIO VOTIVO, di fronte alla stazione (ampio parcheggio nel cortile interno, entrando dal retro della chiesa). Il tema proposto è “Quale solidarietà è possibile oggi”, con attenzione a 3 temi:

– Oltre a beni economici o servizi, è possibile uno scambio diverso ?

– Può esistere una cooperazione senza cooperanti ?

– Perché lavorare sempre sulle emergenzialità ?

Arrivederci.

Un carissimo abbraccio fraterno da

Silvana e Dino, con Gianni e Maria

 

 

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 

Radiè Resch di Padova – Febbraio 2014

 

L’istruzione è l’arma più potente che si può

scegliere per cambiare il mondo.

Nelson Mandela

Carissime/i, le nostre lettere iniziano sempre con questo saluto, che vuole essere un augurio di amicizia che continua da tanti anni. La lettera di Jean, che ci ringrazia per il contributo annuale 2014, ci riporta dentro al nostro impegno solidale e ci ricorda le tante iniziative in atto e le idee per il futuro. Una di queste è la richiesta di attrezzature per l’apicoltura, che dimostra una attenzione e una volontà per mettere in attività anche questo suggerimento. La cifra che abbiamo inviato (nelle prossime circolari, come sempre, il resoconto economico 2013), è il risultato dell’impegno costante di tante persone, anche anonime, di associazioni e gruppi che continuano a mantenere viva la speranza di cambiamento in Haiti. Un grande grazie a tutti. Di seguito la lettera da Haiti, la Circolare Nazionale e l’invito per il prossimo Convegno Nazionale, che si terrà a Rimini dal 25 al 27 aprile. Nella lettera di marzo tutte le notizie per iscriversi e partecipare, in questa viene allegata la locandina con il progamma.

Salve, Tita e, Rete tutta, finalmente riesco a risponderti, spero che vada tutto bene e vedo che il tuo cuore è già ad Haiti, mancano infatti pochi giorni al tuo arrivo tra noi. Voglio informarti che abbiamo verificato in banca stamattina, la cifra arrivata sul nostro conto e il valore ricevuto è: 34,960.10 $USD. Noi diciamo un grande Grazie ai nostri amici della Rete per il loro contributo che dura da tanto e la Solidarietà che continua a sostenerci. Stiamo preparando l’Agenda del tuo viaggio e pianificando gli incontri con i diversi gruppi dell’Organizzazione nei 3 dipartimenti dove lavoriamo. Vi attendiamo tutti (la delegazione) con molta gioia ed entusiasmo. Come sai, Tita, abbiamo già pianificato un incontro con i bambini più piccoli che vivono fuori della casa e spero di poter completare quella giornata con le tue domande sulla biografia di Dadoue. Ecco i nomi dei giovani che vivono nella casa: Simone, Citta, Jessica, Onick, Jumel, Johny, Nicolas, Jakner, David, Guirlène. Per la videocamera, pensiamo che non è troppo urgente, perché la piccola macchina che gli amici italiani ci hanno offerto, durante il nostro ultimo viaggio, funziona sempre e Willot ce ne ha portato anche un’altra. Io penso invece, se parli a Fabio, puoi spiegargli che stiamo sviluppando la produzione di Apicoltura a Fondol, un’esperienza che lui ci ha fatto vivere alla Scuola di Agricoltura dove lavorava a Padova. Così, se può portarci qualcosa (abito, maschera, strumento per fumo) che lui pensa ci sia utile per questa produzione o ancora se può preparare una piccola formazione al riguardo per i produttori di Fondol, sarebbe una cosa molto buona per noi. Tra poco ti invieremo il programma parziale dei diversi incontri che ci saranno.

Un gran Ciao a tutti, vi aspettiamo con impazienza.

Jean che vi saluta.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Padova – Gennaio 2014

 Il passato rivive ogni giorno perché non è passato.

Proverbio africano

Carissime/i,

è modo di dire, all’inizio del nuovo anno: anno nuovo vita nuova. Anche per noi qualcosa di nuovo ci sarà perché, nel 2014 si ricorda il cinquantenario di vita della Rete. Il ricordo, e non solo, sarà “festeggiato” il 25-26 e 27 aprile nel 25° Convegno Nazionale, che si terrà a Rimini. Di seguito, il resoconto dell’incontro con padre Richard Ngoy, a cura di Maria Rosa e Sandra. La Circolare Nazionale, a cura della Rete di Trento, ci introduce dentro la nostra “Storia” che continuerà per alcuni mesi.

Brevi notizie

Venerdì 10 gennaio ci siamo ritrovati in tanti, presso i Comboniani, a fare memoria del tragico terremoto che, 4 anni fa, sconvolse Haiti. Oltre ai ricordi e alle testimonianze di Alessia Maso e Paolo Tabora, si è avvertita la necessità di continuare con sempre maggior impegno la nostra presenza a fianco dei amici haitiani. Per continuare e verificare il nostro impegno, a fine febbraio partiranno per Haiti Marianita, Francesco e Fabiano. Il continuo contatto con i vari progetti e la verifica sul posto della possibilità di installare un forno alimentato con panelli fotovoltaici per la cottura del pane, saranno motivo di conoscenza per tutti al prossimo incontro di Rete.

Un saluto a tutti e un buon viaggio agli “haitiani”.

All’incontro del 2 dicembre 2013 , per conoscere e dialogare con padre Richard, referente dell’operazione della Rete di Castelfranco per la costruzione di un dispensario medico in Congo, erano presenti, oltre agli amici di Castelfranco anche quelli di Isola Vicentina e Chiarano. Come sempre il racconto di testimoni è importante per avere notizie dirette di paesi e situazioni  di cui i nostri mezzi di comunicazione e informazione non danno notizie. I rapporti con la Rete di Castelfranco sono iniziati parecchi anni fa e si sono intensificati quando la Rete nazionale ha accolto il progetto di sostenere il finanziamento di due locali come avvio di strutture ospedaliere. Con l’aiuto della rete e con il coinvolgimento della popolazione si sta ampliando la costruzione per un ospedale in grado di accogliere le richieste della ampia zona dove opera padre Richard.

Padre Richard ci descrive il paese, ricco di materie prime e terre fertili, con una popolazione tra le più povere del mondo.  Il governo, nonostante esistano le varie istanze democratiche, è accentrato nelle mani del Presidente e chi si oppone, anche tra i parlamentari, viene cacciato. Per quanto riguarda la situazione sociale, mancano scuole, strade, strutture ospedaliere; quello che c’è è quanto e stato costruito durante l’epoca della colonizzazione belga. Medici e insegnanti sono funzionari dello stato: pochi e malpagati sono per questo poco incentivati nel loro lavoro, la popolazione è abbandonata a se stessa, soprattutto nelle aree periferiche lontane dalle città. La situazione della parrocchia dove opera padre Richard è sempre difficile e risente ultimamente delle riduzioni di sostegno da parte della Curia romana a causa della crisi in Italia. Per affrontare la situazione di miseria e mancanza di aiuti da parte dello stato, la popolazione della zona dove opera padre Richard si è mossa nello spirito di cercare qualche soluzione: si è cosi costituita l’associazione BADIBEM, composta di contadini e allevatori cui partecipano anche medici e insegnanti. Obiettivo della associazione è far uscire la popolazione dalla miseria e dalla mancanza di strutture. Fondamento di Badibem è il cambiamento di mentalità, ossia passare dall’assistenzialismo alla progettualità e arrivare insieme alla gestione del Bene Comune. Hanno così iniziato con piccoli progetti che coinvolgevano poche decine di famiglie che si aiutavano reciprocamente per i lavori di utilità comune, come nel caso della costruzione delle strutture ospedaliere.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 

Radiè Resch di Roma – Gennaio 2014

Roma, 12 gennaio 2014

Carissimi amiche e amici, come vi avevo preannunciato, questa lettera è scritta da Serena che, a seguito della venuta di Stedile, ha sintetizzato efficacemente la complessa situazione del Brasile in base anche al pensiero del prestigioso leader del MST. I nostri media, al solito, ci fanno sapere di quel paese, il colosso del continente, soltanto che è in pieno sviluppo ma che vi sono contraddizioni e diseguaglianze notevoli. La realtà è alquanto diversa e le parole di Serena illustrano in modo esauriente, nei limiti dello spazio consentito, luci e ombre ora esistenti e le prospettive possibili. Queste informazioni sono preziose per la nostra Rete ed è auspicabile che le reti locali impegnate con i loro progetti (alcune già lo fanno) ci diano periodicamente notizie dettagliate sui rispettivi paesi.

Brasile, riforma agraria, formazione, unità dei movimenti sociali.Cosa ci ha raccontato Stedile a Roma.

Tra il 4 e il 7 dicembre è stato a Roma Joao Pedro Stedile, il più noto dirigente del MST, invitato in Vaticano ad un seminario sull’esclusione sociale. Nei giorni romani, Stedile ha incontrato i deputati della commissione ambiente, alcuni esponenti di Sel, è stato intervistato tra gli altri da ReCommon e dalla Radio Vaticana, ha discusso con i rappresentanti di alcuni dei più importanti movimenti sociali italiani (NoTav, NoMuos, Forum Acqua, StopEnel ecc).  Sintetizzo qui sotto alcune delle cose che ci  ha detto.

BRASILE. Viviamo un periodo molto difficile: abbiamo eletto Lula e Dilma per sconfiggere ideologicamente il neoliberismo e ci siamo ritrovati di fronte a governi di composizione di classe a cui fanno riferimento il capitale finanziario, la borghesia industriale, la classe media, la classe lavoratrice (il cui salario è aumentato), i contadini e i poveri (salvati dalla fame grazie al programma Borsa Famiglia). Negli ultimi 12 anni, questo tipo di governo di coalizione ha garantito stabilità economica ed elettorale, ma è ora giunto al suo limite: le manifestazioni di giugno e luglio – che hanno portato in piazza milioni di giovani – ne hanno sancito il fallimento. Perché non è possibile elevare le condizioni di vita del popolo brasiliano accontentando tutti: un miglioramento sarà possibile solo se il governo avrà il coraggio di scontrarsi con gli interessi del capitale.

Noi non crediamo che le prossime elezioni possano cambiare la situazione del Brasile. Ci attendiamo che Dilma venga rieletta ad ottobre perché la Destra è divisa, ma il Parlamento avrà un carattere ancora più conservatore.

In questo quadro, stiamo investendo le nostre energie in due direzioni. La prima è quella di rilanciare le mobilitazioni di massa, che speriamo possano riprendere a partire da marzo (in Brasile tutto ricomincia a funzionare dopo carnevale). La seconda è quella di promuovere un plebiscito popolare per una Costituente che realizzi una profonda riforma politica, che sottragga tra l’altro le elezioni ai condizionamenti esercitati dai finanziatori privati. A tal fine, abbiamo costruito una grande coalizione di cui fanno parte oltre 100 movimenti e organizzazioni, dalle centrali sindacali fino alla Cnbb (la Conferenza dei vescovi brasiliani), per poi promuovere, il prossimo 7 settembre, il Giorno della Patria in Brasile, un plebiscito popolare in cui la popolazione possa esprimersi a favore o contro la convocazione di una Costituente.

RIFORMA AGRARIA. La nostra lotta sta attraversando un periodo molto duro. Il processo di concentrazione della proprietà della terra e della produzione agricola continua a procedere velocemente e i beni della natura sono sempre più concentrati nelle mani di pochissimi capitalisti.  C’è stata una valanga di capitali stranieri e finanziari che vogliono controllare sempre più terre, acque, fabbriche, agroindustrie e praticamente tutto il commercio estero delle commody agricole. E alcuni stanno comprando perfino l’ossigeno delle nostre foreste, con i famosi titoli di credito del carbonio, poi rivenduti nelle borse europee in cambio del mantenimento del loro inquinamento.

Nel governo Dilma, l’egemonia degli interessi dell’agrobusiness si consolida sia in azioni contro i popoli indigeni, sia liberalizzando veleni agricoli proibiti nella maggioranza dei paesi e distribuendo un sacco di soldi pubblici, all’agrobusiness.

Dal 2005 a oggi, anche il Mst ha sofferto il periodo di riflusso del movimento di massa. E non perché sia venuta meno la volontà di lottare, ma perché le condizioni della lotta risultano più difficili: le masse percepiscono l’impossibilità di una vittoria e si tirano indietro. Abbiamo 80mila famiglie accampate, molte delle quali vivono da 8 anni sotto i teloni di plastica nera, eppure per tutto l’anno Dilma non ha espropriato neanche una fazenda. Per provocarla le diciamo: l’ultimo governo militare che ti ha torturato ha espropriato più terra di te.

VI CONGRESSO MST. In  questa situazione, abbiamo passato gli ultimi due anni a preparare il nostro congresso, definendo un nuovo programma del MST, basato su una lotta per una “riforma agraria popolare” diretta a combattere, oltre al latifondo, anche il modello agricolo imposto dalle imprese transnazionali. E sulla convinzione che, per ottenere conquiste reali, dobbiamo allearci con la classe lavoratrice urbana. Come pure per ottenere mutamenti nella politica.  Così, dal 10 al 14 febbraio prossimo, terremo a Brasilia (con la presenza, prevediamo, di circa 15mila militanti) il nostro congresso – che in realtà è piuttosto una celebrazione, in quanto il vero congresso è dato dai due anni di discussioni che lo precedono – per celebrare l’unità intorno a questo programma e fissare la strategia per gli anni futuri.

LA FORMAZIONE POLITICA E’ INDISPENSABILE. Il Congresso è quindi una fase di formazione politica. E’ necessario che tutti i movimenti sociali, di qualsiasi paese, formino i propri militanti, la classe lavoratrice deve avere autonomia nella formazione. L’MST ha organizzato molte scuole di formazione politica: si studiano i classici, la  realtà brasiliana, l’esperienza storica della lotta di classe.  E poi abbiamo la Scuola Nazionale che ha un carattere speciale. Ci sono corsi superiori per i militanti, alcuni in collaborazione con le università. E due corsi all’anno di carattere latinoamericano. Uno dura 45 giorni ed è per formatori di formatori.  Vengono persone che hanno la responsabilità di formare militanti nei loro paesi.  E poi c’è un corso latinoamericano per militanti dei movimenti sociali 80/100 persone, che stanno lì per 3/4 mesi, è un corso teorico e di convivenza nella scuola. Formazione e lavoro, divisione del lavoro tra gli studenti. La scuola è autogestita dagli studenti. Questa esperienza di lavoro comunitario ha un valore molto importante per la loro formazione politica. Molti movimenti hanno fatto corsi in maniera degenerata, o brevi corsi nel fine settimana o corsi in hotel. Se la sinistra fa corsi in hotel già sta morendo.

COSTRUIRE UN MOVIMENTO MONDIALE. Abbiamo sognato di costruire un grande congresso popolare mondiale, in cui riunire 10/15mila dirigenti di tutti i movimenti sociali del mondo. Sappiamo che il capitalismo è mondiale, che il numero dei nemici è ridotto – le banche e una cinquantina di imprese transnazionali -, che i metodi da questi impiegati per sfruttarci sono gli stessi, qui, in Argentina, in Brasile, negli Stati Uniti, che ovunque si registrano gli stessi processi di precarizzazione del lavoro, di espulsione dei contadini. Cosa manca? Che la classe lavoratrice si riunisca a livello internazionale. E se i partiti non riescono più a farlo e neppure ci riesce il movimento sindacale, allora dobbiamo creare un altro spazio. Abbiamo tentato di farlo all’interno del Forum Sociale Mondiale con le assemblee dei movimenti ma questi spazi non sono riusciti a consolidarsi. E i Forum sociali hanno finito per essere poco rappresentativi, perché sono pochi i movimenti sociali che hanno i soldi per parteciparvi e le Ong sono diventate la maggioranza. Si tratta ormai di una forma di turismo sociale che ha un suo valore culturale, ma che non serve ad organizzare il popolo. E quindi stiamo valutando in che modo creare un altro spazio che riunisca tutti i movimenti sociali del mondo, in maniera che, per esempio, nascano sinergie tra le tante lotte esistenti: la lotta per la casa, le lotte contro lo sfruttamento minerario, in difesa dell’acqua, contro l’energia nucleare, contro i transgenici, contro i mezzi di comunicazione della borghesia… Servono spazi in cui creare sinergie tra tutti questi processi. Questa è la sfida che stiamo raccogliendo ora a livello internazionale: come creare uno spazio che aggreghi tutti i movimenti sociali.

E LA TERRA TREMERA’. Malgrado le difficoltà, sono ottimista, perché penso che il peggio sia già passato. Nel XX secolo la curva della lotta di classe era diversa da Paese a Paese, perché il rapporto di forze era dato dalla lotta tra capitale e lavoro in ciascun Paese. Quindi, mentre qui in Italia, magari, la classe lavoratrice era in fase di ascesa, in Brasile era in fase di declino, o viceversa, e quindi, vivendo tappe differenti, i lavoratori non avevano modo di comunicare tra loro. Quale è stata la grande contraddizione della internazionalizzazione del dominio del capitale finanziario? Il fatto che adesso, probabilmente, la curva della lotta di classe sarà mondiale e quindi, quando comincerà la fase di ascesa, sarà così dappertutto. E la terra tremerà.

Ci vediamo al coordinamento nazionale qui a Roma tra pochi giorni. Romani, partecipate!

Allego la circolare nazionale curata dalla rete di Trento, in cui Fulvio Gardumi compie un utile breve riepilogo delle vicende della Rete in vista del Convegno del cinquantenario.