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Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Quarrata – Aprile 2016

Carissima, carissimo, da pochi giorni siamo rientrati dal Convegno della Rete a Trevi dove abbiamo dato la parola ai nostri amici profughi e migranti, evidenziare che è stato meraviglioso è poca cosa in rapporto a ciò che abbiamo ascoltato, vissuto. Un’umanità nuova in cammino verso ognuno di noi, verso ogni comunità, verso ogni Stato per sentirsi insieme: mondo. Siamo nel pieno dell’anno della Misericordia, al convegno abbiamo compreso che ha mille strade, mille modalità, che la solidarietà si esprime in mille modi, che è un aspetto essenziale della misericordia. Che offrire misericordia non può essere un peso o una noia da cui liberarci in fretta. Il bisognoso, la vedova, lo straniero, l’orfano: Dio vuole che guardiamo a questi nostri fratelli. Vuole metterci alla prova se siamo capaci di fermarci a guardare negli occhi la persona che mi sta chiedendo aiuto? Sono capace? Oggi dobbiamo amare le persone in modo che esse siano libere di amare gli altri più di noi, perché è il volersi bene che fa sentire le persone uguali. Oggi facciamo i conti con il caos, con male, con i disastri della natura, con le violenze, con le guerre, con le ingiustizie, con la sopraffazione di un popolo sull’altro. Oggi il male è così invadente da poter pensare che forse l’uomo, prima ancora di essere colpevole, ne è vittima. Oggi gli errori, l’imperfezione, il limite sono quindi insiti nella storia, ma sono anche la chiave del progresso. I momenti più caotici, e noi probabilmente ne stiamo attraversando uno, sono però spesso anche quelli che danno origine ad una nuova coscienza, ad un salto di qualità, alla capacità di un radicamento più interiore, ad una maggior crescita umana. L’Europa ha chiuso le frontiere sulla rotta dei Balcani percorsa dai profughi, lo ha annunciato come una vittoria. Un volto, quello dell’Europa, senza vergogna. Doveva organizzare la distribuzione dei profughi, siamo ancora al caos, peggio, si ergono muri ovunque, in questi giorni anche l’Austria, governata dalla sinistra, ma presto chiamata al voto, per paura di perdere le prossime elezioni, ha iniziato a costruire un muro al Brennero, e sta pensando di ergerlo anche con la Slovenia. I ventotto paesi hanno siglato l’accordo ma nessuno è interessato a metterlo in pratica. Dove sono l’umanità, la solidarietà, la compassione. Una vittoria dei ciechi egoismi, del cinismo e dell’indifferenza, sbandierata proprio da una istituzione che vanta nel proprio curriculum un “immeritato” Premio Nobel per la Pace nel 2012. Le frontiere chiuse a migliaia di profughi senza documenti regolari in fuga dai conflitti in Siria, in Afghanistan e in Iraq, dal terrorismo nel Pakistan, dalla siccità, dalla fame e dai regimi dittatoriali dell’Africa sub-sahariana. Sono porte sbattute in faccia a famiglie intere, a madri e bambini. Ad Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia, sono bloccati 14 mila migranti e rifugiati, in condizioni drammatiche. Ho ricevuto notizie tragiche dagli amici preti di Ambivere (BG) che avevano eretto nel tempo di Quaresima una tenda e vi avevano preso posto, che sono andati ad incontrarli. Ma allo stesso tempo quanta voglia di vita, quanta creatività ci fatto conoscere attraverso l’invio di notizie e grossi murales fatti con i bambini. Ad ogni loro movimento ricevono, contro ogni legge internazionale vigente, lanci di lacrimogeni, proiettili di gomma e acqua gelida con gli idranti. Stiamo assistendo alla crudeltà dell’umanità nel fango! Dove è finita l’Europa della democrazia e dei diritti? Ma soprattutto dove ha smarrito la sua umanità di fronte al genocidio in atto nel Mediterraneo, mare di sangue, che ha falcidiato dal 1988 oltre 28 mila vite? Ma questi non sono numeri, come ci hanno insegnato padre Zanotelli e don Ciotti, questi non sono numeri, sono volti, vite, quante volte dovremmo ancora ripeterlo? Che ne è rimasta della commozione di tutto il mondo davanti alla foto del piccolo Aylan sulla spiaggia turca? 330 bambini inghiottiti solo dall’inizio dell’anno da un mare più nero dell’inferno senza una lacrima versata, se non il dolore eterno, di cui non sapremo mai, delle madri. E se fossero stati bambini italiani, annegati durante una crociera sul Mediterraneo? Solo questo è un orrore impronunciabile, vero? Chi li avrà sulla coscienza quando tra venti o trent’anni si leggerà sui libri di storia di un genocidio mai riconosciuto, mai affrontato con soluzioni possibili e praticabili, come quella dei corridoi umanitari? Continuiamo a voltare tutti gli occhi da un’altra parte, continuiamo a far finta di non vedere. C’è da vergognarsi di essere europei. Punto e basta. Ci domandiamo quali sono i motivi dei conflitti, chi li determina, chi li arma, quali interessi economico e geopolitici ci sono dietro, e a vantaggio di chi? Chiudo ricordando che, seicentomila italiani ricevono la pensione ogni anno grazie ai contributi versati dai lavoratori emigrati, che hanno versato all’Inps contributi per circa 8 miliardi di euro.

Antonio

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Padova – Aprile 2016

“Io non starò in silenzio a tollerare tutto, anche se mi vogliono ammazzare: se io non dovessi più esserci, ci sono altri che continueranno!”

(Dadoue Printempes)

Carissime/i, ogni nostra lettera mensile ci offre sempre notizie da Haiti e ci ricorda qualche impegno. Con questa lettera vogliamo innanzitutto ricordare l’uccisione di Daduoe, avvenuta il 24 aprile 2010 a Citè Soleil. Per fare memoria di Dadoue e ascoltare dalla viva voce di Francesco e Marianita come è andata l’ultima visita ad Haiti nel marzo di quest’anno, ci ritroviamo insieme sabato 30 aprile 2016, a partire dalle 19.30 nel centro parrocchiale di Brusegana, in Via Vendevolo, Padova (dietro la chiesa SS Fabiano e Sebastiano di Via dei Colli). L’incontro ci dà l’opportunità per rivederci, rinsaldare la nostra amicizia, mantenere attiva la solidarietà con il popolo di Haiti.

COME ARRIVARE: crediamo arriverete tutti in automobile.

Per chi proviene dall’autostrada (Chiarano – Isola Vicentina): uscita Pd Ovest, percorrere la tangenziale con indicazione Rovigo (cartello in blu) oppure A13 Bologna. Le uscite dalla tangenziale sono numerate: uscita 5 per Colli Euganei-Santo Antonio-Ospedale dei Colli. L’uscita immette in un grande anello sopraelevato: mantenersi sempre in alto senza deviare, fino alla fine dell’anello. Ci sarà un unico bivio, prendere la sinistra per Ospedale dei Colli. Si scende un cavalcavia (siete in Via dei Colli), si troverà una prima rotonda, proseguire diritti fino al semaforo. Superare il semaforo, dopo pochi metri si osserva la chiesa sulla sinistra, si supera la chiesa e ci si immette, sempre a sinistra, in Via Monte Rosso. Al primo incrocio, andare a sinistra: siete arrivati (dietro la chiesa), la strada è chiusa e potete parcheggiare.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Marzo 2016

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, dopo l’incontro del 3 febbraio, di cui vi ha riferito Dino nella scorsa circolare, non ci siamo più ritrovati come gruppo Rete di Verona, abbiamo però collaborato attivamente nell’organizzazione di una serie di incontri dedicati ad un tema a noi sempre molto caro, la Palestina. Il 9 dicembre è stato nostro gradito ospite il rabbino Jeremy Milgrom, membro fondatore del movimento Rabbini per i Diritti Umani, che abbiamo ascoltato in Sala Africa dai Comboniani. E’ stato molto interessante sentire la sua esperienza: nato in una famiglia ebrea americana, a 15 anni si trasferisce in Israele, studia e diventa rabbino, si arruola nell’esercito convinto di dover compiere il proprio dovere a difesa del paese in cui ha scelto di vivere, ma a poco a poco si rende conto che proprio questo paese lo delude perché è dominato da una violenza che supera ogni sua aspettativa e discrimina pesantemente chi non è ebreo. Pioniere nel dialogo interreligioso con palestinesi musulmani e cristiani, lavora a lungo col suo movimento per i beduini, ma finisce col sentirsi isolato persino tra gli ebrei difensori dei diritti umani perché non condivide più gli ideali sionisti che permeano anche le parti più sane della società israeliana. L’incontro con Jeremy è stato per noi una sorta di prologo ad una serie di serate dedicate alla Palestina presso il monastero di Sezano: alcuni amici del monastero, reduci da un pellegrinaggio di giustizia in Israele e Territori Palestinesi Occupati, ci hanno invitato a collaborare al loro progetto di sensibilizzare l’opinione pubblica veronese sulle pesanti conseguenze dell’occupazione israeliana delle terre palestinesi. Insieme siamo riusciti ad ottenere la disponibilità di alcuni preziosi testimoni e a rendere piacevolmente conviviali le serate grazie a Fulvio, docente dell’istituto professionale alberghiero degli Stimmatini, autodefinitosi ormai lo chef dei Beni Comuni. Il 22 gennaio è stata la voce di suor Alicia, comboniana, ad offrire ai numerosissimi presenti una chiara introduzione storica alle vicende palestinesi, dando così a tutti modo di comprendere come si sia giunti all’intricatissima situazione odierna di occupazione israeliana illegale delle terre di un altro popolo. Alicia ci ha poi aperto gli occhi sulle paradossali conseguenze della costruzione del muro dell’apartheid a Betania, dove per vari anni ha operato con alcune consorelle: il cortile del loro asilo per bambini palestinesi è stato letteralmente rinchiuso dal muro, ai bambini ne è stato precluso l’accesso; non vi sono proteste che tengano, prevale il sopruso del più forte. Ma per condividere il destino dei più deboli Alicia e una consorella “scavalcano” il muro e vanno a vivere al di là, tra i palestinesi. Infine Alicia ci ha condotto col racconto e con le immagini a conoscere alcuni villaggi di beduini del deserto di Giuda dove lei si è attivata per aiutare ad aprire e a gestire asili e per offrire alle donne occasioni di formazione e di lavoro. Il 15 febbraio abbiamo ascoltato con grande partecipazione l’esperienza di Pietro, un giovane volontario dell’Operazione Colomba, attiva nel territorio palestinese a sud di Hebron a sostegno dei piccoli villaggi resistenti rimasti. Essi da anni subiscono le angherie dei coloni ebrei israeliani che vivono negli insediamenti sviluppatisi illegalmente nella zona. I racconti e i filmati di Pietro ci fanno provare una rabbia impotente di fronte alle violenze perpetrate sui pastori e i loro animali, sui contadini, i loro poveri campi e gli ulivi, sui bambini che camminano per chilometri per raggiungere la scuola. Pietro ci ha spiegato quanto sia difficile “allenarsi” alla nonviolenza per opporsi a tali soprusi e ci ha condotti a condividere la sua profonda ammirazione per i palestinesi che qui resistono con metodi coraggiosamente nonviolenti nonostante arresti e demolizioni di case. La loro forza è l’unità: uomini, donne e bambini lottano insieme da anni, decisi a non abbandonare le loro terre all’esercito occupante, e per il loro coraggio hanno ottenuto l’importante sostegno dei giovani volontari internazionali come Pietro e di attivisti ebrei israeliani per i diritti umani. Aggiungo un breve cenno all’incontro Oltre il terrore – Voce alle donne musulmane cui alcuni di noi hanno partecipato martedì 2 marzo in Sala Africa. Mi sembra un bel modo di augurare a tutti un buon 8 Marzo, dato che la protagonisa della serata era Souheir Katkhouda, una donna siriana di fede musulmana, sposata e madre di 7 figli, da quasi 40 anni stabilitasi in Italia, presidente dell’Associazione Donne Musulmane d’Italia. Parlandoci con molta semplicità ma anche grande determinazione dei problemi affrontati nella sua esperienza personale di immigrata, Souheir ci ha fatto riflettere sull’importanza della conoscenza reciproca, che sola può abbattere muri e far crollare pregiudizi, e ci ha chiesto di non accomunare mai gli attentati terroristici compiuti da folli fondamentalisti con il messaggio dell’Islam né di allargare ad intere comunità musulmane le condanne degli odiosi atti criminali perpetrati da pochi fanatici. Dopo gli attentati di Parigi le donne musulmane della sua associazione scese in piazza hanno scritto sui loro cartelli no al terrorismo e sì alle moschee: per loro chiedere luoghi di culto, comprare una casa, aprire macellerie musulmane, mandare i propri figli a scuola, collaborare allo sviluppo dell’Italia, rispettarne le leggi sono segni di un forte desiderio di stabilità e di integrazione. Souheir sta ora lavorando con la sua associazione al Progetto Aisha, finalizzato all’educazione all’affettività degli adolescenti musulmani, perché la violenza sulle donne non ha religione, accomuna purtroppo musulmane, cristiane e non credenti, perciò è bene che tutte lavorino per prevenirla. Concludo ricordandovi l’importante appuntamento del Convegno Nazionale, che quest’anno si svolgerà dall’8 al 10 aprile nella cittadina umbra di Trevi sul tema Migranti oltre l’accoglienza – donne e uomini in cammino verso l’inedito (per trovare tutte le informazioni relative al convegno e per compilare la scheda di iscrizione, andate sul sito reterr.it). Siamo stati lungimiranti nella scelta del tema, perché anche se qualcuno osava ancora definire i flussi migratori un’emergenza, ora è ben chiaro che essi sono in realtà il fenomeno che maggiormente caratterizza il nostro tempo ed è destinato a manifestarsi ancora molto a lungo. Ciò che particolarmente ci scandalizza e ci rattrista è assistere allo sfacelo degli ideali europeisti nel momento in cui ci troviamo ad affrontarlo: se ancora coltivavamo l’illusione che Unione Europea significasse non solo fine di ogni guerra nel nostro continente, moneta unica per molti dei suoi paesi, confini aperti per il libero scambio di persone e merci, ma anche grande costruzione politica portatrice di un messaggio di civiltà, di pacificazione, di solidarietà per tutto il pianeta, ora quest’illusione sta crollando man mano che ergiamo muri e fili spinati per bloccare anziché accogliere, per escludere anziché includere, per “fregarcene” anziché “prendercene cura”. Noi della Rete Radié Resch però non vogliamo adeguarci, vogliamo “restare umani”: ecco perché l’invito a partecipare al convegno, dove ci diremo che un’altra Europa è possibile, diventa così significativo. Ma per la Rete di Verona c’è ancora un appuntamento prima del convegno: ci troviamo martedì 8 marzo alle ore 21 presso la sede di Combonifem in via Cesiolo 46 per parlare delle nostre operazioni e delle prossime iniziative. Come vedete dalla locandina allegata, poi, siamo tutti invitati anche il 16 marzo al terzo incontro palestinese presso il Monastero di Sezano per ascoltare la testimonianza di Marco Ramazzotti Stockel della Rete Italiana ECO (Ebrei Contro l’Occupazione).

Francesca Gonzato

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Padova – Marzo 2016

L’inclinazione degli uomini a ritenere importanti piccole cose ha prodotto moltissime cose grandi.

George Christoph

Carissime/i, questa lettera vi arriva mentre Marianita, Francesco, Beppe, Duccio e Toni sono ad Haiti. Un viaggio per alcuni di conoscenza, ma comunque impegnativo sul piano della salute e delle necessarie cure mediche: due medici e un infermiere hanno dato la loro disponibilità per aiutare e suggerire comportamenti e buone pratiche sanitarie. Durante la loro permanenza si svolgerà, nella casa di Daduoe, un “seminario di salute” che coinvolgerà molte persone. Nella prossima lettera vi informeremo con un “diario” di questo impegnativo viaggio. Nel prossimo mese di aprile ricorre il ricordo della drammatica uccisione di Daduoe (24 aprile 2010) e pensiamo di ritrovarci per fare memoria e anche per ascoltare il racconto del viaggio in Haiti. L’invito nella lettera di aprile con l’impegno di ritrovarci in tanti. Di seguito, una lettera di José Maria Allauca (un testimone ecuadoregno al Convegno del 1992), spedita ad un amico della Rete di Isola Vicentina. Aver ricevuto una lettera dopo tanto tempo dimostra una continua grande amicizia. Come sempre alleghiamo la circolare nazionale e, inoltre, il programma del coordinamento di Pescara. In allegato tutto il necessario per partecipare al convegno: il programma, la scheda per l’iscrizione e, l’invito. Per quanti avessero difficoltà a inviare la scheda, è sufficiente telefonare ai numeri che ci sono alla fine del programma.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Padova – Novembre 2016

“Se io potrò impedire

a un cuore di non spezzarsi

non avrò vissuto invano.

Se allevierò il dolore di una vita

o guarirò una pena

o aiuterò un pettirosso caduto

a rientrare nel nido

non avrò vissuto invano”

Emily Dickinson

Care amiche, cari amici, apriamo questa circolare pensando a Gianna che ci ha lasciato: non sentiamo la sua voce, né vediamo il suo sorriso, ci manca il suo affetto, la sua attenzione, il suo prendersi cura di ciascuna e ciascuno di noi, ma anche la sua indignazione davanti alle ingiustizie, il suo desiderio di un mondo migliore. Quello che ci ha donato in tutti questi anni rimane però dentro di noi e ci aiuterà nel nostro cammino. Vogliamo ricordarla con le parole semplici e profonde lette dai suoi nipoti durante l’eucaristia di commiato: “Una nonna è qualcosa di speciale. La nonna Gianna è la persona che più ci ha insegnato a stare con gli altri. Lei non riusciva a parlare male mai di nessuno, trovava sempre qualcosa di buono in tutto e tutti, poteva essere la persona più antipatica e maleducata possibile ma lei diceva: “è una brava persona e ha dei begli occhi”. Invidiamo la sua bontà, lei non giudicava mai nessuno, non aveva pregiudizi. Grazie nonna per averci insegnato a cercare il meglio nelle persone e ad apprezzarle per quello che sono. Lei non chiudeva mai le porte a nessuno, era sempre disponibile per ascoltare e aveva sempre le parole giuste per tutti. Grazie nonna per aver donato, insieme al nonno, a tutti noi otto nipoti, il tuo amore, la tua saggezza, la tua semplicità, “il vostro dovere è andare bene a scuola e voler bene ai vostri genitori”, ci ripetevi sempre. Ma grazie soprattutto per aver cresciuto quattro splendidi figli, che ora sono i nostri splendidi genitori e zii, e che ogni giorno ci trasmettono valori e affetto. Se siamo una famiglia bellissima e così unita è grazie a te, e per questo non riusciremo mai a ringraziarti abbastanza. Nonna, abbiamo impresse dentro di noi tante immagini che non svaniranno mai, come il sorriso con cui hai sempre affrontato la vita, come ti mettevi la mano davanti alla bocca quando ridevi troppo, noi ti vogliamo ricordare così perché “certe luci non puoi spegnerle”. Ciao nonna; noi Tommaso Alice Chiara Cristina Filippo Giovanni Vittoria Gabriele ti vogliamo bene.” Anche i nostri amici ad Haiti hanno seguito con trepidazione il decorso della malattia di Gianna, restando continuamente in contatto con noi, condividendo speranze, preoccupazioni, dolore. Alla notizia della morte, hanno deciso di organizzare una veglia per “parlare di Gianna, della sua vita, del suo amore per tutti, della sua solidarietà e di tutto ciò che ci ha lasciato come modello di vivere insieme per il cambiamento di questo mondo. Faremo anche una riflessione sul senso della solidarietà della Rete. Bon kouraj, Gianna toujou vivan nan vi nou, se yon fanm vanyan. Kenbe fem. (Coraggio, Gianna sempre viva nella nostra vita, è una donna forte. Restate saldi)”. Qualche giorno prima, il 20 ottobre, Jean e Martine, rispondendo ad una nostra richiesta sulle necessità secondo loro più impellenti dopo il passaggio dell’uragano Mathieu, ci hanno scritto la lettera che troverete di seguito. Come Rete di Padova e Battaglia Terme abbiamo deciso di inviare subito 10.000 euro attingendo alla cassa dove raccogliamo i contributi per il progetto Dofiné; riteniamo infatti che sia necessario intervenire tempestivamente per non compromettere tutte le attività che FDDPA faticosamente e caparbiamente porta avanti. Confidiamo pertanto nella solidarietà di chi sostiene da tempo la FDDPA per far fronte a tutti i nostri impegni; abbiamo già ricevuto messaggi da chi intende contribuire, tra i primi l’associazione “Popoli in arte” che dall’inizio di quest’anno si sta impegnando nella conduzione di corsi di formazione alla salute secondo la metodologia di Freire. Siamo certi che questa nostra decisione sarebbe stata condivisa con forza da Gianna, che ha sempre avuto nel cuore soprattutto i bambini di Haiti. Grazie a tutte e a tutti per quanto potrete e vorrete fare. “Salve Tita, Siamo molto felici di poterti scrivere per condividere alcune informazioni e scambiare anche dei punti di vista… In questo momento stesso in cui ti parlo, una pioggia incessante si abbatte sul paese, il che complica ancor più la situazione dei sinistrati e delle persone che vivono sotto le tende. Per il momento, le telecamere del mondo sono ancora fisse su Haiti, e le grandi ONG mondiali provano a mostrare di fare ancora un lavoro sul terreno; ugualmente in periodo elettorale, ci sono candidati che fanno una campagna sleale senza rispettare la dignità delle persone vittime dell’uragano; questi candidati utilizzano l’angoscia delle persone per avere visibilità a fini elettorali. Fino ad oggi gli aiuti non arrivano ancora alle vittime, ma molte associazioni alzano la voce contro il ripetersi di una cattiva utilizzazione degli aiuti: non vogliamo un’altra volta ‘’Un’assistenza mortale’’ per citare il documentario del regista Raoul Peck sull’uso degli aiuti per il terremoto 2010. Noi, dopo aver passato in rassegna i diversi danni causati da Mathieu, siamo arrivati a individuare in quali settori effettuare interventi rapidi; dovremo dunque intervenire presso le persone più vulnerabili e più colpite da Mathieu. Come tu hai sottolineato, c’è una priorità per i piccoli contadini diventati ancora più deboli con la perdite di animali e campi: un rafforzamento del programma di sementi, con acquisto di capre/montoni può portare sollievo ai più colpiti. Anche quelli che hanno perduto le loro casupole devono essere inclusi per portare loro un supporto in lamiera o in legno. A questo riguardo, il nostro amico delegato dipartimentale Balanse ha prodotto un rapporto per i dirigenti del paese e ha illustrato i bisogni per la montagna, ha fatto tutto ciò che poteva, ma i contadini restano sempre in attesa, sembra che gli aiuti non siano ancora arrivati ai più vulnerabili. A questo proposito il segretario generale delle Nazioni Unite è stato di passaggio a Haiti, ha deplorato la mancanza di solidarietà che ha constatato da parte della comunità internazionale. Pensiamo anche che un intervento rapido per i tetti degli edifici delle scuole sia una priorità per noi, senza dimenticare una sistemazione fisica e in materiali per i centri di salute. A proposito dei centri di salute, stiamo per cominciare un buon cammino verso una soluzione per il loro funzionamento. In effetti il gruppo di medici con cui Martine studia comincia a intervenire a Fondol e Malingue, cominciano a lavorare con i diversi comitati per definire un piano di lavoro, e per ora li abbiamo autorizzati a fare richieste presso le istituzioni sanitarie a nome dell’organizzazione, soprattutto per quanto riguarda i farmaci; questa volta sembra ci siano molte più speranze per realizzare una buona gestione della questione sanitaria in seno all’organizzazione dopo la morte di Dadoue. Ti invierò le prime foto degli interventi dei medici durante questa settimana. Spero che tu comunichi queste informazioni a Fabio e anche ai nostri amici Duccio, Toni e Beppe, perché loro volevano ci fosse un seguito per il lavoro che hanno cominciato a fare con noi nei nostri centri, ed ora, un seguito sta per essere assicurato. E speriamo di preparare un rapporto medico per i nostri amici medici italiani affinché possano farsi un’idea del lavoro. Così dunque, noi, Tita, diciamo Grazie a tutti gli amici della RETE per la loro solidarietà che manifestano sempre per noi, noi attendiamo con grande soddisfazione questo fondo di cui ci hai parlato. Grazie, Jean e Martine che ti abbracciano, con molto amore.”

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Padova – Febbraio 2016

“Leggo che molti in Europa si chiedono dove vuole andare questa gente.

Ma la domanda vera da porsi è un’altra.

È chiedersi da quali gironi dell’inferno questi esseri umani fuggano,

da quali indescrivibili abomini cercano di liberarsi,

cosa hanno visto i loro occhi,

quali crudeltà hanno subito per decidere di mettere la propria vita,

quella dei propri figli,

nelle mani degli scafisti”.

Desmond Tutu

Carissime/i, alla fine di questo mese, e precisamente il 29 di febbraio, Marianita e Francesco assieme a Beppe di Casale Monferrato e dei fratelli Peratoner, entrambi medici, della Rete di Udine, partiranno per Haiti. Come spesso abbiamo scritto nelle ns lettere questo viaggio, oltre ad aggiornarci dell’andamento delle scuole, è importante per il nuovo impegno e collaborazione nel settore della salute. Per salutare e sentire dalla viva voce di Marianita e Francesco programmi, progetti e speranze ci troviamo VENERDI’ 12 FEBBRAIO alle ore 20,45 a casa di Gianna Elvio, via Spalato 9 a Padova tel. 049 618997 (attenzione alle modifiche della viabilità seguire “per via Istria” e diritti per via Albona). L’impegno di quanti andranno in Haiti deve essere riconosciuto con una grande presenza, quindi: vi aspettiamo numerosi (per una sera chiudete la tv). Di seguito, molte notizie da Haiti e un caro saluto da p. Regino. Ricordiamo inoltre l’appuntamento del Convegno Nazionale di aprile 2016, con tutte le indicazioni per partecipare, nella precedente lettera di gennaio.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Macerata – Gennaio 2016

Cari amici, rallegriamoci perché ci sono alcune buone notizie che ci fanno aprire l’anno con ottimismo. La prima è l’accordo sul clima, infatti a Parigi i delegati di 195 paesi che hanno partecipano alla Conferenza mondiale sul clima hanno firmato un accordo in cui si impegnano a ridurre le emissioni inquinanti in tutto il mondo. Il New York Times ha definito l’accordo “storico”, un termine utilizzato anche da moltissimi altri giornali di tutto il mondo. L’importanza dell’accordo, a differenza di quello di Copenaghen del 2009, è data dal fatto che è stato sottoscritto da tutti i paesi partecipanti: anche da quelli emergenti, che spesso sfruttano pesantemente fonti di energia non rinnovabile. L’accordo contiene sostanzialmente quattro impegni per gli stati che lo hanno sottoscritto:

–        Mantenere l’aumento di temperatura inferiore ai 2 gradi, e compiere sforzi per mantenerlo entro 1,5 gradi.

–        Smettere di incrementare le emissioni di gas serra il prima possibile e raggiungere nella seconda parte del secolo il momento in cui la produzione di nuovi gas serra sarà sufficientemente bassa da essere assorbita naturalmente.

–        Controllare i progressi compiuti ogni cinque anni, tramite nuove Conferenze.

–        Versare 100 miliardi di dollari ogni anno ai paesi più poveri per aiutarli a sviluppare fonti di energia meno inquinanti.

Tutti i paesi saranno obbligati dal trattato a rispettare l’obiettivo di riduzione delle emissioni a cui mirano e a partecipare al processo di revisione quinquennale. La maggiore critica che viene avanzata al documento è però il fatto che non sono previste sanzioni in caso in cui gli obiettivi non vengano raggiunti, e che sostanzialmente diversi paesi avranno margine per ignorare le raccomandazioni contenute nel documento. Greenpeace ha detto che il documento è stato “depotenziato” rispetto alle loro aspettative, ma ha aggiunto che comunque mette le società petrolifere e i produttori di carbone “dal lato sbagliato della storia”. Secondo il WWF si tratta di un “forte segnale”; secondo ActionAid il testo pur pregevole, non è abbastanza ambizioso; Oxfam sostiene invece che i paesi ricchi non hanno promesso abbastanza finanziamenti ai paesi in via di sviluppo per bilanciare le perdite che subiranno per l’utilizzo di macchinari meno inquinanti ma più costosi. Inizialmente si temeva in particolare l’opposizione dei paesi in via di sviluppo e di quelli che sono importanti esportatori di energia. I delegati cinesi, ritenuti tra i principali oppositori del piano prima della conferenza, hanno definito l’accordo “non ideale”, ma “buono”. Cina, India e molti altri paesi in via di industrializzazione si opponevano da anni a un accordo che imponesse regole troppo severe da rispettare perché in genere le loro industrie sono particolarmente inquinanti e limitare le emissioni potrebbe causare un rallentamento della crescita economica. Per motivi opposti, anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto che l’accordo non è “perfetto”, ma che è comunque “ambizioso”. Gli Stati Uniti, come l’Europa, hanno da tempo introdotto tecnologie che hanno permesso loro di ridurre le emissioni e durante la conferenza si battevano per l’introduzione di norme severe contro le emissioni. Le obiezioni americane sono state aggirate quando i negoziatori francesi hanno preparato una bozza di piano “prendere o lasciare”. Altra buona notizia viene da Bruxelles, nonostante tutte le altre pessime, poiché si parla0 di un testo definitivo della Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, che dovrebbe esser pronto per giugno ed entrare in vigore entro il 2016. I ministri dell’Economia di Italia, Germania, Francia, Spagna, Belgio, Austria, Grecia, Portogallo, Slovacchia e Slovenia, hanno raggiunto un accordo che sblocca tre anni di stallo. Il ministro Padoan ha dichiarato che l’imposizione riguarderà le transazioni azionarie, obbligazionarie e di derivati ma non di titoli di Stato per non provocare effetti negativi sul debito pubblico dei Paesi interessati. L’accordo è stato definito da più parti come un “buon risultato” viste le posizioni di partenza molto distanti fra loro, nonché la reazione negativa espressa dalla Gran Bretagna, che, da sempre, è contraria alla tassa. La Commissione Europea ha presentato la Tobin Tax come una tassazione applicabile a tutte le operazioni su titoli emessi in uno stato membro indipendentemente dal luogo in cui avviene lo scambio. Quindi anche una transazione alla borsa di Londra può finire nel mirino del fisco. Grazie alle norme UE, una cooperazione fra stati è possibile se comprende almeno un terzo degli stati membri e i dieci stati favorevoli alla Tobin rappresentano proprio questo limite, pertanto i governi possono procedere a completare l’accordo da chiudere entro i prossimi sei mesi. Altra notizia positiva riguarda il Ttip che, sembra essere stato bloccato in Commissione non solo per l’assenza di controllo democratico, ma principalmente per una asimmetria tra USA e UE che rende ragione delle denunce di quanti ritengono che il risultato finale sarà l’asservimento non solo dell’economia ma dell’intera sfera pubblica europea, agli interessi superiori degli Usa. Uno dei punti chiave del Ttip è l’istituzione di un sistema di arbitraggio, tramite la «clausola Isds» (Investortostate dispute settlement mechanism), affidato a giudici di parte e privati a cui gli operatori econoici, per lo più le multinazionali, possano rivolgersi per far valere le proprie ragioni particolari. Il punto è che l’arbitrato di cui si parla, ha potenza anche contro le leggi di Stati sovrani. L’arbitro, in sintesi, non potrà abro-gare o bloccare leggi nazionali quando sfavorevoli alle imprese, vedi le compatibilità ambientali, il costo del lavoro etc., ma potrà imporre agli Stati in conflitto, il pagamento di indennizzi, come per esempio nel caso di nazionalizzazioni. La posta in gioco è chiara: il trasferimento de facto di forme di potere da istituzioni democratiche ad istituzioni tecnocratiche che non rispondono ai cittadini. Ma c’è di più: mentre gli Usa sono una nazione con regole condivise e legittimate dalla politica, dunque in grado di fare sistema e di difendersi molto meglio, l’approvazione sic et simpliciterdi questo trattato da parte dell’Ue porterebbe a percepire l’Europa come tecnocratica e distante dal corpo democratico della società. La politica europea, spinta dai tanti referendum anti-Ttip, sembra abbia volto lo sguardo verso ciò che conta. E di questo risultato possiamo andare orgogliosi anche noi Rete Radiè Resch vista la nostra partecipazione alle campagne contro il trattato transatlantico. E ancora è una buona la notizia che sale la tensione sul fronte delle trivellazioni in Adriatico con dieci regioni dal Veneto alla Puglia che hanno sottoscritto il referendum abrogativo delle norme dello “Sblocca Italia” che permettono lo sfruttamento dei giacimenti gassosi e petroliferi sottomarini. La Cassazione ha ammesso il referendum, ora la parola è passata alla Corte Costituzionale che deve esprimersi sulla moratoria di tutte le attività offshore richiesta dai comitati NO Triv che anche in Ancona hanno manifestato contro il Governo che ha autorizzato i primi sondaggi petroliferi dei fondali.

Augurando un BUON ANNO a tutti mi accommiato con questa riflessione:

Il sasso

La persona distratta vi è inciampata.

Quella violenta, l’ha usato come proiettile.

L’imprenditore l’ha usato per costruire.

Il contadino stanco invece come sedia.

Per i bambini è un giocattolo.

Davide uccise Golia e

Michelangelo ne fece la più bella scultura.

In ogni caso, la differenza

non l’ha fatta il sasso, ma l’uomo.

Non esiste sasso sul tuo cammino che tu non

possa sfruttare per la tua propria crescita.

Cristina

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Gennaio 2016

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, è iniziato questo nuovo anno con una situazione mondiale ancora difficile, per i migranti, come evidenzia bene la circolare nazionale, per le guerre e il terrorismo. Sta cambiando la società, cercando soluzioni a questi conflitti che investono interi popoli e miliardi di persone. Sta cambiando il clima, scompaiono i ghiacciai, scompaiono isole intere, aumenta la siccità. E aumenta la povertà come conseguenza di tutto, conseguenza anche e soprattutto di una finanza criminale, che ruba le risorse, evidenziando la necessità di una decrescita per la nuova società, come diceva chiaramente Latouche, e sottolinea oggi ancora più chiaramente papa Francesco. Occorre certamente più sobrietà e meno corruzione. La recente crisi delle banche ha evidenziato una volta di più che il capitale va all’avventura quando vuole e come vuole, sulle spalle degli altri, e la mano che redistribuisce le ricchezze non esiste, e deve invece intervenire il denaro pubblico a trovare soluzioni possibili, sottraendo denaro alla società, alla classe media, quando non alla classe povera, mentre il capitale mantiene intatto il suo potere ed i suoi privilegi. Sono argomenti dalle molteplici facce e complessità, ed i luoghi di discussione privilegiati sono ancora i giornali, di carta e di trasmissione, radio e TV; la discussione politica è un po’ abbandonata, anche nei partiti sembrano prevalere posizione ideologiche ed estreme, mentre la ricerca di soluzioni condivise o di compromesso appare più difficile e indistinta, e così s’impongono gli urli e le vesti strappate, condanne e parolacce, mentre la gratuità e la profezia di chi sa esprimersi senza vantaggi personali è sempre più rara e difficile. Anche in noi della Rete c’è sempre un nostro impegno politico forte, oltre a un impegno concreto con la colletta, ma siamo molto lenti nelle nostre analisi e decisioni, e quindi la discussione e la riflessione procede un po’ a scatti. Negli ultimi nostri incontri veronesi la presenza è stata buona e attiva, ottimi gli interventi, ma non c’è il tempo in questi brevi incontri per approfondire i temi, le situazioni, per prese di posizione, ed anche questa lettera mensile, che vuole rinfrescare proprio quella discussione che si rivela carente, è un po’ troppo uniforme. Credo sia indispensabile passarci la penna, far girare la redazione, come già s’è fatto, per variare la posizione di chi riflette, scrive e mette alcuni temi in evidenza; ognuno ha una sua sensibilità e una sua visione delle cose, politica anche profetica, di interpretazione delle cose, delle dinamiche e delle cause, e con tante voci diverse si alimenta la discussione e l’approfondimento. Ci sta aiutando molto questa attenzione nuova verso un nuovo paese lontano, il Ghana: le nuove prospettive e i pericoli reali che quel paese attraversa, insieme con la voglia di quei lontani amici di affrontare difficoltà locali col piccolo sostegno di fratelli lontani, ci permettono di metterci alla prova, allargando le nostre visuali e le nostre famiglie. E così è sempre stato per la Rete, dove le situazioni lontane ci fanno conoscere nuove dinamiche e nuove amicizie, e ci fanno prendere posizione per una giustizia maggiore, ci fanno ancora indignare, tanto in questo nostro piccolo gruppo di solidarietà internazionale ci sono conoscenze diffuse di politica internazionale che raramente si trovano in giro, basti pensare a ciò che si riferisce alla Palestina, attenzione presente fin dalla nostra nascita, alla finanza criminale, o ai migranti. E ci saranno novità anche sul Guatemala. Nei prossimi mesi cercheremo allora di integrare opportunamente questa discussione, di analisi ed approfondimento, ricorrendo a molte teste ed a molte penne che ne riferiranno, e magari anche ad incontri specifici su questi temi, oltre a quelli che già i comboniani con i martedì di Nigrizia ed altri enti simili propongono a Verona. E fra questi incontri ce ne saranno alcuni davvero interessantissimi, 4 incontri mensili sulla Palestina proposti dal Monastero dei Beni Comuni di Sezano, con la Rete RR che organizza insieme, dal titolo “Ridare Cuore” (ri-cor-dare), che iniziano venerdì 22 gennaio con l’intervento di Deeb Elbuhaisi, medico palestinese, sposato con un’araba-israeliana, e vivono a Verona; parleranno di “Vivere la Palestina oggi”. Gli incontri successivi saranno il 15 febbraio, “Muri da abbattere” con suor Alicia, comboniana; il 16 marzo “Resistenza Nonviolenta”, con giovani testimoni di Operazione Colomba; il 14 aprile con “Una voce ebraica”, con Marco Ramazzotti Stockel, ebreo italiano di 65 anni, di ECO Ebrei contro l’Occupazione. Interveniamo numerosi! Vi ricordo che in aprile, 8, 9 e 10, si svolgerà in Umbria il Convegno nazionale della Rete Radié Resch, con tema “Migrazioni in Europa, legalità e democrazia”. Allego alla presente circolare in spedizione anche il programma completo ed ufficiale del Convegno, che avrà luogo secondo tradizione dal venerdì pomeriggio al pranzo della domenica, proponendo come sempre molti importanti testimoni, ma presentando anche molti aspetti del tutto nuovi, a partire dal luogo, Trevi, un paesino fra Spoleto e Foligno, invece di Rimini, e incontri frazionati per gruppi elettivi, come potete leggere nel programma. Ci sarà tempo per parlarne e prepararci, per poi arrivare fin nel cuore dell’Italia, in luoghi molto cari allo spirito francescano, di oggi e di 8 secoli fa. Molte cose sono impostate per il Convegno, altre sono in gestazione, ed ognuno dei partecipanti ed ogni gruppo rete locale porterà la sua sensibilità e la sua storia. A me ad esempio è stato chiesto se voglio proporre qualche esibizione corale del genere popolare (non io da solo, il coro esige l’intervento di più voci …), e sto pensando se ne vale la pena, se rinverdire il repertorio popolare/montagna, quasi interamente abbandonato in Italia e in Veneto, in questo 2° millennio. Parleremo anche di questo nel nostro prossimo incontro, che abbiamo fissato a mercoledì 3 febbraio prossimo, alle 21, in una sala del Tempio Votivo, anche per tornare a trovare don Carlo Vinco, un costante riferimento spirituale per molti di noi. Si parlerà di bilancio 2015 e degli argomenti del prossimo Coordinamento, a Quarrata il 23 e 24 gennaio, con opportuna relazione. A Quarrata presenteremo il progetto del Ghana, perché sarà un Progetto della Rete nazionale, anche se sostenuto direttamente e interamente da noi di Verona. Concludo ricordando in questo inizio anno, come augurio di pace e solidarietà, i nostri testimoni defunti, da cui tanto abbiamo ricavato come gruppo veronese, anzitutto don Giulio Battistella, che ci ha fatto conoscere molti aspetti dell’Argentina perseguitata e dell’America Latina. E poi Gianni Zanini e Silvana Pozzerle, che sono stati con noi per tanti anni in questa associazione di solidarietà e che immagino ancora con noi, in semplicità, per assumere insieme posizioni concrete di solidarietà e non solo teoriche, con ragionamenti etici e politici, ma anche con un piccolo impegno personale, che deve rimanere sempre. Il nostro gruppo è simpatico, interessante, attento, ci conosciamo e ci vogliamo bene: meglio di così!

Un augurio di Buon 2016, un anno bisestile, che ci porterà certamente molte cose interessanti; e un saluto amichevole ed affettuoso da

Silvana e Dino

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Padova – Gennaio 2016

“Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni”

Martin Luther King

Carissime/i, la prima lettera di un nuovo anno non può che iniziare con l’augurio di un felice 2016 a tutti/e. Le notizie che seguono sono messe assieme partendo dalla dura realtà che sta vivendo Haiti, per continuare con la lettera mensile che approfondisce la situazione degli immigrati. L’ immigrazione sarà il tema del Convegno Nazionale di inizio aprile, di cui alleghiamo programma. Marianita e Francesco, assieme a Beppe della Rete di Casale e, con molta probabilità, anche con i fratelli medici Peratoner della Rete di Udine, nel mese di marzo saranno in Haiti. Questa visita vuole verificare sia il progetto nel suo insieme ma, in particolare, dare continuità all’iniziativa sulla sanità con il “Progetto Salute”. Prima della loro partenza, nel prossimo mese di febbraio ci incontreremo per ascoltare quanto andranno a verificare e, da parte di noi tutti e sperando di essere in tanti, faremo l’augurio di un buon viaggio assieme a tanti saluti da trasmettere agli amici di Haiti. Prossimo Coordinamento: sabato 23 (con inizio alle ore 16) e domenica 24 a Quarrata. Le prenotazioni e le richieste logistiche vanno fatte soltanto al seguente indirizzo: mariellaborelli@gmail.com. Prenotare entro la data del 15 gennaio per permettere agli amici di Quarrata di organizzare i posti letto nella Casa, nell’albergo e nel BeB di cui si servono. Come sempre, alla fine della lettera trovate dei numeri: non servono per giocare al lotto, ma sono i numeri per sostenere i nostri progetti in Haiti. Grazie.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Verona – Dicembre 2015

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, chiudiamo con questa lettera la riflessione relativa a questo anno 2015, un anno davvero molto particolare, che segna un vero cambio di epoca: cambia il clima, e non si torna indietro. Cambiano le emigrazioni, gli spostamenti dal Sud verso il Nord, non solo sui gommoni nel canale di Sicilia, e non finiranno tanto presto. Cambia lo stato di guerra, in cui ormai siamo immersi in tutta Europa. E continua ad allargarsi la forbice tra ricchi e poveri, tra pensionati e nuovi lavoratori. La nostra è una società polarizzata e profondamente malata. Molti sono gli elementi di preoccupazione, alcuni anche di speranza, ma questi segni sono più difficili da cogliere, più deboli, meno evidenti, rispetto ai messaggi di guerra che continuano su ogni giornale. Di fronte agli attentati di Parigi, e alle nuove minacce a Roma e a Londra e in USA, si alzano sempre di più i controlli, la militarizzazione, nonostante tutti si affannino a dire che non cambia la nostra vita, che tutto rimane com’era prima. Preoccupanti sono i bombardamenti che continuano, e anzi crescono, anche se non produrranno alcun cambiamento positivo. Preoccupanti le pressioni delle multinazionali per impedire qualsiasi decisione del Cop21 di Parigi per il clima, perché non vengano limitate le emissioni legate al petrolio. E continua la persecuzione dei palestinesi, denunciata anche dalla presa di posizione ferma e quasi ironica della ricercatrice Samar Batrawi, contro il diritto all’autodifesa di Israele, contro i loro occupanti, i loro torturatori, i loro carcerieri, i ladri della loro terra e della loro acqua, che li esiliano, che demoliscono le loro case. Ma ci sono anche segnali positivi, ad iniziare al Giubileo della Misericordia, con la Porta aperta prima di tutto in Africa, nella Cattedrale di Bangui, una piccola chiesa ma molto significativa, che noi della Rete abbiamo imparato a conoscere dall’operazione sostenuta dalla Rete di Savona (questo era il luogo di allora), col Convegno a Bangui dove andò anche Latouche, con i bambini neri che dicevano “ma dove li avete trovati questi bianchi senza soldi?” Di questo Giubileo parleremo ancora molto, dei suoi molti significati. E’ positivo che l’Ordine degli Architetti e l’Ordine degli Ingegneri di Verona si siano opposti formalmente al pensiero dominante, al pensiero unico-liberista, alla finanza che ricerca il massimo profitto, impoverendo tutti e accumulando la ricchezza nelle mani di pochi, tutto in contrasto con la Costituzione, contro il concetto di bene comune, contro il principio di uguaglianza e la libertà. Hanno invocato una nuova resistenza a queste leggi criminose e criminogene, per preservare il bene comune, contro l’Urbs capta! E questo è stato affermato da degli Ordini professionali! Un altro segnale positivo è la lettera mandata ai giovani dei paesi occidentali dalla Guida della Religione islamica dell’Iran, l’imam Alì Khamenei, per focalizzare l’attenzione dei giovani -e meno giovani- non solo sulle vittime del terrorismo di Parigi, ma anche sulle vittime del terrorismo sostenuto dall’Occidente, in Israele, del militarismo che riduce paesi in macerie, riduce città in cenere, distrugge civiltà millenarie parlando di popoli che non accettano di omologarsi e uniformarsi rapidamente, contro una cultura aggressiva e volgare (sono tutte parole di Khamenei, tradotte ovviamente). L’imam critica decisamente l’ISIS, ma anche afferma che l’ISIS non è un prodotto dell’Islam. È un testo da leggere e meditare, per poter cercare insieme segni di speranza. È un grande segno di speranza incontrarsi in tanti per cercare possibili azioni di sostegno e liberazione, come stiamo facendo nel nostro piccolo gruppo di Rete veronese, ospitati ora dalle sorelle comboniane di Combonifem. E l’attenzione all’Africa e la Ghana ci danno nuovi motivi di riflessione e di conoscenza, e di azione concreta, perché l’Africa è il luogo dove l’oppressione è più forte, e ne sappiamo troppo poco. Il dottor Rigoli ci ha mandato un’analisi particolarmente interessante della situazione, che allego alla circolare, per chi desidera leggere un po’ più ampiamente la situazione di neocolonialismo e per spiegare perché vogliamo sostenere la scolarizzazione di alcune ragazze di Ajumako, questa cittadina lontanissima da Verona diventata un luogo di nostro interesse. Una parte del testo le inserisco qui in circolare, come modello di riflessione, perché sostenga le altre considerazioni politiche e concrete. Salto le considerazioni sulle dimensioni dell’Africa, sul mal d’Africa, sulla gomma, sull’oro, sul petrolio, sul cacao, e mi soffermo qui sul riso e sull’autosufficienza alimentare del Ghana, completamente stravolta dalle politiche finanziarie USA. E poi ci meravigliamo se gli africani scappano in Europa, a cercare una futuro migliore per i loro figli!

Come l’ingerenza della finanza modifica la nostra vita: l’esempio del riso in Ghana

Da sempre la coltivazione del riso in Ghana è stata un’attività economica di rilievo. Ad esempio, alla metà degli anni ’70, i produttori di riso riuscivano quasi a coprire l’intero fabbisogno nazionale e la produzione era particolarmente abbondante nel nord del Paese. Il suo successo può essere largamente attribuito al programma governativo “produrre- per-vivere”. La messa in atto di questo programma ha permesso sia ai piccoli che ai grandi produttori di essere sostenuti da consistenti contributi, che hanno consentito di abbassare i costi produttivi del riso. Tuttavia, a partire dal 1983, i contadini del paese hanno visto gradualmente diminuire i sussidi per l’agricoltura a causa del Programma di Recupero Economico imposto dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale come risposta al debito estero ghanese. La conseguenza principale di questo programma fu l’adozione della politica di liberalizzazione agricola e l’essenza di questa politica era l’adeguamento dei prezzi a quelli del mercato internazionale … L’effetto combinato della sospensione degli incentivi governativi ai produttori locali e della liberalizzazione comportarono una crescita delle importazioni e una riduzione della produzione locale.

L’aumento delle importazioni è stato abbondantemente documentato da dati FAO e Oxfam. Contemporaneamente la produzione locale era in costante calo: mentre a metà degli anni 1970 era sufficiente a coprire il fabbisogno della popolazione, nel 2002 rappresentava solo il 36% delle scorte nazionali. La motivazione principale che sta dietro alla promozione delle politiche di liberalizzazione nel Sud del mondo è quella di favorire il libero scambio, garantendo un accesso equo al commercio in maniera che le nazioni partecipanti possano beneficiarne. Il nostro caso, pur solo considerando l’origine del riso importato, è una dimostrazione dell’iniquità di tali politiche. Una parte significativa delle importazioni di riso in Ghana, infatti, proviene dagli Stati Uniti. Nel 2003 le importazioni di riso dagli Stati Uniti ammontavano a 111.000 tonnellate, un dato molto vicino alla produzione interna del Ghana nel 2002. Negli ultimi due decenni la produzione statunitense è cresciuta sino ad eccedere il fabbisogno interno ghanese del prodotto. Secondo una dichiarazione del 2006 dell’USDA Foreign Agricultural Service Strategy, gli Stati Uniti considerano il Ghana uno dei maggiori consumatori di riso americano, un fattore che li aiuta a consolidare la loro fetta di mercato a dispetto della forte concorrenza con altri paesi esportatori, prevalentemente asiatici. Di conseguenza gli Stati Uniti cercano di imporre al Ghana ulteriori tagli ai sussidi agricoli. Paradossalmente, al contrario, secondo uno studio commissionato dal Dipartimento di Agricoltura americano, il 57% delle fattorie statunitensi produttrici di riso non sarebbe riuscito a coprire i costi se non avesse ricevuto sussidi statali…

Grazie a questi contributi, i coltivatori statunitensi sono in grado di esportare il riso a un prezzo addirittura inferiore ai costi di produzione. I costi medi di produzione e lavorazione di una tonnellata di riso bianco degli Stati Uniti ammontavano a 415$ tra il 2002 e il 2003, ma la stessa quantità veniva esportata nel Paese africano al prezzo di $274 cioè inferiore del 34% al suo costo. A rendere la situazione ancora più disastrosa per i piccoli produttori di riso del Ghana, gli importatori statunitensi hanno adottato raffinate strategie di marketing e investito grosse cifre in campagne pubblicitarie per convincere i consumatori   ad utilizzare il riso statunitense … E mi fermo qui, per il resto leggete la relazione completa.

Nella prossima lettera in gennaio 2016 faremo il bilancio della colletta 2015, e proporremo le linee del Convegno Nazionale, previsto per l’8, il 9 e il 10 aprile prossimi.

Un affettuoso augurio di Buona Santa Lucia, Buon Natale, e di un Buon 2016. Arrivederci al prossimo incontro.

Silvana e Dino