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Peccato che tutti quelli che saprebbero governare il paese
siano già occupati a guidare taxi e tagliare capelli.
George Bums

Anno nuovo, vita nuova.
E’ il tradizionale slogan che da sempre ripetiamo ad ogni inizio dell’anno. Ma, se stiamo alle cronache e agli avvenimenti, molto preoccupanti, di questo inizio di anno non possiamo che affermare: tutto come prima. Alcune nostre iniziative ci ricordano che questo è l’anno del Convegno Nazionale a Rimini nel prossimo aprile. Questo 2020 ci ricorda il 10° anniversario del tremendo terremoto in Haiti (12 gennaio), il 10° anniversario dell’uccisione della Daduoe (24 aprile). Per tutto questo vi invitiamo a leggere con attenzione le “notizie importanti” che trovate qui sotto. Per l’incontro del 2 febbraio.

Notizie importanti:
1) Carta e penna per annotare e ricordarsi che: domenica 2 febbraio ore 16.00 dai Comboniani – sala Comboni – incontro con LUCIA CAPUZZI, giornalista e inviata del quotidiano Avvenire, attualmente al lavoro in Haiti e autrice dell’articolo che segue. Inoltreremo un avviso-invito da divulgare.
2) Coordinamento nazionale: Care amiche e cari amici della Rete, vi inviamo l’Ordine del Giorno del prossimo Coordinamento, che si terrà a Rimini all’Hotel Continental, viale Vespucci 40, sabato 25 e domenica 26 gennaio. Con l’occasione sollecitiamo anche chi non ha ancora inviato la propria adesione a farlo entro il 15 gennaio

ODG COORDINAMENTO RIMINI: ore 14.30: relazione tesoriera su bilancio 2019
Ore 15.30: Convegno Rete 2020: temi, titolo, relatori, testimoni
Ore 17.00: pausa
Ore 17.30: convegno Rete 2020, programma, organizzazione, chi fa che cosa
Ore 19.30: cena
Ore 21.00: Convegno Rete 2020, ripresa dibattito
Domenica 26 gennaio: ore 9.00: Convegno Rete 2029
Ore 10.00: presentazione Nuovi progetti
Ore 11.00: pausa
Ore 11.30: prossime circolari e località/date prossimi coordinamenti
Ore 12.00: aggiornamenti, varie ed eventuali
Ore 13.00: pranzo
Nei prossimi giorni la Commissione Convegno invierà a tutti una sintesi delle proposte finora condivise, su cui ci confronteremo a Rimini, cercando di arrivare a conclusioni altrettanto condivise.

Cari saluti a tutte e tutti
La Segreteria Maria Angela Abbadessa, Maria Cristina Angeletti, Fulvio Gardumi

mercoledì 8 gennaio 2020
Post terremoto. Haiti, le promesse tradite dagli aiuti esteri
Lucia Capuzzi, inviata di Avvenire ad Haiti

Rete di Quarrata – Lettera Natale 2019

Carissima, carissimo,
possiamo passare tutta la vita seduti nelle certezze: anche questa è una scelta, se i fatti non vengono a sconvolgerla di forza. L’altro, lo straniero, è quello che, accostandosi a noi, viene a risvegliarci, a raccontarci il mondo da un altro punto di vista. Che inevitabilmente mette in questione il nostro modo di vedere: “E qui comando io, e questa è casa mia…” Le cifre delle migrazioni nel mondo potrebbero aiutarci ad essere più veri nei nostri pensieri: ovunque le migrazioni sono in atto, solo il 20% dei rifugiati va oltre i Paesi vicini, tanti Paesi senza batter ciglio accolgono, pur poveri, milioni di rifugiati; altri conoscono episodi di rifiuto anche più gravi dei nostri. Insomma. la migrazione è una delle caratteristiche del nostro mondo. I colonizzatori pensavano di detenere la chiave dei Paesi del sud del mondo e di tener ben nascosta quella di casa propria. E invece, quella chiave s’è trovata e, con la tenacia di chi non vuol capire che non vogliamo che entrino, queste popolazioni in fuga la girano nella toppa di casa nostra. Fatichiamo ancora molto a pensarci abitanti di una casa comune, partecipi di un’eredità da condividere, né ci vogliamo inquietare chiedendoci perché noi e non gli altri dovremmo avere diritto al consumo illimitato e a tutti i beni possibili. Anche se vengono dallo sfruttamento di altre terre, da salari di fame, da un commercio invasivo, da foreste bruciate, da guerre alimentate, da regimi corrotti sostenuti a distanza. Penetrare nei meandri del sistema di sfruttamento mondiale gela il cuore e lascia attoniti. E allora bisogna scegliere da che parte stare. Perlomeno di non fare la guerra alle vittime. A chi si precipita in casa mia perché la sua casa brucia non posso far lezione di buona educazione: “Non si fa così”. Devo trovare gli incendiari, e magari scopro che un cerino l’ho gettato anche io. Una strada umile e semplice è quella di ascoltare. Dare la parola nei nostri quartieri, nei nostri paesi, nelle nostre parrocchie, nei centri sociali, nei centri ricreativi e culturali, a queste persone che a volte vivono fra noi come in un mondo a sé. Liberare i loro racconti le loro vite, le loro sofferenze, i loro sogni, liberare davanti a loro anche le nostre domande e inquietudini. E un altro passo é quello di restituire. Di tutto quanto abbiamo, nulla ci appartiene in assoluto, neppure noi stessi: perché la Famiglia umana viva felice in questo mondo così bello. È Natale. Voglio aprire tutte le porte del mio essere e lasciar libero il bambino che c’è in me. Desidero un Natale ricco di sorprese: un Dio è venuto al mondo dalla porta di servizio. Eccolo, senza un tetto, a occupare terre lontane nel ventre della storia. Ecco il Bambino coraggiosamente generato nella paura infanticida di Erode. Dio fatta Bambino emerge nella conflittualità umana. Questo Natale non ascoltiamo il suadente richiamo del consumismo. Al posto dei regali, facciamoci regalo. Alla Messa preghiamo affinché le paure che ci attanagliano si trasformino in fede, il contrario del coraggio. Chiediamo meno maldicenza e più benevolenza. Innalziamo tutte le intenzioni che ci chiamano alla coerenza, e chiediamo perdono, coscienti che nostre trasgressioni pesano meno delle nostre omissioni. Come regalo di Natale gli donerei una colomba, un ramo d’olivo nel becco, affinché la sua misericordia ci liberi dal diluvio della nostra ingratitudine. All’alba prendiamo in braccio il globo terrestre per accarezzarne ogni volto. Asciugando le lacrime dalle guerre, dagli attentati, dalla fame, dalle migrazioni e dalle discriminazioni. Questo Natale non cerchiamo una cena ricca di abbondanza sorda alle grida di abbandono. Dividiamo quello che abbiamo. Oggi ci sono molte persone, all’interno del clero e della Curia, che non comprendono e non accettano le parole del Papa. Pochi giorni fa un suo rappresentante ha affermato davanti alla stampa che anche “la misericordia di Dio ha dei limiti”, senza peraltro dire quali fossero questi limiti che, probabilmente, sono solo i suoi e non quelli di Dio. Tra vari funzionari della Curia si dice che il Papa sta soffrendo di “misericordite”, ossia una mania di insistere unicamente sulla misericordia. Ciò che si può rispondere è che Gesù soffriva della stessa malattia, desideroso che i suoi discepoli si lasciassero contagiare per espanderla nel mondo. La misericordia è l’attitudine di chi ha compassione per la miseria altrui. Per la fede cristiana, misericordia significa l’amore solidale che coinvolge ogni persona nei confronti del prossimo, della Terra e della natura ferita dalla disumanità del sistema che domina il mondo. Oggi dobbiamo mettere al servizio della giustizia tutte le nostre capacità umane, intellettuali, religiose e relazionali. Il Papa ha ragione quando insiste dicendo che non si tratta solamente di assumere attitudini e gesti di misericordia come principio e bussola orientatrice di tutta la nostra vita, un modo di essere permanente. Monsignor O. Romero, affermava: oggi non si tratta più solo di qualche persona ferita sul proprio cammino. Sono interi popoli di essere crocifissi, e noi li dobbiamo togliere dalla croce. Per questo ciò che non è condiviso ci deve lasciare inquieti. Ci sono solitudini che potrebbero essere guarite da nuove presenze. Incamminati così, ci troveremo a pochi metri dal povero spazio di Betlemme. Se ancora non lo sapremo riconoscere, si preoccuperà Lui di dircelo un giorno: “Non c’era posto per me e tu mi hai accolto…”. Questo spazio l’ho visto con chiarezza qualche settimana fa in Brasile, dove tutti gli interventi nella Baixada Fluminense dove si sviluppa il progetto Agua Doce che sosteniamo, sono ispirati ai criteri di assistere sempre gli ultimi degli ultimi, riservando a loro il ruolo di protagonisti nel processo di recupero ed emancipazione, promuovendo programmi di rispetto e integrazione degli uomini e delle donne con la natura, coinvolgendo il potere pubblico, politicizzando la questione della miseria e della esclusione, creando una cultura del dialogo locale e globale, della cura dei deboli e degli impoveriti. Adesso che la crisi è acuta e si fa sentire seriamente nello stomaco, sempre più vuoto, causa la chiusura della politica sociale da parte del governo Bolsonaro che dice pubblicamente in TV che per lui i poveri e gli indios non sono un problema, possono anche morire. Di fronte a questa politica, Agua Doce si propone di espandere la coscienza umana attraverso l’apertura dei loro cuori ad altri cuori, anche noi dovremmo aprire il nostro cuore all’altro, creando giorno dopo giorno il profondo senso della comunità, condividendo tra gruppi di famiglie ciò che hanno.

Buon Natale, Antonio

Ricordo ad ognuno di noi l’autotassazione libera nella quantità e continuativa nel tempo a sostegno dei progetti

I versamenti devono essere effettuati sui seguenti conti:
Conto corrente postale intestato a Notiziario della Rete Radié Resch:
IBAN: IT 15 N 07601 13800 000011468519
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intestato a Rete Radié Resch
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Indicando sempre la causale

Infine ricordiamo il contributo alla nostra rivista: In Dialogo
contributo ordinario 2020 € 35
contributo sostenitore 2020 € 50
contributo amicizia 2020 € 100
contributo vitalizio 2020 € 1.000

Chi invia il contributo di sostenitore, amicizia o vitalizio riceverà un libro in omaggio.

“Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri” don Lorenzo Milani, “L’obbedienza non è più una virtù”

Cari e care, il Convegno nazionale della Rete si avvicina e ci sembra importante e utile condividere anche con il gruppo di Verona quanto è emerso dal confronto che c’è stato al coordinamento di Pistoia lo scorso 23/24 novembre. Al di là del dibattito (come sempre un po’ farraginoso…) sul titolo più opportuno, ci si è trovati sostanzialmente d’accordo sui contenuti fondamentali e le modalità che dovrebbe esprimere il Convegno. Abbiamo accolto l’invito di Giorgio Gallo a riflettere sull’importanza di una dimensione politica rinnovata e più forte. Qui è chiaro che parliamo di politica come impegno per il bene comune e non di scegliere uno dei partiti attuali. Questo sguardo politico ci dovrà aiutare a valutare e guidare le nostre operazioni. Infatti, in questa fase storica stiamo assistendo a un moltiplicarsi di ribellioni, a livello globale. Protagonisti sono in genere i giovani. Pensiamo al Cile, a Haiti, al Libano, all’Iraq, all’Algeria, all’Iran, e anche a diversi paesi dell’Africa, ma anche, con diverse caratteristiche, alla Bolivia, a Hong Kong e alla Catalogna. Molte di queste ribellioni sono il frutto dell’impoverimento e dell’aumento delle insicurezze e delle disuguaglianze che ha prodotto il neoliberismo. La gente, i giovani soprattutto, cominciano a dire basta. Non dimentichiamo, però, che questo profondo disagio sociale può prendere anche la forma del populismo di cui vediamo, per esempio in Italia, gli effetti nefasti. Di tutto questo vorremmo tenere conto nel Convegno. In concreto pensiamo di chiedere ai testimoni che inviteremo di spiegare i contesti in cui operano le organizzazioni di base e i movimenti di cui fanno parte, di dirci delle lotte che portano avanti, contro un sistema che in ogni parte del mondo esclude buona parte della popolazione (creando quegli “scarti” di cui parla papa Francesco). Crediamo che proprio da qui nasce la necessità di ricostruire relazioni e impegno sociale, a partire da piccole comunità e gruppi solidali come è la nostra Rete: ciò però non sarà possibile se non saremo coscienti dell’ampio orizzonte politico in cui viviamo. Per quanto riguarda gli spazi all’interno del Convegno, è stata lanciata la proposta di confrontarci tra le Reti, di scambiarci esperienze e modalità di azione all’interno delle diverse realtà in cui i vari gruppi locali operano. Questo scambio potrebbe essere collocato nelle serate di venerdì e di sabato.
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Anche per quanto riguarda il progetto locale della concessione in comodato dell’appartamento dell’ATER, in collaborazione con la comunità di s. Nicolò, lentamente la burocrazia si muove. Abbiamo avuto assicurazione scritta che saremo chiamati a firmare il contratto di comodato entro il febbraio 2020.
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Alleghiamo alla nostra circolare la circolare nazionale di novembre, curata dalla Rete di Castelfranco, dal titolo significativo di “Africa in positivo”. Riporta quello che p. Richard (p. Richard aveva partecipato a un nostro Convegno di qualche anno fa) riferisce sulla situazione attuale della Repubblica Democratica del Congo, ma anche propone una lettura che sfata gli stereotipi con cui si è soliti guardare all’Africa; piuttosto apre alla speranza perché sottolinea la vitalità e la creatività degli africani nonostante le molte difficoltà e contraddizioni di cui ancora il continente soffre.
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Infine, per tenere sempre vivo il nostro impegno nei confronti della Palestina, abbiamo avuto due appuntamenti importanti in quest’ultimo periodo. Il 20 novembre c’è stato l’incontro con Rashid Khudeiri, accompagnato e presentato da Luisa Morgantini. Rashid è presidente del Jordan Valley Solidarity, un movimento di contadini che nella valle del Giordano resiste in modo non violento all’occupazione israeliana, ricostruendo case, scuole, e qualsiasi altro tipo di edificio sistematicamente distrutti dall’esercito. C’è chi ha ricostruito ben 34 volte la sua casa. In questo modo si vuole affermare il proprio diritto di esistere. Quattro di noi, poi, hanno partecipato alla giornata ONU di solidarietà con la Palestina. Quest’anno l’incontro si è svolto a Milano, dove siamo stati accolti dalla comunità dei palestinesi della Lombardia. Erano presenti anche personalità istituzionali, ma i momenti più interessanti sono stati i gruppi di lavoro in cui è stato possibile ascoltare le testimonianze di chi ogni giorno lotta contro l’occupazione e per una società libera, come per esempio le donne di Gaza strette tra una società tradizionale, e quindi maschilista, e appunto l’occupazione militare israeliana.

Un caro saluto,
Maria

Un Nuovo Natale di Renato d’Andrea

Quando soccorri un amico solo nel suo cammino;
quando illumini le tenebre di chi va in cerca di una stella, il tuo cuore fiorirà di un nuovo Natale.
Quando sei fonte pulita, sincera e senza falsità;
quando al tuo fratello che ti offende porgi una sana azione, il tuo cuore fiorirà di un nuovo Natale.
Quando ti senti smarrito e non ti adatti alle tenebre;
quando edifichi la vita nella giustizia e nella pace, il tuo cuore fiorirà di un nuovo Natale.
Quando avvicini un tuo simile e susciti in lui la speranza;
quando offri il tuo amore a tutti quelli che incontri, il tuo cuore fiorirà di un nuovo Natale.

Iniziamo con i tradizionali auguri: Felice e gioioso Natale a tutti, buon 2020 di pace a tutto il mondo. Potremmo, con questa ultima lettera del 2019, fermarci agli auguri, ma qualche riga più sotto le notizie che arrivano da Haiti non ci riportano né un gioioso Natale né un 2020 di pace. Haiti non trova spazio nei media. L’incontro del 2 dicembre presso i Comboniani, assieme ad altre associazioni, ha fatto capire il drammatico momento che sta attraversando il Paese. Momento difficile ma con la speranza, come ci scrive Jean: un’altra Haiti è possibile. Il Convegno nazionale della Rete si avvicina e ci sembra importante e utile condividere, molto brevemente, quanto è emerso dal confronto che c’è stato al coordinamento di Pistoia lo scorso 23/24 novembre.

Ecco le decisioni prese:
1. Il prossimo Convegno Nazionale si terrà nei giorni 17, 18 e 19 aprile 2020, presso l’Hotel Continental di Rimini.
2. Il coordinamento stabilisce di istituire una commissione ristretta sia per definire il tema del Convegno, sia per selezionare i testimoni. Ne faranno parte la Segreteria, Caterina Perata, Antonio Vermigli, Gianni Pettenella, Giorgio Gallo, Lucia Capriglione e Monica Armetta in rappresentanza della commissione giovani.
3. Vengono proposti come possibili testimoni del sud del mondo:
• Padre Alberto Panichella – Brasile (Rete Macerata);
• Padre Richard – Congo (Rete Castelfranco Veneto e Mogliano Veneto);
• Viviana Vaca – Mesa Campesina, Argentina (Rete Noto);
• Jean Bonnelus – Haiti (Rete Padova);
• Un testimone da Gaza contattato nel viaggio della scorsa estate (Rete Salerno);
• Salete Ferro – Brasile (Rete Casale);
• Un testimone della resistenza Curda (Rete Celle Ligure e Alessandria).
4. La Segreteria invierà un sollecito a tutte le Reti locali, perché mandino entro la fine di dicembre i soldi raccolti.
5. Il prossimo coordinamento si terrà a Rimini il 25 e 26 gennaio 2020.

La drammatica situazione sociale e politica di Haiti

Analisi per la Rete
Ecco una piccola condivisione e riflessione sulla situazione attuale di Haiti. Bisogna dire che l’origine di questa frustrazione popolare risale dall’ascesa di Michel Martelly al potere nel maggio 2011. Lo sostenevano la borghesia di estrema destra e l’imperialismo americano e questo stesso settore insieme con la comunità internazionale ha facilitato anche l’accesso al potere di Jovnel Moise del partito di Michel Martelly. Per la campagna elettorale di Jovenel Moiseè sono stati messi a disposizione tutti i mezzi finanziari dello stato, egli ha beneficiato dall’amministrazione di Martelly di importanti somme di denaro, circa 15 milioni di dollari per la realizzazione della sua piantagione di banane, e anche il settore privato della borghesia ha dato molto denaro per finanziare la campagna elettorale di Jovenel Moise. Bisogna sottolineare che la principale fonte di reddito dello stato haitiano per finanziare Jovenel Moise proviene dai fondi di Petro Caribe, il programma con cui il Venezuela ha dato la possibilità a Haiti di usufruire a un tasso preferenziale del prestito di Petro Caribe. Dunque questo denaro è stato rubato per la maggior parte sotto l’amministrazione di Martelly e Jovenel Moise ha beneficiato delle tangenti attraverso compagnie fasulle da lui create. Il Senato haitiano, attraverso una commissione d’inchiesta, ha segnalato Jovenel Moise come implicato nella dilapidazione del fondo di Petro Caribe. Jovenel fa orecchie da mercante davanti alla richiesta di rispondere alla giustizia, mentre d’altra parte la corte superiore dei conti, che costituisce il principale tribunale amministrativo del nostro paese, ha reso pubblico un rapporto sul modo in cui è stato amministrato il fondo di Petro Caribe: il nome di Jovenel Moise vi figura 69 volte come persona implicata nella dilapidazione del fondo. È l’uscita di questo rapporto che ha provocato questa rivolta in tutto il paese per chiedere le dimissioni di Jovenel Moise. Invece di sentir ragione, Jovenel Moise preferisce usare la forza e la violenza della polizia per reprimere i manifestanti. Il governo utilizza i mezzi più crudeli e criminali per intervenire nei quartieri e nelle zone popolari senza esitare a utilizzare gas lacrimogeni e veri proiettili che non risparmiano bambini, anziani e donne incinte. E quindi, come sai, il paese si trova praticamente bloccato da 3 mesi, gli uffici pubblici funzionano solo raramente e a orari ridotti. I mercati non funzionano, perché i contadini non riescono a vendere i loro prodotti per sopravvivere. Una situazione che complica ulteriormente la condizione di precarietà economica di Haiti. Così le strade sono bloccate, gli ospedali e i centri di salute non funzionano, i parti si fanno con grande difficoltà. La situazione è davvero caotica, più di quanto accade in Cile e in Bolivia. Ma come ti ho già spiegato la comunità internazionale ignora completamente la situazione del popolo haitiano, fingendo di non comprendere, perché sostengono il governo corrotto di Jovenel Moise. E si è scoperto anche che il governo di Jovenel Moise paga forti somme di denaro a certe ambasciate per nascondere la verità ai governi che rappresentano e anche per curare l’immagine del governo all’estero. Il governo spende anche per il suo sostegno sia all’interno che all’estero. Grazie ancora, spero che queste informazioni potranno servirti per far comprendere ai nostri amici italiani la situazione a Haiti.
Grazie, alla prossima per il rapporto annuale.

Messaggio ricevuto il 2 dicembre 2019
Buongiorno, so che voi amici della Rete avete oggi un incontro pubblico sulla situazione di Haiti e cercherò di dare una risposta alla vostra richiesta sulle prospettive della rivolta che sta agitando da mesi il nostro paese. Per quanto riguarda questa rivolta io posso dire di essere ottimista: penso che porterà a qualcosa di positivo nel paese. È vero che Haiti attraversa una situazione molto difficile. È anche vero che la comunità internazionale mostra un comportamento sprezzante verso il popolo haitiano. Ma ciò che è importante è il livello di coscienza che il popolo sta raggiungendo. Haiti nella sua storia ha conosciuto molte rivolte, ma tutte sono terminate con l’imposizione di governi sostenuti dall’imperialismo statunitense. È sempre stato così dopo l’indipendenza del paese, con l’occupazione statunitense nel 1915 e anche dopo la rivolta del 1946, stesso scenario con la fine del regime dei Duvalier dopo trent’anni di dittatura, e ancora più recentemente con l’allontanamento di Aristide dal potere. Noi abbiamo conosciuto solo governi imposti dall’imperialismo statunitense Dunque oggi il popolo è nelle strade non solo per chiedere la partenza di questo presidente corrotto e al servizio della borghesia haitiana, ma per reclamare la fine del sistema. Per la prima volta dall’indipendenza del paese la società haitiana è in piedi come un sol uomo per affrontare in modo approfondito i problemi della nostra società. Oggi in questa crisi si discute di tutto. La corruzione è diventata un argomento che appassiona tutte le categorie della società, giovani e vecchi. Se il presidente Jovenel Moïse non riesce a imporre la sua politica neoliberista al popolo, è perché deve far fronte all’ondata di proteste causate dallo scandalo del Petro Caribe nel quale è uno dei soggetti coinvolti. Anche il budget della repubblica votato dal parlamento è costantemente analizzato nelle trasmissioni delle radio. Quindi, anche se questa rivolta non porterà subito i risultati sperati, tuttavia l’obiettivo della trasformazione di questa società è sulla buona strada perché questa rivolta è il frutto di molti anni di lavoro e di lotta di uomini e donne che hanno perso la vita per questa nobile causa, cambiare profondamente la società haitiana. Un’altra Haiti è possibile.

Aggiungiamo, come sempre, i numeri dei c.c. per i versamenti:
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intestato a: Associazione Rete Radiè Resch gruppo Padova

Carissima, carissimo,
oggi il rischio reale è che la famiglia umana prenda due strade, quella che beneficia della tecnologia, della salute, della scuola, dei consumi, ovvero che dispone di tutti i mezzi per star bene. A tutt’oggi queste persone raggiungono il numero di 1 miliardo e 600 mila, mentre gli altri, 5,4 miliardi sono lasciati alla loro sorte, con una tecnologia minima e convenzionale in un quadro generale di povertà, miseria ed esclusione. Questo è l’orrore economico che abbiamo costruito grazie alla globalizzazione e alla speculazione finanziaria del neoliberismo radicale. I suoi principi: la competizione, l’individualismo, la privatizzazione dei servizi sociali, la diffamazione di tipo politico e la satanizzazione dello Stato, ridotto al minimo. Attualmente 200 multinazionali hanno un potere economico finanziario che equivale a 182 Stati, gestiscono insieme agli organismi dell’ordine capitalistico come il FMI (fondo monetario internazionale) la Banca Mondiale e l’organizzazione Mondiale del Commercio, l’economia mondiale sul principio della competizione, sull’assenza dei diritti umani e sociali della stragrande maggioranza degli abitanti della Terra, senza nessuna disponibilità alla cooperazione e al rispetto ecologico della natura. Per loro tutto è merce, dal sesso alla religione, unica volontà sfrenata a cui tendono è accumulare senza preoccuparsi di altro. Sto scrivendo dal Brasile, Lula è stato liberato, molta gioia in me e intorno a me e nelle città, piccole e grandi, in particolare il nord-est dove mi recherò nei prossimi giorni. Il nord – est del Paese è esploso dalla gioia, memore di tutte le riforme fatte da Lula e cancellate da due anni e mezzo di presidenza Temer e in undici mesi da Bolsonaro. E’ qui che vedo con chiarezza che i ricchi stanno creando mondi a se, solo per loro, condomini “fechadi” (chiusi) vigilati da guardie armate dove all’interno c’è tutto, dal supermercato al cinema ecc…, ricordo che lo scorso anno, fu inaugurata in un condominio chiuso a San Paolo una cascata di 25 metri e la chiamarono la Foz do Iguaçu “particolar” (nostra). Il processo di globalizzazione non ha lasciato nessuno spazio per la costruzione di uguaglianza. La politica in generale è caduta su questo, non sapendo comprendere le trasformazioni in atto. In tutta questa catastrofe l’unico che denuncia quotidianamente la degenerazione economica, politica e militare, la mancanza di giustizia e di umanità è papa Francesco. La sua continua sfida è denunciare i problemi al fine di creare dignità e giustizia nella Famiglia umana. Affermando che tutti siamo Terra, figli e figlie della Terra. Di fronte a tutto ciò occorre dare corpo, gambe, voce per una nuova sfida che ha bisogno di una nuova etica, economica, sociale, politica e principalmente umana, per ricondurci tutti alla solidarietà, all’empatia e alla compassione. Senza il gesto del buon Samaritano che soccorre e cura l’uomo assaltato dai banditi e lasciato a terra ferito sulla strada, difficilmente faremo fronte alla disumanità quotidiana che si sta “naturalizzando” a livello locale e globale. Urge il problema di coscentizzarsi alla nostra responsabilità sapendo che nessuna preoccupazione è più fondamentale di quella di creare una Famiglia umana nuova, superando le contraddizioni esistenti, per vivere con un minimo di attenzione solidarietà, compassione e fraternità. Può sembrare un’utopia, può darsi, ma necessaria se desideriamo tutti sopravvivere. Alcuni giorni dopo la sua liberazione ho incontrato Lula; dimagrito, ringiovanito,entusiasta, con l’unica volontà di continuare a viaggiare per il Brasile ad incontrare la gente, parlarci direttamente, facendogli sentire tutta la sua umanità, la sua vicinanza e il desiderio di riportare al centro della politica brasiliana la lotta contro la povertà. E’ uscito sui giornali un dato che neanche le TV funzionali a Bolsonaro non hanno potuto non riportare: il Brasile è il secondo paese al mondo per disuguaglianza interna. I ricchi sempre più straricchi e i poveri sempre più impoveriti. E’ sufficiente camminare per le strade delle grandi città e nelle periferie per incontrare migliaia e miglia di uomini, donne e bambini per strada. Non c’è un centimetro di muro lungo le metropolitane dove non ci siano cartoni e teli con un numero, un metro per due dove alla notte cercano di rifugiarsi. I sottopassaggi sono invasi, appaiono come hotel a 5 stelle in rapporto con chi vive sui marciapiedi o appoggiandosi ai muri. Dopo i saluti abbiamo iniziato a chiacchierare, ha raccontato come è stato difficile accettare di essere imprigionato senza nessuna prova, grazie ad un golpe giuridico orchestrato per non farlo partecipare alla competizione elettorale dello scorso anno. Con lo sguardo ormai sereno per la riconquistata libertà ha raccontato: “ogni volta che continuavo a pensare che stavo per disperarmi, mi sono ricordato che anche se ero in prigione, vivevo meglio di circa il 70% della popolazione brasiliana. Facevo colazione, pranzavo, cenavo. Prendevo un buon caffè. Il mio sollievo è stato questo: sono migliore di chi mi ha ingiustamente condannato. Questo governo sta schiacciando la gente. Ero in un letto angusto, ma meglio di tanta gente che dorme per strada, questa esperienza mi ha realmente nutrito, fatto sentire un privilegiato. Tutto ciò che ho subito mi ha fatto diventare un uomo migliore. All’inizio la solitudine, il silenzio mi turbavano, salivano in me il bisogno di parola, di confrontarsi, piano piano, grazie a nuove amicizie, specialmente con il responsabile della mia sicurezza, un capitano della polizia Federale mi ha molto aiutato. Piano piano ho compreso che ci sono silenzi, solitudini di cui abbiamo bisogno come l’aria. Questo mio momentaneo nuovo viaggio ha fatto riesplodere in me una spiritualità sopita. Con questa esperienza ho provato e sentito dentro la sofferenza degli uomini, ho compreso che la sofferenza umana è un grande tesoro dell’umanità, ti da la forza per continuare a lottare per la propria dignità e per quella dei miei compagni”. Nella Baixada Fluminense dove vivono quattro milioni di persone che non sono riuscite a vivere a Rio de Janeiro causa la grande povertà, il lavoro del progetto Agua Doce, coordinato da Waldemar Boff, seguito dal nostro gruppo di Quarrata, continua tra nuove grandi difficoltà causate dalla crisi economica e dal taglio dell’80% dei contributi ai municipi per il sociale. L’educazione ambientale, gli asili, sono punto di riferimento per centinaia di persone. Molti bambini mangiano unicamente all’asilo perché la condizione delle loro famiglie è di una indigenza tale, che spesso alcune mamme, vanno a dare una mano a pulire per poter avere un pasto. Ho visto una massa di persone di cui nessuno ha rispetto. Non sono contabilizzati perché non producono, non hanno neanche l’onore di essere sfruttati; non esistono. Di fronte a tutto ciò come creare cammini di liberazione? Senti in loro una forza di vita, una volontà estrema di cambiare la loro condizione. Vito, con i suoi 50 panini con la mortadella che porta ogni mattina, rappresenta un segno di convivenza per conoscersi. Per questo è importante pur nella semplicità del poco, fare pratica di esperienza condivisa. Perché il rispetto nasce dalla fiducia, la fiducia nasce dai gesti condivisi e dalla qualità delle relazioni. Nella Baixada si lavora per creare un rapporto armonico con la natura che è intorno a loro. Hanno rispetto per la Madre terra e per chi viene dopo di loro. Non tutto in queste periferie abbandonate è brutto e violento, ci sono continui esempi di condivisione e di aiuto reciproco. Amano fortemente la vita in ogni sua più piccola, insignificante e nascosta espressione, fino a sentirsi spesso fratelli e sorelle nella povertà, vincolati dalla solidarietà reciproca. Credo importante in questa disgregazione generale, sentirsi uniti a questi nostri fratelli e sorelle manifestando loro la nostra solidarietà concreta.
Antonio

Abbiamo ricevuto un appello da parte di Claudia Gamba, direttrice dell’ospedale oftalmico “Ernesto Che Guevara” di Cordoba, città dove il “CHE” ha vissuto e studiato, dove si fanno interventi alla cataratta. Aleida Guevara, la figlia del Che, è venuta in Italia in questi ultimi due anni a chiedere solidarietà per questo progetto chiamato “Milagros”, avendo pronunciato questa parola il primo anziano che credeva di essere cieco, dopo l’operazione ha urlato “ci vedo”. Ci chiedono con urgenza di aiutarli ad acquistare degli analgesici iniettabili e antibiotici da somministrare prima e dopo l’operazione alla cataratta. Chi invia il contributo è pregato di mettere la causale: progetto “Milagros”.

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“Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri” don Lorenzo Milani, “L’obbedienza non è più una virtù”

Se voi avete il diritto di dividere il mondo
In italiani e stranieri
allora io reclamo il diritto di dividere
il mondo in diseredati e oppressi da un lato,
privilegiati e oppressori dall’altro.
Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.
Don Lorenzo Milani

Ciao, ci sono tanti modi di iniziare una lettera, con i saluti, con il richiedere come va la salute ecc. ma in questa nostra di Novembre è un caloroso, solidale e amichevole invito. … Non siamo una struttura organizzata e, quindi, non proponiamo mai per la serata un o.d.g. ma un invito caloroso sì. Haiti sta vivendo un drammatico e difficile momento, le tante notizie che le precedenti lettere vi hanno comunicato, hanno bisogno di approfondimenti e di attenzione. Motivo importante per sollecitare la presenza di tutti. Il prossimo anno si svolgerà il Convegno Nazionale (la località non stata ancora decisa), qui di seguito trovate alcune (molte) idee, alle quali, come gruppo dobbiamo integrare e suggerirne altre. Per il Convegno, proponiamo di invitare, i nostri amici haitiani. C’è quindi la necessità di capire, ed eventualmente organizzare, la loro presenza in mezzo a noi. Come vedete, anche senza il sindacalese-politichese-governativo o.d.g., i motivi per essere presenti sono tanti e importanti, quindi… non mancate e passate parola. Vi aspettiamo. Pensiamo di scambiarci anche gli auguri per le vicine festività con un brindisi e qualche cosa da mettere sotto i denti. In fondo alla circolare trovate anche un messaggio dal Cile.

Rete di Macerata – M. Cristina Angeletti

“Siate pastori con l’odore delle pecore” papa Francesco

Care amiche e cari amici, il Sinodo sull’Amazzonia si è concluso con la parola: conversione. Questa, infatti, può intendersi la parola chiave che riassume il clima del Sinodo aperto a tutti dai religiosi ai laici, dai vescovi ai missionari e missionarie, fino ai rappresentanti delle popolazioni autoctone dell’Amazzonia, terra violentata che grida aiuto e ascolto. Perché solo una vera conversione può farci capire come curare le ferite dei poveri, degli invisibili, dell’ambiente che stiamo distruggendo a causa dei nostri progetti che guardano solo all’oggi: dalla deforestazione all’uso indiscriminato delle risorse, dalla globalizzazione alla violazione dei diritti umani. Mi hanno colpito le parole del Papa che cito a memoria: “ Dobbiamo fare alleanza con questi popoli indigeni che difendono la loro terra, l’acqua, la foresta, la vita. Stanno chiedendo alleanza, invece sono criticati, offesi, perseguitati e minacciati di morte (solo in Brasile si parla di una media di quattro morti alla settimana). Sarebbe opportuno lasciare da parte il personale protagonismo che contraddistingue la nostra società e lasciarsi arricchire dalla loro semplicità, ingenuità, umiltà con le quali testimoniano la tragica situazione in cui vivono, situazione che ci riguarda tutti; non è umano guardare da un’altra parte”. Infine, per la cronaca, nella Chiesa di Santa Maria in Traspontina, a pochi passi da piazza San Pietro, erano state esposte con altri oggetti amazzonici, delle statuette indigene Pachamama, (la Madre Terra) raffiguranti donne indigene incinte, (esposte senza intenti idolatrici); esse hanno, peraltro, creato qualche problema ai cattolici-tradizionalisti fino al punto che le statuette sono state prelevate dalla chiesa e gettate nel Tevere riprendendo il gesto con un video, pubblicato su Youtube. Mi sembra che chi ha concepito questo gesto manchi di apertura e comunione verso altre culture anch’esse imbevute di cristianità; avrebbe forse, preferito che gli indios rimanessero in Amazzonia a ricevere i soldi che “generosamente” inviamo loro con l’intenzione di tacitarci la coscienza e non vedere situazioni che avrebbero potuto urtare la nostra “sensibilità”? Ricordo l’autotassazione libera, ma continuativa a sostegno dei progetti della Rete come nostra forma di giustizia restituiva .

“La storia si ripete
se non nella mente
di chi non la conosce”
Gibbran

Ciao a tutte/i, quando si facevano le vere lotte si diceva “sarà un autunno caldo”. Oggi, le stagioni sembrano scomparse e, non ci sono nemmeno gli autunni dei sindacati però, ci sono le manifestazioni dei ragazzi che invitano a cambiare. Sarà un autunno dai caldi colori oppure, sarà un autunno delle colorate frasi dei cartelli? Lasciamo l’interrogativo per dirvi che Haiti è sempre presente nelle nostre lettere. Anche in questa circolare troverete tante notizie, alcune delle quali ci anticipano la visita dei nostri amici durante il Convegno Nazionale dell’anno prossimo. Località, titolo e data del Convegno saranno proposte al coordinamento di fine novembre. Preavvisiamo tutti che, per programmare la venuta di Jean e Martine e per analizzare l’attuale drammatica situazione in Haiti, siete invitati a dare suggerimenti per il Convegno del 2020. Pensiamo di ritrovarci come Rete di Padova & c. all’inizio del mese di novembre. Data, orario e luogo, nella prossima circolare. Vi aspettiamo tutti, non solo per salutarci, ma anche per scambiarci gli auguri delle vicine festività. Ciao a tutte e a tutti. La situazione ad Haiti è drammatica. Le ultime preoccupanti notizie ci sono giunte dai nostri amici con cui abbiamo avuto in queste ore un fitto interscambio

Buon giorno Tita, purtroppo il nostro paese attraversa una situazione molto difficile. Da quattro settimane non funziona niente nel paese. La popolazione è nelle strade, nella capitale come nelle città di provincia. Tutte le strade sono bloccate, non possiamo nemmeno raggiungere Fondol (villaggio dove opera FDDPA più vicino), tutti gli uffici sono chiusi, anche le banche sono chiuse e se aprono le porte, è solo per qualche ora per evitare atti di vandalismo. Noi siamo rimasti bloccati in casa senza poter uscire, persino andare a Cabaret in auto è impossibile ora, perché la crisi del carburante si aggiunge alla crisi politica e sociale. E’ difficile la situazione del paese, ma tuttavia questo è un momento molto importante per noi per la nostra storia di popolo. Infatti siamo in un momento in cui il popolo si alza in piedi come un sol uomo per dire no a un sistema che ci opprime da oltre 200 anni. Noi chiediamo il sostegno di tutti gli amici di Haiti per denunciare la violenta usata dal potere contro un popolo che chiede solo il cambiamento da un sistema corrotto e antiquato. Grazie ancora Tita, per la solidarietà che tu e la grande famiglia della Rete ci manifestate sempre. Grazie ancora, ciao, ci auguriamo che il sole brillerà ancora sulla nostra isola. Un’altra Haiti è possibile. Grazie, Jean da Haiti.

Corrispondenza agostana
Salve Tita, sono molto contento di poter rispondere alla tua lettera e scusami per il ritardo con cui lo faccio. Noi stiamo bene, e anche i giovani della casa stanno bene. Anch’io sto bene, ma un po’ dimagrito a causa della dieta che seguo per controllare il diabete. Seguo con molta attenzione quel che accade in Italia e sono un po’ preoccupato, perché ho la sensazione che l’alleanza tra M5S e PD non sia qualcosa di solido e non durerà a lungo, e questo aiuterebbe Salvini che ne approfitterebbe per realizzare il suo piano fascista. Occorre qualcosa di più profondo per pensare a un futuro migliore per l’Italia e soprattutto per i migranti. Spero che il bene avrà la meglio sul male nel paese dei nostri amici. Dunque, come sai, qui la situazione politica e sociale continua a deteriorarsi. Il governo di estrema destra continua a lavorare a danno delle masse e a prendere provvedimenti a favore delle classi dominanti. La situazione economica è precaria, i prezzi dei prodotti di prima necessità sono triplicati, e gettano le famiglie nella disperazione più totale. Purtroppo la comunità internazionale è formata da governi a tendenza prevalente di destra, e di conseguenza mantiene un comportamento sprezzante verso i popoli oppressi della nostra società. A livello sociale non c’è praticamente nessun programma di accompagnamento da parte del governo, le condizioni sanitarie sono peggiori di prima. E noi ci siamo abituati, e queste cattive condizioni materiali di vita sono diventate la nostra quotidianità, per questo siamo obbligati a prendere delle iniziative per trovare un minimo di cure per i contadini. In questo contesto, la FDDPA, in collaborazione con un gruppo di giovani medici, che lavorano in solidarietà, organizzano un ambulatorio a Fondol e a Malingue, per offrire alcune cure mediche ai contadini (ti invio anche delle foto). Per il viaggio, ancora una volta, esprimiamo la nostra gioia e – quel che è più importante per noi, siamo riusciti a sistemare tutto quel che riguarda i nostri passaporti. Siamo consapevoli di quanto impegno vi richieda organizzare un viaggio quando il clima politico non offre molte possibilità. Ma noi attendiamo il momento con pazienza e speriamo che tutto andrà bene. Per quanto riguarda le scuole, è stata fissata la riapertura delle lezioni per
ili 9 settembre, ma la crisi del carburante può turbare questo rientro nelle città. E questo piò condizionare anche le scuole della FDDPA, benché siano situate sulla montagna. Tuttavia stiamo preparandoci a aprire le porte. E gli insegnanti ora si preparano a partecipare ai seminari di formazione. Riguardo a Padre Frantz, lui sta bene, Martine ed io siamo stati con lui durante una cerimonia di consegna di diplomi di una scuola professionale di Saint Marc, l’abbiamo trovato in buona salute e molto contento della solidarietà degli amici di Padova. In conclusione, ancora una volta, sono molto contento di poter parlarti. Un grande ciao a tutti. Jean Bonnélus che vi saluta da Haiti.

Corrispondenza con MariaPaola Rottino di Popoli in Arte che continua a collaborare nel programma di prevenzione salute. In agosto ha visitato Haiti e si è recata dagli amici di Fddpa
Ciao, cari Fabiano e Marianita, vi scrivo in copia al Direttivo di Popoli in Arte, così vi aggiorno in un colpo solo. Ieri e l’altro ieri sono stata con Jean e Martine a Cabaret e Fondol. Prima di tutto, la loro situazione come di tutti per quello che sto capendo. L’aumento del dollaro sembra non avere limiti e si è arrivati a 93 gourde per un dollaro americano. Ovviamente, questo sposta sempre ogni preventivo. Ho chiesto loro come sta andando la riforma del tetto di una delle scuole che sapevo da Jean che era una cosa in corso da parte vostra. Martine mi ha detto che sono riusciti solo ad arrivare a metà perché, quando avevano fatto il calcolo per es. un sacco di cemento costava 105 gourde e ora costa 130 gourde. Inoltre per dare un’idea assurda della situazione, la piccola Anne Martine comincia la prima elementare e appunto assurdamente in teoria i genitori dovrebbero comprare 10 libri. Martine mi ha detto che ne ha comprato 1 e solo uno 1 è costato quasi 5 dollari americani. Insomma questi esempi per dirvi che è tutto fuori controllo rispetto ai prezzi. Due autisti di FDDPA sono immigrati in Cile e anche alcune maestre per cui per una classe Martine deve ricominciare daccapo a formare delle persone: il modo in cui me l’hanno detto è stato piuttosto sconfortante perché non hanno idea se possono contare sulle persone. Inoltre ancora a Fondol un tipo della zona che voleva o vuole fare carriera politica locale ha fatto una cosa molto strana iscrivendo la scuola di Fondol insieme ad una scuola secondaria del tipo che si trova sulla costa a un certo fondo con il nome della sua scuola come se la sua scuola fosse più grande e loro l’hanno scoperto quando sono andati in comune ad iscrivere la scuola a questo fondo e gli hanno detto che loro erano già iscritti. Per concludere questo tipo gli ha portato via degli altri insegnanti formati dando loro qualcosa di più di stipendio. Insomma credo che Jean e Martine stiano vivendo molte amarezze. Veniamo poi a noi. Rispetto alla produzione del cloro, la cosa va avanti in questo modo. Rispetto all’igiene in generale, hanno organizzato comitati in tutte le comunità collegate a FDDPA che si rapportano a Jumel, Martine e altri collaboratori. Questi comitati sono fatti da adulti e relazionano su malattie etc. Rispetto al cloro, hanno capito che era
difficile partire dagli adulti e hanno inserito la formazione sul cloro una volta al mese nelle scuole. La cosa ha attecchito e stanno facendo il cloro circa due volte l’anno una grande quantità. Nessuna comunità ha l’autonomia a causa della mancanza del materiale, ma dicono che usano l’acqua così trattata e va bene. Ora necessità immediate sono: graffite lunga (quello che aveva procurato Fabiano), un apparecchio per testare la qualità dell’acqua ma soprattutto carbone lungo perché lo hanno quasi finito. Jumel mi ha detto espressamente che sta rallentando la produzione di cloro perché non vuole che troppe comunità lo chiedano perché poi, mancando la graffite, non possono rispondere alle richieste. Per l’avvenire, dicono che soprattutto i ragazzi sono tutti capaci e possono farlo. Rispetto alle latrine, contrariamente a quanto io avevo capito al momento sono state fatte 4 latrine e 2 sono in corso di costruzione. Le quattro latrine sono funzionanti da un po’ di mesi e pare che ci siano visite di vicini a vede e come funzionano, addirittura una famiglia ha chiesto l’affitto della latrina per una festa di matrimonio. Apparentemente tutto bene. Da una parte sì e dall’altro no. Il sì è che hanno abbattuto i costi al massimo in questo modo: tutta la manodopera è stata volontaria, per i muri in montagna hanno estratto la pietra dalla montagna stessa e hanno dovuto comprare solo il cemento, di cui una parte di cemento se lo sono fatti dare in comune di Archaie dove sono andati a spiegare il progetto. Dall’altra non va bene perché hanno fatto latrine classiche, un buco scavato nel suolo/ roccia, e adesso quando si riempirà voglio vedere cosa fanno. Jumel mi ha detto che è già uno sforzo enorme fare un buco e come si fa a chiedere alla gente lo sforzo per fare altri buchi. Il punto è che sul modello ideale delle latrine secche di compostaggio siamo incerti anche noi. Spero tornando in Italia di poter visitare quanto prima le latrine secche di Granara di cui mi aveva parlato Fabiano. Rispetto ai buchi in base al terreno sono scesi da 5 a 8 metri. In Artibonite invece è impossibile fare latrine interrate perché hanno detto che a pochissimi piedi di profondità si trova l’acqua essendo zona irrigua e quindi lì capiscono che già di base occorre un altro modello. Ecco come vedete, si sono mosse molte cose e davvero con tanto impegno e tanta buona volontà, sostanzialmente solo pagando Jumel, Benis e qualche altro agente di salute base. Credo che dovrebbero essere sostenuti un pochino di più sia economicamente (lo dico per primo per Popoli in Arte) e sia per monitorare che appunto le latrine fanno la differenza per la salute e la qualità della vita. Ultima cosa, Martine ha finito il suo corso per tecnico di laboratorio per le analisi del sangue e urine e farà ancora 3 mesi di stage in un ospedale pubblico che mi hanno fatto vedere e che non aveva un brutto aspetto (era piuttosto nuovo) sulla strada principale prima di arrivare a Port-au-Prince da Cabaret. Ciao MPaola

Aggiungiamo, come sempre, i numeri dei c.c. per i versamenti:
C.C. postale 15405350 intestato a “Associazione Rete Radiè Resch” c/o Beraldin Elvio, Via Spalato 9, Padova
Conto Corrente presso Banca popolare Etica, Coordinate IBAN: IT 54 N 050 1812 1010 000 1134 8281
intestato a: Associazione Rete Radiè Resch gruppo Padova

Maria Cristina Angeletti

Care amiche e cari amici, L’estate appena terminata ha segnato un notevole abbassamento della cultura e, oserei dire, e della civiltà del nostro paese a causa di decreti legislativi che hanno trasformato diritti in reati, di atteggiamenti e discorsi pubblici sempre più disumani, di frasi nei media intrise di odio e razzismo. Fra luglio e agosto il “Decreto Sicurezza bis”, presentato dalla Lega, è stato approvato prima dalla Camera ( il 24 luglio)e poi dal Senato ( il 5 agosto) dimostrandosi un provvedimento figlio dell’odio continuamente fomentato con slogan violenti, rancorosi, razzisti, misogini trasmessi attraverso tutti i media e social utilizzabili: da Facebook a Tweet, dalla TV a WhatsApp, per non parlare delle trasmissioni televisive compiacenti. Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad azioni inumane nei confronti di persone, fra cui bambini, lasciate per giorni o settimane in mare con il divieto di sbarco e il mondo ha potuto vedere che in Italia si sbarca solo in barella in condizioni di salute estremamente gravi. Il decreto sicurezza bis è composto da 18 articoli ed è suddiviso in due parti: la prima riguarda i migranti, il salvataggio in mare e il soccorso nel Mediterraneo, soprattutto da parte delle navi delle Ong. La seconda si concentra sull’ordine pubblico e le manifestazioni sportive. In particolare, la prima parte dell’articolato riguarda i poteri del Viminale e le sanzioni previste per le Ong, con multe che vanno da 250mila euro a un milione per il mancato rispetto delle direttive del ministero dell’Interno ovvero “se il comandante della nave violi il divieto di ingresso, transito e sosta in acque territoriali italiane”. Come sanzione aggiuntiva è previsto il sequestro della nave. Per quanto riguarda il Comandante della nave che compie il “ delitto di resistenza” si può arrivare all’arresto in flagranza. La principale novità del provvedimento riguarda anche le multe – da 10mila a 50mila euro – per le navi che sbarcano in Italia dopo aver soccorso migranti in mare. Una stretta rivolta soprattutto alle Ong, quindi, riportata nella bozza del decreto approdato in Consiglio dei ministri. Nel testo ci sono state alcune modifiche e sono state escluse dalle sanzioni le navi “militari o in servizio governativo non commerciale”. Le sanzioni saranno rivolte a comandante, armatore o proprietario della nave che sbarca in territorio italiano. Il comandante dell’imbarcazione, secondo quanto recita il decreto, “è tenuto ad operare nel rispetto della normativa internazionale e delle istruzioni operative emanate dalle autorità responsabili dell’area in cui ha luogo l’operazione di soccorso”. Nel testo ci sono state alcune modifiche e sono state escluse dalle sanzioni le navi “militari o in servizio governativo non commerciale”. Altra novità riguarda i poteri del ministro dell’Interno, che può “limitare o vietare il transito o la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica”. Il titolare del Viminale dovrà informare “il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il ministero della Difesa”. Le novità introdotte alla Camera: dopo un lungo braccio di ferro è stata trovata la quadra tra Movimento 5 Stelle e Lega per gli emendamenti al testo approvati poi alla Camera. Tra le novità più importanti inserite c’è il sequestro delle navi delle Ong con tanto di arresto del comandante dell’imbarcazione ( “nel caso in cui non abbiano rispettato il divieto di transito, ingresso e sosta nelle acque territoriali”) che spetta firmare al ministro dell’Interno. Un’altra modifica prevede l’arresto del comandante delle navi che abbiano compiuto un atto di resistenza contro una nave da guerra, ricalcando quanto avvenuto nel caso della Sea Watch. Il sequestro delle navi delle Ong, (grazie alle modifiche apportate a Montecitorio), è possibile sin dalla prima violazione (e non solo in caso di reiterazione come inizialmente previsto). La nave sequestrata può essere impiegata dalla polizia o dalla protezione civile. Ho letto ancora che sono stati stanziati fondi a favore dei paesi che collaboreranno a contrastare l’immigrazione clandestina anche se trattasi di paesi con regimi che sono le cause principali della fuga nel Mediterraneo. Al “ noi contro loro” (italiani contro stranieri) ormai si è aggiunto “ e anche contro voi che state con loro”. Il “voi” riguarda gli uomini e le donne della società civile italiana ed europea che svolgono un’azione prevista dal diritto internazionale: soccorrere.

Ricordo l’autotassazione libera, ma continuativa a sostegno dei progetti della Rete come nostra forma di giustizia restituiva . IL CONTO CORRENTE della Rete di Macerata è il seguente:

RETE RADIE’ RESCH conto corrente ordinario numero 0000006069
IBAN (IT86D0311113474000000006069 )
Ci possiamo rivolgere presso una qualsiasi delle seguenti filiali della banca UBI di Macerata:
UBI viale Don Bosco, UBI Corso Cavour e UBI Collevario

Verona, 14 ottobre 2019

Care e cari, riprendiamo il nostro contatto periodico dopo una lunga pausa. Non siamo restati inoperosi, ma gli impegni personali e le vicende familiari hanno dilatato i tempi dei nostri incontri. Mettiamo qui la comunicazione della morte della mia mamma, Nini Bonazzi Picotti, deceduta in questi giorni. Era stata da sempre amica e sostenitrice della Rete RR, prima con suo marito Marco e poi anche da sola, partecipando per molti anni con noi ai nostri incontri e ai nostri convegni. Aveva la sensibilità di una militante “a tempo pieno”, sempre attenta alla controinformazione, sempre pronta a raccogliere firme per le varie campagne di sensibilizzazione sui temi della dignità umana, della pace e della solidarietà. E’stato bello salutarla, in una confusione di abbracci che sicuramente le sarebbe piaciuta. A livello nazionale, forse oggi ha meno risonanza sui media quell’odio che era stato proclamato ed enfatizzato da Salvini. E’ certamente difficile essere vicini alla vita reale delle persone e, contemporaneamente, stimolare la ricerca del bene comune. Ma questo dovrebbe proprio essere il compito della politica istituzionale, dove invece spesso c’è solo un balbettio confuso e contraddittorio, di cui non c’è molto da rallegrarsi. Del resto, l’Italia da molti anni non ha più una sua politica estera, intesa come ricerca di rapporti corretti e rispettosi nei confronti degli altri stati, e siamo andati spesso alla deriva seguendo impostazioni economiche e militari che non erano certo decise democraticamente. Questi sono giorni drammatici in cui la Turchia riaccende focolai di guerra, di cui le prime vittime sono i curdi, da sempre costretti a fare da ammortizzatori alle prepotenze espansionistiche di altri stati. Possiamo vedere, in diretta televisiva, la tragedia e la disperazione della popolazione civile in fuga sotto le bombe. Ma dobbiamo sapere che, per ammissione dello stesso governo italiano, stiamo vantaggiosamente trafficando armamenti con la Turchia: nel 2018 abbiamo fatto affari per 360 milioni di euro. L’embargo o la rottura dei contratti di fornitura militare saranno per l’Italia un danno economico importante. E’ giusto che sia questo l’unico criterio di scelta? Come ci salveremo dal diventare sempre più bestie? Si smorzano anche un po’ di riflettori sui migranti, indicati come causa dei mali italiani e proposti come facili capri espiatori. Ma proprio in questi giorni l’ennesimo naufragio al largo di Lampedusa è un po’ più evidenziato, perché le vittime sono una trentina di persone, quasi tutte donne e bambini. Il buon senso ci dice che nessuna barriera potrà fermare la fuga dei poveri dalla morte e dalla disperazione esistenziale. Ma ci ostiniamo a difendere il territorio dove viviamo con muri reali, con complicati inghippi burocratici, con discriminazioni economiche e abitative. Da un lato, chi conosce anche un solo straniero presente a Verona, può vedere bene il carico di norme burocratiche che, per anni, devono essere soddisfatte prima di poter avere una minima tranquillità. D’altra parte, sappiamo che la nostra economia (per esempio quella agricola) si basa spesso sullo sfruttamento di braccianti stranieri. Nei centri di accoglienza veronesi sono stati ospitati anche maschi che sono fuggiti da uno stato di vera schiavitù, qui, in provincia di Verona, perché vivevano segregati nell’azienda agricola dove lavoravano per pochi euro, senza orari e senza più i documenti che gli erano stati sequestrati. Soprattutto per chi è credente può consolare, invece, vedere che papa Francesco si sta muovendo controcorrente, con una sua serena lucidità sui tempi lunghi e sulle critiche che deve e dovrà affrontare.
La nomina a cardinale di monsignor Ramazzini, per esempio, per noi che conosciamo il Guatemala, è un segno forte in direzione di quella chiesa che sceglie con chiarezza di stare dalla parte dei poveri e degli sfruttati. E ci pare che in queste settimane si possa ricevere speranza anche dai movimenti spontanei dei giovani in difesa dell’ambiente. Non ci interessa fare un’icona di Greta Thunberg e non pensiamo che tutto si risolva stando in piazza una mattina per fare un corteo. Ma forse sono proprio i giovani, con i loro modi e i loro tempi, gli unici che davvero sono disposti a cambiare. La nostra associazione ha ormai evidenti limiti anagrafici e sappiamo che non saremo eterni, ma tanto più ci piace restare curiosi della vita, farci prendere e sorprendere dai cambiamenti positivi e inaspettati che possono venire da chiunque. E queste… tracce di vita nuova possiamo raccontarcele anche tra noi. Vi invitiamo quindi al nostro prossimo incontro di Rete RR lunedì 21 ottobre in Marsala 12/A (campanello Pettenella – Picotti)
All’ordine del giorno:
– la vita della Rete e il prossimo convegno nazionale, probabilmente nell’aprile 2020;
– il rientro di Olivia dal Ghana, con concrete novità sul progetto che stiamo seguendo;
– un contatto che si è creato con l’addetto culturale dell’Ambasciata Palestinese a Roma, che ci chiede disponibilità per incontri, dibattiti e mostre;
– la partenza (finalmente) del progetto di ristrutturazione dell’appartamento concesso dall’ATER, per accogliere qualcuno che non riesca autonomamente a trovare alloggio;
– le ultime notizie sul nuovo cardinale Ramazzini, vescovo di Huehuetenango in Guatemala, amico di don Luigi Adami e di alcuni di noi.
Arrivederci alla prossima settimana.
Maria P.