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“Nasciamo senza portare nulla,
moriamo senza portare via nulla.
Ed in mezzo litighiamo per possedere qualcosa”.
(Luca Russo, ucciso a Barcellona nell’agosto 2017)

Buon nuovo anno e un grande grazie a tutti e tutte. Iniziamo con il grazie perché, anche per il 2018, con la solidarietà e l’impegno di tante persone, riusciamo a rendere possibile la continuità del nostri impegni in Haiti. Il resoconto economico nelle prossime lettere. Le comunicazioni con FDDPA, come la lettera che segue, sono continue. L’impegno per la scuola professionale intitolata a Gianna sta dando i primi frutti, speriamo che non arrivino altri cicloni. Prossimamente avremo, come ogni anno, il resoconto economico delle attività di Fddpa. Notizie: il prossimo Coordinamento si tiene a Sezano-Verona sabato 20 e domenica 21 gennaio (odg e notizie logistiche in allegato). Sezano è un bellissimo posto, si raggiunge in poco tempo: fateci un pensiero. Come sapete la partecipazione ai Coordinamenti è aperta a tutti. La circolare nazionale, scritta da Ercole Ongaro, anticipa le idee del prossimo Convegno Nazionale di Aprile.

Da Haiti
Buongiorno Tita e Famiglia l’anno 2017 è giunto al termine. Possiamo dire che è stato meglio del 2016. I cicloni non hanno fatto grossi danni quest’anno. Inoltre, non c’è stata siccità. Al contrario, c’è stata pioggia in abbondanza. Ci auguriamo che il 2018 sia ancora meglio per Haiti, l’Italia e tutto il mondo. Riguardo alle attività della FDDPA, tutto va bene a Dofiné, Katienne, Fondol e nel Nord-Ovest. Per esempio le attività in tutte le cooperative avanzano a piccoli passi. Continuiamo con i vivai di Moringa a Fondol e nelle comunità della Catena dei Matheux. Poi, proveremo a far venire dei contadini di Dofiné per tentare la coltura del crescione sulle due rive del fiume di Fondol. Se questa coltura riesce a Fondol, la comunità potrebbe ottenere un reddito dalla vendita del crescione. Anche tutte le scuole funzionano bene. Tuttavia quest’anno, a causa della chiusura del programma demagogico iniziato dall’ex presidente, centinaia di alunni hanno inondato le nostre scuole. Non abbiamo spazio e banchi sufficienti per accoglierli. Non vogliamo negare l’educazione ai figli dei contadini, ma i nostri mezzi sono limitati. D’altro lato, siamo riconoscenti per il sostegno finanziario della RETE senza il quale, i figli dei contadini di Katienne, Dofiné e Fondol non avrebbero accesso all’educazione. Riguardo al Centro Professionale “Gianna Mocellin”, si procede a piccoli passi. Stiamo sostituendo la mobilia (sedie, banchi, tavoli) e le macchine da cucire rovinate o totalmente distrutte dal ciclone Mattieu passato ad Haiti nell’ottobre 2016. A causa dell’abbondanza di pioggia nel paese, tutte le strade in terra battuta ora sono impraticabili. Per esempio, per recarsi a Katienne e a Dofiné, Jean e Martine hanno utilizzato il trasporto tradizionale. E’ esattamente quel che faceva Dadoue prima di poter procurarsi una camionetta. All’inizio, lei andava semplicemente a piedi, da Verrettes a Dofiné. A nome della FDDPA, auguriamo a tutti i membri della tua famiglia (Cesco, Bruna, Benedetto e la sua famiglia, tua sorella e le tu e nipoti), a te personalmente e a tutti i membri della RETE di Padova, specialmente a zio Elvio e alla sua famiglia un gioioso Natale 2017 e un felice anno 2018.
Vi abbraccio tutti molto forte, Willot

Buongiorno Tita e tutta la famiglia,
prima di inviare il documento contenente il nostro rapporto annuale, vogliamo formularvi i nostri desideri ed auguri per il nuovo anno sempre nello spirito di giustizia e solidarietà. Vi auguriamo un nuovo anno di salute, solidarietà ed equità così che il mondo che sogniamo tanto possa un giorno esistere. Buon anno a tutti, Bruna, Cesco, Betto, Betta, le bambine, Fabio e Tina, papa Elvio… Ancora una volta grazie per il vostro coraggio, ben presto avrete il documento con il rapporto annuale e le informazioni su Haiti.
Jean e Martine

Care amiche e cari amici della Rete trentina, la circolare nazionale di questo mese presenta il prossimo Convegno nazionale della Rete, che si terrà a Trevi (Perugia) dal 13 al 15 luglio. Le circolari dei prossimi mesi approfondiranno il tema e le note pratiche per chi vorrà partecipare. Come circolare trentina, questo mese proponiamo una riflessione di Paolo Rosà sul tema dell’Educazione alla Cittadinanza Globale.

EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA GLOBALE (E.C.G.)
Cosa vuol dire, cosa significa E.C.G.? Perché diventa un punto centrale nell’educazione civile? Chi ne potrebbero essere i promotori e i protagonisti? In un mondo sempre più interconnesso (mercati concorrenziali, economia e finanza che non conoscono nazionalità e si appropriano di ogni cosa per trasformarla in merce, traffici più o meno leciti, catastrofiche ricadute umane, sociali e ambientali) è necessario che si adotti come nuovo riferimento culturale e valoriale la cittadinanza in una società planetaria. Se quaranta anni fa chi si occupava di attività missionaria, o di cooperazione rivolta alle popolazioni in via di sviluppo, poteva dire che era più importante insegnare “a pescare” anziché dare da mangiare…, ora nel nostro mondo così globalizzato questo non ha più senso, perché tutto è profondamente cambiato. I mari e gli oceani vengono sempre più rastrellati dai pescherecci industrializzati; le terre coltivabili sono tolte alle comunità locali e trasferite in mani straniere (solamente in Africa 56 milioni di ettari di ”land grabbing” negli ultimi 13 anni); le miniere e le risorse minerarie vengono depredate da imprese straniere; i rapporti commerciali favoriscono i produttori e le grandi industrie alimentari (“dumping”); la “guerra mondiale a pezzetti”, per mantenere o sovvertire il potere, è alimentata dal commercio delle armi; milioni di persone, le generazioni più giovani ed attrezzate culturalmente, emigrano per mancanza di prospettive nei loro paesi; ecc… Da qui nasce l’esclusione di sempre più persone e l’aggravamento delle condizioni di vita di gran parte delle popolazioni nei paesi impoveriti. Di fronte a tutto questo nessuno può dire “io non c’entro”. Certamente non ne siamo responsabili direttamente, ma sicuramente di tutto questo noi residenti dei paesi dominanti beneficiamo ed è indispensabile che ce ne rendiamo consapevoli. Partendo da queste realtà, che sono sotto gli occhi di tutti, si apre una nuova frontiera di azione, non solo per coloro come i volontari, i gruppi missionari e i collaboratori, che da anni si impegnano nell’aiutare le persone e le comunità del sud escluse dallo sviluppo umano, ma anche per tutti coloro che hanno ruoli educativi. La nuova “mission” diventa la promozione della consapevolezza della nostra cittadinanza globale, non più quindi localistica, o corporativa, o nazionalista. Questa nuova frontiera diventa un compito per tutti, da svolgere qui, sul nostro territorio. È necessario che le comunità, le parrocchie, le scuole, le biblioteche, le famiglie si diano reciprocamente una mano per assumere come riferimento culturale e valoriale la consapevolezza della cittadinanza globale. Il primo impegno dovrebbe essere orientato a promuovere una informazione diffusa più corretta sulle dinamiche socio-politiche e sulle cause economiche che producono esclusione e divari inammissibili di concentrazione-esclusione di potere e ricchezza, due aspetti della stessa medaglia. A tale proposito sarebbe fondamentale che l’esperienza di vita di coloro, i quali hanno vissuto con le realtà impoverite del Nord e del Sud, venisse messa a disposizione e utilizzata per favorire il cambiamento culturale delle nostre comunità e società. Il secondo impegno è quello di accogliere i migranti e i richiedenti asilo, accompagnandoli nella ricerca volta a soddisfare i tre bisogni primari (casa, lavoro, salute), elementi cardine per permettere lo sviluppo della dignità di ogni persona. Per affrontare questi impegni non basta credere profondamente nella fratellanza universale, ma bisogna innanzitutto abbandonare la pretesa di primogeniture (cioè che qualcuno abbia più diritti di altri), poi considerare che i tre bisogni primari devono essere alla portata di tutti a qualsiasi latitudine, infine adoperarsi affinché tutti abbiano accesso a condizioni di vita umana dignitosa, prima di dare soddisfazione a bisogni di altro tipo. Per una educazione alla cittadinanza globale occorre una conversione, una rivoluzione culturale: serve una riflessione seria, profonda, che implica un cambiamento radicale di paradigma e di impostazione. Ci vuole equilibrio, maturità, una spiritualità antropologica, capacità di relazionarsi e di farsi coinvolgere, ma l’obiettivo centrale è l’educazione alla cittadinanza globale.
Paolo Rosà

Denunciare la guerra e il riarmo folle di questi tempi è rivoluzionario?
Care amiche e cari amici, abbiamo concluso l’anno con la notizia che in Afganistan sono stati uccisi da una mina sei bambini, notizia che non ha conquistato nessun titolo, nessuna foto, nessuna prima pagina. Perché non ci sconvolge la notizia di sei bambini che scambiano una mina per un giocattolo e saltano in aria? Purtroppo l’atteggiamento prevalente è di assuefazione alla guerra purché essa non ci tocchi direttamente e cerchiamo di illuderci che stiamo attraversando un periodo di pace pur sapendo che essa è solo apparente. Attualmente i conflitti nel mondo sono tantissimi, le mine, le bombe sporche hanno provocato in un anno 24 mila morti. I 15 anni di guerra in Afganistan più i dieci dell’armata rossa hanno sconvolto e seguitano a sconvolgere quella regione. Altra notizia di questi ultimi giorni è l’attacco a Kabul al Centro Culturale dove si sono avuti 41 morti e un centinaio di feriti. La tanto proclamata sconfitta militare del Califfato non è vera perché in realtà non è né la sconfitta di quell’idea perversa, né tanto meno la sconfitta dei foreign fighters, i combattenti che si spostano in qualunque paese , in particolare nelle aree dove ci sono guerre permanenti. Fonti giornalistiche indipendenti dicono che i bombardamenti aerei in Afganistan sono triplicati in quest’ultimo anno e che in Yemen negli ultimi 1000 giorni ci sono stati 15 mila attacchi aerei che hanno colpito per il 90% solo civili. Eppure il mondo è sempre più indifferente, abbiamo bisogno di fotografie di bambini riversi sulla spiaggia affogati per stupirci ancora, non ci fa effetto leggere che ci siano stati più di tremila bombardamenti che creano vittime, mutilati, dolore, disperazione, drammi e la politica estera nel nostro paese è assente di fronte al problema delle guerre, non c’è un politico che parla di guerre e, addirittura, Gentiloni qualche giorno fa ha dichiarato che l’Isis è stato sconfitto; è stato sconfitto solo in parte in quanto i motivi che lo hanno reso forte, fra cui le guerre permanenti, rimangono ancora. Se parliamo di bambini che vivono nelle zone in conflitto il loro numero, secondo Save the Children, si aggira intorno ai 350 milioni di bambini a rischio di morte o menomazione fisica o psichica, senza futuro perché assistono a violenze enormi che non riescono a elaborare, vivono da sfollati senza casa, perdono i genitori, gli amici e la possibilità di andare a scuola; in Siria, in 7 anni di conflitto, sono circa 3 milioni i bambini nati durante la guerra che non hanno conosciuto altro che la guerra. In Yemen la situazione dei bambini è gravissima anche a causa della malnutrizione e della difficoltà di accedere al cibo (sono 1,8 milioni di persone e molti sono bambini) sono migliaia i minori fra i 13 e i 18 anni reclutati come soldati contro il loro volere con rapimenti nelle loro case e ricatti, come carne da macello; per non parlare della crisi di colera che ha colpito il nord del paese. L’indifferenza del mondo rispetto a questi problemi è preoccupante; esiste un diritto internazionale che dovrebbe tutelare la popolazione civile, ma non è sufficiente contro l’escalation di violenza che colpisce le parti più deboli delle popolazioni, bisogna che le coscienze si sveglino. Esistono tante aree del mondo in cui i bambini subiscono le peggiori conseguenze dei conflitti come la Siria , lo Yemen , il Congo, l’Afganistan, il Myanmar, la Somalia, la Nigeria, il Sud Sudan, il Camerun, la Birmania, l’Ucraina. Solo il Papa con le sue parole da vero padre, ricorda continuamente il grave problema della guerra. E’ necessario che la comunità internazionale prenda impegni forti nei confronti dei conflitti, se circa 30 milioni di bambini sono sfollati a causa delle guerre con una grandissima difficoltà a costruirsi un presente e un futuro. Se si tiene al futuro del mondo ci si deve occupare del problema dei conflitti e dei bambini che li subiscono. Loro sono il futuro. E’ necessario un ritorno al senso di umanità e all’indignazione verso la poca protezione nei conflitti della popolazione civile e porre l’attenzione sulle sofferenze delle persone, sofferenze che noi viviamo da vicino, perché le ondate migratorie sono conseguenza di guerre e conflitti. Io appartengo alla generazione che ha protestato contro la guerra in Vietnam con sit in, cortei, occupazioni di scuole e università, ma anche con la musica, con i concerti di famosi artisti, nonché di gruppi rock molto impegnati su questo tema. Allora il pacifismo era vivo e vitale. Da tutte le parti della società si levava la condanna della guerra e dei suoi non valori. Questo avveniva non solo negli Usa, coinvolti nella guerra, ma in tutto il mondo, Italia compresa. Allora i rivoluzionari contestavano contro le guerre. Oggi? Sembra l’opposto. Chi parla contro le guerre, contro la produzione di armi, contro la liberalizzazione della loro vendita è uno fuori dalla realtà, un idealista un po’ fuori dal tempo, un illuso, forse anche un po’ rivoluzionario! Mi viene da pensare che il concetto “Io speriamo che me la cavo” degli anni ’90, sviluppato nella raccolta di sessanta temi di bambini napoletani nel libro del maestro elementare Marcello D’Orta, sintetizzi, purtroppo, il nuovo modo di affrontare le sfide sociali, economiche e umanitarie del momento. Vorrei aggiungere che la nostra bella Costituzione all’articolo 11 oltre a ripudiare la guerra esprime un altro concetto importante, quello della limitazione di sovranità dello Stato il che significa che la sovranità degli Stati può e deve essere limitata da istanze di sovranità superiori che, al tempo dell’emanazione della Costituzione, erano i nascenti organismi internazionali di allora e che oggi riguardano altri ambiti quali i Tribunali Internazionali e le Istanze di giustizia che chiedono agli Stati di cedere una parte anche significativa della propria sovranità. Quindi il ripudio della guerra si accompagna all’idea che possa nascere un ordine internazionale in cui gli stati sono solo una parte di un contesto più ampio. Consapevole che ho iniziato l’anno con fatti tristemente presenti nella nostra storia, allego il racconto di una bella storia di riscatto di cui ho parlato tempo fa.
Un abbraccio a tutti e tanti, tanti auguri
Cristina
Ricordiamo l’autotassazione libera, ma continuativa a sostegno dei progetti della Rete come nostra forma di giustizia restituiva

Care e cari,la sera di venerdì 1 dicembre, come già annunciato, abbiamo fatto un incontro sul viaggio della rete di Verona in Ghana. E’ stata una serata partecipata (quasi una cinquantina i presenti) e coinvolgente. Alla nostra narrazione, corredata da slides che illustravano le fasi del viaggio e gli incontri fatti, si è aggiunto l’interessante contributo della giornalista Antonella Sinopoli. E’ una donna che ha scelto di vivere in Ghana e che tiene un blog (ghanaway.net, in italiano) e dirige una testata giornalistica on line, Voci Globali (https://vociglobali.it/), che si occupa di diritti umani. Con questi mezzi fa un’interessante controinformazione rispetto ai tanti luoghi comuni detti e scritti sull’Africa. Terremo i contatti anche con lei e sarà un utile confronto per il nostro progetto contro l’abbandono scolastico ad Adjumako.

Torniamo ad aggiornarvi sulla Palestina. Proprio in queste ore, con il riconoscimento di Gerusalemme capitale israeliana, il presidente Trump soffia sul fuoco dei fraintendimenti storici e della prepotenza armata. E, come noi, molte associazioni si stanno muovendo per non fare passare sotto silenzio l’accordo economico-politico che farà partire il Giro d’Italia 2018 proprio nello stato di Israele. Ciò comporta un ulteriore riconoscimento internazionale per un governo che pratica l’apartheid e che è stato più volte condannato per il mancato rispetto dei diritti umani verso milioni di Palestinesi. Netanyahu ha anche invitato papa Francesco per la partenza del giro, nel prossimo maggio. A tale proposito, nella scorsa riunione di rete di novembre, alcuni di noi hanno proposto di scrivere una lettera al papa. L’abbiamo scritta e spedita, raccogliendo le firme di chi era presente o, comunque, di chi incontriamo più spesso. Per noi di Verona, il prossimo appuntamento sui temi della Palestina sarà lunedì 18 dicembre a Sezano alle 20,45. Ci fa piacere che il Monastero del Bene Comune mantenga un’attenzione forte sulle sorti di questa terra. In un momento in cui le cattive notizie sono sempre più frequenti da tutto il Medio Oriente, è fondamentale essere informati e capire quello che possiamo fare concretamente.

A livello nazionale, la ReteRR sta preparando il Convegno biennale del prossimo anno. Lo terremo ancora a Trevi nei giorni 13, 14 e 15 aprile 2018. Sappiamo che ci può essere qualche difficoltà per raggiungere l’hotel, ma la storica sede di Rimini (hotel Punta Nord) ha cambiato destinazione d’uso. Quindi si conferma la sede di Trevi, dove per altro, a prezzi accessibili, siamo stati accolti con disponibilità e cordialità nel 2016 e dove gli spazi sono numerosi. Il Convegno avrà come titolo “La solidarietà non è reato: resistiamo umani”. Sempre più spesso vediamo che si vorrebbe far passare l’idea che la solidarietà può essere un reato. Non è la prima volta che succede nella storia. Anche ai tempi del nazismo, come ci ha ben ricordato Ercole Ongaro, chi aiutava gli ebrei a sottrarsi alla persecuzione, veniva perseguito e condannato. Giornalisti, giuristi e i nostri “testimoni” ci aiuteranno ad approfondire questo tema. Contemporaneamente al Convegno si sta organizzando anche un Seminario Giovani dal titolo “E se io fossi al tuo posto?”. Il Seminario, pensato per giovani dai 16 ai 25 anni, avrà un suo percorso autonomo, anche se poi ci sarà un momento di sintesi in comune con il Convegno. Il coordinamento ha chiesto che ogni rete locale si impegni a invitare giovani della propria zona perché è importante che i giovani colgano occasioni come questa per riflettere sui rapporti nord sud, sulla situazione dei migranti, sul diritto a cercare una vita migliore per ogni persona. Sicuramente ciò comporterà uno sforzo economico maggiore e non sappiamo come le nostre modeste riserve potranno fare fronte alle spese per i relatori invitati e per gli ospiti (soprattutto i giovani) che avranno difficoltà a pagare viaggio e albergo. Il coordinamento propone perciò che si costituisca una “voce di cassa” apposita: chi può versare una cifra extra, anche modesta, la depositi sul nostro conto locale con la causale: per il nostro prossimo convegno.

Infine qualche notizia “interna”. Dino ha chiesto di essere sostituito nell’incarico di rappresentante legale dell’associazione. Nell’incontro del 7 novembre è stato deciso che questo ruolo lo avrà Maria Picotti. Come sapete, si tratta solo di un’indicazione burocratica richiesta dalla nuova regolamentazione sulle associazioni; per il resto tutto rimarrà come prima. Cercheremo solo di fare circolari sempre più collegiali, a partire da questa. Concludiamo augurandovi un Natale sereno insieme alle vostre famiglie e che il nuovo anno rinnovi in ciascuno e ciascuna di noi l’impegno a dare il proprio contributo per la pace e la giustizia qui nella realtà in cui viviamo e là dove lavorano i nostri referenti nel mondo.
Maria, Gianni, Silvana, Dino, Laura, Gianco, Francesca, Roberto.

Care amiche e cari amici della Rete trentina, a conclusione di questo 2017, che come tutti gli anni ha portato con sé cose positive e cose negative, vorrei soffermarmi su qualche elemento di speranza, con l’augurio che nel 2018 l’impegno di tutti noi insieme possa migliorare un po’ il mondo in cui viviamo. Vorrei ancora una volta parlare del progetto che la Rete trentina sta seguendo, il Progetto Profughi, che si sta modificando progressivamente in base all’evoluzione della situazione. In particolare come Rete abbiamo cercato di inserirci in un contesto più ampio, anzi ci siamo fatti promotori di un coordinamento tra varie realtà che in Trentino si occupano di accoglienza, denominato Oltre l’Accoglienza (in sigla OLA). Ci sono già dei primi risultati, che riguardano la messa in rete di informazioni, buone pratiche, conoscenze, esperienze. Negli ultimi tempi ci siamo occupati soprattutto di senzatetto, persone che in inverno rischiano molto a causa del freddo. E fra i senzatetto ci sono molti migranti, che dormono all’addiaccio o in ripari di fortuna. Ci sono state delle iniziative del pubblico e del privato per dare risposte al problema, ma sono ancora insufficienti. L’impegno di OLA è di approfondire il problema e di cercare insieme possibili soluzioni. La sensibilità verso questi temi si sta ampliando, anche se non dobbiamo nasconderci che il 2018 sarà un anno di elezioni, sia a livello regionale che nazionale. E questo non favorirà certo il confronto sereno e costruttivo, ma, al contrario, è prevedibile che i toni del dibattito si accendano e che ancora una volta il tema delle migrazioni, che è uno dei più delicati non solo in Italia, diventi un campo di battaglia per le posizioni più estremiste. Ma mi sono imposto di portare elementi di speranza e tra questi vi segnalo l’iniziativa della parrocchia di S. Antonio a Trento, dove è attivo un folto gruppo di volontari che seguono vari immigrati, profughi e richiedenti asilo. In questa parrocchia si è tentato di allargare la riflessione e si è cercato di coinvolgere tutti i partecipanti alla Messa affinché accogliessero la proposta di visitare la Residenza Fersina, una delle strutture di Trento in cui sono ospitati i richiedenti asilo. Un laico ne ha parlato in occasione della Messa festiva del 17 dicembre, lanciando l’invito, e la domenica successiva altri due laici hanno riferito in chiesa sull’esito positivo della visita, alla quale aveva preso parte un gruppo di parrocchiani, dimostrando così un’attenzione che ai migranti infonde coraggio, agli operatori e ai volontari esprime riconoscimento. “Non è un Hotel a cinque stelle la Residenza Fersina, come pensano alcuni – hanno detto i due laici in chiesa – è lo sforzo della comunità trentina per la prima accoglienza dei rifugiati. Sono persone in attesa, lontane dalla propria terra e dai propri cari, senza un lavoro che dà sicurezza. Non portano solo problemi, portano anche un contributo di creatività e resistenza. Il loro sacrificio insegna a noi ad avere pazienza e tenacia nel perseguire l’obbiettivo di una società più giusta e in pace. Superare i nostri pregiudizi è difficile, ma necessario”. E con questo messaggio, auguro a tutti un Anno Nuovo ricco di speranza.
Fulvio Gardumi
NB. SE QUALCUNO FOSSE INTERESSATO A PARTECIPARE ALLE ATTIVITA’ DI OLTRE L’ACCOGLIENZA ME LO FACCIA SAPERE. IL PROSSIMO INCONTRO E’ MARTEDI’ 9 GENNAIO ORE 20.30 ORATORIO S.ANTONIO VIA S.ANTONIO TRENTO

Lettera Natale 2017

Carissima, carissimo, quest’anno in particolare mi appare chiaro quanto questo Natale sia dalla parte degli impoveriti. Ognuno di noi sa quanto abbiamo oggi bisogno di creare momenti di incontro e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto nei confronti di chi si ritrova impastoiato in qualsiasi tipo di povertà, da quella che costringe a indossare vestiti laceri e sporchi, a dormire sotto i ponti e dentro cartoni. E quella ancor più spietata che degenera in emarginazione e solitudine, in delusione e disperazione, in rabbia e violenza. Quella delle centinaia di milioni di uomini e donne che nel Sud del mondo soffrono perennemente la fame e l’esclusione. Conosciamo tante storie con cui siamo in contatto e con cui abbiamo creato una relazione di solidarietà, che ci descrivono, purtroppo quanto la povertà sia profonda. Questi amici ci interpellano ogni giorno con i loro volti segnati dal dolore, dall’emarginazione, dal sopruso, dalla violenza, dalle torture e dalla prigionia, dalla guerra, dalla privazione delle libertà e della dignità, dall’ignoranza e dall’analfabetismo, dall’emergenza sanitaria alla mancanza di lavoro, dalle tratte e dalle schiavitù, dall’esilio e dalla miseria, dalla migrazione forzata. Questa povertà ha il volto di donne, di uomini e bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro. In questi giorni sto accompagnando Aleida Guevara, la figlia del Che, in giro per l’Italia per ricordare a 50 anni del suo assassinio i valori per cui ha vissuto, lottato e morto. Aleida insiste sull’importanza della ricerca dell’unione tra coloro che credono e lottano per un mondo migliore, fondamentale è la scuola, la cultura, solo un uomo e una donna colti possono essere rivoluzionari e perseverare in questo cammino, l’importanza che alle parole, ai proclami, i politici e non solo, debbano seguire i fatti! La solidarietà non è dare il superfluo ma condividere con chi non ha. È Natale, noi credenti siamo chiamati a rispondere al suo messaggio, lo dimostra il richiamo dei Salmi, l’esortazione ad amare con i fatti e non a parole come evidenziano le lettere di Giacomo e di Giovanni, la rievocazione dello stile di vita solidale delle prime comunità descritte negli Atti degli Apostoli, l’eco del discorso della montagna, all’insegnamento di San Giovanni Crisostomo sulla sacralità del povero e all’esempio di San Francesco d’Assisi. Credo che la povertà sia l’atteggiamento del cuore che impedisce di pensare al denaro, alla carriera come obiettivo di vita e condizione per la felicità, è il metro che ci permette di valutare l’uso corretto dei beni materiali, e anche di vivere non egoistico e possessivo i legami e gli affetti.

La decisione di Trump di dare a Gerusalemme l’investitura di capitale di Israele liquidando la soluzione dei due Stati in Palestina non a caso segue di pochi mesi la legge di “sanatoria” con cui la Knesset aveva “regolarizzato” gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania espropriando i terreni privati palestinesi su cui le case erano state costruite. Dunque tutto era già consumato; Trump non ha fatto una cosa che era già avvenuta, però ha messo fine a una speranza che aveva permesso ai palestinesi di sopravvivere nella sciagura e a Israele di adagiarsi in relativa sicurezza sul risultato già raggiunto. Perciò è stata una decisione assai grave. Essa non solo riconosce Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele, cosa che in se stessa sarebbe del tutto legittima se riguardasse la parte israeliana della città dove già hanno sede il governo e la Knesset, ma suggella l’occupazione militare della parte di Gerusalemme conquistata nel 1967 che, secondo il diritto internazionale, è un territorio occupato di cui non è lecito mutare lo status; al contrario la decisione di Trump legittima l’annessione, che di fatto è annessione ad Israele di tutta la Palestina, cioè anche della Palestina palestinese ed araba la cui esatta definizione è “Territori occupati” e che avrebbe dovuto essere, secondo gli impegni internazionali sempre ripetuti in questi sessant’anni, il territorio dello Stato palestinese. Trump ha detto di mantenere l’opzione a favore dei due Stati in Palestina, ebraico l’uno, arabo-palestinese l’altro, ma di fatto ha sotterrato questa ipotesi e lasciato quindi tragicamente insoluta la questione del popolo palestinese, per il quale non è pensata ormai da nessuno altra sorte che quella di una minoranza non riconosciuta e discriminata all’interno dell’unico Stato di Israele, che la Knesset sta definendo per legge come uno “Stato per gli ebrei”, nel quale ai soli ebrei è riconosciuto il diritto all’autodeterminazione. In questo Natale sono convinto che sia giunto il momento di riagganciare il piacere di vivere, di esserci, di crescere, liberandosi della preoccupazione infantile di avere a tutti i costi l’approvazione degli altri. La crisi economica che stiamo attraversando ci chiama a fidarci di più delle nostre intuizioni, imparare a convivere con lo smarrimento del presente, al rimettere al centro il piacere di vivere, ritrovando in tal modo il senso della meraviglia verso la vita, la gioia della conquista e il fascino del mistero.
Questo è l’augurio per il prossimo Natale.
Antonio

NATALE
Ma quando facevo il pastore allora ero certo del tuo Natale.
I campi bianchi di brina, i campi rotti al gracidio dei corvi
nel mio Friuli sotto la montagna,
erano il giusto spazio alla calata
delle genti favolose.
I tronchi degli alberi parevano creature piene di ferite;
mia madre era parente della Vergine,
tutta in faccende finalmente serena.
Io portavo le pecore fino al sagrato e sapevo d’essere uomo vero
del tuo regale presepio.

p. David Maria Turoldo

Ciao a tutte a e tutti, Buone Feste. Siamo nel periodo, cosiddetto, delle festività di fine anno. Luci e addobbi in tutte le strade, vetrine che richiamano all’acquisto di regali. Luci e “feste” che fanno dimenticare il vero Natale.
Molti anni fa, una “rivoluzione” aveva tentato di dare il giusto senso al Natale. Prendiamo a prestito una bella espressione di Ettore Masina “Tra il tutto che nessuno farà ed il nulla che si continua a fare, il poco è rivoluzionario”, per dirvi che le rivoluzioni non sono finite o, per dirla in altro modo, “la resistenza non va in ferie”. Riprendiamo allora un vecchio articolo tratto da “Com nuovi tempi” del 28 dicembre 1980 che parlava della rivoluzione nicaraguense che meglio spiega il messaggio che vi proponiamo:
“Nel desiderio di recuperare il vero significato popolare e cristiano delle feste natalizie, il governo di ricostruzione nazionale del Nicaragua ha emesso un decreto che proibisce la pubblicità che utilizza a fini commerciali il Natale e qualsiasi riferimento alla nascita di Cristo. Il decreto inviato al consiglio di stato per l’approvazione, suona così:
“La Giunta di Governo di ricostruzione nazionale della repubblica del Nicaragua considerando:
a) che per la prima volta nella sua storia il Nicaragua è libero e che è urgente riscattare le feste natalizie dal carattere puramente commerciale e mercantilistico che hanno avuto in passato;
b) che, nell’ambito del cambiamento delle strutture fondamentali effettuato dalla nostra rivoluzione, le feste natalizie debbono ricuperare il loro vero significato popolare e cristiano;
decreta che
Art. 1. E’ proibito ogni tipo di annuncio o promozione commerciale – per via di stampa, di televisione, di radio o di qualsiasi altro mezzo – che utilizzi o invochi il natale o qualsiasi rapporto con la data della nascita di Cristo allo scopo di incentivare la vendita di articoli o servizi.
Art. 2. Le imprese commerciali, le agenzie di pubblicità e i mezzi di diffusione che violino l’art, 1 dovranno pagare una multa equivalente al quadruplo della pubblicità contrattata, nonché a dieci il premio pubblicizzato come stimolo promozionale. Le multe e i premi in questione saranno devolute al Ministero del benessere sociale che le applicherà a beneficio dei programmi per l’infanzia.
Art. 3. L’applicazione del presente decreto è affidata alla direzione dei mezzi di comunicazione, presso il Ministero della cultura.
Art. 4. L’applicazione del presente decreto non comporta nessun pregiudizio della pubblicità e propaganda normale delle imprese.”

Notizie
Convegno nazionale 2018
Si sta preparando il Convegno biennale del prossimo anno, si terrà ancora a Trevi nei giorni 13, 14 e 15 aprile 2018.
Il Convegno avrà come titolo “La solidarietà non è reato: resistiamo umani”. Sempre più spesso vediamo che si vorrebbe far passare l’idea che la solidarietà può essere un reato. Non è la prima volta che succede nella storia. Anche ai tempi del nazismo, come ci ha ben ricordato Ercole Ongaro, chi aiutava gli ebrei a sottrarsi alla persecuzione, veniva perseguito e condannato; giornalisti, giuristi e i nostri “testimoni” ci aiuteranno ad approfondire questo tema.
Contemporaneamente al Convegno si sta organizzando anche un Seminario Giovani dal titolo “E se io fossi al tuo posto?”. Il Seminario, pensato per giovani dai 16 ai 25 anni, avrà un suo percorso autonomo, anche se poi ci sarà un momento di sintesi in comune.

Un antropologo propose un gioco ad alcuni bambini di una tribù africana. Mise un cesto di frutta vicino ad un albero e disse ai bambini che chi sarebbe arrivato prima avrebbe vinto tutta la frutta. Quando gli fu dato il segnale per partire, tutti i bambini si presero per mano e si misero a correre insieme, dopodiché, una volta preso il cesto si sedettero e si godettero insieme il premio. Quando fu chiesto ai bambini perché avessero voluto correre insieme, visto che uno solo avrebbe potuto prendersi tutta la frutta, risposero “Ubuntu: come potrebbe uno essere felice se tutti gli altri sono tristi?”.
(“Ubuntu” nella cultura africana sub-sahariana vuol dire “Io sono perché noi siamo”).

Carissime/i, da tanto tempo, da tanti anni adoperiamo questa comunicazione mensile per trasmettervi notizie, inviti della Rete in generale e, in particolare, del nostro gruppo. Il riassunto dell’ultimo incontro, a cura di Maria Rosa e Sandra, mette assieme una bella “storia” e anticipa le date del Convegno del 2018. Come sempre, i nostri amici Haitiani ci aggiornano sull’attività nelle varie comunità e sulle scuole. Sabato 25 e domenica 26 novembre a Pescia, ci sarà il Coordinamento che, come potete vedere nell’odg allegato, definirà il programma del prossimo Convegno Nazionale. Ricordiamo che ai Coordinamenti tutti possono partecipare.

Riassunto serata
Nell’incontro di Rete di Lunedì 23 ottobre a casa di Gianna e Elvio, si è fatto il punto sulla situazione ad Haiti e celebrato il primo anniversario della morte di Gianna. E’ stato un momento di ricordo collettivo, insieme a molti della sua famiglia. Per ricordare il suo affetto e l’attenzione per ogni persona che incontrava, vicina o lontana, sono stati raccolti in un libretto testimonianze di vita, scritti e pensieri che Gianna ci ha lasciato. Il libretto è a disposizione di chi lo desidera. (*) A Souprann dove si trova il Centro professionale, il 23 luglio sono stati consegnati i diplomi a 13 donne. In questa occasione la scuola è stata intitolata ufficialmente a Giovanna Mocellin. Scrive Willot: “Si tratta di una scuola professionale fondata da Dadoue Printemps nel villaggio di Souprann, una, per dare alle donne contadine l’opportunità di apprendere un mestiere che rappresenta un aspetto importante nella loro lotta per l’emancipazione sociale ed economica. Il giorno della consegna dei diplomi abbiamo fatto una presentazione di Gianna, della sua vita e del suo impegno per cambiare la vita dei bambini e delle donne di Haiti e di tutto il mondo. Abbiamo anche detto che Gianna era una sarta. Per celebrare la sua vita e onorare la sua memoria, abbiamo intitolato ufficialmente questa piccola scuola professionale “Centro professionale Giovanna Mocellin”. In questa occasione, 13 donne che hanno perseverato nello studio per tre anni hanno ricevuto il loro diploma”. Questa scuola era stata gravemente danneggiata, ma la solidarietà ha permesso di rimettere in sesto il tetto distrutto dalla violenza degli uragani; per fortuna Haiti è stata risparmiata dall’ultimo uragano Irma. In agosto si è concluso il quarto seminario sulla salute, centrato sulla potabilizzazione dell’acqua. Altre notizie: il Convegno Nazionale si terrà il 13-14-15 aprile 2018 a Trevi sul tema “Cosa significa essere solidali oggi”. Il prossimo convegno avrà una novità perché, in contemporanea, si svolgerà il seminario giovani.

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, siamo un po’ in ritardo con le circolari mensili, anche perché abbiamo aspettato la circolare nazionale. Questa si riferisce a due mesi, a ottobre e novembre 2017; la prossima sarà in dicembre. Tre riferimenti per questa circolare, il primo riferito alla Rete Nazionale, al Coordinamento di ottobre e al prossimo Convegno nazionale 2018. Il secondo tema, centrale in questa comunicazione, si riferisce al Ghana e al nostro Progetto là, e al recente viaggio di 7 amici veronesi in quel paese, di cui parleremo brevemente qui sotto, anche con espressioni dirette degli africani ghanesi, anzi dell’africana. Il terzo argomento si riferisce al nostro prossimo incontro veronese, fissato al 7 novembre, dove rinnoveremo le cariche sociali, a partire dal coordinatore o presidente, che dir si voglia, che finora sono stato io che firmo qui sotto. Al Coordinamento di Brescia del 7 e 8 ottobre è intervenuto anche padre Mussie Zerai, il sacerdote di origine eritrea che aiuta con forza e determinazione i migranti, dall’Eritrea e da altri luoghi d’Africa. L’abbiamo già ascoltato al Convegno 2016 a Trevi, ricorderete, ed a Brescia ha ripreso il tema della solidarietà con l’altro, un obbligo morale e religioso, perché la crisi della solidarietà è anche crisi dell’umanità, della fede, della legalità. E il titolo del Convegno 2018 sarà proprio “La solidarietà, dovere morale o reato ?”. I prossimi Coordinamenti definiranno la struttura del Convegno, scegliendo i testimoni e impostando le riflessioni miste, fra noi ed i referenti delle nostre operazioni. Sul secondo argomento hanno preparato un testo gli amici che hanno visitato Adjumako, la città del Ghana dove è iniziato due anni fa il nostro impegno diretto con l’Africa. Ecco il testo:

Cari amici,siamo da poco rientrati dal viaggio in Ghana, e portiamo ancora vivi nel cuore e nella mente i suoni, i colori, gli odori e soprattutto le emozioni forti che abbiamo sperimentato. Condividiamo con voi solo qualche impressione, in attesa di trovarci prossimamente per una narrazione più dettagliata, corredata da testimonianze e immagini. Prima di tutto l’ospitalità generosa, semplice e calorosa di cui abbiamo goduto da parte di auntie/zia Olivia e della sua fitta rete di parenti e amici; poi l’inevitabile cambiamento delle nostre abitudini, con la necessità di adattarci, per esempio, a tempi diversi, dettati vuoi dal traffico caotico delle grandi città su strade spesso impraticabili, vuoi dalla tranquilla mancanza di fretta delle persone; o ancora l’atmosfera dei luoghi della schiavitù e della deportazione, in cui ci si immerge nelle tragedie della storia umana (disumana!); o infine lo stupore di fronte all’accoglienza e alla festa riservateci dalla popolazione di Adjumako e dai suoi rappresentanti. Come sapete da due anni sosteniamo il progetto per le ragazze di Adjumako di Full Life, l’associazione fondata da Olivia e da sua nipote Emma. Per farvi capire con quale spirito Emma lavora al progetto, condividiamo con voi il bel discorso che ha tenuto alla festa di Adjumako: Emma Ghartey (è la coordinatrice ghanese, la nostra referente, e queste sono le sue parole pronunciate all’assemblea ad Adjumako, Adjumako Durbar, presente la delegazione veronese):

Re e Anziani di questa città, vi saluto. Tutti noi concordiamo sull’importanza dell’istruzione. L’istruzione è luce. Io penso che accanto a Gesù Cristo l’altra grande luce per il mondo sia l’istruzione. L’istruzione è essenziale per una vita feconda. Inoltre, come il Signore Gesù dà la forza alle persone di vivere vite vittoriose, così l’istruzione permette loro di vivere bene. L’istruzione rende le persone più utili alla loro comunità. Comunque, non tutti hanno avuto questa opportunità. Nella storia del mondo, se c’è un gruppo di persone emarginate e discriminate, questo gruppo sono le donne. Nessun altro gruppo gli si avvicina. Sento spesso neri lamentarsi di subire discriminazione, di essere emarginati. Ma la discriminazione nei confronti delle donne supera ogni altra. Ma le donne non si lamentano. Non la vediamo nemmeno. Perciò sono molto felice che alle donne sia offerta questa opportunità di riscatto. E devo dire che ciò non va a vantaggio solo delle donne. Perchè quando una donna è istruita, è tutto il mondo intorno a lei che ne trae beneficio. Il mondo ne trae beneficio, l’ambiente ne trae beneficio, la società ne trae beneficio, I suoi figli ne traggono beneficio, il marito trae grande beneficio da una moglie istruita. E così noi siamo felici che la Rete Radié Resch sia qui per sostenere le nostre ragazze, le nostre future mogli e madri. Per ora è qualcosa di piccolo. Il nostro conto in banca non è molto ricco. Ma noi lo vediamo come un seme di senape. Che contiene un albero enorme nascosto dentro di sé, che a sua volta contiene milioni di semi con milioni di alberi e così via. Voglio solo immaginarmi Adjumako fra cent’anni. Una grande città piena di gente istruita. E tutto grazie a questo seme che la Rete sta seminando qui. Sono certa che la capitale del Ghana sarà spostata da Accra ad Adjumako! Nel marzo del 2015 il dottor Gianfranco Rigoli di Verona (Italia) ha visitato Adjumako. Non è venuto da turista ma da amico. Il 19 marzo 2015 ci ha incontrati in questa stessa scuola portandoci un messaggio da parte del suo gruppo della Rete Radié Resch di Verona. Due cittadini di Adjumako sono stati scelti per aprire un conto bancario, e nell’agosto del 2015 il progetto per le ragazze di Adjumako ha ricevuto la prima donazione di 2000 €. Finora 49 ragazze della comunità di Adjumako hanno beneficiato del progetto. Abbiamo ragazze nella prima, seconda e terza classe della Junior High School (scuola media). Abbiamo ragazze nella prima, seconda, terza classe della Senior High School (scuola superiore). E abbiamo una ragazza che sta facendo l’esame di recupero per entrare all’università. Questo processo di selezione ha varie fasi. Coinvolge il preside della scuola e gli insegnanti, i membri dell’associazione Full Life e il comitato di gestione della scuola (del quale fanno parte anche genitori degli alunni). Noi offriamo alle ragazze le cui madri sono in difficoltà economiche il pagamento delle tasse scolastiche, le divise scolastiche, l’iscrizione all’esame finale del WAEC (West African Examinations Council). Inoltre le aiutiamo attraverso interventi di counseling e di orientamento. Si vedono già i risultati. Tutti possono testimoniare:
Eliminate le dilaganti gravidanze adolescenziali.
Completamente eliminati gli abbandoni scolastici.
Aumento delle iscrizioni femminili.
100% di successi negli esami finali del WAEC.
Per tutto ciò diciamo un grande grazie a Dio Onnipotente.
Diciamo un grande grazie a voi della Rete Radié Resch di Verona.
E diciamo grazie a Zia Olivia.

Non appena saremo pronti a raccontarvi con parole ed immagini il nostro viaggio solidale vi inviteremo ad una serata di condivisione. Intanto vi salutiamo caramente
Gianco, Maria, Gianni, Pierina, Renzo, Francesca, Roberto

E infine il terzo argomento: il nostro prossimo appuntamento come gruppo Rete veronese, al quale siete tutti invitati. E’ fissato per martedì 7 novembre prossimo, alle ore 21, a casa Rigoli Valotto, in via Nicola Mazza 75. Parleremo certamente del Ghana, del viaggio e del Progetto, anche se la serata con foto e filmati e con tutto ciò che riguarda il viaggio avrà successivamente un suo spazio autonomo. E parleremo della vita della Rete, locale e nazionale, di Palestina e del Giro d’Italia che vuol partire da Gerusalemme, con le prime tre tappe in Israele ! E dopo questo parleremo del nostro gruppo e di come gestire nel modo migliore le comunicazioni e il coordinamento sociale, cioé la nostra azione di impegno solidale, ed io propongo un cambio di presidente e coordinatore, ormai necessario, dopo tanti anni.
Arrivederci allora al 7/11, a presto. Un cordiale saluto
Dino con Silvana

La vicenda spagnola della crisi catalana è argomento dominante di questi giorni. Ma le notizie date dai giornali sono spesso fuorvianti, confondono e manipolano l’opinione pubblica, dando solo una interpretazione della realtà. Partiamo proprio dalla Catalogna e da come la questione è stata proposta dalle nostre testate giornalistiche: la Stampa così introduce la questione catalana : “La Catalogna al voto un test per l’Europa…” mentre il Sole 24 ore : “….Attivisti contro la polizia… Madrid annulla il referendum ….la battaglia per l’indipendenza della Catalogna”. Il Corriere della Sera : “ Tutto il mondo osserva la Catalogna per capire se e come in una democrazia si possa tentare di sottrarre ad uno Stato un quinto del suo pil e un sesto della sua popolazione”. Nessuno che faccia notare che la Catalogna è già una Regione Autonoma, ha un suo Parlamento, è bilingue parlando una sua lingua diversa dallo spagnolo (il catalano), ha un suo Presidente che non ha terroristi in azione o truppe sul terreno, ma ha il sostegno del popolo. Nessuno che ponga l’accento sul fatto che il separatismo catalano è esploso in seguito alla mal gestita crisi economica spagnola legata a quella mondiale del 2008, all’opposizione di Madrid di concedere maggiore autonomia finanziaria e alle carenze di democrazia della Spagna intera, troppo dirigista e neo liberista. Mi sembra che ci sia una lacunosità allarmante nell’informazione italiana, da una parte sono state fatte analisi confuse dove si metteva in parallelo quella situazione con il nostro nord , o con quello curdo, che non aiutano a capire. Anche le altre analisi fanno perdere lo specifico di una questione che è politica. Piuttosto sarebbe stato interessante fare un racconto di come è maturata questa situazione, guardando alle politiche centraliste e autoritarie spagnole, all’attacco al sistema della scuola bilingue che in Catalogna funziona benissimo non creando ghettizzazioni (come quelle esistenti ad esempio in Alto Adige), bilinguismo totalmente combattuto dal potere centrale; queste cose hanno unito i catalani contro il potere di Madrid, pur ammettendo essi stessi di essere divisi sul referendum. Molta più gente, se non ci fosse stata la prova muscolare del Governo, forse avrebbe votato per il no. La stampa italiana dovrebbe dare prova di maggiore professionalità nel presentare e raccontare le situazioni in modo obiettivo ed esauriente risalendo alle cause degli eventi e non sempre al semplice fatterello. Penso che tante questioni nascano quasi sempre da mosse sbagliate dei governi centrali, la Spagna ne è un esempio con l’opposizione al referendum, solo consultivo, (anche questo particolare messo poco in evidenza dai media) ha ampliato a dismisura la base dell’indipendentismo e ora le parti sono in un vicolo cieco, un processo che potrebbe coinvolgere sia pure in maniere differenti altre realtà europee esaurendo le materie prime più necessarie alla convivenza: buon senso e tolleranza.
Sulla superficialità con cui vengono trattate le notizie si possono fare tanti altri esempi come le manifestazioni di protesta al “Festival del lavoro” di Torino, città devastata dalle trasformazioni del lavoro senza più l’impresa dominante, la Fiat, strumentalizzate, non comprese e manipolate contro gli stessi manifestanti. Oppure la questione migranti che vengono proposti come la causa dei nostri problemi, in quanto colpevoli di rubare agli italiani il welfare, la casa, il lavoro senza che nessuno ci faccia pensare al perché tutta questa gente sia qui, lasciando i propri affetti e rischiando la morte per trovarsi in una Europa che non li vuole, che li ghettizza e , se può, li sfrutta; nessun media che si soffermi seriamente a considerare o faccia emergere che essi lasciano violenze, fame , guerre, o che è ora di cambiare il modello di rapporto con l’Africa, smettendo con le economie di rapina delle loro risorse e con la devastazione del loro territorio facendoci considerare che essi servono per sfogare la rabbia che un tempo serviva per indurire gli scontri politici, sociali e di lavoro fra italiani; così nasce l’incattivito razzismo italiano. Per non parlare dei palestinesi considerati dai nostri mezzi di comunicazioni i terroristi numero uno e non gli oppressi per eccellenza con sempre meno diritti umani, con continue espulsioni di famiglie dalle loro case, revoca di residenze, demolizione di abitazioni ed espansione di colonie israeliane; non si parla mai dell’occupazione militare della Palestina da parte israeliana, un particolare trascurabile nel silenzio dei giornali italiani. Ce n’è stato forse uno che si è schierato contro la decisione di far partire il giro d’Italia da Israele?
Infine è di ieri la notizia che un partito politico di governo non di opposizione (faccio notare), il PD, ha presentato alla Camera una mozione “per individuare una figura più idonea a ricoprire la carica di Governatore della Banca d’Italia una volta scaduto il mandato di Ignazio Visco”. Riporto di seguito il Testo Unico che parla delle attribuzioni del Governatore della Banca D’Italia: “Il governatore della Banca d’Italia ha il compito di rappresentare l’istituto bancario con terzi, di presiedere l’assemblea, e di informare il governo italiano in materia di finanza estera o interna. Fino a prima dell’introduzione dell’Euro si occupava, anche, della politica monetaria nazionale. Tale funzione ora viene esercitata collegialmente insieme alle altre banche centrali dell’area Euro. L’articolo 19, comma 8, della Legge 28 dicembre 2005, n. 262 (Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari[1]) afferma che la nomina del governatore è disposta con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia. Il procedimento si applica anche per la revoca del governatore. La sua carica, fino al 2005 senza limite di mandato, dura sei anni, rinnovabile una sola volta (art. 19 L. 262/2005).
Non mi sembra ci sia stato una rete televisiva o altro media che abbia riportato la notizia chiarendo che un partito non ha il titolo per fare una mozione del genere e che la vigilanza della B.I. può arrivare fino a un certo punto; la B.I. ha commissariato le banche cha hanno causato il crack finanziario ( fra cui Monte dei Paschi e Banca Etruria) e non poteva fare altro, il resto è in mano alla Magistratura. Noto che la cosa ancora più grave, secondo me, è stata la nomina di una Commissione d’Inchiesta da parte della Camera, il che vuol dire che tale Commissione procederà alle indagini con gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria. Se il Parlamento vuole cambiare le regole che disciplinano i poteri degli organi dello Stato che sono voluti dalla Costituzione indipendenti fra loro, deve approvare una legge, altrimenti deve stare al suo posto, e con lui anche i partiti politici.
Chiedo venia per lo sfogo ma sono veramente stanca di assistere a questa politica che pensa solo ai voti e alle sedie da occupare dopo aver abbandonato il ruolo di guidare i bisogni collettivi, violando continuamente le regole istituzionali.
Ricordiamo l’autotassazione libera, ma continuativa a sostegno dei progetti della Rete come nostra forma di giustizia restituiva